Un anno fa moriva Valentino Zeichen. Poeta “marziale” e tifoso laziale. Fazi Editore ne ricorda l’anniversario pubblicando le poesie più belle

Un anno fa moriva Valentino Zeichen. Poeta che si tenne sempre ben lontano da facili riflettori che spesso abbagliano anche scrittori e uomini di cultura, preferendo una scelta di vita “tutta sua” esplicitata così bene da queste parole di Valerio Magrelli: “sdegnoso rifiuto di un qualsivoglia lavoro con violenti attacchi alla civiltà dei consumi”. Non ho mai conosciuto Zeichen se non attraverso le sue poesie. Il poeta, originario di Fiume, in seguito dell’esodo del popolo istriano, aveva seguito, orfano della madre, il padre a Roma, città in cui vivrà per tutto il corso della sua vita in un’abitazione assai umile sulla via Flaminia, la cosiddetta “casa/baracca” che il suo amico e poeta Dario Bellezza chiamava “la topaia”. Avrei avuto anche diverse occasioni per incontrarlo personalmente, ma una strana ritrosia che non saprei spiegare nemmeno a me stesso, me l’ha sempre impedito: forse mi sembrava che era più giusto “addentrarsi” nelle sue poesie “lasciando in pace” l’uomo alla sua intimità. La stessa cosa che ho sempre pensato di Sandro Penna: poeta singolare e voce importante del nostro Novecento, la cui vita privata, se non “riversata” nei suoi versi, era giusto che restasse privata. Sapevo che Zeichen era un grande appassionato di calcio e tifosissimo della Lazio e così pianificando la struttura del mio libro Calcio d’autore, decisi di inserirvi anche una sua poesia: “ A Bruno Giordano”. Giordano, centravanti, alcuni anni fa, della Lazio e non solo, nei versi di Zeichen, veste gli abiti di un antico grande gladiatore. La folla lo acclama ancor più dell’imperatore. Il poeta con leggiadra ironia, nel segno di Marziale, come ebbe a rilevare Moravia, sferza la tanto detestata società odierna infarcita di falsi miti, di nuove laiche divinità.

A Bruno Giordano

Un remoto LAZIO-JUVENTUS; tre a zero
esplode l’anonimo urlo di trionfo,
sì; ma chi ha recapitato al presente
il nome di quel gladiatore: Bruno Giordano
che si distinse durante i giochi
per l’incoronazione dei titoli di Augusto;
con quale punteggio sconfisse le fiere zebrate
se l’ovazione riservatagli dalla folla
superò i cento decibel, sopravanzando
quella resa di consueto all’imperatore?

(da Antonio Donadio Calcio d’autore. Da Umberto Saba a Gianni Brera: il football degli scrittori. Editrice La Scuola, 2016)

Ma a ben guardare Zeichen fu anche una sorta di poeta che, in alcuni casi, definirei “nascostamente lirico”. Un esempio può ritrovarsi nei versi che seguono caratterizzati da accenti lirici: versi in cui, seppur connotati da una poetica fortemente argomentativa, non secondario emerge un certo “respiro lirico”: “Come dirti ancora amore mio,/ mia, mio, adesso/ che gli aggettivi possessivi/ sono istruiti di dubbi, svogliati/ e disaffezionati alla proprietà/ abbandonano la guardia e disertano/ lasciando sguarniti i beni privati,/ concedendosi solo al plurale.” Splendido l’inizio: “Come dirti ancora amore mio,/ mia, mio, adesso” laddove il secondo verso rafforza il possesso che è proprio dell’Amore e degli amanti nell’eterno sogno dell’ hic et nunc. E’ un lirismo velato che ci mostra il poeta Zeichen che ancora “marzialmente” ammonisce, ma dove, con sofferta tristezza, sottolinea che persino in amore vengono “sguarniti i beni privati” permettendo al singolo uomo – a ognuno di noi – l’amara possibilità di concedersi “solo al plurale”

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Valentino Zeichen (Fiume 1938 -Roma 2016). Tra i libri di poesie ma anche di romanzi, citiamo: Area di rigore (1974); Ricreazione (1979); Museo interiore (1987); Neomarziale (2006); Passeggiate romane (2004); Casa di rieducazione (2011; ) La sumera (2015). Tutte le sue poesie, nel 2004, sono state pubblicate negli Oscar Mondadori con prefazione di Giulio Ferroni.

Lo scorso mese di luglio in occasione del primo anniversario della sua scomparsa, è stato pubblicato: Valentino Zeichen Le poesie più belle – Fazi Editore. Il libro si apre con un inedito del 2010 per il matrimonio tra Elido Fazi e Alice Di Stefano. Altri due inediti nell’ultima sezione.

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