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“Padre camorra”, la rivolta giovane per la legalità

Il 15 giugno alla Libreria Bar Rodaviva il romanzo del diciassettenne Vittorio Vavuso


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CAVA DE’ TIRRENI (SA). È stata una felice sorpresa il battesimo letterario del talentuoso studente liceale salernitano, Vittorio Vavuso, che con la sua opera prima, Padre Camorra (Il quaderno edizioni), un romanzo breve e gradevole ricco di temi brucianti e colpi di scena, ha raccontato uno scontro generazionale a tinte fortissime, ha emesso un urlo ribelle contro la criminalità organizzata, ha proposto un’alleanza d’amore (non solo adolescenziale) contro l’odio di una cultura della violenza.

Il libro ha già goduto di palcoscenici importanti per la presentazione: la Sala della Provincia in Palazzo Sant’Agostino a Salerno, la Biblioteca Comunale di Curti, e di recente il gran salto alla manifestazione GiocaCernusco, tappa di GiocaItalia, la kermesse ideata quarant’anni fa, con il giornalista Sandro Ravagnani, nientemeno che da Cino Tortorella, storico e “mitico” Mago Zurlì.

E ora il libro arriva anche a Cava de’ Tirreni, dove, patrocinato dall’Amministrazione Comunale e dall’Associazione Giornalisti di Cava e Costa d’Amalfi “L. Barone”, sarà presentato venerdì 15 giugno presso il Bar – Libreria Rodaviva, con inizio alle ore 19,15.

Con la conduzione del giornalista Antonio Di Giovanni, dopo i saluti istituzionali (il Sindaco Vincenzo Servalli, il Vicesindaco Enrico Polichetti, il Presidente dell’Associazione Giornalisti di cava e Costa d’Amalfi Emiliano Amato), si terrà una tavola rotonda con Raffaelina Trapanese, assessore della Pubblica Istruzione al Comune di Cava de’ Tirreni, Franco Romanelli, giornalista e dirigente dell’Associazione Giornalisti “L. Barone”, Lucia Avigliano, nella sua veste sia di operatrice culturale sia di insegnante dell’Università della Terza Età (perché in un concorso da essa indetto tre anni fa si rivelò il giovanissimo Vittorio), Angela Di Gennaro, docente e ultradecennale delegata alla legalità del Liceo Scientifico “Genoino”, l’Editrice Stefania Spisto, presidente de “Il quaderno edizioni”, Franco Bruno Vitolo, che ha curato l’editing e la prefazione del romanzo.

Il tutto godrà dell’accompagnamento musicale della giovane e promettentissima violoncellista Ludovica Ventre, allieva del Liceo Musicale “Marco Galdi”.02-padre-camorra-vavuso-cava-de-tirreni-giugno-2018-vivimedia

Gli Sbandieratori Cavensi inseriti nel programma ONU per lo Sviluppo Sostenibile

E celebrano con gli studenti la terza edizione del Concorso “Una Torre per la Pace”


torre-per-la-pace-cava-de-tirreni-giugno-2018-vivimediaDi fronte all’oscurità inquietante di un futuro che fa paura, sotto le grinfie di un’espansione economica che imbavaglia la giustizia e l’anima stessa dell’umanità, in una terra che trema per lo sfruttamento incosciente delle risorse e l’inquinamento irrazionale dell’ambiente, l’ONU ha lanciato una campagna mondiale di coscientizz-azione mirante alla realizzazione di uno sviluppo sostenibile con le esigenze del pianeta e della dignità umana.

Diciassette obiettivi sono le stelle polari di questa campagna. È bene che ognuno nel suo piccolo li tenga presente e li faccia suoi, anche nella vita quotidiana, dove possibile. Perciò è giusto qui elencarli ad uno ad uno, senza commentarli perché parlano da soli.

  1. Porre fine alla povertà in tutte le sue forme.

  1. Azzerare la fame, realizzare la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere l’agricoltura sostenibile.

  1. Garantire le condizioni di salute e il benessere per tutti a tutte le età.

  1. Offrire un’educazione di qualità, inclusiva e paritaria e promuovere le opportunità di apprendimento durante la vita per tutti.

  1. Realizzare l’uguaglianza di genere e migliorare le condizioni di vita delle donne.

  1. Garantire la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e condizioni igieniche per tutti

  1. Assicurare l’accesso all’energia pulita, a buon mercato e sostenibile per tutti.

  1. Promuovere una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, la piena e produttiva occupazione e un lavoro decoroso per tutti.

  1. Costruire infrastrutture resistenti, promuovere l’industrializzazione sostenibile e inclusiva e favorire l’innovazione.

  1. Riduzione delle disuguaglianze tra i Paesi.

  1. Rendere le città e le comunità sicure, inclusive, resistenti e sostenibili.

  1. Garantire modelli di consumo e produzione sostenibili.

  1. Fare un’azione urgente per combattere il cambiamento climatico e il suo impatto.

  1. Salvaguardare gli oceani, i mari e le risorse marine per un loro sviluppo sostenibile.

  1. Proteggere, ristabilire e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, la gestione sostenibile delle foreste, combattere la desertificazione, fermare e rovesciare la degradazione del territorio e arrestare la perdita della biodiversità.

  1. Promuovere società pacifiche e inclusive per lo sviluppo sostenibile, garantire a tutti l’accesso alla giustizia, realizzare istituzioni effettive, responsabili e inclusive a tutti i livelli.

  1. Rinforzare i significati dell’attuazione e rivitalizzare le collaborazioni globali per lo sviluppo sostenibile.

L’attuazione dell’Agenda richiede un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società, dalle imprese al settore pubblico, dalla società civile alle istituzioni filantropiche, dalle università e centri di ricerca agli operatori dell’informazione e della cultura.

Nel sostegno attivo alla campagna, è importante anche l’aspetto promozionale, che viene affidato ad iniziative globali ed al coinvolgimento di singoli enti. Possono perciò essere fieri di essere stati coinvolti in prima persona gli Sbandieratori cavensi, ricchi di una storia pluridecennale, di attività in più continenti, di valori molto alti concernenti Pace e Solidarietà. L’Ente infatti è stato inserito tra gli attori del Festival Mondiale dello Sviluppo Sostenibile, per la cui inaugurazione si è esibito a Roma il 22 maggio scorso.

A Cava, dopo il Premio “Una Torre per la Pace” e prima della Kermesse del Folkfestival delle Torri (che quest’anno vedrà protagonisti Nicaragua e Indonesia), ha indetto nel Cortile dell’Ex ECA una mostra di Arte, Poesia e Gastronomia incentrata sul tema dell’Accoglienza e della Solidarietà, il tutto naturalmente con il patrocinio attivo dell’Amministrazione Comunale.

Importante e significativo come al solito il Premio “una Torre per la Pace”, riservato agli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado, che richiede disegni, elaborati in lingua italiana e manufatti capaci di promozionare il senso, i contenuti ed i valori della Pace e dell’Unione tra i Popoli, partendo dalla promozione delle storiche Torri Metelliane, un tempo segno di ricchezza e di forza militare, in segni e strumenti di “abbraccio umano”.

