CavaViva

Fatti, fattarielli ed eventi della vita culturale a Cava … e dintorni. A cura di Franco Bruno Vitolo.

 

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Lectura Dantis, in mostra le foto dei paesaggi danteschi. L’Associazione metelliana rinnova le cariche: neopresidente è Paolo Gravagnuolo

Di solito la primavera della Lectura Dantis Metelliana di Cava de’ Tirreni è l’autunno, quando fioriscono le annuali conferenze che in quarant’anni hanno prodotto l’analisi di ben due cicli completi della Divina Commedia, l’approfondimento di importanti tematiche a sfondo dantesco, mostre e concorsi, il tutto infiorettato dalla presenza del fior fiore degli intellettuali nazionali.

Quest’anno, in vista del quarantennale, il giardino Lectura ha avuto una fioritura in più. Infatti è in atto presso la Biblioteca Comunale l’esposizione di una suggestiva mostra fotografica, realizzata dal Dott. FrancescoSisinni, promossa dall’Associazione Internazionale Dante Alighieri, che promuove la cultura italiana nel mondo, organizzata a Cava proprio dalla Lectura Dantis Metelliana, con il Patrocinio del Comune di Cava de’ Tirreni.

La mostra è composta da una cinquantina di bellissime immagini fotografiche rappresentanti i luoghi descritti da Dante nelle sue tre cantiche. Ogni foto è corredata dal nome della Regione e dalla citazione delle terzine, con indicazione del canto e dei numeri dei versi, ma non del luogo o dell’episodio specifico. Lo sguardo si bea letteralmente a volare tra angoli assolutamente deliziosi, dalla Romagna di Paolo e Francesca agli angoli spirituali della francescana Assisi, dai canali di Venezia ai ponti dell’Adige, dalle architetture di Pisa o Pavia alle suggestioni della campagna toscana. E via contemplando. Un po’ più complicata la beatitudine intellettiva, perché occorre essere personalmente edotti dell’argomento o avere la Commedia costantemente a portata di mano, per comprendere il tutto e cogliere in pieno la sinergia tra il luogo e la poesia. Ma forse anche in questo consiste il fascino di un’esposizione che sta attraversando l’Italia e sta riscuotendo sinceri consensi, almeno dalle appagatissime pupille degli spettatori.

Se la mostra rappresenta già una bella torta, la ciliegina è stata offerta dal Convegno Dante e l’Amore, tenuto nella Sala di Rappresentanza del Comune di Cava de’ Tirreni il giorno di San Valentino, con la presenza della Dirigenza della Lectura (il neo Presidente Paolo Gravagnuolo, la neodirettrice Lucia Criscuolo, il Presidente Onorario Fabio Dainotti, il neosegretario Paolo Dainotti), del Sindaco di Cava Marco Galdi e del Segretario Nazionale della Dante AlighieriAlessandro Masi, della Presidente della Sezione di Salerno Pina Basile. Si è parlato dell’importanza del binomio Dante-Cultura nazionale, del ruolo della Dante Alighieri nel mondo, delle tante sfumature dell’Amore nelle opere del Poeta. Si è vibrato all’ascolto dei suoi versi, ci si è profondamente emozionati nell’ascolto di un Notturno di Chopin e di una sonata di Lizst lunga e trascinante, ispirata proprio dalla lettura di un brano della Commedia, interpretata in modo sapiente e coinvolgente dal Maestro Paolo Contarelli.

Ultima fioritura, ma non certo la meno importante, la nuova formazione della Squadra Lectura, cui abbiamo già accennato. Non sono cambiate le persone, ma sono cambiati i ruoli. Presidente non è più il prof. Fabio Dainotti, che ha lasciato l’incarico dopo un’egregia opera di guida durata molti anni. A succedergli, il prof. Paolo Gravagnuolo, a sua volta Direttore uscente. Già distintosi in passato per studi e pubblicazioni di qualità, negli ultimi tempi Paolo sta volando ad ancora più alte vette nella vita culturale cittadina, in cui organizza le iniziative di più prestigioso livello. Oltre alle conferenze della Lectura, non dimentichiamo le qualificatissime manifestazioni dell’Associazione Gaetano Filangieri, di cui al di là dei ruoli egli è comunque anima e fondatore. Insomma, una figura di primo piano, un candidato naturale al ruolo di Assessore alla Cultura cittadino. Ma Paolo è uno che sa e vuole guardare anche ben oltre le mura del locale…

Il ruolo di Direttore è stato assunto dall’ex Segretaria, la prof. Lucia Criscuolo, insegnante di Inglese (perfezionatasi presso l’Università di Kent e attraverso il Programma Internazionale INLPTA), da sempre molto attiva e presente in numerose iniziative culturali, collaboratrice di riviste e giornali, a suo tempo autrice di racconti e romanzi (tra cui l’interessante Selim sui rapporti millenari tra la Costa d’Amalfi e la Cultura Araba).

Alla fine del convegno, si sono gettate le basi della prossima fioritura. La novità più significativa, a parte le celebrazioni per il quarantennale e la nuova occasione per ricordare l’indimenticabile fondatore Padre Attilio Melloni, è la pressoché certa apertura alle scuole nella scuola. Si impegneranno infatti i futuri relatori ad effettuare conferenze mattutine direttamente agli studenti.

