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Cava de’ Tirreni: Disfida dei Trombonieri Anno 2018

Al Casale Santa Maria del Rovo il “Drappo della Vittoria”


 

drappo-disfida-trombonieri-cava-de-tirreni-web-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). A conclusione della Disfida dei Trombonieri dei Quattro Distretti – anno 2018 – disputatasi questa sera, Domenica 1° Luglio 2018, nello Stadio “Simonetta Lamberti” di Cava de’ Tirreni, il Sindaco Vincenzo Servalli, impersonando il suo predecessore del 1460, Messere Onofrio Scannapieco, ha consegnato al Casale Santa Maria del Rovo, risultato vincitore, il “Drappo della Vittoria”; straordinaria opera su tela, realizzata, come per le precedenti edizioni, dall’impareggiabile artista cavese, il Maestro Ettore Senatore, figlio eletto della nostra Città.

Sulla srotolata pergamena, cinta dai rami d’ulivo e quercia, spiccano, sotto e sopra l’archibugio (il notissimo “pistone” ad avancarica del XVI secolo), i colori degli otto Casali dei Trombonieri, divisi nei quattro Distretti: Sant’Adjutore con i Casali Sant’Anna all’Oliveto e Sant’Anna; Pasculano con i Casali Senatore e Santa Maria del Rovo; Corpo di Cava con i Casali Santissimo Sacramento e Metelliano con i Casali Borgo Scacciaventi-Croce e Monte Castello, che per secoli hanno costituito la Città di Cava.

Le due campane ci legano all’ampio eco che sin dal 1460 consegue la Città di Cava, rimembrando a noi stessi che dal 23 Ottobre 1862, col Regio Decreto n. 935, ha ottenuto la definitiva ed unica denominazione di: Città di Cava de’ Tirreni.

Nella parte superiore si legge: 1460 La Pergamena Bianca 2018.

Al centro del drappo risalta l’unico e vero stemma della “nostra” amata Città, ricco della corona regale, ottenuto, dietro nostra particolareggiata ricerca storiografica, con D.P.R. del 10 Ottobre 2013, a firma del Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano, e dal Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Enrico Letta; gli archi dei portici arricchiscono ulteriormente la sublime opera del Maestro Senatore.

A sventolare il vessillo bianco-verde del Casale Santa Maria del Rovo, trionfatore della Disfida 2018.

La seconda opera, ricca dei colori degli otto Casali in lizza, adagiati su un arco che ci ricordano i nostri secolari portici, è stata donata dai vertici dell’A.T.S.C. alle Autorità intervenute all’annuale manifestazione folkloristica.

La cittadinanza di Cava de’ Tirreni è grata all’insigne Maestro Ettore Senatore per la realizzazione delle sue ineguagliabili annuali opere, quali tangibili testimonianze del folklore cavese, coniugate ai funesti fatti subiti dalla Città di Cava, dal 20 al 28 Agosto 1460, per mano dell’esercito di Giovanni d’Angiò, rinforzato da quello del Principe di Salerno, e ai fasti del 4 e 22 Settembre 1460, con la ricezione della Pergamena in Bianco e le conseguenti guarentigie, quali l’esenzione dal pagamento delle gabelle nel vendere e nell’acquistare beni e servizi in tutto il Regno di Napoli, le armi o pali aragonesi e la corona regale al sommo dello stemma cavoto.

Resta il rimpianto nell’acclarata magra propagazione dell’ultraquarantennale Disfida dei Trombonieri, che sebbene non abbia un retaggio storico, perché ideata nel 1974 dal mai tanto compianto Luca Barba, dai vertici dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo e dei tre Casali dei Trombonieri all’epoca costituiti, coinvolge un’intera popolazione, per oltre 1.200 figuranti in costumi d’epoca, distinti in Trombonieri, Musici e Porta Vessilli dei Casali e dei Casati.

I Festeggiamenti in Onore del Santissimo Sacramento 361ª edizione: 1656 – 2017

castello-santadiutore-notte-6-ott-2016-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Del pari ad Assisi, Bologna, Cascia, Ferrara, Firenze, Lanciano, Napoli, Rimini, Roma, Siena, Torino e altre 43 città d’Italia e d’Europa, Cava de’ Tirreni è Città Eucaristica dal 1656, ovvero da quando il Regno di Napoli, per lo sbarco di 40 contagiati soldati spagnoli, fu contaminato dalla peste bubbonica, che solo l’intervento di Dio nostro Padre poté debellare, atteso che in soli pochi mesi la popolazione metelliana venne dimezzata.

