CAVA DE’ TIRRENI (SA). Da Petito al Piccolo Principe, con qualità Rassegna Teatrale “Licurti”: inverno ok, pronto il programma di primavera

Natale all’insegna della farsa e della commedia, seguendo la stella cometa delle risate; ad inizio 2014 invece è stata più luminosa la cometa del sogno e del cuore. Così, con il calore e la qualità abituali, la Rassegna teatrale “Licurti”, in scena al Social Tennis Club di Cava de’ Tirreni,  è giunta alla svolta tra il  primo e il secondo tempo, alias tra il  programma invernale e quello che da gennaio punta diritto alla primavera.

Farsa e commedia, dicevamo: nell’ordine, Petito (Petito? Che risate!), Salemme- Di Filippo-De Simone (Tre atti punto e a capo, una simpatica insalatiera condita dai Kalokagathoi di Francesco Puccio), Ray Cooney (Medici allo sbando, una pazza pazza micatantopazza storia ospedaliera messa in scena dai Saltimpalco).

Sarebbe facile liquidare il tris dicendo all’insegna del “braviattoritanterisatemissionecompiuta perché la gente vuole ridere”. Ma allora ridurremmo la performance ad un semplicistica categoria da teatropanettone, per di più con la differenza che la gente il panettone lo mangia più volentieri a cinema che a teatro. E con l’aggravante che il pubblico cavese, comunque abituato a mille iniziative, partecipa volentieri soprattutto se sulla scena ci sono personaggi televisivi o amici o parenti o persone con cui si ha un obbligo.

Perciò teniamo a precisare che in nessuno dei tre spettacoli ci è rimasta la risata vuota solo di pancia col cervello in frigo.

Nello show su Petito è vero che il regista Rodolfo Fornario, ottimamente coadiuvato da un gruppo di attori esperto ed affiatato, ha privilegiato la finestra sul come ridevano un secolo fa, con situazioni e battute al cui confronto a volte oggi (pur errando in rapporto al contesto storico culturale) diremmo che quelle dei cinepanettoni ci sembrano testi di filosofia. Ma questo è stato solo un punto di partenza, perché fornario  ha fatto ben emergere i nodi sociali su cui si costruiva allora la risata popolare, soprattutto il problema doloroso del pane quotidiano, accompagnato e forse causato dalle forti differenze sociali dell’Italia monarchica e “nobiliare”. E poi, intelligentemente ha fuso in un unico calderone le tre maschere più significative del teatro napoletano di allora, cioè lo scarpettiano Felice Sciosciammocca, l’eterno Pulcinella ed il classico don Anselmo RaganelliTartaglia: ne è venuto fuori un recupero interessante e vivace della commedia dell’arte di casa nostra. E non è poco, perché la Commedia dell’Arte di Casa nostra è in toto Cosa nostra. E le carte da gioco napoletane che facevano da sfondo puntavano il dito proprio su quest’anima popolare e nostrana, oltre che sull’intrinseca natura di gioco del teatro.

Diverso invece il discorso che riguarda Tre atti punto e a capo. Qui, a parte il delizioso rosario desimoniano della Gatta Cenerentola e qualche sketch da risata grassa, forse anche un po’ troppo grassa, sull’ignoranza degli ignoranti, il cammino si è svolto in compagnia di due autori come Eduardo De Filippo e Salemme, che non devono certo essere recuperati perché tuttora a gonfie vele sulla cresta dell’onda.

Con loro non sono mai risate solo di pancia. Nel nostro caso, quando si gioca con le finte pistolettate di Pericolosamente ci si tuffa negli inferni familiari, mentre odora di sano e critico scetticismo sui rapporti umani  la richiesta dell’Amico del cuore di strumentalizzare la sua malattia per farsi offrire con un ricatto morale la moglie del suo migliore amico. E ben poco fraterne sono le intenzioni di internamento di Enzo e Stefano nei confronti di del più debole (almeno apparentemente) Cico, mentre fuori nevica. E via dicendo. E quando queste vicende ci vengono raccontate con la vivacità registica e attoriale di Francesco Puccio, la presenza bucascena di Antonio Coppola, l’incisività comica di Camilla Bozzetto, Giacomo Casaula e Veronica Vigorito, ed il cordiale e brillante cammeo dell’amico di Timor Est Antonio De Vivo, allora il livello salta subito in alto, ed è teatro tutto da godere.

Così come da godere, ma in fondo con un sorriso amaro, è stata la sarabanda alla Hellzapopping dei quasi neonati Saltinpalco, ben inquadrati alla nascita nelle brillanti immagine videografiche del “disegnattore” Marco Sada. Essi, raccontando le debolezze e le contraddizioni di un medico ospedaliero & Co. in un ospedale che tanto rassicurante e tanto curante non è e che di fatto è un microcosmo sociale, hanno messo l’accento un po’ sui possibili eccessi della Malasanità, ma soprattutto sulle debolezze e le contraddizioni della nostra umanità, che non possono certo essere celate neppure dalle nobili divise e dagli sgargianti camici di affermati medici. Hanno recitato con un affiatamento da applausi e con lo slancio simpatico ed un po’ naif delle prime volte di un gruppo, i cui ritmi sono stati però ben oleati e quasi sempre tenuti a freno da un capocomico di qualità, dirigente e recitante, come l’emergente Guglielmo Lipari, che è riuscito anche a sfruttare e valorizzare con efficacia le esperienze, non di primo pelo, dei singoli interpreti (Anna Rapoli, Gerardo Lupi Milite, Imma Pastore, Chiara Lambiase, Beatrice Granato, Giorgia Russo, Liana Pagliara, Marco Sada). Insomma, un salto in palco promettente e foriero di non lontani salti in alto e poi magari, chissà, anche di emozionanti salti con l’asta…

