eventi & appuntamenti

 

In Biblioteca la mostra di “Pro poor people”, a sostegno di una località della Tanzania

Uno stimolo al dialogo con i più giovani, una benefica finestra di solidarietà.


CAVA DE’ TIRRENI (SA). “In Kenia e in Tanzania, abbiamo aiutato e aiutiamo famiglie senza tetto, povere e con prole. Le aiutiamo ad acquistare un terreno, a costruire una casa confortevole, ad avviare una piccola attività di agricoltura e di allevamento, in modo da raggiungere gradualmente l’indipendenza economica. Diamo un aiuto per risolvere i problemi minimi dell’esistenza quotidiana e nello stesso tempo per acquisire gli strumenti di costruzione del futuro. Tra questi il primo e più importante è la scuola. Bastano poche decine di euro, non più di cento, per permettere ad un ragazzo di sfamarsi, pagarsi l’istruzione e con essa di acquistare uno spicchio di speranza.

È il sogno di tanti volontari per l’Africa in generale e, nel nostro caso, l’obiettivo dichiarato di un gruppo di volontari coraggiosi e generosi, guidati da Marco Battaglini, il quale in Kenya, a Watamu, undici anni fa entrò in contatto con la famiglia di una vedova rimasta senza casa e senza sostentamento. Capì che non era, non è possibile in certi casi stare con le mani e mano senza dare una mano. Chiese aiuto e sostegno a parenti, amici e conoscenti in Italia e riuscì a far tirar su un’abitazione decorosa, con ecocomponenti, e a dare gli strumenti per andare avanti e procurarsi il sostentamento quotidiano.

Da lì nacque l’idea di creare un’organizzazione in grado di aiutare questo “poor people”, ma anche la scelta consapevole del finanziamento diretto, senza intermediazioni, ma solo attraverso agenzie di trasmissione di danaro da un paese all’altro. Dopo qualche anno in Kenya, la sua attenzione si è trasferita in Tanzania, in particolare a vantaggio dei bambini di un orfanotrofio di Kipengere, per poi stabilirsi definitivamente a Nyombe, dove agisce in libertà e autonomia a beneficio di persone e famiglie disagiate..

Da quel momento la sua primaria attività è stata quella di raccogliere fondi per adottare a distanza bambini nello studio (con cento euro annui si coprono un intero anno scolastico e due pasti al giorno!) e aiutare le famiglie a farsi un tetto, un campicello e qualche strumento per produrre e vendere frutti, ortaggi oppure oggetti artigianali.

Quella che era un’iniziativa di pochi si è poi estesa ad amici e conoscenti e quindi, attraverso la rete, a coloro che ritengono giusto e opportuno sostenere, in loco oppure a distanza, l’azione di questo gruppo, che ci sta mettendo anima e cuore, intelligenza ed energia. È nata formalmente l’Associazione Onlus Pro poor people, dallo stesso Marco Battaglini presieduta, che negli ultimi mesi si sta facendo conoscere attraverso significative iniziative pubbliche, in particolare a Cava de’ Tirreni, città di residenza di Rosanna Lamberti, l’attuale Vicepresidente, e di alcuni membri della famiglia Battaglini, che è originaria del Cilento. Il papà di Marco, Gianfranco, fa da segretario, l’amico James da gancio e tramite in Tanzania, a supporto ed a volte, se serve, anche in sostituzione di Marco stesso.

Ha avuto una bella risonanza la mostra organizzata prima a settembre in Comune, con la spinta promozionale del Consigliere Umberto Ferrigno e della Presidente del Consiglio Lorena Iuliano, e nel periodo prenatalizio in Biblioteca Comunale. Qui si è aperto un fecondo canale con le scuole, destinato ancora a crescere nel mese di gennaio. I ragazzi rimangono molto colpiti dalle “fotografie parlanti” che accompagnano la mostra, e dalle vibrazioni del cuore che connotano la presentazione curata da Rosanna Lamberti e dalla sorella Teresa, capaci di infiorare le parole con episodi che colpiscono l’immaginario dei giovani. Per tutte, vale la testimonianza delle ragazze della II BL del “De Filippis – Galdi”, che ha visitato la mostra con le le prof. Rinaldi e Coppola.

Siamo rimaste molto impressionate dal fatto che in quei luoghi bruciavano i copertoni delle ruote delle macchine per favorire la concimazione ignorando i veleni che quelli contenevano. E ci hanno intenerite scene come la preghiera recitata sulla spiaggia da parte della famiglia senza tetto a beneficio di Marco e dei suoi amici. Ci hanno tanto commosso sia la carica d’amore che rimane in quelle persone nonostante la povertà, sia il vedere tanti bambini sorridere gioiosamente. Abbiamo capito che quello che per noi è poco o niente per loro è tutto. Dovremmo imparare a distinguere meglio il valore delle cose che noi abbiamo e che diamo per scontate…

Parole sagge e mature, parole che, se elaborate e trasformate in pensieri e azioni d’amore e di solidarietà, sono il segno di una crescita e l’apertura di una mano tesa a far da ponte con il mondo che ci circonda.

