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CAVA DE’ TIRRENI (SA). Battuta la Paganese, il sogno play off sempre più realtà

cavese-paganese-cava-de-tirreni-marzo-2019-vivimediaLa pratica Paganese archiviata nel migliore dei modi dalla Cavese. A fare la differenza al di là dei valori in campo, nettamente a favore della squadra di casa, la determinazione e l’approccio alla gara dei metelliani.
Contro l’ultima della classe si sarebbe potuto registrare un pericoloso calo di tensione. Che invece non c’è stato. E ora la zona play off sempre più un obiettivo alla portata del team di Modica.
Parte benissimo la Cavese. Al 4′pt è già in gol. Errore sulla trequarti fatale di Gaeta che da il via libera al limite a Fella che non perdona Il tiro a mezz’altezza si infila tra palo e portiere. E partita subito in discesa per i bleu foncé. Padroni del gioco e sempre sul pezzo non hanno problemi a controllare la sfida incanalandola sui propri binari.
E al 19′pt rischiano di bissare. Punizione dai venticinque metri di Favasuli che fa partire uno schema preparato negli allenamenti settimanali. In area chiude la triangolazione Sainz-Maza che spara in porta. Galli smanaccia, accovacciato, sul palo sventando in angolo. Ancora pericolo per la porta paganese.
Al 25′pt dopo una punizione dal limite mal sgestita da Galli e co. Molto decentrato sulla destra arriva Fella che incrocia in porta la palla che attraversa tutto lo specchio della porta con Magrassi una frazione di secondo in ritardo. Al 36′pt ci prova Filippini dalla sinistra con un siluro che sfiora l’incrocio dei pali. Il raddoppio arriva allo scadere del primo tempo. Nel minuto di recupero assegnato dalla giacchetta gialla Repace il baby Nunziante mette al limite un pallone invitante per l’accorrente Fella che beffa i difensori paganesi e indovina il corridoio giusto battendo Galli per la seconda volta.
Nella ripresa ritmi ridotti da parte della Cavese anche perché la Paganese non si fa mai pericolosa. Ma la formazione di Modica non è paga e fa la tripletta con una bella azione di contropiede al 14′st e un assist al bacio di Sainz-Maza per Magrassi che dribbla Galli e insacca.
Un minuto più tardi potrebbe bissare l’attaccante metelliano ma ci mette una pezza in extremis Galli. Non fallisce invece al 18′st. L’attaccante metelliano. Vince un duello fisico al limite e teecomanda la palla a rientrare sul palo lontano battendo Galli.
La disarmante impotenza paganese sintetizzata da un tentativo in rovesciata dell’inossidabile quarantenne Francesco Scarpa che finisce alto sulla traversa difesa da De Brasi. Potrebbe fare cinquina la Cavese ma sul lancio di Palomeque Agate si impappina sotto porta mettendo in angolo un tiro molto più facile di un penalty.
Poi solo accademia con un paio di sgroppate pericolose di Claudio De Rosa sospinto dalle urla e dagli incitamenti dei tifosi biancoblù che però non hanno sortito altro che applausi.
Al triplice fischio l’abbraccio con la curva di tutta la squadra e la testa già al prossimo turno, domenica prossima a Rende, ai piedi della Sila, con la speranza di alimentare con un altro risultato utile il sogno play off.


CAVESE 1919 PAGANESE 1926 4-0

CAVESE (4-3-3): De Brasi, Palomeque, Silvestri, Favasuli, Fella (40′st De Rosa), Bacchetti, Tumbarello (31′st Castagna), Nunziante, Magrassi (20′st Agate), Filippini (19′st Ferrara), Sainz-Maza (40′st Heatley). A disp. Bisogno, Manetta, Buda, Logoluso, Bruno, La Ferrara, Dibari. ALL. Giacomo MODICA

PAGANESE (4-3-3): Galli, Gaeta, Navas (5′st Tazza), Di Rienzo (5′st Scarpa), Stendardo, Carotenuto, Della Morte (19′st Cappiello), Piana, Parigi, Capece (31′st Nacci), Dellafiore (6′st Perri). A disp. Santopadre, Sapone, Diop, Alberti, Acampora, Gifford. All. Fabio DE SANZO.

ARBITRO: Giuseppe REPACE (Perugia). Assistenti: Massara, Catucci.

RETI:. 4′pt e 46′pt Fella (C ), 14′st e 18′st Magrassi (C ).

NOTE: Spettatori circa 2000. Nessun tifoso azzurrostellato al seguito per il divieto di vendita di tagliandi ai non residenti a Cava. Ammoniti: De Rosa (C ), Cappiello (P). Angoli: 3 a 0 per la Cavese. Recuperi: 1′ pt, 5′st.

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Napoli milionaria: un’emozione che attraversa le generazioni … e genera poesia

In scena al Teatrino dell’ex Seminario nella bella interpretazione del Piccolo Teatro al Borgo di Mimmo Venditti


Anche solo a nominarlo, Napoli milionaria, il capolavoro teatrale di Eduardo De Filippo, trasmette un’ondata di emozioni.

