CAVA DE’ TIRRENI (SA). Il caso Priebke arriva anche a Salerno e Cava

erich-priebke-vivimediaI componenti del Comitato Spizzichino di Cava de’ Tirreni, costituitosi nel nome della concittadina onoraria Settimia Spizzichino, l’unica donna reduce dai lager tra i 1022 deportati della retata nazista nel ghetto di Roma (16 ottobre 1943), esprimono il loro pensiero riguardo alle recenti polemiche relative alla morte del “boia delle Ardeatine”, Erich Priebke, che hanno investito anche la stessa Città di Cava.

 “Avremmo preferito largamente che intorno al sig. Priebke ed alla sua salma ci fosse il maggior silenzio possibile, che il suo corpo fosse bruciato in un forno crematorio (giusto contrappasso, anche se oggi la cremazione ha una sua dignità) e poi le sue ceneri fossero consegnate ai familiari o disperse nell’aria (ma non per un camino…) e poi la sua persona finisse nel dimenticatoio più profondo.

Non essendo questo successo, ma essendosi sollevato uno scomodo e sgradevole polverone, esprimiamo un’angosciata preoccupazione per i rigurgiti filonazisti che il suo ricordo ha fatto emergere dalla pancia della società, a dimostrazione che le ferite di settant’anni fa sono ancora vive, e, senza ritornare sul vivo delle polemiche che hanno agitato il Lazio, esprimiamo comunque soddisfazione perché la salma è stata tenuta fuori da Roma e dalla sua provincia.

Siamo invece perplessi e indignati per quanto è stato detto a Cava ed a Salerno.

Consideriamo grave la dichiarazione del Presidente della Provincia Iannone sul fatto che in fondo Priebke è stato solo un esecutore mentre Che Guevara avrebbe fatto di peggio: considerare le lotte di riscatto degli oppressi sullo stesso piano, o peggio, delle arroganze degli oppressori o dell’uccisione di innocenti inermi è l’indice di una visione politica che speravamo finisse progressivamente anch’essa nel forno crematorio del passato…Senza contare che una tale riflessione, eticamente pericolosissima, fa il paio con quella, storicamente mostruosa, espressa non molto tempo fa dal sen. Cirielli, allora Presidente della Provincia, che vide nel 25 aprile la data luminosa di una vittoria… contro il comunismo. Segni non di rilettura della storia, sempre legittima, ma di quel revisionismo che nega le evidenze e che poi alla lontana porta alla diffusione di sconvolgenti ipotesi negazioniste a proposito della soluzione finale nei lager nazisti.

Più che preoccupati, siamo invece dispiaciuti ed indignati per la dichiarazione dell’avv. Alfonso Senatore, che ha idealmente offerto il territorio del nostro cimitero per la collocazione della salma, aggiungendo per di più ad un comprensibile rispetto per i morti delle valutazioni storiche di giustificazione del ruolo di Priebke, da vivo, nella rappresaglia delle Fosse Ardeatine. Soprattutto, l’Avv. Senatore dimentica che Cava è la Città del martire della Resistenza Sabato Martelli Castaldo, torturato a via Tasso e poi giustiziato proprio alle Fosse Ardeatine. Dimentica che Cava è la Città che ha ospitato Settimia Spizzichino ed ha accolto il suo grido di libertà e di rabbia ed ha sostenuto con i fatti, a cominciare dalle pubblicazioni, la sua battaglia per non dimenticare mai. Ricordi tutto questo, l’avv. Senatore, prima di proporre un posto nel nostro cimitero, che in qualche modo è anche la casa di un’intera città, alle cui reazioni ed alla cui sensibilità non crediamo abbia pensato molto nel formulare la sua proposta.

Pur rimanendo perplessi per il rischio implicito di lacerazioni in essa contenuto, non ci sentiamo invece di condannare la lettera personale del Sindaco Galdi al Presidente del Consiglio, in cui ha offerto il forno crematorio di Cava per la cremazione del corpo e poi per la restituzione delle ceneri ai familiari. Nessuna permanenza stabile, quindi, ma solo un gesto simbolico di rispetto per i morti. Egli lo ha fatto nel nome della nostra Mamma Lucia, senza esprimere giustificazioni per Priebke vivo ma solo compassione per Priebke morto, ed inoltre ha aggiunto un richiamo culturale molto significativo, agganciandosi al mito greco di Antigone, simbolo ancora oggi della ribellione e dell’autonomia al femminile. Antigone accettò la condanna a morte pur di dare la giusta, ma vietata sepoltura al corpo del fratello, che pure era arrivato in armi contro la sua città, Tebe. Ma per lei la legge degli dei valeva più della legge degli uomini…

Con questi ragionamenti, anche se la storia a cui si richiama la vicenda di Priebke ha accenti di ben più miserabile violenza, il Sindaco ha cercato di volare su un terreno più alto. Certo, se avesse proposto la lettera non sul piano personale ma dopo una stimolante provocazione alla città, lo avremmo preferito. Ma prendiamo atto e, soprattutto, rendiamo ancora una volta omaggio alla lezione di Mamma Lucia, che tra l’altro sarà ricordata proprio sabato 26 p.v. con la consegna del premio alle Donne Coraggio.

Ora che a livello nazionale si sta risolvendo la questione, e dalle nostre parti rimane solo l’eco delle parole spese, il Comitato Spizzichino invita ad andare avanti. Ma non come se niente fosse successo. Anche queste polemiche, se ben usate, possono creare un’onda lunga di riflessione…e di crescita comune.”
(Per il Comitato Spizzichino: Anna Faiella (Presidente), Angela De Vivo Benincasa, Franco Bruno Vitolo)

 

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