Ci conforta perciò che stiano prendendo piede iniziative come quelle di Por poor people, che ci siano persone come Marco Battaglini che tengono viva la fiammella della fraternità, che questi incontri mettano su, sia pur faticosamente e mattone dopo mattone, dei ponti di umanità e solidarietà in controtendenza con le diffidenze e gli egoismi che troppe volte ci portano a vedere queste popolazioni svantaggiate come dei pericoli per la nostra “pace” e il nostro più o meno reale benessere. Come se nella nostra storia non fossimo mai stati svantaggiati o migranti…

E allora, se possibile, diamo il nostro sostegno; se non siamo impegnati con altri, diamo il nostro cinque per mille; se abbiamo tempo, doniamo i nostri minuti. E i benefici, per gli altri e per noi stessi, non saranno certo “minuti”…

“Cavesi nel Mondo”, brilla la stella di Maria Giovanna Dainotti

Emozionante cerimonia di conferimento al Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni (Sa) del XVII Premio “Cavesi nel Mondo”, vinto dalla Dott.ssa Maria Giovanna Dainotti.


maria-giovanna-dainotti-cavesinelmondo-2018-cava-de-tirreni-dicembre-2018-vivimedia

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Una stella cavese nel firmamento mondiale dell’astrofisica: è la Dott.ssa Maria Giovanna Dainotti, vincitrice della XVII edizione del Premio “Cavesi nel Mondo”. Il prestigioso riconoscimento è stato conferito sabato 15 dicembre 2018 al Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni (Sa).

Letteralmente gremita l’Aula Consiliare per l’atteso atto finale dell’iniziativa organizzata dal Rotary Club Cava de’ Tirreni e volta a premiare quei cittadini cavesi che con le loro opere ed attività abbiano reso lustro alla città natale a livello nazionale ed internazionale e/o abbiano agito nell’interesse della comunità locale.

maria-giovanna-dainotti-cavesinelmondo-2018-cava-de-tirreni-salone-dicembre-2018-vivimediaA rendere omaggio all’astrofisica cavese autorità civili ed ecclesiastiche, giornalisti, amici e tanti cittadini “comuni”. Presente anche l’intera Commissione di assegnazione del Premio, composta dal Dott. Vincenzo Servalli, Sindaco di Cava de’ Tirreni, dal Dott. Vincenzo Troia, Presidente del Rotary Club Cava de’ Tirreni, da S.E. Mons. Orazio Soricelli, Arcivescovo di Amalfi-Cava de’ Tirreni, e da Dom Michele Petruzzelli, Abate Ordinario dell’Abbazia della SS. Trinità di Cava de’ Tirreni. In sala pure il Dott. Giovanni Pagano in rappresentanza dell’Arch. Angela Pace, Commissario dell’Azienda di Soggiorno e Turismo metelliana.

Impossibilitata ad intervenire personalmente per improvvisi ed improcrastinabili impegni lavorativi, la Dott.ssa Maria Giovanna Dainotti, attualmente residente a Stanford in California (USA), ha avuto comunque modo di respirare nuovamente l’“aria di casa” in virtù di un collegamento live su Skype, che le ha consentito di “incassare” l’ammirazione, il calore e l’affetto mostrati dai presenti in rappresentanza di tutta la comunità cavese.

A ritirare il premio è stato il padre della vincitrice, il Prof. Fabio Dainotti, che ha ricevuto dalle mani del Sindaco Servalli e del Presidente Troia una pergamena incorniciata contenente le motivazioni del conferimento ed un distintivo in oro a rilievo rappresentante un pistone, altro simbolo dell’identità cittadina.

Questa la motivazione dell’unanime decisione della Commissione di assegnazione: «Astrofisica di fama mondiale, si è imposta all’attenzione internazionale per i suoi studi sui lampi di raggi gamma. I gamma ray burst, così come vengono chiamati, potrebbero servirci per ricostruire la storia e l’evoluzione dell’Universo. Questo è l’obiettivo del gruppo di lavoro della ricercatrice. Rappresenta l’esempio del talento italiano che dà lustro internazionale al nostro Paese. Le sue radici cavesi ci rendono orgogliosi».

Assistant Professor presso l’Università Jagellonica di Cracovia in Polonia, Ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, dal 2015 operativa presso la Stanford University, la Dott.ssa Maria Giovanna Dainotti è salita alla ribalta internazionale grazie ai suoi studi ed alle sue scoperte sui lampi di raggi gamma, i cosiddetti GRB (Gamma Ray Bursts), che costituiscono i più potenti eventi ad alta energia noti e la cui ricerca approfondita potrebbe consentire di ricostruire la storia dell’espansione dell’universo. Obiettivo, quest’ultimo, perseguito con determinazione da un gruppo internazionale di ricercatori alla cui guida vi è proprio l’astrofisica cavese.

Il Premio L’Oreal Italia per le Donne e la Scienza, l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica per meriti scientifici, la Borsa Fulbright Scholar a Stanford University e la Fellowship Japan Society for the Promotion of Science, considerata la più prestigiosa tra le borse di studio asiatiche. Sono solo alcuni dei titoli conferiti alla Dainotti, che ora potrà, dunque, arricchire la sua “bacheca” con l’ambito riconoscimento tributatole dalla sua città natale.

«Abbiamo impiegato davvero poco tempo per decidere il vincitore di quest’edizione 2018. Leggendo il curriculum, infatti, non abbiamo avuto alcun dubbio sul nominativo da scegliere - ha dichiarato durante la cerimonia il Sindaco Vincenzo Servalli - La città di Cava de’ Tirreni è una stella e Maria Giovanna Dainotti la rappresenta più che degnamente a livello mondiale. A lei rivolgo i più sentiti complimenti da parte mia ed a nome di tutta la comunità locale».