L’emozione di una storia, della nostra storia. La prima andò in scena quando ancora nel Centro Nord dell’Italia era in atto la guerra di liberazione e a Napoli si leccavano le ferite profonde e laceranti delle bombe, dei crolli e della fame, si sentiva l’eco comunque drammatica della cacciata dei tedeschi, si respirava la presenza deli alleati anglo americani e le speranze della nuova Italia.

La storia di don Gennaro, che torna dalla guerra e trova la sua famiglia arricchita dal mercato nero, ma imbastardita dalla smania del denaro e senza più quell’identità etica che lui aveva cercato, non sempre con successo, di trasmettere, è la storia di Napoli, dell’Italia in macerie e con voglia di rinascita. Una Napoli in attesa che “passi la nottata”, così come don Gennaro e la famiglia devono aspettare che superi la nottata la piccola Rituccia grazie all’antibiotico donato proprio da una vittima dello sciacallaggio da mercato nero esercitato dalla moglie di Gennaro.

Perciò vengono i brividi a ripensare a quella prima rappresentazione del 15 marzo 1945, quando, alla chiusura del sipario, ci fu un eterno momento di silenzio, che fece temere a Eduardo l’onta e il dolore dell’insuccesso, prima che nascesse uno dei più lunghi ed emozionati applausi della storia del teatro, con il pubblico in piedi e in lacrime, che aveva appena assistito allo specchio delle sue piaghe e che stava aspettando anch’esso che passasse la nottata.

Perciò ogni volta che viene messa in scena, per chi è consapevole del suo significato, oltre che della sua bellezza di capolavoro, si scatena quell’ondata di emozioni che accomuna spettatori e attori.

Perciò siamo grati alla compagnia del Piccolo Teatro al Borgo, che più volte l’ha inserita nel suo cartellone e che da due anni ha rinnovato la messa in scena con attori più o meno “new entry”, ai quali bisogna fare grandi complimenti perché si sono dimostrati ben all’altezza del ruolo da ricoprire e degli storici interpreti del Piccolo Teatro al Borgo, a cominciare dalla magnifica Ida Damiani, sanguigna, appassionata e coinvolgente nel parte cruciale di Amalia. Senza contare naturalmente il buon Mimmo Venditti, come sempre gran maestro regista e attore. Nell’applauso aggiungiamo gli “storici” Matteo Lambiase e Raffaele Santoro (il ragioniere e Settebellizze), una garanzia lunga negli anni, e con loro Daniela Picozzi, Carlo Della Rocca, Andrea Manzo, Roberto Palazzo, Enzo Senatore, Titta Trezza, senza dimenticare i fedelissimi collaboratori tecnici Bruno Rispoli (scene e luci) e Anna Maria Venditti Rispoli (costumi).

L’ultima messa in scena è avvenuta il 2 e 3 febbraio scorsi, nell’ambito del cartellone congiunto con i giovani della Compagnia Arcoscenico. È stata l’occasione per riproporre un pezzo della nostra storia anche alle nuove generazioni. Ed è stato fatto centro, come è dimostrato anche dall’allegato canto nella nostra lingua suscitato sulle corde del trentenne Alessandro Bruno, nelle cui parole si avverte l’emozione della scoperta di un’opera capitale, di una recitazione all’altezza, ma anche, vedi le parole finali, lo sconcerto del presente, in cui per i componenti della nuova generazione il tunnel verso il futuro ha di nuovo il sapore di una nottata. Riusciremo a far passare anche questa?… Ai posteri.
(FBVitolo)

 

Napoli Milionaria: Piccolo Grande Teatro al Borgo!

 

Dinto a nu tiatro bello, ma ‘e quatto sorde,

addò ghiacciata era ll’aria,

faceva friddo…e chi s’’o scorda…

ma va in scena Napoli Milionaria!

 

‘A campana sona e a sipario arapruto

tavula apparicchiata e cafettera pe vvinte.

Fore ô vico voce ‘e ggente sparuta

Amedeo nun è pe niente convinto!

 

È sparuto nu piatto ‘e paste e ffasule!

Ll’indiziato è Gennaro ‘o pate, se capisce,

‘a guerra… se sa… te fa sbaglià da sulo

‘e ‘o piatto ‘e pasta… piglia ‘e sparisce!

 

Gennaro Jovine, un Venditti che gran colpi sferra,

incarna paro paro il buon padre di famiglia

purtanno ‘ncuollo ‘a fatica di una guerra

è tutto puteca, casa, mugliera e ffiglie!

 

Ma ‘e ccose a Napule nun ggirano a dduvere,

‘a mugliera, ‘Onna Amalia, superbamente interpretata,

è trasuta ‘e preputenza dinto ‘a borza nera

aumentanno ‘o prezzo d’ ‘a rrobba… ca tene accuata!

 

È una Napoli sotto ‘e bbumbardamente

nu via vai ‘e persone suspettose

‘a sirena sona tutte ‘e mumente

e pe campà se trovano mille scuse!

 

Pecchè è guerra pure int’ ‘a famiglia ‘e Gennaro

e ‘a guerra te cagna ‘nzino e dint’ a ll’osse.

Pecchè quanno nun ce sta ‘o denaro

faje ‘e tutto pe nun te scavà ‘a fossa!