Sarà un tassello importante, in linea completa con la difesa e la promozione della cultura dantesca e più in generale della pur bistrattata Cultura Nazionale (di cui ci dimentichiamo spesso e volentieri, ribellandoci però quando ci declassano gli altri, dimenticandone l’importanza…), che vuole essere il filo rosso di tutta la Presidenza Gravagnuolo. Buone battaglie!

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Un superlibro sul SuperRanger Tex Willer. L’autore è il “cavese” Raffaele De Falco, che nel 1992 introdusse Cava nel giro del fumetto nazionale

Novembre 1992. È l’ultimo giorno di Cava Comics ‘92, una straordinaria mostra incentrata sui personaggi principali della Bonelli, la principale Casa Editrice italiana nel settore dei fumetti.  A pranzo con l’editore, il grande Sergio Bonelli, si parla naturalmente della sua produzione e del personaggio più rappresentativo, Tex Willer, il celeberrimo ranger americano, nato nel 1948 e tuttora popolarissimo. Alcuni tra i lettori più accaniti notano che si pubblicano tanti libri di critica spesso incompleti e imprecisi, impreziositi magari da una bella confezione, ma contenutisticamente carenti. Ad un certo punto l’editore scatta: “Perché non lo scrivete voi, un libro?”

La conversazione prosegue su altri temi, ma uno dei partecipanti, il giovane dottore Raffaele De Falco (mezzosangue cavese ed organizzatore dell’iniziativa), ha deciso in cuor suo di accettare la sfida.

Comincia così un lungo viaggio nel mondo della produzione totale della casa editrice, poi, da un certo punto in avanti, la scelta di seguire la pista di Tex Willer. L’intento è quello di ricostruire l’avvio del processo creativo, le origini del nome, l’evoluzione dei personaggi, e poi di mettere ordine nella cronologia dei mare magnum delle varie edizioni, e poi ancora di effettuare l’esame di tutti i formati in cui sono state narrate le avventure, e poi rimarcare la presenza nel mercato internazionale e l’arrivo nelle librerie degli editori più prestigiosi (Mondadori, Rizzoli, etc.) e l’ingresso nel mondo dei media più “tecnologici” (radio e cinema in primis).

Occorre anche scovare nuovi documenti: e l’autore riuscirà a ritrovare la lettera autografa nella quale l’editrice Tea Bonelli invita a Milano il disegnatore Angelo Galleppini per coniare un nuovo personaggio. Occorre consultare autori, coinvolgere disegnatori che offrano una loro interpretazione del mondo di Tex, ricercare manifesti e locandine d’epoca. In una parola occorre non scrivere un altro libro su Tex, ma il libro definitivo, completo e inattaccabile, che oltre ad offrire tutti i dati che fanno notizia e statistica trovi le ragioni di un’osmosi tra un personaggio di carta e generazioni di lettori.

Per un’impresa simile non ci si può improvvisare autori. C’è prima un lungo apprendistato: Raffaele De Falco organizza mostre, scrive articoli per le riviste del settore, è il promotore di una rivista (Flex)) agile e ben fatta, acquista credito e competenza, fino a diventare il punto di riferimento di iniziative bonelliane in Campania e fuori.

Intanto la ricerca continua, il materiale si accumula, c’è sempre altro da raccontare, nulla deve essere tralasciato, gli anni si susseguono, ma la tenacia dell’autore è incrollabile.

Quando finalmente l’opera è pronta, il titolo stesso testimonia l’abbondanza del materiale riportato: Tex, fiumi di china italiani in deserti americani.

È un giovane editore campano, Nicola Pesce, che lo pubblica e lo presenta in anteprima alla prestigiosa fiera di Lucca del 2013.

Sfogliare questo libro è una gioia per gli occhi, leggerlo è trovarsi in un universo fantastico, ma incredibilmente vicino e reale per milioni di lettori in Italia e nel mondo.

Questo articolo non può non concludersi perciò in chiave texiana. Nell’Albo n.68 (Duello Apache) Kit Carson dice ad un colonnello: “Ciò che Tex non sa sugli indiani può essere comodamente scritto sul retro di un francobollo”. Parafrasandolo, si può tranquillamente affermare che ciò che il Dottore De Falco non ha scritto su Tex in questo libro può trovare comodamente posto sul retro del suddetto francobollo.
(Alfredo Della Corte)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAVA DE’ TIRRENI (SA). La Maddalena di Sabatino nella Chiesa di Vetranto. L’opera è stata donata dall’artista e benedetta il giorno dell’Immacolata

Una  colorata “penitenza” per il battesimo in pittura di Salvatore Sabatino, che ha regalato alla Chiesa di Vetranto  la sua Maddalena, un grande quadro dipinto di suo ed integrato da un’originale dell’artista cinquecentesco Fra’ Raffaele Romano.

L’opera, in una festosa atmosfera popolare, è stata benedetta domenica 8 dicembre da Padre Giuseppe Ragalmuto, parroco di Maria SS dell’Olmo e del circondario di Castagneto.

È stata collocata all’inizio della navata laterale sinistra, in posizione di grande evidenza, accanto alla tomba dell’Abate Pascasio, uno dei più antichi e preziosi cimeli cittadini, testimonianza del primo nucleo di cristiani apparso nella Valle Metelliana intorno al VI secolo.

Antico e moderno, quindi. E di moderno il quadro ha, se non il disegno, le forme e l’ambientazione, che rientrano nel classico figurativo e nell’iconografia tradizionale, le tonalità forti di colore e l’evidenziazione del gesto della protagonista, che quasi, per dirla in gergo attuale, buca la tela.