Il primo decesso nella Città di Cava (il toponimo Cava de’ Tirreni origina dal 23 ottobre 1862) per il contagio della nefasta pestilenza, si registrò a Casa Costa di San Cesareo, nel Distretto di Metiliano, poi a Casa Vallone di Dragonea e Casa Angrisani di Sant’Arcangelo, entrambe nel Distretto del Corpo di Cava, ed il 25 Maggio 1656, giorno dell’Ascensione, a Casa Rosi, nel Casale della Santissima Annunziata, del Distretto di Sant’Adjutore.

Il Vescovo Monsignor Lanfranchi fece annotare nei registri della Curia che solo nella Città di Cava, a causa della peste, perirono 6.300 persone, su una popolazione di 12.000 abitanti, di cui: 100 sacerdoti secolari, 40 frati, 80 chierici, 12 notai ed altrettanti medici. Nella chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari in Dupino, il 24 Giugno 1656, furono sepolte 22 persone.

La prima processione Eucaristica, officiata con sole poche donne, venne svolta nell’autunno del 1656 da Don Angelo Franco, l’unico superstite dei quattro Parroci della Santissima Annunziata il quale, giunto sul terrazzo superiore del Castello di Sant’Adjutore, posizionatosi verso i quattro punti cardinali, impartì la Santa benedizione alla gente della valle. La peste finì di propagarsi e dal dicembre dello stesso anno non si contarono più vittime.

Dall’anno seguente (era il 1657) i cavesi ricordano quello spaventoso evento ed il Celestiale Miracolo Eucaristico con i Festeggiamenti in Onore del Santissimo Sacramento, detti troppo genericamente e solamente dal dopoguerra: “festa di castello”, replicandola nel giorno di giovedì dell’ottava del Corpus Domini, che quest’anno 2017 ricade il 22 giugno.

Nella Platea Parrocchiale della Santissima Annunziata, Anno Domini MDCCXXXIII (1733), si legge: “1656 Tempo Peste ritrovo esser stata la prima volta che si portò processionalmente il Venerabile sopra la Cappella del Castello e il medesimo Gio. Antonio si fa esito per comodare la strada carlini trenta, fol.26, fu sotto l’ 16 Luglio di detto anno 1656”:

Altra testimonianza la troviamo nel manoscritto del 1765, a firma del Notaio cavese Filippo de’ Monica, custodito nell’archivio parrocchiale della Chiesa della Santissima Annunziata:

Fin dall’anno 1657 che questa città di Cava, non men delle altre di questo Regno di Napoli, soffrì la memorabile strage cagionata dalla peste bubbonica… Fan plauso, tratto tratto, le ordinate file de’ sparatori (gli attuali pistonieri) con di loro repliche scariche e le illuminazioni di qualsivoglia particolar casa e d’ogni tugurio per enarrare la Gloria del Signore… Sì teneva lunga processione sino al sommo del maniero, donde i parroci impartivano la Santa Benedizione alla valle, perché quel male non ritornasse a mietere vittime”.

    I festeggiamenti, come detto, originarono dal 1657 poiché i “signori” del Casale della Santissima Annunziata, presentatisi ai Parroci di quella Chiesa, chiesero di dare forma penitenziale e solenne alla processione frazionale del Corpus Domini, estendendone il percorso sino alla sommità del Castrum Sanct’Adjutore, affinché la Città fosse benedetta col Corpo di Cristo, racchiuso nell’Ostensorio, ciò per preservarla da futuri castighi.

Ogni anno, da allora, anche durante il ventennio fascista, la pia processione si è ripetuta sempre identica, con l’aggiunta dello sparo dei pistoni dai sentieri e dagli spalti del Castello, nel giorno del giovedì dell’ottava del Corpus Domini, in segno di solennità. La sera del sabato successivo, il fantastico gioco di fuochi pirotecnici termina (non si è mai saputo il motivo) con l’incendio della secolare fortezza e l’apparizione del patrio tricolore.

In una relazione, le sagge Beatrice Sparano e Lucia Avigliano hanno scritto: “La fede ed il fervore che sostengono, attraverso i secoli, la pia consuetudine della benedizione col Santissimo dal Castello, rimasta ininterrotta dal 1656 fino ai giorni nostri, possono considerarsi il vero “miracolo” che testimonia la religiosità del popolo cavese.”

