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Intitolazione a Napoli “Largo Simonetta amberti”

simonetta-lambertiNAPOLI. Domani, mercoledì 21 novembre alle ore 10.00, in Via Maio di Porto, angolo con Via Giulio Cortese,(nei pressi di Piazza Borsa) si terrà la cerimonia di intitolazione di “Largo Simonetta Lamberti, vittima innocente della criminalità organizzata”, uccisa a soli 11 anni dalla camorra il 29 maggio 1982. Alla cerimonia saranno presenti il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, il Sindaco di Cava de’ Tirreni Vincenzo Servalli, l’Assessore ai Giovani e al Patrimonio con delega alla Toponomastica Alessandra Clemente, la mamma Angela Procaccini, i fratelli Simonetta Serena e Stefano Lamberti, gli zii il Prefetto Giuseppe Procaccini e il Prof. Eugenio Procaccini, il Presidente della Municipalità 2 Francesco Chirico, il Vicepresidente della Municipalità 2 Luigi Carbone, gli Istituti d’Istruzione Superiore “De Filippis – Galdi” e “A. Genoino” di Cava de’ Tirreni, il “Liceo Antonio Genovesi”, l’IIS “Nitti” e l’ITTL “Duca degli Abruzzi di Napoli”. 

Nel corso della mattinata si terrà l’esibizione del gruppo di musica d’insieme delle classi seconda e quarta del Liceo Musicale dell’IIS De Filippis – Galdi di Cava de’ Tirreni sotto la guida del maestro Giuseppe Ler che eseguirà brani di Mameli, Rossini e Morricone e, grazie alla donazione della Coldiretti Napoli e Aprol Campania, nell’aiuola del largo sarà messo a dimora un albero d’ulivo dedicato a Simonetta Lamberti data la concomitanza della Giornata Nazionale dell’Albero.

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Premio Letterario Badia: scelta la terna dei libri finalisti

Di Claudio Pellizzeni, Gianrico Carofiglio, Salvatore Basile i romanzi che saranno giudicati dagli studenti. Il 22 novembre la consegna dei volumi.


premio-letterario-badia-cava-de-tirreni-novembre-2018-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Ed è finalmente arrivata la scelta dei libri che si sfideranno alla dodicesima edizione del Premio Letterario “Badia di Cava de’ Tirreni”, organizzato dal Comune e riservato agli studenti delle scuole superiori, che fanno contemporaneamente da giurati e da candidati, in virtù delle loro recensioni e degli esiti di una prova estemporanea da affrontare al termine del cammino.

La Commissione Scientifica che ha scelto i libri era composta:

dal Prof. Antonio Avallone, presidente onorario del Premio, dalla dott.ssa Annamaria Armenante, ideatrice del Premio, dalla dott.ssa Filomena Ugliano della Biblioteca Comunale, dal prof. Franco Bruno Vitolo, coordinatore dei lavori fin dalla prima edizione, dai docenti referenti del Premio segnalati dai dirigenti scolastici degli Istituti superiori del territorio, ovvero: per il Liceo Scientifico A.Genoino la professoressa Annamaria Senatore;, per l’Istituto Vanvitelli ITG e per l’ ITC Matteo Della Corte la prof.ssa Rosa Rocco; per il Liceo Classico Marco Galdi la Prof.ssa Maria Pia Vozzi, per il Liceo Linguistico e Socio-psico-pedagogico la prof.ssa Mariella Logiudice; per l’IIS “Filangieri” la prof.ssa Lucia D’Urso.

Il tema prescelto era “Il viaggio”, nelle sue varie sfaccettature (geografico, storico, interiore, sociologico, fantasioso, et sim.). I libri finalisti, scelti tra una rosa di dieci a suo tempo preselezionati, sono i seguenti:

*L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là (Sperling&Kupfer edizioni) di Claudio Pellizzeni, trentasettenne scrittore-viaggiatore, ex bancario, noto al grande pubblico per i servizi speciali realizzati per Licia Colò e trasmessi nella trasmissione Il mondo insieme, su TV 2000.

È un diario vivace, coinvolgente e appassionato dei suoi viaggi nei cinque continenti, fatti dopo aver lasciato il lavoro di impiegato, che era sicuro, ma non gli faceva “ribollire il sangue” né sapeva regalargli spiccioli di quella felicità alla quale egli riteneva di aver diritto come essere umano e come giovane che non vuole rinunciare ai propri sogni.