La penitente è in ginocchio, protesa con il crocefisso verso il messale e l’altare, dove è collocato un teschio, segno della caducità delle cose umane e della bellezza che comunque è destinata a diventare polvere.

Il gesto e gli oggetti rappresentano il futuro spirituale di Maria Maddalena, che è uscita dalle spire del peccato corporale e, perdonata e convertita dal Cristo, ha colto nel profondo l’anima del suo messaggio ed il fascino della sua figura. La posa inginocchiata è il segno della penitenza profonda, che rappresenta la svolta esistenziale della donna. I vestimenti e la stessa procacità del corpo rappresentano invece il passato da cui lei si sta progressivamente distaccando.

Il tutto, nel pieno rispetto dell’iconografia rinascimentale e dell’armonia con l’ambiente che si stava riscoprendo, è inquadrato in un bel paesaggio, ricco di scenari umani e naturali.

L’acquisizione di questo quadro si aggiunge alle altre opere con le quali gli artisti del territorio hanno inteso festeggiare ed omaggiare il recupero di una chiesa così importante e così maltrattata nei secoli. Ed è suggestivo il colpo d’occhio che permette di vedere all’ingresso la Maddalena di Sabatino e sull’altare il Crocifisso di Emilio Socci ed al centro la splendida e dolcissima statua seicentesca della Madonna col Bambino.

Per tutto questo la festa della benedizione è stata emozionante, ma la ciliegina più succosa sulla torta dell’emozione è stata offerta dalla presenza e dalla persona di Salvatore Sabatino, che è finalmente uscito allo scoperto con un’opera visibile, dopo una lunga ed intensa vita in cui ha coltivato in privato o poco più la sua passione per l’artigianato di qualità. Lavoratore e decoratore del legno, ceramista fantasioso e preciso, ha alle sue spalle e nelle sue stanze una miriade di opere che testimoniano l’emozione che gli deriva dal contatto con la materia e dalla trasformazione a sua immagine, somiglianza e volontà.

A titolo di esempio, ricordiamo con tanto calore il suggestivo presepe a forma di Badia e Corpo di Cava che egli ha creato nell’anno del Millenario. Un’opera tanto realistica che una foto sua con gli amici davanti al presepe così elaborato sembrava una foto scattata dall’alto della collinetta. Insomma, roba da esposizione in ambienti tipo MinItalia e dintorni.

Grazie allora a Salvatore ed alla sua generosa creatività. Ma questi ringraziamenti sono anche un invito caldo e sincero: che esca presto ancora di più allo scoperto per mostrare i suoi “parti”.

E, con l’invito a Salvatore, la speranza che la Chiesa di Vetranto continui ad essere arricchita dal segno degli artisti cavesi. Anche questo è un segno d’amore e di identità …

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Lolita D’Arienzo, “In punta d’ali” … per danzare la vita. Sarà presentato il 12 dicembre il quarto libro dell’ ex ballerina immobilizzata dalla SLA

 

Lolita D'Arienzo e Carmela Bucciarelli

Lolita D’Arienzo e Carmela Bucciarelli

In punta d’ali: e Lolita D’Arienzo si avvia a fare poker.

Pur se immobilizzata da quindici anni dalla SLA ed in grado di comunicare solo attraverso un battito di ciglia e illuminando le pupille, Apollonia (Lolita) D’Arienzo, che negli ultimi anni si è aperta al mondo ed ha tra l’altro organizzato spettacoli e scritto libri, presenterà la sua quarta d’opera, In punta d’ali (Ed. Marlin) il 12 dicembre prossimo, alle 18,30, presso l’Auditorium “De Filippis” dell’IIS “Della Corte – Vanvitelli” di cava de’ Tirreni .

Relazioneranno l’Avv. Elena Coccia, Vice Presidente del Comune di Napoli, Santa Rossi, Presidente dell’Ass. Indiani d’Occidente, il Dott. Vincenzo Prisco, Presidente dell’Osservatorio Cittadino sull’Handicap, Maria Rosaria D’Arienzo, sorella di Lolita e Vicepresidente dell’ Ass. Amici di Lola, Tommaso Avagliano, titolare della Casa Editrice Marlin, che pubblica il volume.

Modererà il prof. Luigi Gravagnuolo, ex Sindaco di Cava de’ Tirreni ed uno degli intellettuali di punta del panorama cittadino. Porteranno i loro saluti il Sindaco di Cava Marco Galdi, l’Assessore alle Politiche Sociali Vincenzo Lamberti, il Dirigente dell’Istituto “Della Corte-Vanvitelli”. Concluderà la serata Carmela Bucciarelli, maestra ballerina e collaboratrice di Lolita D’Arienzo nella gestione della scuola Coreia (sono insieme nella foto), che è stata riaperta proprio quest’anno.  

Diversamente dai primi tre libri (Parole tra le ciglia, Il nuovo mondo di Lolita, Oltre la tenda), questo è un romanzo che meno direttamente racconta il viaggio dentro la SLA che Lolita è costretta a fare da quindici anni e nel quale si sta orientando con straordinaria forza d’animo e capacità reattive e creative. Infatti, è soprattutto il romanzo di un’amicizia tra Erica, un’immigrante di origine romena, e Mara, la sua datrice di lavoro, che è appunto una maestra di ballo che nel corso della vicenda viene progressivamente immobilizzata dalla SLA.

