Corti dell’Arte atto terzo: un “Viento” che unisce Napoli con Siviglia e Buenos Aires

In scena il gruppo “Flamenco Tango Neapolis”, con canti e danze dal suggestivo sapore di sole


locandina-molfetta-spettacolo-viento-le-corti-dellarte-cava-de-tirreni-agosto-2018-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Sabato 27 Agosto, ancora il complesso di San Giovanni a Cava de’ Tirreni per la nuova serata della XXXI Edizione delle Corti dell’Arte. Ci accoglie come sempre, da perfetta padrona di casa, Eufemia Filoselli, con la sua voce calda e, devo dire, particolarmente emozionata stasera. Sta per fare una sorpresa e davvero non riesce a nascondere la gioia e la riconoscenza verso questa persona che già anche noi aspettiamo con grande curiosità. Si tratta di Pasquale Pisapia, ma non c’è persona di Cava che non identifichi il suo nome con la storica edicola del Borgo Scacciaventi. Persona timida e riservata, sale sul palco davvero colpito da questo riconoscimento che tutta la famiglia delle Corti gli ha voluto tributare. Le motivazioni di Eufemia sono semplici quanto concrete: Pasquale sente questa manifestazione quasi come qualcosa di suo, tanto da accompagnare ogni giornale venduto con uno spot pubblicitario verbale, costante, sentito. Per ricordare e sottolineare a tutti, indipendentemente che sappiano o no, la bellezza e l’importanza di questo evento, cittadino, ma di caratura internazionale. Gli lascia come ricordo tangibile una delle targhe che si trovano in ogni Corte che ha ospitato la manifestazione, e non abbiamo nessun dubbio che la troveremo esposta, con grande orgoglio, nella sua cara edicola libreria!

Altri saluti e ringraziamenti vanno poi a Carlo Catuogno ed Ernesto Manzolillo, designer e grafico, che mettono gratuitamente a disposizione della Rassegna la loro arte.

Sorprese, miscuglio di emozioni che introducono perfettamente il gruppo che ascolteremo stasera: Flamenco Tango Neapolis, con lo spettacolo “Viento”. Ci sarebbe molto da dire a presentazione di questo progetto originale, che fonde culture che vanno da Napoli a Siviglia fino a Buenos Aires, ma come sempre, quando si tratta di arte, lascio parlare le emozioni che suscita.

Vi dirò chi sono i protagonisti, a cominciare dal direttore Salvo Russo (pianoforte, piano e percussioni), accompagnato dai musicisti Marco Pescosolido (violoncello), Gianni Migliaccio (chitarra, voce e percussioni), Agostino Oliviero (violino, oud arabo e chitarra). A loro si uniscono i ballerini di flamenco Alessia Demofonti e Massimiliano De Pasquale “El Bicho” e quelli di tango Natalia Cristofaro e Pietro Ripoli.

Ecco, ora che li conoscete tutti, mettetevi comodi, lo spettacolo inizia.

Arrivano a luci spente, tutti vestiti di scuro i musicisti, quasi a volersi sottrarre alla vista del pubblico, ma sarà impossibile non subirne la notevole presenza.

La voce di Salvo ci cattura; le parole del nostro dialetto, della nostra musica napoletana ci raccontano del mare, del suo mistero e della sua imponenza. Chiama subito in causa il pubblico, chiede una partecipazione che all’inizio è un po’ timida, “Faciteve sentì”, perché lui sa dove ci porterà e sa che bisognerà essere vigili.

Napoli compare prepotente non solo nelle parole delle canzoni, ma anche nell’immaginazione. Presenta i suoi compagni di viaggio e il violoncello ci illude con un’apertura sul cuore, ma poi la chitarra anticipa i ballerini di flamenco e il ritmo va. Stranissimo effetto la mescolanza tra suono, ballo e testi. La prima sensazione è quella di una centrifuga che ti impedisce di pensare, di concentrarti su un’unica cosa. Come se i sensi, apparentemente impegnati sullo stesso soggetto, vedessero contemporaneamente più spettacoli.