Il nome di Maria Giovanna Dainotti si aggiunge così nell’Albo d’oro a quelli di Gino Palumbo, Mario Amabile, Rocco Moccia, Renato Di Mauro, Sabato Palazzo, Giuseppe Senatore, Luigi e Albino Carleo, Fernando Salsano, Bruno Apicella, Dom Faustino Avagliano, Giuseppe Murolo, Francesco Della Corte, Matteo Santin e Mario Avagliano, vincitori del Premio nelle edizioni dal 1982 al 2016.

La cerimonia di conferimento si è conclusa con il caloroso applauso dei presenti indirizzato idealmente alla vincitrice e concretamente ai suoi familiari in sala, tra cui la mamma Angela ed il marito Vincenzo. È stata la degna chiusura di una mattinata trascorsa all’insegna dell’orgoglio cavese e dell’appartenenza cittadina. Appuntamento fin d’ora fissato al 2020 per la XVIII edizione del Premio “Cavesi nel Mondo”.

Natale 2018: “Cava in coro e gospel collection”

cava-in-coro-cava-de-tirreni-natale-2018-vivimedia

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Presentate stamattina, 13 dicembre, a Palazzo di Città, alla presenza del Sindaco Vincenzo Servalli, la presidente dell’Associazione Insieme per Caso, Gerarda Carratù, rappresentanti dei Cori, le Rassegne “Cava in Coro” e “Gospel Collection”, organizzate dall’ Associazione Culturale e Musicale “Insieme per Caso”, inserite nel cartellone degli eventi di fine anno dell’Amministrazione comunale.

Un ricco programma di appuntamenti che, come da tradizione, per il decimo anno, vedrà esibirsi nelle chiese cavesi e sotto il grande albero di Natale nel centro della città, i Cori gospel provenienti da tutta la regione.

cava-in-coro-2-cava-de-tirreni-natale-2018-vivimedia

Questi gli appuntamenti:

Lunedi 17 dicembre – Chiesa San Cesareo Martire – Cava de’ Tirreni

~ Light’s Gospel Choir – direttore Domenico Visconti – Eboli

~ Rita Ciccarelli & Flowin’ Gospel – direttore Rita Ciccarelli – Napoli

Martedi 18 dicembre – Chiesa Santa Maria Maggiore-loc. Corpo di Cava – Cava de’ Tirreni

~ Soul Shine Gospel – direttore Maria Nunzia Piscitelli – Riardo

~ Coro Sui Generis – direttori Gennaro Rivetti e Maria Rivetti- Pontecagnano

Mercoledi 19 dicembre – Chiesa Sant’Anna -Cava de’ Tirreni

~ Coro Gospel Eyael – direttore Enrica Di Martino- Pozzuoli

~ Friends For Gospel – direttore Gerardo Vitale-Salerno

Giovedi 20 dicembre – Chiesa San Michele Arcangelo-Cava de’ Tirreni

~ Coro The Overtones – direttore Abramo Silvestro -Cava de’ Tirreni

~ Coro Armonia-direttore Vicente Pepe- Salerno

Venerdi 21 dicembre – Chiesa San Lorenzo Martire – Cava de’ Tirreni

~ Coro The Overtones – direttore Abramo Silvestro – Cava de’ Tirreni

~ Coro Daltrocanto – direttore Patrizia Bruno- Salerno

La rassegna “Cava In Coro”, ha visto il suo esordio sabato 8 dicembre, nella chiesa di Santa Lucia con il Coro The Overtones – direttore Abramo Silvestro – ed il Coro Daltrocanto – direttore Patrizia Bruno. Questi i prossimi appuntamenti:

- giovedì 27 dicembre 2018 – ore 20.00 – Chiesa di Santa Maria del Rovo – Corale SetteOttavi – direttore Candido Del Pizzo – Minori;

- venerdì 28 dicembre 2018 – ore 20.00 – Concerto sotto l’Albero – piazza Vittorio Emanuele III – Coro The Overtones – direttore Abramo Silvestro – Cava de’ Tirreni ed il Coro Daltrocanto – direttore Patrizia Bruno- Salerno;

- mercoledì 2 gennaio 2019 – ore 20.00 – Chiesa del Santissimo Salvatore – Passiano – Coro Giovanile Campano – direttore Giuseppe Lazzazzera –Salerno;

- domenica 6 gennaio 2019 – ore 20.00 – Chiesa Sant’Alfonso in via Filangieri – Concerto dell’Epifania – Corale Polifonica Metelliana – direttore Pompilia Balzano – Cava de’ Tirreni.

“Costretti a fare Miseria e Nobiltà”: la stagione del Piccolo Teatro al Borgo è iniziata con una brillante contaminazione da Scarpetta

CAVA DE’ TIRRENI (SA). C’è chi, con un brillante neologismo anglicheggiante e assonante con renaissance-rinascita, l’ha chiamata greynaissance, cioé rinascita del grigio, dell’età in grigio, quindi della terza età. A dire la verità, il termine si adatta oggi di più alle donne, che ad un certo punto, per circostanze ora liete ora difficili della loro vita, si trovano a vivere non per qualcuno o per qualcosa, ma per dimostrare se stesse ed essere se stesse. Gli uomini, soprattutto in passato, erano da sempre abituati ad essere in prima fila fin dai tempi infantili delle “coccole da figlio maschio”.