 La cornice narrativa è il viaggio di ritorno in bus di questa immigrante da Cava in Romania, nel corso del quale lei, ora con la memoria, ora affabulando con i suoi occasionali e partecipi compagni di viaggio, rievoca le sue peripezie spesso dolorose e il progressivo dramma familiare della maestra,  che non solo è colta dalla malattia ma deve anche affrontare una difficilissima crisi con il marito e rischiare la perdita affettiva di suo figlio.

In queste onde di tempesta, si è progressivamente rafforzata la loro amicizia: Mara e Erica si sono intese subito, con la complicità di due donne particolarmente sensibili, e poi, pur se non senza cadute e ricadute, si sono sostenute a vicenda col reciproco e profondo affetto, all’insegna del poetico e sempre valido principio che siamo angeli con un’ala sola e dobbiamo stare abbracciati per poter volare.

Ed è emblema ideale di questo rapporto l’immagine in sottofondo del manifesto, soavemente leggera, con la ballerina e la ragazzina abbracciate nel cammino (che sono due persone ma sono anche, forse, metaforicamente, due parti  in una), è l’emblema ideale di questo rapporto.

E così, ancora una volta, i libri di Lolita d’Arienzo si traducono in un caldo, profondo, emozionato e emozionante inno alla vita. Nonostante tutto.

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Poesia della Fede, Fede nella Poesia. Partecipazioni di qualità e pieno successo per il III Concorso nazionale di Poesia e Prosa religiosa “Sant’Alfonso”

Un gruppo di giurati, vincitori e segnalati stretti intorno a don Gioacchino Lanzillo dopo la premiazione

Un gruppo di giurati, vincitori e segnalati stretti intorno a don Gioacchino Lanzillo dopo la premiazione

Si è concluso con successo il III Premio Nazionale di Poesia e Prosa religiosa “Sant’Alfonso – 2013”, organizzato dalla Parrocchia Sant’Alfonso di Cava de’ Tirreni, per iniziativa del parroco, don Gioacchino Lanzillo, e con la presenza di una qualificata giuria targata Associazione VersoCava e presieduta dal prof. Emanuele Occhipinti e composta da Maria Alfonsina Accarino, Lucia Antico, Lucia Criscuolo, Teresa Rotolo, Rosanna Rotolo, Anna Maria Violante, Maria Teresa Kindjarsky e Franco Bruno Vitolo. Quest’ultimo ha anche gestito la serata di premiazione, svoltasi il 26 ottobre presso il nuovo Salone delle della Parrocchia.

Le opere, poesie e prose sul tema La fede, sono risultate di un livello medio più che apprezzabile, con scelte espressive e contenutistiche tutt’altro che scontate o superficiali. Dal ventaglio dei contenuti, è emerso un quadro ampio dei significati, dei segni e delle potenzialità della fede, non solo in rapporto all’interiorità, ma anche al modo di farsi finestra di Dio con parole ed opere rispetto agli altri.

I vincitori sono stati tre autori abituati a mietere allori nei vari concorsi che si organizzano sul territorio nazionale. E, per una coincidenza assolutamente non cercata né voluta, hanno integralmente ripetuto il podio dello scorso anno, sia pure con ordini diversi. Segno che le loro opere, giudicate nell’assoluto anonimato, sono decisamente di valore, e come tali ad alto tasso di probabilità di premiazione.

Vincitore è risultato Giovanni Caso, di Siano, con la lirica Tutto tu sai. Al secondo posto Salvatore Cangiani, di Sorrento, con la poesia in vernacolo ‘O rusario. Al terzo, Rita Muscardin, di Savona, con il racconto in prosa Non sarà mai un addio, ma solo un arrivederci.

Ecco le motivazioni relative:

Tutto tu sai: Attraverso tre strofe musicalmente strutturate in un succedersi di armoniosi

endecasillabi concettualmente pregnanti, la lirica traccia un poetico cammino che dallo spirito individuale tocca il celeste linguaggio della natura per svilupparsi in un crescendo che va oltre la morte, recisa come l’erba al muro, e puntare ad un abbraccio d’infinito che ci emoziona fin nel profondo.

‘O rusario: Utilizzando sapientemente il vernacolo con le cadenze e le strutturazioni dei versi in lingua, il poeta snoda una lirica cantilena che, partendo dai vari significati reali e metaforici che può assumere la recita del rosario, stimola una emozionata riflessione sulla vita e sfocia in una suggestiva preghiera che nobilita anche il dolore ed esalta il senso della vita nel misterioso rapporto con il cosmo dei valori e con la presenza di Dio nel nostro cammino quotidiano..

Non sarà mai un addio, ma solo un arrivederci: Dolce ed intensa pagina di diario, che con un’espressione chiara, semplice e coinvolgente, in una commistione lirica di prosa sonora e di versi del cuore, riesce a trasmettere, nella pienezza dell’amore e nel sapore anche delle cose più piccole, tutta la poesia di un rapporto di coppia lungo una vita e di una profondità che va oltre la vita, toccando il cuore con dolce e tenera “carezza dal cielo”.

I segnalati, a vario titolo, sono risultati: Fulvia Marconi, Antonio Armenante,Ennio Orgiti, Giuseppe Zagami, Giuseppe Capone, Dante Jagrossi, Maria Teresa Epifani Furno, Tiziana Monari, Salvatore Vicari, Maria Antonietta Di marino, Pasquale Cusano, Carla D’Alessandro, Enzo Giordano, Maria Verbari, Carmela Lo Bue, Gilda Mele, Francesco Terrone, Emilia Stavolone, Barbara Tesauro, Carmine Bruno, Giovanna Piraino.

