CAVA DE’ TIRRENI (SA). Arte Tempra alla Notte Greca. La Grecia: il Rumore del Silenzio

artetempra-notte-greca-cava-de'-tirreni-giugno-2013-vivimediaDomenica 1° Giugno si terrà a Cava de’Tirreni una notte di spettacoli, poesia e cultura dedicata alla Grecia. La serata è stata fortemente voluta dall’Amministrazione Comunale e dal Sindaco Marco Galdi, in segno di solidarietà morale con questa nazione che attraversa il corrente momento di lacerante, gravissima crisi economica, a risaldare ed a ribadire la radice culturale che lega il sapere occidentale a questa nazione.

La serata vedrà cinque momenti dedicati a vari periodi della cultura e della poesia greca. Arte Tempra sarà protagonista di uno di questi momenti, portando in scena alle 23.00, nei Giardini di San Giovanni, “Grecia: il Rumore del Silenzio”, dedicato alla poesia greca moderna.

Saranno portate in scena opere di A. Fostieris, K. Kavafis, O. Elitis, T. Livaditis, N. Vrettakos., A. Kalvos, T. Patrikios, G. Seferis. Il poeta Antonis Fostieris interverrà direttamente, intrecciando la declamazione di alcune sue opere in lingua originale alla interpretazione degli attori in italiano. La regia è di Clara santacroce, che si anche occupata della stesura del testo, e di Renata Fusco, che ha curato la direzione artistica e le coreografie.

La serata ha un lungo ed eloquente sottotitolo: “…e ricordiamo grandi città che vissero millenni e decaddero a pascolo di capre…”. Il verso è tratto da “Ultima Tappa” di Georgios Seferis, premio Nobel per la letturatura 1963, composto nel 1943 proprio nella cittadina metelliana, dove si trovava come diplomatico in supporto al suo governo in esilio. Una frase che dà la misura del senso di abbandono e di decadenza che vive la Grecia, oggi come allora.

Calcheranno la scena  Antonietta Calvanese, Giuliana Carbone, Gabriele Vincenzo Casale, Federica Coppola, Laura Senatore, Luca Senatore, Pasquale Senatore, Rosario Volpe. Lo spettacolo punta su un gioco di voci e di teli, che s’intrecciano, si sciolgono, avvolgono , imprigionano, liberano per rappresentare questa perenne struggimento alla ricerca delle proprie radici.

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