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l’8 febbraio Presentazione del romanzo “Il Circolo degli illusi” di Rosa Montoro

il-circolo-degli-illusi-rosa-montoro-cava-de-tirreni-febbraio-2019-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). La nostra socia Rosa Montoro, venerdì 8 febbraio nella Sala Consiliare del Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni, alle ore 18,15, sarà presentato il romanzo “Il Circolo degli illusi” (Edizioni Oedipus), di Rosa Montoro, operatrice del Piano di zona, sarnese di origine, cavese di adozione. Dopo i saluti del Sindaco Vincenzo Servalli, della Presidente del Consiglio Comunale Lorena Iuliano e del Presidente dell’Associazione Giornalisti “L. Barone” Emiliano Amato, interverranno con brevi contributi Alberto Barone, Giuseppina Buongiorno, Flora Calvanese, Cettina Capuano, Ornella Casella, Paola La Valle, Patrizia Reso, Annalisa Speranza. Introdurrà e coordinerà Franco Bruno Vitolo. 

La vicenda del romanzo, raccontata con una scrittura chiara, incisiva, coinvolgente, è ambientata nella piana di Sarno durante il Fascismo, la Guerra e lo Sbarco. La storia di una famiglia diventa il microcosmo della grande storia e nello stesso tempo concentra in sé l’anima, i personaggi, la cultura di un territorio, in modo tale che l’elastico tra speranze, “illusioni” e delusioni, tra realismo e “magia”, tra prepotenza e senso di giustizia, tra spirito di violenza e venti d’amore, diventa un emozionante frammento della condizione umana.

Ricordando la serata per Nunzia

Riflessioni, moniti e proposte dopo la manifestazione del 23 gennaio.


A dieci giorni dalla triplice iniziativa cittadina (convegno unito a una performance teatrale di Geltrude Barba, fiaccolata, celebrazione eucaristica), per l’anniversario del tremendo femminicidio di cui è stata vittima Nunzia, uccisa dal marito con quarantasette coltellate, pubblichiamo volentieri un’appassionata nota ricevuta a caldo da Patrizia Reso. E, a freddo, raccogliamo e sosteniamo un’idea partita dalla famiglia di Nunzia: un Concorso in suo nome sul tema della violenza contro le donne.

Sarebbe un’iniziativa buona e giusta, perché nel ricordo Nunzia viva ancora… e magari nessuna donna muoia per orrori del genere e di genere, dettati anche e soprattutto da una cultura e da una mentalità fuorvianti che è necessario seppellire al più presto nelle botole del passato.(Franco Bruno Vitolo)


fiaccolata-per-nunzia-cava-de-tirreni-febbraio-2019-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). “Insieme per non dimenticare Nunzia”. Per chi non sa, bisogna esplicitare il concetto, anche se si intuisce che è rivolto ad una persona che non c’è più.

Sono tante le persone che vengono meno in gruppo familiare o amicale. È sufficiente guardare una foto del nostro passato, si realizza, e non senza dolore, quante persone care non sono più con noi.

Nunzia però è un’altra storia. Una storia di violenza che si è catapultata su una giovane donna, affacciatasi alla vita fiduciosa, credendo nelle emozioni che le aveva suscitato colui che considerava l’uomo della sua vita, il padre dei suoi figli.

Ha saputo ben rendere Geltrude Barba questa fantasmagoria di emozioni nella performance presentata al Comune, mercoledì sera.

Performance molto ben resa dall’attrice Cristina Vitale, sulle lievi note di Raffaele Esposito.

Una ragazza che, piena di entusiasmo, piena di speranze, si appresta a raggiungere l’altare per coronare il suo sogno d’amore. Nota una crepa nel muro, la stessa crepa incisa nel cuore della Madonna. Triste presagio di quel 22 gennaio che venne a recidere la sua vita.

Tutti, prima o poi, si muore, ma non tutti con 47 coltellate! E i familiari ricorderanno per sempre quel corpo, a loro caro, violato da morsi, pugni, coltellate …

Cosa può mai provocare una reazione così rabbiosa, così feroce in un uomo, che credi essere il tuo uomo?!

Resteranno sì sorrisi e aneddoti, lieti ricordi e momenti condivisi, negli animi e nelle menti di chi ti ha amato incondizionatamente, ma resteranno, e con prepotenza, anche le immagini di quel corpo violato, che non daranno tregua alla propria coscienza. Come ho fatto a non capire? Come ho potuto non accorgermi?

Non basteranno mai parole per lenire, per attenuare determinate sensazioni. Né la pace, tantomeno, la si raggiunge con la pena inflitta a chi versa questo sangue, a chi ti strappa alla vita. Tutto è palliativo e insufficiente a continuare a vivere con serenità.

Si inizia però ad allungare lo sguardo, ad ampliare l’angolazione, a conoscere realtà che, prima, consideravamo sì, ma lontane da noi, dalla nostra realtà.

“Non pensavo potesse accadere. Queste cose avvengono sempre lontano da noi” – così Monica, l’amica di Nunzia, che ha imparato a conoscerla dal momento del parto del loro primo figlio. Monica che ha ospitato Nunzia e il marito, e i bambini, per una cena tra amici. Monica che riceveva le sue telefonate.

Nessuno di noi poteva immaginare … Proprio perché troppo vicino per essere vero.

“Non permettere che il silenzio sia il tuo ultimo rifugio” è scritto a caratteri cubitali sul manifesto di Nunzia.

Spesso è proprio il silenzio complice di questi femminicidi (e non semplici omicidi, perché è una mano familiare che ti uccide), molte volte anche la nostra incapacità a percepire segnali, parole, sguardi.

Solo dopo si ha una visione diversa. Solo dopo inizi a collegare parole, episodi, immagini.

Il compianto maestro Manzi, negli anni Sessanta, ha inciso parole e pensieri nelle nostre menti: “Non è mai troppo tardi”. All’epoca era riferito all’alfabetizzazione di un popolo ancora arretrato, oggi lo possiamo riferire ad ogni cosa, come filosofia spicciola, ma anche come stimolo.

Non è mai troppo tardi comprendere quanto oggi hanno compreso, con lacerante dolore, i fratelli di Nunzia. “Bisogna educare al rispetto” innanzitutto, se vogliamo come comunità evitare altre scarpette rosse.