Oggi il termine assume un valore più ampio, magari riferito alla pensione oppure a quell’età in cui si può essere più facilmente liberi di liberarsi o di “togliersi gli sfizi”.

Mimmo Venditti appartiene in parte a questa categoria. Non è cambiata certo la sua identità: in scena da sempre, sul palco e a volte non solo sul palco. Eppure tante volte bisognava e bisogna anche scendere a piccoli e grandi compromessi col pubblico, che per lui è sempre stato un interlocutore privilegiato. Segnali di piccole trasgressioni ogni tanto ne ha lanciati, comunque: la contaminazione de Il medico dei pazzi, la commedia non tradizionale di Santanelli, la cornicetta socialeggiante del Viviani di Fatto di cronaca

Negli ultimi tempi però si è tolto qualche sfizio in più. Prima la formazione della strana coppia in cartellone con i ragazzi di Arcoscenico (della serie “voialtri volete procedere svincoli e sparpagliati? E io non ci sto!”) e adesso, nell’ambito della Rassegna teatrale 2018-19 del Piccolo Teatro al Borgo di Cava de’ Tirreni da lui diretto, la “vendittizzazione” di un superclassico come Miseria e nobiltà, commedia scarpettiana scolpita nell’immaginario popolare soprattutto nella resa cinematografica del grande Totò, più che in quella teatrale di Scarpetta o dello “scarpettiano” Eduardo.

Il titolo, Costretti a fare Miseria e nobiltà, già induce il pensiero alla contaminazione, con la curiosità di capire il perché della costrizione. E c’è subito un doppio d’ambiguità. “Costretti” nella vita reale, perché è stato espressamente richiesto alla compagnia del Piccolo Teatro al Borgo di rifare l’esperimento, a suo tempo di grande successo, de “La vera storia del medico dei pazzi”, con un prologo esterno che introduceva il famoso testo scarpettiano, comunque rispettato nella sua sostanza. “Costretti” nella finzione teatrale, perché la compagnia protagonista dello spettacolo, per poter recitare e di conseguenza mangiare, deve subire la prepotenza di un assessore interessato a far dare una parte alla bella Gemma, sua “raccomandata” diletta, o di letto che dir si voglia.

E qui il doppio esplode, soprattutto nel primo atto, diretto e condotto con un ritmo galoppante, da apllausi. La vita reale del gruppo recitante si mescola con la finzione delle prove e della miseria che deve emergere. Mimmo Venditti si è veramente divertito a rimescolare le carte, facendo e non facendo “Miseria e nobiltà”, in un gioco di intrecci nella sceneggiatura che è una vera goduria per teatrofili. Ad esempio, le battute sulla fame sofferta dai protagonisti del teatro vengono trasferite al gruppo recitante, che la fame la soffre veramente, al punto da non avere neppure la possibilità di procurarsi gli spaghetti veri per la famosa scena del finale del primo atto. E così anche la vendita del paltò, con la serie dei famosi “desisti”, che diventa un duetto per i big Mimmo Venditti e Matteo Lambiase nel loro ruolo di guitti (la classe non è acqua…) e non in quello degli sgarrupati disoccupati del testo. E il tormentone “bellezza mia…” del marchesino Eugenio (l’attor giovane Marco Coglianese) si trasforma nell’intercalare del vero spasimante della ragazza che interpreta Pupella (Titta Trezza), ricco ma impossibilitato a usare le sue ricchezze. E che dire della litigiosissima accoppiata delle due donne, moglie e concubina, che viene trasferita, con molte delle battute del testo, alle due attrici, anche loro moglie e concubina, e che determina momenti trascinanti di rabbiosa comicità, grazie anche alle spumeggianti ondate di energia generate dalle due attrici vere (Ida Damiani e Daniela Picozzi). Sarebbe lungo citare tutte le corrispondenze, ma come dimenticare l’invenzione dell’assessore (un Raffaele Santoro convincentemente marpione) e del prologo, che Venditti si è sentito quasi “costretto” ad inserire. Nel prologo, infatti, svolto quasi in penombra, come segno di distacco rispetto al resto, il colloquio tra l’assessore e il custode del teatro (un disinvolto Roberto Palazzo, a suo agio anche come il cuoco arricchito papà di Gemma) svela la miseria della situazione e la mancanza di nobiltà con cui si gestiscono beni pubblici di interesse culturale. Lì, con il garbo del teatrante ma con il cruccio del cittadino, Venditti si toglie sassolini, pietruzze e vetrini dalle scarpe denunciando la mancanza di un teatro vero in città e le difficoltà che una compagnia di qualità incontra per essere profeta in patria, soprattutto quando è riuscita tante volte a “profetizzare” fuori città ed anche fuori regione ed anche fuori nazione. Non solo si è divertito, ma si è anche sfogato… ah, Venditti, tremendo Venditti!…

Tornando alla logica del doppio, quasi tutto il secondo atto della commedia è poi dedicato alla recita che nella commedia reale i guitti devono fare per fingere di essere i nobili parenti del marchesino. Qui, nonostante qualche ricercato richiamo alla situazione reale della compagnia, vengono di più seguiti, al di là dei tagli, il testo e lo spirito del copione scarpettiano. Ma lo spettacolo procede comunque gradevole, grazie al convincente affiatamento della squadra in scena.

