CAVA DE’ TIRRENI (SA). L’Iride 2013, talent scout di giovani … e di copertine

A conclusione del 2013, tra le novità e le gratificazioni della vita culturale cittadina, per fortuna un po’ meno pericolante del resto, ci fa piacere inserire il Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa L’Iride, fondato trent’anni anni fa dall’indimenticabile Ernesta Alfano ed oggi presieduto dalla figlia Gabriella Alfano. Oltre che per il numero sempre altissimo di partecipanti, per la qualità acclarata delle opere, per la ricchezza dei premi, per la trasparenza e la correttezza delle scelte, per il prestigio oramai acclarato e diffuso, il Premio sa distinguersi anche per la vivacità intellettuale del Comitato Scientifico che produce innovazione e sa guardare anche la luce dei talenti emergenti.

Non a caso quest’anno è stata indetta una sezione originale ed importante, che riguarda un aspetto assolutamente non marginale dei libri, ai fini della loro qualità e dell’immagine commerciale. Parliamo della veste grafica, che riguarda sia l’impaginazione, che deve essere leggibile e gradevole, sia la copertina, che è il vestito capace di suscitare attrazione e attenzione. Proprio alle migliori copertine dei libri in concorso è stato riservato il premio Gelsomino D’Ambrosio, dedicato ad uno dei più fini ed accreditati grafici degli ultimi decenni, collaboratore sempre apprezzatissimo anche dell’Editore Tommaso Avagliano, che è uno che se ne intende.

Hanno ottenuto il riconoscimento i volumi Dieci anni, di Eleonora Spada, e Blu principe, di Alessandra Barzacchini.

Nel campo delle giovani promesse, ci fa piacere che ad ottenere una delle segnalazioni sia stata una giovane ventenne, Chiara Polese, di Torre del Greco, capace di farsi largo alla pari tra decine di rivali adulti con un romanzo scritto a soli diciassette anni! A riprova della qualità della scelta della giuria “iridata”, il fatto che agli inizi di dicembre la nostra Chiara, con il suo romanzo, cioè  L’ultima Dubois (Ed. Albatros) ha vinto per la Sezione Narrativa edita il Premio Firenze Giovani 2013, uno dei più prestigiosi e qualificanti a livello nazionale.

Il premio è stato accompagnato da una motivazione gratificante ed illuminante:

È veramente arduo prendere atto che questo libro sia stato ideato, voluto e scritto da una così giovane autrice; e lo è perché la linearità, la fantasia, il bel tradurre in parole i sentimenti sono le principali peculiarità di Chiara Polese già scrittrice di razza.

L’opera ha tutto: il bello scrivere, la felice trama e il non stancare il lettore che, pagina per pagina, rimane legato ad un testo piano e avvolgente.

Nel dare all’autrice questo nostro riconoscimento non abbiamo dubbio alcuno ma ci piace riconoscerci creditori di nuove avventure letterarie che Chiara Polese non dovrà assolutamente eludere.

L’ultima Dubois è nello stesso tempo un thriller, una storia d’amore ed un romanzo di formazione. Racconta in prima persona l’avventurosa esperienza di una giovane, che, a causa del contenzioso tra i suoi genitori in causa di separazione, si rifugia dall’Europa in Canada, accolta da una vecchia zia, che lavora come governante in una ricca ed inquietante villa castello, gravata da misteri e segreti. E sarà un continuo batticuore, tra paure, dubbi, rischi anche mortali e baci d’amore anche molto vitali. Dopo vicende altalenanti e drammatiche, ne uscirà cresciuta e pronta per affrontare i futuri batticuore della vita.

 

Con orgoglio tutto cittadino e con un piacere ed una stima che vengono dal cuore, ci fa piacere poi anche segnalare che per la prima volta in trent’anni sul podio dell’Iride nella Sezione Romanzi editi è salito un cavese, per di più ancora molto giovane. Si tratta di Pippo Zarrella, che con il suo Avanzi e con i singoli racconti in esso contenuti è riuscito a farsi largo a possenti gomitate, vincendo premi nazionali (tra cui il Subway Literature, in cui ha sgominato migliaia di concorrenti ottenendo la pubblicazione del suo in decine di migliaia di copie distribuibili nelle varie metropolitane), producendo due edizioni del libro (e la seconda ha ottenuto la prefazione di Federico Salvatore e l’attenzione di Erri De Luca) ed organizzando su di esso una mostra fotografica ed un video, e stimolando un’opera teatrale che, con direzione Geltrude Barba, sarà in scscena il 9 febbraio prossimo nella Rassegna Licurti, al Social Tennis Club.

Avanzi è un miniromanzo fantareale di varia umanità, originale e gradevole, tale da coinvolgere lettori di tutte le età. È formato da una successione coordinata di dieci racconti incorniciati in un prologo ed in un epilogo. 

Il titolo deriva dal fatto che i protagonisti e le situazioni, compresi quelli della cornice, rappresentano il mondo del disagio, che solo a tratti si sposa con la povertà o la marginalità.

Le storie, ambientate in varie parti d’Italia (e non solo…) sono paradossali e a volte fantastiche eppure realistiche; storie straordinarie di ordinario disagio, raccontate in prima persona, con la massima leggerezza possibile e con toni ora tragicomici ora comitragici, con una sottintesa fame di vita e di riscatto in ogni personaggio, anche nei più odiosi.

Emblematica la motivazione con cui la Giuria dell’Iride ha riconosciuto a Pippo Zarrella il terzo posto ex aequo, stesa da Alfonso Amendola, docente universitario e direttore artistico della Mediateca Marte di Cava de’ Tirreni:

Una raccolta di racconti è il lavoro d’esordio del giovane Pippo Zarrella, artefice di una scrittura densa ed originale. Una scrittura popolata da ombre, luci, spunti, salti di espressione e coralità; il tutto nel desiderio di raccontare una Napoli viscerale e “porosa”, dove si delineano storie di lacerazione, disagio, abbandono e “scarti” (senza però mai dimenticare levità e ritmo).

Una scrittura, quindi, essenziale e decisamente diretta. E dove il tutto acquista una precisa realizzazione quando Zarrella disegna (perché lo spazio del visivo è centrale nella raccolta) luoghi e situazioni di una straordinaria ed immaginifica città che nel suo dipanarsi non cade mai nei luoghi comuni o nelle soglie del già visto. Inoltre, Avanzi dimostra che nell’essenzialità del racconto possono racchiudersi dimensioni sorgive di grande forza e compattezza. Per questi motivi abbiamo una raccolta che nel celebrare la nascita di un esordio felice è l’ulteriore celebrazione che la forma breve del racconto resta ancor oggi un capitolo vivo e “necessario” nella nostra letteratura contemporanea. 

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