La comunità ha una grossa responsabilità, quella di non restare indifferente, ma di stringersi attorno ai familiari, solidale, comprensiva, operativa, proprio come ha fatto la comunità cavese, ancora una volta, a distanza di un anno, con un solo fine, che non accada più. (Patrizia Reso)

Un mercoledì bestiale con Fabio Concato al “De Filippis-Galdi”

Tante note di emozione e riflessione nell’incontro del cantante con gli studenti.


Dalla professoressa Rosanna Di Giaimo, docente del Liceo “De Filippis – Galdi” e membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Giornalisti “L. Barone”, riceviamo e volentieri pubblichiamo.

fabio-concato-liceo-de-filippis-cava-de-tirreni-febbraio-2019-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Un’atmosfera carica di curiosità e amarcord ha accolto, nell’Aula Magna del Liceo De Filippis Galdi di Cava de’ Tirreni, Fabio Concato, giunto nella città metelliana per due serate da sold out al pub Il Moro di Gaetano Lambiase, meta storica di grandi firme del panorama musicale e canoro contemporaneo. L’evento si inserisce nel più ampio progetto, elaborato dalla sezione musicale dell’Istituto, “Un incontro cambia la vita”, che vedrà, nei prossimi mesi, altre prestigiose presenze come Gegè Telesforo e Joe Barbieri. Già, perché “il confronto con i “grandi” può aiutare i giovani a rivolgersi alla buona musica – ha precisato la Dirigente scolastica professoressa Maria Alfano che, nel suo saluto iniziale, ha sollecitato gli allievi di tutti gli indirizzi del Liceo, accorsi numerosi all’appuntamento, a diffidare di tutta quella produzione di facile fruibilità che non trasmette passioni e valori”.

Accompagnato da Paolo e Glauco Di Sabatino, artisti con i quali ha avviato da tempo una feconda collaborazione, Fabio Concato ha risposto con puntualità e simpatia alle tante domande degli studenti.

Dal ruolo dell’arte nella società all’importanza dello studio per i ragazzi, dalla presenza di modelli comportamentali imperanti alla libertà delle proprie scelte. E poi curiosità sulla sua carriera, sul metodo di lavoro, sul suo rapporto con la Milano di Enzo Iannacci. Questi, alcuni passaggi della fitta conversazione durante la quale il cantautore si è raccontato agli alunni. “L’arte, in tutte le declinazioni, è determinante perché essa raggiunge il cervello passando prima per il cuore. Ascoltando i Led Zeppelin, Stevie Wonder e Chet Baker ho pianto. Arte è soprattutto emozione e se gli artisti guardano ai problemi sociali – è stato ricordato l’impegno del cantante per Telefono azzurro – e li riportano nelle proprie opere, sicuramente offrono qualcosa di prezioso all’umanità.”

Cantautore con deciso background jazzistico, Concato ha ricordato più volte la figura del padre Gigi, chitarrista e autore jazz, che lo ha avviato all’universo musicale. Non senza rammarico, ha rivelato di avere conosciuto poco i nonni paterni, cantanti lirici, che gli hanno lasciato, però, la preziosa eredità del talento. “La musica è dentro di noi e quando sentiamo la chiamata – ha spiegato – non dobbiamo mollare ma essere determinati e tenaci e dare espressione alla nostra inclinazione, nonostante sia difficile vivere di arte con il quotidiano che incalza.” Oggi, ancora di più per l’inquietante fenomeno della pirateria.

In merito ai punti di riferimento per chi voglia avviarsi alla canzone, pur ritenendo riduttivi i format televisivi dei talent show, ha dichiarato che, attualmente, “tante occasioni non esistono”.

L’iniziativa di questa mattina, che vede un grande artista in dialogo con i nostri ragazzi, – ha puntualizzato l’avvocato Lorena Iuliano, presidente del Consiglio comunale di Cava de’ Tirreni - va nella direzione già tracciata dall’amministrazione comunale – e la impreziosisce – che ha voluto in Città, e con i giovani, Roberto Vecchioni e Gaetano Curreri”.

Una mattinata intensa conclusasi con le note di Domenica bestiale, motivo che Fabio Concato avrà sicuramente incluso tra quelli che “non conoscono lo scorrere del tempo”.

Al Marte le leggi razziali e il Teatro Shoah: lo spettacolo della Cultura

E da febbraio comincia la mostra su Walt Disney.


CAVA DE’ TIRRENI (SA). Oltre tremila visitatori complessivi, di cui duemila studenti, spettacoli teatrali mattutini e serali di tre compagnie, tre dibattiti in tema (gestiti questi ultimi in collaborazione con la rivista Eastwest). Come nei momenti migliori, la Mediateca Marte si è confermata punto di riferimento fondamentale per la vita cittadina. E stavolta ha colto magnificamente nel segno, con l’iniziativa “L’esclusione del Diverso. Le leggi razziali a ottanta anni dopo”, che a partire da novembre e fino al 27 gennaio ha rappresentato una lunga e stimolante preparazione alla Giornata della Memoria.

Il cuore dell’evento è stato la mostra “A lezione di razzismo. Scuola e libri durante la persecuzione antisemita in Italia”, con tabelloni che partono dalla spiegazione di quella macchia nera che è stato il processo di esclusione degli Ebrei dalla vita sociale nazionale determinato dalle leggi razziali, anzi dalle leggi razziste del 1938. Poi, un viaggio originale, coinvolgente e per certi versi anche divertente tra i sussidiari, i quaderni, i fumetti, le iniziative sportive con cui si avviavano i ragazzi alla dimensione Balilla e al libro e moschetto fascista perfetto, le ragazze all’economia domestica, non disgiunta da quella sportiva, per essere in forma da piccole italiane e futuro supporto, come mogli e madri, ai maschi padroni.

