Il pianista Libetta nel Chiostro dell’Abbazia: un elettrico e fascinoso racconto in musica

CAVA DE’ TIRRENI (SA). C’è un colore bello ma inopportuno che ci accoglie venerdì 25 agosto alle porte della Badia di Cava de’ Tirreni, dove si terrà il concerto del pianista Francesco Libetta per un’altra serata delle Corti dell’Arte: è il rosso del fuoco che brucia le montagne alle sue spalle. Maestoso, impetuoso, potente, spaventoso e affascinante. Aggettivi che mi sono venuti in mente mentre rimanevo a guardare quella forza devastante che pure, se gestita in altro modo, può dare calore e riparo, e ho notato che molti si sono poi ritrovati nella mia mente mentre ascoltavo l’esibizione del maestro Libetta.

La magia del Chiostro dell’Abbazia Benedettina, a cui accediamo grazie all’ospitalità dell’Abate, si ripresenta intatta, come se il tempo avesse uno scorrere diverso da queste parti. E al tempo fa riferimento anche un’elegantissima Eufemia Filoselli per presentare la serata, quando ricorda il millennio già trascorso da quando l’eremita sant’Alferio vi si stabilì, dando il via alla vita non solo dell’Abbazia, ma di tutta la città. Città che finalmente ha anche un rappresentante, il vice sindaco Nunzio Senatore. L’eco della loro assenza deve essere arrivato forte fino a Palazzo di Città e quando prende la parola cerca di spiegare che le emergenze in questo periodo sono tante, riferendosi agli incendi che ci stanno devastando. Penso che però al Comune sono talmente in tanti che in quattro serate qualcuno, alle 21 della sera e anche oltre, poteva liberarsi. Ma poi diventa significativo il ringraziamento a Felice Cavaliere, direttore della Rassegna, per i trent’anni che ha dedicato alla manifestazione e l’augurio che ce ne saranno ancora altrettanti. La prendiamo come una promessa di impegno?

Non so cosa ne pensi Felice, ma stasera l’attenzione è per il Maestro Libetta e le sue sono pochissime parole, solo la certezza che ci sono gli ingredienti per una serata strepitosa e che non serve parlare troppo. Il farlo “…disturba troppo chi va ad ascoltare musica…”

Il maestro arriva elegante in abito scuro e papillon azzurro. Un breve inchino e si accomoda al suo posto naturale. La musica di stasera ha un altro messaggio. La volta scorsa ci aveva regalato delicatezza e sogno, stavolta si inizia in altro modo. È una strada in salita e di corsa che subito ci mette in affanno, la musica è prepotente e sembra voglia dominare gli spazi e catturare ogni singola persona. Tutto sembra voler creare una tensione quasi da brivido giallo. Non so ritrovarmi in questa mescolanza di suoni. È un pezzo che ha tutto e anche il suo contrario. Dalla leggerezza al tocco pesante, dalla fretta alle pause. Tutto cambia con una tale velocità da confondere la mente; o forse è solo il racconto di tante menti confuse, come quelle degli uomini…

Poco tempo fa un amico mi parlava della musica di Liszt, della lotta tra opposti e mi viene in mente adesso, con queste contraddizioni forti, il rincorrersi tra Bene e Male. Contrapposizioni tra rintocchi di campane e note tenebrose.

La sensazione è che davvero il messaggio che Francesco Libetta vuole lasciare stasera sia molto forte, deciso. Le dita corrono come scosse da elettricità. Noi siamo sulla corda e non abbiamo rete né tempo per riflettere. Siamo inseguiti e non sappiamo dove scappare. Non sappiamo neanche SE dobbiamo scappare.

Si è creata un’atmosfera quasi irreale e gli applausi e qualche “Bravo” convinto ci confermano che non siamo in un sogno e quel ritmo forsennato sembrava impossibile, anche se gli occhi dei fortunati, lo stavano davvero guardando.

Abbiamo un attimo di pausa perché è necessario il ritorno dell’accordatore. L’umidità non è amica degli strumenti musicali e non si può non pretendere la perfezione per chi suona in questo modo.

Quando si ripresenta, sempre in assoluto silenzio, rimane per qualche minuto fermo ad occhi chiusi, come se stesse guardando in anteprima il racconto che ci avrebbe suonato. E continua a vedere cose dietro quegli occhi ancora chiusi mentre le mani, ben preparate, corrono di nuovo sul tappeto nero e bianco.

Non so a cosa paragonare il movimento di quelle dita che quasi non riesco a seguire con gli occhi. Ci viene concesso un lieve respiro, un giro di danza dopo questa musica forte. Non so quanto durerà ma ne approfittiamo. E infatti è presto interrotto. Ma riprende, in un’alternanza mozzafiato.

Un semplice gesto che va ad asciugare le tempie, ci permette di interrompere per applausi meritatissimi.

Riprende e la mano destra suona mentre la sinistra la scavalca, andando a fare una carezza ai tasti più lontani, come a calmarli dallo sforzo compiuto. Un gioco che produce cascate di note brillanti.

Il nuovo pezzo sembra avere una premessa: le note sembrano aver voce, sono così vive da farci credere che raccontino davvero una storia. Quale sarà? È un incontro, sono due persone che si parlano attraverso il silenzio. C’è amore, c’è sofferenza, non so. C’è la presenza di cuori che non vogliono essere indifferenti. Le note forti sono la passione che li travolge. E li avvolge. Come restiamo noi che assistiamo come dietro un vetro: guardiamo e non possiamo sentire le parole.

Ma ancora una volta ci porta altrove. Spazi aperti, profumi ma anche nuvole all’orizzonte. Affrontare la tempesta o scappare? L’attesa delle ultime note racconta la difficoltà della scelta; ma la calma che le contraddistingue, rende giustizia per ciò che si è deciso.

Può sembrare strano questo modo di raccontare, ma nella partecipazione fisica dell’interprete del brano, è troppo forte la certezza di quanto egli veda, di quanto esista un racconto che va oltre la semplice esecuzione tecnica. Esecuzione di pregiatissimo valore, che viene ulteriormente arricchita da un’interpretazione così sentita, da diventare appunto racconto in musica.

Finisce qui. Tutto quanto è stato suonato senza spartito, ma tra le note c’era di sicuro un libro nascosto la cui trama Francesco ci ha letto. E come un libro finito non può trovare pagine aggiunte, questa serata non può continuare con un bis.

Come ci spiega Eufemia, che viene a “zittire” gli applausi che non accennano a diminuire, il regalo che ci è stato fatto è completo così: Stravinsky, Strauss, Pizzetti, Ravel, Weber, Liszt, Battiato, Beethoven. Aggiungere altro significherebbe rovinarlo e il maestro ha troppo rispetto per noi per poterlo fare.

Rimane un altro gioiello, da incastonare nella collana che Le Corti dell’Arte continuano a preparare per noi.

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