Emozioni giovani con “Giulietta e Romeo, una tragedia in musica”

In scena al Cortile del Teatro Barba, con il Gruppo “Emotions on stage” e la regia di Carla Russo.


CAVA DE’ TIRRENI (SA). Dopo le emozioni di “Hope”, nuovo appuntamento, il 20 luglio, con la Rassegna “Cava è… estate”, sempre nel Cortile del Teatro Luca Barba. Ritrovo una grande appassionata di teatro e di ballo, Carla Russo, presidente della compagnia “Emotion on stage”, che ha curato la regia dello spettacolo “Romeo e Giulietta – Tragedia in musica”.

Spiegare la vicenda di Giulietta e Romeo sembra cosa banale, perché davvero mi chiedo chi possa non conoscere il dramma di questo amore. E allora, prima che dalla storia, mi faccio incuriosire dai particolari, come quei due stemmi che saranno lo sfondo immobile in tutta la scenografia, a rappresentare i Montecchi in blu e i Capuleti in rosso, risvegliando ricordi di una storia infinita, di un amore secolare, di divisioni e di incomprensioni che ancora oggi non si sanno risolvere: rosso e blu, bianco e nero, ricco e povero…

Non puoi schierarti con chi vuoi”, canta il Principe di Verona, a sottolineare come spesso si nasca già prigionieri di un pensiero senza aver l’opportunità di scegliere secondo i propri principi. Le marionette che mostra nelle mani, ovviamente una blue e una rossa, sono quello che noi diventiamo quando lasciamo che la nostra vita sia gestita da pregiudizi e non da raziocinio.

Mi colpiscono frasi come “voi arrugginiti nell’odio…”, perché davvero l’odio logora, corrode, distrugge: e ne sappiamo qualcosa ancora oggi. E parole antiche tradotte in scene moderne, concetti che vorremmo definire retrogradi risuonano ancora con grande peso: “…noi siamo i re…” in uno sfoggio di potere e onnipotenza “…né leggi né morale…”.

Mentre noi ci perdiamo dentro il canto di Romeo, e il “popolo” si accapiglia restando fedele alle diatribe dei “padroni”, fanno anche un gran lavoro i tecnici, coi cambi di scena, e tavoli che erano torri diventano panche e poi letti… Il teatro è lavoro di gruppo, ma è soprattutto lavoro. Una fatica che genera gioia e piacere…

Intanto le emozioni brulicano in scena. Quando Romeo e Giulietta si scoprono travolti dall’amore, ancora non sanno quanto difficile sarà vivere quel sentimento.

Ride delle cicatrici chi non è mai stato ferito”. Grande coinvolgimento per quella scoperta, per quell’emozione che investe e impaurisce. Il pubblico applaude al loro bacio anche sapendo che sarà l’inizio della tragedia, ma rivivere quella storia, quella passione, non smorza l’emozione neanche a distanza di secoli, “…ama e cambia il mondo…”

Ma in questa storia è già tutto scritto; l’incontro scontro tra Mercuzio e Tebaldo, il loro inveirsi contro con parole che non gli appartengono forse, ma che li hanno nutriti da sempre, sfocia nella tragedia. Solo dopo ci saranno considerazioni razionali

“…vivi la libertà di dire sì e dire no…”

“…chi raccoglierà i sogni che avevi…”

In un attimo confluiscono i rancori di generazioni che genereranno la punizione: non morte, ma esilio per Romeo.

Mi colpisce il dramma del padre di Giulietta, il suo tentativo di sistemare la faccenda promettendola in sposa a Paride: “…bambina mia rimani qui…” ma con rabbia e dolore, strazio e amore.

Questi sono sentimenti moderni? O l’amore padre-figlio è più vecchio di noi, di Shakespeare, o è lui padre del mondo?

Mentre i pensieri mi affollano la testa, si compie il dramma: non si applaude alla morte, neanche a quella finta di Giulietta.

Una musica dura fa da sottofondo, sottolineando la gravità del momento.

Quante bugie possono nascondersi dietro vite che si spengono? Una domanda che ha un’attualità paurosa o forse lo è già stata in passato e continuerà ad esserlo per il futuro.

“…chi ti ha strappato dagli occhi i colori…?”

Non solo gli occhi di chi non c’è più saranno senza colore, ma chi resta, i colori se li strappa coscientemente di dosso. Tutti restano in bianco a cancellare un’appartenenza una divisione.

Per l’ennesima volta Romeo e Giulietta hanno sentito nascere questo grande amore e ancora una volta non sono riusciti a viverlo. Riusciremo noi ad essere più fortunati?

A fine serata Carla arriva per i dovuti ringraziamenti istituzionali, agli sponsor che hanno permesso la realizzazione di uno spettacolo ambizioso, che ha richiesto un grande impegno anche economico vista la presenza dei numerosi microfoni e a collaboratori e attori che le hanno permesso di creare uno spettacolo ambizioso: Francesco Capuano – Romeo, Luisa Della Rocca – Giulietta, Luana Milone – Lady Montecchi, Antonio Ferrara – Conte Montecchi, Serena Rispoli – Lady Capuleti, Alfredo Santoriello – Conte Capuleti, Martina Nunziante – Nutrice, Leonardo Sorrentino – Mercuzio, Luca Mannara – Benvolio, Mariano Granata – Tebaldo, Paolo Santoriello – Paride, Mattia Ruocco – Principe di Verona, Gerardo Siani – Frate Lorenzo, Vincenzo Pio Senatore – Frate Giovanni, e Giulia Impero, Chiara Carotenuto, Stefania Della Rocca, Gabriella Germani, Elena Manzo, e Ada Palestra nei ruoli di serve e cittadine di Verona. A cui aggiunge Michelangelo Maio per le musiche, Carla Leone per le coreografie, Lorena Raia per le scenografie , Anna Avella, Anna Ragone e Paolo Vitale per i costumi. Vincenzo Casaburi per il Service Audio-Luci, Alfredo Santoriello per l’elaborazione grafica e l’organizzazione Emotion on stage e Re.Ame srl.

Tra i tanti ringraziamenti mancano solo quelli per la stessa Carla Russo e allora li faccio personalmente ripensando a considerazioni che nascevano mentre guardavo i ragazzi recitare, il loro reale adattamento al ruolo, in particolare la spensieratezza di Mercuzio, la gravità di Tebaldo: saper assegnare ruoli è compito di chi sa vedere prima degli altri le doti nascoste. e lei sicuramente ha questa dote. E allora grazie a tutti voi che ci avete regalato una vecchia storia che dopo secoli ancora può regalarci riflessioni.

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