Per buon auspicio, prima d’iniziare i Festeggiamenti in Onore del Santissimo Sacramento, il giorno dell’Ascensione, sul terrazzo più alto del Castello, a cura dell’Ente Montecastello, viene issato il vessillo della Città e davanti alla grande croce metallica viene posizionato il primo palo per la costruzione dell’imponente Ostensorio, che si completerà, illuminato, nei giorni successivi; qualche giorno prima del giovedì dell’ottava del Corpus Domini o la stessa mattina, gli otto Casali di Trombonieri: Sant’Anna, Sant’Anna all’Oliveto, Borgo Scacciaventi-Croce, Santissimo Sacramento, Filangieri, Senatore e Santa Maria del Rovo, divisi nei rispettivi quattro Distretti che sino all’alba dell’800 costituivano la Città di Cava (come detto in precedenza, il toponimo Cava de’ Tirreni origina dal 23 ottobre 1862): Sant’Adjutore, Metelliano, Corpo di Cava e Pasculano si portano intorno al vetusto maniero per issare il proprio vessillo.

I preparativi per trascorrere la tradizionale “giornata al monte”, iniziano qualche giorno prima con la approntamento della colazione, del pranzo e della cena, cucinati dalle mamme, dalle mogli e dalle fidanzate, le quali, un tempo, o per leggenda o per superstizione, al calare della sera non erano più bene accette sul Colle di Sant’Adjutore, detto impropriamente monte castello. In passato i maschi liberi e maliziosi a squarcia gola gridavano ed ancor oggi qualcuno spiritosamente lo fa, “abbasce ‘e ffemmene”!

Chi resta a casa o chi si reca a lavoro, vedendo lo sventolio delle bandiere della Città sul Colle tanto amato da noi cavoti, quali quelli dei Distretti di Sant’Adjutore: bianco-celeste, Mitiliano: rosso-verde, Corpo di Cava: bianco-nero e Pasculano: giallo-nero, oltre a quelli degli otto Casali, con un groppo in gola, dirà: l’anno che vene, vaco pur’io.

Per tutta la giornata i pistonieri, dopo la partecipazione alla Santa Messa del mattino, sono impegnati nello sparo dei “pistoni” antichi archibugi, il cui progenitore origina dal XVI secolo, e mangiare pasta e fagioli, soppressate, milza di vitella (‘a meveza), zucchine alla scapece, formaggi di vario tipo e quant’altro, il tutto unito ad buon vino. Il pranzo è allietato da canti e musiche d’un tempo, scritte da chi la festa l’ha tramandata di padre in figlio.

A sera, alle 20,30, ci si appresta alla processione del Corpus Domini, che dalla secolare Chiesa della Santissima Annunziata giunge sino al terrazzo superiore di quel che resta del maniero, da dove il Pastore della Diocesi impartisce la benedizione in direzione dei quattro punti cardinali.

Dalla valle si distinguono le ombre dei tantissimi fedeli in processione e lo sfavillare delle fiaccole.

Giovedì 22 Giugno 2017, di buon mattino, per la 361ª volta, saliti sul terrazzo inferiore del Castello di Sant’Adjutore, cingendo l’altare del Signore, con i celebranti, impetreremo Dio nostro Padre acchè le pesti odierne, che sono: la devianza giovanile, i dissensi in famiglia, la disoccupazione, il femminicidio, ecc., abbiano a cessare, in riguardo che questa nostra amata Cava de’ Tirreni, è: “Città Eucaristica”.

Il monumento ai caduti di tutte le guerre, costantemente vilipeso

stele-monumeto-ai-caduti-piazza-abbro-cava-de'-tirreni-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Se volete rovinavi la serata, senza fasciarvi la testa, andate in piazza Eugenio Abbro e assistete, purtroppo inermi, cosa non combinano i ragazzi sul monumento ai caduti e sui gradini che lo cingono.
Analogo censurabilissimo comportamento la scorgerete intorno alla colorata fontana di via Tommaso Cuomo, davanti all’ingresso laterale del Palazzo di Città.

I genitori e i loro insegnanti non hanno ancora fatto comprendere a questi ragazzi che occorre rispettare la Città del pari alla loro abitazione e che il monumento, in particolare, sin dal 1929, rappresenta, per noi di Cava de’ Tirreni, la testimonianza di tanti morti nelle guerre e il doloroso commiato dei familiari, che talvolta non hanno neanche potuto vederne le spoglie, come indica anche la lapide apposta il 4 Novembre 1968.