È però tutt’altro che pura cronaca, tutt’altro che una guida turistica, ma il contatto vivo con un’esperienza di vita, fatta di scelte che comportano rotture, rischi, scommesse esistenziali, riuscendo anche ad aprire finestre sul mondo, sulle culture altre, sulla vita stessa vista da altre angolazioni. È anche una storia di resilienza e di lotta, perché, oltre che dalla prostrazione della routine lavorativa, Pellizzeni si deve difendere anche dall’insidia permanente del diabete che lo affligge fin dalla tenera età.

Alla fine, si rivela, per certi versi, la storia di un innamoramento: per il viaggio, per la scoperta, per la conoscenza vera del mondo e di se stessi. Un innamoramento che diventa poi amore, per tutto ciò che ci circonda e per la vita stessa.

*Le tre del mattino (Einaudi edizioni) di Gianrico Carofiglio, cinquantasettenne scrittore pugliese, ex magistrato ed ex deputato, scrittore di grande successo nazionale e internazionale: al suo attivo una ventina di libri, tradotti in ventotto lingue, cinque milioni di copie vendute, una quindicina di premi al suo attivo, una popolarità grandissima tra i lettori, apprezzamenti unanimi di critica e pubblico…

Questo romanzo è scritto in stile Carofiglio: espressioni chiare, sintetiche, essenziali, che arrivano dirette al cuore e alla mente e aprono finestre “ad espansione”. Viene raccontato, in prima persona dal giovane protagonista, l’incontro-scoperta del ventenne Antonio, col padre, nel corso di due giornate e nottate trascorse insieme nella Marsiglia degli anni ’80, dove si sono recati per una visita importante del giovane, malato di epilessia ma in via di guarigione.

Il loro rapporto fino a quel momento era stato superficiale e soffocato dalle tensioni familiari, che avevano portato poi alla rottura tra i due genitori. Ne era nata una dimensione di estraneità reciproca, che proprio nei due giorni a Marsiglia viene per fortuna rotta dal lievitante piacere di stare insieme e conoscere il rispettivo vissuto, poi dai colloqui sempre più intimi, dalle piccole e grandi complicità e confessioni, dal recupero di un canale di affetto e di comunicazione che alla fine non solo fa crescere il loro rapporto ma diventa per entrambi un momento di formazione individuale e nello stesso tempo una lezione di vita e di umanità che va ben oltre la loro storia personale.

*Lo strano viaggio di un oggetto smarrito (Garzanti Editore), del “napoletano di Roma” Salvatore Basile, regista e sceneggiatore televisivo (al suo attivo, tra l’altro, Don Matteo 8, Una pallottola sul cuore, A un passo dal cielo, Il restauratore), al sua primo, folgorante romanzo, già tradotto in cinque lingue e venduto in vari paesi stranieri.

La vicenda racconta di Michele, nato e cresciuto in una stazione dove il padre fa il ferroviere. Abbandonato dalla madre quando aveva sette anni, il giovane arriva a trent’anni con il cuore imbalsamato. Vive rintanato nella stessa stazione dell’infanzia, a fare lo stesso lavoro che aveva fatto il padre. È solo, isolato, imbranato. Unica sua attività, l’unico treno che ogni giorno arriva nella sua stazione; unico hobby, la raccolta degli oggetti smarriti ritrovati proprio su quel treno. Un giorno, tra questi, trova un suo diario-bambino che lui sapeva essere in mano alla madre il giorno della “fuga”. E nel contempo conosce Elena, una ragazza piena di vita, ma non solo…

Da qui, anche sulla spinta di Elena, comincia un lungo e defatigante viaggio alla ricerca della madre e alla scoperta della vita che intanto c’è stata in questi suoi anni di imbalsamamento. Il racconto si snoda attraverso una miriade di episodi, ognuno dei quali è capace di trafiggere il cuore e smuovere la mente nella creazione di un vero e proprio “poema del dolore, dell’amore e degli affetti”. Nello stesso tempo, essendo un viaggio nel mistero, diventa una specie di thriller dell’anima, un romanzo giallo d’azione e di emozione. Alla fine, Michele capirà che raccoglieva gli oggetti smarriti perché anche lui si sentiva un oggetto smarrito… Ma intanto saranno successe tante cose veramente straordinarie…

Il libro è lungo, ma alla fine sembra quasi “breve”, perché è scritto con una chiarezza ed una capacità di coinvolgimento a tratti tali da lasciare col fiato sospeso e con la voglia di sapere altro.

