CAVA DE’ TIRRENI (SA). La Corte d’Appello rinvia ad aprile 2014 la decisione sulla controversia tra Comune e Curia per l’occupazione e l’utilizzazione dei locali di Santa Lucia

chiesa-santa-lucia-cava-de'-tirreni-vivimediaNella giornata di ieri in Corte d’Appello l’audizione del sindaco Marco Galdi con il giuramento decisorio, una dichiarazione giurata, su domande poste dalla difesa a base dell’appello proposto alla sentenza di primo grado che vide condannati il parroco e la Curia vescovile.
Il sindaco ha confermato di non avere elementi per affermare che un’ala dell’edificio fosse stata concessa in comodato gratuito alle suore dei SS Cuori sin dalla costruzione dell’immobile, e di non essere a conoscenza di verifiche periodiche sulla staticità dell’ala o di riparazioni di ordinaria o straordinaria manutenzione.
Ha affermato invece con certezza, Galdi, che la scuola materna privata parrocchiale ha percepito contributi annuali fino a tutto il 2012 e che era stata esonerata dai costi per l’energia elettrica e del riscaldamento i cui impianti sono in comune con la scuola elementare pubblica.

«Resta in piedi – ha spiegato al termine dell’udienza l’avvocato del parroco di S. Lucia Maria Grazia Luciano – che è sempre esistito sin dagli anni ’50 un contratto di comodato gratuito bonario. Una circostanza, questa, nota a tutta la comunità ed in particolare a quella di Santa Lucia.
Di qui la nostra richiesta di accogliere l’appello, con il riconoscimento dell’esistenza di un contratto di comodato gratuito
estinto all’atto della citazione, e di dover pagare l’indennità di occupazione da quel momento».
La tesi del difensore del parroco insiste
sull’esistenza, sia pur senza alcuna forma scritta, sin dagli anni ’50 di un comodato gratuito concluso tra le parti. L’ala annessa alla scuola elementare fu concessa prima alle suore dei Sacri Cuori, poi alle suore Canossiane e infine alle suore Ospedaliere per far sì che venisse svolto il servizio di scuola materna fino ad allora inesistente, nonché il servizio di assistenza alle famiglie povere e bisognose. Inoltre da allora l’ala fu data anche a dimora delle suore.
Il giudice in primo grado aveva condannato la parrocchia di Santa Lucia e la Curia vescovile all’immediato rilascio dell’immobile nonché al pagamento dell’indennità di occupazione con decorrenza dall’ultimo quinquennio precedente la notifica dell’atto di citazione.
La vicenda ha
preso avvio nel 2006 quando il Comune rivolse al parroco don Beniamino D’Arco l’invito a stipulare un regolare contratto. Nel 2007 furono assegnati 15 giorni per regolarizzare la posizione contrattuale, solo nel 2008 il parroco rispondeva chiedendo il proseguimento gratuito delle attività che erano senza fine di lucro.
Ma un accertamento richiesto dagli uffici comunali alla Polizia locale evidenziava che il primo piano
era adibito ad abitazione delle suore e ad aule didattiche, il piano terra a mensa scolastica e ad incontri di famiglia. 72 erano gli alunni frequentanti, con un retta tra gli 80 e i 120 euro, e solo alcuni di famiglie disagiate erano accolti gratuitamente. Di qui la decisione della giunta Gravagnuolo di promuovere la citazione, poi proseguita dalla giunta Galdi. Ora alla Corte di Appello di Salerno scrivere la parola fine ad una storia che dura dagli anni ’50 e dovrà regolarizzare una situazione anomala.

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