cronaca

 

L’Ente Monte Castello fa chiarezza sul mancato sparo dei fuochi pirotecnici dal Colle di Sant’Adjutore

castello-santadiutore-16giu2017-2smallCAVA DE’ TIRRENI (SA). Partecipata conferenza stampa stamattina, lunedì 26 Giugno 2017, a Palazzo di Città, dell’Ente Monte Castello sulla appena conclusa 361ª edizione dei Festeggiamenti in Onore del Santissimo Sacramento. 

A tracciare il bilancio è stato il presidente dell’Ente, Mario Sparano, al suo fianco il Sindaco Vincenzo Servalli che ha rinnovato il pieno appoggio ed anzi ha offerto nuovo sostegno al Comitato per la prossima edizione della più importante ricorrenza religiosa della Città: la Festa della Santa Patrona Maria Incoronata dell’Olmo.

Alla conferenza stampa, nata dalla necessità di chiarire le motivazioni circa l’esiguità dei fuochi pirotecnici sparati sul colle di Sant’Adjutore sabato scorso, nonché per dare fine ai soliti chiacchiericci di piazza, hanno partecipato tutti i cronisti della carta stampata, on-line e radio-televisive, oltre ad Assessori e Consiglieri comunali ed un vasto stuolo di cavesi.

Il Sindaco ha rappresentato che un cavese, in forma anonima, ha determinato l’attivazione di un’azione di polizia giudiziaria, da stabilirsi poi se suffragata da fatti costituenti reato o illecito amministrativo.

Tale azione ha comportato, da parte dell’Arma di Carabinieri, il sequestro dei fuochi che erano conservati “a bordo” del furgoncino adibito al trasporto degli stessi.

Il Presidente Sparano ha esibito tutta la documentazione che comprovava il lecito sparo dei 50 Kg. di fuochi, così come autorizzati dal locale Commissariato di P.S. ed esplosi sabato 24 scorso, pagati anticipatamente con suo assegno personale di 7,500 €., ma ha anche mostrato il verbale di sequestro di kg. 51,600 di fuochi, per i quali l’Ente Montecastello era in attesa di ricevere la prescritta autorizzazione da parte del locale Commissariato, e che gli investigatori hanno rinvenuto a bordo del camioncino del fuochista professionista e non a terra pronti all’uso, né armati nei mortai per l’utilizzo pirotecnico.

In effetti l’Ente era stato autorizzato all’utilizzo, come per legge, a 100 kg. di fuochi pirotecnici, divisi in parti eguali tra i due fuochisti assunti per i festeggiamenti dal Monte di Sant’Adiutore.

Venendo meno uno dei fuochisti si era chiesto, sempre in via ufficiale, che i 50 kg. assegnati alla ditta rinunciataria fossero utilizzati dal fuochista superstite, quindi per un totale di 100 kg., per cui si attendeva l’autorizzazione per poterne fare l’utilizzo per cui erano stati confezionati.

Il Sindaco della città presente, al momento del sequestro, sul luogo adibito allo sparo, era in contatto costante, telefonico, con la Prefettura in attesa di ricevere il via libera all’utilizzo dei 50 kg. stivati nel furgone di trasporto, ovviamente parcheggiato nel piazzale autorizzato allo sparo.

Il sequestro operato ai sensi dell’art. 354 del Codice di Proceduta Penale, detto in gergo “sequestro conservativo”, mira a che le tracce e le cose pertinenti il reato siano conservate e che lo stato dei luoghi e delle cose non venga mutato prima dell’intervento del Pubblico Ministero, ma a tal punto una prima domanda è d’obbligo: “La detenzione di Kg. 51,600 di fuochi, su un camioncino di un fuochista professionista, costituisce reato o illecito amministrativo?

Ma la domanda è anche un’altra: “Potevano le Forze dell’Ordine sequestrare i fuochi pirotecnici stivati in un furgoncino, quindi non sul suolo pubblico, e non armati per lo sparo?”

Gli investigatori si sono attivati in seguito ad una segnalazione anonima, allora ci poniamo la seconda domanda: “L’art. 333, terzo comma, del vigente Codice di Procedura Penale sancisce espressamente che: “Delle denunce anonime non può essere fatto alcun uso, salvo quanto disposto dall’art. 240 del C.P.P.,”

Ma vediamo cosa sancisce questo articolo: “I documenti che contengono dichiarazioni anonime non possono essere acquisiti né in alcun caso utilizzati, salvo che costituiscano corpo del reato”

Intanto la serenità del Presidente dell’Ente e quella del Sindaco della città hanno fatto sì che la conferenza fosse aperta ad una discussione continua tra loro e la stampa presente. 

“Bisogna recuperare il senso ed il sentimento religioso dei cavesi verso il Santissimo Sacramento – afferma il presidente Sparano – Facciamo nostra l’esortazione dell’Arcivescovo Soricelli di aver ben chiaro il miracolo eucaristico all’origine dei festeggiamenti e di perpetuarne la memoria nel cuore di ognuno di noi. Ma per fare questo c’è bisogno che tutti faccia la propria parte, il Comitato e l’Amministrazione la fanno, gli altri si devono impegnare di più. Purtroppo ci si riempie la bocca del Santissimo Sacramento ma all’atto pratico troppi non muovono un dito”. 

Il presidente Sparano ha sottolineato anche che è venuto meno l’impegno nella tradizionale questua per il sostegno economico delle tante iniziative del programma di eventi e per i fuochi pirotecnici ed anche la partecipazione collettiva ai riti religiosi come la Processione al Monte, ma non solo.

“Quest’anno – ha aggiunto Sparano – il Comitato e quindi la Città ha subìto un vero e proprio atto di sabotaggio da parte di chi, per ripicca e cattiveria, ha cercato di boicottare i fuochi pirotecnici, riuscendoci in parte. Si sono dette un sacco di sciocchezze sui pagamenti che invece sono tutti regolari, anzi, quest’anno il Comitato ha pagato in anticipo i fuochi. Addirittura, anonimi hanno segnalato ai Carabinieri un presunto illecito, paventando un quantitativo di fuochi superiore al consentito. La verità è che il secondo fuochista, tre giorni prima, diciamo inspiegabilmente, si è tirato indietro e il quantitativo sequestrato dai Carabinieri era quello a lui destinato per il quale era stata richiesta una integrazione per autorizzarne l’impiego da parte dell’unico fuochista rimasto. Ciò non è stato possibile e alla fine è stato sparato quanto era stato concesso”.  