La premiazione è avvenuta la mattina di giovedì 24 maggio nella grande Sala del Consiglio di Palazzo di Città, con la presenza dei Dirigenti dell’Ente (in testa il Presidente Felice Sorrentino e i suoi collaboratori Antonio Medolla, Enrico Alfano, Guido Sorrentino e Fedele Di Nunno) e delle autorità cittadine (la Presidente del Consiglio Lorena Iuliano, l’Assessore alla P.I. Raffaelina Trapanese, il Consigliere Vincenzo Passa). Ha condotto il sottoscritto scrivente Franco Bruno Vitolo, con la passione di sempre, stavolta corredata da una caduta dalla pedana per piede a vuoto in stile paperissima, con conseguente “artistica deformazione” dell’asta microfonica e per fortuna subito compensata da una rimessa in piedi immediata, oltre che accompagnata da affettuosi applausi e sinceri sospiri di sollievo.

Del Concorso, giunto alla sua terza edizione, ci è gradito riportare i risultati, con l’indicazione dei premiati, tra cui quest’anno ha fatto la parte del leone l’IC “Carducci-Trezza”. Ma chi partecipa vince comunque, perché si impregna del Colore sempre bellissimo della Pace e degli Arcobaleni d’amore.

Sezione Disegno – Scuola primaria

Primo premio alla classe V A – IC Carducci Trezza, per l’insieme di quattro opere, dai titoli Raccogliamo la Pace, Aiutiamo la Pace a crescere (la pace rappresentata da un polposo neonato nel cavo di un albero),Pace dopo la tempesta (una caravella con le bandiere delle varie nazioni si mantiene a galla sulle onde di un mare molto mosso), Liberiamo la Pace(un gruppo di bambini lancia un aquilone). Questa la motivazione: Nella varietà delle singole scelte stilistiche, con immagini ora dolcemente vaghe ora di forte e immediato impatto visivo, ma sempre arricchite da una fantasia tenera e a tratti visionaria, chiaro risultato di un lavoro appassionato e guidato da una tecnica precisa e raffinata, i disegni arrivano diretti al cuore e alla ragione, sull’onda emozionate ed emozionante di un sogno concreto di Pace e Amore.

Menzione speciale alla classeIV C – I.C. Carducci Trezza – per il disegno La Pace nel mondo, con la seguente motivazione: Attraverso la giocosa fusione tra il cerchio e il girotondo di pace tra bambini di tutto il mondo, in un dolce e ingenuo ondeggiamento delle linee, il disegno trasmette il suo positivo messaggio con quella sognante vaghezza che è tipica di un bambino nella prima fase della crescita.

Sezione Disegno – Scuola secondaria

Primo premio alla classe III C IC Carducci Trezza – per il disegno La scelta da preferire, con la seguente motivazione: Contrapponendo con un plastico srotolamento le conturbate nuvole di un mondo inquinato e la dolce serenità di un mondo in pace con se stesso e con la natura, l’opera crea un insieme suggestivo sia per la pulita chiarezza delle immagini del tocco che per l’immediatezza del messaggio.

Sezione manufatti – Scuola primaria

Primo premio alla classe IV A I. C. Carducci Trezza - per l’opera Insieme per la Pace, con la seguente motivazione:Attraverso l’eleganza visiva dell’immagine e la chiarezza dei simboli, arricchita dalla tenera unione dei fiori che inneggiano alla Pace, l’opera, frutto di un lavoro sapiente e divertente, riesce a trasmettere l’emozione che nasce dall’impatto con i colori possibili della convivenza e della vita.

Sezione manufatti – Scuola secondaria

Primo premio allaclasse II G – SM Giovanni XXIII – per l’opera La torre umana, con la seguente motivazione: Grazie all’originalità dell’idea di una grande torre cartonata ricoperta di volti di provenienti da svariate etnie, l’opera unisce efficacemente l’impatto estetico e la forza del messaggio, aprendo un dialogo immediato che parla contemporaneamente al cuore ed alla ragione.

Sezione scrittura creativa – Scuola primaria

Primo premio alla classe III A I. C. Carducci Trezza, per il testo Una compagna venuta da lontano, con la seguente motivazione: Per il limpido senso di umanità che pervade la narrazione, e la naturale semplicità con cui viene descritta l’accoglienza dell’altro, il testo offre una lezione immediata di Pace e di Solidarietà.

La Solidarietà ha fatto goal

La squadra della Salernitana alla cena di beneficenza per donare una Casa della Cultura alla terremotata Accumoli


Una bella serata “giovane” in serena amicizia e cordialità, antipasti e pizze dall’avvolgente sapore casareccio, una location che è un piccolo, suggestivo nido delle aquile, una squadra di Calcio della Serie B Nazionale come la Salernitana, che per disponibilitA’ e umanitA’ si è comportata da Serie A, palloni e magliette firmate da campioni, una bella raccolta di fondi per ricostruire un paese e un’identità…

E la Solidarietà ha fatto un gran goal lunedì 21 maggio a Pellezzano presso l’Agriturismo “Il Casolare”, dove il MARIC (Movimento Artistico per il Recupero delle Identità Culturali) ha organizzato una cenetta a beneficio della costruzione di una Casa della Cultura nella terremotata Accumoli. L’ iniziativa è stata lanciata un anno e mezzo fa ed è oramai vicina al traguardo, grazie ad una serie di manifestazioni (pranzi, concerti, libri, aste,mostre, esposizioni etc.) che non solo sono state produttive ma hanno anche offerto suggestivi stimoli di cultura e conoscenza e favorito incontri carichi di amicizia ed umanità. Primo tra tutti il rapporto diretto con il Sindaco di Accumoli Stefano Petrucci, che è intervenuto alla serata in “cellulata diretta” e che tra l’altro nel settembre scorso è anche venuto personalmente a Salerno e, prima di un meeting serale presso il Circolo velico Azimut, è stato accompagnato in una paradisiaca gita in barca da Salerno all’isola dei Galli.

Tornando alla serata del Casolare, essa è stata allietata e fecondata dalla presenza di un’intera squadra in granata, con dieci calciatori (Tuja, Rosina, Bernardini, Sprocati, Pucino, Schiavi, Zito, Vitale, Signorelli, Bocalon) e tre dirigenti, il Direttore Sportivo (e gran Maestro di gruppo) Angelo Fabiani, la responsabile della attività agonistiche Gabriella Borgia, il responsabile delle squadre giovanili Alberto Bianchi . Inoltre è stata allegramente contornata dai caldi fan del Club Maisola presieduto da Antonio Carmando, e dall’intero team sportivo e dirigenziale della “Mazzola”, la locale squadra di calcio, guidata da Mariano Turco. E poi, tanti amici… e naturalmente il gruppo Maric, guidato dal Fondatore e Presidente, il Maestro Vincenzo Vavuso, e illuminato dalla presenza dell’artista Marina Romiti, membro del Movimento, venuta appositamente dalla Toscana per l’avvenimento, oltre che per l’abbellimento artistico del paese di Curti, altro colorato progetto Maric.