CAVA DE’ TIRRENI (SA). “Le strade di Cava”, per svelare la Città ai Cavesi e non solo. Il libro strenna sarà presentato in Comune il 22 novembre prossimo

Trecentocinquanta circa tra strade e piazze, mille e trecento fotografie di luoghi e personaggi, quattrocento ventiquattro pagine in formato “foto matrimoniale” su carta patinata, un’appendice ricchissima di proposte  di intitolazione o di approvazioni non concretizzate, copertina rilegata con sovracopertina illustrata…Si preannuncia decisamente come un evento che lascia il segno la pubblicazione del libro di Toponomastica storica  Le strade di Cava, edito dalle Edizioni “Area blu”, che fanno capo alla Grafica Metelliana, e realizzato da un team guidato dal prof. Salvatore Fasano e formato dallo scrivente, Franco Bruno Vitolo, da Daniele Fasano, da Beatrice Sparano e da Lara Adinolfi.

Il volume ha l’obiettivo di svelare Cava ai cavesi, sia perché v iene presentata la figura del personaggio a cui è dedicata la strada oppure viene spiegato  il significato del nome, sia perché il corredo di fotografie riguarda non solo il volto degli intestatari, ma le immagini delle strade e delle stradine, scovando angoli sconosciuti, o non riconosciuti, o misconosciuti. È un’operazione di stimolo e di sveglia, insomma, per noi abituati alle corse distratte del logorio quotidiano.

De Giordano, Talamo, Bonazzi, De Marinis…e Alfieri e Ragone e Palmentieri e Salsano e Avallone e Angeloni e Coda e così via dicendo, per cento e cento e cento altri nomi ancora. Certo, Garibaldi e Mazzini e Dante Alighieri ci collegano alla storia nazionale in gran parte nota, ma… chi sono quegli altri? Non è affascinante scendere nel pozzo e scoprire chi e come ha illuminato Cava, oppure, come è nel caso dei tanti caduti in guerra onorati con la dedica, ha sacrificato una vita ancora giovane e tutta da vivere nel nome di valori più alti, o di ineludibili doveri?

Il lavoro, durato circa due anni,  ha già affascinato in toto il team di autori, che è andato alla scoperta di tanti tesori, ognuno nel campo di competenza. Salvatore Fasano ha completato idealmente il cammino di  Presidente emerito della Commissione Toponomastica e di appassionato “angelo dei caduti in guerra” , coordinando i lavori con precisione certosina e spirito da combattente e sposando le informazioni dei suoi Albi d’oro con le nuove e più complete ricerche sui caduti dedicatari di una strada. Lo scrivente, Franco Bruno Vitolo, ha assaporato l’emozione del viaggio alla scoperta dei personaggi non militari e le vibrazioni dei mille e mille scatti in ogni angolo di una vallata che gli è parsa sempre più bella, sempre più da amare, purtroppo a volte da compiangere per i pericolosi  funghi del degrado. Daniele Fasano ha fatto da navigatore vivente  sulla carta e nel safari fotografico ed ha riorganizzato la rete delle acquisizioni in un mare di chip e di sollecitazioni. Beatrice Sparano, storica leonessa di Biblioteca, ha lavorato a centrocampo raccogliendo con la sua acclarata competenza il materiale utile per le ricerche. Lara Adinolfi, da giornalista de “Il Mattino” nel mattino dei suoi sogni, ha supportato con fresca e valente professionalità le scritture e le riscritture del Maestro Coordinatore don Salvatore.

Tutti hanno lavorato insieme, tutti si sono emozionati, tutti sperano di emozionare

Tutti insieme aspettano con ansia da puerpere la nascita ed il battesimo del libro. Appuntamento allora al giorno del parto: venerdì 22 novembre, Palazzo di Città. Salvo complicazioni, naturalmente.

E che sia anche un momento di vita nuova dei “cavesi a se stessi…”

CAVA DE’ TIRRENI (SA). – Immagini della Festa senza barriere. Conclusa con successo “Diverse abilità in festa”, la manifestazione indetta dall’Osservatorio sull’handicap

Piena soddisfazione per le tre giornate di “Diverse abilità in festa”, la manifestazione indetta dall’Osservatorio cittadino sull’handicap, diretto dal Dott. Vincenzo Prisco, che quest’anno si è fatta una e trina, con le varie iniziative di giovedì 26 settembre, venerdì 27 e domenica 29. Sui contenuti e gli obiettivi abbiamo già steso un ampio articolo, al quale invitiamo a fare riferimento per chi volesse orientarsi un po’ di più.

Altrimenti, potranno già bastare queste immagini dei momenti più significativi. Immagini degli occhi, ma anche immagini del cuore. Con la speranza che la Festa rimanga senza barriere anche per il resto dell’anno e per tutti i giorni a venire. Ma questo, oltre che un cammino in atto, ha ancora soprattutto il sapore della sfida …

CAVA DE’ TIRRENI (SA). La scuola di Lola torna a danzare. Riapre dopo 15 anni Coreia, che Lolita D’Arienzo diresse prima di essere colpita dalla SLA

E così, dal 16 settembre la scuola di danza Coreia ha ripreso le sue lezioni, con la stessa Direttrice-fondatrice di sempre. E con corsi di tutti i tipi: dal classico al moderno, dai tanghi alla danza del ventre, dall’hip hop alla break dance, dalla salsa alle danze popolari tradizionali.

