CAVA DE’ TIRRENI (SA). Rassegna teatrale “Licurti” al Social Tennis, in scena la qualità. Rosaria De Cicco, Antonello De Rosa e gli Extravagantes: un tris d’assi alla partenza

Si narra che una volta Alberto Sordi, avendo saputo dallo sceneggiatore Sonego che aveva momentaneamente interrotto la scrittura di film comici per scrivere un paio di film drammatici, commentò: “Ho capito, te stai a riposa’.”

E aveva ragione. Per commuovere, emozionare, spaventare basta mettere al loro posto gli interruttori e tenere i fili collegati, ma per far ridere bisogna saper accendere la luce anche senza i fili della corrente. Ci vogliono intuizione, testi immediati e appropriati e tempi giusti di battuta. In una parola, talento. Ed il talento non è una merce che viene portata al mercato tutti i giorni; e non è scontato che trovi gli acquirenti giusti.

Insomma, un’accoppiata non facile, che invece è pienamente riuscita a Geltrude Barba, direttrice artistica del teatro Luca Barba che organizza la rassegna Licurti, attualmente in scena presso il Social Tennis Club di Cava de’ Tirreni.

Nella prima settimana, “una botta e tre fucelle. Un tris che già nella rassegna estiva aveva allettato gli spettatori all’insegna del principio “spettacolo ricco mi ci ficco”. Talenti comprati, talento da vendere…

Venerdì 6 dicembre, inizio alla grande con la carta conosciuta ed amata di Rosaria De Cicco, che con Almost famous si è di nuovo cimentata in un one woman show in cui, come è nelle sue corde di talento naturale impregnato di identitaria napoletanità, ha saputo mirabilmente fondere riso e pianto, intima emozione ed estroversa allegria.

Venerdì 13, a generale richiesta, una replica totale dello spettacolo più applaudito e premiato della rassegna estiva: L’avara vedova, targata Salerno e firmata Antonello De Rosa, che l’ha messo in scena con la compagnia Scenidea teatro.

Ispirandosi ad un classico del teatro di sempre, L’avaro di Molière, l’autore femminilizza il personaggio e sviluppa una storia scatenata e non priva di comiche acidità sulle dinamiche familiari.

Scritto e diretto da De Rosa, L’avara vedova illustra le complicate dinamiche familiari degli “eredi” de “L’avaro”.

L’avara è una vedova dominata dall’amore per i soldi, che si fa beffe delle due figlie, ignorandone esigenze e pene d’amore. Organizza per loro matrimoni di interesse e per se stessa l’unione col bel Valerio, indifferente al legame che lo unisce alla primogenita.

Dopo vivaci contrasti in cui entrano in gioco la cameriera, una ruffiana e la commara, a vincere è l’amore. Le due figlie sposeranno gli amati ed alla vedova saranno restituiti i soldi sottratti dalle due giovani per farne strumento di ricatto.

Una spettatrice teatrofila e antonellofila, Serenella Alois da Battipaglia, venuta a Cava per l’occasione, così ha definito lo spettacolo: Vivace, divertente, dal ritmo serrato che ben sorregge le tipiche atmosfere della commedia napoletana. Bellissimi i costumi. Splendida la vedova. Emozionante la padronanza della scena da parte dei giovani attori magnificamente diretti da Antonello De Rosa.

Insomma, una bella parata di giovani talenti ben organizzati e valorizzati. Ci riesce benissimo da anni Antonello De Rosa, che, pur se non certo stagionato, non è più di primissimo pelo.

Ancora giovanissimo è invece il talento del capocomico degli Extravagantes, Antonio Gargiulo, appena ventiseienne, ma allattato col biberon marca Sipario e già “realizzattore”  di qualche decina di spettacoli extra vaganti di vario genere, insieme con i numerosi “apostoli” ruotanti intorno alle sue idee a getto continuo.

Insomma, un coniglio di scena, un coniglio di qualità.

Qualità che dimostra nella tranquilla disinvoltura della recitazione, in cui spesso fa da perno di centrocampo, dettando i tempi e tenendo le fila degli altri attori, rinunciando per il senso del collettivo anche a qualche performance personale che sarebbe pienamente nelle sue corde.

Qualità che dimostra soprattutto nella regia, in cui riesce a dare ritmo ed a creare le atmosfere giuste, il che è fondamentale in uno spettacolo come Il mistero dell’assassino misterioso, messo in scena domenica  in cui la trama è solo il canovaccio per lo scatenarsi di una mitragliata di gag all’interno di una situazione tipica da teatro nel teatro.

Gargiulo è un ispettore di polizia stile american detective che indaga nel classico castello inglese sulla morte di una ricca signora assassinata e si trova a contatto con un nipote svitato, la figlia avida ed un poco assatanata, l’infermiera nevrotizzata e nevrotizzante, l’altrettanto classico maggiordomo che un po’ c’è e un po’ non c’è alla fine non si sa se c’è o non c’è.

Sembrerebbe un normalissimo giallo, dal cui cilindro alla fine arriverà la scoperta dell’assassino alla elementare watson, ma il gioco viene rotto dal malore di un attore in scena, che viene sostituito dal maldestro barista della sala teatrale, che ne combina di tutti i colori nelle storpiature del copione, fino alla soluzione finale che non si sa se c’è o non c’è.

Il pregio del pezzo è dato sia dal colpo iniziale del malore (in cui molti spettatori cadono ingenuamente in uno slurpeggiante divertimento), sia soprattutto dal fatto che tra un atto e l’altro gli attori recitano se stessi, con le loro rabbie, le loro frustrazioni, le loro invidie, la voglia di sopraffarsi a vicenda per farsi notare da un produttore molto appetito presente in sala.