Per la realizzazione della piazza Abbro, sono state realizzate due lunghe sedute per il ristoro di quanti visitano il nostro Borgo ma i ragazzi preferiscono sedersi (magari solo sedersi!) sul monumento, non mancando di lanciarsi bottiglie e lattine, calpestando costantemente il verde prato circostante.

Atteso che vigilanza della Polizia Locale, allo stato, non è possibile ottenerla, vista l’ora tarda, rivolgiamo un ulteriore appello ai genitori, affinché si rendano conto personalmente dei danni che arrecano i loro figli.
Agli insegnanti suggeriamo di approfondire la problematica in uno sviscerato tema didattico, sperando di raggiungere un buon risultato; in caso avverso non resta che chiedere alla civica Amministrazione di recintare il monumento ai caduti di tutte le guerre con una paratia di vetro antisfondamento trasparente, che di certo non abbellirebbe la bella stele di p.zza Abbro.

La storia:

Rappresentato dalla bella vittoria alata, il monumento è opera dello scultore calabrese Francesco Ierace, nato a Polistena nel 1853 e morto a Napoli nel 1937.

Nell’anno 1923, il prezzo del solo monumento, a forfait, fu di 120.000 lire, ribassato a £. 115.000 nel 1925, anno in cui venne ultimato.

I lavori di basamento del monumento furono appaltati il 30 agosto 1927 da Alfonso Pisapia di Cava de’ Tirreni; la ditta v’impegnò cinque operai, pagati 7.628 lire.

Issato nell’ampia Piazza Roma, già Piazza Teatro, oggi piazza Eugenio Abbro, fu inaugurato il 9 giugno 1929, con la partecipazione del Re Vittorio Emanuele III; nella circostanza il Re inaugurò anche la Casa del Balilla, poi C.U.C. (Club Universitario Cavese).

Per valorizzare l’antica piazza il Podestà di Cava de’ Tirreni, Cavaliere Avvocato Arturo Della Monica, con provvedimento n. 438, dell’8 marzo 1929, decretò:

Essendosi provveduto alla sistemazione della Villa Comunale, alla costruzione della Casa del Balilla ed al giardinaggio lungo il lato nord del Duomo, valorizzando così la parte più bella della Città, ove è sorto il grandioso monumento ai Caduti, s’impone, in modo assoluto, la demolizione delle vecchie ed indecenti baracche, attualmente occupate da ferracavalli, venditori di baccalà, di sedie, ferrareccie ed altri utensili domestici che deturpano il paesaggio ed offendono l’igiene e la decenza; ritenuto che  proprio in quel sito deve svolgersi la cerimonia dell’inaugurazione del monumento, con l’intervento di Sua Maesta il Re, DELIBERO autorizzarsi, come autorizzo, l’abbattimento delle antiche e pericolanti baracche di Piazza Teatro. Diffidandosi, in conseguenza, a norma dei relativi contratti, tutti i detentori a sgomberare entro quindici giorni dalla notifica dell’approvazione della presente“.

I commercianti “sfrattati” furono allocati anche nel mercato coperto realizzato in viale Francesco Crispi, al quale vi si accedeva anche da via Rosario Senatore.

L’ingegnere napoletano Nicola Capuano il 15 maggio 1923, per la costruzione del mercato coperto, richiese al Sindaco di Cava de’Tirreni, Professore Raffaele Baldi, il compenso di 11.530 lire, secondo quanto prescriveva la tariffa in vigore nelle province meridionali d’Italia dal 1879.

La Polizia Locale e la Metellia Servizi S.r.l. non bastano a tenere a freno i lercioni

