Corti dell’Arte: il violino di Brodsky e il piano di De Simone in una grande serata di musica … e di vento

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Alle Corti dell’Arte di Cava de’ Tirreni può diminuire l’ampiezza dei luoghi che le ospitano, ma non diminuisce mai la qualità degli interpreti e della loro musica. Lunedì 27 agosto, nella Corte del Teatro Comunale, Vadim Brodsky al violino e Sergio De Simone al pianoforte, hanno deliziato il consueto numeroso pubblico che segue con passione la manifestazione.

Il primo è uno dei grandi violinisti della scuola ucraina, vincitore del primo premio ad ogni concorso a cui ha partecipato, con riconoscimenti in ogni parte del mondo. L’Italia gli ha concesso l’onore di suonare il “Guarnieri di Gesù”, appartenuto a Paganini!

Non meno brillante la carriera di De Simone, fiorentino, che ha legato il suo nome a concerti in tutta Europa e negli Stati Uniti. Grandissimo interprete di musica da camera, insegna pianoforte a Londra, a Livorno e a Sesto Fiorentino.

Gli onori di casa spettano ad Eufemia Filoselli, che come sempre ci parla dei suoi ospiti, delle loro performance in giro per il mondo e di come le Corti diventano, per gli stessi maestri, occasione di esibizione, ma soprattutto di insegnamento. Sono loro infatti, a tenere anche i corsi per gli allievi dell’Accademia Jacopo Napoli, da cui tutto parte. Tra un curriculum e l’altro, una sonata e l’altra, avrà poi anche modo di ricordare un cambio di data importante, perché la serata prevista per sabato 1 settembre sarà anticipata a venerdì 31 agosto.

La serata non minaccia pioggia, ma un venticello dispettoso si presenta e si ha l’impressione che vorrà in qualche modo partecipare allo spettacolo.

I due artisti arrivano tutti in nero, si presentano al pubblico e prendono possesso dei rispettivi strumenti. Un leggero cenno di intesa col capo e si va.

Schumann apre il programma. Ritmo dolce, che serve per calmare le agitazioni del cuore; grande rimedio, la musica.

Il vento prova a distrarci trascinando via lo spartito del violino, ma non ci riesce. Le note continuano ad andare, scolpite nella mente e in quella mano che non ha lasciato l’archetto. Quando i tasti affondano, danno un senso di definitivo, di assoluto.

Le corde pizzicano il cuore che sembra voglia battere per conto suo. Non capisco se c’è qualcosa nella musica che mi spinge contro il muro o se la musica è il muro che non mi fa cadere giù. Ma il tocco finale è proprio una carezza, allora di sicuro è la mia àncora.

Incredibile come si muovano in perfetta coordinazione l’archetto del violino e il capo del pianista: ad ogni affondo, ad ogni rincorsa, corrisponde lo stesso movimento.

Il pezzo è finito e non ho scritto niente. Mi scuserete ma ero in viaggio con loro. Mi hanno offerto un biglietto per un treno che viaggiava in luoghi deserti, ma che volevano essere ammirati. Quando fuori da un finestrino osservi il nulla, sei obbligato a guardare il tuo dentro; e non è mai compito facile.

Ripartiamo. A bordo sono salite le note di Camille Saint-Saens, mi fanno compagnia. Ballano tra i sedili, si affacciano ai finestrini polverosi ma non si lasciano distrarre dal loro gioco. Corri, ti inseguo, ti prendo, mi sfuggi…

I capelli bianchi del maestro Brodsky raccontano dei tanti viaggi fatti, ma nulla ha perso della ricerca, della curiosità, della voglia di scoprire ancora una volta dove arriverà questo treno.

De Simone suona, legge lo spartito e sembra che gli parli. Col capo fa cenni di assenso, come a confermare che quanto sta accadendo, quanto si sta raccontando, è tutto giusto, tutto vero.

Applausi da noi e tra di loro complimenti a vicenda.

Il vento torna, prepotente discolaccio in una serata che vuole essere raffinata. Ma non vincerà. Il maestro ucraino fa un gesto col violino che mi ha dato proprio la sensazione di una carezza. Una piega del collo, ad insinuarlo ancora di più sotto il capo, come per proteggere un oggetto caro. Attimi di dolcezza e di pausa da dedicare al piano. Si parlano sottovoce, il vento si intrufola dispettoso, ma non cambia il senso del discorso, che si ravviva all’improvviso, come se si fossero accesi gli animi. Un parlare veloce, a tratti sovrapposto, dove ognuno cerca di mantenere alto il suo punto di vista. È la musica di César Franck: porta confronto, ricerca, storia. Mai scontro.

Si guardano i maestri come se stessero per intraprendere un cammino più difficile e devono tenersi pronti, all’erta. Tutto cresce di intensità, l’archetto graffia le pareti del cuore mentre i tasti ci saltellano sopra.

Anche l’acrobazia fisica, a bloccare l’intero leggìo che il vento vuole portare via, dimostra quanto sia difficile superare un momento così intenso. Ma riescono a non distrarsi mai. Quelle note sono incise nella loro anima e non si dimenticano, non si saltano.

Ritmo veloce, come a voler recuperare gli attimi perduti, come a rincorrere il filo del discorso.

L’archetto ha un movimento che ipnotizza. Se lo segui per un po’, ti senti in suo potere.

Ma non siamo prigionieri. Siamo liberi di applaudire un’altra meravigliosa serata di musica, di arte, di emozioni.

Il maestro Brodsky, in perfetto italiano, dice: “Eravamo sicuri del nostro successo e abbiamo preparato un bis. Non si sa mai…” Apprezziamo divertiti la battuta e soprattutto siamo felici che non sia ancora finita.

Ma prima di esibirsi con La zingaresca, ci tiene a precisare che il pezzo di Franck è uno dei più difficili da interpretare. Ed è un omaggio al collega De Simone, alla loro formidabile competenza, alla grande empatia che hanno e che gli ha permesso di omaggiare noi di un concerto di così grande spessore.

Dalle nostre sedie possiamo solo dire che davvero hanno dimostrato, oltre alla già riconosciuta bravura e maestria, una grandissima personalità, una forte presenza in scena, una padronanza assoluta della loro esibizione.

Riparte la musica, piano, ad illuderci di calmare le nostre emozioni. Ma dura poco. Ci prendono e ci portano in giro a ballare vorticosamente tenendoci solo con la punta delle dita. Sta a noi non cadere, restare aggrappati. Loro vanno fino in fondo, noi abbiamo resistito.

Il vento ha perso. Al muro spiccano le bandiere degli Sbandieratori dei Città de La Cava. Lo hanno catturato e nelle loro pieghe conserveranno la magia di questa splendida notte.

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