Vi si scoprono chicche deliziose, a cominciare dalla figura di Balillino, inserita in un fumetto popolare come Topolino. Delizie oggi gradevoli da scoprire, ma non senza brividi squassanti: quei ragazzini in tal modo venivano allevati al culto della guerra, alla superiorità della razza bianca, alla bellezza del fucile, al dominio sulle faccette nere … E si preparavano gli stravolgenti disastri della Secondo Conflitto Mondiale. Disastri del resto implicitamente preannunciati anche in quella interessantissima parte della Mostra incentrata sul campo di concentramento di Campagna, dove rifulsero la figura di protezione del Vescovo Palatucci e la benemerita complicità, nel Nord Italia, del suo consanguineo Questore Giovanni Palatucci (complicità da lui pagata con la vita). In questo campo furono reclusi tanti ebrei, per fortuna trattati con umanità e addirittura integrati con la popolazione, prima che scoppiasse poi il dramma della deportazione finale…

È stato perciò importante ricordare tali situazioni a quei cittadini adulti di oggi che alimentano più o meno consapevolmente scintille pericolose di razzismo nel rifiuto “umano” , nei “buuh” alle pelli nere, nella diffidenza aggressiva rispetto a religioni diverse. È vitale riproporle alle nuove generazioni: nel ricordo fatto da noi e nel rifiuto di certi disvalori pericolosi devono imparare a conoscere, sapere, capire, aprire, accettare e, perché no?, anche amare.

Tutto questo messaggio crediamo sia stato trasmesso con successo nel corso dell’evento, non solo attraverso la mostra, ma anche in modo diretto attraverso le teatralizzazioni di vario genere, che hanno avuto impatto diretto, ed anche indiretto, nei resoconti fatti a casa.

Sono numerose le mamme e i padri che hanno raccolto l’entusiasmo dei figli e la loro voglia di raccontare le cose originali che avevano colpito la loro immaginazione. Ad esempio, per quelli che hanno visto la performance Un circo ad Auschwitz, prodotta dall’Associazione Fuori Tempo “Luca Barba” guidata da Geltrude Barba, come era possibile dimenticare lo statuario e fantasmatico mimo domatore con divisa militare da SS, che li accoglieva all’entrata (un bravissimo Pietro Paolo Parisi)? Sembrava finto, tanto era immobile, e poi, quando si decideva a muoversi, facile immaginare le vibrazioni di sorpresa e di ammirazione e perfino di timore, soprattutto dei più piccoli. Del resto, non capita molto spesso di essere accompagnati in scena da un domatore con la frusta, che porta gli spettatori nel “suo” circo, che era proprio il lager di Auschwitz, secondo la bella intuizione della regista e attrice Geltrude Barba, che ha rielaborato ad hoc frammenti e spunti di altri autori e testi classici e li ha sapientemente integrati con idee e parole originali. Filo conduttore è infatti la figura di un nonno che racconta alla nipote la sua storia di deportato con la sopportabilità donata da un pizzico di leggerezza. In questo circo ci sono clown molto, molto particolari, di cui uno schizza addirittura da una valigia: è Anna Frank, simbolo internazionale dell’orrore Shoah. È interpretata da una magnifica Maria Grazia Lambiase, che si è raccontata con forza comunicativa, intensità emotiva e misura recitativa, lasciando una grande onda nel cuore. Grazie ad una valigia greve di dolore e alla figura dolente ed espressiva di un attore giovane e maturo come Antonio Coppola, in scena c’era anche Primo Levi, il grande scrittore, anche lui deportato ma poi superstite, che con “Se questo è un uomo” e “La tregua” ha scritto pagine indimenticabili e tremende su quell’orrendo inferno in terra creato dall’uomo per l’uomo. E non poteva mancare Roberto Benigni, evocato attraverso la lettura di una scena de “La vita è bella”, il più bell’esempio di “gioco” applicato alla tragedia. E i leoni da domare e domati? I deportati, naturalmente: nella realtà, più che leoni ruggenti, povere pecorelle sgozzate e immolate…

Bella idea e bella realizzazione. Da ripetere l’anno prossimo!

Come è da ripetere anche l’offerta fatta dai giovani emergenti di Arcoscenico, che hanno proposto in tre quadri Jude, un lavoro originale scritto da Luigi Sinacori (leader del Gruppo) e Mariano Mastuccino. I due, insieme con Gianluca Pisapia, hanno formato un tris efficace e affiatato, appoggiato dagli altri attori di Arcoscenico, che qui hanno svolto soprattutto il ruolo di figuranti. I primi due quadri, poeticamente creativi, sono efficaci per le fantasiose “angolazioni bambine” e lo straniamento con cui viene rappresentata l’assurda persecuzione razziale. È uno straniamento colto in prima persona dal personaggio che raccontava gli eventi. L’ebreo Settimino (gradito omaggio alla “nostra” Settimia Spizzichino) non capisce che senso abbia distinguersi con quella strana stella gialla, tanto obbligatoria da comportare l’arresto e anche peggio per chi la omette dal vestiario… e per questo si stimola e stimola ribellione… e scoppia uno strano fiorire di stelle gialle… e poi… come in una favola…

Al ritmo trascinante dell’agrodolce Gam Gam, inno di tutti i bambini della Shoah, un ragazzino del ghetto vede rotto, con progressiva coscienza, tutto il “suo” gioco della vita, vede interrotti tutti i suoi giochi, a cominciare dalla campana, dall’acchiapparella, dal gioco a palla, dal buzzico rampichino. E a modo suo reagisce col gioco alla prospettiva della detenzione e giocando giocando riesce a scappare.

Forse sono ebrei in fuga anche i tre che nel terzo quadro vivono una trasognata situazione di incarceramento in una metaforico vagone ferroviario: un rifugio obbligato, una pausa di attesa oppure, come è più probabile, una ragnatela di disagio esistenziale e di stralunato amore per la vita rispetto ad una vita che proprio non li ama? Il terzo quadro era teatralmente il più valido, ma anche il più impegnativo: perciò giustamente ai più piccoli sono stati riservati solo i primi due quadri, con invito alla partecipazione ai giochi, deliziosamente accolto ed applaudito, ma anche forte stimolo a capire la deprivazione che subivano i loro coetanei per un’ingiusta e mortificante discriminazione.

Oltre alle performance delle due giovani compagnie (alle quali va aggiunto anche il suggestivo spettacolo Noi pupazzi, una vita sconvolta dal razzismo, scritto, diretto e recitato da Marco De Simone), come potevano i ragazzi e i visitatori non rimanere colpiti anche dalle letture effettuate durante la visita alla mostra da Peppe Basta? Egli ha sempre accompagnato e illuminato le iniziative del Marte negli ultimi anni ed è uno di quelli che con le variazioni tonali della voce e l’occupazione dello spazio scenico, in movimento ma anche da fermo, ti sa acchiappare pure se legge l’elenco telefonico; è uno di quelli a cui non viene mai da dire “basta”…

Al tirare delle somme, non resta che complimentarsi col Direttore artistico del Marte, Rosario Memoli e con la sua collaboratrice, Michela Giordano, che insieme con tutto uno staff qualificato ed efficiente hanno portato avanti un’iniziativa meritoria e di alto livello, di quelle che fanno crescere un’intera comunità e creano fondamentali sinergie con le istituzioni scolastiche e quelle cittadine.