E si arriva al finale tradizionale con la piena disponibilità del rispettabile pubblico a donare il suo consenso e i suoi applausi… ed a partecipare con l’ascolto e con le parole all’incontro doposcena che Venditti non manca mai di organizzare e che costituisce un arricchimento ed a volte anche uno spettacolo a sé.

I saluti sono pieni di di promozione e di promesse. Viene chiamato sul palco Luigi Sinacori, il capocomico e sceneggiatore di Arcoscenico, con cui il PTB ha creato una coppia di fatto, e viene preannunciato per il mese di gennaio il ritorno di Hope, la pièce più matura di Sinacori. Infine, in periodo di Avvento, viene creata l’attesa per il tradizionale avvento dell’eduardiano Natale in casa Cuopiello, che Venditti ha realizzato in chiave filologica, fermandosi, come nella prima stesura dell’opera, ai primi due atti: quindi, da “Lucarié, scitate!” a “Tu scendi dalle stelle, Concetta mia…” Non vedremo morire il buon Luca Cupiello né sentire Tommasino finalmente ammettere che ‘o presebbio gli piace, ma la torta è gustosa anche senza la ciliegina finale…

Casa Cupiello in due atti, lanciata anni fa, era una sfida rischiosa, ma il buon Mimmo è riuscito a vincerla, con un bel ghigno di soddisfazione. Ah, Venditti, tremendo Venditti …

Agenda 2019: un’agenda tutta da leggere

Curata da Ganriella Pastorino, sarà presentata l’11 dicembre a Palazzo di Città


agenda-2019-cava-de-tirreni-dicembre-2018-vivimedia

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Martedì’ 11 dicembre, alle ore 18, nella Sala Consiliare di Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni in Piazza Abbro, sarà presentata l’Agenda 2019, edita dalla Casa Edirice NoiTré, curata da Gabriella Pastorino e patrocinata dall’Associazione Giornalisti di Cava e Costa d’Amalfi “L. Barone”. Dopo i saluti del Sindaco di Cava de’ Tirreni Vincenzo Servalli e del Presidente dell’Associazione “L.Barone” Emiliano Amato, e l’introduzione del conduttore l’opera sarà introdotta dal conduttore dalla curatrice Franco Bruno Vitolo e poi presentata dalla curatrice del volume, Gabriella Pastorino, con le voci recitanti di Margherita Amato e Pasquale Di Domenico

L’Agenda, giunta ormai alla dodicesima edizione, ha una sua assoluta originalità. Infatti, è una vetrina per poeti, scrittori e creativi del nostro territorio e nello stesso tempo apre continuamente finestre sulla Letteratura e sull’Arte di ogni tempo e luogo e su tematiche dal sapore universale, come la Pace, la Giustizia sociale, il rapporto con se stessi e col mondo, i sentimenti di varia natura che si agitano nel nostro cuore, a cominciare dall’Amore, inteso come affetto, attrazione e pulsione di fraternità.

Non a caso l’autore che fa da filo rosso a questa edizione è il grande poeta latino Ovidio, colui che ne L’arte di amare ha donato un manuale spiritoso ed anche utile e nelle Metamorfosi ha raccolto in versi coinvolgenti e avvolgenti i principali miti dell’antichità, quelli legati ad una trasformazione iniziale e finale. E, significativamente, l’apertura di gennaio è consacrata ai celebri versi di Talil Sorek, “Ho dipinto la Pace”, al mito di Apollo e Dafne esaltato da D’Annunzio come un grande soggetto cinematografico, alla presentazione delle Metamorfosi come “insieme del raccontabile tramandato”,al la grande storia di Amore e dolore di Orfeo e Euridice evocata dal poeta Dino Borcas… e il 31 dicembre si chiude con il famoso monito di Wilde: Lo spreco della vita è nell’amore che non si è saputo dare e nel potere che non si è saputo utilizzare.

Insomma, un’Agenda da sfogliare ed appuntare come si conviene, ma anche e soprattutto una compagna da tenere sul comodino: un’Agenda tutta da leggere.

Cava de’ Tirreni … é Natale

brochure-pagina-iniziale-programma-natale-2018-vivimedia
CAVA DE’ TIRRENI (SA). Musica, arte, cultura, shopping, solidarietà, questo il Natale nella Città della Pergamena Bianca. A presentare il programma e l’elegante brochure degli eventi e la Notte Bianca 2019, sono stati, stamattina, il Sindaco Vincenzo Servalli e gli Assessori Barbara Mauro e Giovanna Minieri. #ognigiornounevento caratterizza le festività natalizie.

“Come sempre – afferma il Sindaco Servalli – puntiamo ad affermare lo Spirito Natalizio in ogni  iniziativa, con una ambientazione sobria, elegante ma allo stesso tempo accattivante, come l’albero più grande della regione. Il nostro bellissimo centro storico con l’illuminazione dei portici. Un percorso affascinante, straordinario, lungo il quale ammirare le grandi mostre d’arte, i presepi tra i più belli d’Italia, e poi la tradizionale Notte Bianca del 5 e 6 gennaio con tanti eventi per grandi e piccini, con la musica di Gragnaniello e gli Stadio”.

Un programma di eventi finanziato anche con i fondi Poc e con il contributo della Camera di Commercio di Salerno, della Confesercenti e  della Metellia Servizi e che vede l’ impegno di tutti gli Assessorati.

