CAVA DE’ TIRRENI (SA). Per il Consiglio di Stato la piscina comunale resta ai gestori. Galdi: “Rispettosi ma ci faremo valere”

piscina-comunale-cava-de'-tirreni-vivimediaLa telenovela sulla piscina comunale e sulla richiesta del Comune di Cava de’ Tirreni  di decadenza di concessione della gestione venticinquennale alla Cooperativa Acqua Park e AS Acqua Chiara si arricchisce di un nuovo capitolo. Il Consiglio di Stato a cui aveva fatto ricorso il Comune avversa alla sentenza del Tar di Salerno per la sua riforma ha respinto l’appello. Ha ritenuto che la complessità della controversia tra il Comune di Cava e i concessionari comporta la necessità di un approfondimento proprio dell’esame di merito, la cui seduta è fissata per il 27 marzo. In particolare è stato ritenuto che il pregiudizio meramente patrimoniale avanzato dall’appellante non giustifica la riforma dell’ordinanza e che la richiesta di una cauzione ne rende irragionevolmente difficile la tutela delle ragioni. La ordinanza è stata accolta con delusione a palazzo di Città. “Siamo rispettosi del deliberato del Consiglio di Stato, faremo valere le nostre ragioni nella seduta pubblica del 27 marzo 2014” ha spiegato il sindaco Marco Galdi che tuttavia, non ha nascosto la sua delusione. La vicenda prende l’avvio nel 2011 quando la giunta comunale  dopo un lungo scambio di incontri e di richieste il 15 marzo deliberò la decadenza della concessione della gestione venticinquennale  dell’impianto stipulata nel 2004. Da quel momento ebbe inizio quello che fu definito uno scambio di carte bollate tra Comune e l’avvocato Romano Cesareo che ha curato inizialmente gli interesse dell’ATI. L’amministrazione comunale richiedeva 300 mila euro, ridotte a 200 mila per lavori, valutati 81 mila euro, effettuati dall’ATI. Richieste alle quali i concessionari rispondevano chiedendo un risarcimento danni e le somme per lavori effettuati. Un botta e risposta anche se ci sono stati  momenti in cui si è pensato ad una risoluzione consensuale del contratto in essere e alla prosecuzione concordata dell’attività. Poi la richiesta perentoria dell’amministrazione per inadempienze contrattuali  delle somme dovute il mandato dato all’avvocatura del Comune di Cava  de’Tirreni di esigere la cauzione definitiva dei 200 mila che l’ATI aveva presentato a garanzia della corretta gestione della struttura. Di qui il ricorso dell’ATI al TAR di Salerno che riteneva danno grave ed irreparabile  la chiusura dell’attività, dando ragione ai gestori. “ Siamo andati e andremo fino in fondo – ha aggiunto il sindaco – la situazione debitoria dell’ATI è pesante , non hanno mai pagato e per rimettere a posto la struttura sono necessari oltre 250 mila euro”.  Ora l’ordinanza del Consiglio di Stato rigetta l’appello e rimanda il tutto alla seduta pubblica del 27 marzo 2014. Intanto da voci trapelate a palazzo di Città e negli ambienti sportivi l’Ati dovrebbe riprendere l’attività riaprendo i battenti della piscina. “ E il tutto continuando a non versare le somme dovute, impedendo anche la ristrutturazione dell’immobile” ha concluso il sindaco Galdi.

L’Associazione  “ Nuotare a Cava”nata per tutelare che usufruiscono del servizio offerto dalla piscina e per salvaguardare per assicurare l’attività agonistica,  segue con attenzione la vicenda. “ Siamo stati particolarmente critici verso la gestione della piscina, molti i disservizi evidenziati. Esigiamo una gestione che favorisca l’attività a Cava e a favore dei nostri giovani.   Il tutto nello spirito che anima i componenti dell’Associazione volontari 

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