Dalla conferenza è emerso anche che non pochi fuochisti, molti non cavesi, ad esito della richiesta dell’Ente Montecastello, si sono rifiutati di venire a Cava de’ Tirreni per lo sparo a chiusura dei Festeggiamenti in Onore del Santissimo Sacramento, ma è emerso anche che sul Colle di Sant’Adjutore, prima di sabato 24 scorso, si sono verificati incendi di sterpaglie e la rottura delle condotte d’acqua, utili allo spegnimento degli incendi, vogliamo farli passare come due casualità? 

“Quest’anno – afferma il Sindaco Vincenzo Servalli – sono successi episodi sui quali vogliamo fare piena luce. Chiederò anche all’Arcivescovo Soricelli di esaminare quanto accaduto e per riportare in tutti gli ambiti, soprattutto quello religioso, un clima di serenità e concordia ed eliminare quelle derive che alimentano cattiverie, intrighi, risentimenti da parte di chi ha completamente smarrito il senso del proprio ruolo ed ancor più grave fomenta odio. Ribadisco quello che ho sostenuto da sempre, i festeggiamenti per il SS. Sacramento e per la nostra Patrona, che sono l’espressione del sentimento religioso secolare dei cavesi ed è nostro compito sostenerli e difenderli. 

Alla fine dei lavori si è avuta la chiara percezione del mandante del sabotaggio perpetrato non al Sindaco ma all’intera città, e anche il nome, detto tra i denti, dell’esecutore materiale della “falsa” denuncia.

Cavesi ospiti di una città che non amano.

Stiamo assistendo alla costituzione di un nuovo clan camorristico?

(Livio Trapanese, Redazione Vivimedia.eu)

La GDF sequestra una tonnellata di frutti di mare ed un impianto abusivo di stoccaggio

gdf-sequestro-una-tonnellata-frutti-di-mare-monteruscello-napoli-aprile-2017-vivimediaNAPOLI. Nell’ambito degli interventi volti alla tutela del territorio e dell’ambiente, i militari del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Napoli hanno sventato un serio pericolo per la salute pubblica, rinvenendo e sottoponendo a sequestro una tonnellata di frutti di mare non idonei al consumo umano, stoccati in undeposito allestito clandestinamente nell’hinterland puteolano. Il prodotto, dal valore stimato di circa 20.000 euro, sarebbe stato destinato al mercato nero, con molta probabilità esercizi commerciali compiacenti della zona ed ignare famiglie.

Più precisamente, all’alba del 31 marzo scorso, militari della Stazione Navale di Napoli - all’esito di una mirata attività investigativa – hanno individuato, in località Monteruscello del comune di Pozzuoli (NA), un deposito di frutti di mare, provvisto di impianto di stoccaggio e raffrescamento regolarmente funzionante. Il prodotto ittico – una tonnellata circa di molluschi fra telline, ostriche, noci bianche, fasolari, cannolicchi e vongole, oltre ad altri 10 kg. di datteri di mare, questi ultimi oggetto di divieto assoluto di pesca – era conservato, immerso in acqua di mare, nelle numerose vasche dell’impianto.

Grazie anche ai controlli congiunti effettuati dal personale tecnico-sanitario della A.S.L. Napoli 2 Nord, è stato possibile accertare che il deposito era sprovvisto delle necessarie autorizzazioni e che i molluschi non erano idonei al consumo umano in quanto sia raffrescati con acqua non sottoposta al previsto monitoraggio chimico-fisico e microbiologico, sia privi della documentazione di tracciabilità/rintracciabilità della filiera di pesca.

Pertanto, verificata la mancanza dei requisiti igienico-sanitari, e quindi il potenziale rischio per la salute pubblica, è seguito il sequestro di tutto il prodotto ittico illegalmente detenuto e dello stesso impianto di stoccaggio, mentre i responsabili sono stati denunciati, a piede libero, alla competente Autorità Giudiziaria.

I frutti di mare sequestrati, ancora vivi e vitali, sono stati successivamente trasportati, con l’ausilio di un mezzo navale del Corpo, al largo delle acque profonde del golfo di Napoli per essere distrutti mediante rigetto in mare.

La descritta operazione di servizio è solo l’ultima della serie di incessanti, intense attività di contrasto al fenomeno della pesca di frodo perpetrata lungo il tratto di costa che si estende dal litorale domitio sino alla penisola sorrentina e che, nella decorsa annualità e nei primi mesi del 2017, ha portato, complessivamente, al sequestro di 58 tonnellate di prodotto ittico e di 500 attrezzi utilizzati per l’attività illecita, nonché alla denuncia all’Autorità Giudiziaria di 21 responsabili ed alla contestuale irrogazione di sanzioni amministrative per 189.000 euro.

La presenza costante – nelle acque costiere e nel territorio della Campania – di unità navali, aeree e terrestri del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Napoli, impegnate assiduamente nell’assolvimento dei compiti istituzionali di polizia economico-finanziaria, costituisce la garanzia del contrasto alle condotte ed ai traffici illeciti, finalizzati alla realizzazione di indebiti profitti in violazione delle norme tributarie, a danno dell’incolumità e della salute pubblica.

Nell’ambito degli interventi volti alla tutela del territorio e dell’ambiente, i militari del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Napoli hanno sventato un serio pericolo per la salute pubblica, rinvenendo e sottoponendo a sequestro una tonnellata di frutti di mare non idonei al consumo umano, stoccati in undeposito allestito clandestinamente nell’hinterland puteolano. Il prodotto, dal valore stimato di circa 20.000 euro, sarebbe stato destinato al mercato nero, con molta probabilità esercizi commerciali compiacenti della zona ed ignare famiglie.

Più precisamente, all’alba del 31 marzo scorso, militari della Stazione Navale di Napoli - all’esito di una mirata attività investigativa – hanno individuato, inlocalità Monteruscello del comune di Pozzuoli (NA), un deposito di frutti di mare, provvisto di impianto di stoccaggio e raffrescamento regolarmente funzionante. Il prodotto ittico – una tonnellata circa di molluschi fra telline, ostriche, noci bianche, fasolari, cannolicchi e vongole, oltre ad altri 10 kg. di datteri di mare, questi ultimi oggetto di divieto assoluto di pesca – era conservato, immerso in acqua di mare, nelle numerose vasche dell’impianto.

Grazie anche ai controlli congiunti effettuati dal personale tecnico-sanitario della A.S.L. Napoli 2 Nord, è stato possibile accertare che il deposito era sprovvisto delle necessarie autorizzazioni e che i molluschi non erano idonei al consumo umano in quanto sia raffrescati con acqua non sottoposta al previsto monitoraggio chimico-fisico e microbiologico, sia privi della documentazione di tracciabilità/rintracciabilità della filiera di pesca.

Pertanto, verificata la mancanza dei requisiti igienico-sanitari, e quindi il potenziale rischio per la salute pubblica, è seguito isequestro di tutto il prodotto ittico illegalmente detenuto e dello stesso impianto di stoccaggio, mentre i responsabili sono stati denunciati, a piede libero, alla competente Autorità Giudiziaria.