Insomma, c’è proprio una bella Cultura sbarcata su(l) Marte… E ora, via al prossimo sbarco, previsto per febbraio con un evento dedicato ad una di quelle figure capaci di unire tutte le generazioni, dai novantenni ai neonati. Parliamo di Walt Disney… e, come direbbe Peppino De Filippo, abbiamo detto tutto …

E da febbraio comincia la mostra su Walt Disney

“Trappola per topi”, terza opera della Rassegna di Arte Tempra: un giallo “ricco” che intrappola gli spettatori

Il 19 e il 20 gennaio in scena “La Settima Arte”, con regia di Renata Fusco.


CAVA DE’ TIRRENI (SA). Dopo la pausa natalizia, torna in scena l’Autunno cavese del Gruppo Teatrale Arte Tempra, diretto da Clara Santacroce e Renata Fusco. Sabato 19 e domenica 20 gennaio, sarà in scena presso l’auditorium De Filippis dell’Istituto Vanvitelli-Della Corte, La settima arte – Il senso della vita tra cinema e teatro, con la regia di Renata Fusco. Il titolo promette tanto, il cast ancora di più, la direzione è una garanzia: ce la godremo, ne siamo certi.

Intanto ricordiamo ancora con il bel retrogusto che ci ha lasciato l’ultimo spettacolo del 2019, presentato il 16 e 17 dicembre. Una sfida coraggiosa nel nome di un mostro sacro della cultura anglosassone ed europea del Novecento.

In scena, infatti, Trappola per topi, di Agatha Christie, un classico del teatro europeo del ventesimo secolo. Oltre ad essere stata rappresentata in tutto il mondo, dal 1952, anno della prima, l’opera è ininterrottamente in cartellone al Teatro St. Martin’s di Londra. Un record assoluto. Ancora più apprezzabile se si pensa che, trattandosi di un giallo in cui non si conosce dall’inizio la soluzione “definitiva”, con tante messe in scena l’”assassino” diventa pur sempre noto ai più. Il segreto vero sta allora nella capacità dell’autrice di caratterizzare psicologicamente i personaggi, in modo da farne persone in toto, con le loro maschere e la loro complessità umana, il che richiede nell’esecuzione scenica anche delle vere e proprie prove d’attore, oltre che una regia adeguata per ritmo e profondità.

In Trappola per topi (opera teatrale che deriva da un romanzo breve del 1948, elaborato da un radiodramma scritto per la BBC e realizzato come omaggio per il compleanno della regina Mary), il punto di partenza non è tanto un delitto su cui si indaga quanto un delitto annunciato, riflesso di altri delitti già avvenuti. Infatti la storia è ambientata in un albergo isolato in ore buie e tempestose: qui arrivano progressivamente vari personaggi, tutti col loro carico di stranezze e poi alla fine un poliziotto, il Sergente Trotter, che avverte dell’imminenza di un delitto proprio in quell’albergo, conseguenza di un fatto criminoso avvenuto anni prima e di un ulteriore delitto avvenuto qualche ora prima. Questo evento pregresso è un eclatante fatto di cronaca realmente avvenuto nel 1945, quando morì per maltrattamenti uno di due fratelli adottati da una famiglia.

Come si vede, prima ancora che nel mondo del giallo, stiamo in quello della storia e della cronaca e prima ancora in quello del costume, se si pensa che la canzoncina chiave dei Tre topolini ciechi è una filastrocca popolarissima per gli inglesi, stile il nostro Fra Martino campanaro, e che il titolo Trappola per topi (Mousetrap) è lo stesso dell’opera teatrale realizzata dagli amici di Amleto nella celeberrima tragedia. Anzi, meglio ancora, stiamo nel mondo della letteratura pura, perché il dramma, che procede a ritmo serratissimo, è anche uno scavo a volte impietoso a volte affettuoso nell’animo umano.

Perciò la rappresentazione nella Rassegna dell’Arte Tempra era in qualche modo una sfida. E dobbiamo dire che è stata vinta alla grande, per una serie di motivi.

Innanzitutto, l’invenzione registica dell’introduzione e del prefinale gestiti in prima persona da una rediviva Agatha Christie in persona, impersonata con divertito e divertente aplomb inglese da quella simpatica e versatile animalaccia di scena che è Brunella Piucci. Come se non bastasse, la Piucci si è ritagliata in stile Christie anche il ruolo della terribile brontolona Miss Boyle, un carroarmato di acide e sgradevoli lamentele che sottintendono solitudine e sgradevolezza di se stessa e che è stato reso da lei con tanta forza di antipatia che, quando è stata ammazzata per motivi di sceneggiatura, l’evento ha fatto piacere per il personaggio ma è dispiaciuto per la scomparsa dell’attrice…

Se la Piucci-Christie-Boyle ha fatto da mattatrice bisogna dire che tutta la squadra ha collaborato con classe e disinvoltura, grazie anche alla regia agile e coinvolgente di Clara Santacroce ed alle adeguate scenografie “bucascena”.

Sono stati tutti convincenti sia individualmente che nell’affiatamento, nella caratterizzazione psicologica: Luciana Polacco, una giusta Miss Casewell, sensibile ma anche spigolosa, con atteggiamento ora da vittima ora da aggressore vittima; Gianmaria Salerno, il Sergente Trotter, il poliziotto di Scotland Yard che dietro l’incalzante forza investigativa nasconde a sorpresa un tremendo dramma umano e dondola tra il mondo degli indaganti e quello degli indagabili; Lello Conte, veterano dell’Arte Tempra, bravo ad essere inquietante e rassicurante nelle vesti del misterioso maggiore Metcalf; Carmine Squitiero, che rende del signor Paravicini la problematicità di un filosofico furbetto; Gerardo Senatore, che nel ruolo di Giles, il marito della padrona di casa, mostra i chiaroscuri di un’ambigua seriosità per fortuna poi “disambiguata”; Francesco Savino, che, soprattutto nella prima parte, illumina alla grande le nevrosi di Christopher, maestro di fantasia e di artistico orrore, ma in fuga da se stesso. Ultima, ma non certo la meno importante, anzi, Vivian Apicella, Mollie, la padrona dell’albergo e moglie di Gilles, che, nonostante la giovane età, riesce a rendere con padronanza, attraverso le significazioni dei gesti, la varietà delle intonazioni e la fluidità delle battute, le tante facce di un personaggio delicatamente umano ma anche troppo tormentato tra gli sballottamenti di una realtà a volte troppo grande per lei.