“Abbiamo cercato di coinvolgere tutti – afferma l’Assessore Barbara Mauro – e tante Associazioni, Parrocchie, hanno dato il proprio contributo. Tra le tante iniziative anche quella che coinvolge i commercianti e i nostri artisti della ceramica che esporranno le proprie opere nelle vetrine in un affascinante percorso museale”.

Il Natale di Cava de’Tirreni sarà anche solidale. “Quest’anno – afferma l’Assessore Giovanna Minieri – lanciamo anche l’iniziativa REGALO SOSPESO. Nei negozi che hanno aderito si possono acquistare regali da donare ai bambini. Attraverso la Caritas diocesana provvederemo nel giorno della Befana a donarli ai meno fortunati.
E alla Caritas saranno devolute le donazioni raccolte durante gli eventi del aperitivi lungo il corso organizzati dalla Confesercenti”.

Spade, rock e amore, il primo romanzo di Stefania Siani: un secolare fantasexy d’azione carico d’amore. Sarà presentato il 6 dicembre a Palazzo di Città

stefania-siani-cava-de-tirreni-dicembre-2018-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Giovedì 6 dicembre 14 settembre, alle 18,30, nella Sala del Consiglio del Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni, in Piazza Roma, sarà presentato il romanzo Spade, rock e amore, (Gaia Edizioni), di Stefania Siani, alla sua opera prima in prosa e finora conosciuta come emergente e pluripremiata poetessa, oltre che appassionata esecutrice di rock moderno. Dopo i saluti e gli interventi del Sindaco di Cava de’ Tirreni, Vincenzo Servalli, del Presidente dell’Associazione Giornalisti di Cava de’ Tirreni e Costa d’Amalfi “L. Barone” Emiliano Amato, di Francesco D’Amato, editore del libro, il conduttore Franco Bruno Vitolo, che è anche editor e prefatore del romanzo, presenterà l’opera e converserà con l’autrice. L’accompagnamento musicale sarà affidato al Gruppo Rock Acustic, formato dalla stessa Stefania Siani, cantante e batterista, da Gennaro D’Aniello, chitarrista, Gaetano Carpentieri, bassista.

In tema con le tematiche del romanzo, il Gruppo Folkloristico I cavalieri del giglio eseguirà delle movenze in costume medievale. 

Il romanzo si può definire un Fantasexy secolare d’azione carico d’amore.

Infatti, presupponendo un immaginario, ma non impossibile, DNA della memoria che attraversa le generazioni, esso racconta delle storie parallele e convergenti, le une ambientate nella suggestione dei castelli delle Fiandre, le altre, di epoca contemporanea, ambientate nelle stesse Fiandre, in Italia, soprattutto Sicilia, in Irlanda, negli Stati Uniti, con un prologo addirittura in Russia.

Le prime hanno come protagonisti dame e cavalieri medievali, le seconde degli affermati cantanti e musicisti rock, insieme con delle ragazze creative di alto livello nella pittura e nella musica. Tra i protagonisti e quelli di oggi esiste, come già detto, un filo di discendenza generazionale che condiziona quasi tutte le vicende.

Queste si svolgono tra intrighi, misteri, inganni, scontri e soprattutto tanti incontri d’amore, in cui l’attrazione fisica, descritta a tinte caldissime, si sposa costantemente con l’affetto e il sentimento.

Il romanzo si snoda a ritmo serrato con una scrittura scorrevole e coinvolgente e alla fine vola ben oltre l’azione pura. Infatti evidenzia dei modelli di comportamento universalmente “cavallereschi”, che propongono una seria riflessione sul nostro vissuto quotidiano, soprattutto nel campo delle relazioni amicali, fondate sulla lealtà e sulla reciproca fiducia, dell’emancipazione femminile, esaltata attraverso i personaggi principali, e dell’amore, in cui la passione anche nelle sue forme più alte e stordenti non va mai disgiunta dal rispetto assoluto della persona. Così il piacere e l’amore diventano una cosa sola… e il piacere diventa veramente piacevole.

spade-rock-amore-stefania-siani-cava-de-tirreni-dicembre-2018-vivimedia

“In nome del figlio”, secondo spettacolo dell’Autunno teatrale di Arte Tempra

Un’epopea della maternità in nome della donna.


Ombre danzanti di mani, di braccia, di corpi lentamente si stringono al centro, accompagnate da una musica avvolgente e dolcemente intensa, fino a creare un unico corpo, come di un albero ricco di rami e di frutti. Quelle ombre idealmente prenderanno corpo e anima per diventare madri inquiete, madri gioiose, madri disperate, madri egoiste, mogli amate e amanti, figlie amanti ma forse poco amate, donne in lotta col mondo. Comunque, donne. Donne che raccontano se stesse e raccontano la donna.

E sono state due ore di spettacolare emozione quelle offerte dalla magnifica squadra di attrici del Gruppo teatrale “Arte Tempra”, nella seconda pièce della Rassegna 2017-2018, “In nome del figlio”.

