CAVA DE’ TIRRENI (SA). Sicurezza: è ingiusta la penalizzazione preventiva degli “ultimi”

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In riferimento alla direttiva del 3 giugno u.s., avente ad oggetto la “Sicurezza in città”, noi realtà ecclesiali riteniamo doveroso fare alcune precisazioni.

Ferma restando la positività dell’intervento finalizzato alla sicurezza dei cittadini, bene primario e irrinunciabile per qualsivoglia comunità civile, consideriamo inopportuni i termini della direttiva in quanto inducono a una semplicistica equivalenza tra soggetti extracomunitari e criminalità comune. Difatti, benché non intenzionalmente, si rischia di penalizzare a priori tali persone, di metterle in cattiva luce indiscriminatamente, di presentarle all’opinione pubblica come potenziali nemici, di alimentare giudizi sommari, luoghi comuni e ulteriori pregiudizi negativi in una popolazione, quella cavese, che da sempre ha saputo accogliere.

Come realtà ecclesiali riteniamo non condivisibile tale approccio al problema sicurezza.

Pensiamo che legalità, legittimo bisogno di sicurezza e solidarietà vadano sempre associate.  

Anche per questo motivo, qualche anno fa, alcune associazioni, inascoltate, hanno chiesto all’assessore competente di essere ricevute per ipotizzare la costituzione di un Osservatorio Cittadino sul disagio, in cui il Comune e altri soggetti interessati potessero operare in sinergia per dare risposte ai casi di marginalità, a cominciare dai periodi di emergenza, nell’ambito di un approccio che mostrasse anche il volto dell’accoglienza e della vicinanza, a partire dalla ricostruzione delle storie di queste persone e nell’ambito del rispetto dei diritti umani.

Dietro tante vicende di emarginazione, in special modo quelle relative ai senza fissa dimora ed extracomunitari, di norma c’è la necessità di fuggire da miseria, guerre, eventi traumatici, emarginazione, sfruttamento, drammi familiari, violenze.

Spesso si tende a generalizzare, dimentichi del fatto che i volti di queste persone sono portatori di  segni di speranze represse, affetti  mancati, sogni infranti.       

In molti casi la vicinanza umana e il fare rete contribuiscono a salvare vite umane creando tanta più sicurezza rispetto alle sole forme repressive talvolta invocate a gran voce. Tale approccio può consentire di attuare una proficua azione preventiva definendo misure e tipologie di intervento opportune da adottare e riaccendendo negli esclusi qualche scintilla di speranza. Tutti noi abbiamo bisogno di speranza:  santi e miserabili, garantiti e non garantiti, sapienti e analfabeti.

Tanto premesso, chiediamo che, accanto alle pur legittime forme di attenzione alla sicurezza, possa nascere una fattiva collaborazione tra ente locale e terzo settore onde approfondire la conoscenza del fenomeno, al fine di ipotizzare risposte di accoglienza e percorsi di educazione nel pieno rispetto della legalità.

Il Coordinatore del Punto Pace Pax Christi Cava de’ Tirreni

Antonio Armenante

Il direttore della Caritas diocesana Amalfi-Cava

prof. Rosario Pellegrino

Il direttore dell’Ufficio diocesano Migrante

don Francesco Della Monica

Il direttore dell’Ufficio Diocesano Missionario

don Danilo Mansi

Il direttore dell’ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro

avv. Cristoforo Senatore

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