Dopo la performance dei Canova di Gennaro De Mita, che, con lo spirito della vecchia volpe e dell’appassionato sempregiovane,  domenica 29 dicembre ha portato in scena i suoi tradizionali cavalli di battaglia, L’uomo dal fiore in bocca e la cecoviana Domanda di matrimonio, il finale della Rassegna ha puntato, come già detto, sull’emozione esistenziale.

Il 2 gennaio, M’amo non m’amo, la litizzettiana performance della poliedrica Mirka Quercia e delle sue compagne del Gruppo Polimnia ha puntato sul cammino dell’identità femminile tra intriganti movenze di danza, risate ironiche e serie contemplazioni allo specchio, in uno spettacolo godibile su cui il critico salernitano Clemente Donadio, apprezzando lo spirito e la vivacità del lavoro, ha scritto che decolla soprattutto nel secondo atto, quando finalmente viene tirata fuori l’energia femminile dalle tre attrici e “la determinazione della donna in carriera, l’ironia dell’eterna fanciulla e la spensieratezza depressiva della maniaca della plastica riprendono in mano il palcoscenico e tutto il pubblico.”

Il 3 gennaio, Antonello de Rosa ed il suo Scena Teatro, dopo aver deliziato ad inizio dicembre il pubblico con l’applauditissima replica de L’avara vedova, ha prodotto una intrigante versione di quella favola universale che è Il Piccolo Principe di Antoine de Saint Èxupéry. Chiedendo una recitazione vivace ed incisiva, dichiaratamente teatrale, ai suoi attori, il “Principe” Victor Stasi e il versatile “tutti gli altri ruoli” Alessandro Tedesco, e circondandoli di pubblico da tre lati, senza la quarta parete, il regista è riuscito da una parte a coinvolgere “in scena” il pubblico dei non pochi bambini presenti, dall’altro ha conservato per il pubblico bambino adulto i messaggi di sogno, di fantasia e di riflessione che fioriscono all’interno di un testo che rimane valido per tutte le stagioni e tutte le età. Tra gli artifici, oltre alle evocazioni tipicamente teatrali di un personaggio o di un oggetto o di un animale attraverso piccoli tocchi scenici (come il serpente di stoffa tenuto in mano o la coda di volpe), è risultata stimolante la varietà fantasiosa con cui sono stati evocati i singoli personaggi. In particolare, ci è piaciuta la volpe “dj della notte” con cuffie da radio, che nei silenzi del rumore tecnologico ed esistenziale è capace di trasmettere il suo messaggio, essenziale ed invisibile agli occhi ma concreto davanti alle pupille del cuore.

Ma è tutto il teatro che con la sua magia è capace comunque e dovunque di creare quel mondo fantastico ed alternativo che poi è fratello gemello, a specchio, della nostra realtà quotidiana. Quel teatro che va difeso con le unghie e coi denti contro le aride generalizzazioni tecnologiche. E la Rassegna Licurti, a cominciare dalla Direttrice Artistica, la Piccola Principessa Geltrude Barba, e dalla grintosa e lucente presentatrice Carmela Novaldi, di unghie ha dimostrato di averne più delle dita stesse.

Per questo siamo ben fiduciosi che anche la Rassegna di Primavera di graffi ne lascerà parecchi, con la speranza che intanto le mani riescano a catturare il maggior numero possibile di appassionati e, da aggiungere ovviamente agli abituali spettatori amici-parenti & affini

Nell’attesa, alleghiamo il relativo programma, riservandoci di produrre ulteriori notazioni in corso d’opera.

 

10 gennaio 2014 – ore 20,30    Borsellino                              Compagnia Teatrazione

31 gennaio 2014 – ore 20,30    Almeno una volta                  Extravagantes

9   febbraio 2014 – ore 19,00   Storie straordinarie di ordinario disagio     Teatro fuori tempo       

16 febbraio 2014 – ore 19,00   Liber                                       Compagnia Teatro Bis

28 febbraio 2014 – ore 20,30   Napoli rideva così                  Compagnia Arcoscenico

16 marzo 2014 – ore 19,00       Jennifer                                  Compagnia Scena teatro

21 marzo 2014 – ore 20,30       Musica alla sorgente            Arechi Entertainements

28 marzo 2014 – ore 20,30       Inaugurazione                        Compagnia Teatro Nuovo

6 aprile 2014 –  ore 19,00         Cortinbreve                           Ass. Cult. Primo aiuto

13 aprile 2014 – ore 19,00        Femmene stracciate              Compagnia Scena teatro

 

 

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