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Disarmiamo l’ignoranza! Un originale Concorso letterario e fotografico indetto dal MARIC sulla Cultura e i suoi “segni”

maric-disarmiamo-lignoranza-salerno-febbraio-2018-vivimediaSALERNO. Il MARIC (Movimento Artistico per il Recupero delle Identità Culturali), fondato e presieduto dall’artista Vincenzo Vavuso, ha lanciato ad inizio 2018 il Concorso di Poesia, Prosa e Fotografia

Disarmiamo l’Ignoranza

La Premiazione si svolgerà nell’ambito della kermesse artistico-culturale, promossa e realizzata dagli artisti del Movimento, dal titoloAnimArte, chesi svolgerà nel mese di aprile nella sede espositiva di Palazzo Fruscione del Comune di Salerno. (Vicolo Adelberga, 19, 84121 Salerno SA )  

Il Premio è diviso nelle seguenti sezioni: 

Sezione A – Racconti brevi

Tema: La Cultura e i suoi Valori

Copie: n.4 copie dattiloscritte se inviate per posta e/o testo digitalizzato.

Lunghezza: Massimo 4 pagine A4, carattere Times New Roman, grandezza 14, interlinea singola.

Opere ammesse: Max n.2 racconti inediti e mai premiati.

 

Sezione B – Poesia

Tema: La Cultura e i suoi Valori

Copie: 4 copie dattiloscritte se inviate per posta e/o testo digitalizzato

Lunghezza: Max 35 versi

Opere ammesse: Max 3 poesie inedite e mai premiate

 

Sezione C – Fotografia

Tema: I segni della Cultura e dell’Identità

Copie: n.1 copia per ogni foto, se inviate per posta – opp. file via web

Lunghezza: File jpg di dimensioni 30×45 a 300 dpi

Opere ammesse: Max 2 foto inedite e mai premiate

 

Regole e quote

Potranno partecipare opere in lingua italiana, ma anche in lingua straniera o n vernacolo,

purché siano corredate di traduzione in lingua italiana. In caso di minore età, la domanda dovrà essere accompagnata dall’autorizzazione dei genitori.

Gli autori dovranno inviare gli elaborati all’indirizzo e-mail:info@movimentomaric.it oppure spedirli all’indirizzo “M.A.R.I.C., Via Calata San Vito, 87- 84126 -Salerno“ indicando sulla busta la dicitura: Premio Internazionale di Poesia, Prosa e Fotografia M.A.R.I.C. edizione 2018.

È prevista una quota di adesione di 10 € per una sezione (15 € se le sezioni sono più di una).

· Le quote andranno versate sul Conto Corrente Bancario intestato al M.A.R.I.C. tramite

bonifico sul codice IBAN IT27D0885576170006001002365. Oppure tramite Ricarica PostaPay, numero 4023600656575893 intestata a Pizzo Isabella C.F. PZZSLL73D43H703X .

La ricevuta del pagamento dovrà essere allegata al plico nel caso di spedizione postale, scannerizzata e allegata alla e-mail, nel caso di invio per posta elettronica.

Una volta coperte le spese di organizzazione, l’eventuale residuo sarà donato per la costruzione e l’arredo della nascente Casa della Cultura ad Accumoli, per la quale dal MARIC già da oltre un anno è stata aperta una sottoscrizione, oramai non lontana dal traguardo finale. 

·  Le opere presentate dovranno essere accompagnate da una dichiarazione in busta

Chiusa, inserita nel plico, e contenente i dati anagrafici (Nome, cognome, indirizzo, numero telefono, indirizzo posta elettronica) e riportare la seguente autorizzazione firmata “Io, sottoscritto XXXX, dichiaro sotto la mia personale responsabilità di essere l’unico autore dell’opera/delle opere………… ed autorizzo l’uso dei miei dati personali ai sensi dell’art. 13 D.L. 196/2003.” In caso di minore età l’autorizzazione dovrà essere firmata dai genitori o da chi esercita la potestà. Le opere anonime saranno escluse.

· Le opere dovranno pervenire entro e non oltre il 20 marzo 2018, alla segreteria del

M.A.R.I.C. entro e non oltre stessa data, se inviati per posta (farà fede il timbro postale). Le opere inviate non saranno restituite. 

Premi:

· L’organizzazione del Premio comunicherà tempestivamente i risultati sul sito del promotore e tramite e-mail.

Al primo classificato di ogni sezione verrà assegnato un premio in denaro.

La giuria, alla quale le opere saranno consegnate dalla Presidenza con la garanzia dell’anonimato, selezionerà le prime 5 opere di ogni sezione, che, corredate da una breve nota personale e fotografia, saranno pubblicate sul sito www.movimentomaric.it. Inoltre, le stesse,saranno inserite nella seconda raccolta antologica del M.A.R.I.C. che verrà distribuita la sera stessa della premiazione.

Le copie destinate agli autori saranno gratuite, le restanti verranno donate a fronte di un minimo contributo che sarà devoluto per la costruzione della Casa della Cultura di Accumoli.

Le prime tre opere classificate di ciascuna sezione (foto, racconto breve e poesia) saranno esposte permanentemente presso la nascente “Casa della Cultura” ad Accumoli e potranno essere utilizzate, previa autorizzazione, per il decoro urbano (murales) della cittadina di Curti in provincia di Caserta, mentre le opere fotografiche verranno esposte permanentemente nella Biblioteca Comunale del comune di Curti.


Tutti i finalisti saranno invitati a presenziare alla cerimonia di premiazione che si terrà

al Palazzo Fruscione di Salerno nel mese di aprile 2018 (la data sarà comunicata sul sito www.movimentomaric.it) in occasione della Mostra AnimArte. Nella stessa sede saranno proclamati i vincitori delle varie sezioni e, nel caso di impossibilità a presenziare, gli autori potranno delegare persona di fiducia per il ritiro del Premio.

Ai segnalati sarà consegnata una pergamena, mentre a tutti i partecipanti sarà

consegnato un attestato di partecipazione.· La giuria, il cui giudizio è insindacabile, sarà composta da:

Claudio Grattacaso (scrittore), Franco Bruno Vitolo (giornalista e scrittore), Maria

Rosaria Vitiello (consigliere per le politiche culturali, educative e scolastiche della Provincia di Salerno), Rosalia Cozza (poetessa), Enzo Truppo (fotografo), GaetanoClemente (fotografo) e Maurizio Isacco (cultore d’arte).

Coordinatrice del premio è Isabella Pizzo (tel. 3472236015).

1948 – Gli Italiani nell’anno della svolta, di Mario Avagliano: la storia delle elezioni di ieri che decisero la storia di oggi

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Settima perla della collana storica di Marco Palmieri e del “nostro” Mario Avagliano, “cavese nel mondo” e oramai diventato un punto di riferimento fermo e stimolante per tutti gli studiosi, non solo nazionali. Dopo gli internati, gli ebrei, i deportati, le leggi razziali, la guerra, la Repubblica Sociale, stavolta Avagliano e Palmieri hanno messo “sotto inchiesta” le elezioni del 1948, che doveva essere un anno rivoluzionario come il 1848, se avessero vinto i socialcomunisti del Fronte Popolare, e diventò invece il trampolino di lancio per l’Italia della DC, quella che governò come partito per oltre quarant’anni e che non ha smesso neppure oggi forse di essere egemonica o determinante nella vita di alcune formazioni politiche.