 

E senza Gennaro, ma cu ‘a sacca chiena ‘e sorde,

‘a famiglia se scorda d’ ‘o bbene ‘e ll’ammore

nun s’accorge d’ ‘o dulore ca porta

e ce ne vo’ pe truvà dignità e calore.

 

La compagnia di Venditti fa vedere tutto questo:

hanno battagliato pe ddoje ore

hanno interpretato a meraviglia tutto il testo.

per il piccolo Teatro al Borgo grande onore!

 

Pecchè nun è ffacile pe nniente

a tenè ‘e spettature appassiunate!

E pe tutto ‘o tiempo chelli ggente

scurdannese d’ ‘ friddo se so’ arrecriate!

 

‘A Cumpagnia ha tenuto sempe aveta ‘a pressione

so’ passate da ‘e bomme a nu murtorio accamuffato.

Se vede ca ce metteno assaje core e tanta passione.

‘A Cumpagnia ‘e Venditti emozioni ha regalato!

 

È forte forte assaje… ‘a fine ‘e sta cummedia…

P’ ‘a famiglia, pe’ Napule e l’Italia è ‘a stessa traggedia!

‘O miereco ha ditto: ‘a nuttata ha da passà

ma…

simmo sicure ca mo nun ce sta n’ata nuttata da passà?
(Alessandro Bruno)

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Torna la vittoria sulla ruota di Cava

cavese-siracusa-cava-de-tirreni-marzo-2019-vivimediaDopo la serie di pareggi che avevano lasciato l’amaro in bocca e gettato ombre sul futuro di Modica alla guida della squadra finalmente torna a sorridere il pubblico amico grazie alla doppietta di Fella e un buon secondo tempo nella sfida con gli aretusei.

Ma da dimenticare i primi 45 minuti di black out di gioco, emozioni e idee. Ma veniamo alla cronaca. Al 6′pt Favasuli dal limite serve un buon pallone per l’accorrente Migliorini ma la conclusione di quest’ultimo finisce abbondantemente a lato. Al 18′pt è Sainz-Maza che chiude male una triangolazione stretta al limite dell’area di rigore sparando fuori da posizione favorevole. Dal 24′pt al 25′pt due occasioni ghiotte per gli aquilotti sui piedi di Tumbarello e sulla testa di Silvestri.

Ma resta inviolata la porta ospite. Nella prima azione Tumbarello, un paio di metri all’interno dell’area siciliana, spara in porta ma Crispino vola e sventa in angolo. Nella seconda occasione Silvestri su angolo di Sainz-Maza incorna sul palo lontano ma la sfera scivola a fondo campo tra le imprecazioni generali.

Pochissime emozioni nei primi 45 minuti e Siracusa totalmente assente sul taccuino ad eccezione di una conclusione sotto porta finita fuori di Tiscione, occasione nata per una errata valutazione della traiettoria di un cross di Daffara ad opera di Bacchetti.

Il duplice fischio di Curti manda le squadre negli spogliatoi tra i mugugni di gran parte dello stadio amico.

Nella ripresa dopo probabilmente la strigliata di Modica la Cavese sembra ingranare la marcia giusta. Scende fisicamente l’avversaria e sale in cattedra il centrocampo bleu foncé. All’8′st conclusione sotto misura di Sainz-Maza su traversone da sinistra di Ferrara che finisce sul fondo dopo aver attraversato tutta l’area di porta. Ferrara al 14′st ci prova dalla distanza ma non inquadra lo specchio della porta.

Il Siracusa si rifà vivo solo al 16′st ma capitan Catania non riesce a dare forza alla sua conclusione. Sul capovolgimento di fronte la Cavese passa in vantaggio. E’ il 18′st. Una palla vagante al limite dell’area di rigore ospite viene calciata al volo da Migliorini che però schiaccia troppo la conclusione che non centra lo specchio della porta ospite. Sulla traiettoria però si fa trovare pronto Fella che buca Crispino.

Esplode di gioia il Simonetta Lamberti. E si bissa dopo undici minuti. Questa volta è Sainz-Maza ad andarsene benissimo sulla fascia sinistra. Il cross è teso e basso, la retroguardia siciliana dorme e Fella sulla linea di porta insacca anticipando il suo marcatore.

Per il Siracusa è notte fonda, praticamente ammainando bandiera definitivamente quando per un fallaccio si becca la seconda ammonizione Bruno che abbandona così anzitempo il terreno di gioco. All’ultimo secondo però il Siracusa potrebbe trovare il gol della bandiera ma Cognigni spara addosso a De Brasi che chiude benissimo lo specchio della porta.

Altri tre punti in saccoccia per la Cavese che la proiettano ai bordi della zona playoff. Ma ora sulla sua strada, al Menti, nel prossimo turno di campionato ci sarà la capolista ad attendere i metelliani, la Juve Stabia.


CAVESE 1919 SIRACUSA CALCIO 2-0

CAVESE (4-3-3): De Brasi, Palomeque, Silvestri, Migliorini (22′st Pugliese), Favasuli, Fella (42′st De Rosa), Bacchetti, Tumbarello, Ferrara (40′st Filippini), Magrassi (42′st Castagna), Sainz-Maza (40′st Agate). A disp. Trapani, Manetta, Buda, Logoluso, Heatley, Bruno, Nunziante. ALL. Giacomo MODICA

SIRACUSA (4-2-3-1): Crispino, Fricano (30′st Cognigni), Ott Vale, Palermo, Catania (41′st Vasquez), Daffara, Di Sabatino, Bertolo, Tiscione (41′st Parisi), Bruno L., Talla Souare (30′st Russini). A disp. D’Alessandro, Boncaldo, De Col, Talamo, Mustacciolo, Tuninetti, Rizzo, Lombardo. All. Ezio LOMBARDO.

