A Santa Lucia, nella storia, con pane e vino benedetto.

Il quinto Itinerario d’Ambiente a Santa Lucia, del 14 febbraio, come sempre guidato dal Cai (con Lucia Avigliano Guida ed il Presidente Ferdinando De Rosa) e dall’Azienda di Turismo e Soggiorno (col Presidente Mario Galdi) è stata una passeggiata in più mondi, uno più stimolante dell’altro: religione, storia, cultura, tradizione, economia, paesaggio.

Innanzitutto, la storica ed artistica chiesa, il cui primo nucleo è dell’XI secolo: una delle tante perle che infiorano le frazioni di Cava, una delle pochissime città al mondo dove la periferia è più antica del centro.   

Tra i policromi marmi  dell’altare, la pala della Madonna del Rosario (XVI secolo, attribuita al fiammingo Mijtens), gli stucchi leggiadri sulle pareti e sulle arcate,  l’antico pulpito di legno, lo spettacolare soffitto cassettonato con  le decorazioni pittoriche di un prestigioso pittore come Ragolia, senza contare le altre preziosità del tempio (statua di Santa Lucia in testa), gli itineranti hanno potuto riscoprire un piccolo grande tesoro d’arte, che nello stesso tempo è testimone di una storia antica, quella di una collettività operosa e produttiva, che ha saputo ben sfruttare le opportunità del territorio e la felice collocazione in un punto nevralgico della Via Maggiore che collegava Nocera con Cava e Salerno.

Non dimentichiamo che qui, accanto ad una campagna rigogliosa e fertile, per secoli, fin dai primi anni del Secondo Millennio, si sono prodotte a mano corde “firmate”, validissime per l’attività artigianale ma anche per quella marittima, tanto è vero che sembra quasi certo che le caravelle di Cristoforo Colombo fossero consolidate dalle corde di Santa Lucia.

Ed è proprio intorno a queste due attività che si è incentrata la seconda parte dell’itinerario. Prima, la visita al Museo della Civiltà Contadina, frutto dell’azione benemerita di un gruppo di innamorati del loro paese come Ciro Mannara, Filippo Gigantino e Franco Lodato (con quest’ultimo a fare da guida ed anche da vate, con la lettura delle sue incisive poesie di vita contadina), poi, le dimostrazioni dal vivo della produzione manuale della corda, non ancora del tutto soppiantata da quella industriale, infine, la passeggiata tra le stradine del Borgo e della campagna (infiorate da ceramiche con poesie dell’eclettico Lodato), per arrivare su all’Asproniata, a godersi lo splendore del panorama luciano, che dalle terre della frazione spazia fino alla campagna napoletana ed alle maestose erte del Vesuvio.

Chiusura come al solito nella gloria del palato, a Casa Trezza, tra il capicollo paesano de “La Selva”, dal sapore morbidamente intenso, il pane ed il vino da benedizione del padrone di casa don Giovanni e l’accoglienza sorridente organizzata da donna Lina Lamberti.

Poi, sotto un sole tiepido e compagno, si è risaliti fino alla Chiesa di Sant’Anna e di là si è tornati a Santa Lucia per il ritorno ed il pranzo casalingo. Ma l’appetito, anzi i tanti appetiti di tutti i tipi, erano oramai soddisfatti …

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