Il libro, documentato e appassionante come i precedenti, è stato già presentato a Roma il 2 febbraio scorso, a Piazza Venezia, presso l’Associazione Civita, nella prestigiosa Sala Gianfranco Imperatori, in un Palazzo speculare a “quello là” del Duce.

I relatori, un vero e proprio “parterre de rois”: Giorgio Benvenuto, ex leader nazionale UIL, Aldo cazzullo, giornalista, storico e star TV, Adolfo Battaglia, ex leader del PRI, la prof. Simona Colarizi, storica dei partiti.

A Cava, il libro sarà presentato il 23 febbraio, alle 18, nella bellissima Sala d’Onore di Palazzo di Città, col patrocinio del Comune e a cura dell’Associazione Giornalisti “Lucio Barone”. Oltre al Sindaco Vincenzo Servalli, all’Assessore Barbara Mauro e al Presidente della “Barone” Emiliano Amato, interverranno il prof. Giuseppe Foscari, docente di storia l’avv. Gaetano Panza e il dott. Gerardo Canora, politici cavesi e testimoni diretti di quel periodo. Leggerà i testi Pietro Paolo Parisi. Condurrà il sottoscritto scrivente, Franco Bruno Vitolo.

 

O di qua o di là. O nel blocco occidentale, guidato dagli USA, o nel blocco comunista, guidato dall’Unione Sovietica. Erano loro, USA e URSS, le due nuove superpotenze del mondo dopo la sconfitta del Nazismo e dei totalitarismi di destra e la relativa vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, che li aveva visti prima alleati nella battaglia e nella divisione del mondo a Yalta e poi divisi dal solco nascente della guerra fredda e dai muri ideologici e politici che si stavano alzando tra i due grandi imperi.

O di qua o di là. E con il problemino che sarebbe nato se si fosse andati “di là”, essendo l’Italia, paese in zona d’ombra dell’Ovest, stata “assegnata” a Yalta al blocco occidentale, così come la Cecoslovacchia, paese in zona d’ombra dell’Est, era stata assegnata al blocco URSS (e chi si opponeva, come il segretario del partito Comunista, finì con l’essere gettato dalla finestra… per un omicidio che diventò in Italia “La lezione di Praga”).

In Italia, dopo le elezioni del ‘46 e la nascita della nostra avanzatissima Costituzione, figlia del lavoro congiunti di tutti i partiti antifascisti protagonisti della lotta partigiana, si presentarono su due fronti contrapposti alle elezioni del Parlamento, previste per il 18 aprile del 1948.la Democrazia Cristiana, leader del blocco moderato occidentale e vicina al Vaticano, ed il Fronte Popolare, guidato dal Partito Socialista di Pietro Nenni e dal Partito Comunista di Palmiro Togliatti,

O di qua o di là. Era l’anno della svolta decisiva per il futuro dell’Italia. E gli Italiani scelsero “di qua”: la DC e gli alleati ottennero un’amplissima maggioranza, il Fronte Popolare, nonostante l’immagine di Giuseppe Garibaldi sul simbolo, superò di poco il trenta per cento, lì dove aveva sperato nella maggioranza assoluta.

Non fu una scelta facile né “indolore, nel prima e nel dopo.

La campagna elettorale che precedette le elezioni fu la più sanguigna, aggressiva e partecipata di tutta la nostra storia, con un numero di votanti pari al novanta per cento degli aventi diritto, tra i quali per la prima volta c’erano le donne. In tutto il Paese era un fermento di discussioni e anche litigi, tra l’ebbrezza della ritrovata libertà dopo la dittatura e gli scontri di ideologie opposte, tra il materialismo socialcomunista e l’imprinting conservatore e religioso democristiano e vaticano, con una Chiesa scesa in campo in primissima persona e con l’intervento anche di suore e di “Madonne pellegrine”, a difesa dei valori tradizionali e contro l’orso comunista.

Tutto questo fermento tra la gente, oltre che nel Palazzo e a livello internazionale, il libro di Mario Avagliano e Marco Palmieri ha il merito di rappresentarcelo compiutamente attraverso i documenti originali dell’epoca, dalle relazioni ufficiali politiche e giudiziarie agli articoli di giornale alle lettere private. Un materiale di ampio respiro, presentato con organicità e chiarezza, inquadrato adeguatamente nel contesto, con una fascinosa varietà di angolazioni, dal manifesto ad effetto speciale alle fotografie di informazione, dalle dichiarazioni diplomatiche alle invettive senza mezzi termini, dai fattarielli gustosi alle analisi lucide, dalle luci di una nuova classe politica di alto profilo e senso dello stato alle piccinerie qualunquistiche o di ripicca. Insomma, un libro di storia che diventa un libro di storie che diventano una storia unica e appassionante come un romanzo. E chi era già nato in quegli anni o nei successivi, consequenziali e ribollenti anni Cinquanta, vi riconoscerà tutto il sapore delle piazze di quegli anni.

Il grande merito di Avagliano e Palmieri è quello di aver offerto gli strumenti per una rivisitazione precisa e documentata di quell’anno e di quel periodo, riuscendo con acuta empatia di storici a permettere di capire le ragioni dei contendenti, eppure non rinunciando mai ad un giudizio motivato e supportato dai successivi sviluppi della storia. Non cadono quindi nell’errore della pancia, come troppo spesso oggi si tende a vivere la politica, ma non ignorano il valore della pancia, senza sopravvalutarla. Sarebbe stato facile, da persone di sinistra, inveire contro la grossolanità dei manifesti terrorizzanti, quasi terroristici, della DC sull’ipotesi di un avvento dell’Orso Comunista, o contro le “lettere della libertà” italo-ammericane qui opportunamente ricordate. Sarebbe stato facile, immedesimandosi nell’elettore di Destra, puntare il dito contro le tendenze espansionistiche, imperialistiche e antilibertarie dell’Unione Sovietica e in parte implicite nel comunismo stesso. Sarebbe stato facile denunciare l’attentato a Togliatti come puro figlio dell’atmosfera avvelenata di quei giorni e del governo della guerra civile (vedi nel libro la dichiarazione di responsabilità di Nilde Jotti), o esaltare l’aiuto che diede la vittoria di Bartali al Tour per frenare l’ondata rivoluzionaria e insurrezionale, come pure dire che le elezioni erano state vinte sull’onda della paura del comunismo e della mobilitazione gigantesca e “miracolistica” della chiesa cattolica.

Non insistono sull’effetto facile, Avagliano e Palmieri, ma ci fanno capire che questi elementi, pur importanti ai fini della sconfitta della sinistra, unita alle ambivalenze della sinistra stessa relativa al futuro economico e politico, furono importanti, ma non determinanti come altri. Ad esempio, il bisogno che aveva un paese ancora alle corde per la povertà di sempre e i disastri della guerra, di ricevere aiuti e finanziamenti concreti per una ricostruzione materiale e morale e un rilancio reale dell’economia. E questo lo garantiva il Piano Marshall americano, che però era subordinato alla scelta di campo occidentale (molto interessante la ricostruzione nel libro, a cominciare dal supertelegramma e attraverso il “treno dell’amicizia”). E altro fattore determinante era che il nostro Paese, pur avendo ripudiato il Fascismo, era, e crediamo ancora lo sia oggi, fondamentalmente un paese moderato, legato alle radici delle tradizioni certo non rivoluzionarie del mondo contadino, non alieno dalle parole d’ordine della destra.

