Gli “angeli di terra “ di Alessandro Fo

Angelo a sorpresa (incrociandolo)

Sotto la poggia, al buio, figura

delicata e leggera,

stivaletti da sera in andatura

da fuga verso casa. Quasi accanto,

invernale, si svela la segreta

fisionomia ma sì, forse era l’angelo

dal vestito di seta:

flash d’incanto, un istante

breve, bruciante.

 

Angelo pesciolino

Le volò il palloncino

fatto a coniglio blu.

Prendilo , mamma, presto

che lassù

troverà tuoni fulmini e tempeste

avrà freddo e paura

senza di me, e non ci vedremo più.

Alessandro Fo

(da Mancanze Einaudi, 2014)

copertina-libro-alessandro-fo-mancanze-gennaio-2018-vivimedia 

In “Mancanze” (Premio Viareggio 2014) Alessandro Fo, riserva un’ intera sezione agli angeli: “Figure d’angeli” con un esplicativo esergo dalla “Vita nova” di Dante: “ Onde partiti costoro, ritornaimi a la mia opera, cioè del disegnare figure d’angeli”. Libro di versi che apre uno spiraglio ampiamente articolato nel panorama poetico di Fo. In quarta di copertina si legge: “ La poesia di questa raccolta è estremamente contigua, per forma e ispirazione, ai meccanismi della preghiera”. Ma sia avvisato il lettore: qui non ci troviamo dinanzi a una “poesia religiosa” come potrebbe essere ad esempio in Clemente Rebora: poesia come dono della vita nobilitata dalla grazia che ha come centro il mistero di Cristo fattosi uomo per la nostra redenzione. Fo, invece, attraverso un costante anelito spirituale, fortemente mariano, (bella la sezione “Libro d’oro” dedicata, appunto, alla Madonna) scruta la vita, le vicende della vita, anche le più quotidiane (per taluni, scontate) per scoprire in esse il segno del divino attraverso “quella sostanza angelica che abita nelle contingenze terrene e umane meno canoniche”. E di questa “sostanza” l’angelo, la figura angelica, non può non essere mezzo e messaggero del respiro dell’Oltre. L’angelo, come “ricovero per l’uomo” nella trasfigurazione poetica di Mario Luzi. Il poeta, infatti, affermava che la mente umana si crea dei ricoveri ed uno di questi non può non essere l’angelo. Ed è in queste “figure d’angeli” che il lettore s’imbatte; ma sono, oserei dire, “angeli di terra”: con lo sguardo al divino ma al tempo stesso fisso negli occhi dell’uomo. Angeli che richiamano (o forse lo sono) figure di persone care al poeta che hanno attraversato con lui tratti di cammino terreno. O angeli a loro insaputa, come figure femminili incrociate per caso, piene di forza materiale eppure angeliche. Esemplari queste due poesie di due angeli a loro insaputa. “Angelo a sorpresa”, una normale figura femminile come se ne incontrano tante per via, in cui il poeta ritrova e “svela la segreta fisionomia”: è l’angelo “dal vestito di seta” che fulmineo ti passa accanto in un lungo bruciante istante di vita che suggerisce l’Altrove. E’ l’angelo pesciolino, la bimba ingannata dal vento che a lei rapisce “il palloncino/fatto a coniglio blu”. E l’accorata invocazione alla madre (chissà, forse con la M maiuscola) di non lasciarlo fuggire, di riprenderlo, non per sé, per il suo divertimento ma per sottrarre il palloncino ad una fine dolorosa: “lassù/troverà tuoni fulmini e tempeste”, ma soprattutto sarà solo, “avrà freddo e paura” senza il suo piccolo angelo di terra. 

Alessandro Fo (figlio di un fratello di Dario) nato a legnano nel 1955, è docente di Letteratura latina all’Università di Siena. Poeta, traduttore, saggista, autore teatrale. Tra le sue raccolte di versi: Otto febbraio (Scheiwiller 1995); Corpuscolo (Einaudi 2004); Vecchi filmati ( Manni 2006), Mancanze (Einaudi 2014). Molti i premi, tra cui : Montale (1988), Dessi (1995) Achille Marazza (2004) Gregor von Rezzori 2013 – per una superlativa traduzione dell’Eneide- Viareggio (2014) 

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