I frutti di mare sequestrati, ancora vivi e vitali, sono stati successivamente trasportati, con l’ausilio di un mezzo navale del Corpo, al largo delle acque profonde del golfo di Napoli per essere distrutti mediante rigetto in mare.

La descritta operazione di servizio è solo l’ultima della serie di incessanti, intense attività di contrasto al fenomeno della pesca di frodo perpetrata lungo il tratto di costa che si estende dal litorale domitio sino alla penisola sorrentina e che, nella decorsa annualità e nei primi mesi del 2017, ha portato, complessivamente, al sequestro di 58 tonnellate di prodotto ittico e di 500 attrezzi utilizzati per l’attività illecita, nonché alla denuncia all’Autorità Giudiziaria di 21 responsabili ed alla contestuale irrogazione di sanzioni amministrative per 189.000 euro.

La presenza costante – nelle acque costiere e nel territorio della Campania – di unità navali, aeree e terrestri del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Napoli, impegnate assiduamente nell’assolvimento dei compiti istituzionali di polizia economico-finanziaria, costituisce la garanzia del contrasto alle condotte ed ai traffici illeciti, finalizzati alla realizzazione di indebiti profitti in violazione delle norme tributarie, a danno dell’incolumità e della salute pubblica.

Un latitante polacco è stato fermato dai militari dell’esercito a Napoli

pattuglia-8-rgt-pasubio-piazza-plebiscito-napoli-marzo-2017-vivimediaNAPOLI. I militari dell’Esercito, in servizio nella centralissima Piazza Garibaldi a Napoli, hanno fermato un uomo di nazionalità polacca colpito da un mandato di arresto europeo.

Durante il pattugliamento delle strade che circondano la Stazione Centrale di Napoli, i militari del reggimento cavalleggeri Guide (19°) di Salerno, in forza al Raggruppamento Campania nell’ambito dell’Operazione “Strade Sicure”, nei pressi di Piazza Garibaldi, hanno notato il comportamento schivo e confuso da parte di un uomo che, sentendosi osservato, tentava di allontanarsi. I militari hanno proceduto all’identificazione del sospetto, un 38enne nato in Polonia, per il quale è stato chiesto via radio un controllo ai Carabinieri dal quale è emerso che sull’uomo gravava un mandato di arresto europeo per furto, lesioni, danneggiamento e minacce.

Sul posto è intervenuta una pattuglia dei Carabinieri ed il soggetto è stato accompagnato in caserma per gli ulteriori accertamenti del caso al termine dei quali è stato convalidato l’arresto.

I militari dell’Esercito presidiano in maniera continua le zone ed i siti sensibili indicati dalle Prefetture per contribuire con le Forze dell’Ordine ad incrementare il livello di sicurezza dei cittadini.

Dal 1° novembre 2016 il Comando del Raggruppamento Campania è stato affidato all’8° reggimento artiglieria “Pasubio” di Persano (SA) che ha alle dipendenze circa 900 militari provenienti in gran parte dalla Brigata Bersaglieri Garibaldi e da altri reparti del Centro-Sud Italia. 

Ritrovato il prof. Grieco

ritrovamento-prof-grieco-protezione-civile-cava-de'-tirreni-febbraio-2017-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Stamattina, sabato 25 febbraio, alle ore 7.10, è stato ritrovato dai volontari della Protezione Civile di Cava de’ Tirreni, sul versante vietrese di monte San Liberatore, Pietro Grieco, il professore cavese di anni 79, del quale si erano perse le tracce dalla mattina del giorno precedente. L’allarme è scattato alle ore 16 di venerdì, quando i familiari, dopo aver inutilmente cercato il professore che era uscito di casa alle 9.30, si sono recati alla Tenenza dei Carabinieri per denunciarne la scomparsa. Immediatamente si sono messi in moto il Comando della Polizia Locale, il Gruppo dei Volontari della Protezione Civile e i Vigili del Fuoco. Le ricerche si sono concentrate nel versante sud est della vallata, dopo che il prof. Grieco, che è solito fare lunghe passeggiate a piedi, era stato visto nella mattinata di venerdì nei pressi della frazione Alessia. Gli otto volontari della Protezione Civile locale, il coordinatore Francesco Loffredo, Felice Sorrentino, Ottavio De Luca, Lucia Salsano, Francesco Lambiase, Fiorenzo Milite, Ciro Di Serio, Daniele Senatore e Gabriele D’Amato, coordinati dal Ten. Col. Giuseppe Ferrara e dal Luogotenente, Matteo Senatore, della Polizia Locale, ispezionando il percorso tortuoso che porta all’eremo di San Liberatore, intorno alle ore 7.10 di stamattina, hanno finalmente avvistato il prof. Pietro Grieco, che era riverso a terra in un dirupo del monte, evidentemente, dopo essere scivolato durante la sua passeggiata lungo il disagevole sentiero. Fortunatamente, nonostante la notte passata all’addiaccio e il tempo inclemente, le sue condizioni sono apparse subito discrete, con qualche escoriazione, ma lucido e, con il supporto dei Vigili del Fuoco, si è provveduto al recupero e trasporto in ospedale per le opportune visite mediche.

“Una brutta avventura che fortunatamente si è conclusa bene – afferma il Sindaco Servalli – rivolgo un pensiero affettuoso al professore Grieco e alla sua famiglia e un ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato alle ricerche, in particolare ai nostri validissimi volontari della Protezione civile che, ancora una volta, hanno dimostrato di essere una risorsa importante per la nostra città”.

Sequestrati 400 chili di derrate alimentari conservate in cattivo stato

polizia-arresto-vivimediaSALERNO. Sequestrati, perché detenuti in cattivo stato di conservazione, circa 400 chili di derrate alimentari. È la brillante operazione portata a termine questa mattina, mercoledì 22 febbraio 2017, dalla Sezione Polizia Stradale di Salerno, diretta dalla Dott.ssa Grazia Papa, e dal Dirigente Veterinario dell’ASL Salerno, Dott. Rocco Panetta, che hanno intercettato nella zona industriale di Salerno un camion frigorifero proveniente da una piattaforma di distribuzione del Casertano e diretto ad un Cash and Carry della zona.

Dai controlli effettuati da quattro pattuglie della Stradale, coordinate dall’Ispettore Antonio Quaranta, insieme al Dott. Rocco Panetta, sono stati rinvenuti circa 400 chili di alimenti (salumi, formaggi, burro, paste alimentari con ripieno) mantenuti in cattivo stato e prontamente sottoposti a sequestro penale. Sono state accertate, inoltre, violazioni amministrative alle norme sanitarie, con sanzioni ammontanti a 3.000 euro.