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Nonostante l’inasprimento delle sanzioni ed il monitoraggio della Polizia Locale del territorio metelliano, seppur non capillare, taluni esercizi della ristorazione e a non pochi residenti di zone, anche centrali, continuano a sversare per le strade buste di rifiuti, non avendo compreso che la “Città dei portici” deve essere decorosa, del pari alle loro abitazioni, e che è comunque è meta di turisti e “pellegrini”.
L’ultima operazione di “pulizia” è stata eseguita domenica scorsa intorno alle  8:30 dal personale della Metellia Servizi S.r.l., assistito dall’autopattuglia della Polizia Locale, composta dagli agenti A.A. e R.M..
Sono stati trovati 29 mega sacchi neri di plastica, colmi di rifiuti di ogni genere, abbandonati in via Antonio Nigro (alle spalle della Mediateca Marte) da ben sei esercizi ricettivi, fra cui non pochi recidivi.
Dall’ispezione dei sacchi si è potuto constatare che il contenuto, conferito in modo indifferenziato, consisteva in pane, avanzi di alimenti cotti, carta, bottiglie di plastica e vetro, barattoli di pomodoro, lattine di bevande ecc..
Gli operanti hanno individuato, grazie alla presenza di “comande” e scontrini fiscali e non, ben sei noti ristoranti e pub di corso Umberto I, piazzetta Nicola Di Mauro, via Generale Felice Parisi e corso Principe Amedeo, alcuni dei quali recidivi.
“È avvilente – ha dichiarato S.A., funzionario della Metellia presente in loco – che nonostante le costanti sensibilizzazioni e l’inasprimento della sanzione a E. 500,00, taluni imprenditori e non pochi privati cittadini continuano ad abbandonare rifiuti indifferenziati per strada, incuranti del disdoro che arrecano alla Città, che come vedete è meta di turisti e pellegrini diretti, oggi che è domenica, al Santuario di San Francesco e Sant’Antonio”.
Infatti, nel mentre venivano ispezionati i sacchi dei rifiuti, provenienti dal nuovo trincerone, scesi da diciotto pullman, sono transitati per via Felice Parisi una folla di persone dirette al Santuario. Noi ci chiediamo: ma le sanzioni vengono onorate?
Gli ex 106 Ispettori Ambientali che fine hanno fatto?. Assenza assoluta.
Da informazioni assunte dieci di loro, per parlare di numeri seri, sarebbero pronti a ritornare in campo, ma con la direzione di persone di polso, oltre che garantiti dalla tutela legale e assicurativa da parte del Palazzo di Città.
Siamo fiduciosi.


Vandalizzato il sottopasso ferroviario di Cava de’ Tirreni

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Resterà impunito quest’ennesimo atto di vandalismo?
Una domanda che attende una risposta positiva, col deferimento alla Magistratura Ordinaria e Minorile, per il reato di danneggiamento a beni pubblici, di quanti hanno posto in essere l’immotivato atto vandalico, oltre alla richiesta del risarcimento danni ai genitori, che continuano a non vigilare l’operato dei figli.
Nella notte fra domenica e lunedì, 20-21 settembre 2015, giovani vandali, approfittando che la stazione ferroviaria di Cava de’ Tirreni, dalle 20:00 e fino al mattino, ma anche dalle ore 12,10 alle 13,30, diviene territorio di nessuno, armatisi di un corpo contundente di grosse dimensioni, hanno infranto ben sette ampi vetri di sicurezza dei finestroni del sottopasso che collega il binario 1 e 2.
Frequentatori dello scalo ferroviario, hanno denunciato che, poiché la biglietteria di Trenitalia S.p.A. resta aperta dalle ore 6,20 alle ore 13,25, nelle altre ore la stazione diviene territorio di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti, a partire da mezzogiorno in poi.
Dopo il transito e la sosta a Cava de’ Tirreni del regionale delle 23:00, che da Salerno prosegue per Nocera Inferiore ed oltre, la porta centrale che si apre sui binari, le due laterali vengono chiuse dal bigliettaio.
Alle 13,35, viene chiusa dai preposti al bar “Binario Doppio Zero”, il cui un ingresso è proprio nell’atrio della stazione.
Trattandosi di una porta munita di apertura antipanico, i giovani aprendola, s’impadroniscono dello scalo e pongono in essere quanto di peggio di possa pensare. Vigilanza repressiva: ZERO!!!
Altro denaro pubblico lasciato alla mercè di pochi balordi ed altra pessima cartolina per gli ospiti della fu Bologna del sud, Valle Metelliana, Piccola Svizzera, Porta Verde della costa d’Amalfi e Città dei portici.

Cavajuole vota cannuole (Cavajuoli volta cannuolo)

cannula-cannuolo-di-canna-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Il riferimento è rivolto ai cavoti o cavajuolo (cavesi del tempo) allorquando dovevano far valere i diritti d’esenzione dal pagamento di gabelle (le attuali imposte, tasse e contributi), ricevuti con l’epistola del 22 Settembre 1460, dal Re Ferdinando I d’Aragona, confermati, poi, anche da altri regnanti suoi successori.

I cavoti o cavajuolo, per far valere detti privilegi, estraevano una pergamena dall’astuccio che tenevano al collo (cannula o cannuolo).

