SALERNO. Cultura: a Palazzo Pinto “Rabbia e Silenzio” di Vincenzo Vavuso

mostra-Vincenzo-Vavuso-salerno-settembre-2013-vivimediaDomenica 15 settembre alle ore 18.30, a Palazzo Pinto, sede della Pinacoteca Provinciale, in via Mercanti 63 di Salerno, sarà inaugurata Rabbia e silenzio, la  personale di arte visiva di Vincenzo Vavuso, che rimarrà esposta fino al 5 ottobre dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 19. L’evento rappresenta la prima tappa di un cammino itinerante che porterà la mostra in numerose città d’Italia, a cominciare da Roma (dal 14 ottobre al 31 dicembre presso la Galleria d’Arte Contemporanea).

L’esposizione si avvale del patrocinio dell’Amministrazione provinciale di Salerno e della presentazione critica del professor Angelo Calabrese, che ha curato anche la realizzazione del catalogo.

Vincenzo Vavuso, salernitano di adozione ma casertano di origine, si è fatto notare negli ultimi anni sia come autore di libri (La pittura espressione di noi stessi, excursus attraverso la pittura campana dell’Ottocento e di inizio Novecento) sia, soprattutto, come pittore creativo.

Le opere di questa esposizione d’arte, pittosculture materiche con inserimento di oggetti reali della vita quotidiana (scarponi, lenti, seghette, libri, perfino un water), vogliono comunicare un forte senso polemico contro la degenerazione morale e culturale che imperversa in questa società disorientata ed egemonizzata da potentati economici che ne svuotano l’anima.

Le creazioni di Vavuso sono perciò caratterizzate da bruciature, squarci, lacerazioni, rotture e portano i segni della Cultura, dell’Arte, della stessa Dignità umana,calpestate, schiacciate, stritolate, umiliate. Sono forme parlanti finalizzate alla forza del simbolo.

Un simbolo incisivo, concreto, che induce prima alla rabbia della coscienza, poi al silenzio della riflessione che prelude alla protesta: e quindi può tracciare la strada di un cammino fecondo verso una salto di qualità. Lo spiega chiaramente lo stesso Vincenzo Vavuso in un suo documento programmatico: “Il mio grido di delusione, di rabbia, di dolore, vuole essere un grido di amore e di speranza verso ciò che potrebbe essere e che invece è nascosto e soffocato dalla polvere”.

Alla conferenza stampa di presentazione della mostra, che ha avuto luogo questa mattina a Palazzo Sant’Agostino, hanno preso parte, tra gli altri, l’assessore provinciale, Pietro Damiano Stasi, il dirigente provinciale del settore Musei e Biblioteche, Barbara Cussino, il funzionario provinciale del settore Musei e Biblioteche, Lucio Afeltra, il professor Angelo Calabrese, critico d’arte, e il professor Franco Bruno Vitolo, oltre che l’autore della mostra “Rabbia e Silenzio”, Vincenzo Vavuso.

 


 

Frammenti critici sulle opere di Vincenzo Vavuso

 Gli esiti pittorici del validissimo artista sono trascorsi dalle più significative esperienze artistiche del novecento. Vincenzo Vavuso è un artista consapevole. Nulla è lasciato all’improvvisazione, a furbesche scorciatoie, a distraenti spettacolarizzazioni.  E il colore esultante, scialbato, distillato, acceso, schioccante, sommesso, intenso, modulato, incalzante rimanda, senza falsificazioni, alla percezione più viva, autentica e intima delle cose.  

Vavuso asseconda la sua cogente esigenza di cercare, introiettare e riportare il bello. Asseconda l’impeto e l’onda emozionale, ma li sorveglia, li raffrena, li contiene. L’intensa densità della materia sposa, spesso, accostamenti cromatici vividi, audaci, spavaldi, in una semplificazione di linee e disegni che cercano e trovano l’essenzialità pura, la comunicazione immediata e vera, al di là di strutturazioni esornative, di vieto, bolso e trucido decorativismo. Resta il bello, resta il vero. Resta l’indomabile ansia di andare oltre il visibile.  (Luigi Crescibene)   

                                                                        ***

Nelle opere di Vavuso si avverte il grido di una coscienza tormentata, ogni cosa è in movimento e in relazione con le altre, in una simultaneità globale e dinamica.