«È fondamentale il ruolo di salvaguardia della salute pubblica che svolgono i medici veterinari nel controllo degli alimenti, non solo mediante queste attività di repressione, ma grazie alla professionalità del servizio che quotidianamente mettono in campo a tal fine», commenta il Prof. Orlando Paciello, Presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Salerno.

L’operazione rientra nell’ambito del servizio programmato per i controlli su strada dei veicoli che trasportano alimenti di origine animale (carni, prodotti ittici, molluschi bivalvi, salumi, latte, formaggi, burro, panna, uova, paste alimentari con ripieno, surgelati), con riguardo particolare a quelli che devono essere conservati a temperatura controllata, sia refrigerati che congelati.

«I servizi di controllo – sottolinea il Dott. Panetta - saranno ripetuti con cadenza periodica su tutto il territorio provinciale, con la stretta collaborazione tra i Servizi Veterinari Igiene degli alimenti di origine animale e la Polizia Stradale. Tali accertamenti rappresentano nei fatti un’iniziativa “pilota” per tutto il resto del territorio nazionale, finalizzata alla tutela della salute dei consumatori»

Cane ucciso a calci, la condanna dell’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Salerno

paciello-orlando-uccisione-illegale-animali-salerno-dicembre-2016-vivimediaSALERNO. Il Prof. Orlando Paciello, Presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Salerno, condanna il vile gesto verificatosi nel quartiere Pastena lo scorso 15 febbraio: «Dietro alla violenza a danno degli animali possono nascondersi problemi gravi della persona, disturbi della condotta e, soprattutto, il serio rischio che la tendenza ad essere aggressivi e prepotenti possa riversarsi anche contro gli uomini»

«Dietro alla violenza a danno degli animali possono nascondersi problemi gravi della persona, disturbi della condotta e, soprattutto, il serio rischio che la tendenza ad essere aggressivi e prepotenti possa riversarsi anche contro gli uomini»: è il grido d’allarme del Prof. Orlando Paciello, Presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Salerno, dopo la barbara uccisione di un cane meticcio nel rione Pastena di Salerno lo scorso 15 febbraio.

Colpevole del vile gesto un 59enne, A.F. le sue iniziali, che è stato individuato dagli agenti della Polizia Municipale grazie ad un video registrato da alcuni passanti che hanno assistito alla scena. L’uomo, che ha brutalmente ucciso a calci il cane meticcio di circa un anno all’interno del parcheggio di via Orazio Flacco, sarà ora interrogato.

«Questo spiacevole episodio
- sottolinea il Prof. Paciello - conferma, purtroppo, il dato allarmante della crescita di reati contro gli animali realizzati nella nostra regione e nella stessa provincia di Salerno». Secondo i dati della Procura di Salerno giunti all’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV, negli ultimi tempi nella città capoluogo si sono registrati 15 procedimenti e 2 indagati per uccisione di animali; 29 procedimenti e 25 indagati per maltrattamento di animali; 5 procedimenti a carico di ignoti per uccisione di animale altrui; 20 procedimenti con 21 indagati per abbandono o detenzione di animali in condizioni incompatibili; 21 procedimenti e 19 indagati per reati venatori o relativi alla fauna selvatica.

Per far fronte alla crescita esponenziale del fenomeno, da alcuni anni l’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Salerno ed il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell’Università “Federico II” di Napoli stanno fornendo corsi di perfezionamento in Patologia Forense Veterinaria per preparare i medici veterinari a riconoscere le cause di uccisioni illegali e maltrattamento degli animali ed aiutare le Forze dell’Ordine ad assicurare i criminali alla giustizia. «Nello specifico – spiega Orlando Paciellocerchiamo di formare un professionista in grado di essere un valido supporto tecnico-scientifico alla Magistratura ed agli organi di Polizia Giudiziaria, fornendo le prove per individuare il colpevole di atti criminosi contro gli animali, provarne la responsabilità e la volontarietà».

Treni troppo vecchi e lontani dagli standard europei: in sei anni 143 mila persone in meno sui treni (-34%)

treno-vecchio-ferrovie-vivimediaNAPOLI. Per i circa 279mila pendolari campani che ogni giorno prendono il treno per andare a lavorare o a studiare la condizione del trasporto pubblico è sempre più insostenibile. Ogni giorno che passa il servizio diventa più scadente perché i soliti vecchi treni sono diminuiti e diventano più affollati e pericolosi. Con risultati inevitabili. Dal 2010 ad oggi il calo dei pendolari è stato vertiginoso, passando dai 442mila utenti a 143 mila pendolari, il 34% in meno. Una drastica diminuzione che si tramuta in più auto in circolazione, più traffico e di conseguenza più smog nelle nostre città. 

È quanto emerge da Pendolaria 2016, il dossier di Legambiente che traccia un quadro preciso sulla situazione e gli scenari del trasporto ferroviario pendolare.

In Campania – denuncia Legambiente sono stati effettuati tagli complessivi del 15% al servizio dal 2010 ad oggi, con punte di -50% su alcune linee, mentre c’è stato un aumento delle tariffe del 36%. La Regione Campania investe poco per potenziare il servizio e comprare treni: la spesa per i pendolari è pari allo 0,29% del bilancio regionale. In Campania continua ad aumentare l’età media dei treni, nonostante alcuni segnali di investimento e dei primi inserimenti di nuovi convogli nel corso degli ultimi mesi, soprattutto a causa dell’anzianità del parco rotabile di EAV (Circumvesuviana, Sepsa e MetroCampania NordEst). Complessivamente – secondo il dossier Pendolaria di Legambiente - in Campania sono 407 i treni in servizio sulla rete regionale, di cui 383 ad alta frequenza e 24 di media percorrenza con una tipologia di 321 elettrici e 86 diesel con una età media dei convogli in circolazione sulla rete regionale di 18,3 anni, con il 70,3% dei treni con più di 15 anni di età. A Napoli sono 81 il numero dei treni metropolitani con una età media del materiale rotabile di 19,2 anni, mentre il 77,8% dei treni ha più di 15 anni. Sono 52 i tram che circolano nel capoluogo napoletano con una età media di 17,5 anni con ben il 57,7% dei tram con più di 15 anni. In particolar modo 30 vetture sono state costruite 75 anni fa e con un revamping di 20 anni fa. A Napoli sono circa 65milioni i passeggeri annui che utilizzano la metropolitana, cifre basse rispetto i 479 milioni annui di Milano ed i 308 milioni di Roma, mentre sono 140 i milioni di passeggeri che a Napoli usufruiscono di tram/busniente in confronto dei 941 milioni di Roma e i 244 milioni di Milano.