Insomma, una simpatica goduria … Ma la goduria è di casa per gli spettatori dell’Arte Tempra …

E’ Open Day al Liceo “De Filippis-Galdi”

Nella “due giorni”, sabato e domenica, performances attinenti a tutte le aree di indirizzo per presentare l’offerta formativa.


open-day-liceo-linguistico-de-filippis-galdi-2019-cava-de-tirreni-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). E’ un viaggio tra antichi rituali di accoglienza il percorso tracciato dagli allievi dell’indirizzo linguistico con samovar russi e tea room in perfetto “british style”, dolci tipici, canti e danze, dalla Salsa al Can can a rievocare suggestive atmosfere da Belle époque parigina. Ma ci sarà anche l’Inno alla gioia, su testo di Schiller, per un omaggio all’Europa. La lettura animata del Simposio di Platone e la rappresentazione di antiche narrazioni mitologiche, come la struggente vicenda d’amore di Orfeo ed Euridice o l’eroica impresa di Teseo contro il Minotauro, saranno alcune delle performances degli studenti dell’indirizzo classico.

Animazione didattica per insegnare ad emozionare, comunicazione ed illusioni percettive nelle sezioni di Scienze Umane mentre, nell’indirizzo Economico-sociale, gli alunni si cimenteranno in una simulazione di un mercato della Napoli boccaccesca del 300 con cambiavalute, usurai, mercanti e coniatori di monete, in una ricerca di mercato, e nella lettura della Costituzione italiana e della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Vi saranno “officine” di scrittura creativa e book trailer, letture ad alta voce e conversazioni in lingua straniera. Nei laboratori di Scienze si assisterà ad esperimenti di chimica e fisica e nelle palestre a coreografie di step e competizioni di pallavolo.

Attraverso lezioni-concertoed esibizioni solistiche e in formazioni di musica d’insieme, gli allievi del Liceo musicale illustreranno le molte discipline strumentali e le materie d’indirizzo e metteranno in luce doti artistiche e capacità di autocontrollo, che fanno parte integrante della preparazione di un musicista.

Ma ci sarà spazio anche per l’Alternanza Scuola-Lavoro con i progetti elaborati in convenzione con scuole di interpretariato e redazioni giornalistiche, con l’Ente provinciale per il Turismo e con il Club Alpino Italiano, con il Fondo Ambiente Italia e con le scuole dell’infanzia e primarie della Città.

Queste sono solo alcune delle attività che, nei giorni 19 e 20 gennaio, accoglieranno i ragazzi dell’ultimo anno delle scuole medie inferiori del territorio ed i loro genitori perché il Liceo cittadino sia conosciuto nell’offerta formativa per una consapevole scelta futura.

L’Istituto comprende due realtà scolastiche storiche del territorio, l’antico Istituto Magistrale “Federico De Filippis” e il Liceo Classico “Marco Galdi”. “Sono entusiasta di presiedere questa scuola complessa – dichiara la Dirigente scolastica, professoressa Maria Alfano – perché presenta cinque indirizzi e, quindi, cinque progettualità specifiche ma – precisa la Preside – con tante figure professionali e docenti qualificati, preparati dal punto di vista metodologico e didattico ed anche attenti ai risvolti psicologici e alle problematiche che caratterizzano l’età dei nostri alunni in questa particolare epoca, in questa società moderna e liquida”. Ed infatti, il Liceo De Filippis-Galdi contempla, nella sede di via Gaetano Filangieri, tre importanti indirizzi: Scienze umane, Scienze umane con opzione Economico sociale, e Linguistico.

Il Liceo delle Scienze umane annovera, fra le discipline di indirizzo, ambiti sicuramente affascinanti come la filosofia, la psicologia, la pedagogia, la sociologia e l’antropologia. Il percorso di studi offre una preparazione completa ed approfondita per intraprendere qualsiasi facoltà universitaria sia scientifica che umanistica. Il curricolo favorisce, inoltre, la costruzione degli strumenti necessari per operare sia dal punto di vista didattico e formativo, sia per i servizi alla persona. L’indirizzo economico-sociale, poi, rappresenta una variante moderna e particolarmente significativa al liceo delle scienze umane : il curriculum comprende lo studio sistematico di due lingue comunitarie ,  del diritto e dell’economia. È utile ricordare che tutte le professioni legate all’ambito economico, secondo l’ISTAT, sono richieste in modo particolare. Il liceo economico-sociale garantisce una base fruibile e particolarmente efficace per dirigersi verso lo studio delle scienze giuridiche, economiche e sociali, pur potendo affrontare qualsiasi percorso universitario  con successo.
Il
Liceo linguistico, poi, vanta una robusta preparazione per diventare protagonisti attivi e competenti nel mondo globalizzato e multiculturale in cui viviamo. La presenza del docente madrelingua, accanto all’insegnante curricolare, e i viaggi-studio , con permanenza in famiglie, consentono un apprendimento vivo delle lingue. La scuola garantisce il conseguimento di certificazioni in lingua straniera: Inglese, Francese, Tedesco e Spagnolo e in Russo, lingua studiata solo al Liceo De Filippis, nella provincia di Salerno. Discipline aggiuntive ed opzionali: cinese e arabo.

In via Rosario Senatore, invece, ha sede il Liceo “Marco Galdi”, con gli indirizzi Classico e Musicale.

Lo studio delle civiltà greca e latina permette agli alunni del Liceo classico di costruire un solido bagaglio culturale, sviluppando competenze logico-espressive di alto livello. Lo studio delle discipline scientifiche è potenziato con ore di lezioni aggiuntive e corsi di approfondimento opzionali. In convenzione con il Dipartimento di Farmacia dell’Ateneo di Salerno, sono organizzati, inoltre, corsi di potenziamento in logica, in biologia (già nel primo biennio) e in chimica finalizzati a favorire l’accesso alle facoltà scientifiche. A partire dall’anno 2015-16 l’Istituto collabora con il Dipartimento di Matematica dell’Università degli Studi di Perugia, per la formazione dei docenti e la realizzazione di “Matematica & Realtà”.