ARBITRO: Davide CURTI (Milano). Assistenti: Vitale, Ricciardi (Ancona).

RETI:. 18′st e 29′st Fella (C ),

NOTE: Spettatori circa 1500, di cui una ventina di fede aretusea in curva nord . Espulso al 37′st Bruno (S) per somma d’ammonizioni.Ammoniti: Silvestri (C ) . Angoli:5 a 1 per la Cavese. Recuperi: 0′ pt, 4′st.

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Il prestigioso riconoscimento al Cappellano Militare del Contingente Italiano

A Don Claudio Mancusi, Cappellano del Comitato per il Sacrario Militare di Cava, la Croce Patriarcale.


don-claudio-mancusi-cappellano-militare-cava-de-tirreni-febbraio-2019-vivimediaConcessa la Croce Patriarcale al Cappellano Militare del Contingente Italiano, don Claudio Mancusi. Viva la soddisfazione da parte del presidente del Comitato per il Sacrario Militare di Cava de’ Tirreni Daniele Fasano.

“Mi congratulo con don Claudio – sottolinea Daniele Fasano – Un grandissimo riconoscimento per il Cappellano del Comitato per il Sacrario Militare di Cava de’ Tirreni. E’ per tutti noi motivo di grande orgoglio”.

Il riconoscimento, concesso da Youssef Absi, Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente, Arcieparca Metropolita di Damasco, Alessandria e Gerusalemme dei Melchiti, Gran Maestro dell’Ordine Patriarcale della Santa Croce di Gerusalemme, è stato assegnato al Cappellano Militare del Contingente Italiano, don Claudio Mancusi, al Comandante di Italbatt, Colonnello Giacomo Giannattasio, al Comandante della Joint Task Force Lebanon-Sector West, Gen. Brig. Diodato Abagnara, per le attività umanitarie e l’efficace supporto profuso a favore delle comunità Greco-Cattoliche di Tiro.

L’Ordine Patriarcale della Santa Croce di Gerusalemme è un ordine cavalleresco conferito per meriti caritatevoli e religiosi che promuove iniziative volte a far conoscere la realtà culturale e religiosa dell’Oriente cristiano e sostiene le opere sociali e religiose dei fedeli. A consegnare l’importantissima onorificenza, l’Arcivescovo Metropolita Melchita di Tiro, S.E.R. Mons. Michael Abrass, nel corso della Santa Messa domenicale tenutasi nella Base UNP 2-3 di Shama.

Il riconoscimento è segno di affetto e gratitudine della realtà religiosa locale verso l’operato dei peacekeepers italiani che, solo pochi giorni fa, hanno organizzato un significativo meeting interreligioso con i rappresentanti delle fedi presenti nella regione di Tiro, che ha portato alla redazione condivisa di un documento di reciproca collaborazione per la stabilità e la pace.

A Cava de’ Tirreni il 23 febbraio Giornata della Pace con Stefania Proietti, Sindaca di Assisi

stefania-proietti-sindaco-assisi-2019-vivimediaIl 23 febbraio prossimo, alla Giornata della Pace, indetta da Papa Francesco sul tema La buona politica è al servizio della Pace, organizzata dall’Arcidiocesi Amalfi-Cava e dal suo Arcivescovo Mons. Orazio Soricelli con la feconda collaborazione di associazioni e istituti scolastici, ci sarà a Cava un ospite d’eccezione, Stefania Proietti, da due anni Sindaca di Assisi, prima donna a ricoprire questo ruolo nella Città di Francesco e di Chiara. Ed è sulle loro orme, sul dettato evangelico di amore per il prossimo e di attenzione ai più deboli, sull’etica del servizio, nello spirito della Chiesa sognato di Papa Francesco, che Stefania Proietti sta esercitando la sua carica, riscuotendo apprezzamenti profondi dai suoi concittadini e da tutte le persone di buona volontà, pur in un tempo in cui la Buona Novella viene lodata da tutti, ma da molti viene disinvoltamente tenuta in frigo.