Tra tante ombre ci sono anche piccoli segnali che fanno ben sperare. In Campania si è tornati ad investire nell’acquisto di nuovo materiale rotabile con oltre 47 milioni per l’acquisto di parte dei nuovi treni ETR per la Circumvesuviana, di quelli per Sepsa incluso il revamping di 13 treni e l’acquisto di 12 unità di trazione Firema e 7 nuove unità di trazione Firema per la ex MetroCampania NordEst, oltre che con i finanziamenti previsti per l’acquisto di 12 nuovi treni Jazz (che si sommano ad altri 12 già in circolazione) per Trenitalia; a Napoli aumentano i passeggeri: ogni giorno oltre 150.000 passeggeri prendono la Linea 1 (erano 110.000 nel 2013 prima del prolungamento fino alla Stazione Garibaldi). Sono inoltre state realizzate negli ultimi anni 35 tra stazioni nuove e riqualificate, attraverso il coinvolgimento di artisti e architetti di fama internazionale. La nuova stazione Toledo del metrò si è addirittura aggiudicata diversi riconoscimenti internazionali ed è arrivata in testa a diverse classifiche sulla stazione più bella.

“La situazione dei pendolari - ha dichiarato il presidente di Legambiente Campania Michele Buonomo – è inaccettabile e insostenibile. Un fenomeno sociale che non interessa a nessuno e che incrocia i grandi temi dell’attualità e i problemi che vivono ogni giorno le famiglie, di contrazione della spesa per l’aumento del costo dei trasporti e in particolare proprio di quello legato all’automobile, di inquinamento e congestione delle città ma anche di impegni del nostro Paese nella lotta ai cambiamenti climatici. Legambiente attraverso la campagna Pendolaria vuole dare visibilità e forza a una battaglia che è oggi di civiltà: perché puntare a cambiare questa situazione, dando un’alternativa a chi si muove su mezzi privati attraverso un servizio davvero di qualità fatto di treni nuovi, più numerosi e puntuali, carrozze pulite e non sovraffollate, è un grande investimento sul futuro della nostra regione. Dobbiamo puntare a raddoppiare i pendolari che prendono treni regionali e metropolitani ogni giorno – ha continuato Buonomo – una sfida alla portata del nostro Paese e nell’interesse dei suoi cittadini, con vantaggi non solo in termini ambientali, ma di attrattività delle nostre città e dei territori, con ricadute positive sull’occupazione e sul turismo. Lo Stato deve poi finalmente comprare treni, come succede in tutti gli altri Paesi europei, perché servono più treni per potenziare le linee e le sostituzioni in corso legate ai contratti con le Regioni, lasciano scoperto proprio il Sud e alcune linee fondamentali in città come Roma e Napoli. Infine occorre cambiare le priorità infrastrutturali per dare priorità alle aree urbane e al Sud. Per cambiare questa situazione occorre mettere queste politiche tra le priorità del Paese, con un ruolo di regia e di controllo da parte del Ministero delle Infrastrutture che lo porti a spostare l’attenzione dai cantieri delle infrastrutture agli obiettivi e agli interventi necessari per rendere più semplice e sostenibile la mobilità dei cittadini”.

Con Pendolaria, Legambiente fotografa nello specifico lo sfascio del trasporto pubblico in Campania. Le maggiori difficoltà che i pendolari lamentano riguardano l’età e l’affollamento dei treni ma anche disagi derivanti dalla mancanza di coincidenze sulle direttrici Salerno-Cava de’ Tirreni-Napoli e Caserta- Aversa-Napoli, due delle tratte più utilizzate della Regione e dove i pendolari chiedono un maggiore cadenzamento dei treni. Dopo il completamento nel 2008 della linea a Monte del Vesuvio, la variante della Napoli-Cancello ed il potenziamento del passante Villa Literno-Gianturco-Cancello-Caserta-Torre Annunziata si attende la realizzazione della Stazione per i treni TAV ad Afragola che dovrebbe aprire il prossimo giugno per consentire una riorganizzazione del traffico ferroviario dando la possibilità di cadenzare i passaggi dei treni negli orari di punta. La sfida vera sarà nei prossimi anni di riuscire a potenziare realmente il servizio una volta che sarà adeguata la rete e entrati in esercizio tutti i 94 nuovi treni promessi.

Negli ultimi 5 anni però in questa Regione si è assistito ad una drastica riduzione delle risorse ed una conseguente riduzione dei servizi e degli investimenti nelle nuove infrastrutture, con criticità estreme per la vita di molti pendolari. Il piano delle 100 stazioni purtroppo si è arenato e anche strutture importanti, come l’interscambio M1/Cumana di Cilea, cadono sotto la scure dei tagli. Da anni la Circumvesuviana rappresenta la vergogna della mobilità in Campania. Eppure questa ferrovia collega un’area metropolitana di circa due milioni di abitanti e si estende per circa 142 km (distribuiti su 6 linee e 96 stazioni) che si sviluppano intorno al Vesuvio, sia lungo la direttrice costiera verso Sorrento, sia sul versante interno alle pendici del Monte Somma, fino a raggiungere Nola, Baiano e l’Agro nocerino-sarnese. L’utente medio della “Circum” ormai non fa più caso ai ritardi. La speranza, piuttosto, è che la corsa non rientri tra le diverse centinaia cancellate ogni anno. E una volta saliti a bordo non resta che sperare di poter proseguire fino alla meta senza intoppi. Fino al 2003 la Circumvesuviana assicurava più di 500 corse al giorno, oggi i numeri sono dimezzati. Questo perché fino al 2010 i treni in circolazione erano 94 poi si è assistito ad una lenta ed inesorabile parabola discendente. Allo stato attuale, salvo guasti, viaggiano 56 treni, ma ne occorrerebbero almeno 70 per garantire un servizio dignitoso ai pendolari, costretti ancora a viaggiare ammassati. Ma da disastro è la situazione complessiva dell’Eav, l’holding – con socio unico la Regione Campania – dove nel 2013 sono confluite Circumvesuviana, Cumana, Circumflegrea e Metrocampania NordEst. Il crollo del numero dei viaggiatori è lo specchio della crisi in cui versa un’azienda che gestisce una buona parte del trasporto pubblico su ferro in regione: secondo i dati della società nel 2010 erano 40 milioni gli utenti della Circumvesuviana, crollati ora a 27 milioni; quelli della Sepsa (Cumana e Circumflegrea) sono passati da 20 milioni a 11; quelli di MetroCampania Nordest, da 67 milioni a circa 40. Qualche buona notizia sembrano arrivare dal decreto fiscale che contiene lo stanziamento di circa 600 milioni da destinare alla Regione per il pagamento dei debiti pregressi di Eav. Secondo gli annunci della Regione, la flotta della Circumvesuviana sarà ampliata con la messa in esercizio di 21 dei 26 treni Metrostars (frutto di una commessa del 2004 e terminata nel 2015, ma già oggetto di manutenzione per difetti di progettazione che ne impedivano l’utilizzo). Sono inoltre partite altre due commesse (con EuroMaint e TFA) per il revamping di 37 treni che dovrebbero arrivare da marzo 2017.