A questo quadro della rappresentazione di Avagliano e Palmieri, dobbiamo aggiungere la divisione dei capitoli, molto razionale, che parte dalla rottura dell’unità costituente (corrispondente poi alla rottura internazionale dell’alleanza antifascista e antinazista) per proseguire con i bollori della fase preelettorale, col peso dell’intervento americano e del Piano Marshall, con gli scontri e le tensioni in tutto il Paese, con la democrazia bloccata dagli eventi e dagli accordi sovranazionali, ma anche con la conventio ad excludendum della sinistra con cui si chiude il volume.

Dalla lettura si esce soddisfatti e carichi di stimoli e forse anche in parte rasserenati dalle conturbanti emozioni che ancora oggi generano quelle tensioni. Dagli eventi successivi sappiamo che il Paese si riempì di don Camilli e Pepponi, che furono anche botte da orbi, ma che don Camillo e Peppone tante volte erano in grado di collaborare per l’interesse di tutti. Sappiamo che questo spirito collettivo alimentò la grandezza del boom e le successive conquiste civili e democratiche. E dal libro di Avagliano e Palmieri abbiamo anche avuto la conferma che tutto sommato anche per la sinistra oggi quella vittoria DC non fu “una disgrazia” (ben altri problemi avrebbe causato la vittoria del Fronte).

È una miniera che ci arricchisce… e forse ci deprime anche un poco, perché nel confronto la nostra epoca appare ben più meschina e povera d prospettive. Certo, non è più il tempo di don Camillo e Peppone… e non è detto che questo sia un male. Però, sarebbe buono e giusto che i meschinelli litiganti di oggi sapessero guardare all’interesse comune, come alla fine facevano proprio i don Camillo e i Peppone di ieri …

Presentato anche a Roma “Verso di me”, di Silvana Salsano: un emozionato ed emozionante racconto in prosa e poesia nel tunnel della malattia… e oltre

CAVA DE’ TIRRENI (SA) e ROMA. Una vita terremotata dall’arrivo di un “inquilino abusivo” nel corpo, il disorientamento di giorni sbandati dall’altalena tra disperazione e ricerca di vie d’uscita, le terapie logoranti e deformanti, eppure salvifiche, ore annaspanti appena addolcite dal calore protettivo della famiglia, ore notturne avvolte da abissali fantasmi, poi la luce in fondo al tunnel e la riconquista della vita e la riscoperta di una nuova se stessa, in un’inesausta e inesauribile voglia di primavera. Questo il “romanzo interiore” dei frammenti di luce in una notte buia che la cavese Silvana Salsano ha intessuto in una successione di prose e poesie che ha pubblicato col titolo bivalente Verso di me (Ed. Area blu),e che ha presentato il 4 dicembre a Cava nella sala del Comune e sabato tre febbraio anche a Roma, nel Club “Il seminterrato”, diretto da Massimo Leone, in via Siena.

In tutte e due le serate, nessuna relazione “letteraria”, come si usa spesso durante le presentazioni di libri, spesso ahimé verbose e troppo “azzeccose”. In tutte e due le serate hanno parlato i versi e le confessioni di Silvana stessa.

A Cava, nel Salone d’Onore di Palazzo di Città, affollatissimo ma tutto oscurato, con la magia di una piccola luce sui lettori (la stessa Silvana, la figlia Ida Accarino, Maria Teresa Kindjarsky, Silvana Pisapia, il sottoscritto scrivente) e di un fascinoso creatore di rinascite in note, come il pianista Ernesto Tortorella. A Roma, con un emozionato pubblico “fatto in casa”, in una sala più piccola e raccolta, sempre in penombra, ma senza buio, con la lettura delle new entry Anita Trincia e Francesca Ferraioli e dei “veterani” (la stessa Silvana, Ida e il sottoscritto) e la musica di Jonio Worzel, armoniosamente coniugata ai testi.

Tutte e due le volte, la magia di un incontro “vero”, con momenti ora di alta Empatia con la S maiuscola (la S di Sensibilità e di Silvana), ora di avvolgenti voli nelle nuvole dei ricordi, ora di fascinose scoperte-riscoperte, ora di stimolanti riflessioni sul coraggio di raccontare e la capacità di lottare, sui disvelamenti a se stessi e ad altri al di là delle maschere, delle apparenze, dei ruoli e dei pregiudizi,.

Tutte e due le volte la storia di una malattia e di una ri-scoperta è uscita fuori dalla persona di Silvana per diventare una storia di tutti i presenti, perché ognuno di noi è attraversato da caverne e da fantasmi e, ogni volta che ne sente gli spifferi del buio, apre il cuore all’abbraccio solidale della comune fragilità.

Ed è stato un cammino, che nella sua realtà comune intender non lo può chi non lo prova, mentre nella sua realtà immaginaria regala un ponte di anime e il sapore dolce della ricostruzione.

Accanto a questa “lezione di condivisione”, la percezione della vita.

Silvana racconta il tutto con lo spirito della reduce, da una guerra e/o da un lager. Comunque, da un Inferno.

E, se la malattia è l’Inferno intriso di buio, già il Purgatorio, cioè la convalescenza, assume la luce piena del Paradiso. E tutto appare circondato da un alone diverso. In quel lungo dialogo con se stessi che ogni malato è costretto a fare, risulta assai feconda la rivisitazione delle emozioni e dei sentimenti finora vissuti e in attesa di ritorno. Tutto riappare, ma con la sua altezza “reale”. E ogni segno, ogni sorriso, ogni scintilla di vita ridiventano calore, ogni frammento della proprio esistenza assume un senso e la forma di un desiderio. Al confronto, ti torna a vibrare il cuore e si apre all’immenso respiro del cielo. E piano piano, mentre contestualmente riesci a vedere la luce che è in fondo al tunnel e la speranza riprende corpo, ti reimpossessi di te e l’amore ti scoppia nel cuore, ed emerge una persona più coraggiosa, più vorace, più sicura, più temeraria. Un’altra se stessa.

Questo viaggio, pur se con un lungo travaglio di non facile “stappamento”, Silvana ha trovato attraverso il libro la voglia, la, forza, il coraggio di raccontarlo. Da questo viaggio lei è andata e tornata tante volte verso di sé. E con lei ognuno di noi verso di lei. E alla fine, sperabilmente, ognuno di noi verso di noi stessi. Grazie anche a lei… e ai lampi di luci che ci ha regalato dalla sua nottata.

Alla Festa dei Giornalisti l’Associazione “Lucio Barone” celebra un anno ricco di iniziative, di eventi e di ospiti super, come Duccio Forzano e Federico Buffa

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Se il 24 gennaio dello scorso anno, la Festa dei Giornalisti rappresentò la prima uscita pubblica del nuovo Presidente dell’Associazione Giornalisti di Cava de’ Tirreni e Costa d’Amalfi “L.Barone”, Emiliano Amato, quella di quest’anno ne ha rappresentato la consacrazione.

