CAVA DE’ TIRRENI (SA). Feste mariane e pellegrinaggi

madonna-di--costantinopoli-vivimediaLe feste in onore della Madonna in Italia sono migliaia, molte cadono in ricorrenze calendarizzate come la Natività di Maria Vergine, l’Immacolata, l’Assunta, la Madonna del Rosario ed altre ancora, più o meno collegate ad eventi locali e quindi ad appuntamenti che si diversificano fra loro per origine e svolgimento, forme e devozione.
Si va dalla semplice commemorazione con messe solenni, ai grandi festeggiamenti patronali, ai lunghi pellegrinaggi, alle sacre rappresentazioni.  All’origine della festa c’è spesso un evento miracoloso, un ritrovamento, una leggenda che s’intreccia con gli avvenimenti storici o eventi più o meno plausibili. In alcuni casi alla base delle celebrazioni vi sono spesso elementi connessi con il ciclo agreste e pastorale, in altri vi è l’apparizione, il sanguinamento, la lacrimazione.
Un altro gruppo, invece, ha all’origine una grazia ricevuta, a seguito di un voto compiuto da tutta la comunità, scampata, per esempio, ad una pestilenza, un terremoto, un’eruzione vulcanica.  I luoghi sacri sorgono quasi sempre fuori dell’abitato, talvolta in località dove, precedentemente, erano presenti culti precristiani intitolati a divinità femminili, oppure dove erano stati eretti templi a deità del mondo agricolo e pastorale.
Non mancano, inoltre, chiesette edificate là dove si riteneva avvenissero fenomeni mistici, di qui gli elementi che caratterizzano i luoghi del pellegrinaggio, siti in località impervie, spesso inaccessibili. Percorrendo il territorio indagato si è rilevato che i nostri santuari sorgono, infatti, su alture, in grotte nascoste dalla vegetazione, presso fonti, ed ancora nei casi di santuari marini, spiagge e insenature dove furono trovate sacre immagini o statue. Comunemente si tratta di un’immagine o simulacro della Madonna, sculture lignee, dipinti, bassorilievi, icone, in cui la Vergine è rappresentata con l’incarnato di colore ora bruno, ora olivastro.
madonna-scura-vivimediaIl ritrovamento, di un così gran numero di Vergini dal volto bruno, è sicuramente connesso alla persecuzione iconoclastica, quando, per sottrarre queste immagini alla distruzione, i fedeli le nascondevano in luoghi inaccessibili o le gettavano in mare. La tradizione afferma che molte di queste effigi furono opera di San Luca, evangelista e biografo della Madonna, che il popolo, infatti, ancora oggi, ritiene l’unico in grado di poter raffigurare il vero volto di Maria Vergine.  Perché si va in pellegrinaggio? Si va per chiedere una grazia e per assolvere ad un voto, ma in molti casi il pellegrinaggio è occasione per abbandonare la città e il lavoro o per evadere dal quotidiano.
Nelle società integrali è occasione di svago e d’incontri, di scambi culturali e commerciali. Nelle nostre zone sopravvivono usanze molto particolari, che seguono un rituale canonizzato da tradizioni secolari e il pellegrinaggio è una di quelle che, meglio di ogni altra, si è conservata inalterata. Le fasi del pellegrinaggio si articolano in vari momenti: la preparazione, durante la quale si organizzano i gruppi e si preparano le provviste, il vestiario, le suppellettili utili alla permanenza fuori casa di uno o più giorni; il viaggio, durante il quale ai canti di svago si alternano preghiere e devozioni; l’ascesa al monte se si tratta di un santuario montano; la “traversata” se il santuario è sul mare.