La ferrovia Alifana, lunga circa 80 km, è un’altra delle linee che negli ultimi anni è stata spesso protagonista di numerose lamentele da parte dei pendolari, a causa di molteplici ritardi, soppressione di corse, ma soprattutto per la precarietà dei mezzi su cui viaggiano, caratterizzati dall’assenza di aria condizionata d’estate, da sediolini e carrozze antiquate e da uno scarso servizio di pulizia. Si tratta di una linea su cui viaggiano convogli diesel anche se da svariati anni l’opera di elettrificazione è praticamente finita. Al momento attuale la gestione di EAV (Ente Autonomo Volturno) vede l’utilizzo di 8 treni, mentre le corse sono assenti nei giorni festivi in quanto sostituite con bus. Proprio nei mesi scorsi Trenitalia ed RFI (che gestisce le infrastrutture) hanno sollecitato l’EAV a far rispettare le tracce orarie così come già precedentemente stabilito. Questo perché una precedente decisione dell’EAV vedeva il transito dei treni da Piedimonte Matese a Caserta, mentre, anche grazie alle numerose proteste dei pendolari, da ora proseguiranno regolarmente verso Napoli Centrale. Il paradosso è che in realtà il treno del Matese è estremamente utile e comodo proprio ai viaggiatori di Santa Maria Capua Vetere e Caserta perché svolge numerose corse verso Napoli.

Questo episodio dovrebbe essere da stimolo a completare quei 10 km che mancano di Ferrovia Alifana dalla stazione di Aversa Centro della metro a Santa Maria Capua Vetere in modo da avere un tracciato proprio fino al Centro Direzionale di Napoli. Anche in questo caso potrebbero arrivare buone notizie con l’acquisto di 3 nuovi treni per l’Alifana deliberato dalla Regione a giugno 2016. Si sono registrati poi disagi gravissimi anche per i 42.000 pendolari che quotidianamente usufruiscono delle linee Circumlfegrea e Cumana. In particolare però è la Circumflegrea ad assistere ad un degrado senza precedenti. La linea, che collega il quartiere di Napoli Montesanto con Torregaveta, lungo un percorso interno di 27 km, attraversa altri quartieri di Napoli ed i Comuni di Pozzuoli e Quarto. I disagi riscontrati dai pendolari riguardano la mancanza di un numero sufficiente di treni ed i continui problemi tecnici che riscontrano quelli in circolazione.

La linea Cumana, che collega sempre Montesanto a Torregaveta ma su un tracciato costiero di circa 20 km, ha visto numerosi stop legati a guasti tecnici. La situazione però è migliorata a fine 2014 grazie all’introduzione di due nuovi treni e di uno ristrutturato.

I treni dell’ex Sepsa sono 32, di cui: 10 costruiti all’inizio degli anni ’60, 7 costruiti alla fine degli anni ’70 e 13 costruiti durante la prima metà degli anni ’90, a cui vanno aggiunti i 2 nuovi convogli entrati in funzione. La frequenza delle corse è di un treno ogni 20 minuti, ma i ritardi sono all’ordine del giorno anche a causa della soppressione di quasi il 50% dei treni avvenuta negli ultimi anni, accompagnati dagli scioperi del personale, che per mesi non ha ricevuto stipendio, e dei casellanti che durante la primavera hanno causato numerosi disservizi, come la chiusura delle stazioni dove ci sono passaggi a livello.

Ma anche la linea Napoli-Avellino è stata oggetto di un taglio enorme e che ha addirittura portato ad una parziale chiusura iniziale per poi ristabilire solo il 10% dei treni che in precedenza vi circolavano e comunque eliminando i treni diretti tra i due capoluoghi. Al momento le due città vedono 8 “collegamenti” al giorno, tra cambi ed autobus sostitutivi, un tempo minimo di percorrenza di 2 ore e 10 minuti e l’ultimo collegamento da Napoli in partenza alle 17.30.

Enpa Salerno in soccorso di una poiana, un gheppio, un gabbiano e un pitone

enpa-salerno-pavone-gennaio-2016-vivimediaSALERNO. Continuano i recuperi di animali selvatici in difficoltà nella provincia di Salerno. Tutti gli animali hanno un comune denominatore, riportano danni provocati direttamente o indirettamente dall’uomo. La Poiana e il Gheppio riportano ferite da arma da fuoco, il Luì piccolo; il Gabbiano e il Tordo hanno impattato contro auto  o strutture. Oltre alla fauna selvatica, ci sono state due segnalazioni di diverso tipo, un Pavone recuperato in strada e un Pitone abbandonato nell’immondizia nel quartiere Pastena. Il Pavone è stato affidato ad un’animalista di Salerno, per il Pitone non c’è stato molto da fare, l’animale è morto forse  a causa del freddo  o di qualche malattia che ne ha causato l’abbandono.  E’ stato consegnato dai volontari della Protezione animale supportati dal Corpo Forestale di Salerno all’Asl localmente competente per essere trasportato all’istituto Zooprofilattico di Portici per le analisi. Sarà inoltre effettuato un controllo per verificare la presenza di chip per poter risalire al proprietario.

enpa-salerno-pitone-gennaio-2016-vivimediaIeri purtroppo è giunta la notizia dell’uccisione di un Lupo nel Cilento, ferma la condanna degli autori di questo grave gesto da parte dell’Enpa di Salerno. Oltre alla crudeltà del gesto, a rendere il tutto più terribile è il fatto che quest’azione è stata eseguita all’interno di un Parco Nazionale.

La Protezione Animali ringrazia il personale medico veterinario e i cittadini che hanno segnalato i casi di soccorso.

Un Senato scelto dal potere, una Costituzione maltrattata, io voto NO, con convinzione. Storia della Costituzione Italiana.