Infatti egli, nel suo intervento al termine della Celebrazione Eucaristica officiata nella Chiesa di Sant’Alfonso dall’Arcvescovo Mons. Orazio Soricelli in onore del patrono dei giornalisti San Francesco di Sales, ha potuto presentare un bilancio estremamemte positivo di questo suo primo anno da Presidente.

Un anno ricco di interventi specifici in campo giornalistico, a cominciare dai corsi a punteggio distribuiti tra la primavera e l’estate in tutto il territorio. Un anno di incontri significativi con autori di libri e giornalisti di rilievo nazionale, tra cui naturalmente spiccano i nomi di Duccio Forzano e Federico Buffa, superbig di Rai (Che tempo che fa, Forzano) e Sky (i grandi ritratti-documentario dei campioni dello sport, Buffa). Un anno d innovazione, culminato nei premi ComunIcare, assegnati il 5 dicembre, in occasione proprio dell’incontro con Federico Buffa. Un anno di riconoscimenti e di performance dei membri dell’Associazione: ad esempio, i tre podi giornalistici estivi di Antonio Di Giovanni, tra cui anche un premio insieme con Franco Di Mare, il libro di Patrizia Reso sul Fascismo a Cava, quello del sottoscritto FBVitolo sulla Civiltà Contadina e, dulcis in fundo, l’espansione “internazionale” del Presidente stesso…. Un anno di fresco e rinnovato fermento all’interno dell’Associazione, con la partecipazione attiva e propositiva di tutti i membri del Direttivo.

Tutto questo con giusto orgoglio è stato ricordato dal Presidente e rievocato dal Vescovo Soricelli e dai membri dell’Associazione.

Quanto detto non vuole però fare ombra al clou della manifestazione, che era il ricordo del giorno in cui la salma del Vescovo francese Francesco di Sales (1567 – 1622) fu traslata definitivamente da Lione ad Annecy e da cui è partito il cammino della memoria che ne ha fatto il santo patrono dei giornalisti. Francesco di Sales è stato uno dei più grandi maestri di spiritualità di un periodo ricco di fermenti e di tensioni. Si distinse come sacerdote zelante, instancabile e creativo. Infatti, per fronteggiare la crisi delle partecipazioni, andava in giro per le case dei fedeli a distribuire fogli volanti con gli insegnamenti da trasmettere, motivo per cui è considerato un profeta della comunicazione.

Interessanti anche gli spunti dell’omelia, in cui, oltre ad evidenziare il ruolo “seminatore” della Parola e dei suoi messaggi, Mons. Soricelli ha richiamato il documento papale sul giornalismo, in cui Papa Francesco, come al solito stimolante e concreto, ha ricordato la necessità della Verità e il rifiuto netto delle fake news, che sono l’opposto di quello spirito costruttivo sociale e umano al quale si dovrebbe conformare naturalmente un giornalista.

Al termine, abbraccio fraterno e altrettanto fraterna agape, a base di cibi ben saporiti, di un panettone al bacio e di caldi dialoghi di condivisione, in cui sono riemersi alla memoria i momenti più significativi dell’ultimo periodo, in particolare dell’Avvento di fuoco, che è iniziato a fine novembre con il battesimo poetico di Alfonso Apicella, autore della raccolta in lingua napoletana Sunagliera, proseguendo con il sorprendente poema in versi Il segreto di Nonna Ninna (Ed. Europa) di Anna Maria Santoriello, con l’avvolgente noir Rosso Lupo di Francesco Puccio, e poi decollando il 4 dicembre con l’emozionante reading del libro Verso di me” (Area Blu), di Silvana Salsano, con la lettura recitata in penombra di versi e prose (e musica da fuoriclasse di Ernesto Tortorella) a raccontare l’inferno della malattia, il Purgatorio della speranza e della convalescenza e il Paradiso della Vita nuova riconquistata. Il giorno dopo la Salsano, l’esplosione con il duo Buffa-Catozzi.

Martedì 5 dicembre, infatti, nella grande e spettacolare Sala del Consiglio del Palazzo di Città, di Cava de’ Tirreni, davanti ad un pubblico foltissimo, è stato presentato il libro “Muhammad Ali, un uomo decisivo per uomini decisivi” (Ed. Rizzoli), appassionata ed appassionante biografia di Cassius Clay, “il più grande”, il pugile che nella seconda metà del secolo scorso ha fatto la storia dello sport ed anche della società. Con un’affabulazione avvolgente che ne ha fatto quasi un romanzo e che ha spaziato ad ampio raggio tra sport e storia, musica e società, il volume è stato realizzato da una coppia magnificamente assortita: il giornalista Federico Buffa, che è oggi in Italia il maggior aedo multimediale dello sport, e la giovane ricercatrice cavese Elena Catozzi.

L’incontro è stato ricchissimo di stimoli e di emozioni. Questo certamente è dipeso dalle mille sfaccettature del personaggio Clay: lo stile da farfalla-ape, il carattere esuberante e fortemente mediatico, gli epici scontri con Foreman, Liston e Frazier, il passaggio all’Islam col cambio di nome, il rifiuto pacifista, pagato caro e personalmente, di partecipare alla guerra del Vietnam, l’impegno per i diritti civili e la dignità della minoranza nera, la parkinsoniana accensione del tripode alle Olimpiadi di Atlanta, l’umana generosità e la bellicosa aggressività… Bisogna però ringraziare anche e soprattutto l’empatica capacità di comunicazione sia di Federico Buffa, affabulatore per eccellenza nel giornalismo nazionale, sia della giovane Elena Catozzi, che di fronte al pubblico di casa si è sentita caricata del ruolo di scrittrice in questo caso “alla pari” rispetto al grande compagno e di quello aggiuntivo di campionessa in patria rispetto ad una città orgogliosa di lei e felice per un salto di qualità che potrebbe anche essere decisivo nella sua carriera.

Oltre ai discorsi sportivi, i due autori hanno anche tracciato storie personali di incontri reciproci e riflessioni sulla forza di accettare le sfide e sui rapporti con le personali fragilità, come per Buffa la scelta della memoria nell’affrontare monologhi teatrali, compensativa rispetto al trauma dell’Alzheimer materno, o per Elena il passaggio dall’iniziale timore del salto troppo lungo per le sue gambe alla grinta superba nell’allungare le sue gambe.

Simpatici anche i siparietti col pubblico, come il duetto con un quattordicenne che aveva percepito lo spirito di scommessa del loro incontro, o il faccia a faccia con l’allenatore della Cavese, Bitetto, che fu uno degli eroi di quella squadra che nel 1982 in serie B andò a vincere in casa del Milan, squadra del cuore e della coratella per il buon Federico.

Importante l’epilogo della serata: su conduzione del Past President della “L.Barone” Antonio Di Giovanni, sono stati assegnati i primi premi ComunIcare (dove il finale I care richiama il famoso motto di Luther King) a enti o persone meritevole nel settore della comunicazione.