Alla fine, sul conto corrente dedicato alla Casa della Cultura è arrivata una bella sommetta che aggiunge tanti mattoni alla Casa della Cultura… e nella Banca del cuore tanti sorrisi in più. Alla prossima!

La magica serietà del gioco contro i disagi della malattia

Un convegno sulla Clown Terapia domenica 27 maggio nella Parrocchia di Sant’Alfonso di Cava de’ Tirreni.


Dobbiamo tuffarci nelle persone, navigare nel mare dell’umanità.In questa frase, tra le più emozionanti e significative del film “Patch Adams”, con l’indimenticabile Robin Williams, si può ritrovare lo spirito dell’essere medico, essenziale per entrare in contatto con quei pazienti che devono essere “pazienti” nell’affrontare lunghe, difficili e dolorose battaglie con la malattia.

La battaglia con la malattia si può perdere, ma il contatto vero con la persona è sempre un dono, una scintilla che colora la vita di chi soffre e lascia una scia incancellabile nel cuore di chi stabilisce questo contatto. Succede con tutti, figuriamoci quando si tratta di bambini. Perciò è stata geniale verso la fine del secolo scorso l’intuizione del Dott. Patch Adams, che inventò la Clown Terapia, cioè quella tecnica di intrattenimento che si svolge nelle corsie d’ospedale attraverso giochi, musico-terapia e comico-terapia a beneficio dei bambini costretti a lunghe degenze. Tale tecnica è usata dai Clown Dottori come metodo di approccio, attraverso l’incanto e la meraviglia, con i bambini oncologici.

Perciò è più che opportuna l’iniziativa presa da un gruppo di clown dottori del Gruppo di Volontariato “La Rondinella” di Scafati: un convegno sul tema a Cava de’ Tirreni, dove non è ancora nata una struttura organizzata che operi nel settore, ma dove non mancano singole persone sensibili e di buona volontà che collaborano con associazioni di altre cittadine per dare un po’ di conforto ai bambini “imprigionati” negli ospedali e costretti solo a sognare azzurrati sorrisi su spazi liberi.

Il Convegno si terrà domenica 27 maggio 2018 a Cava de’ Tirreni, alle 20,30, presso la Parrocchia di Sant’Alfonso in via Filangieri.

Accompagnata da immagini dei clown dottori in azione, la Presidente Maria Rosaria Ascione presenterà l’Associazione “La Rondinella”. Seguiranno le testimonianze della Dott.ssa RosannaDe Concilio, del reparto di Oncologia Infantile dell’Ospedale Umberto I di Nocera Inferiore, della Dott.ssa Lucia Iavarone, delle maestre di scuola impegnate presso l’Ospedale di Nocera, della mamma di una bambina assistita dai clown dottori della Rondinella.

Brani di lettura in tema saranno letti da Riccia Capriccia, Cuccolo e Piparù, mentre Melody chiuderà con un’esibizione particolare: questi sono pseudonimi dei volontari, che generalmente si presentano ai bambini con nomi d’arte. I clown dottori dell’Associazione, capitanati da Ranocchietto, faranno sul palco una dimostrazione particolare e intoneranno qualcuna delle canzoni che fanno poi eseguire e risuonare nelle corsie.

I saluti istituzionali (don Gioacchino Lanzillo, parroco di Sant’Alfonso, don Osvaldo Masullo, Vicario del Vescovo Soricelli, il Sindaco di Cava Vincenzo Servalli o un suo rappresentante) saranno portati solo alla fine dell’evento, dopo la “digestione” del significato più profondo della manifestazione. Un significato che comunque sarà trasmesso nella sua pienezza dal gruppo dei magnifici e generosi operatori, che qui ci piace nominare tutti, con il relativo e “magico” nome di battaglia:

Maria Rosaria Ascione (Smemorina), Marco Baldassarre (Silenzio), Michele Buzzella (Charlie), Imma Coppola (Mumu), Giusy Constantino (Sorrisino), Federica D’Angelo (Muffin), Carmen De Matteo (Pink), Angela De Riso (Formichina), Davide Gracceva (Ted), Lucia Iavarone (Melody), Imma Montella (Raggio di Sole), Federica Orlando (Pollon), Mario Russo (Ranocchietto), Pietro Paolo Russo (Piparu), Carmela Salzano (Mira), Andrea Senatore (Cucciolo), Angela Stanzione (Sole), Jessica Vicinanza (Girasole), Vanessa Vicinanza (Giolly), Lella Zarrella (Riccia Capriccia).

Grazie a voi tutti, cari CD, che siete tanto più veri dei pur magnifici ma tanto tecnologici CD …

Scoppiettante fine settimana a Palazzo di Città

Giovedì 17 un quadro inedito di Matteo Apicella, sabato 19 il nuovo libro di Gaetano Panza: “Cava 2000: il Palazzo e la Città”.


CAVA DE’ TIRRENI (SA). La sorprendente scoperta del quadro finora sconosciuto di un pittore molto amato, lo scenario di una storica Villa in collina, una suggestiva finestra di vita quotidiana intrecciata con i cruciali tempi dello sbarco degli alleati, poi sparsi nella Valle e presenti anche a Villa Galise. Tanti incontri di persone diverse, tante vite… la Vita.

Ecco l’anima di Le vite di Villa Galise, la manifestazione che si terrà giovedì 17 maggio p.v. presso la bellissima Sala di Rappresentanza di Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni, in Piazza Abbro. Sarà presentato il ritratto di una giovane donna, realizzato a Villa Galise da Matteo Apicella, il pittore che per decenni ha attraversato la nostra vallata cogliendone i colori e la poesia ed i cui quadri adornano angoli significativi del Palazzo Comunale. La giovane donna è Ersilia Manzo, figlia del fattore di Casa Galise, oggi ospite di Casa Serena a Pregiato, che sarà presente in sala, insieme con la sua pronipote Anna Ferrara, proprietaria del dipinto, e Elvira Santacroce, figlia della pittrice Pia Galise, padrona della Villa, e amica della signora Ersilia.

Saranno presenti anche Stefano Esposito, catalogatore di opere d’arte, scopritore del dipinto, il figlio di Matteo Apicella, prof. Giuseppe, che rievocherà la figura paterna e il suo poetico vivere di arte, e Emanuela Pedrosi, Presidentessa di Irno Trek, che illustrerà un percorso di trekking urbano tra Rotolo e Maddalena intorno a Villa Galise. I saluti istituzionali saranno portati dal Sindaco di Cava, Vincenzo Servalli, che ha patrocinato la manifestazione, e da Francesco Romanelli, Vice presidente dell’Associazione Giornalisti di Cava e Costa d’Amalfi “L.Barone”, che ha dato il suo sostegno concreto. Per la vicinanza e la disponibilità saranno ringraziati Valeria Zoppo, Direttrice di “Casa Serena”, Annamaria Sica, Direttrice dell’UNITALSI, Luigi Bisogno di Donation Italia e Stefano Pignataro, Presidente dell’Associazione “Futura” per l’UNISA.