E si giunge alla fine con il piacere stimolante di poter tenere al guinzaglio non solo gli smarrimenti di Michele, ma anche quelli personali. 

I libri saranno consegnati agli studenti delle scuole superiori di Cava, salvo complicazioni, giovedì 22 novembre alle ore 10 a Palazzo di Città. La premiazione, nella giornata dell’incontro diretto con lo scrittore vincitore, si terrà verso la fine di maggio. 

Sono, come si può vedere, tre variazioni ad ampio respiro sul tema del viaggio, tutte e tre stimolanti e coinvolgenti. Ci si augura che possano entrare nel cuore dei ragazzi così come sono entrati nel cuore dei Commissari che li hanno scelti. Soprattutto, si spera che siano un incentivo per la lettura e per una riflessione non superficiale e solo di pancia sulla vita e sulla società. Ne abbiamo bisogno come il pane, in questi tempi in cui la Cultura troppe volte sembra un Panda in via di estinzione …

Ripartito l’Autunno Cavese dell’Arte Tempra. Un viaggio nel cinema con Renata Fusco: ed è subito incanto

CAVA DE’ TIRRENI (SA). La magia del teatro … magia della creazione … nulla si sa, tutto si immagina. È un tradimento organizzato della realtà che apre la finestra proprio sulla realtà.

La magia del cinema … che non è il teatro e per certi versi sa essere teatro della vita, ispirandosi alla vita e trasformandola in visioni.

La magia della vita … che in lampi appare e scompare ai nostri occhi ora ignari ora fortunatamente consapevoli.

La magia della musica … che accompagna e colora l’immaginazione della mente, l’emozione del cuore, l’incanto dei lampi di vita.

E intanto, a ricordarci che “La vita è bella”, volano le canzoni e sembrano gli aquiloni …

Così, tra luci, note, armoniose movenze, pensieri e parole è apparsa sulla scena Renata Fusco a dare la chiave di apertura del suo “one woman fantashow” , “Cinema incanto”, da lei diretto oltre che interpretato, un viaggio da Cinema Paradiso nel paradiso del Cinema nel cinema e nelle sue musiche. Un’apertura che è valsa anche per tutta la rassegna dell’annuale, sempre atteso e amato, Autunno Cavese del Gruppo “TemprArte”, diretto da lei e da Mamma Clara Santacroce.

Veramente un Fantashow, quello di Renata, che si è confermata una delle artisti italiane più complete, versatili e coinvolgenti nel campo del musical. Del resto, se non si è una “Top” ai massimi livelli. non si sta per anni sui palcoscenici maggiori a lavorare, con gente come Lorella Cuccarini o Sandro Massimini o Roberto De Simone, né tanto meno si viene prescelti per doppiare la protagonista dell’edizione cinematografica italiana del “Fantasma dell’Opera”… e questo solo per citare le cime della sua personale carriera.

È stato veramente un fantashow, il suo: per la fantasia creativa con cui si sono fusi tutti gli elementi,

per l’accompagnamento “a bacio” e ad atmosfera del “pianista sull’Oceano” Lucio Grimaldi, per l’armoniosa composizione delle immagini, dei primi piani parlanti e dei filmati realizzata in squadra da Francesco Cuoco, Giovanni Noviello, Alberto Fusco (una squadra felicemente completata dall’assistente di regia Giuliana Carbone e da Francesco Sorrentino, Daniele Pisapia, Franchino Fausto, Felice Giordano), per la musica interiore creata dalla presenza di due grandi banner con celebri quadri di Friedrich… e naturalmente per la sua carismatica capacità di calamitare attenzione ed emozione, da sola, senza cadute di ritmo, per quasi due ore senza neppure l’intervallo.