Il Liceo Musicale, infine, attivo da cinque anni, in convenzione con il Conservatorio “G. Martucci” di Salerno, accoglie, previa selezione, gli adolescenti che suonano uno o più strumenti o vogliono coltivare le loro attitudini artistiche. Per cinque giorni a settimana gli insegnamenti delle discipline di base del curriculo liceale si svolgono in mattinata; in orario pomeridiano è invece previsto lo studio delle materie specifiche di indirizzo ( esecuzione ed interpretazione, canto, musica d’insieme, ecc.) Il diploma di Liceo Musicale consente l’accesso sia ai corsi AFAM (Alta Formazione Artistica Musicale), sia a tutte le altre facoltà universitarie. Il nuovo indirizzo di studi offre ai giovani l’opportunità di mettere alla prova il loro talento, anche in prospettiva di una futura carriera nel mondo dello spettacolo. Nel corso dell’anno scolastico, gli alunni, guidati dai loro docenti, si esibiscono in saggi musicali e in concerti pubblici. Sono attive Master classes estive.

In entrambe le sedi, la scuola promuove attività opzionali per l’Alternanza Scuola-Lavoro e, quale Centro di inclusione territoriale, da anni si pone come scuola di riferimento per l’offerta didattica riservata agli studenti con bisogni educativi speciali.

L’Istituto dispone, nelle due sedi, di palestre, auditorium, biblioteche, di Lim in ogni aula, di laboratori linguistici e scientifici, di rete wireless.


 

Nella “due giorni”, sabato e domenica, performances attinenti a tutte le aree di indirizzo

per presentare l’offerta formativa

 

Rassegna Teatrale “Piccolo Teatro al Borgo – Arcoscenico”

Dopo il classico “Natale in casa Cupiello”, il 19 e 20 gennaio in scena la novità “Hope, fame di vita”.


Il 22 e 23 dicembre scorsi, nel salone del Teatro Il Piccolo, presso il Palazzo Vescovile di Cava de’ Tirreni, è andato in scena il terzo spettacolo del cartellone congiunto 2018-2019 Piccolo Teatro al Borgo – Compagnia Arcoscenico.

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Dopo La voce rotta di Napoli e Costretti a fare Miseria e Nobiltà, è stato rappresentato un classico natalizio della Compagnia del Piccolo Teatro al Borgo diretta da Mimmo Venditti, Natale in Casa Cupiello, di Eduardo De Filippo, nell’edizione originale in due atti, essendo il terzo stato aggiunto in un secondo momento. La messa in scena quindi escludeva l’intrigante andirivieni familiare e condominiale intorno a Lucariello morente e l’ancora più intrigante unione “involontaria” delle mani di Ninuccia con quelle di Vittorio, ma comunque è risultata, come sempre, intrigante e suggestiva, per la bellezza assoluta del testo dei primi due atti e per lo spirito “pionieristico” in esso insito, oltre che naturalmente per la bravura della Compagnia vendittiana, oramai proprio di casa in Casa Cupiello: Mimmo Venditti (Luca), Maria Spatuzzi (Concetta), Matteo Lambiase (Nicolino), Roberto Palazzo (zio Pasquale), Attilio Lambiase (Nennillo), Daniela Picozzi (Ninuccia), Raffaele Santoro (Vittorio Elia), Andrea Manzo (il portiere).

Grazie alla fantasia inventiva ed alla bravura del giovane poeta vietrese Alessandro Bruno, stavolta non riportiamo una recensione classica (il contenuto è patrimonio acquisito della cultura partenopea e non solo), ma un commento in lingua napoletana, in armoniose quartine a rime alternate, con il sottofondo di un compianto per il teatro mancante, in vago stile vendittiano. Un lamento che vorremmo tanto diventasse presto solo il ricordo di un’assenza, per l’arrivo dell’agognata presenza della sala “vera”.

Alla fine della lettura, vi chiederemo naturalmente: “V’è piaciuta ‘a puisia?” Quale sarà allora la vostra risposta affermativa? (Franco Bruno Vitolo)

 

Te piace ‘o Tiatro?

Tavule ‘e ponte chiene ‘e povere

senghiate e tramiate d’ ô tiempo!

Segge ‘e nu tiatro “povero”…

Pigghiate posto… nun perdite tiempo!

 

S’arape ‘o sipario ‘e velluto!

Oh! Oh! Natale in Casa Cupiello!

‘O friddo ‘ncuollo mo m’ è venuto.

‘O fatto ‘e Luca… è sempe bello!

 

‘A stanzulella ‘e lietto cu ‘o pparato

‘o mobbile marrò cu ‘a Maronna

colla e presebbio appriparate

se va in scena… e ‘a platea sonna.

 

‘A cumpagnia ‘e Venditti… cavota

te sape emozzionà a ogne bbattuta.

Comme ‘a ggire e comme ‘a vuote

‘e tiatrante teneno… arta futa!

 

Lucariello, Cuncetta e Tummasino

battaglieno a tammuro battente.

Ninuccia ‘nzieme cu Niculino

contrastati… nun vonno sapè niente!

 

Vittorio e zio Pasqualino

cu Raffaele ca fa ‘o purtiere

te ‘nzuccareano in modo fino.

Sta cumpagnia… fatica a mmestiere!

 

Ma mo… m’ addummanno e dico:

into a stu tiatro se po’ recità?

Ccà nce scioscia nu friddo nemico

e a ogne ppecone se ‘nvoca pietà!

Nu stanzone stritto, luongo e freddegghiuso

pe quatte segge ‘i lignamme rotte!

Pe fa ‘o tiatro nun se ausa!

Ccà a Cava…s’ ha da cagnà rotta!

 

Nun può abbozzà comme a Pascale,

nun se po’ ‘nzerrà comme a Cuncetta.

Nu tiatro fatto a tiatro è normale

pe Cava nosta ce vo…e ce vò in fretta!

 

Ente Comune! Scetate…so ‘e nnove!

È tarde…’A cultura nun è fessaria.