Le conclusioni saranno affidate ad Eugenio Canora, Consigliere Comunale, che ha ideato e coordinato tutte le fasi di organizzazione. Al piano, l’accompagnamento del Maestro Paolo Morese. Le letture toccheranno all’attore Peppe Basta. La conduzione sarà affidata allo scrivente Franco Bruno Vitolo.

***

Sabato 19 maggio 2018, alle 9,30, nella Sala del Consiglio Comunale del Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni, sarà presentato il nuovo libro di Gaetano Panza, “Cava 2000 – Il Palazzo e la Città” (Area Blu edizioni). Interverranno il Sindaco Vincenzo Servalli, il Vicepresidente dell’Associazione Giornalisti “L. Barone” Franco Romanelli, l’Amministratore Delegato delle Edizioni Area Blu, Gerardo Di Agostino, il prof. Giuseppe Foscari, prefatore del libro, il prof. Franco Bruno Vitolo, che ha collaborato alla realizzazione del libro e farà anche da conduttore della manifestazione. Le conclusioni saranno affidate all’autore, l’Avvocato Gaetano Panza, che, oltre ad essere un protagonista di oltre mezzo secolo di vita forense, è stato anche uno dei personaggi più in vista nella storia di Cava de’ Tirreni del secondo dopoguerra.

Se nel precedente “Palazzo di Città” (Avagliano, 2005) l’Avvocato si fermava alla storia amministrativa, ora invece, oltre ad inquadrare i processi economici e sociali che stanno rivoltando l’identità metelliana, mette in scena anche e soprattutto le persone. Sono oltre cinquecento i cittadini citati: industriali e commercianti, avvocati e magistrati, commercialisti e poeti, donne in carriera e pittori, medici e scrittori, architetti e ingegneri, i cavesi nel mondo e il mondo dei cavesi… E tanti ancora.

Insomma, un libro che non c’era … e che ci sarà. Anche domani e dopodomani …

Sarà Alessandro Preziosi il padrino del Concorso “La libellula”

lola-e-preziosi-cava-de-tirreni-maggio-2018-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Una bellissima notizia per Lolita d’Arienzo e il Comitato Organizzatore del Concorso La libellula, indetto dall’Associazione “Amici di Lola” di Cava de’ Tirreni e patrocinato dal Comune di Cava de’ Tirreni e incentrato sul tema obbligatorio Resilienza: la risalita, dopo la caduta

Per la premiazione, che avverrà il 28 giugno, a Cava, probabilmente nei bellissimi ambienti appena recuperati del Chiostro di San Giovanni, ha infatti dichiarato la sua disponibilità ad esserne il padrino Alessandro Preziosi, magnifico e ben noto attore di teatro e televisione.

È una ciliegina sulla torta che può rendere ancora più gustoso il battesimo di un Concorso originale, su un tema importante. Un concorso che non c’era. 

Il Premio, dall’evocativo titolo di “Libellula”, come già accennato riguarderà infatti poesie, racconti brevi, produzioni di arti visive anche estemporanee sul tema obbligato “La resilienza”, cioè la capacità di recupero, personale o collettiva, dopo una situazione tragica o semplicemente critica, sul piano fisico, psicologico, sociale.

L’idea di partenza è venuta dall’Associazione che fa capo a Lolita D’Arienzo, la nota ex ballerina cavese da vent’anni immobilizzata dalla SLA eppure capace di reagire, organizzare momenti pubblici e perfino di scrivere ben quattro libri. Una campionessa di resilienza, quindi.

Per coloro che intendessero partecipare (c’è ancora quasi un mese di tempo), ricordiamo qui gli elementi essenziali del bando, la cui versione integrale è recuperabile sul sito del Comune di Cava de’ Tirreni. 

Il Concorso si articola nelle seguenti sezioni: Sezione A- Poesia edita e/o inedita in lingua italiana o in vernacolo; Sezione B 1 - Racconto breve in lingua italiana; Sezione C - Arti visive (Pittura, Scultura, Fotografia, Disegno)

Possono partecipare tutte le persone, di qualsiasi sesso e nazionalità, che abbiano raggiunto l’età di quattordici anni.

Ognuna delle tre sezioni è divisa in due sottosezioni: 1) Giovani fino a diciotto anni; 2) Adulti di età superiore a diciotto anni. (N.B. Vale l’età al momento della consegna)

Per la sezione A ogni autore può inviare max due poesie edite e/o inedite in lingua italiana e/o vernacolo (con obbligo di traslitterazione in calce in lingua italiana). Le poesie, di lunghezza non superiore a 35 versi, dovranno essere dattiloscritte e inviate in cinque copie, delle quali quattro anonime e una firmata in busta chiusa (recante chiara indicazione di nome, cognome, indirizzo, e-mail, telefono e/o fax dell’autore).

Per la sezione B, ogni autore può inviare al massimo due opere, di lunghezza non superiore a 6000 (seimila) caratteri, spazi esclusi.. Di questi dovranno essere inviate cinque copie dattiloscritte, delle quali solo una firmata (con indicazione di nome, cognome, indirizzo, e-mail, telefono e/o fax dell’autore).

Per la Sezione C, ogni autore può mandare al massimo un’opera, allegando in busta aperta la descrizione specifica e le informazioni sull’autore. Può anche inviare una riproduzione fotografica, con l’impegno a rendere disponibile l’opera per l’eventuale premiazione.

La partecipazione al Concorso è gratuita per i giovani fino a diciotto anni, per gli adulti si richiede un contributo per le spese di segreteria di Euro 10.(per le modalità di pagamento vedi copia integrale del bando).

Gli elaborati devono essere inviati per mezzo posta, entro e non oltre il 31 maggio 2018 (farà fede il timbro postale), all’indirizzo Associazione “Amici di Lola”- Via Onofrio Di Giordano n. 11 – 84013 Cava de’ Tirreni (Salerno), con la dicitura: Concorso di Poesia, Prosa e Arti visive “La libellula”. In alternativa, possono essere inviati via posta elettronica, all’indirizzo loladarienzo@hotmail.it, oppure consegnati a mano, concordando la consegna, allo stesso indirizzo (Citofono D’Arienzo De Marinis – n. 1003), sempre entro la data del 31 maggio 2018.

I vincitori e i segnalati delle 3 sezioni saranno premiati il 28 giugno 2018. I premi consisteranno: a) nella pubblicazione delle opere premiate su un libretto che sarà in distribuzione la sera stessa della premiazione; b) relativamente solo all’autore primo classificato di ogni sezione, in vitto ed alloggio per due persone, per max una notte e due giorni; c) in coppe e diplomi per i primi tre classificati di ogni sezione; d) in diplomi per eventuali segnalati.

