Ventesimo compleanno per gli Itinerari d’ambiente. Prima tappa dall’Annunziata a Santa Maria a Toro tra le Torri di oggi ed i colombi della memoria

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Splendida giornata, di evocazioni, di partecipazione e di emozioni.

I raggi lucenti di un sole estivo hanno fatto da perfette candeline per festeggiare alla grande il ventesimo compleanno degli Itinerari d’ambiente, che, come sempre gratificati da una folta partecipazione e guidati dal Commissario AST di Cava de’ Tirreni Carmine Salsano, dal Direttore dell’Azienda di Soggiorno, Mario Galdi, dall’anima viva della cultura cavese Lucia Avigliano e dal Presidente del CAI Ferdinando della Rocca, sono ripartiti il 12 ottobre dai luoghi stessi dove furono battezzati, venti anni fa, cioè dalle Torri Longobarde, un po’ rifatte un po’ degradate, e dagli ambienti della Caccia ai colombi, qua e là sulle tracce di quella grande strada di transito che era la via Maggiore Nocera-Cava-Salerno.

Itinerario fascinoso fin dalla visita iniziale: la maestosa Chiesa dell’Annunziata, con il suggestivo quattrocentesco portale di pietra, l’artistico altare policromo in marmo, il quadro della Sacrestia con la Vergine che bastona il diavolo, gli stalli in legno e i resti dell’organo e dell’altare dell’oratorio della Congrega praticamente semiabbandonato, l’altarino della Madonna delle Grazie di fronte al quale una granata durante la guerra si fermò inesplosa. Quindi, tra asfalto e verde, tra vecchie stradine e finestre catalane, risalita verso la Serra, con una fermata d’obblico davanti all’emozionante caverna dove Mamma Lucia cominciò il suo recupero dei “figli di mamma”.

Qui, sotto le pendici di Monte Castello e di fronte al ristorante che una volta era casina di caccia stile Casa di Hansel e Gretel dei Marchesi Talamo, ammirazione per la prima Torre, adagiata sulla collina a decorare, insieme con gli scorci della vallata, della gola di Vietri e del Vesuvio lontano, uno scenario sfamapupille. Il posto giusto per scoprire, alla presenza dell’Assessore Fortunato Palumbo, la lapide che presenta ed esalta l’Itinerario delle Torri.

Breve camminata tra verde Incanto e incanto di Valle verso la chiesetta bomboniera di Santa Maria del Toro, con la sua Torre aggregata alla Chiesa.Bypassata per il momento S. Maria a Toro, immersione nei boschi in direzione Arco, con la bella vista delle due torri insieme, morbidamente adagiate sulle pendici della collina sopra l’Annunziata.

Ritorno cadenzato verso Santa Maria a Toro, mentre pian piano pian piano si apre lo sguardo sulla gola e sulla grande piana che porta al Vesuvio. E qui si accendono la fantasia e l’immaginazione: anche se non ci sono materialmente, scivolano davanti agli occhi gli ottobrini stormi di colombi migratori e le trentadue torri longobarde del gioco, dove si mettevano i partitari avvistatori e da dove i frombolieri lanciavano le pietre bianche che abbassavano la rotta e facevano cadere a centinaia i volatili nelle reti tese in zona Serra o Valle di San Liberatore o nella stessa Arco.

Ma mentre si accendono, la fantasia e l’immaginazione a loro volta accendono la realtà. Infatti, al ritorno nella Chiesa di Santa Maria a Toro, tra resti antichi e rifacimenti moderni, sotto il pittoresco campanile con il bell’orologio di ceramica e la coriacea torre di bronzo offerti dall’industriale don Felice D’Arco, la caccia ai colombi si materializza attraverso un dinamico e pittoresco documentario prodotto dalla Settimana Incom nel 1947 (con una apparizione flash della stessa Lucia Avigliano, allora bambina),le testimonianze scritte dei grandi viaggiatori lette da Federico Guida, la presenza di un corno, di una fionda, di una conchiglia musicale, del signor Bisogno, fratello di Antonio, l’ultimo partitaro, protagonista tra l’altro del filmato Incom.

Quindi, appuntamento al mese prossimo, per l’Itinerario Santa Lucia – Sant’Anna, non senza prima aver partecipato alla presentazione del libro rievocativo dei vent’anni e dell’Itinerario dell’anno scorso sulle orme di Paolina Craven, in programma per venerdì 17 ottobre al Comune e firmato, naturalmente, Lucia Avigliano, con la collaborazione come sempre preziosa dei figli Federico e Gaetano ed il patrocinio del Comune e dell’Azienda di Soggiorno.

Libro a cui naturalmente riserveremo un’attenzione speciale in un prossimo articolo. Ma intanto, ci godiamo il sapore pieno di retrogusto di una passeggiata che ha aperto il cuore ed i polmoni. E che tanto respiro sia la premessa per un rispetto ed una conoscenza sempre maggiori verso una città come Cava dove c’è tanto ancora da scoprire…e tanta cura da recuperare …

 

 

 

 

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