Il Capo dello Stato, Enrico De Nicola, firma la Costituzione italiana. 27 dicembre 1947

Il Capo dello Stato, Enrico De Nicola, firma la Costituzione italiana. 27 dicembre 1947

Il 4 dicembre è un giorno caro alla mia tradizione familiare, perché è la festa di Santa Barbara, protettrice del fuoco, e quindi anche dei marinai.
Mio padre, “marinaio per un giorno, marinaio per sempre”, ci ha trasmesso un sacro rispetto per questo giorno.
Il 4 dicembre, quest’anno, saremo chiamati ad esprimere il nostro assenso o dissenso rispetto la Riforma Costituzionale, approvata dal Governo la primavera scorsa.
Non ce l’abbiamo con Renzi ma da liberi cittadini, giudichiamo il suo/loro operato a prescindere: l
a Riforma Costituzionale NO.
Non abbiamo remore a dichiarare il nostro convinto NO. Non per questo mi devo sentire cucire addosso un’infinità di aggettivi denigrativi della mia persona!
Secondo noi è sufficiente un po’ di buonsenso e di onestà intellettuale per riconoscere che questa legge non va. Il Governo avrebbe potuto spacchettare i quesiti, cioè invece di presentare in blocco la riforma, avrebbe potuto suddividere i quesiti. Non l’ha fatto.
Perché?
Perché 47 quesiti, 47 schede sarebbero state veramente troppe per un referendum. Ma tanti sono gli articoli modificati della Costituzione. Già quest’aspetto ci fa pensare che non ci troviamo di fronte ad una modifica, ma alla revisione di un terzo della nostra Carta fondamentale. E già non condividiamo questo particolare di non secondaria importanza.
Ovviamente non ci soffermeremo su ogni articolo, sarebbe “disumana” una lettura simile, per chi non fa il politico! Giacché non hanno spacchettato, ne guarderemo solo su “un particolare” che proprio non va giù e che induce a bocciare tutta la riforma.
Non si potranno più eleggere i nuovi senatori. Mica solo io … Tutti noi cittadini!
Non saremo noi a scegliere i nuovi senatori, ma saranno alcuni nominati dal Capo dello Stato e gli altri scelti, non si sa come, tra i consiglieri regionali (74) e tra i sindaci (21).
Non voglio neppure considerare il cumulo di cariche e le eventuali (e ci sono!) incompatibilità che ne derivano.
Non vogliamo neppure considerare che, per molti consiglieri regionali e sindaci, sarebbe un toccasana entrare in Senato e ottenere l’immunità parlamentare.
Non vogliamo neppure considerare che, in caso di decadenza o commissariamento di un consiglio regionale o di un consiglio comunale, non si capisce se i nominati interessati restino o decadano a loro volta, se vengono sostituiti, se …
Non vogliamo neppure considerare che dovremo sostenere vitto e alloggio per questi nuovi senatori, provenienti da ogni dove d’Italia.
Ci soffermiamo su questo “piccolo particolare”: non saremo io a votare, a scegliere chi deve parlare anche per rappresentarci. I nuovi senatori saranno nominati a immagine e somiglianza del governo, e non ci sta bene.
Già il verbo nominare fa rabbrividire e ci riporta lontano nel tempo. Prefetti, governatori provinciali, podestà erano tutti di nomina politica.
In molti osservano che i senatori fino ad oggi eletti non corrispondevano mai alla scelta dei cittadini, ma ai calcoli partitici, insomma sempre eletti i primi di una lista! Posso ribattere che comunque votavo, comunque sceglievo …
Anche il consiglio provinciale è stato sciolto, e ancora non sappiamo a chi compete la coltivazione dell’orto botanico lungo la Statale 18, ma sappiamo che è stato nominato un consiglio che non ha potere d’intervento sul territorio e che la macchina provinciale non c’è più.
I consiglieri provinciali vengono eletti da sindaci e consiglieri comunali. Sappiamo pure che secondo la nuova legge regionale sul servizio idrico, sarà l’Ente Idrico Campano, costituito da sindaci eletti dai consigli di distretto, deputato alla gestione dell’acqua.
Insomma istituzioni eleggono istituzioni e poi dicono di rappresentare i cittadini. Di questo passo toglieranno anche la sovranità popolare dalla Costituzione!
Ma quello che più è indigesto è l’approccio casareccio che, rappresentanti autorevoli di noi cittadini, stanno manifestando avere con la nostra Carta Costituzionale. Avete letto bene: casareccio.
Ribadisco il concetto fondamentale: la Costituzione è la bibbia laica di tutti gli Italiani.
Quindi è letteralmente sacra e nutriamo il massimo rispetto per la Carta. Il che non equivale a non rivederla o non ammodernarla, però in modo chiaro e condiviso.
Il Presidente del Consiglio non può presentarsi in una pubblica trasmissione e svilire la Carta.
E ci riferiamo all’intervista di Fazio al Primo Ministro, in “Che tempo che fa” del 13 novembre scorso.
All’osservazione di Fazio relativa alla nomina dei nuovi senatori, Renzi rispondeva che si tratta di un falso problema, che riguarda la legge elettorale, non già la riforma costituzionale.
Dopo il 4 dicembre si può intervenire su una nuova legge elettorale. Ma una legge ordinaria non può modificare quella costituzionale.
Ma allora, dopo la nuova legge elettorale bisogna cambiare un’altra volta anche la Costituzione?
Visto che questa riforma sancisce la nomina e non l’elezione …
A questo punto la Costituzione diventa una bazzecola, una quisquilia!!!

Con convinzione votiamo NO.

(Patrizia Reso)


La Costituzione della Repubblica Italiana è la legge fondamentale della Repubblica italiana, ovvero il vertice nella gerarchia delle fonti di diritto dello stato italiano.

Approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello stato Enrico De Nicola il 27 dicembre seguente, fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 298, edizione straordinaria, del 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1º gennaio dell’anno successivo, il 1948. La Costituzione Italiana consta di 139 Articoli e relativi Commi.

La nascita della repubblica e l’assemblea costituente.

Dopo la cessazione delle ostilità, fu indetto il referendum per la scelta fra repubblica e monarchia (2 giugno 1946) che sancì la nascita della Repubblica Italiana..

Dopo sei anni dall’inizio della seconda guerra mondiale e venti anni dall’inizio della dittatura, il 2 giugno 1946 si svolsero contemporaneamente il referendum istituzionale e l’elezione dell’Assemblea Costituente, con la partecipazione dell’89% degli aventi diritto. Il 54% dei voti (più di 12 milioni) fu per lo stato repubblicano, superando di 2 milioni i voti a favore dei monarchici (che contestarono l’esito).

L’Assemblea fu eletta con un sistema proporzionale e furono assegnati 556 seggi, distribuiti in 31 collegi elettorali.

Il meccanismo elettorale dell’Assemblea Costituente era proporzionale a liste concorrenti in 32 collegi elettorali plurinominali. La legge elettorale prevedeva l’elezione di 573 deputati, ma le elezioni non si poterono svolgere nelle province di Bolzano, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e Zara.

Risultarono quindi eletti, in seguito alle elezioni, 556 costituenti.