Per ogni altra ulteriore ed eventuale informazione inviare una e-mail a loladarienzo@hotmail.it oppure telefonaread uno seguenti numeri telefonici: 089443960 – 3358374944 – 3287546314.

Premiazione del Concorso chiusura alla grande, con tante “aperture”, per la kermesse Disarmiamo l’ignoranza – AnimArte

SALERNO. A Palazzo Fruscione, storico palazzo collocato nel cuore della Salerno antica, sii è chiusa il 15 aprile scorso la manifestazione AnimArte – Disarmiamo l’ignoranza, kermesse artistica, fotografica e letteraria organizzata dal Maric (Movimento Artistico per il Recupero delle Identità Culturali, fondato e presieduto dal maestro Vincenzo Vavuso).

Al centro della serata finale, la premiazione del I Concorso nazionale “Disarmiamo l’ignoranza”, con opere incentrate su un tema spesso implicito, troppo spesso trascurato, eppure fondamentale: “La Cultura e i suoi valori”. Ed ha avuto valore la proposta, sia per il numero e la qualità delle opere (circa cento), sia per gli stimoli offerti dai vincitori della Sezione Letteraria: il poeta siriano Amarji, autore di un’emozionante lirica inviata “dalla Siria con dolore”, ed il giovanissimo talento Raffaele D’Elia, liceale di Cava de’ Tirreni, che ha elaborato un fulminante monologo in prosa sul tema del dialogo. Nella Sezione Fotografia, affermazione di Gaetano De Rosa, artista salernitano dello scatto. Sul podio, anche Teresa D’Amico, Alessandro Bruno, Antonio Barracato, Alfonso Tramontano Guerritore (Poesia), Carmine Montella, Giuseppe Zarrella, Salvatore La Moglie, Giulia Reale, la Classe III dell’IC “Lettieri” di Rofrano, guidata dalla prof. Luigia Sica (Prosa), Teresa Carrella, Loredana Mollo, Daniela Saglioli, Roberta Manzin, Rossella Sicilia (Fotografia). Dopo la premiazione, un avvolgente concerto rock con due campioni della PM Records, prima il ventitreenne Pyer e poi la band di Antonya, una prodigiosa quindicenne già in grado di tenere con sicurezza la scena e di catturare tutti con la sua voce pastosa e matura due gradini oltre la sua età.

Anche l’apertura, il 6 aprile, era stata alla grande, con gli artisti giunti in loco vestiti di soli giornali, in cammino su uno strato di libri e giornali, a testimoniare la capacità della Cultura di essere un “vestito del cuore” e nello stesso tempo anche il colpevole calpestamento che la nostra società ne fa quotidianamente.

Tra il 6 e il 15 aprile, quasi centocinquanta opere in esposizione (dipinti, sculture, fotografie, poesie), circa quindici eventi di alto profilo spettacolare e culturale (come ad esempio il concerto del grande chitarrista cantante Espedito De Marino, la performance del gruppo di danze arabe, la produzione in diretta di una ceramica al suono del violoncello ad opera di Anna Maria Panariello, il work shop del fotografo Enzo Truppo, la presentazione del libro di Claudio Grattacaso “La notte che ci viene incontro”, le conferenze del prestigioso critico Rosario Pinto… e via dicendo). Nel cuore della manifestazione, il punto fermo del Maric, cioè la raccolta di fondi per la Costruzione di una Casa della Cultura nella ricostruenda Accumoli, devastata dal sisma dell’agosto 2016.

Insomma, una chiusura ricca di aperture: a talenti nuovi o consolidati, a valori di ampio respiro umano e sociale… e naturalmente all’Arte e alla Cultura, armi irrinunciabili per disarmare l’ignoranza. Come è nel DNA del Maric, un moto perpetuo già capace di costruire quaranta eventi in meno di due anni di vita.

Dolce, inquieta e polemica la “Sintonia poetica di Vittorio Pesca” – Alla presentazione, anche il compianto prof. Luigi Crescibene: quasi un commiato

SALERNO. La sintonia con la natura, l’abbandono filiale a Dio ed alla religione, la polemica contro lo l’attuale crisi etica e la perdita dei valori tradizionali, la sospensione tra affettuose memorie e lo spiazzante galoppare del tempo. Quattro filoni diversi e convergenti, una coinvolgente “Sintonia poetica”, come evoca il titolo dell’ultima raccolta di Vittorio Pesca, presentata lo scorso dicembre nella Grande Sala “Bottiglieri” della Provincia di Salerno, nel corso di una serata che ha lasciato una scia di emozione, per l’impatto del cuore che il poeta salernitano imprime costantemente nelle sue opere (siamo giunti oramai alla settima perla della sua collana di poesie, racconti, memorie) e nelle sue presentazioni. Oggi, a distanza di un po’ di tempo, la scia è diventata un’onda lunga perché essa ha rappresentato una delle ultime apparizioni pubbliche del caro prof. Luigi Crescibene, scomparso lo scorso 29 marzo dopo una lunga malattia.

Come al solito, il professore si era distinto per le sue dotte e stimolanti riflessioni sul senso e il significato della poesia, infiorate di colorite citazioni critiche. E non ha mancato di evidenziare la novità di questa produzione di Pesca, che stavolta non si è concentrato tanto sul tronco robusto della memoria familiare e delle sue esperienze da emigrante quanto nel lirico intimismo e nella tensione umana suscitata da quei già citati filoni legati alla natura, alla religione, alla crisi dei valori, alla fugacità del tempo. Per Crescibene, nella resa lirica di Pesca non trova comunque spazio l celebrazione del crudo dolore, ma tutto poi sfuma nella tenerezza agrodolce dell’elegia.

E gli hanno fatto eco gli altri relatori della serata: l’Assessore provinciale Pasquale Sorrentino, la Presidente del Centro Artisti Salernitani Elena Ostrica, la prof. Antonella Sparano, il conduttore Michele Sessa, il Sindaco di Orria Mauro Inverso, il sottoscritto scrivente Franco Bruno Vitolo, nel corso di una manifestazione lunga e intensa, addolcita dal canto delicato di Imma Russo, dalle melodiche chitarrate di Joe Chiariello, dalle numerose letture di testi, non solo in italiano, ma alcuni anche in inglese, secondo la contestuale e fedele traduzione che nel libro ne ha fatto Rosetta Monteforte.

In effetti, è in queste direzioni che procede la sintonia peschiana, trasformandosi in una pluritonale sinfonia interiore, ben interpretata, oltre che dai versi stessi, semplici e comunicativi, dalla suggestione visiva delle aeree evocazioni di Maria Grazia Mancino, ricche di coloriture tonali, di vaghezze espressive e vibrazioni emozionali.