Insomma, un gioco non diverso da quello del celeberrimo Rumori fuori scena, che ha furoreggiato per anni nei teatri di tutta Italia, anzi di tutta Europa e oltre. Così come la gag dell’attore improvvisato richiama uno dei pezzi forti, teatrali e cinematografici, di Gigi Proietti, e non solo.

Sono citazioni che non disturbano, perché il testo poi è assemblato in modo coinvolgente, vivace ed originale, così come è stato ideato dalla coppia, oggi molto in, di Lillo e Greg, che dopo decine e decine di repliche lo mette ancora in scena (dal 26 dicembre al teatro Olimpico di Roma).

Gargiulo non si è lasciato coinvolgere dai complessi del modello e del confronto e, fiducioso nelle sue possibilità, ha anche rilanciato con invenzioni personali, come il finale aggiunto o qualche sigletta televisiva o la napoletanità dei personaggi, tra cui campeggia il vivacissimo Ben Maggio, nipote d’arte e giovane molto promettente e ben capace di prendersi la scena.

L’effetto alla fine risulta molto divertente, a tratti esilarante, sia per le gag e i giochi di parole originali ed a volte irresistibili, sia perché Gargiulo riesce a non perdere mai il filo razionale dell’irrazionalità e si abbandona al gioco dell’assurdo e del surreale che caratterizza tutto il testo. E poi, la squadra: una compagnia molto affiatata  nei movimenti e attori appassionati e coinvolgenti, divertenti e divertiti. Abbiamo apprezzato la misura di Chiara Vitiello, la figlia della lady, che già nei Menecmi estivi aveva dimostrato di essere in gamba (e non solo per il vertiginoso spacco sulla gonna da lei disegnato e indossato in ambedue le occasioni) e che, quando ha abbozzato il monologo del Giardino dei ciliegi, sotto sotto ha lasciato intendere che le piacerebbe cimentarsi in “salita” e ci riuscirebbe anche bene.

Abbiamo preso gradevolmente vento negli slalom psicoginnici del nipote svitato Alessandro Palladino, e ci siamo svitati di fronte alle svitate nevrosi piangenti dell’ingovernabile governante tedesca Noemi Beltratti. Non ci siamo certo avvelenati ad avvelenarci continuamente con la infanteggiante nobildonna Simona Pipolo alle prese con un bicchiere d’acqua mortifera che si riempiva e si svuotava. Ci è venuto un simpatico mal di testa a seguire le inesauribili bufalate del bibitattorucolo Ben Maggio.

Abbiamo anche pensato che a tratti qualche pausa comica in più avrebbe fatto bene, così come alcune battute avrebbero raggiunto di più il centro abbassando di un punto le righe. Ma sono nuvolette bianche in un cielo comunque lucente. E gli applausi sono stati tanti, ridenti e convinti.

Peccato che i cavesi non si siano ancora convinti del tutto che il Social Tennis Club è un locale pubblico e che andare a teatro per seguire rassegne di qualità come la Licurti fa bene alla testa, all’umore, al cuore e alla coratella.

Ma occorrerebbe innanzitutto sprovincializzarsi un pochino in più, oppure convincersi che parecchie volte si è buoni perché si va in TV, ma non si va necessariamente in TV perché si è bravi…E da noi, grazie a Geltrude Barba, di attori bravi che non sono andati in TV ne stanno passando parecchi. Peccato, perché la TV non sa che cosa si perde…E pure i cavesi … 

Un giallo… da morir dal ridere

Un castello inglese, una ricca zia assassinata e un ispettore sagace. Al teatro Tasso è andato in scena “Il mistero dell’assassino misterioso”, a cura della compagnia ExtraVagantes. 4 indiziati, un maggiordomo che sparisce nel nulla e un movente economico sono gli ingredienti giusti per confezionare un giallo dove naturalmente l’assassino è avvolto dal mistero. Il testo, scritto e interpretato alcuni anni fa (2008) dalla premiata ditta “Greg & Lillo”, fa leva sull’escamotage del cosiddetto “teatro nel teatro”. Nel bel mezzo di una commedia uno degli attori stramazza al suolo e la compagnia decide di sostituirlo con il “bibitaro” di sala. Tra gag, smorfie, giochi di parole, la scelta si rivelerà un disastro: gli attori in scena interpretano non solo il proprio personaggio (la figlia, il giovane marito, il nipote folle e l’infermiera della vittima) ma anche e soprattutto se stessi in un gioco che coinvolge il pubblico in sala, spiazzandolo. Nella trama, alle vicende della compagnia, dove ognuno vuole emergere per guadagnarsi il provino con il produttore di turno seduto in sala, si intrecciano quelle dell’ispettore Mallory alle prese con le indagini per scoprire chi ha ucciso la contessa Worthington, ricca ereditiera. Il pubblico divertito ha affollato la sala di via Tasso nei tre giorni di programmazione. Da non sottovalutare la scelta di allestire una commedia basata su una comicità nuova e surreale. Una performance molto comica che forse, però, pecca in originalità. La regia di Antonio Gargiulo è pulita ed efficace mentre gli attori, giovanissimi, sono riusciti a mantenere intatti i tempi comici, con qualche “abuso” del dialetto napoletano. Nel cast: Chiara Vitiello, Antonello Gargiulo, Gabriele Ioime, Noemi Beltratti, Alessandro Palladino, Simona Pipolo, Ben Maggio. Le scenografie sono curate da Extralab, i costumi da Vi.Ki., le coreografie da Simona Schiavone, mentre luci e fonica sono di Gerardina Caliendo e Carmine Graziani.

 

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