Femmena” e i ballerini si accomodano dopo l’assaggio della loro bravura, ma dalle sedie che occupano sul palco continuano a seguire il ritmo della musica battendo le mani, come se ancora fosse in corso una loro esibizione.

Parte la seconda coppia. Abiti aderenti, luccicanti e sexy per lei, elegante per lui. Seducenti come può essere la rumba, coinvolgenti per la musica che li accompagna.

Tutta la serata vedrà l’alternanza delle coppie. Massimiliano ha, nella definizione delle mani, la perfetta forma per l’applauso ritmato che il suo ballo richiede. I passi che rimbombano sulle assi del palco ci rimandano una sintonia perfetta.

Cambiano gli abiti, ma la magia resta intatta. Le mani di Alessia e Massimiliano accanto a Gianni, sono uno strumento aggiunto al gruppo.

Lingua spagnola adesso, col violino che sale di tono e nell’incrocio tutto si trasforma in “Torna a Surriento”.

Salvo, che batte con i piedi scalzi i pedali del piano, attacca con “Scalinatella”. Tu immagini la notte della costiera sorrentina, ma davanti a noi si balla il flamenco. E per confonderci ancora di più, i due ballerini sembrano cantare la loro personale canzone. Per magia, il movimento del corpo si ritrova perfettamente nella stessa musica, indipendentemente dall’idioma parlato.

E ritorna il tango, con un rosso fuoco… “Te voglio, te sento, te chiammo” Quanto sentimento, quanta sensualità regala questo ballo? Sono magnifici. Natalia sembra non aver peso mentre volteggia tra le braccia di Pietro.

Provato a viaggiare stando seduti su un prato? Se l’obiettivo era pagarci un biglietto, ci sono riusciti. Se in questo viaggio volevano insegnarci che si possono mescolare culture e passioni e conservare intatta l’identità e il rispetto per ognuna, la lezione è riuscita.

L’alternanza continua. “Mane dint’ ‘a sacca”, ma io aggiungerei piedi ben sciolti. Si può occupare un metro di palco e raccontare secoli di vita, di storie. Passi brevissimi, ritmati, veloci. Così veloci che diventano viaggio, sforzo, sudore. Ma che rende, per noi, una vera meraviglia.

Tutto si ripete, tutto ricomincia, come un lungo pranzo che ti propone tante portate ma che non ti bastano mai. I musicisti rendono facile questa miscela di sonorità, di sensazioni. Cosa che credo sia possibile solo a chi ha cuori senza confini. I limiti sono creazioni della mente, se si superano, allora si scopre l’infinito.

Ora i quattro ballerini si presentano insieme, per un attimo mescolati anche tra di loro. Sguardi taglienti e complici che dividono e ricompongono. Non sai se preferire quel ritmo vorticoso o il morbido appartenersi in un continuo intreccio di corpi. Ma abbiamo goduto di entrambi e questo ci appaga.

La conclusione appena accennata già crea un mormorio di disappunto. Il viaggio è comodo, intrigante, coinvolgente. Perché interromperlo?

Tu si’ na cosa grande… Dimm ca me vuò bene” E le due coppie, alternate, se lo raccontano che si vogliono bene. Senza parole, ma con passi e corpi senza segreti. Forti e leggeri, ancora una volta ci lasciano un segno delle grandi passioni dei popoli che hanno voluto raccontare.

Finisce, purtroppo, anche questa serata. Salvo ringrazia Felice Cavaliere , storico direttore artistico delle Corti dell’Arte, ora degnamente sostituito dal figlio Giuliano. Noi ringraziamo lui e il suo gruppo, perché davvero ci ha portato un “Viento” fresco, nuovo, intrigante e pensieroso. I brividi della sera meritavano di essere provati.

Ancora musica, musica, E passi di danza e spallucce e sorrisi ammiccanti. Applausi: ritmati, meritati.

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