La natura è stretta “quasi in un abbraccio”, da cui emerge la “fanciullina” meraviglia di contemplazione e il personale cantico delle creature che risuona nello spirito francescano di Vittorio Pesca. Davanti alle sue pupille dilatate, si espande l’incanto del firmamento, nello splendore di Fratello Sole, che dona il pane della vita, di Sorella Luna, che tra le foglie di tenerezza e pianto indora il cielo di mistero, e delle sorelle Stelle, teneri diamanti del cielo, di quel cielo che bacia le belle impalcature del creato: i grandi monti, vicini a Dio e luccicanti come diamanti, e i piccoli fiori, che a loro volta con la boccuccia baciano l’aurora del sole. In mezzo, il laborioso fermento dei campi, concreta realtà che segna il passaggio e firma il paesaggio, e il lirico fremito della natura, che in un lieve frusciare di vento e di foglie accarezza il sogno dell’uomo.

Consequenziale per Pesca è vedere nella Natura, perla del creato, il segno più limpido della Creazione, che fa scattare lodi dirette del cuore a Dio, a Gesù, alla Madre di Gesù. A Dio, con la sua purezza, egli si affida come un bambino che gioca innocente alla fonte, a Dio Padre e a Cristo figlio egli chiede di farsi abbracciare e sempre più amare.

Da qui il connubio emozionato tra Fede e Abbraccio, che gli permette di assaporare sia il miele della vita che il pane salato, conquistabile solo col sacrificio e il dolciastro aspro gusto del cuore.

Tutto questo variegato sapore non si assapora senza il gusto dei grandi valori della vita sociale e della “lotta quotidiana”: senso del dovere e della giustizia, bontà del cuore, rispetto della famiglia e del lavoro, di sé e degli altri. Valori che la nostra squinternata epoca sembra aver colpevolmente annacquato e disperso. Pesca al riguardo mette sul banco degli imputati l’egoismo, individuale e sociale, di un mondo incosciente dominato dall’uomo Caino, contaminato ulteriormente dal pessimo esempio dei grandi che ci avvelenano il cielo e la terra che brucia e s’oscura ovunque languente.

Contro i “grandi caini” e senza escludere la responsabilità dell’uomo comune grida forte, il poeta, che di rimando si affida alla poesia e all’arte come strumenti per recuperare l’umanità perduta, nel nome della Bellezza e della Pace. A loro, al suo ideale più puro, egli vuole dedicare la sua poesia, un verso fatto di sentimento, di fuoco ardente, un verso forse senza parole nel silenzio utopico dell’amore.

Già, utopia… è questo il frutto amaro dei suoi delusi sogni abbandonati al suo tramonto e lui si sente come un solitario colombo nero che sbatte le ali sulla ringhiera e non riesce più a volare, invischiato nella nostalgia di sogni del cuore. È un colombo che soffre, travolto dalla malinconia, ma in lui non smette mai di tacere l’uomo che dalla vita ha imparato prima di tutto a combattere, con l’illusione, o almeno il flebile sospiro della speranza, di poter abbracciare il mondo intero, pieno di gioia pieno d’incanto.

Pieno di tutti i coloridel cuore. Un cuore fragile triste emozionato, ma, proprio perché combattente, alla fine vincente. Comunque vada …

Artisti vestiti di soli giornali in cammino su uno strato di libri, per disarmare l’ignoranza

maric-fruscione-locandina-salerno-aprile-2018-vivimediaSALERNO. La Mostra Disarmiamo l’IgnoranzaAnimArte, patrocinata dal Comune di Salerno, organizzata dall’Associazione MARIC (Movimento Artistico per il Recupero delle Identità Culturali) ed in esposizione a Salerno, nel centralissimo Palazzo Fruscione, sarà inaugurata il 6 aprile p. v., alle ore 18, con una provocatoria e spettacolare performance. Infatti gli artisti, guidati dal Fondatore e Presidente del Maric, il maestro Vincenzo Vavuso, arriveranno dall’adiacente via Mercanti al vicolo Adalberga, sede dell’esposizione, camminando su uno strato di libri e vestiti di soli giornali, in tema con lo slogan permanente del MARIC, cioè Disarmiamo l’Ignoranza, ed in linea con il principale obiettivo, che è la difesa della Cultura e dell’Arte dall’Indifferenza e dal Degrado che le stanno soffocando. La Mostra sarà presentata dal critico d’arte Rosario Pinto. Porteranno il saluto istituzionale rappresentanti del Comune e la dottoressa Mariarosaria Vitiello, consigliere politico del Presidente della Provincia di Salerno per le politiche Culturali Educative e Scolastiche.

La Mostra, che prevede anche una sezione poetico-letteraria, sarà esposta al pubblico, con ingresso gratuito, dal 6 fino al 15 aprile (apertura ore 10,00 – 13 e dalle 16,00 alle 22,00 tutti i giorni, compresi festivi e prefestivi).

Nel corso dell’esposizione, sono previste numerose performance di natura artistica, letteraria, musicale e gastronomica.

Una sezione sarà dedicata al paese di Accumoli, distrutto dal sisma dell’agosto 2016, a beneficio del quale, il Maric ha lanciato quindici mesi fa una raccolta di fondi per una Casa della Cultura inserita nell’opera di ricostruzione. Raccolta oramai vicina all’ultimo sforzo per il traguardo finale.

Gli artisti e letterati del Maric, che parteciperanno all’iniziativa sono i seguenti:

Valentino Annunziata, Emanuele Biagioni, Gaetano Clemente, Gabriella Corrente, Rosalia Cozza, Teresa D’Amico, Giuseppe De Michele, Lucia De Santis, Rosanna Di Marino, Andrea Dubbini, Claudio Fezza, Mario Formica, Alfonso Gargano, Gerardo Iorio, Stefania Maffei, Anna Morra, Giorgio Eros Morandini, Annamaria Panariello, Gaetano Patalano, Franco Porcasi, Maria Raffaele, Marina Romiti, Piero Sani, Grazia Taliani, Vincenzo Vavuso, Angela Vigorito, Franco Bruno Vitolo.


Il calendario delle iniziative è il seguente:

Venerdì 6 aprile, ore 18,00 Performance Disarmiamo l’Ignoranza a cura di Stefania Maffei,

Rosanna Di Marino, Annamaria Panariello, Annunziata Valentino e Vincenzo Vavuso. A seguire:

  • Apertura della mostra Disarmiamo l’Ignoranza- AnimArte.

  • Saluti istituzionali – Relazione introduttiva del critico d’Arte Rosario Pinto.

  • Presentazione del libro Around me di Stefania Maffei – Interventi di Mariarosaria Vitiello e Franco Bruno Vitolo.

Promozione dell’antologia “Oltre le Pietre”, a beneficio della raccolta per una Casa della Cultura ad Accumoli.

Buffet offerto dai ristoranti Il Cantastorie ed Il Pescatore di Vietri sul Mare.

Sabato 7, ore 19,00 – Presentazione del libro La notte che ci viene incontro di Claudio Grattacaso, interventi di Rosalia Cozza e Franco Bruno Vitolo. 

Domenica 8, ore 10,30 Conferenza sul tema Lo stato dell’arte e i suoi valori, a cura di Rosario

Pinto.