L’esenzione dal pagare i tributi, ricordiamolo, vigeva sia nell’acquistare e sia nel vendere, beni mobili ed immobili, e valeva in tutto il Reame che, per chi non lo rimembrasse, si estendeva dalla Rocca di San Benedetto del Tronto (versante Adriatico) a Terracina (versante Tirrenico), fino a Lampedusa.

Alla pretesa del gabelliere del pagamento del plateatico o del notaio del pagamento di altre gabelle inerenti l’acquisto dei beni, i cavoti o cavajuoli, rispondevano: “so’ ccavajuole” (oggi avrebbe detto: sono cavese).

Il gabelliere o il notaio, a sua volta, per avere contezza di quanto dichiarato dai cavoti o dai cavajuoli, poter applicare l’esenzione, rispondeva all’interlocutore: vota cannuole, a significare: mostratemi il privilegio!

Il cavoto o cavajuole estraeva dall’astuccio il lasciapassare e, dopo averlo mostrato all’esattore delle gabelle, proseguiva il suo viaggio, senza nulla pagare.

A quel tempo era un gran privilegio poter mercanteggiare od acquistare beni mobili ed immobili, nel vasto Regno di Napoli, senza  pagare gabelle.

Se fosse ancora oggi così!!! I cavesi d’oggi sono come quelli di ieri!!! Noi pensiamo di no, altrimenti si adopererebbero molto di più nel mantenere la loro Città com’era un tempo, tanto da essere da tutti echeggiata con i sinonimi di: Valle Metelliana, Piccola Svizzera, Bologna del Sud, Porta verde della Costa d’Amalfi e Città dei Portici.

Gli abitanti delle comunità che confinavano con la Città di Cava (ribadiamo che sino al 18 Gennaio 1807 la Città di Cava era costituita dai territori che oggi comprendono Cava de’ Tirreni, Vietri sul Mare e Cetara e che il toponimo di Città di Cava de’Tirreni origina il 23 ottobre 1862), al fine di denigrare le franchigie ottenute da Re Ferrante, privilegio della sola nostra città, sostenevano, forse ancora oggi qualcuno lo sostiene, che l’aneddoto in argomento avrebbe due interpretazioni:

. la prima, che il cavoto o cavajuolo, oggi cavese, sia stato ed è un volta-gabbana, in breve: un voltafaccia, poiché trovandosi di fronte ad un’utilità personale, muta facilmente opinione, partito, simpatia etc. (forse, per i politici d’oggi, crediamo sia proprio così!);

. la seconda, certamente più fantasiosa, ricorda che secoli or sono i cavoto o cavajuoli furono chiamati dal Sindaco perché, assieme, punissero un asino colpevole d’aver mangiato la rigogliosa erba del parco cittadino: la villa comunale. La punizione consisteva nell’applicare una cannula nell’ano del somaro per soffiare aria fin quando gli si gonfiasse l’intestino. La pancia gonfia ed il conseguente dolore avrebbe insegnato al ciuco a non strappare più l’erba dai prati! Quando venne il turno del primo cittadino, a costui parve non s’addicesse a persona del suo rango mettere la bocca ove l’avean messa tutti i suoi concittadini, perciò, estratta la cannula dall’ano del somaro, la riconficcò dal verso opposto, soffiando a pieni polmoni dalla parte che prima era stata in corpo alla povera bestia.

Nelle “Farse Cavajole” del salernitano Vincevo Braca sono raccolte ben altre malignità, ma la storia scritta dai nostri padri non si lascia tangere da fantasiose illazioni!

G.D.F.: costante lotta ai falsari

euro-monete-vivimediaUn anno, quello del 2014, stante i risultati conseguiti dalla Guardia di Finanza, a livello nazionale, decisamente allarmante per l’economia nazionale e per le continue tentate truffe perpetrate ai danni d’inermi cittadini ed imprenditori per la spendita (spaccio) di banconote e monete false.

Com’è risaputo, sono 28 le nazioni che costituiscono l’Unione Europea, delle quali 19 hanno adottato l’euro quale moneta corrente, aderendo all’Unione Economica e Monetaria.

Il solo Corpo della Guardia di Finanza, vedetta insonne del Patrio tesoro, la cui costituzione risale al 1774, nell’anno 2014, ha sequestrato, perché abilmente contraffatte, ben 882.768 banconote da 500, 200, 100, 50, 20, 10 e 5 euro oltre 10.310 monete da 1 e 2 euro, ma anche da 50, 20, 10 ed 1 centesimo, per un complessivo valore facciale di 41.460.306,00 euro.

