Corti dell’Arte: ultimo atto del Trentennale con il “Don Pasquale”. Un doloroso addio o un festoso arrivederci al 2018?

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Siamo arrivati alla serata conclusiva delle Corti dell’Arte e ci ospita il Social Tennis Club di Cava. Come da tradizione l’ultimo spettacolo è dedicato all’opera e stasera ci regaleranno il “Don Pasquale” di Donizetti con la regia di Enzo Di Matteo e come direttore d’orchestra Nicola Hansalik Samale. I personaggi avranno le voci di: don Pasquale, Gerardo Spinelli; Ernesto: Federico Buttazzo; Norina: Erika Liuzzi e il dottor Malatesta: Paolo Visentin.

Il giardino del Tennis è completamente invaso da un pubblico che quest’anno è stato davvero numeroso in ogni serata. Nel brusio generale, arrivano note di uno strumento a fiato che si scalda senza potersi ancora esprimere. Leggii e scenografia aspettano di animarsi ed Eufemia Filoselli viene a portare il suo saluto approfittando della prova microfono. I primi, doverosi, per il Presidente del Social Tennis Francesco Accarino, mentre alle sue spalle i musicisti arrivano e prendono posto.

Ma stasera non può mancare la presenza del Direttore Artistico Felice Cavaliere e il suo esordio racconta tutta la commozione del momento “30 anni…” e se apri un album così datato, non puoi non trovarci innumerevoli ricordi.

Avevo 30 anni, nasceva l’Accademia Jacopo Napoli e anche mio figlio…” fino a citare i numerosi talenti che Cava ha avuto il privilegio di ospitare, giovani musicisti che con il tempo si sono affermati con carriere splendide riconosciute in tutto il mondo. E anche per lui i saluti e i ringraziamenti per la famiglia, gli amici che lo hanno seguito e che gli stanno dimostrando quanto sono legati a questo appuntamento estivo a cui non vogliono rinunciare. E ci stanno provando a fare qualcosa di concreto con la raccolta di firme che trova un’adesione illustre, quella del sindaco Vincenzo Servalli. Presente nel giardino del Tennis Club, rinnova i ringraziamenti a Felice e al suo staff e riconosce che per una manifestazione che nel suo genere è unica in tutto il Sud Italia, bisognerà chiedere impegni anche a istituzioni che vanno oltre il Comune di Cava.

Come aveva ricordato Felice pochi minuti fa, per ascoltare un’orchestra, si può anche chiedere ad un’agenzia: si fa richiesta di cosa e quando si vuole e loro ti organizzano tutto mettendo insieme vari componenti. Ma quello che si vede a Cava non è frutto di pezzi di mosaici che si incastrano, ma di materiale umano che lavora e viene plasmato per ottenere ciò di cui noi godiamo.

Il lavoro di stasera, come per altre serate precedenti, è il frutto dell’insegnamento dei docenti che, durante le lezioni, affinano tecniche di perfezionamento con i loro allievi e negli anni abbiamo potuto verificare di persona quanto sia stato efficace il lavoro svolto. E saper organizzare e far incastrare impegni di così tanti maestri, per i quindici giorni della Rassegna, richiede il lavoro di un intero anno. Fatiche e allo stesso tempo gioie, che sono raccontate sui volti di chi è artefice di tutto questo.

Eufemia lascia che la serata musicale abbia inizio perché è sempre lei la protagonista principale. Andiamo ad ascoltare e vedere quest’opera buffa, che ha nella trama un intreccio d’amore tra giovani contrastati e interessi economici che devono essere aggirati.

Un violoncello prima, un contrabasso poi e tante corde pizzicate a mano cominciano il loro racconto in note.

È magnifico il contrasto tra i capelli bianchi del maestro che ne tradiscono l’età matura e la vitalità con cui tira fuori le note dagli strumenti dei ragazzi, che seguono precisi i suoi movimenti. Flauti traversi che si alternano ai violini, alle viole. Armonia e delicatezza. Gioia di vivere e il piacere dell’amore.

La storia racconta di due giovani innamorati, Ernesto futuro erede del ricco zio don Pasquale, e la povera Norina, che non possono vivere liberamente la loro passione perché l’anziano benestante vorrebbe scegliere personalmente la futura moglie del nipote. Ma con l’aiuto del dott. Malatesta, amico sì di don Pasquale ma molto più di Ernesto e Norina, i due giovani innamorati riusciranno a raggirare lo zio e a convolare a nozze.

Nell’intervallo tra gli atti della commedia, Eufemia prende di nuovo la parola e, in pieno clima di ricordi, racconta come Cava avesse avuto, nel lontano 1860, già uno sguardo rivolto all’opera e per questo nacque l’allora Teatro Verdi, oggi sede del Palazzo di Città.

Invita poi il maestro Samale a cui cede il microfono dopo un caloroso applauso del pubblico.

Quando prende la parola, si avverte in maniera chiara e concreta quanto sia giusto che i ragazzi pendano dalle labbra di insegnanti di così tanto spessore. In pochi minuti ci parla dell’opera che sta dirigendo, di come sia definita buffa e che questo possa velocemente essere scambiata per “leggera”, ma in realtà è un lavoro che ha alle spalle un apparato musicale assolutamente complesso. E come, anche nell’esibizione che noi seguiamo stasera, per loro non c’è l’obiettivo di voler insegnare il canto o solo a suonare uno strumento, ma piuttosto a dirigere un’orchestra. Dirigere è un’arte “…quasi metafisica…”. Un tempo il direttore nasceva a teatro, “a bottega”, perché nella stratificazione dell’esperienza, che può nascere solo col tempo, si ottengono grandi risultati.

Poi rivolge un pensiero all’opera lirica, che in questi anni sembra essere in decadenza. Noi siamo in un’epoca di comunicazione veloce e qui invece si ha qualche difficoltà a capire le parole che vengono cantate, mentre un tempo si accettava molto di più questa realtà e anzi, si facevano delle improvvisazioni davvero molto rischiose.

Eufemia, che è donna intelligente, non può non sottolineare quanto sia importante, per i giovani, ma per noi tutti, ricevere informazioni così particolareggiate e quanto questi insegnamenti, nella durata dei corsi, rendano speciale ogni lezione. I maestri di cultura, noi dobbiamo tenerceli ben stretti.

La serata procede tra grandi interpretazioni musicali e canti che si scontrano con malanni fisici che però non li compromettono del tutto. Norina ed Ernesto riusciranno a coronare il loro sogno d’amore e tutto sembra finire nel modo migliore.

L’unica cosa che ci sembra strana, è il non poter scrivere con certezza un arrivederci alla fine di questo nostro racconto.

Eppure l’altra parola, quella più breve e più pesante davvero non esce dalla tastiera e per scaramanzia non la chiamerò in causa. Un anno passerà in fretta e sapremo se Cava avrà ancora il privilegio di sentire suonare così tanta bella musica tra le sue storiche Corti.

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