Non sarebbe una notizia se non ci fossero due piccoli particolari: l’ultima lezione prima era stata effettuata circa quindici anni fa e la Direttrice è Lolita D’Arienzo, ex ballerina e maestra di danza, che da sedici anni è immobilizzata dalla Sla e può muovere solo le ciglia, un labbro a metà e gli occhi, il cuore e la mente nella loro splendente interezza.

Eppure questa rinascita non è né un miracolo né una forzatura. Semplicemente, Lolita, che ovviamente era stata costretta a chiudere l’attività dalle sue vicende personali, ha pensato e riorganizzato l’operazione insieme con il suo “braccio destro e gamba destra”, l’amica Carmela Bucciarelli, che nei tempi andati era allieva della scuola e che poi sulla scia ha continuato con successo l’attività di ballerina (vedi anche la bellissima esibizione “in punta d’ali” con le sue allieve in Piazza Duomo per le “Diverse abilità in Festa”). Carmela, oltre che coordinatrice, farà anche da maestra in alcuni dei corsi previsti per il primo anno. Non sarà la sola, ad insegnare, ma l’accompagneranno, negli altri corsi, qualificati e prestigiosi docenti: Anna Chiara Di Donato, Anna Manzi, Alessandro Noviello, Salvatore Inghilleri, Enzo Consalvo, Pierluigi Irace, Fabiola Manaar, Rianna Sorrentino.

La sede non è più quella storica di Via Atenolfi, ma, in coabitazione con la scuola di danza di Luana Criscuolo (altra ex allieva di Lola), è una bella sala ampia ed adeguata in Corso Umberto I, di fronte al Ristopub “Il Moro”, in un piano sotterraneo che in un passato recente è stato una sala teatro ed in un passato remoto ha vissuto “da protagonista” le vicende della Guerra, come luogo di rifugio sotterraneo “proteggienascondipersone”.

È stata fresca, sorridente ed emozionante la festa inaugurale della scuola. Prima, il cin cin spumante nel cortile, alla presenza di Carmela, delle altre docenti, delle prime allieve del nuovo corso, del Sindaco Marco Galdi, di tanti parenti ed amici…e dell’occhio operoso di un tablet skype che permetteva il contatto diretto con Lolita, vigile, interessata ed emozionata “spettattrice” nel lettino della sua casa. Un contatto che non dovrebbe però essere un fatto isolato, si pensa e si spera: se sarà favorito un ponte-onde con il sotterraneo (Sindaco Galdi potresti battere un colpo?), Lola potrà assistere alle lezioni e, in diretta o in un secondo momento, effettuare una direzione ancora più diretta.

Quindi, non una semplice riapertura della scuola, ma un piccolo grande evento, il cui significato non ha proprio bisogno di essere spiegato a parole: e non solo perché l’emozione non ha voce.

Come dicevamo all’inizio, non è stato il frutto né di un miracolo né di una forzatura. Semplicemente una vittoria della volontà, della tenacia, della qualità, dell’amicizia, della passione. Della vita, insomma.

CAVA DE’ TIRRENI (SA). IL Premio Licurti chiude alla grande. La principessa Liliana De Curtis regina della serata

Chiusura alla grande per il Premio Licurti, l’11 settembre scorso, negli ariosi spazi dei Giardini di San Giovanni e davanti alle massime autorità cittadine, dal Sindaco Marco Galdi all’on. Giovanni Baldi, dal Presidente dell’AST Mario Galdi al Commissario politico PDL Gigi Casciello,  dall’Assessore alla Cultura Teresa Sorrentino agli altri Assessori e Consiglieri.

Teatro, poesia, storia, sorrisi e canzoni. E tanti brillii di stelle. Ma, come il chiarore delle stelle è oscurato dalla Luna, così per tutti, nonostante le tre ore di spettacolo, è stata “la serata di Liliana”.

Era tutta per lei, Liliana De Curtis, figlia del grande Totò e madrina della serata, l’attesa degli organizzatori e di tutta la Città. Davanti all’albergo, e lungo il Corso, ed all’ingresso dei giardini, e dentro il gremito spiazzale dei giardini, gli occhi, i cuori, i sorrisi, le mani tese per gli autografi, i sorrisi pronti per le foto ricordo, erano tutti per lei. Segni di affetto per lei e della vivissima presenza nella memoria del suo grande papà, splendido attore, espressione profonda dell’anima di un popolo, comico che non può morire.

Del resto, tutta la serata, organizzata con entusiasmo e passione (e con uno staff comunale assolutamente all’altezza) dalla dea ex machina Teresa Sorrentino, Assessore alla Cultura e affettuoso gancio di amicizia con Liliana De Curtis, e dal Sindaco Marco Galdi che ha colto a volto la succosa opportunità, era volta a stabilire, anzi a ristabilire, un ponte tra la famiglia De Curtis e l’intera Città. Nel momento culminante, infatti, come a suo tempo fu pionieristicamente proposto dal giornale Cavanotizie.it, è stata offerta in omaggio alla Principessa una copia a grandezza originaria del quadro di Camillo De Curtis di Licurti, oggi esposto nell’Aula Consiliare, che Totò, ritenendo rappresentasse un suo antenato, aveva cercato invano di acquistare, ricevendo però un cortese ma fermo rifiuto da parte del Sindaco Eugenio Abbro. Ne era rimasto amareggiatissimo, ma crediamo che in fondo avesse compreso che il Sindaco intendeva custodire un patrimonio della Città.

