E’ in libreria l’ultimo libro di Milo De Angelis: Milo De Angelis. Tutte le poesie 1969-2015

E’ stato presentato il 24 ottobre scorso presso la splendida Sala del Grechetto di Palazzo Sormani sede della Biblioteca Centrale di Milano, l’ultimo libro di Milo De Angelis, autorevole voce della Poesia del Secondo Novecento (Milo De Angelis Tutte le poesie 1969-2015. Lo Specchio Mondadori, 2017, pagine 442 Euro 22,00). Il libro racchiude quasi quarant’anni di presenza costante nel panorama letterario italiano e non solo. Dal primissimo “Somiglianze” (1976) di cui Stefano Verdino, che assieme a Giancarlo Pontiggia e Anglo Lumelli, ha fatto da relatore durante la serata milanese, così afferma: “ … Esordio di un autore giovanissimo, perfettamente padrone, già allora, di una lingua poetica esatta e tagliente, capace di esprimere senza enfasi alcuna i vortici di una condizione esistenziale inquieta.” Fino al suo ultimo “Incontri e agguati” (2015) che contiene anche una breve lirica da me antologizzata lo scorso anno nel mio Calcio d’autore qui di seguito:

Bella come un grido ti ritrovo
nel tintinnio delle colline
quando lottavi sul prato con i maschi
in una giovinezza di soli istanti
in un sussurro di finte e schivate
ti guardavano i rami del tiglio
e si tendono le braccia vittoriose
a tutti noi che restiamo.

Questa poesia faceva quasi da “seguito ” a una’altra poesia scritta da Milo appena sedicenne quando frequentava l’Istituto Gonzaga di Milano. Poesia che il poeta, cortesemente, mise a mia disposizione per il libro di cui sopra. Si raccontava dell’irruzione del sesso femminile in una partita di calcio. Una ragazza nella squadra avversaria. Un’ irruzione che andava molto di là della sorpresa e che impauriva il giovanissimo futuro poeta: “ Era il vuoto/ che irrompeva nel cortile gesuita, era la vita! “. Ricordi e turbamenti che non svaniranno e che ritorneranno dopo molti anni, nei versi prima riportati. Ma in “Incontri e agguati” è doveroso sottolineare le poesie di Alta sorveglianza. Il poeta ”dà voce” a chi non ha voce, ai detenuti del carcere di Opera dove da molti anni De Angelis insegna. Poesie che invito i lettori a leggere con estremo pudore: in punta di piedi si entra con il poeta in “un mondo” a noi -che siamo fuori- del tutto sconosciuto se non attraverso le scontate cronache quotidiane. In esergo una frase da un tema di un detenuto “ Professore, forse un giorno riuscirò a parlarvi della mia giovane sposa e del mio delitto…forse ci riuscirò…forse a fine anno…nell’ultima pagina di un tema”. Tra queste poesie, una:

Qui non è prevista
la stagione dei dodici raccolti
qui ogni mese può essere infinito
o mancare per sempre
dipende da un giro di sigarette
da una compravendita o da un agente
che non ha ricevuto la giusta adorazione
e compila un rapporto feroce
dove ogni ora d’aria è avvelenata
e ogni parola trova un movente.

Ecco il dramma: l’eterno tema dell’esistere che, fra quelle mura, da trascendente si fa cosa terribilmente umana, fragile, legata a un semplice, ordinario “giro di sigarette”o a un capriccio di un agente di sorveglianza “ che non ha ricevuto la giusta adorazione”. Allora il tempo si fa “infinito” o addirittura “può mancare per sempre”. L’ultima sezione del libro è riservata alle poesie giovanili, (1969/1973) per certi versi, la più sorprendente perché ci regala un De Angelis inedito benché in essa già si ravvisi la personalissima cifra che lo contraddistinguerà in seguito. Con estrema sincerità De Angelis così scrive: “ Ho rispettato per filo e per segno il testo originale senza cambiare una virgola – in certi casi con qualche sforzo- ed ecco qui il risultato del mio lavoro, ossia ventisette poesie indubbiamente acerbe ma forse utili per comprendere meglio quello che ho scritto.” Il libro si chiude non solo con un’illuminante postazione di Stefano Verdino, ma ancor più con uno scritto di poetica dello stesso Milo: “ Cosa è la poesia”. Non una poesia, ma la poesia, tiene a sottolineare il poeta. Solo poche pagine, ma che riflettono bene il dramma e la gioia, lo sgomento e il rapimento magico e misterioso che prende ogni poeta- ogni vero poeta- che sa che nello scrivere versi non è egli l’agente, ma solo lo scriba come ebbe a dire il grande Luzi. Di chi è “quella voce” ? Da dove proviene? Il poeta sa che è solo un tramite. Consapevole che: “Non scrivi ciò che sai ma cominci a saperlo scrivendo.”. Un libro assolutamente da tenere nella propria libreria.

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Milo De Angelis (Milano 1951), docente da anni presso il carcere di Opera di Milano, è poeta, critico letterario, traduttore. Esordisce giovanissimo con “Somiglianze” (1976) cui faranno seguito, tra gli altri, “Millimetri” (1983), “Biografia Sommaria” (1999) “Tema dell’addio”, dedicato all’immatura scomparsa della moglie, la poetessa Giovanna Sicari (Premio Viareggio 2005), “ Quell’andarsene nel buio dei cortili” (2010), “Incontri e agguati” (2015). Tra le opere di saggistica da segnalare “Poesia e destino” edito nel 1982.

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