P’ ‘a Città ce vo ‘o tiatro nuovo!

Scetate, fallo… p’ ammore ‘e Dio!

 

Vuo’ sta dint’ ‘a nota d’’a salute?

E allora muovete e fa’ ampressa

ca fine a mmo…nun me si’ piaciuto,

pecche ‘o tiatro assaje ce interessa!

 

In platea scuccaveno ‘e mmane

ma ce sbatteveno pure ‘e riente!

Comune, nun attennere a dimane!

Jamme, jà… nun fa ‘o fetENTE!

Alessandro Bruno

 Il quarto appuntamento della Rassegna vedrà in scena la Compagnia Arcoscenico, diretta da Luigi Sinacori, con Hope, fame di vita, dello stesso Sinacori e Mariano Mastuccino, in scena HOPE, fame di vita, di Luigi Sinacori e Mariano Mastuccino, un dramma originale in tre quadri già presentato con successo e apprezzamenti l’estate scorsa. Attraverso storie di migranti, di esistenze sospese e costrette all’isolamento, di vite malate allo specchio, affronta il tema della speranza, cercando una luce anche oltre il buio della “nottata”…

Non è ancora un classico, come Natale in Casa Cupiello, ma potrebbe diventarlo … Vale proprio la pena venirlo a scoprire.

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Capri in cartolina: una divina passeggiata nella bellezza di ieri … e di sempre

Dedicata all’Isola Azzurra la settima raccolta realizzata da Alfonso Prisco e AreaBlu.


CAPRI (NA) – CAVA DE’ TIRRENI (SA). Quasi cinquecento cartoline del secolo scorso con carta patinata e raffinata in grande ed elegantissimo formato 24×30, duecentosettantadue pagine, una storia da amare … e tanto sole e tanto mare negli occhi e nel cuore.

Riguarda stavolta l’isola Azzurra, Capri superstar, la settima perla della originalissima raccolta delle cartoline del Grand Tour, realizzata come sempre da quello strardinario archeolabrador della cartolina d’epoca che è Alfonso Prisco e stampata in Champions style da AreaBlu Edizioni. Segue i due volumi di Lady Cava e quelli singoli su Salerno, Costa d’Amalfi, Pompei e Napoli e proprio alla logica che ha ispirato il lavoro su Napoli si ispira maggiormente quest’ultima fatica. Infatti ci sono anche molte immagini non solo di luoghi, ma anche di pitture, volti, palazzi, storici hotel, oltre naturalmente a quegli scorci che hanno fatto dell’isola la Regina del Golfo ed uno dei luoghi più ammirati ed amati al mondo, come sapeva bene il buon imperatore romano Tiberio, che di bellezze e ricchezze se ne intendeva.

Tra tutte, spicca infatti la serie dei panorami dipinti, con la stampa in cartolina di opere dell’Ottocento, quando in Campania trionfava la pittura paesaggistica, che fungeva anche da promozione turistica: in queste immagini, riprodotte con magistrale fedeltà, la Grotta Azzurra, i Faraglioni, l’Arco Naturale, anche un semplice pescatore che tira le reti o delle barche che partono per pescare assumono una dimensione magica, così doveva risplendere nell’immaginario di chi poteva solo volare con la fantasia per immergersi nella bellezza dell’isola. Una magia che in alcune delle scene più riuscite è stata del resto evocata di recente dal regista Martone nel film Capri revolution, nell’intrigante storia della Comune di stranieri che agli inizi del Novecento si insediò in un fatato angolo dell’isola. E che dire dei volti di uomini anziani o fiorenti popolane che evocano quasi la preistoria dell’isola, quando si era ben lontani dal vederla pullulare di aristocratici dandy o “aspiranti imperatori”? O di quelle cartoline che sono anche delle performance fotografiche, vista la predisposizione di inquadrature dall’alto con rocce a strapiombo o strade che si inerpicano come nuvole bianche intorno a quei monti così magicamente sposati col mare?

Perciò lo scorrere queste pagine non è solo un ricercare le radici di un luogo, perché altrimenti interesserebbe solo il caprese doc, ma è una divina passeggiata nella Bellezza. Del resto, l’isola di Capri è detta Azzurra forse anche perché azzurro è il colore del cielo che abita in lei …


Presentato “Temi e dilemmi della bioetica”, del dottore cavese Giuseppe Battimelli

Un testo divulgativo e propositivo su un argomento di scottante attualità.


giuseppe-battimelli-vivimediaIl 16 dicembre dell’anno appena trascorso, presso il Palazzo Arcivescovile di Cava de’ Tirreni è stato presentato il libro Temi e dilemmi della bioetica (Editrice Gaia), del Dottor Giuseppe Battimelli , endocrinologo e bioeticista medico di medicina generale a Cava de’ Tirreni, consigliere nazionale dell’Associazione Medici Cattolici Italiani e vicepresidente nazionale per il Sud Italia della stessa associazione.

Alla presentazione hanno partecipato l’Arcivescovo della Diocesi Amalfi –Cava de’ Tirreni , Mons. Orazio Soricelli, il presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Medici Italiani prof. Filippo Maria Boscia, autore della prefazione, il prof. Giuseppe Acocella, filosofo del diritto alla Università di Napoli, che ha scritto l’introduzione, e il prof. Francesco Bellino, filosofo morale dell’università di Bari e presidente della Sibce, postfatore dell’opera.

Il libro è una raccolta di articoli e saggi che il dr. Battimelli ha scritto su diverse riviste, sui più importanti ed attuali argomenti di bioetica. Al riguardo ci è pervenuta una nota di presentazione e di recensione da parte della dott. Angela Pappalardo, dottorante in Bioetica, che volentieri pubblichiamo, con l’auspicio che sia solo l’inizio di una collaborazione feconda e duratura.


Temi e dilemmi della Bioetica” (Edizioni Gaia , 2018) del dottor Giuseppe Battimelli, è un testo dal linguaggio discorsivo, accessibile, ma nello stesso tempo erudito, e dal taglio rigorosamente scientifico.

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Un’opera di non molte pagine (170), ma che appare esaustiva nella trattazione dei principali temi della Bioetica , esposti con molta competenza, e con vari riferimenti alla comunità scientifica.