Le quattro regole base per conoscere l’autenticità delle banconote e delle monete sono: toccarle, guardarle, muoverle e controllarle, raffrontandole con altra banconota o moneta di pari valore, sicuramente autentica.

Gli Stati cha hanno adottato la moneta unica europea sono: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna nel 1999; nel 2001 è stata la volta della Grecia, nel 2007 dell’Estonia, nel 2008 di Cipro e Malta, nel 2009 della Slovacchia, nel 2011 dell’Estonia, nel 2014 della Lettonia e nel gennaio 2015 della Lituania. Sulla base di un apposito accordo, pur non facendo formalmente parte dell’Unione europea, la Città del Vaticano, la Repubblica di San Marino ed il Principato di Monaco, hanno la facoltà di emettere monete in euro, aventi corso legale in tutta l’area dell’euro. Le uniche nazioni che non hanno adottato l’euro sono: Danimarca, Regno Unito e Svezia. 

I residenti salvano la secolare quercia di via Vincenzo Galise

taglio-illegale-quercia-pubblica-2-via-galise-cava-de'-tirreni-novembre-2014-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Ieri mattina, senza alcun motivo e autorizzazione dell’Amministrazione di Cava de’ Tirreni, una squadra di operai, armati di motoseghe e carro gru, non si sa da chi  “comandata”, ha dato l’assalto alla secolare quercia di proprietà comunale, sita nella traversa di via Vincenzo Galise, già via Siepi, dell’amena Frazione di San Pietro.

Una traversa resa impercorribile da lustri per la presenza di cancelli posti a monte e valle da chi non ha alcun titolo.

Ai primi rumori dei motosega, i residenti del posto hanno espresso le loro giuste rimostranze, ma gli addetti al taglio del secolare albero hanno continuato nella loro illegale missione. Non è rimasto altro che attivare la Centrale Operativa della Polizia Locale e l’Assessore all’Ambiente ed al Degrado Urbano, Fortunato Palumbo.
Sul posto, in breve tempo, sono giunti gli Ispettori Ambientali ed un autopattuglia della P.L.; ma i danni erano già stati arrecati alla vetusta pianta.

Disposta lo STOP al taglio della quercia e l’identificazione degli operai preposti all’oltraggio verso l’indifesa natura, non resta che i responsabili vengano deferiti alla Magistratura per i reati conseguenti; mentre l’Amministrazione comunale richieda loro il risarcimento del danno patrimoniale.

Gli interrogativi che ci poniamo sono due: chi ha ordinato lo svellimento della secolare quercia pubblica verrà penalmente e civilmente sanzionato ed i residenti della Frazione di San Pietro sanno che la Traversa Vincenzo Galise è una strada pubblica, inopportunamente chiusa al pubblico passaggio, chiedendone, oggi più che mai, la percorribilità, seppur pedonale.

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Al collasso il Commissariato di Pubblica Sicurezza della città metelliana

