CAVA DE’ TIRRENI (SA). Monte Castello: la Messa dei pistoni e la mangiata più amata

Per molti, da sempre, la giornata sparante e mangiante e socializzante sul Castello è “il” momento clou della Sagra, insieme con la processione serale del Vescovo per la benedizione sulla montagna in ricordo di quella benedizione del  1656 che secondo la tradizione scongiurò l’avanzata della pestilenza che devastava Cava.

Per tutti i cavesi svegliarsi il giovedì mattina dell’ottava del Corpus Domini al rimbombo degli spari dei pistoni inondanti tutta la vallata è l’annuncio ufficiale e beneaugurante della festa più amata.

Per i protagonisti lassù, al Castello, è un assoluto piacere del cuore…e del corpo.

Quella grande croce che troneggia sulla vallata…Quel capannone sotto il quale il Vescovo celebra la rituale Messa delle otto mattutine davanti ad una folla coloratissima, con in testa le autorità ed i capitani dei gruppi in rigoroso costume da parata…Quei classici suoni del rito che grazie all’altoparlante echeggiano sul monte e rotolano con affettuosa gioiosità per tutta la valle… Quei pistoni in fila davanti alla Chiesetta in attesa di benedizione e già attrezzati per le cariche e gli spari di tutta la giornata. Quel pane della concordia, benedetto e poi spezzato tra i regi capitanei dei gruppi. Quel saluto benedicente che dà fine alla cerimonia religiosa ed inizio al rito laico degli spari ed a quello ancora più laico della colazione abboffante, ma saporitissima.

E poi, quei tavoli imbanditi ed arricchiti da paste e fagioli, soppressate, milza, formaggi, fiumi di vino e tanta allegria. E quelle tradizioni di gruppo che sono veri e propri riti d’amore…

Due per tutti.

La mitica soppressata del Rione Filangieri, alta oltre due metri e tanto imponente da sembrare un palo a sostegno del tendone.

E poi, la pasta e fagioli del Gruppo che tuttora si riunisce in memoria degli storici trombonieri Andrea Armenante e Alfredo Paolillo, inseparabili in vita e nel ricordo, nella postazione est proprio sotto le mura: una pasta e fagioli ancora oggi preparata alle cinque del mattino dalla carissima signora Caterina D’Amato, moglie di Andrea, novantunenne ancora superaccessoriata di amore ed energia. La Super pentola della bontà, insieme con le classiche “melenzane Maradona” sott’olio, preparate secondo la ricetta della suocera Mariuccella ‘a semmentara, è trasportata con senso di affettuosissima e quasi religiosa missione dal figlio Antonio Armenante (uomo di pace solo per un giorno conquistato dalla gioia dell’arma pistoniera, ma solo perché non ha proiettili….) e poi distribuita a tutti gli uomini di buon appetito, a cominciare naturalmente da quelli del gruppo, già di per sé benissimo attrezzato con le sue specialità, in primis la Pasta del Sindaco (Gravagnuolo) e la magnifica milza, forte della sua tenera morbidezza, preparata da Nostra Signora della Milza.

Il tutto, incorniciato sotto il sole limpido e caldo, ma non bollente, della prima estate tra le colline, con il verde che schizza da tutte le parti ed il mare di Vietri che occhieggia sullo sfondo, ai piedi della croce di san Liberatore.

Insomma, come non amare una tradizione del genere? E soprattutto, come non viverla, o non desiderare di viverla almeno una volta nella vita?

Rimane solo un rimpianto: ma perché nei giorni di Castello il castello è aperto e per il resto dell’anno ti saluta solo con un irridente cancello sempre  chiuso?

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