La romantica carrozza con la quale ci ha portati nelle musiche di cento anni di cinema ci ha fatto fermare a pupille dolcemente incantate in tante stazioni che poi sono rimaste nel cuore e nella mente, resi ancora più ricettivi da un’ouverture che comprendeva Nuovo Cinema Paradiso, La vita è bella, Charlot, Fellini…

Dalle fantasmagorie di questi grandi ai silenzi-sguardi-campi lunghi parlanti di Sergio Leone, il passaggio è stato dolcemente elettrico, a creare la tensione giusta per un tuffo ad anima calda nella straordinaria voce muta di C’era una volta il west e poi, dopo Leone, nella poesia del Postino, con quel volto scavato di Troisi che campeggiava in diapositiva, per poi dissolversi dolorosamente nonostante in controluce le mani di Renata in disperata tensione cercassero di fermare la partenza precoce di quel carissimo Massimo che a suo tempo si era scusato per il ritardo e poi non ha avuto il tempo di scusarsi per l’anticipo…

Da qui il viaggio partito in romantica carrozza ha preso la strada di una ariosa e solare prateria, ad incontrare grandi musical come Mamma mia!, Cabaret. Jesus Christ Superstar, Cantando sotto la pioggia, Yentl,, Il mago di Oz, film epocali con colonne sonore altrettanto epocali come Indiana Jones, Ritorno al futuro, Lo squalo, A qualcuno piace caldo, ET, Il padrino,Love Story, Bodyguard , senza contare le dolci e dolenti esplorazioni nell’al di là di Robin Williams, le fantasiose magie di Harry Potter e Peter Pan.

Così il viaggio si è trasformato in romantica cavalcata, guidata a turno ora dal pianista in veste di accattivante solista, ora da Renata a dare l’imbeccata, ora dalle immagini e dai ben noti volti che fin da ragazzi ci hanno sempre coinvolti, quindi ancora dalla voce di Renata con l’incanto di splendide variazioni tonali, dolci gorgheggi e armoniose modulazioni

Alla fine abbiamo avuto tutti la sorridente sensazione di trovarci anche noi a cavalcioni dell’arcobaleno e forse anche in quell’isola che non c’è e che per tutte lo spettacolo c’è stata eccome. Se questo è avvenuto, però, è stato perché prima di tutto ci stava lei, Renata, a godersi il suo spettacolo, la sua personale immersione nei fondali colorati del Mar Sipario, dove lei guazza felice come il pesciolino Nemo. Lo ha confessato lei stessa, quando nella cavalcata del finale ha detto che il teatro è il suo cielo, il suo prato verde, il suo modo di guardare Dio, il luogo della sua rinnovata e rinnovabile rinascita nella trasfigurazione del reale. E nel dire questo il suo sguardo si illuminava con tutti i colori dell’arcobaleno. Quelle tavole da quando era piccolissima sono sempre stata la sua vitamina, che permette di farsi esplodere la vita dentro, come una mina.

Ed è bello esplodere così: dopo non ci si sente a pezzi, ma finalmente ricomposti …

Il prossimo appuntamento della Rassegna sarà domenica 18 e lunedì 19 novembre:“In nome del figlio – Storie di donne in chiaroscuro”, con la regia di Clara Santacroce.

A San Giovanni la Sala Memoriale per Mamma Lucia. In primavera l’inaugurazione?

commissione-selezione-materiale-mamma-lucia-ottobre-2018-cava-de-tirreni-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Finalmente sembra all’orizzonte il memoriale per Mamma Lucia, che potrebbe vedere la luce già nella prossima primavera.

Gli scatoloni con il materiale di stampa, fotografico e documentario che la riguardavano erano stati messi a disposizione dell’Amministrazione Comunale nel 2014, che aveva predisposto una Commissione per la catalogazione e il riordino, guidata dalla funzionaria della Biblioteca Comunale, Beatrice Sparano, e formata da Lucia Apicella, la nipote di Mamma Lucia che aveva formalmente autorizzato l’apertura, Annamaria Apicella, anche lei nipote della cara Madre dei caduti, Lucia Avigliano, Gennaro Galdo, Alfonso Prisco, Felice Scermino, e dal sottoscritto scrivente, Franco Bruno Vitolo. Sono stati finora catalogati circa cinquecento elementi che testimoniano la straordinaria azione della “madre dei caduti”, dalla prima stupita diffusionedi notizie sul suo recupero di circa ottocento salme di caduti (quasi tutti tedeschi, per l’occasione nemici ma pur sempre “figlie ‘e mamma”) al dolente e trionfale viaggio in Germania per ricevere l’omaggio delle famiglie dei caduti, del governo e dell’intero popolo tedesco, dall’incontro col Papa fino a quel funerale che ne sancì la grandezza e per certi versi anche l’immortalità, perché il suo messaggio di maternità universale era destinato a perpetuarsi attraverso le generazioni. Da qui i riconoscimenti anche dopo la morte fisica, dai monumenti all’intestazione delle scuole alla diffusissima iconografia e alle tante scritture che ne celebrano la figura.