manifestazione-protesta-SILP-CGIL-forze-polizia-4-cava-de'-tirreni-ottobre-2014-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Ieri mattina, davanti al Commissariato di Pubblica Sicurezza di corso Giovanni Palatucci, retto dal Vice Questore Aggiunto, Marzia Morricone, si è svolta una manifestazione di protesta e volantinaggio.
Un camper del Silp Cgil (Sindacato Italiano Lavoratori Polizia), appositamente giunto da Caserta, col segretario Provinciale, Alberto Galano, il segretario Regionale, Vincenzo Battipaglia ed il segretario Nazionale, Tommaso Delli Paoli, affiancati da Ispettori ed Assistenti del Commissariato cavese, fra cui Massimo Seguino ed Maria Senatore, con un sostenuto volantinaggio, hanno lanciato un monito che è quello che se per il 20 novembre non arriveranno i tanto attesi “rinforzi” al Commissariato della “Città dei portici”, il 22 novembre, davanti alla Prefettura di Salerno, vi sarà un’affollata democratica e pacifica protesta.
L’organico attuale in forza al Commissariato metelliano è di solo 33 unità, di cui 3 addetti alla scientifica, 2 parzialmente riformati ed un tecnico.
I vertici del sindacato Silp Cigl, Delli Paoli, Battipaglia, Galano, hanno congiuntamente affermato: “Siamo di nuovo in campo per denunciare la grave carenza di organico determinatasi presso il Commissariato della Polizia di Stato di Cava de’ Tirreni, che non pochi sforzi e sacrifici personali riesce a garantire il servizio di volante. La grave situazione organica è stata determinata da scelte gestionali dell’ex Questore di Salerno, il quale ha trattenuto, presso la Questura capoluogo, il grosso dei poliziotti, mostrando disinteresse per il resto della provincia”.
Secondo il Silp Cigl, si è passati da una situazione accettabile del 2011, dove il Commissariato di Cava de’ Tirreni riusciva a mettere in campo una volante h 24, una volantina mattina e pomeriggio, i poliziotti di quartiere ed una pattuglia in abito civile, ad un’ingiustificata e drammatica carenza che nel 2014 comporta l’annullamento continuo della sola volante rimasta.
“Attualmente, sostengono i sindacalisti, si registra una carenza di organico del 30%, non volendo considerare l’incremento del 15% che doveva essere garantito a seguito della convenzione col Comune, per l’assegnazione in “comodato gratuito” dell’attuale sede.
Con la distribuzione delle locandine, gli agenti hanno reso edotta la cittadinanza cavese sulle difficoltà operative delle forze di polizia.
“Non ci fermeremo”, scrivono sulle locandine, “se non ci sarà inviato un numero congruo di agenti, sin da adesso, indiciamo per sabato 22 novembre, una manifestazione davanti alla Prefettura-Questura di Salerno, alla quale invitiamo tutta la società civile di Cava de’Tirreni” a partecipare.
Mercoledì 29 ottobre, alle ore 18, presso il Palazzo di Città, il sindaco Marco Galdi incontrerà il Questore di Salerno, Alfredo Anzalone, e il dirigente del locale Commissariato di Polizia, il Vice Questore Aggiunto Marzia Morricone, per fare il punto sulla difficile situazione che la Città di Cava de’ Tirreni sta attraversando, a causa dei recenti e sempre più frequenti episodi di furti in abitazioni e rapine a danni di esercizi commerciali e persone indifese. 

Contrabbando di sigarette e contraffazione di beni: operazione della G. di F. cavese

gdf-sequestro-sigarette-cava-de'-tirreni-ottobre-2014-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Ieri, mercoledì 8 ottobre 2014, i Finanzieri della Compagnia della Guardia di Finanza di Cava de’ Tirreni, al comando del Tenente Tolmino Florio, nei pressi del mercato settimanale dell’area mercatale, di coso Giovanni Palatucci, hanno sottoposto a sequestro 1,880 Kg. di T.L.E. (Tabacchi Lavorati Esteri di contrabbando), nei confronti di un cittadino italiano, dell’area partenopea, che è stato segnalato alla Procura della Repubblica del Tribunale di Nocera Inferiore, per violazione dell’art. 291 bis, comma 2°, del T.U.L.D. (Testo Unico Leggi Doganali), D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43. Nello stesso luogo, le Fiamme Gialle cavesi, con altra distinta operazione di Polizia Tributaria, volta a frenare la contraffazione di articoli d’abbigliamento, accessori ed altro, che sfruttando il lavoro nero e l’immigrazione clandestina, sia nella produzione e sia nella commercializzazione, alimentando la criminalità organizzata, il riciclaggio, l‘evasione fiscale e gdf-sequestro-abbigliamento-contraffatto-cava-de'-tirreni-ottobre-2014-vivimediacontrbutiva, tanto danno arreca all’economia nazionale, hanno eseguito il sequestro di 6 paia di scarpe, 18 capi d’abbigliamento e 162 supporti audiovisivi contraffatti, nei confronti di un soggetto, anch’esso italiano, che alla vista dei Finanzieri, abbandonata la merce, si è dato a precipitosa fuga. Per tale violazione la Guardia di Finanza ha inoltrato, ai danni dell’ignoto in via d’identificazione,  un’informativa di reato alla Procura della Repubblica del Tribunale di Nocera Inferiore, per violazione all’art. 474, comma 2, (Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi), che prevede la reclusione fino a 2 anni e la multa fino a €. 20.000; art. 648 C.P. (Ricettazione), che prevede la reclusione da 2 a 8 anni e la multa da €. 516,00 ad €. 10.329,00 e art. 171-bis e ter, comma 1°- lettera d) e comma 2° – lettera a) della Legge 22 aprile 1941, n. 633 (Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio) e successive modificazioni, che prevede “pesanti” sanzioni restrittive, oltre la multa.