Il sorriso “a pupille languide” che Liliana De Curtis ha mostrato davanti al quadro era una porta aperta su un mondo di ricordi e di affetti che tuttora la intenerisce profondamente e che rappresenta parte essenziale della sua identità.

Ed è con il sorriso nel cuore che Liliana De Curtis è tornata nella sua Napoli, tanto è vero che, ai reiterati ringraziamenti ricevuti, lei ha risposto con un affettuosissimo messaggio indirizzato all’Assessore Teresa Sorrentino: Gentile assessore, siamo noi che ti ringraziamo per la grande emozione che ci hai dato. Quel bagno di folla è un grande regalo….IL Sindaco è stato uno straordinario padrone di casa. E tu sei divina. Grazie.

C’era tutto in questo messaggio: la percezione tattile dell’affetto dei cavesi, il riconoscimento della classe accogliente del Sindaco Galdi, l’affetto profondo che la lega da circa vent’anni all’Assessore: quel divina non è un complimento da star system, ma il richiamo al collante religioso del loro legame, che è la figura di Padre Pio, anzi San Pio, del resto più volte evocato anche durante la serata, grazie alla presenza di Gianni Mozzillo, Direttore della Rivista Sui passi di Padre Pio, oltre che amico sia della De Curtis che della Sorrentino..

Un riconoscimento alto, in questo messaggio, la ciliegina sulla torta della memoria nell’immaginario non solo dell’Assessore e del Sindaco, ma di tutta la Città.

Un altro significativo riconoscimento è venuto dall’ex Ministro Mara Carfagna, che, pur se impossibilitata a presenziare per impegni istituzionali (ma era presente suo padre, il Dirigente Scolastico prof. Salvatore Carfagna, legato personalmente a Liliana De Curtis, anche nel nome di San Pio), ha inviato un messaggio non istituzionale, di affettuoso ed amichevole riconoscimento per l’opera dell’Assessore Sorrentino e del Sindaco Galdi, per la figura della Principessa Liliana, per la qualità complessiva dell’iniziativa.

Era doveroso dilungarsi di più, nel resoconto, sulla figura di Liliana De Curtis, faro della manifestazione, ma, come si è detto inizialmente, tutta la serata, ottimamente riuscita nonostante la lunghezza e la conclusione ad ora tarda, è stata caratterizzata da presenze prestigiose e qualificanti.

Da ideale primo valletto della Principessa nell’attesa e nell’immaginario cavese, senz’altro Manuel Foresta, il giovane e promettentissimo cantante cavese esploso quest’anno a The Voice, il talent show di Raffaella Carrà su Rai 2, risultando finalista ed anche vincitore del Premio del pubblico. Cinque canzoni, dalle sue origini all’inedito della trasmissione, un torrente di note sgorgate dalla sua voce cavernosa e armoniosamente modulata, dalla sua figura dinoccolata e possente, dal suo simpatico carisma nascente.

Cinque canzoni, e un viatico: l’attesa di una spedizione al Festival di Sanremo. Auguri!

Non dimentichiamo però che il cuore primario della serata era rappresentato dalla Premiazione della Rassegna teatrale, organizzata da Geltrude Barba e dedicata appunto, come Premio Licurti, al grande Totò ed alla sua parte “cavesizzabile”. Tutti gli intervenuti , coronando i commenti che si sono succeduti nel corso delle rappresentazioni al teatro Comunale “Luca Barba” durante l’estate, sono stati d’accordo nel lodare la qualità delle Compagnie e degli spettacoli, di impronta moderna e di impatto diretto col pubblico, che è accorso sempre più folto fino a determinare più di un tutto esaurito. Il premio idealmente è stato assegnato a tutte le compagnie proprio in ragione di questa qualità, con menzioni speciali: ad Antonello De Rosa, per il suo Le cinque rose di Jennifer da standing ovation; a Claudia De Biase per la performance che ha ricordato ai cavesi il dramma e la dolce figura della farfalla di maggio Simonetta Lamberti, uccisa dalla camorra; alla versatile, vivace, pastosamente bravissima Rosaria De Cicco, premiata per tutta una carriera che l’ha portata sotto i fari del prestigio nazionale. Insomma, tanti spettacoli, ed una Rassegna da replicare in futuro. E tanti complimenti alla Direttrice Artistica Geltrude Barba, che ha saputo scegliere alla grande e si è saputa circondare di uno staff di adeguata qualità, a cominciare dalla solare presentatrice Carmela Novaldi.

In rapida successione citiamo gli altri ospiti, tutti ben graditi e applauditi: Stefano Bucci, il popolare imitatore nazionale che si è divertito a rifare il suo Zeman, il suo classico Celentano, i suoi storici politici, Prodi e Berlusconi in testa, ed alla fine ha letto ’A livella con un’intonazione alla Totò. Il chitarrista Espedito De Marino, che ha eseguito, tra varie canzoni, il classico totoiano per eccellenza, la bellissima Malafemmena, del resto già cantata in passato con Roberto Murolo, anche alla presenza di Liliana De Curtis. Il maestro di pianoforte Gianni Adinolfi ed il maestro di percussioni Gerardo Sapere, che hanno sapientemente accompagnato tutte le performance musicali. Il cavese Gennaro Campania, figura storica del teatro classico e da cabaret. La giovane cantante Andrea Arena, che ha volato tra i classici della canzone napoletana con una voce già incisivamente calda e modulata. Il professore cavese Franco Bruno Vitolo, presente nella sua veste di giornalista, oltre a commentare le prospettive di Cava col suo bell’avvenire dietro le spalle, ha riscoperto un’inedita ed amara poesia di Totò, Che è ll’ommo. La giovane Filomena Pisano, emozionata e coinvolgente interprete dei suoi versi. La pittrice rumena Daniela Dumbrava, che ha regalato a Liliana De Curtis un suo quadro spirituale fatto di polifonici colori, suo figlio Raul, che a soli otto anni è già protagonista di fiction e che ha simpaticamente recitato una poesia di Totò. Francesca Cipriani, brillante talent scout e produttrice di trasmissioni televisive per bambini.