Emerge già nelle prime pagine dell’opera l’intensa passione dell’autore per questa disciplina, la Bioetica, piuttosto giovane (la si può far risalire agli anni ’70 del secolo scorso ), che si preoccupa di vigilare sull’influsso e sulle conseguenze delle scienze sull’uomo, soprattutto in vista delle nuove scoperte e tecnologie.

Contemporaneamente, ben presto traspare nell’opera anche la preoccupazione dell’autore che essa non si discosti da una visione personalistica.

La Bioetica di questo stampo, infatti, ci insegna che non c è niente di più prezioso di ogni singola vita umana, e che questa non può quindi venire soppressa, manipolata, distrutta, ma va tutelata dal suo inizio, cioè dal primo momento del concepimento, fino al suo termine naturale.

Infatti l’autore è convinto che solo una Bioetica personalista, che quindi mette al centro delle sue argomentazioni e delle sue preoccupazioni l’uomo, inteso come unità di corpo e spirito, può rettamente guidare soprattutto lo scienziato nelle sue scoperte, il politico nelle sue scelte, il giurista nell’emanazione delle norme , il medico nella sua attività di cura.

Ed è proprio la relazione tra il medico e il paziente l’altra protagonista di questo testo.

Emerge la passione del dottor Battimelli per la sua attività di medico: una professione che richiede alta competenza, ma anche elevate doti di umanità, di empatia, di abnegazione.

Il medico infatti è sempre presente nella vita del paziente , lo accompagna anche nei momenti difficili della sua malattia, e anche in quelli ancor più delicati del termine della sua vita.

Proprio alla questione del “fine vita “ il dottor Battimelli dedica ampio spazio, commentando anche la recente legge n. 219/2017 “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento “

Il pensiero dell’autore è ben chiaro a questo proposito: se dev’essere bandita ogni forma di accanimento terapeutico quando risulta inutile o addirittura controproducente per il paziente, non può essere però messo in atto l’ ”abbandono terapeutico”.

Ecco che allora il medico, di concerto con lo stesso paziente e/o con i familiari, diventa l’ “Angelo custode” dell’ammalato terminale, lo segue passo passo nel somministrargli cure proporzionate e indispensabili per il suo mantenimento in vita, così come saprà dosare, quando si presenterà la necessità, e valutando caso per caso, le cure palliative e i trattamenti sedativi.

Si tratta quindi di un ottimo testo, molto utile, da consigliare ad ogni medico e a chi vuole avvicinarsi a questa disciplina piuttosto recente ma affascinante che è la Bioetica, ma anche a chi è già un esperto di questi argomenti , e vuole godere di una gradevole ed interessante sintesi.

Concludendo, si tratta in realtà di un’entusiasmante opera che si rivolge a tutti, perché chiunque, a cominciare dai più giovani, ha il dovere di interessarsi ai temi più importanti che riguardano la vita umana. (dott.ssa Angela Pappalardo)

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È arrivata la “Notte bianca”

brochure-notte-bianca-2019-gruppo-stadio-cava-de-tirreni-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA).  Tutto pronto per la grande Notte Bianca 2019, come da tradizione per il 14° anno consecutivo, in contemporanea con i saldi e l’arrivo della Befana. Una notte fatta di musica, i grandi artisti, Enzo Gragnaniello, guest star, gli “Stadio”, animazione, divertimento per grandi e piccini.

Si parte alle ore 18, nella Sala del Consiglio di Palazzo di Città, dove il leader degli Stadio, Gaetano Curreri, incontrerà i giovani . Occasione imperdibile di un contatto ravvicinato con uno dei più grandi artisti italiani, condotto da Antonio Di Giovanni.

Alle ore 18.30 al via l’animazione e laboratori creativi per bambini alla Casa della Befana, nell’area dell’ex palestra Parisi, al Parco Beethoven con promenade delle mascotte Frozene Olaf, photoBooth e Ballon Art itinerante fino al viale Garibaldi, a cura della Lenus Media.

Alle ore 19, in piazza Abbro, l’esibizione dei “Cartoon Buster”, la più soprannaturale delle cartoon band. Un viaggio nella memoria con un travolgente spettacolo che immergerà il pubblico tra le più famose canzoni dei cartoni animati degli anni ’70, ’80 e ’90 in versioni originali e uno show travolgente e ricco di effetti speciali sincronizzato fra led wall, luci e laser, tutto eseguito da incredibili polistrumentisti con costumi a tema che immergeranno il pubblico in un mondo fantastico fatto di quasi due ore travolgenti di musica da vedere e cantare insieme.

Alle ore 19.30, la band “Lunatica Vasco Show, si esibirà sul palco allestito in viale Garibaldi, mentre sul corso porticato e fino al largo dell’ex palestra Parisi partiranno le esibizioni dei tanti artisti da strada con trampolieri, farfalle luminose, fiocchi bianchi e l’Ape calessino.

Alle ore 20.30 il concerto della band “Southernshots” sul palco in piazza Abbro.

Alle ore 21, il concerto di Enzo Gragnaniello e la sua band con Piero Gallo, mandolina, Marco Caligiuri, batteria, Erasmo Petringa, violoncello, sul palco di viale Garibaldi. Uno spettacolo che ha come filo conduttore la musica del cantautore Enzo Gragnaniello e della Napoli che lui rappresenta, vive e respira ogni giorno, quella città che non ha mai abbandonato e nel cui cuore pulsante, i Quartieri Spagnoli, continua orgogliosamente a vivere e creare.

Alle ore 22.30, il saluto del Sindaco Vincenzo Servalli sul palco della centralissima Piazza Vittorio Emanuele III e subito dopo il grande concerto degli Stadio. Gaetano Curreri, Giovanni Pezzoli, Roberto Drovandi, Andrea Fornili, vincitori del Festival di Sanremo 2016 con la canzone “Un giorno mi dirai”.

Alle 00.45 chiuderanno la Notte Bianca 2019 il gruppo degli Skizzekea con Tony Musante, dal palco centrale di piazza Vittorio Emanuele III.

Ad alternarsi sui palchi il team di presentatori, Manuela Pannullo, Alfonso Senatore, Antonio Di Martino

Attivato il Piano di Safety, con oltre 100 persone che veglieranno sulla sicurezza delle migliaia di visitatori, impegnate le Forze dell’Ordine, Polizia locale, Protezione civile, personale del Comune, Croce Rossa e associazioni di volontariato sanitario, con postazioni di primo soccorso, autoambulanze.