I riconoscimenti sono stati assegnati agli Uffici stampa dei Comuni di Cava de’ Tirreni e Amalfi ed a quelli dei rispettive Centri Vescovili, alla Protezione Civile di Cava de’ Tirreni, all’Ente Sbandieratori Cavensi, all’emittente metelliana Quarta Rete RTC, alla stessa Elena Catozzi e, dulcis in fundo, proprio a Federico Buffa, nella sezione Pontegiovane, riservata a personalità o situazioni o enti capaci di stabilire un ponte tra le generazioni per aprire finestre di speranza ai giovani. E più ponte di quello creato tra Buffa e la Catozzi…

Il “dopo Buffa” è stato degno dello scoppiettante inizio, con la doppia presentazione (15 dicembre a Cava e 27 dicembre a Vietri) del giovane e geniale poeta Alessandro Bruno, autore della raccolta Feste, festine e maletiempo (Ed. Gaia), con poesie in lingua napoletana che stanno già facendo il giro del territorio, e poi con la strepitosa performance di Dino Benvenuti, il novantenne “viaggiatore” di Valenza Po, venuto a presentare il suo libro Shambhò, in cui racconta l’incredibile avventura di quarant’anni fa, con trentamila chilometri in auto dal Piemonte all’India per ritrovare la figlia Lorena, andata in India in cerca di una nuova spiritualità. E lui, in cerca della figlia, trovò se stesso. E poi, ancora, presentazione con l’Anaima del Diario-Agenda di Noitre, ricco di poesie e brani d’autori classici e locali, e la serata di beneficenza con Il Germoglio, le poesie di Alfonso Apicella e le straordinarie invenzioni pittofotografiche di Franco D’Auria. A gennaio, la prima raccolta d poesie di Teresa D’Amico, dal titolo accattivante Non sono solo come sono (Ed. Il quaderno). E ora, l’attesa di nuovi eventi, a cominciare dall’arrivo a Cava del nuovo libro di Mario Avagliano, 1948, previsto il 23 febbraio, per festeggiare l’ulteriore volo di un Cavese nel mondo che oggi figura nel Gotha dei maggiori storici nazionali.

Sono tutte testimonianze di una presenza viva nel territorio, come si conviene ad un’associazione che considera il giornalismo una fonte vitale d ossigeno per una società e nello stesso tempo ne apre la dimensione fino a farne un collettore fecondo di cultura e incontro.

Insomma, una piccola grande festa dell’intelletto e della comunicazione. Non la panacea della crisi attuale, ma almeno una stella di riferimento in un cielo troppo spesso oscurato da eventi negativi e da sonni della ragione… E che la festa continui …

Il Maric non si ferma: prosegue a Curti la ricolorazione artistica di un intero paese … e venerdì 19 cena spettacolo di beneficenza al Ristorante “Il Pescatore”, con Espedito De Marino

VIETRI MARINA (SA) – CURTI (CE). Si terrà, venerdì 19 gennaio, alle ore 21, la cena con spettacolo di beneficenza al ristorante di Vietri sul mare Il pescatore.

Una cena di fronte al mare, data la posizione del locale, e Sulle onde del MARIC, cioè il Movimento Artistico per il Recupero delle Identità Culturali, che è l’ente organizzatore.

Oggetto della beneficenza è sta la raccolta di fondi per la realizzazione di una Casa della Cultura nella terremotata Accumoli, raccolta iniziata un anno fa e felicemente vicina al traguardo finale.

Il titolo, La Tenuta dell’Amore, è apparentemente misterioso, ma è tutto un programma. Il termine si riferisce infatti alla prestigiosa Tenuta San Domenico, di Sant’Angelo in Formis, che ospita nella sala d’onore un’esposizione permanente delle opere di artisti del Maric e in collaborazione con la quale, per una convenzione firmata il 30 dicembre scorso, sono in allestimento iniziative di grande rilievo culturale.

L’Amore, in vista di San Valentino, è il tema di intrattenimento della serata, grazie agli interventi poetici di commensali che faranno da “spettattori” ed alle musiche del grande Espedito De Marino, già chitarrista privilegiato di Roberto Murolo.

A completamento, da parte del vulcanico presidente e fondatore del Maric, Vincenzo Vavuso, la presentazione delle prossime iniziative, la prima delle quali sarà una mostra d’Arte a Roma, alla Biblioteca Morante, inaugurata il 3 febbraio.

Come “cornice e tavolozza di colori”, la cena, naturalmente a base di pesce, preparata dai maghi cucinieri de “Il Pescatore”.

Un quadro ancora più ampio, che abbraccia già varie città e regioni d’Italia, lo sta dipingendo il Maric, grazie alle continue iniziative proposte e promosse dal Presidente Vavuso, che è motore primo ed è lui stesso un tigre nel motore, con la collaborazione di artisti e scrittori sempre più convinti di percorrere la strada difficile ma fascinosa della produzione-protezione dell’Arte e della Cultura.

A parte l’avanzare della raccolta di fondi per la Casa della Cultura di Accumoli, da dicembre il Maric sta lasciando un segno visibile ed affascinante: ha portato pennelli, amore e fantasia nel paese di Curti, in provincia di Caserta, ha iniziato un’azione di restyling dell’ambiente urbano e sta ricolorando, abbellendo, dipingendo piazze, muri, strade, vicoli, panchine.

Gerardo Iorio, Piero Sani, Lucia De Sanctis, Mario Formica, Andrea Dubbini, Valentino Annunziata e naturalmente il Presidente Vavuso, oltre alle poetesse Teresa D’Amico, Stefania Maffei, Lucia De Sanctis: per ora sono stati loro, creativi dal Cilento al Rubicone, dal Sud al Centro Nord dell’Italia, a operare, nel tempo libero dal lavoro personale e con pieno spirito di volontariato. A dare slancio, il patrocinio ufficiale dell’Amministrazione Comunale, e anche il sostegno dei cittadini, che seguono da vicino le operazioni e godono a veder nascere un volto nuovo del loro ambiente urbano.

Nel corso dei mesi presumibilmente altri creativi si aggiungeranno e lasceranno il loro segno, fino al compimento del lavoro, previsto per l’ estate, ma sempre con la possibilità di un ritocco in fieri. È un esempio di arte-vita, il segno pioneristico, pur se non unico ai tempi d’oggi, di un’azione collettiva e volontaria a costo zero o minimo, l’apertura di una strada che, se diffusa ad ampio raggio, stabilirebbe un rapporto più stretto dei cittadini con l’ambiente di vita quotidiana, stimolerebbe vitalità attraverso le tonalità dei colori, recupererebbe forza d’immagine e di vivibilità anche per paesi e territori subordinati o emarginati rispetto al prevalere della grande Città. E sarebbe l’ennesima vittoria, o rivincita, del Bello che si agita dentro di noi e che non sempre riesce a liberare le sue energie.

Insomma, con la cena al Pescatore si apre un semestre cruciale per il Maric ed anche per i cittadini coinvolti, da beneficiari o protagonisti, nelle sue iniziative. Se andrà tutto bene, come si spera e si può, l’Arte e la Cultura potranno fare un sorriso in più, ma soprattutto un sorriso nuovo. E, si sa, il sorriso è contagioso …

 

 

 

 

 

 

Sarà presentato in Comune “Non sono solo come sono” di Teresa D’Amico

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Sarà uno stimolante ed emozionante “battesimo adulto”, quello di Teresa D’Amico, che domenica 14 gennaio, alle ore 18,15, nella bellissima Sala di Rappresentanza del Palazzo d Città di Cava de’ Tirreni, presenterà la sua prima raccolta poetica, Non sono solo come sono (il quaderno edizioni).