Nei casi di santuari montani, e comunque sulla terra ferma, non è raro vedere gente che compie il percorso a piedi nudi, portando “cinti”, croci e altri oggetti a volte pesantissimi; l’arrivo, durante il quale s’intrecciano più preparativi, dal bivacco, se la permanenza dura più giorni, alla cucina, dalla festa alla penitenza. Ci fu un tempo, in cui i pellegrini bivaccavano nelle stesse chiese, dando luogo a molti episodi di paganesimo che la chiesa stentò molto a contenere, prima di proibire, con severe ordinanze, l’invasione irriguardosa dei luoghi sacri. Segue il saluto che è il primo di molti atti devozionali, la processione e infine la festa. Per prima cosa i pellegrini, preso possesso del luogo, si recano in chiesa a rendere omaggio al Santo o alla Madonna. Quando s’intende chiedere una grazia o assolvere a un voto il percorso è compiuto con eclatanti atti penitenziali, un tempo molti si trascinavano fino all’altare strisciandosi con la lingua per terra, tale barbara usanza, per ovvie ragioni di igiene, fu proibita dalla chiesa che, dovette imporsi con pene che andavano dall’allontanamento dal luogo sacro, alla scomunica.
madonna-avvocata-maiori-pellegrini-balli-vivimediaGiunti in chiesa i pellegrini ascoltano la messa, depongono i voti e infine partecipano alla processione che, nelle grandi occasioni di festa collettiva, è sempre sfarzosa e suggestiva.  Durante le funzioni religiose il clima è teso e denso di esasperata emozione. I pellegrini sono totalmente immersi in una sorta di esaltazione che, si manifesta con urla e pianti, invocazioni disperate, flagellazioni e talvolta trance.
Assolti tutti questi doveri c’è la festa che inizia con danze rituali, solo apparentemente di contenuto e finalità religiose, in realtà si tratta di uno stato liberatorio collettivo, tanto più frenetico quanto più i pellegrini si abbandonano al ritmo delle tammorre e al vino. La festa si conclude a notte alta con i tradizionali spettacoli pirotecnici, ma non si riparte senza aver fatto un giro per i banchi della fiera che spesso si tiene nelle adiacenze del santuario.
Un tempo fiera e pellegrinaggio, coincidevano con la festa patronale, ad esempio a Materdomini, presso Nocera dei Pagani si teneva la fiera degli attrezzi agricoli e del bestiame, soprattutto maiali. Tra i tanti rituali documentati non secondario è quello che riguarda la gestualità e la superstizione.
I pellegrini, infatti, compiono gesti e azioni secondo schemi che la civiltà e l’urbanizzazione non ha minimamente alterati: si bacia o si tocca l’immagine o il simulacro, si appuntano banconote su cuscini o sugli abiti della Madonna e dei Santi, si accendono ceri appositamente preparati con notevole fantasia e arte, non si voltano mai le spalle all’altare, si esce dalla chiesa camminando a ritroso.
In alcuni casi, prima di entrare in chiesa, i fedeli percorrono per tre volte l’intero perimetro della chiesa. Così facendo si delimitano e consacrano i confini d’influenza dell’intervento soprannaturale, in altre parole si chiede la protezione e l’intercessione divina per lo spazio in cui la processione si snoda. Il secondo significato, quello forse più interessante, è di origine pagana e riguarda la sfera magica rituale: con il cerchio si delimita lo spazio di influenza del sacro, in contrapposizione allo spazio esterno, si eleva, cioè, una simbolica barriera fra il perimetro sacro e lo spazio proprio degli spiriti e delle forze negative.
E’ tuttavia credenza, che tale barriera non è ancora sufficiente a tenere lontano il negativo, per cui molti usano indossare oggetti tipici che vanno dalle medagliette ricordo, ai santini, ai famosi “abitini”. Nel pellegrinaggio, il sacro e il profano convivono e si sovrappongono, tanto che è difficile definirne i confini, sotto le spoglie di innocui fedeli si nasconde ogni sorta di losco individuo come magare, fattucchiere, maghi e guaritori.