L’autore ci dona onde vitali di cromie, tempeste dense di segni che, nell’impeto istintivo dell’azione pittorica, riportano alla memoria pratiche informali; ma sembra usare quel linguaggio non per evidenziare le forme della materia pittorica, bensì per comunicare una sorta di caos contemporaneo in cui l’uomo si trova immerso. La sua pittura esprime, infatti, in modo pregnante i suoi stati d’animo, le sue emozioni. Tema dominante è quello esistenziale; in alcune opere, per esempio, si evince un senso di rabbia che nasce dall’intolleranza verso l’egoismo umano.

Il fruitore e l’opera si incontrano in un’unica dimensione che si nutre del dialogo tra l’emozione di chi osserva e dell’artista che crea.  È una pittura d’istinto – potremmo dire così – ma è anche una pittura attenta e studiata

Pittura non di rappresentazione, ma suscitatrice di emozioni: ( Immacolata Marino)

                                                                            ***

Opere informali ragionate, queste dell’ artista campano che, rifacendosi al Big Bang iniziale della nascita del cosmo come percorso umano, conclude con gl’ incontri misteriosi di alieni incogniti e non ben definiti.

Si concede un percorso evolutivo carico di passione dimostrata da quadri mozza fiato, dove la materia e il colore sono solo il mezzo interpretativo di una grande presa di coscienza sull’ inizio di un evento imprescindibile quale la nostra locazione terrestre. È follia rappresentarlo? Direi di no, perché l’ artista l’ immagina e lo descrive drammatico, epocale e completo. Una mostra sul filo del rasoio emotivo questa,  dove tutto trova la sua collocazione dinamica fino a raggiungere punte di indicibile pathos nella rappresentazione di “evoluzione”,  tema astratto ma reale.

Mostra che interagisce attraverso labirinti visivi di aspetto e di spessore artistico, perché è d’ artista narrare visivamente l’ inenarrabile. (Michael Musone)

                                                                              ***

La pittura è il vero amore di Vincenzo Vavuso perché gli permette di esprimere il senso del “mistero” che è in lui; quel mistero di una profonda bellezza che la Natura, di volta in volta, gli ispira.

Un magnetismo ed un manierismo che, per un improvviso miracolo, con un’arcana forza dirompente

diventa più vero del vero. È motivo, estroso è dinamico, per esaltare memorie e sensazioni dove tutto vibra.

Visioni interiormente ribollenti e polemiche simboliste, accenti struggenti negli impasti corposi per sintesi drammatiche e significative.

Nella violenza aggrovigliata dei colori, nascono e muoiono le cose nella caotica civiltà. (Michele Sessa)

                                                                                ***

C’è un filo rosso che lega la misteriosa attrazione delle opere pittoriche di Vincenzo Vavuso ed il realismo delle cromostrutture  di “Rabbia e silenzio”. Potremmo chiamarlo “il grido della materia”.

Quel grido che nelle prime si concentra in grumi informali di colore intenso e salvifico per esprimere lo smarrito e affascinato caos umano di fronte all’ineffabilità del mistero cosmico, mentre nelle seconde si effonde plasticamente in grumi di oggetti concreti assemblati in forme parlanti disarmonicamente armoniche. E l’iniziale smarrimento cosmico di fronte all’indicibile diventa rabbiosa polemica contro il dicibile smarrimento sociale di valori fondamentali come la Cultura, l’Arte, il Bello, la Dignità umana.

Le sue pagine bruciate, i suoi scarponi aggressivi, le sue armi taglienti sono simboli senza mistero, che urlano e feriscono e fanno riflettere. Urla di Dolore che propongono la necessità di soluzioni d’Amore, nel nome di un Uomo non più disfatto ma ritrovato, in una palingenesi della persona nella palingenesi della società. E così la materia non avrà gridato invano, ma si ritroverà in sinergia con l’Uomo ricreatore, che potrà ricominciare, con rinnovata forza interiore, la scalata al grande mistero della vita e dell’universo. (Franco Bruno Vitolo)

 

Condividi

Commenti non possibili