La presentazione consisterà in un mix di conversazione e di letture, guidato dalla stessa autrice e dal conduttore Franco Bruno Vitolo, che ha anche curato l’editing e la prefazione del volume. La serata sarà introdotta dai saluti del Sindaco Vincenzo Servalli e del presidente dell’Associazione Giornalisti Cava de’ Tirreni e Costa d’Amalfi “Lucio Barone”, Emiliano Amato. Interverranno anche Stefania Spisto, pimpante e intraprendente editrice, (recentemente ha al suo attivo anche un Premio per l’impegno editoriale contro la camorra, oltre la produzione di un film, Felicissime condoglianze, tratto da un romanzo di Tonino Scala, anch’esso edito da “Il Quaderno”), Autilia Avagliano, avvocato, operatrice sociale e culturale, ex assessore del Comune di Cava, e Chiara Savarese, che ha illustrato la bella copertina, in un azzurrino intriso di gocce d’acqua sfuggenti, evanescenti, eppure gravide di vita e collegate tra loro da fili forti e sottili.

L’accompagnamento musicale sarà curato dal Taidé Trio, formato da Ivana Pisacreta (violoncello), Marco Saraceno (flauto), Miriam D’Amico (pianoforte). 

Ottanta poesie, quattro sezioni… e un titolo, generale e anche della prima sezione, Non sono solo come sono, che è già tutto un programma: emblematico di una donna che vuole aprire qualche finestra in più su quella se stessa che finora è stata illuminata molto dal ruolo sociale e dall’immagine pubblica (Teresa è titolare col marito Antonio Senatore del negozio di abbigliamento Anter, oltre che attivista del Movimento Culturale e Artistico MARIC) e molto meno da interessi e zone d’ombra non tutti prevedibili o scontati.

I titoli delle altre sezioni sono altrettante finestre sullo sguardo aperto e sul cuore della poetessa.

Siamo è uno sguardo fuori dall’ombelico, ora polemico, ora ironico, ora allegro, ora critico, ora disincantato, sempre appassionato sulla prismatica società di oggi.

L’eco che (non) risponde al suono… è il canto degli affetti familiari: una cascata di sentimenti, che forma un fiume sempre gorgogliante di acqua fresca, ma non privo di frenanti pietruzze, a volte in debordante smarrimento rispetto allo scorrere sicuro nel suo letto naturale, ma decisamente avviato verso l’Oceano mare dell’affetto, dell’amore… e del gusto pieno della vita.

Sulle onde del MARIC… fissa in versi fluidi ed espressivi le sue esperienze all’interno di questo giovane movimento, fondato dal maestro salernitano Vincenzo Vavuso ed impegnato a fondo nella promozione e nella “protezione” della Cultura e dell’Arte. Tra queste, spicca l’impegno, a lungo termine, per la realizzazione di una Casa della Cultura nella terremotata Accumoli. Dall’esterno sociale e dall’interno del cuore la D’Amico racconta la navigazione, sempre a vele spiegate, su quella che lei stessa ha definito una “nave sognante”: un viaggio emozionato ed emozionante nell’arte e nella sua missione ora creativa ora solidale. Una di quelle esperienze che abbassano i ponti levatoi verso una vita nuova e dinamica, o almeno diversa.

Come del resto è nuova l’esperienza poetica della D’Amico, che ora si distende in un affresco aperto al mondo, dopo che nel suo primo scritto, Fili (sempre con Il Quaderno editore), si era cimentata in un autoritratto in prosa, incentrato sulle sue “crisi” di donna e di nonna e dedicato al nipote Filippo, detto Fili, affetto da disabilità.

Si trattava di uno scritto in prosa, ma già era già una finestra aperta sulla rombante energia lirica che bolle dentro di lei e che ora finalmente si è tradotta in una raccolta di poesie a tutti gli effetti.

Il 24 novembre a Palazzo di Citta’ “Il segreto di Nonna Ninna”, di Anna Maria Santoriello, storia agrodolce di un’infanzia in chiaroscuro

il-segreto-di-nonna-ninna-cava-de-tirreni-novembre-2017-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Sarà una serata ricca di risvolti letterari ed umani, quella del 24 novembre prossimo, presso la bellissima Sala di Rappresentanza del Comune di Cavade’ Tirreni, dove alle 18,15 sarà presentato il libro della cavese Anna Maria Santoriello “Il segreto di Nonna Ninna”, edito da Europa e illuminato dalla prefazione di una personalità di grande livello come Andrea G. Pinketts, che a suo tempo è stato un brillante e geniale enfant prodige della letteratura nazionale.

La serata è organizzata con il patrocinio del Comune di Cava de’ Tirreni e dell’Associazione Giornalisti “Lucio Barone”, che saranno rappresentati dal Sindaco Vincenzo Servalli e dal Presidente Emiliano Amato. Le letture saranno affidate all’autrice stessa, a Rosanna Rotolo e al conduttore, lo scrivente Franco Bruno Vitolo.

Se la firma di Pinketts dà un tocco di prestigio, la grande pennellata di originalità è offerta dalla struttura dell’opera. Si tratta di un “romanzo in versi”, composto da circa sessanta capitoli brevi, ognuno preceduto da una breve sintesi “di atmosfera”, sul modello dei racconti di un tempo e con chiave vagamente favolistica.

In chiave di flash back totale, come ricordo personale della protagonista, dopo la quotidiana sonata al suo amato pianoforte, il libro racconta di Silvia, per necessità pratiche affidata, fin dalla primissima infanzia, a Ninna, una Nonna che non le era nonna di sangue, ma solo “di fatto”, essendo stata anche colei che aveva allevato la madre Marta. La situazione, nonostante non le mancassero un ambiente confortevole ed una piccola rete di amicizie, non è priva di disagio per la bambina. Vivendo la famiglia vera (madre, padre e fratelli) a poca distanza, in un villaggio vicino della Valle di Cava de’ Tirreni, lei si sente in una condizione di emarginazione e quasi di rifiuto, accentuata dal fatto che Nonna Ninna, nonostante l’impegno e l’estrema serietà, ha un carattere spinoso e per certi versi anaffettivo, che solo verso la fine del romanzo scopriremo causato da un doloroso segreto che da anni le imprigionava e le mordeva il cuore. Ricordi agrodolci, quindi, che si snodano tra buchi d’amore e da slanci bloccati. tra sorrisi e fantasmi, calde vicinanze e abbracci mancati, tra attese vibranti e delusioni cocenti.

Nonostante le tematiche non sempre allegre, si ride e si sorride non poco, nel corso nella narrazione, grazie ad episodi vivaci ed anche buffi di quotidiana ordinarietà ed alla descrizione di un ambiente di pittoresca umanità, corredato da personaggi che danno calore e colore alla storia, in un insieme che apre una interessante finestra sull’Italia ancora semicontadina del secondo dopoguerra. I versi sono scorrevoli, coinvolgenti e spesso “musicali”, tali da far dimenticare le difficoltà tradizionali nell’impatto con la poesia, per cui ci si abbandona alla lettura come ad un romanzo in prosa gradevole, ricco di stimoli di emozione e spunti di riflessione.