Questi personaggi, tollerati, talvolta ricercati e stimati dal popolo, si recano in pellegrinaggio unicamente per consacrare sui vari momenti della liturgia i tanti amuleti e le infinite formule contro il malocchio e le fatture.  Un ultimo interessante rituale che merita di essere ricordato è la “riffa”: prima che la processione si componga, il “posto” nel gruppo dei portantini è posto all’asta, i fedeli, o per assolvere ad un voto o per chiedere una grazia si contendono il privilegio di portate in spalla il simulacro.
gigli-nola-vivimediaIn alcuni casi, come alla Madonna dell’Arco far parte di quella che è definita “paranza” cioè il gruppo dei portantini, è un privilegio molto ambito dai giovani, infatti, è una sorta d’iniziazione, una prova di virilità che ha il suo modello più plateale nella festa dei gigli di Nola. Chi va in pellegrinaggio? Un tempo andava il popolo “la plebe”, solo in occasioni straordinarie andavano anche i nobili.
Oggi vanno un po’ tutti, non più per fede, piuttosto perché le occasioni di vivere all’aria aperta sono sempre più rare, piuttosto perché in una società che non conosce più privazioni, in cui il valore e il senso della tradizione si sono perduti, il pellegrinaggio rappresenta una buona occasione per vivere l’esaltante “avventura” del ritorno alle origini, piuttosto per essere alla pari con i tempi della ecologia, dell’ambientalismo e del naturalismo ad ogni costo. Così agenzie di viaggi, parrocchie, associazioni e finanche condomini e più di tutti piccole e grandi aziende, hanno scoperto quale grosso affare è organizzare pellegrinaggi, gite ed escursioni ai Santuari, quale è la produzione e il commercio degli oggetti ricordo, delle acque miracolose, dei profumi e mille altre cianfrusaglie.
Le ragioni per cui tanta gente si sottopone anche ad estenuanti fatiche sono ben più profonde: si va in pellegrinaggio per chiedere protezione e rassicurazione, perché, in ogni caso e qualunque siano le condizioni economiche e sociali, si cerca una risposta ai dubbi, oppure di individuare l’alternativa alla vita stressante e alienante delle città, per invocare una grazia nei casi disperati di malattia, per essere rassicurati.
Purtroppo si torna senza alcuna risposta e talvolta turbati dalla constatazione che il pellegrinaggio “moderno” altro non è che un fenomeno di costume, utile solo a produrre un fatturato annuo di diversi miliardi di euro. Fortunatamente, grazie a Papa Giovanni XXIII il culto mariano sta vivendo la sua seconda grande stagione e qualcosa si è mosso per contenere l’abuso “del pellegrinaggio”. Visitando molti grandi santuari il Papa non solo è riuscito a diffondere universalmente il marianesimo, anche a dare a tanti fedeli un simbolo che rivaluta il ruolo della famiglia, della maternità e dell’infanzia, in contrapposizione ad una società che sta dimenticando i suoi ultimi valori.
cava-dei-tirreni-chiesa-avvocata-vivimediaEcco che, da qualche anno, sono tornate in auge molte manifestazioni che sembravano aver perso ogni significato. Nel nostro territorio, tranne quello dell’Avvocata, non vi sono santuari di particolare importanza, perciò i cavesi frequentano i Santuari di San Gerardo, di Materdomini, Pompei, Arco e altri più o meno lontani e fuori della provincia.
A Cava oggi sono in auge in Santuario di San Francesco e Sant’Antonio e il Santuario della Avvocatella su cui il dibattito è molto controverso. Il Priore ha fatto di quello che si ricorda come un luogo di preghiera e studio, un luogo di ristoro e ritrovo dove alle funzioni religiose si alternano feste e sagre.
Vi è poi la festa patronale della Madonna dell’Olmo mutata nel tempo sia nella forma puramente civile che religiosa. Va detto, tuttavia, che qui le manifestazioni civili sono molto contenute rispetto a San Francesco e conservano lo spirito originario del piccolo pellegrinaggio devozionale che vede ancora accorrere ai piedi dell’olmo sacro migliaia di fedeli. Tutte le feste che siano del rione o della città o della regione hanno come comune denominatore la fede e lo svago, non escluso il commercio, marginalmente l’occasione di incontri giacchè oggi le opportunità sia per i giovani che i meno giovani sono centinaia.

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