I lavori della Costituente avrebbero dovuto avere una durata di otto mesi, con una possibile proroga di non oltre quattro mesi. Tale termine era a contarsi dalla prima seduta del 25 giugno 1946 e scadeva, quindi, il 24 febbraio 1947. Si fece allora uso della facoltà di proroga con legge costituzionale e il termine fu spostato al 24 giugno del 1947. Il nuovo termine si rivelo comunque insufficiente e una nuova legge costituzionale approvata dalla stessa Assemblea Costituente lo spostò ulteriormente al 31 dicembre 1947.

Un’ulteriore proroga fino al 31 gennaio del 1948 era contenuta nella XVII disposizione transitoria e finale della Costituzione, ma limitatamente all’emanazione della legge sulla stampa, degli Statuti regionali speciali e della legge elettorale per il Senato della Repubblica e fino alla prima riunione delle nuove Camere in altri casi.

L’Assemblea nominò al suo interno una Commissione per la Costituzione, composta di 75 membri, incaricati di stendere il progetto generale della costituzione. La Commissione si suddivise a sua volta in tre sottocommissioni:

  1. diritti e doveri dei cittadini, presieduta da Umberto Tupini (DC);
  2. organizzazione costituzionale dello Stato, presieduta da Umberto Terracini (PCI);
  3. rapporti economici e sociali, presieduta da Gustavo Ghidini (PSI).

Un più ristretto Comitato di redazione (o Comitato dei diciotto) si occupò di redigere la costituzione, coordinando e armonizzando i lavori delle tre commissioni. La Commissione dei 75 terminò i suoi lavori il 12 gennaio 1947 e il 4 marzo cominciò il dibattito in aula del testo. Il testo finale della Costituzione della Repubblica Italianafu definitivamente approvato il 22 dicembre e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 27 dicembre 1947.

Ora i partiti del Comitato di liberazione nazionale cessarono di considerarsi uguali, e si poté constatare la loro rappresentatività. Dominarono le elezioni tre grandi formazioni: la Democrazia Cristiana, che ottenne il 35,2% dei voti e 207 seggi; il Partito socialista, 20,7% dei voti e 115 seggi; il Partito comunista, 18,9% e 104 seggi. La tradizione liberale (riunita nella coalizione Unione Democratica Nazionale), protagonista della politica italiana nel periodo precedente la dittatura fascista, ottenne 41 deputati, con quindi il 6,8% dei consensi; il Partito repubblicano, anch’esso d’ispirazione liberale ma con un approccio differente nei temi sociali, 23 seggi, pari al 4,4%. Mentre il Partito d’Azione, nonostante un ruolo di primo piano nella Resistenza, ebbe solo l’1,5% corrispondente a 7 seggi. Fuori dal coro, in opposizione alla politica del CLN, raccogliente voti dei fautori rimasti del precedente regime, c’è la formazione dell’Uomo qualunque, che prese il 5,3%, con 30 seggi assegnati.

Giorgio La Pira sintetizzò le due concezioni costituzionali e politiche alternative dalle quali si intendeva differenziare la nascente Carta, distinguendone una “atomista, individualista, di tipo occidentale, rousseauiana” ed una “statalista, di tipo hegeliano”. Secondo i costituenti, riferì La Pira, si pensò di differenziarla nel principio che per il pieno sviluppo della persona umana, a cui la nostra costituzione doveva tendere, era necessario non soltanto affermare i diritti individuali, non soltanto affermare i diritti sociali, ma affermare anche l’esistenza dei diritti delle comunità intermedie che vanno dalla famiglia sino alla comunità internazionale. 

I lavori dovevano terminare il 25 febbraio 1947 ma la Costituente non verrà sciolta che il 31 gennaio 1948, dopo aver adottato la Costituzione il 22 dicembre con 458 voti favorevoli contro 62 contrari. La Costituzione fu promulgata il 27 dicembre di quell’anno ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948.

Maxi sequestro di una discarica abusiva di 2.500 mq. e di 15.000 Kg. di rifiuti

01-eboli-sequestro-discarica-abusiva-capitaneria-porto-sette,bre-2016-salerno-vivimediaEBOLI (SA). La Capitaneria di Porto di Salerno diretta dal C.V. (CP) Gaetano ANGORA, congiuntamente ai volontari della associazione ambientalista Kronos, ha eseguito una importante attività finalizzata alla repressione di illeciti di natura ambientale nell’agro del Comune di Eboli, ove è stata rinvenuta una maxi discarica di rifiuti speciali. 

Tale attività si inserisce in una più ampio contesto di contrasto al crimine ambientale fortemente promosso dal Comando Generale della Guardia Costiera, e che la Capitaneria di Porto di Salerno ha posto in essere in tutto il territorio di giurisdizione. 

In particolare, i militari della Guardia Costiera nel monitorare il territorio al fine di prevenire e reprimere illeciti ambientali, unitamente ai volontari ambientalisti, hanno accertato la presenza di una immensa area, estesa per oltre 2.500 mq., illecitamente adibita a discarica abusiva. 

La discarica è stata interamente realizzata su di un’area appartenente al Demanio dello Stato – Ramo Bonifiche, ed attigua ad un collettore consortile allacciante i fiumi Sele e Tusciano. Al suo interno erano stati illecitamente smaltiti rifiuti speciali costituiti, per la maggiore consistenza da oltre cento canalette in cemento in precedenza utilizzate per l’irrigazione, rifiuti plastici e ferrosi, beni durevoli dismessi, inerti edili, fusti di pittura e altro materiale vario, il tutto per una quantità stimata pari a oltre 150.000 Kg. 

02-eboli-sequestro-discarica-abusiva-capitaneria-porto-sette,bre-2016-salerno-vivimediaPeraltro, in parte i rifiuti erano stati dati alle fiamme e, alcuni di essi, erano precipitati lungo l’argine del canale consortile fino a raggiungerne le sponde. I militari della Capitaneria di Porto di Salerno hanno evidenziato la presenza di una grave situazione di pericolo per le matrici ambientali, aggravata dalla circostanza che l’accesso a tale area non era precluso da cancelli o da altre barriere. 

Il notevole quantitativo dei rifiuti, ed il loro accumulo avvenuto in modo indiscriminato sino a raggiungere la adiacente strada provinciale, lascia presumere che le attività illecite fossero in corso da anni. 

L’intera area di 2.500 mq. sui cui insistevano oltre 15.000 Kg di rifiuti è stata sottoposta a sequestro; i militari della Guardia Costiera di Salerno stanno svolgendo accurate indagini finalizzate ad individuare i responsabili della discarica ed i soggetti che ivi hanno illecitamente smaltito i rifiuti speciali. 

Dei fatti è stata notiziata la competente Autorità Giudiziaria e sono stati provvisoriamente contestati i reati di realizzazione e gestione di discarica abusiva ed invasione ed occupazione di aree appartenenti al Demanio dello Stato.