Altro tocco originale, in quarta di copertina c’è un Q code che permette di ascoltare la Canzone per Silvia, scritta e musicata dall’autrice ed eseguita da Daniela Schillaci (soprano), Gaetano Costa (pianoforte) e Ivan Iannone (violoncello). Quest’ultimo, tra l’altro, oltre ad essere un attivissimo docente del Liceo Musicale “Marco Galdi”, è anche il figlio carissimo dell’autrice e di suo marito Gregorio Iannone, già per tanti anni DSGA della Scuola Media Giovanni XXIII di Cava.

A corredo dei versi, sono inseriti nei capitoli circa cinquanta disegni in bianco e nero, realizzati da Chiara Savarese, con funzione illustrativa, caratterizzati da riconoscibilità delle figure, chiarezza dei gesti, espressività dei volti e dei corpi, tali da dare vivacità alle pagine, incisività ai versi e attrattività all’intero lavoro. Nel complesso è un’opera per nulla pesante o seriosa, ma ricca di vitalità e con personaggi e situazioni che possono tranquillamente solleticare la fantasia anche dei più piccoli. Inoltre scatena una tenera empatia con la piccola protagonista e lascia un retrogusto agrodolce per le riflessioni che emergono e per la rievocazione di un tempo in cui di “Silvie” ce n’erano tante.

È un lavoro originale e aperto al mondo, ma anche una sfida personale.

anna-maria-santorello-big-vivimediaAnnamaria Santoriello, al suo battesimo di scrittrice, nata e residente a Cava de’ Tirreni (Sa), docente di Educazione musicale in pensione e pianista di intensa attività didattica (gli interventi musicali nel corso della presentazione saranno effettuati da lei stessa, al pianoforte), non ha inteso solo raccontare una storia d’infanzia, in parte autobiografica, ma anche dare per la prima volta corpo e parole alle emozioni che le hanno danzato nel cuore per tutta una vita, senza trovare uno sbocco.

Quindi la sua sfida ha non solo una valenza letteraria, perché lei finalmente ha potuto dimostrare cosa sa fare con la penna (e non è da tutti riuscire in un’impresa del genere), ma anche e soprattutto una valenza esistenziale.

È il disvelamento liberatorio di una parte importante di se stessa, è la condivisione della propria sensibilità, è un arco lungo una vita proiettato in versi verso l’agognata impronta negli anni a venire… e anche oltre, nei sempre fioriti paradisi della memoria …

Ad un mese dalla scomparsa di Alessandro Avagliano, storico capotifoso del Napoli

alessandro-avagliano-capotifoso-napoli-calcio-cava-de-tirreni-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Se ne è andato a novant’anni uno degli storici capotifosi del Napoli, il ragioniere Alessandro Avagliano che nei ruggenti anni del “Ciuccio fa’ tu” formò una popolarissima coppia azzurra con l’altro grande “patuto” Nicola Pellegrino, ‘o panettiere. Alessandro era un compagnone che, come ricorda nella lettera allegata la nipote Lucia, eravamo abituati a vedere, sotto i portici, mentre parlava della “sua” squadra e faceva telecronache mimando le gesta dei “suoi” campioni. La bandiera azzurra lo ha accompagnato nella bara, insieme con la commossa evocazione di un uomo perbene (rafforzata dal ricordo pubblico in chiesa del Presidente Attanasio del Club Napoli), ricco dei suoi valori semplici e tradizionali, religioso e corretto, appassionato e tollerante, aperto e socievole. Lo ricordiamo con l’affettuosa carezza della memoria, stringendo in un abbraccio la moglie Lucia Farina, i figli Ernesto, Angela e Rita e tutti i suoi familiari, per cui era un maestro di pensiero positivo e di bicchieri mezzi pieni, un caldo “cemento amato”… e un nonno squagliato d’amore. (f.b.v.)


Carissimo nonno, eri proprio “una brava persona”: semplice e distinto, attento e scrupoloso, religioso e corretto, di un’educazione d’altri tempi. Mi sembra proprio di rivederti, sotto i portici, mentre parli del “tuo” Napoli, e mimi le gesta dei “tuoi” campioni, intento a fare “telecronache” e a tener banco col tuo crocchio di “amici dello struscio”. Una volta ce ne misi per farmi vedere e salutare. Ma poi furono dolci il tuo sorriso e la tua carezza e la tua presentazione agli amici: “Questa è Lucia piccola!”

Eri l’uomo in più delle nostre partite al Trivial, eri l’uomo in più comunque, fino agli ultimi tempi, quando un male silente aveva reso quei tuoi passi più lenti e tremolanti, la voce più fioca e lo sguardo un po’ appannato. Sai che mio figlio si è rifiutato di sedersi sulla “tua” poltrona? Quello rimarrà sempre il tuo posto, come la maglia numero 10 per Maradona! Tu lì ci sei sempre, col giornale pronto a coprirti il viso, pronto a riporre gli occhiali nel taschino, a ripiegare con grazia il quotidiano appena sgualcito. E sei al telefono, come quando, negli anni del mio fervore politico, commentavamo gli spogli e tu eri informato su tutti i risultati. E sei a tavola, ai pranzi di famiglia, con i tuoi discorsi benauguranti, ricchi di parole affettuose e con l’inevitabile chiusura pro Napoli: “Torneremo al posto che ci compete”. E mi pare proprio che il tuo Napoli ti ha salutato accontentandoti …

E sei ancora qui con noi, a ricordarci che il male si combatte e che il bicchiere è mezzo pieno, anche se solo di un dito, come dicevi quando perdevamo partite ed elezioni…. Ma il bicchiere del nostro cuore è completamente pieno… e di questo dobbiamo ringraziare anche te, carissimo nonno Ale. Ti vogliamo e ti vorremo sempre tanto, tantissimo bene. (Lucia Avagliano)

Il 5 dicembre, a Palazzo di Città, Federico Buffa e Elena Catozzi presenteranno la biografia di Cassius Clay

federico-buffa-elena-catozzi-cava-de-tirreni-novembre-2017-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Sport, giornalismo, costumi, letteratura, società, etica sociale… e un pizzico umanissimo di sciovinismo cittadino: il 5 dicembre p.v., alle ore 18, presso la bellissima Sala di Rappresentanza del Comune di Cava de’ Tirreni (quella con gli affreschi di Tafuri, gli stucchi eleganti e la Pergamena Bianca), Federico Buffa, attualmente forse il più grande esponente nazionale del giornalismo multimediale, presenterà il libro “Muhammad Ali, un uomo decisivo per uomini decisivi (Rizzoli editore)”, l’appassionante biografia del pugile Cassius Clay, “il più grande”, da lui scritta “a quattro mani e due teste in una”, con la giovane cavese Elena Catozzi. La serata, organizzata dall’Associazione Giornalisti Cava de’ Tirreni e Costa d’Amalfi “L. Barone”, il cui Presidente è Emiliano Amato, sarà condotta da Franco Bruno Vitolo.

Federico Buffa, dopo una lunga esperienza come commentatore delle partite nazionali e internazionali di Basket, si è dedicato agli approfondimenti giornalistici ed ha prodotto delle vere e proprie chicche, come le Storie mondiali le interviste-ritratto televisive di personalità come Cristiano Ronaldo, Johann Crujff, Alfredo Di Stefano, Paolo Maldini, Jim Connors, oltre a numerose pubblicazioni in tema ed a svariate performances telecineteatralletterarie sul mitico Jessie Owens. Non a caso ha partecipato come doppiatore anche al film Race – Il colore della vittoria, dedicata proprio all’eroe delle Olimpiadi di Berlino ’36.