L’impegno più recente, di respiro internazionale, è stata l’ ordine del giorno deliberato a novembre dell’Amministrazione comunale di Assisi: una presa di posizione contro i massacri che stanno avvenendo nello Yemen ed il commercio delle armi che li supporta: commercio in cui l’Italia è implicata in primissima persona. Contestualmente, un appello ai Sindaci italiani perché sottoscrivano questo ordine del giorno. È quello che sarà fatto anche durante l’incontro del 23, in cui saranno presenti i primi cittadini, o i loro rappresentanti, di Cava e dei comuni viciniori.

manifesto-giornata-pace-assisi-febbraio-2019-vivimediaImportantissima e stimolante novità rispetto alle precedenti Giornate della Pace, finora tutte pomeridiane e serali, l’incontro con la Sindaca e il resto della manifestazione si svolgeranno di mattina, per favorire un contatto diretto con le scuole e con gli studenti e i giovani in generale. L’appuntamento è infatti alle 9 al Cinema Metropol, dove è prevista la presenza di circa trecento studenti provenienti dagli Istituti Superiori: Liceo “De Filippis Galdi”, Liceo Scientifico “A.Genoino”, “IIS Vanvitelli-Della Corte”, IIS “Filangieri” (di Cava de’ Tirreni), “ISS Marini-Gioia” (Amalfi). I ragazzi saranno protagonisti, sia perché il Gruppo del Liceo Musicale “M.Galdi” effettuerà l’apertura musicale, sia perché sarà dato ampio spazio alle loro domande ed alle loro osservazioni, con particolare riguardo all’argomento “Le declinazioni della Pace al servizio delle Comunità locali”.

Al termine dell’incontro, verso le 11,30, si formerà un corteo, al quale parteciperanno anche altri studenti e, naturalmente, tutte le persone di buona volontà. Tra canti, striscioni e cuori aperti si giungerà a Piazza San Francesco, al Convento di San Francesco, dove sarà simbolicamente piantumato un Ulivo e, con i rinnovati saluti delle autorità e della Sindaca, il congedo musicale sarà affidato a un mini concerto di gruppi musicali studenteschi.

CAVA DE’ TIRRENI (SA) – A.A.A. Cercasi squadra con personalità

cavese-viterbese-cava-de-tirreni-febbraio-2019-vivimediaAncora un pareggio interno tarpa le ali alle ambizioni aquilotte di avvicinarsi alla zona play-off. E come spesso è accaduto gran parte delle colpe la si deve addossare proprio alla mancanza di personalità della squadra.

Alla vigilia del match molti avrebbero sottoscritto senza difficoltà per il pareggio e la divisione della posta in palio. Ma da come si era messa la partita il pareggio bucia molto alla tifoseria metelliana. Gli ospiti reduci da un tour de force estenuante per recuperare tutte le gare finora non disputate per le note vicende precampionato non sono sembrati irresistibili. Anzi in tutta la sfida hanno giocato solo due palle capitalizzando al meglio il risultato finale.

E il tutto offerto su un piatto d’argento dai metelliani. Quasi in harakiri il loro. Che ha lasciato l’amaro in bocca in casa biancoblù. Ma veniamo alla cronaca. La partenza della gara non è al fulmicotone. Tutt’altro. Per oltre un quarto d’ora nessuna azione degna di nota da ambo le parti. A imbrattare il taccuino solo l’infortunio del portierino aquilotto Bisogno che lo costringe dopo dodici minuti a lasciare il campo per De Brasi.

Esordio in prima squadra amaro per lui. Al 16′pt ci prova la Viterbese a scaldare l’ambiente. Rinaldi, arrivato di gran carriera dalla difesa non riesce a centrare lo specchio della porta metelliana su un angolo dalla destra. Due minuti più tardi la Cavese passa in vantaggio con un’azione brillante tutta di prima. Lia serve Rosafio sulla trequarti che trova il corridoio giusto per innescare sulla corsa Fella, che un passo dentro l’area di rigore tira immediatamente anticipando l’uscita di Valentini mettendo la sfera sotto le gambe di quest’ultimo.

Sulle ali dell’entusiasmo la Cavese continua a premere in avanti e al 23′pt Lia dai venticinque metri spara di un nulla a lato della porta ospite creando non poche preoccupazioni alla retroguardia della Viterbese.La formazione metelliana sembra poter gestire senza troppi patemi la gara. Ma in pieno recupero rischia di capitolare per il solito errore evitabilissimo. In fase di chiusura Tumbarello coglie in pieno la gamba di sostegno di Zerbin mandandolo a terra. L’arbitro senza indugi indica il dischetto del rigore.

Si incarica della trasformazione Pacilli ma la fucilata si stampa sulla traversa per la gioia dei tifosi bleu foncé. Nella ripresa mossa di Calabro che getta nella mischia molta qualità fino a quel momento tenuta in panchina a tirare il fiato dopo le fatiche nel recupero infrasettimanale. E la Viterbese si fa subito minacciosa. All’11′st Polidori sottomisura deve essere neutralizzato in angolo da De Brasi, molto attento.

Poi, però, più nessuna vera azione d’attacco per gli ospiti mentre inizia il festival delle occasioni sprecate per gli aquilotti. E sotto accusa finisce Magrassi che nei dieci minuti a cavallo della mezzora della ripresa si beve tre buone palle gol che avrebbero meritato sorte migliore.

Al 21′st di testa su assist Fella alza sotto misura; quattro minuti dopo fa partire un bolide a fil di palo e, infine, al 31′st si fa ipnotizzare da Valentini divorandosi il raddoppio. Scatta, così, la dura legge del calcio. A un gol mancato segue un gol subito. Con l’aggravante che è la Cavese a regalare l’occasione agli ospiti.

Il centrocampo metelliano perde palla al 38′st sulla mediana e innesca il contropiede micidiale gialloblù. Prima Bruno, poi Manetta non riescono a opporsi al duo Molinaro-Luppi. Il primo se ne va sulla sinistra e poi pesca nell’area di porta il secondo, Luppi, che insacca. Resta di sasso la tifoseria locale, vedendo sfumare la vittoria a meno di dieci minuto dal termine.

