CAVA DE’ TIRRENI (SA). Rassegna “Licurti”, applausi per gli Avanzi di Pippo Zarrella. Brillante e suggestiva la regia di Antonello De Rosa, bravissimi gli attori

A giudicare non solo dall’impressione personale, ma anche e soprattutto dall’accoglienza del pubblico, Storie ordinarie di straordinario disagio, la pièce teatrale andata in scena al Social Tennis di Cava de’ Tirreni il 9 febbraio nell’ambito della Rassegna teatrale Licurti, organizzata da Gertrude Barba e presentata da Carmela Novaldi, è almeno da podio nell’ideale classifica delle pur numerose opere presentate da novembre ad oggi. A contenderle la palma, inseriremmo in primis L’avara vedova e, forse, Il piccolo principe e Il mistero dell’assassino misterioso. Non a caso, i primi due sono figli dell’estro e della competenza e della fantasia del registartista salernitano Antonello De Rosa, che è anche il regista di Storie ordinarie di straordinario disagio.

Fedele al suo verbo del teatro come forma visiva dell’anima e dei suoi colori, della recitazione come scavo a togliere dalla psicofisicità dell’attore per cavarne “la gemma più profonda”, della scena con l’abbraccio di un pubblico che ne viene coinvolto ed abbracciato e coinvolto, De Rosa ha compiuto, pur avendo a disposizione un solo mese di lavoro, un piccolo grande miracolo.

Ha letto con attenzione e spessore il pluripremiato libro Avanzi del giovane e promettente scrittore cavese Pippo Zarrella, ha elaborato e ridotto la prima stesura teatrale stilata da Franco Bruno Vitolo, ha eliminato la pur significativa cornice, fondata su una “spazzina di sogni” che mostra attraverso un Ipad tante storie “fantareali” di emarginati avanzi dei nostri tempi. Ha scelto cinque delle dodici storie, quelle ritenute per l’occasione più funzionali ed emblematiche. Ha inventato letteralmente un altro scenario di cornice: l’ atmosfera soffusa di un locale notturno, riscaldata dalla grande suggestione delle musiche soft di due raffinati musicisti come Max Barba e Gabriele Stotuti.

Ha poi inserito nella scena tanti tavolini, su cui erano seduti, come marionette umane in attesa di animazione, i protagonisti delle cinque storie. Li ha fatti alternare in successione, facendo loro raccontare la loro personale vicenda con monologhi brevi ed intensi che diventavano ideali dialoghi perché ognuno prima di cominciare a parlare si sceglieva un interlocutore dal pubblico, collocato non frontalmente ma intorno agli attori, e se lo portava sul suo tavolino ad ascoltare. Così facendo, De Rosa santificava ulteriormente il legame ombelicale tra scena e pubblico, tra attori e spettatori, tra teatro e vita, in uno slancio necessario per non staccare gli “avanzi” dal resto della società e creare un ulteriore slancio di coscienza di situazioni border line di cui siamo in qualche modo partecipi e coinvolti.

Tra i chiaroscuri della sala, emergevano così, come fantasmi reali di vita, i patemi speranzosi e disperati del disoccupato impoverito che da un suo “simile” viene rapinato delle pizze a lungo sospirate e appena comprate per i figli…le tentazioni di salto in basso del sottoccupato che si sente un pinguino perché sogna di saltare in alto, ha le ali ma non può volare…le tragiche contraddizioni di un parcheggiatore della camorra in crisi di coscienza e vincitore del suo riscatto morale proprio nel giorno in cui vince una gran quaterna al Lotto…il feroce sarcasmo di una donna che festeggia a base di caramelle Rossana la morte improvvisa eppur desiderata dell’inamabile marito…le ossessioni sadofrustrate e masofrustranti di una donna che nel suono stordente di una processione grida la sua ansia di purificazione dal ricordo di una violenza subita dal padre proprio durante un’analoga processione di tanti anni prima…

Ne è venuta fuori un’ora di concentratissimo intrattenimento, leggero per la vivacità e la leggerezza con cui il racconto si snodava (grazie anche allo spirito ed all’anima dell’originario romanzo di Zarrella), ponderoso per la molteplicità e la scottante incisività dei temi messi in ballo, tutti di feroce attualità. Alla fine, veniva sconfitto in pieno il pericoloso luogo comune che “la gente vuole ridere senza pensare” e l’evasione dello spettacolo diventava evasione dall’evasione, tra emozione e riflessione.

Il tutto, naturalmente, non sarebbe andato a buon fine se De Rosa, oltre che i due magici musicisti, non avesse avuto a disposizione dei giovani e promettentissimi interpreti come Pietro Paolo Parisi, Antonio Coppola, Rosario Volpe, Lella Zarrella, Anna Rapoli, che hanno formato compagnia per l’occasione e che, magistralmente plasmati dal regista, hanno interpretato con coinvolgente efficacia parole, corpo e anima dei personaggi, in un intreccio di straniante identificazione e di profonda comunicazione.

Alla fine, grandi e convinti applausi e festeggiamenti a chi ha recitato, a chi ha suonato, a chi ha diretto ed a chi ha scritto.

Ma la festa non era solo lì. La festa continua, perché, come ha preannunciato Antonello De Rosa, su questa base lo spettacolo si amplierà e si rielaborerà ulteriormente e si prepara ad un cammino che si spera non sia breve come la vita di una bella farfalla, ma alto e conquistatore come quello di un sognante gabbiano.

Le premesse ci sono tutte. Buone avanzate, avanzi cari!

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