Elena Catozzi, trentaquattrenne ricercatrice, cavese superdoc (il papà è il prof. Roberto, la mamma la maestra Carmen Cortellessa), è appassionata di sport (sulla rivista Basket NBA ha pubblicato un raffinato articolo sul grande cestista Alcindor, convertitosi dal Cristianesimo all’Islam) ed esperta di cinema (ha effettuato studi e lavori con l’Istituto Luce, la famiglia De Sica, la famiglia Rossellini).

Cassius Clay, che dopo la conversione all’Islam cambiò il nome in quello di Mohammed Alì, è il mitico pugile di pelle nera che si rivelò al mondo vincendo la medaglia d’oro dei pesi massimi alle Olimpiadi di Roma nel 1960… e vivendo un’emozionata ed emozionante relazione con la supervelocista Wilma Rudolph, raccontata nel libro in uno dei capitoli più avvolgenti. Diventò subito popolarissimo, oltre che per la sua bravura, per il suo stile di combattimento, basato su una mitragliante velocità di gambe e di braccia, e per le autoreferenziali smargiassate verbali con cui attaccava gli avversari e si autodefiniva il più grande. In un vorticoso saliscendi, vinse e riconquistò quattro volte il titolo mondiale, attraverso combattimenti epocali ad altissimo tasso di elettricità con giganti del tipo di Joe Frazier, George Foreman, Sonny Liston. Combattimenti che conquistarono i media di tutto il mondo, in quel tempo vicino eppure lontano in cui il pugilato era uno sport che bucava l’immaginario planetario e assumeva significati che andavano ben oltre lo scambio dei pugni. Combattimenti che vengono raccontati nel libro con toni da epica sociosportiva e nello stesso tempo con “spirito da caminetto” e pennellate di colore, in un mix coinvolgente di attenzione alla verità e ricerca di umanità.

Clay-Alì è penetrato fino in fondo nel cuore del mondo soprattutto in due momenti. Il primo, quando, nel pieno della sua carriera, anche per effetto della sua conversione all’Islamismo pacifista, sfidò gli Stati Uniti d’America” e si rifiutò di essere arruolato nell’esercito americano per andare a combattere in Vietnam: ed erano i tempi in cui i neri d’America stavano sviluppando una vasta protesta contro la deleteria accoppiata “emarginazione sociale-necessaria carne da macello militare”. La sua sfida gli costò cara: gli arresti, la perdita del titolo, gli insulti di chi lo accusava di codardia. Ma ci fu anche chi ne sostenne la lotta e gli ideali, che erano forti e provocatori, anche perché intrecciavano in un unico bollente mix il rifiuto della guerra e la polemica razziale. Diventò per tanti il simbolo del coraggio, della forza di pagare di persona nel nome di valori superiori. E fu uno dei semi della futura, se pur non facile, integrazione del popolo nero negli USA, che alla fine ha prodotto il primo Presidente con la pelle scura.

L’altro momento, invece, commosse l’umanità senza distinzioni. Alle Olimpiadi di Atlanta, nel 1996, ad accendere in mondovisione la fiaccola inaugurale furono a sorpresa le sue mani tremolanti per il Parkinson. Era il segno palese della decadenza finale, ma anche di quella consacrazione di grandezza che va oltre la vita individuale. Era la consacrazione di “un uomo libero che ha tracciato a terra una riga che per noi si è trasformata n un viale alberato”.

Con un’affabulazione scorrevole ed affascinante che ne fa quasi un romanzo, con sfumature espressive di letteraria poeticità e tagli incisivi negli affetti familiari e nei cuori dei personaggi, con fascinosi intrecci tra sport e storia, politica e musica, orrori di razzismo e luci di umanità, tutto questo è raccontato nel bellissimo libro di Federico Buffa ed Elena Catozzi. Tutto questo sarà in scena, come già detto, il 5 dicembre prossimo, alle ore 18, nella Sala di rappresentanza del Palazzo di Città.

Ed avrà anche un significativo corollario. Per l’occasione, la “L. Barone” consegnerà a Federico Buffa il neonato Premio “Pontegiovane”, destinato a personaggi, situazioni o pubblicazioni capaci di aprire concrete finestre di protagonismo e visibilità a quella nuova generazione che così pochi spazi riesce a trovare all’interno della nostra società.

Lo scorso settembre, ad accogliere i due scrittori al Festival della Letteratura di Mantova, c’erano in un apposito cortile circa ottocento spettatori, per di più paganti…. Ci auguriamo proprio che la nostra Cava sappia offrire il giusto benvenuto ad un grande giornalista, una giovane concittadina di alta qualità ed un libro best seller… e senza pagare biglietti, ma rimanendo ripagati da grandi stimoli di emozione e di conoscenza …

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Venerdì 27 ottobre al Comune le “malincomiche” luci della vita in “Sunagliera”, poesie in lingua napoletana di Alfonso Apicella

alfonso-apicella-sunagliera-cava-de-tirreni-ottobre-2017-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA).  Venerdì 27 ottobre p.v. con inizio ore 18:00, col patrocinio del Comune di Cava de’ Tirreni e dell’Associazione Giornalisti di Cava e Costa d’Amalfi “L. Barone”, nella bellissima Sala di Rappresentanza del Comune in Piazza Abbro, Alfonso Apicella, Vicepresidente della Sezione CAI, presenterà la sua prima pubblicazione letteraria: Sunaglieratutt’ ‘e ssere sempe allera (Ed. Vertigo).

È una raccolta di ventotto poesie in vernacolo napoletano, illustrata da immagini di Franco D’Auria e illuminata dalla presentazione di Emanuele Occhipinti. È, per dirla con lo stesso Occhipinti, una poesia sostanziata da scorci di vita popolare, da sentimenti scaturiti da rapporti umani genuini, da svariati giochi d’ombre e luci, con spunti ora ironici, ora comici, ora drammatici e malinconici.

Dopo i saluti istituzionali del Sindaco Vincenzo Servalli, del Presidente dell’Associazione Giornalisti Emiliano Amato, e di Silvio Mauro, Presidente dell’Associazione di Volontariato “Il Germoglio” (a beneficio della quale andrà l’eventuale ricavato delle vendite), la presentazione sarà guidata da Franco Bruno Vitolo, con spunti musicali (e non solo) dello stesso Apicella, di Elio Di Maso e Salvatore Russo, e gli ulteriori interventi in lettura di Carlo D’Alesso, Franco D’Auria, Lucia Palumbo, Carmela Pisapia, Angela Maria Pellegrino, Rosanna Rotolo.

Sarà insomma ‘na serata allera, comme a’na sunagliera, a dimostrazione che nell’età non più verde, se si sa essere “sempreverdi”, si possono raccogliere e gustare con allegria i frutti delle passioni di una vita, che nel caso di Apicella sono state la musica, il canto, la poesia… e le cose belle della vita di ogni giorno. Anzi, la vita di ogni giorno, bella proprio perché vita…