CAVA DE’ TIRRENI. Quegli storici casali orientali. Gli Itinerari d’ambiente 2014 iniziano alla grande, alla scoperta di Alessia, Marini, Arcara e S.S.Quaranta

Attraverso casali impregnati di radici, per angoli pittoreschi e/o infiorati dalla vista di un panorama arioso e

spettacolare, in strade e stradine che anche per molti cavesi avevano, ed hanno, il sapore dell’assoluta novità.

Così, con una partecipazione sempre più folta, si è svolto il 12 gennaio il primo Itinerario d’ambiente 2014,

della serie dedicata alla scrittrice “franco-cavese” Paolina Craven, guidata da Lucia Avigliano, la magnifica Guida di sempre. organizzata sia dall’Azienda di Soggiorno e Turismo locale diretta da Mario Galdi sia dal CAI presieduto da Ferdinando della Rocca,

Obiettivo, i casali orientali: Alessia, Marini, Arcata, Santi Quaranta.

Luoghi impregnati di storia, dicevamo. Infatti Alessia e Santi Quaranta sono stati fondati tredici secoli fa dai

monaci basiliani dell’Impero Bizantino in fuga dalle persecuzioni dell’Imperatore Leone III Isaurico, che aveva scatenato la lotta iconoclastica contro le immagini sacre. Lo rivelano anche i toponimi. Il nome di Alessia deriva quasi sicuramente da Alessio, santo molto venerato nell’oriente europeo e dell’Asia Minore. Il nome dei Quaranta Santi ricorda il numero di un gruppo di monaci basiliani martirizzati in uno dei momenti più duri della repressione. Anche Croce e la relativa Chiesa di Sant’Elena evocano lo stesso periodo: Sant’Elena, che era la madre dell’Imperatore Costantino, è una delle sante per eccellenza a Costantinopoli e dintorni.

Per chiudere il discorso toponomastico, i nomi di Marini ed Arcara hanno invece altra origine. Marini deriva

dal fatto che qui si rifugiavano le famiglie vietresi per proteggersi dai pirati: non a caso il cognome più diffuso in questa frazione è Di Marino, con tutte le sue variazioni, tipo De Marinis o Marino. Il termine Arcara rivela molto probabilmente la presenza di arcate per un acquedotto.

Ma torniamo all’itinerario.

È partito dalla piazzetta di Alessia, dove una lapide ricorda le decine di vittime dell’alluvione del 1954, che

spazzò via mezza frazione con una violenza tale che il materiale fu trascinato sul litorale vietrese. Prima scoperta: salendo per la viuzza che porta alla Valle, il gruppo ha deviato per il miniborgo e le sue cascine dal sapore antico e contadino. Qualcuno ricordava di averlo visto in occasione del Presepe Vivente, ma ai più non è rimasto che deliziarsi della scoperta di quei piccoli spazi odorosi di fascine, fieno e piccoli animali domestici.

Dopo una breve ma interessante visita alla Chiesa parrocchiale, discesa a Marini, luogo considerato finora

sempre di passaggio, difficilmente di passeggio. Eppure a Marini c’è la Chiesa di San Marco, dagli spazi armoniosi e con una strepitosa soffittatura che è stata ammirata e fotografata da esperti anche nazionali di arte e fotografia. Eppure a Marini c’è una piazzetta, dedicata al Vescovo De Sio, da cui lo sguardo si disseta e quasi si ubriaca con una panoramica che va dalle propaggini del vietrese fino a quelle del Vesuvio, passando per la Valle Metelliana, Monte Finestra e Monte Castello e Monte Sant’Angelo &Co…

Da Marini, per la pittoresca e panoramica stradina adiacente alla piazzetta (una novità assoluta per il 98

per cento dei presenti), giù ad Arcara, a salutare il miniminiborghetto colorato e la minichiesetta allegata.

Quindi, risalita per la strada carrozzabile fino a Santi Quaranta. Qui, nella Piazzetta Farfariello, dedicata al

famoso Eduardo Migliaccio, star del varietà americano, che qui nacque e da qui emigrò verso il successo negli USA, c’è stato un breve stop, con caffè e  deliziose merendina alla castagnola di cioccolato prima della lettura del frammento di Paolina Craven, dedicato ai dolci casali nascosti nelle colline ed ai divertenti fuochi d’artificio che vedeva scoppiare dappertutto nei periodi estivi (e non era ancora nato Fra Gigino, a dimostrazione che…).

Con lo spirito ritemprato, oltre che allietato dalla dolci curvature panoramiche che da Santi Quaranta portano lo sguardo sulla vicina Dupino e sullo sfondo della vallata e di Monte finestra, ritorno ad Alessia, per l’ennesima strada finora ignota, pur se carrozzabile, cioè la diretta tra i boschi, che sfiora il Ristorante “Piccolo Paradiso” e si adagia poi sulla strada che porta alla frazione di partenza.

Alla fine, saluti caldi e sorridenti, con lo spirito ed il fisico “chiatti chiatti” di soddisfazione.

Ora, appuntamento alla prossima, cioè il 9 febbraio:  Santa Lucia e all’Asproniata e Museo della civiltà contadina. In dolce attesa …

 

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