Ma soprattutto male per aver assistito all’ennesima prova “impersonale” della squadra di Modica, finito sulla graticola per i cambi fatti in partita.

Cavese: in casa senza gloria

cavese-vibonese-cava-de-tirreni-febbraio-2019-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Doveva essere la domenica della svolta. Il cambio di rotta rispetto agli obiettivi della prima parte della stagione. Con una salvezza ormai acquisita più per défaillances altrui che per propri meriti la formazione aquilotta aveva fatto le prove generali in Sicilia, corsara con la Sicula Leonzio.
Forte dei rinforzi arrivati dal mercato di riparazione ci si aspettava al Simonetta Lamberti una prestazione finalmente vincente. Invece ancora una volta ci si deve accontentare della divisione della posta in palio e di una prestazione con i soliti difetti di sempre. La Cavese è in una fase di involuzione nel proprio gioco. O almeno se gioco produce ha un’incapacità radicata di andare al tiro.
Richiusi, dunque, subito nel cassetto pallidi sogni di gloria, la paventata ambizione di tentare l’assalto alla zona play-off. A complicare la prova casalinga ci si è messo anche il sig. Giordano di Novara, che ha buttato fuori a cuor leggero Ferrara allo scadere del primo tempo e costretto gli aquilotti in dieci per tutta la ripresa.
Ma questa scusante non basta. Analizzando i primi 45 minuti una sola conclusione, nemmeno poi tanto irresistibile ad opera dei padroni di casa. Ma veniamo alla cronaca della partita che si apre con il commovente minuto di silenzio in memoria dei giovani calciatori del Flamengo morti nel rogo brasiliano.
Poi la gara. Cavese subito a provare a sorprendere gli ospiti. Azioni di prima e avvolgenti apprezzate dal pubblico amico che, però, non sortiscono effetti per mancanza di previsione nell’ultimo passaggio. Intanto al 7′pt è Scarabozzi che dalla distanza impegna in due tempi De Brasi. Al 13′pt ci prova Fella su assist di Sainz Maza ma la palla non prende il giro voluto e termina fuori.
Due minuti più tardi ci riprova Fella e questa volta a difettare non è la precisione ma la potenza del tiro che addomestica senza problemi il portiere Zaccagno, ben piazzato tra i pali. Al 22′pt prima vera occasione per la Cavese di bucare la retroguardia ospite. Rosafio apre sulla destra per Lia che crossa nel cuore dell’area calabrese, sulla palla si avventa Sainz Maza che indirizza in porta ma c’è una provvidenziale deviazione difensiva in angolo che gli nega la gioia del gol. La sfida vive una decina di minuti di stanca con assenza quasi assoluta di gioco.
Fino al 36′pt. Ed è la Vibonese che rischia di passare. Prezioso tira dal limite in porta ma la parabola si fa invitante per Obodo in posizione regolare e nel cuore dell’area aquilotta.
Il tiro finisce alto sulla trasversale. Ma il rischio è stato altissimo per la retroguardia biancoblù. La prima parte della gara si chiude nel peggiore dei modi per la Cavese. In pieno recupero Marco Ferrara, ammonito qualche minuto prima insieme all’avversario Melillo, è troppo irruento in un intervento sulla linea del fallo laterale su Bubas e per il signor Giordano è meritevole di un altro giallo e, quindi, di finire qui la sua partita.
Valse a nulla le proteste di capitan Favasuli e co.
Per la Cavese ripresa con handicap. Modica prova a turare la falla e dal primo minuto mette dentro Palomeque e tira fuori Fella. Al 2′st Tumbarello si fa oltre sessanta metri ma il tiro finale è da dimenticare. Pericolo dalle parti di De Brasi al 5′st. Bubas spara dal limite e con i pugni sventa la minaccia il portiere aquilotto.
Dal calcio d’angolo pericolosissima palla filtrante sul secondo palo per Prezioso, lasciato tutto solo, ma la sua conclusione finisce alle stelle. La Vibonese cerca di sfruttare la sua superiorità numerica e al 13′st si fa pericolosa con Taurino che spara sull’esterno della rete un cross di Tito.
Al 19′st grida al rigore la Cavese per una mano galeotta di Malberti su una conclusione di Tumbarello. La decisione arbitrale di sorvolare manda su tutte le furie gli aquilotti e a farne le spese, ammonito, è Bruno. Poi più nulla fino al termine con una evanescente squadra, persa in se stessa e nella quale nemmeno gli inserimenti dei nuovi rinforzi, si fa per dire, arrivati la scorsa settimana ha portato più qualità.
In tribuna il patron Santoriello non è sembrato gradire molto quanto accaduto in campo. E sicuramente la sua voce si farà sentire nello spogliatoio aquilotto nei prossimi giorni.


CAVESE 1919  US VIBONESE 0 – 0

CAVESE (4-3-3): De Brasi, Manetta, Rosafio (46’st Castagna), Favasuli, Fella (1′st Palomeque), Tumbarello (46’st Logoluso), Bruno, Lia, Pugliese (12′st Buda), Ferrara, Sainz-Maza (21′st Magrassi). A disp. Bisogno, De Rosa, Bacchetti, Heatley, Agate, Nunziante, Dibari. ALL. Giacomo MODICA.