Ultima, ma non meno importante (anzi…), la presenza unificante del presentatore, il cavese Alfonso Senatore, inviato di Rai Uno Mattina, che con disinvoltura e spiritosa vivacità ha legato i numerosi momenti della serata, e nei momenti culminanti è riuscito anche far ridere di suo la Principessa De Curtis, il che lo ha giustamente gasato e gli ha permesso di chiudere in bellezza una bella serata da conduttore leader nella sua Cava.

 

 

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Una storia contemporanea, di Stefania Cataldo. Presentazione al Marte di Cava il 26 settembre. Il figlio è disabile e la coppia scoppia. E se fosse disabile la coppia?

 

Stefania Cataldo mostra il suo libro

Stefania Cataldo mostra il suo libro

Tra le non poche novità che quest’anno caratterizzeranno a Cava de’ Tirreni  la Festa dell’Osservatorio cittadino delle diverse abilità, in programma a fine settembre, spicca la presentazione di libri che, direttamente o indirettamente, affrontano l’argomento.

Ed è interessante e per certi versi provocatorio il taglio dato da Una storia contemporanea (Ed. Aletti), opera prima dell’avvocato salernitano Stefania Cataldo.

La storia contemporanea è una intensa, controversa, partecipata, ma comune storia d’amore. Coinvolge Lauren, giornalista, salernitana di origine, romana di adozione, e Claudio, giovane professionista romano di famiglia agiata. Incontro fascinoso, approcci ammalianti, superamento di significativi contrasti caratteriali, intesa galoppante, sensi incantati, matrimonio promettente.

Le premesse per un’armonia sempre più appagante all’apparenza ci sono tutte, ma la luce si spegne dopo che nasce Mattia, affetto da seri problemi cognitivi e di mobilità.

Una situazione da affrontare di petto, e insieme. Ma i due sposi non ci riescono. Da una parte, lei, dopo aver stretto i denti per superare lo smarrimento, decide di lottare e di affrontare il cammino tenendo caldamente per mano la crescita del bambino. Dall’altra Claudio progressivamente rifiuta, fugge, si tuffa nella vita fuori casa. I problemi, anziché unirli, li hanno divisi. Nei progressivi sviluppi della crisi, intervengono quasi naturalmente anche approcci extramatrimoniali. E la loro nave, pur se tra alti e bassi, pentimenti e rinascite, naviga tra ribollenti onde di tempeste emozionali, in cui i due protagonisti non mancano di commettere errori anche gravi di relazione e di comunicazione.

 

Stefania Cataldo con la poetessa cavese Marisa Annunziata, che ha fatto da scopritrice e da gancio.

Stefania Cataldo con la poetessa cavese Marisa Annunziata, che ha fatto da scopritrice e da gancio

Come si può notare, nella breve presentazione della trama abbiamo detto “dopo che” nasce il figlio disabile” e non “poiché” nasce il figlio disabile.

La distinzione è importante, perché lo spirito del romanzo va proprio in questa direzione. L’obiettivo primario della Cataldo non è di parlare della disabilità e del modo di gestirla, ma di far capire come di fronte a difficoltà e problemi da superare conti non tanto l’entità del problema, ma il modo con cui lo si affronta. Un modo che svela di fatto il carattere di ognuno dei protagonisti. E nella gestione della difficoltà il carattere può maturare e rafforzarsi, oppure, se non supera la fragilità di partenza,  può andare a rischio di disgregazione.

In qualche modo quindi è un romanzo di formazione, o per certi versi, di “deformazione”. Da qui sviluppa tutta una serie di tematiche, come il senso di colpa, comportamentale o genetico, che accompagna il genitore di un figlio disabile, lo scontro tra la paura di generarne un altro simile ed il desiderio di provare con un altro figlio la compensazione di certi squilibri. O anche, e forse soprattutto, i problemi che si moltiplicano quando tra le persone non c’è una comunicazione aperta, tanto più necessaria nei momenti difficili e tanto più grave quando i protagonisti sono legati da un rapporto di intimità e di coppia. Il tutto viene incorniciato nella ricerca di un’etica di vita, di una padronanza delle emozioni,  di una forza d’animo adeguate a sostenere il senso di responsabilità ed i disagi affettivi e magari a fecondarli come costruttori di nuove opportunità, e non come distruttori di provate armonie.

Questo, ed altro, quindi, nel romanzo di Stefania Cataldo. Varrà la pena venirlo a conoscere nella presentazione, che si terrà il 26 settembre alle 18,30 in Mediateca. Ma varrà la pena anche leggerlo e riflettere sulla lezione di una vicenda comunque dolorosa ed a tratti imbarazzante. Anche per questo, tante volte la letteratura è maestra di vita …