Giuliana Carbone, Brunella Piucci, Luciana Polacco, Manuela Pannullo, Lella Zarrella, Martina Cicco, Antonietta Calvanese, Maria Carla Ciacio, Carolina Avagliano, Danila Budetta, dirette a mano ferma da Clara Santacroce con il suo comunicativo espressionismo e con le sue classiche distoniche armonie, grazie anche alla bellissima atmosfera scenografica creata da Renata Fusco, ci hanno regalato uno degli spettacoli di maggiore respiro e coinvolgimento emozionale della pur ricca storia ventennale dell’Arte Tempra. Tanti frammenti d’autore e d’autrice (da Oriana Fallaci a Erri De luca, da Gibran a Franca Rame, dalla Jodi Picoult a Jacopone…) per creare un’epopea “universale” della maternità, forma e figura di un’epopea della donna in quanto tale.

Le interpreti, prima che con le parole, hanno comunicato e parlato col corpo, con gli sguardi, con le increspature della voce, con i movimenti e le espressioni corali, il che ha colorato e chiarito la forza dei contenuti, tutti ad alto tasso di intensità.

Il cammino prefigurato dalla tessitrice Clara ha un profondo respiro culturale ed umano.

Dopo la formazione del già citato “albero della donna”, il primo frutto è l’accettazione in chiaroscuro della maternità dalla Lettera ad un bambino mai nato della Fallaci: quel bambino che alla madre (una Lella Zarrella convincente nella sua inquietudine) appare come una goccia di vita scappata dal nulla , generando una paura che bagna il volto e i pensieri… eppure quella goccia diverrà mare dolente nel suo cuore. La stessa maternità poi viene accettata e vissuta con gioia, ma la madre è pur sempre e solo una “signorina”, per cui la sua felicità va in contrasto con le ciniche reazioni dei maschi che la circondano e la invitano all’aborto: in questa nuova veste la protagonista” cambia volto, assumendo quello di Manuela Pannullo, incisiva e ironica nel raccontare questo scontro tra ottusità emotiva ed emozione del cuore.

Da qui si creano due fili rossi lunghi tutto lo spettacolo, all’interno dei quali si intrecciano altre storie significative. Il principale è il filo della maternità di Miriam, rimasta incinta come per una folata di vento, fuori dal matrimonio e non del suo promesso Joseph, e come tale passibile di punizione per adulterio. Ma Joseph, per amore, l’accoglie, la protegge, la sposa e la porta lontano a partorire l’amato bambino, che, se per la madre basta che esista, anche se avrà una vita anonima, vita anonima invece non avrà, perché quel bambino è Joshua- Gesù, il cui corpo martoriato sulla croce proprio Miriam-Maria dovrà abbracciare, con strazianti grida di dolore. E dalla giovane gravidanza di Giuliana Carbone-Maria, dotata però della grazia-forza di saper affrontare il mondo, al tragico lamento di Brunella Piucci-Maria sotto la croce, grazie alle parole poetiche di De Luca e Jacopone ed alla consolidata bravura delle interpreti, con annesso physique du rôle, il filo si dipana a frammenti sempre più incalzanti, coinvolgenti, emozionati ed emozionanti. Fino allo svangante finale, con le mani disperate di Maria tese verse in controluce verso l’alto, mentre sullo schermo affiora la moderna pietà di una madre migrante sulla spiaggia tesa verso il corpo del figlioletto appena spirato.

L’altro filo rosso è una proposta veramente intrigante, ispirata al romanzo dell’inglese Jodi Picoult “La custode di mia sorella”, da cui fu tratto anche un famoso film di John Cassavetes. La vicenda è incentrata sulla figura di Anna Fitgerald, programmata “geneticamente” per poter creare una fucina di “pezzi di ricambio” per la sorella Kate, gravemente malata di leucemia e bisognosa di continue operazioni. Il monologo, elaborato dalla sedicenne Martina Cicco con una maturità ed una misura ben superiori agli slanci dei suoi sedici anni, arriva al suo acme quando ad Anna viene chiesto dalla madre di offrire un rene e lei non solo si rifiuta, ma denuncia la famiglia.

E qui, anche attraverso un drammatico incontro-abbraccio-scontro- con la madre (la cui ambivalenza di affetto e prevaricazione ben traspare dalla recitazione di Antonietta Calvanese), viene a galla l’umanità del testo, che permette di vedere il mondo da più angolazioni, da cui si capisce che esistono gesti buoni e cattiverie, ma non persone in assoluto buone e cattive, perché ognuno ha le sue caverne rispettabili e umanamente comprensibili, in cui soffiano venti in tutte le direzioni. Proprio per questo, il romanzo originario ci propone la vicenda proprio da tutte le angolazioni (Anna, Kate, La madre) e, in un efficacissimo colpo di scena, ci fa capire che la custode vera non è Anna, ma proprio la malata Kate, che cerca di proteggere Anna al punto da suggerire lei la denuncia. Poi, alla fine, sempre nel romanzo, proprio Anna morirà in un incidente e il suo rene servirà a salvare la sorella…

Come stimolo e come intensità, non sono state da meno le storie intermedie.

Il suadente e giusto invito di Kalil Gibran, Il profeta, a tutti i genitori di lasciare liberi i propri figli, perché “sono solo archi che lanciano le freccei nostri figli non sono i nostri figli ma figli della vita”…

E la mamma migrante che nella sua disperazione di naufraga, efficacemente resa da Danila Budetta, cerca di rassicurare il figlio Farid con la favola del bambino che diventa grande, ma non potrà evitare il risucchio nel cuore nero del mare, per una morte che evoca la terribile immagine-icona di quel bambino migrante morto sulla battigia,

… E la giovane ragazzina dell’Est europeo (dolce e dolente nella bella interpretazione di Carolina Avagliano) che diventa madre per effetto della violenza reiterata di un uomo, ma conserva un disperato amore per il bambino e con lui compie il gesto estremo “di pesciolino nel mare”, ribellandosi alle pressioni della società e di chi la giudica semplicemente una puttana considerandola “inidonea” alla maternità.