US VIBONESE (4-3-2-1): Zaccagno, Tito, Malberti, Prezioso (17′st Collodel), Finizio (41′st Cani), Obodo, Camilleri, Melillo (31′st Ciotti) , Budas (17′st Allegretti), Taurino, Scaccabarozzi. A disp. Mengoni, Franchino, Silvestri, Rezzi, Donnarumma, Altobello, Filogamo, Maciucca. All. Nevio ORLANDI.

ARBITRO: Giordano Michele (Ancona). Assistenti: Belsanti, Centrone.

NOTE: Spettatori circa 1500, sparuta rappresentanza di tifosi calabresi in curva nord. Espulso al 46′pt, per somma d’ammonizioni, Ferrara (C ). Ammoniti: Melillo, Obodo, Taurino per la Vibonese, Rosafio, Bruno per la Cavese. Angoli:4 a 1 per la Vibonese. Recuperi: 1′ pt, 3’ st.

Donati aiuti umanitari al dispensario per i profughi di Tiro

La consegna degli aiuti umanitari al dispensario per i profughi di Tiro con il Contingente Italiano ed il Comitato per il Sacrario Militare di Cava de’ Tirreni


01-aiuti-umanitari-tiro-cava-de-tirreni-febbraio-2019-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Una donazione di vestiti e materiali per il dispensario della città di Tiro nel Libano del Sud, l’area maggiormente colpita dall’ultimo conflitto. La donazione, effettuata nei giorni scorsi, andrà ad alleviare i bisogni delle famiglie più disagiate della zona, nella quale stanziano anche numerosi campi profughi.

L’iniziativa è stata resa possibile grazie al coordinamento del Contingente Militare Italiano con il Comitato del Sacrario Militare di Cava de’ Tirreni, che opera da tempo a favore del ricordo dei caduti in guerra e che ha raccolto il materiale in sinergia con il Cappellano Militare del Reggimento “Cavalleggeri Guide” (19°) Don Claudio Mancusi, attualmente in servizio come Cappellano Militare nell’Operazione Leonte nel sud del Libano.

La donazione al dispensario della Croce Rossa libanese di Tiro è avvenuta alla presenza del presidente Miss Mouzayan Seklawi, di don Claudio Mancusi e dei suoi collaboratori, il Caporal Maggiore Scelto Principe e dei Volontari in Ferma Prolungata Luise e Grimaldi.

“Questa donazione, che allevierà i bisogni di decine di famiglie – sottolinea Don Claudio Mancusi – è stata resa possibile con il contributo del Comitato del Sacrario in memoria dei caduti cavesi”.

Grande soddisfazione anche da parte del presidente del Comitato per il Sacrario Militare di Cava de’ Tirreni Daniele Fasano. “Grazie don Claudio, siamo orgogliosi – evidenzia Daniele Fasano – per questa consegna che ci ha dato lustro ONU internazionale”.

Don Claudio Mancusi, già Cappellano militare delle ” Guide” di Salerno, nonché Cappellano del Sacrario Militare di Cava de’ Tirreni, recentemente è stato assegnato al Contingente Italiano in Libano nell’Operazione ONU “Leonte” sotto il comando del Gen. Diodato Abagnara, Comandante della Brigata Bersaglieri “Garibaldi” di stanza in Caserta.

La Brigata annovera tra i propri ranghi il Reggimento “Cavalleggeri Guide” (19°), Unità di punta dell’Esercito Italiano, da sempre impegnata in missioni per il mantenimento della pace, cosiddette di “peacekeeping”, in numerosi teatri operativi nel mondo, sia sotto l’egida dell’ONU che della NATO.

 

l’8 febbraio Presentazione del romanzo “Il Circolo degli illusi” di Rosa Montoro

il-circolo-degli-illusi-rosa-montoro-cava-de-tirreni-febbraio-2019-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). La nostra socia Rosa Montoro, venerdì 8 febbraio nella Sala Consiliare del Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni, alle ore 18,15, sarà presentato il romanzo “Il Circolo degli illusi” (Edizioni Oedipus), di Rosa Montoro, operatrice del Piano di zona, sarnese di origine, cavese di adozione. Dopo i saluti del Sindaco Vincenzo Servalli, della Presidente del Consiglio Comunale Lorena Iuliano e del Presidente dell’Associazione Giornalisti “L. Barone” Emiliano Amato, interverranno con brevi contributi Alberto Barone, Giuseppina Buongiorno, Flora Calvanese, Cettina Capuano, Ornella Casella, Paola La Valle, Patrizia Reso, Annalisa Speranza. Introdurrà e coordinerà Franco Bruno Vitolo. 

La vicenda del romanzo, raccontata con una scrittura chiara, incisiva, coinvolgente, è ambientata nella piana di Sarno durante il Fascismo, la Guerra e lo Sbarco. La storia di una famiglia diventa il microcosmo della grande storia e nello stesso tempo concentra in sé l’anima, i personaggi, la cultura di un territorio, in modo tale che l’elastico tra speranze, “illusioni” e delusioni, tra realismo e “magia”, tra prepotenza e senso di giustizia, tra spirito di violenza e venti d’amore, diventa un emozionante frammento della condizione umana.

