CAVA DE’ TIRRENI (SA). Il cardinale Ravasi a cava per i 500 anni della diocesI

cardinale-ravasi-cava-de'-tirreni-22mar2014-vivimedia“Dialogo e confronto. L’appello che vi rivolgo è quello di penetrare in profondità contro quella che è la superficialità di questi tempi.” Queste le parole invocate dal cardinale Gianfranco Ravasi, ieri sera, nell’aula consiliare, dove è stato accolto da centinaia di persone, autorità civili e religiose. L’ultima volta di Ravasi a Cava de’Tirreni, è stato il 21 marzo del 2010, quando visitò l’Abbazia Benedettina. Il cardinale Ravasi, è giunto nella città metelliana, in occasione dellaconclusione dell’anno celebrativo per la ricorrenza cinquecentenaria della creazione del vescovado della Cava. Un ospite eccezionale, che ha visto don Enzo Di Marino e il vescovo Orazio Soricelli, impegnati al fine di riuscire a garantire la presenza dell’alto prelato a Cava de’Tirreni, prima al comune poi nella con cattedrale di Sant’Adjutore per la solenne concelebrazione eucaristica. A palazzo di città il cardinale, atteso da padre Abate, Dom Michele Petruzzelli, dal vescovo Orazio Soricelli, dal vicario Don Osvaldo Masullo, dai parroci delle varie parrocchie e da assessori e consiglieri comunali, è stato accolto nella stanza del sindaco, prima di varcare la soglia della sala consiliare dove è stato accolto da un grande applauso. Nell’aula il sindaco Galdi, ha omaggiato il cardinale Ravasi con una croce cassinense che riprende il tema dell’Abbazia Benedettina e con i tre volumi sulle mostre realizzate per il Millenario della stessa Abbazia. “Avete un passato straordinario, sostiene il Cardinale ma anche un presente difficile. Da una parte la luce dall’altra le tenebre, ossia la ferita profonda della criminalità organizzata. La vostra è una terra che ha tanto di bello ma anche tanto di brutto. Tutte le volte che la criminalità sfregia il panorama, compie la bruttezza ma anche perché ha una bruttura interiore.” Il Cardinale Gianfranco Ravasi, ha invitato i presenti a vivere con grande serenità le quattro stagioni delle quali si compone la vita di ogni persona. “Si è prima discepoli, quindi si impara. Si è poi maestri, quindi si insegna. Si diventa bosco e quindi siamo portati a ritirarci in riflessione. Infine si diventa mendicanti, quindi si chiede aiuto agli altri per essere sostenuti”.
(A.F.)

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