E poi, lo straordinario monologo autobiografico di Franca Rame, vittima di uno stupro disgustosamente violento e “politico”, in cui Luciana Polacco, in posizione supina e inarcata, con i muscoli tesi fino allo spasimo, è riuscita a liberare dai precordi del cuore tutto l’orrore di “quella storia” e degli stupri e delle violenze di sempre contro le donne…

Alla fine, davanti al dolore ed alle braccia alzate di Maria, il cerchio del cammino si chiude, con la riformazione dell’albero della donna, della maternità, della vita. Della vita. Ma proprio in nome della sacralità della vita stessa, il cerchio non si può chiudere. Donna è amore di andare avanti…

Per tutto questo, il saluto finale è stato fatto con il volto serio, fissato in una maschera di pensoso dolore. Nessun sorriso, nessuna parola aggiuntiva. Solo l’invito silenzioso di portarsi a casa tutte quelle storie e di guardarsi dentro e intorno, per un empatico “sentire” dalla parte della donna… e magari diventare goccia di un mare futuro in cui le cui acque siano fatte di rispetto e di amore. “In nome dei figli”, ma anche del nostro essere umano… e cercando una buona volta di essere umani …

Pellezzanesi Illustri, al via la prima edizione

teatro-comunale-coperchia-salerno-vivimediaPELLEZZANO (SA). Si terrà sabato 1 dicembre presso il Teatro Comunale in via Eroi di Nassirya a Coperchia di Pellezzano la prima edizione de “Pellezzanesi Illustri”. L’evento si terrà alla presenza del sindaco della cittadina dottor Francesco Morra. Saranno insigniti dal prestigioso riconoscimento il cavalier Pietro Aulisio, il prof.dott. Nicola Russo ed il magistrato dottor Angelo Frattini. Interverranno l’onorevole Angelo Tofalo, sottosegretario di Stato, la dottoressa Renata Sessa, giudice consigliere di Cassazione ed il dottor Giovanni D’Angelo, presidente dell’Ordine dei Medici di Salerno.

Alla base del conferimento dell’onoreficenza al cavalier Pietro Aulisio c’è stata la sua abnegazione nel lavoro, il suo spirito di sacrificio verso la comunità pellezzanese in qualità di fondatore dell’Avis di Pellezzano, sollecitando il senso di solidarietà in particolare tra i giovani abitanti del comune.

Nicola Russo è invece un cittadino pellezzanese degno di essere ricordato per il suo impegno ed i suoi meriti nel settore medico: dopo gli studi portati avanti brillantemente e nei tempi richiesti dall’ordinamento all’Università di Napoli ed un lungo percorso di formazione professionale presso l’Istituto Romano di Malattie Infettive, ha guidato per oltre 15 anni il reparto di Infettivologia del “Ruggi”. Un medico con la M maiuscola, un grande esempio, un maestro di vita per le nuove generazioni.

Angelo Frattini, magistrato, è il terzo cittadino pellezzanese a potersi fregiare del titolo di “illustre”. Il suo impegno a tutela dei minori è noto a tutti: dal maggio 2010 a tutt’oggi è infatti sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni salernitano.

Al museo di Nola asta di solidarietà per la terremotata Accumoli

asta-nola-per-accumoli-salerno-novembre-2018-vivimediaSALERNO. A coronamento della mostra “Archeosolidale”, organizzata presso il Museo Archeologico di Nola fino al 25 novembre 2018 dal MARIC (Movimento Artistico per il Recupero delle Identità Culturali), venerdì 30 novembre 2018 ci sarà presso lo stesso Museo un’asta di beneficenza, con analogo obiettivo di solidarietà. Il MARIC, associazione nata a Salerno ma con diramazioni in varie parti d’Italia, è infatti impegnatissimo nella corsa finale per raccogliere le ultime risorse necessarie alla donazione di una Casa della Cultura alla cittadina di Accumoli, in via di ricostruzione dopo la distruzione operata dal sisma del 24 agosto 2016 e dalle successive, pesantissime scosse.

Il traguardo è vicino oramai: è stata firmata la Convenzione finale con il Sindaco di Accumoli e si attende solo il la dalla Regione Lazio per cominciare ufficialmente i lavori per il nuovo edificio. Questo, è bene sottolinearlo, può diventare uno dei primissimi segni tangibili della ricostruzione, perché la raccolta per la Casa della Cultura è stata fatta su un Conto dedicato e quindi esterno e più gestibile e controllabile del grande calderone dei fondi a disposizione, troppo spesso imbrigliato da una burocrazia paralizzante.

Nel corso della serata, saranno messe all’asta circa cinquanta opere: pitture, sculture, fotografie, oggettistica, tutte creazioni messe a disposizione dai creativi del MARIC e che già sono visionabili nelle sale del Museo.

L’asta comincerà alle ore 18 e, dopo l’intervento di saluto del Presidente e Fondatore del MARIC Vincenzo Vavuso, sarà gestita da Franco Bruno Vitolo, addetto alle comunicazioni del Movimento.