Tutto questo però non basta, in rapporto al valore della sua opera ed alla necessità della sua conservazione. Perciò è stata sempre auspicata l’istituzione di un museo, oppure di una sala memoriale, dedicata a lei ed al contesto storico di quei giorni dello sbarco che contribuirono a decidere le sorti del nostro paese e della stessa Seconda Guerra Mondiale.

Sono passati fin troppi anni senza …

Ora si preannunciano finalmente gli anni “con”, sia per la disponibilità di sale ampie e centrali, quelle del magnifico complesso di San Giovanni, sia per lo slancio dato a suo tempo dal Sindaco Galdi sia per le giuste aperture dell’Amministrazione Servalli. Bisogna naturalmente fare i conti con gli euro da spendere: tuttavia non sarà una cifra inavvicinabile, non mancheranno né la base dal bilancio comunale né le integrazioni necessarie da parte di eventuali sponsor e soprattutto da parte di una popolazione che per Mamma Lucia, la più amata dai cavesi”, si è sempre fatta in quattro.

A predisporre e selezionare il materiale è stato rinnovato l’incarico alla stessa Commissione che aveva visionato l’apertura degli scatoloni. Ad essa si è aggiunta la preziosa collaborazione di Gaetano Guida, come rappresentante delle istituzioni, oltre che esperto di comunicazioni visive e, da degno figlio della grande Guida metelliana Lucia Avigliano, custode delle nostre tradizioni (tra l’altro è l’autore dell’annuale calendario incentrato sull’identità di Cava).

Quindi, persone, risorse, location, materiale, entusiasmo non mancano di certo.

Ora, bisogna solo procedere nel lavoro iniziato, facendo in modo che vengano composti tutti i tasselli. E attenderemo insieme che venga primavera…

E poi, è auspicabile che venga anche il “sole più vivo dell’estate”, cioè la creazione di un polo provinciale dello Sbarco, tale da generare un flusso di risonanza nazionale e internazionale, come è giusto per un evento storico di questa portata, magari sul modello di quello che fanno costantemente i francesi con le zone della Normandia.

Intanto, ci consola il fatto che per la figura, l’amore e la memoria di Mamma Lucia sia sempre primavera …

Blu Ponti di Ceramica Francesco De Maio alla mostra “Tutto Ponti, Gio Ponti archi-designer”

Nella più grande retrospettiva che si tiene al MAD di Parigi, la Ceramica Francesco De Maio riproduce con le sue maioliche decorate a mano alcune opere di Gio Ponti.


tutto-ponti-gio-ponti-archi-designer-mad-ceramica-ottobre-2018-vivimediaC’è tutto Gio Ponti a Parigi dove la Ceramica Francesco De Maio presenta la riedizione di alcune grandi opere del celebre architetto italiano, riproducendo le maioliche bianche e blu e le straordinarie ceramiche in rilievo bianche e bludisegnate da Ponti per l’Hotel Parco dei Principi di Sorrento e le famose maioliche bianche e gialle in cotto fatto a mano che pavimentarono l’ultima residenza di Gio Ponti in Via Dezza, Milano.

Una mostra-omaggio, l’unica di questo tipo mai realizzata sull’opera di Gio Ponti, per testimoniare il genio progettuale e creativo del grande maestro, dall’architettura all’editoria, dalle ceramiche ai vetri.

L’esposizione che si tiene dal 19 ottobre 2018 al 10 febbraio 2019 al MAD (Musée des Arts Décoratifs situato nell’area Marsan del Louvre), sarà una grande retrospettiva su Gio Ponti, a cura di Olivier Gabet, Dominique Forest, Sophie Bouilhet-Dumas e Salvatore Licitra in collaborazione con “Gio Ponti Archives”.

Ripercorrendo momenti salienti della carriera del grandissimo designer, sono presenti oltre 500 pezzi provenienti da tutto il mondo. Un’opera straordinaria resa possibile anche dalla preziosa collaborazione della Ceramica Francesco De Maio, esclusivista mondiale per 5 continenti dei decori di Gio Ponti, che arricchisce con i suoi capolavori ceramici questa meraviglia.