Ricordando la serata per Nunzia

Riflessioni, moniti e proposte dopo la manifestazione del 23 gennaio.


A dieci giorni dalla triplice iniziativa cittadina (convegno unito a una performance teatrale di Geltrude Barba, fiaccolata, celebrazione eucaristica), per l’anniversario del tremendo femminicidio di cui è stata vittima Nunzia, uccisa dal marito con quarantasette coltellate, pubblichiamo volentieri un’appassionata nota ricevuta a caldo da Patrizia Reso. E, a freddo, raccogliamo e sosteniamo un’idea partita dalla famiglia di Nunzia: un Concorso in suo nome sul tema della violenza contro le donne.

Sarebbe un’iniziativa buona e giusta, perché nel ricordo Nunzia viva ancora… e magari nessuna donna muoia per orrori del genere e di genere, dettati anche e soprattutto da una cultura e da una mentalità fuorvianti che è necessario seppellire al più presto nelle botole del passato.(Franco Bruno Vitolo)


fiaccolata-per-nunzia-cava-de-tirreni-febbraio-2019-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). “Insieme per non dimenticare Nunzia”. Per chi non sa, bisogna esplicitare il concetto, anche se si intuisce che è rivolto ad una persona che non c’è più.

Sono tante le persone che vengono meno in gruppo familiare o amicale. È sufficiente guardare una foto del nostro passato, si realizza, e non senza dolore, quante persone care non sono più con noi.

Nunzia però è un’altra storia. Una storia di violenza che si è catapultata su una giovane donna, affacciatasi alla vita fiduciosa, credendo nelle emozioni che le aveva suscitato colui che considerava l’uomo della sua vita, il padre dei suoi figli.

Ha saputo ben rendere Geltrude Barba questa fantasmagoria di emozioni nella performance presentata al Comune, mercoledì sera.

Performance molto ben resa dall’attrice Cristina Vitale, sulle lievi note di Raffaele Esposito.

Una ragazza che, piena di entusiasmo, piena di speranze, si appresta a raggiungere l’altare per coronare il suo sogno d’amore. Nota una crepa nel muro, la stessa crepa incisa nel cuore della Madonna. Triste presagio di quel 22 gennaio che venne a recidere la sua vita.

Tutti, prima o poi, si muore, ma non tutti con 47 coltellate! E i familiari ricorderanno per sempre quel corpo, a loro caro, violato da morsi, pugni, coltellate …

Cosa può mai provocare una reazione così rabbiosa, così feroce in un uomo, che credi essere il tuo uomo?!

Resteranno sì sorrisi e aneddoti, lieti ricordi e momenti condivisi, negli animi e nelle menti di chi ti ha amato incondizionatamente, ma resteranno, e con prepotenza, anche le immagini di quel corpo violato, che non daranno tregua alla propria coscienza. Come ho fatto a non capire? Come ho potuto non accorgermi?

Non basteranno mai parole per lenire, per attenuare determinate sensazioni. Né la pace, tantomeno, la si raggiunge con la pena inflitta a chi versa questo sangue, a chi ti strappa alla vita. Tutto è palliativo e insufficiente a continuare a vivere con serenità.

Si inizia però ad allungare lo sguardo, ad ampliare l’angolazione, a conoscere realtà che, prima, consideravamo sì, ma lontane da noi, dalla nostra realtà.

“Non pensavo potesse accadere. Queste cose avvengono sempre lontano da noi” – così Monica, l’amica di Nunzia, che ha imparato a conoscerla dal momento del parto del loro primo figlio. Monica che ha ospitato Nunzia e il marito, e i bambini, per una cena tra amici. Monica che riceveva le sue telefonate.

Nessuno di noi poteva immaginare … Proprio perché troppo vicino per essere vero.

“Non permettere che il silenzio sia il tuo ultimo rifugio” è scritto a caratteri cubitali sul manifesto di Nunzia.

Spesso è proprio il silenzio complice di questi femminicidi (e non semplici omicidi, perché è una mano familiare che ti uccide), molte volte anche la nostra incapacità a percepire segnali, parole, sguardi.

Solo dopo si ha una visione diversa. Solo dopo inizi a collegare parole, episodi, immagini.

Il compianto maestro Manzi, negli anni Sessanta, ha inciso parole e pensieri nelle nostre menti: “Non è mai troppo tardi”. All’epoca era riferito all’alfabetizzazione di un popolo ancora arretrato, oggi lo possiamo riferire ad ogni cosa, come filosofia spicciola, ma anche come stimolo.

Non è mai troppo tardi comprendere quanto oggi hanno compreso, con lacerante dolore, i fratelli di Nunzia. “Bisogna educare al rispetto” innanzitutto, se vogliamo come comunità evitare altre scarpette rosse.

La comunità ha una grossa responsabilità, quella di non restare indifferente, ma di stringersi attorno ai familiari, solidale, comprensiva, operativa, proprio come ha fatto la comunità cavese, ancora una volta, a distanza di un anno, con un solo fine, che non accada più. (Patrizia Reso)