Lunedì 9, ore 18,00 - Performance dal vivo Dall’argilla al vaso, a cura di Annamaria Panariello, con accompagnamento musicale di Valerio Di Nardo, al violoncello elettrico.

Ore 19,00 - Presentazione dei libri Non solo come sono, di Teresa D’Amico, Una disperata ricerca, di Gianni Scudieri – Antologia poetica, con liriche di Antonio Di Riso.

Martedi 10, ore 15,00 visita guidata della mostra per gli alunni dell’Istituto comprensivo Statale”Don Antonio Lettieri” di Rofrano (SA) con laboratorio didattico in lingua inglese a cura della British School International di Salerno “Let’s Paly with Art”.

Mercoledì 11, ore 18,00Concerto di Espedito De Marino: “Se potessi” – Recital per voce e chitarra dalla tradizione messicana al folk napoletano… Omaggio a Dalla, Endrigo, Tenco, De André, Murolo, Totò, Gragnaniello, Pino Daniele.

Giovedì 12, ore 18,00Workshop fotografico a cura di Enzo Truppo: Identità Partenopea.

Venerdì 13, ore 18,30Presentazione del libro I quadri che suonano, di Romeo Mario Pepe.

Sabato 14, ore 18,00 Performance poetica: Le parole della poesia e della narrativa. Incontro con i poeti e gli scrittori del M.A.R.I.C. (Gabriella Corrente, Rosalia Cozza, Teresa D’Amico, Lucia De Santis, Alfonso Gargano, Franco Bruno Vitolo).

Ore 19,30 La danza araba “oltre gli stereotipi”. Si esibiranno le danzatrici: Sara Salvati, Ilaria Picarone, Natalja Misina, Annachiara Milo.

Ore 20,15 Poesie in lingua napoletana – con Alessandro Bruno, Lucia De Santis, Alfonso Gargano,Stefania Russo, Pina Sozio eFranco Bruno Vitolo. Promozione dell’antologia Oltre le pietre.

Domenica 15, ore 18,00Premiazione dei finalisti del Concorso di poesia, prosa e fotografia Disarmiamo l’Ignoranza. Modera Rosalia Cozza. Interventi di Claudio Grattacaso, Maurizio Isacco, Enzo Truppo, Mariarosaria Vitiello, Franco Bruno Vitolo e Vincenzo Vavuso. Lettura dei testi ed esposizione fotografica delle opere finaliste.

Ore 20,00 – PM Records presenta Pjero e Antonya in “Questa è la mia musica”. 

Cerimonia di finissage della Mostra Disarmiamo l’Ignoranza.

Tra TV e attenzione critica decolla “Il segreto di Nonna Ninna”

C AVA DE’ TIRRENI (SA). Ci fa particolarmente piacere sapere che sta ricevendo consensi e riconoscimenti “Il segreto di Nonna Ninna” (Europa Edizioni), della cavese Anna Maria Santoriello, che Vivimedia aveva già presentato in anteprima, dopo l’emozionato ed emozionante battesimo per immagini, voci, suoni, canzoni, ricordi, pensieri e versi, avvenuto nella Sala di Rappresentanza del Palazzo di Città il 24 novembre scorso. Nel “sacco bello” potremmo già inserire la prefazione del prestigioso scrittore Andrea Pinketts, l’intervista televisiva a Roma per Caos Film, i vari servizi per Quarta Rete RTC, compresa la recente “Cena con l’autore”, oltre naturalmente ai numerosi complimenti ricevuti a pieno cuore dall’autrice per aver saputo rappresentare in versi con chiarezza, vivacità e intensità le vicende di una bambina cresciuta da una nonna che non è sua nonna, ma con la sua famiglia vera distante appena un tiro di cannocchiale. Una situazione non rara nell’Italia difficile del dopoguerra, il che permette alla poetessa anche uno spaccato di quella nostra società… e della nostra Cava, in cui è ambientata la vicenda.

Al sacco bello, ultima ma non meno importante perlina, aggiungiamo oggi l’acuta recensione che del romanzo ha fatto una critica di lusso, cioè la prof. Maria Olmina D’Arienzo, già benemerita della Città per volere del Sindaco Galdi e attualmente benvoluta e benestimata Dirigente del nostro Liceo Scientifico “Genoino”, che già era intervenuta nel giorno del “battesimo” (nella foto del momento finale, è al centro, ditro Anna Maria che suona il pianoforte). La pubblichiamo integralmente, con l’augurio che rappresenti un’ulteriore folata di vento per la nostra scrittrice e il suo brillante poemetto dell’anima.(FBV)

Un caleidoscopio d’amore e di dolore

Mentre la sabbia alla clessidra / lenta scorre e insegue il tempo, / Silvia va a ritroso: intorpidita, / cheta cheta s’addormenta / e nei labirinti della psiche / s’insinua a pieni sensi, / tra misteri, bizzarrie, / gioiosità e aneddoti. / E anche l’impercettibile / si concretizza e si presenta”.

Questi versi, che concludono il Prologo del romanzo Il segreto di Nonna Ninna di Annamaria Santoriello, danno immediatamente senso e significato a tutta la narrazione e ne suggeriscono la chiave interpretativa: dopo l’ouverture o, se si vuole, l’incipit, accompagnato dalle note vibranti di un Notturno di Chopin, e il riferimento al caffè e alla crostatina calda, che richiama senza dubbio la madeleinette proustiana della Récherche (in Dalla parte di Swan) ed innesca il recupero memoriale, irrompe sulla scena Silvia/Annamaria, il personaggio narrante, che à rébours ripercorre la storia del suo passato, “tra misteri, bizzarrie, gioiosità e aneddoti”, penetrando “nei labirinti della psiche”, per farne emergere e concretizzare “anche l’impercettibile”, i fremiti più nascosti e i palpiti più reconditi.

Un romanzo composito e complesso, difficile da ricondurre ad un solo genere o tipologia, perché ricchissimo di sentimenti, di contenuti, di spunti, di sfaccettature: un vero caleidoscopio, che porta dentro impresso tutto il dolore del mondo e tutto l’amore del mondo. Una favola, come quelle di cui “mai una la mamma ne aveva letta o detta” a Silvia, di quelle che ti fanno ritornare bambina, ma sono terribilmente da grandi. “C’era una volta” … e subito si avvertono la tenerezza e il calore, capaci di creare un cerchio magico, come “intorno a quel braciere” del cap. 11.

Un mito: per tutto quello che di misterioso e ancestrale si porta dietro e dentro, come racconto capace di superare le barriere del tempo e dello spazio, per vivere in una dimensione altra, surreale ed archetipica o, se si vuole, epos fantastico e straordinario, storia/romanzo intrigante e fascinosa.

Favola – mito – epos, con un unico indicatore semantico, che rimanda alla Parola, che non solo dice, né è semplicemente forma di un contenuto, ma è essa stessa sostanza, res concreta e palpabile.

