CAVA DE’ TIRRENI (SA). Il Venerabile Paolo Cafaro, di Cava e sconosciuto ai Cavesi Collocata di recente una sua effigie in ceramica nella Chiesa di Materdomini a Caposele

Ai cavesi Paolo Cafaro è ben poco noto, eppure nacque a Cava, il 7 luglio del 1707, ed esercitò non per poco tempo  il ministero di sacerdote nella Parrocchia di San Pietro a Siepi.

Ai cavesi è ben poco noto, eppure fu molto vicino, come redentorista, a due santi popolarissimi, dalle nostre parti e non solo: Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, che scrisse un intero libro sulla sua biografia, e Gerardo Maiella, con cui operò a Caposele e che lo considerò quasi un secondo san Paolo, per la capacità di evangelizzazione.

Ai cavesi è ben poco noto, eppure è stato proclamato Servo di Dio e Venerabile, unico cavese di nascita entrato nella scala della canonizzazione. La sua casa paterna, oggi misconosciuta, è stata per secoli chiamata la casa del prete santo. E a Materdomini – San Gerardo,  di Caposele, dove morì nell’agosto del 1753 e dove è conservato il suo corpo, egli è tuttora oggetto di grande venerazione. A Cava l’ultimo momento di richiamo intorno alla sua figura fu l’esposizione di reliquie nel 1956: poi, più nulla, o quasi.

Paolo Cafaro è stato un protagonista assoluto nella vita religiosa nel Sud Italia.

Si distinse fin da piccolo per i numerosi segni della vocazione: preghiera, pratica dei sacramenti, manifesto rispetto dei precetti cristiani. Durante il cammino verso l’ordinazione sacerdotale, era impegnatissimo nella catechizzazione dei suoi (quasi) coetanei e nell’esercizio del suo spirito profondamente mistico, incline non solo alla meditazione ed alla preghiera, ma a anche alla mortificazione del corpo, non escluso l’uso del cilicio, come si usava in quel tempo. Da sacerdote e parroco di San Pietro a Siepi, impegnò anche i suoi averi pur di soccorrere i meno abbienti, segnatamente le ragazze bisognose di dote, per evitare che, non sposate, si prostituissero o soffrissero una vita da emarginate. Il Vescovo, anticipando San Gerardo, disse che per la capacità di evangelizzazione ricordava San Paolo e che il suo comportamento era uno sprone per tutti, anche per i sacerdoti, verso un esercizio più sollecito e convincente della carità, dell’amore e della testimonianza cattolica.

Quando lasciò la Parrocchia di san Pietro, si fece Redentorista al servizio di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, che vide in lui un carismatico campione della fede e della predicazione e che per questo lo inviò in giro nei territori del Sud peninsulare, con risultati eccellenti.

A Cava il suo ricordo è ben poco consistente, e sarebbe quasi inesistente se non ci pensassero alcuni illustri e creativi discendenti a custodirne la memoria. Recentemente, il ceramista Gioacchino Cafaro, artista della ceramica di stanza a San Cesareo, nel laboratorio da lui fondato, che rappresenta da venticinque anni un riferimento importante per tutto il polo Cava-Vietri, coadiuvato dalla moglie Rosanna Santoriello e dalla pittrice Lucia Fasolino, ha prodotto una tavola raffigurante la figura di Paolo Cafaro che è stata con solenne cerimonia collocata nella Chiesa di Materdomini a Caposele: un ulteriore tassello del recupero della memoria di Paolo Cafaro e di onore ai Padri redentoristi, che si unisce ad altre opere “gerardine” collocate nel territorio, a cominciare dalla Chiesa di san Cesareo.

Per la cronaca, il laboratorio Cafaro nel mese di ottobre si è distinto per un altro lavoro di grande qualità: le belle pergamene in ceramica, con porticato cavese e girasole della speranza, consegnate alle due vincitrici del Premio “Mamma Lucia alle donne coraggio”, la cantante Teresa De Sio e Suor Eugenia Bonetti, leader nazionale ed internazionale delle suore impegnate nella lotta contro la schiavitù delle donne.

L’incontro con Suor Eugenia Bonetti è stato una simpatica festa, sia per la gradevolezza pastosa della pergamena ceramicata, sia per la comunanza di ideali religiosi, per quel ponte tra il modello religioso di ieri ed una vibrante testimone d’amore del giorno d’oggi.

Che sia di buon auspicio per una non impossibile ed auspicabile beatificazione futura di Paolo Cafaro?

Ne saremmo bel lieti, anche se non osiamo sperare più di tanto. Ma che dopo questi episodi i cavesi imparino a conoscere meglio quei loro antenati che sono già entrati nella storia, questo lo possiamo e lo dobbiamo sperare: sarebbe veramente cosa e giusta.

 

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