Poi ancora romanzo, per di più in versi: una scelta coraggiosa e originale, quasi a rappresentare l’andamento e lo stile della ninna nanna, della filastrocca o cantilena, tipica del linguaggio infantile, di quel fanciullino pascoliano, che fa grandi le cose piccole e piccole le cose grandi, che dà nome alle cose e ne coglie l’essenza.

Parola e Poesia: un binomio vincente, perché alle suggestioni della parola si abbinano e si connettono intimamente quelle della poesia che, nella valenza semantica del termine, (dal greco poiéo = fare), ha il potere di plasmare, creare, rappresentare, in una modalità straordinariamente efficace e plastica, la realtà e il mondo.

Autobiografia e memoriale: Silvia è certamente l’alter ego di Annamaria, che attraverso i suoi occhi rivede il proprio passato, lo ricostruisce, per poi sublimarlo e trasfigurarlo. Questo processo fa sì che la scrittura diventi possibilità di catarsi, redenzione, discesa agli inferi per riuscire a risalirvi, dopo aver “riunito le giunture spezzate” (come direbbe Salvatore Quasimodo).

Il recupero della storia personale è una sorta di visione, come fa intendere la radice del termine storia, che è conoscenza di sé, sia a livello della coscienza che dell’inconscio.

Un romanzo sicuramente psicologico, che sonda le profondità della psiche, ma anche didascalico, per il profondo ethos che lo permea e i riferimenti gnomici che ne attraversano le pagine: “seppur piccola io fossi, / avevo già imparato / a non piangermi addosso, / a voltare pagina, / a lasciar dietro il grigiore / e a sognare l’alba / d’infiniti, caldi colori”.

È la chiusa del cap. 19, o ancora quella del cap. 24:

Così, la tenera traversata / scorreva liscia come l’olio / per occhi distratti, / ma nessuno teneva conto / che il vestire, il mangiare, / sono priorità di coda / per un cuore che palpita”.

Un Bildungroman, un romanzo di formazione, dove si cresce attraverso il dolore e le prove difficili della vita, si impara ad accogliere e condividere la sofferenza dell’umanità tutta, attraverso esperienze forti ed intense.

Non manca neppure un pizzico di giallo, di noir, di fantasy… e un segreto da scoprire, come preannunciato dal titolo stesso.

Disseminati qua e là, oggetti- simbolo, ora inquietanti, ora rivelatori, allusivi o evocativi: la bambola “che di mamma aveva ruolo” e il braciere del cap. 11; la larva acciambellata, il cane, il cavallo inesistente e la ruspa del cap. 17; il binocolo proibito del cap. 20; il cavolfiore del cap. 38; la cristalliera del cap. 26, già ricordata nel cap. 14, dove magicamente centro tavolo, calici, lattiere e gialle tazze oro zecchino si animano e diventano parlanti nell’immaginario della piccola Silvia, ricreando l’atmosfera della fiaba, e fanno pensare alla Pisana delle Confessioni di Ippolito Nievo, nel castello di Fratta.

Ovviamente vari sono i toni stilistici e i registri espressivi, riconducibili alle matrici del logos e del pathos: riflessivo, meditabondo, razionale, dolente, emozionale, intimistico, elegiaco, tragico, comico, ironico, umoristico nel senso pirandelliano di sentimento del contrario, per citarne alcuni. Un sapiente mélange per dare forma alle innumerevoli suggestioni, reminiscenze, memorie, ricordi, frammenti e spaccati di storie e di vite, tra sorrisi e fantasmi.

Tanti sono i personaggi, protagonisti e non, presenti nel racconto, tutti ugualmente delineati e descritti con cura e attenzione e, perciò, resi indimenticabili. Uno in particolare risulta estremamente incisivo e accompagna, costantemente e romanticamente inteso, il dipanarsi della storia: si tratta del paesaggio, che spesso coincide con il luogo reale e interiore più caro ad Annamaria Santoriello, la sua Cava:

Spazio lo sguardo sul maestoso Monte Castello, / sulla viuzza serpeggiante / che verso valle si disperde; / su Santa Maria al Quadruviale, / sulle indistinte case immerse / nel verde lussureggiante / di orticelli, di vigneti, /in un silenzio spezzato / dal trascinìo d’un carretto” (cap. 02, pag. 23).

Mi trovo al lato opposto / del Borgo Scacciaventi / e corro, quanto corro! / lungo il Corso Umberto,/ sotto i secolari portici / del Millequattrocento. La respiro quella quiete / e penso che tra verde e pulizia, / quel paesaggio elvetico / la denominazione non tradisce: / l’Avvocata, Monte Finestra, / la meravigliosa Abbazia Benedettina / …Sento che la mia Cava de’ Tirreni / è la più bella cittadina che esista” (cap. 35, pag. 204).

Il paesaggio, o per analogia o per contrasto, sottolinea e fa da sfondo agli stati d’animo. Così a pag. 62, cap. 10: “La notte aveva calato /il velo scuro dappertutto / e ancora più rendeva fragile / il mio equilibrio di fanciulla”.

O a pag. 195 del cap. 33: “Sento addosso un fremito,/ leggero. Sarà l’oro del sole / che sfiora la mia pelle; / sarà l’azzurro della volta /ferito da un aereo; /o sarà la solarità di nonna / che nel cuor mi si riflette? / Impervia era la china / in quella tiepida giornata di maggio / e un profumo di rose, di gelsomini, / di arrampicati fior d’arancio,/ ci inebriava lo spirito /ci invitava a respirare”.

Come non ricordare “… quel ritorno / in quelle sere stellate! /Quella luna in pallore / colla faccia schiacciata, / colle sue luci ed ombre” del cap. 37, pag. 215, che Leopardi definirebbe poeticissimi.

O le lucciole che “a sprazzi ferivano il buio / ed io a passo ovattato,/mani a coppe, a canguro, / a salti cercavo / di catturarle a insaputa / e in un mini barattolo / le deponevo al sicuro: / in quell’habitat coatto / gustavo i piccoli lampi di luce / come stelline a Natale / in ambienti un po’ scuri”.

Un’ultima notazione per le illustrazioni di Chiara Savarese, che accompagnano con delicatezza e levità le pagine del libro, attagliandosi perfettamente allo spirito della scrittura e al sentire dell’autrice.

La parola di Annamaria Santoriello sapit, ha sapore, ha gusto nella sua immediatezza espressiva e nella sua pregnanza narrativa, è sempre lucida, calibrata, curata, nonostante l’empito e il pathos forte, tremendo che rappresenta. E questo è prerogativa della grande arte, della grande scrittura che, sola, di fronte alla incommensurabilità del dolore, alla lacerazione straziante del cuore, riesce a far intravedere il “varco” e a proiettare la provvisorietà fragile dell’esistenza terrena in una dimensione “più certa e più grande” (per dirla con Manzoni), lassù, dove tutto si ricapitola e s’ “illumina d’immenso”. (Maria Olmina D’Arienzo)