In particolare, la Ceramica Francesco De Maio ricrea lo scenario di una stanza dell’Hotel Parco dei Principi di Sorrento con i colori del cielo e del mare delle maioliche bianche e blu che Gio Ponti realizzò tra il 1960 e il 1962 per pavimentare, con diverse combinazioni, la hall e le cento camere. E lo fa con il Decoro Tipo 8 della Collezione “Blu Ponti”. Maioliche rigorosamente decorate a mano in formato 20x20cm con spessore 12,5 millimetri, che riproducono fedelmente lo smalto, i colori, i decori e lo spessore di quelle fatte negli anni ’60 e con la riproduzione in cotto fatto a mano dei ciottoli a rilievo bianchi e bludisegnati all’epoca da Ponti per rivestire la hall dell’hotel.

Ma non solo. Dopo una lunga ricerca ceramica, la Ceramica Francesco De Maio è riuscita a riprodurre fedelmente la famosa maiolica 25x25cm in cotto fatto a mano rigato in diagonale bianco e giallo che Gio Ponti disegnò negli anni ’50 per pavimentare la suacasa di Via Dezza in Milano che abitò, con i suoi cari, dal ’57 in avanti, arredata con tutte le invenzioni pontiane in fatto di pianta, pareti, mobili, oggetti. “Una casa dimostrativa. E in cui tutto felicemente veniva da una stessa mente e da una stessa mano”.

Riprodurre fedelmente queste bellissime maioliche è stata per noi una sfida superata con grande orgoglio e soddisfazione. Così com’èun onore e un’emozione partecipare alla retrospettiva di Gio Ponti più grande al mondo”, dicono Gianni e Patrizia De Maio, rispettivamente Ceo ed Art Director della Ceramica Francesco De Maio. “Due anni di intensa ricerca ceramica e duro lavoro svolto all’interno dell’azienda insieme Salvatore e Anna Licitra e in continuo dialogo con i curatori della mostra”.

La retrospettiva su Gio Ponti realizzata in sinergia con la Ceramica Francesco De Maio, Salvatore Licitra, Olivier Gabet, Dominique Forest, Sophie Bouilhet-Dumas, il Mad di Parigi, Gio Ponti Archives, Molteni&C, Richard Ginori, Domus, Elle Decoration e lo studio Wilmotte & Associés, valorizza uno dei più grandi protagonisti della storia del design italiano nel panorama internazionale. (Lara Adinolfi)

Biblioteca Comunale: a rischio gli storici volumi del Palladio

Soccorriamoli col Progetto Art Bonus e pagheremo meno imposte!


biblioteca-cava-de-tirreni-ottobre-2018-vivimediaSOS dalla nostra storica Biblioteca Avallone, una delle più antiche e prestigiose del Sud Italia, custode di opere secolari, importanti e rare, tra cui un’Edizione della Rivoluzionaria Enciclopedia di Diderot e D’Alembert e tante cinquecentine. Proprio queste non godono di florida salute, perché logorate dall’umidità di luoghi sotterranei e dalle difficoltà tecniche ed economiche di cura e di preservazione.

Il grido di allarme riguarda proprio una delle opere più prestigiose, i “Quattro libri dell’Architettura”, di un grandissimo come Andrea Palladio, edizione veneziana, stampata da Bartolomeo Carampello nel 1581. Si trovano nella nostra città perché prima erano proprietà del tavolario cavese Giovan Bernardino Bongiorno e poi sono passati a Vincenzo Meccia, il pittore che restaurò i dipinti della chiesa di San Francesco.

Per poterla salvare, l’opera è stata inserita nel Progetto Nazionale Art Bonus, che pone sotto la sua tutela alcune opere d’arte di particolare importanza e per stimolare finanziamenti da parte dei privati garantisce un credito d’imposta del 65% rispetto all’importo offerto. Quindi dare un contributo economico sarebbe non solo cosa buona e giusta, ma anche remunerativa. Soprattutto, significherebbe aggiungere un mattone al castello sempre pericolante del nostro patrimonio culturale. E farlo con i libri ha sempre un sapore in più, anche perché, come diceva l’imperatore Adriano nelle sue memorie yourcenariane, le biblioteche sono il granaio dell’anima, le depositarie di un’identità collettiva, oltre che testimoni di una storia radicata in tempi a volte fascinosamente secolari.

Allora non resta che aprire il cuore alla sensibilità e mobilitarsi. Come? Rivolgendosi alla Direttrice della Biblioteca Comunale Teresa Avallone e/o alla sua sorella in bibliofilia, Federica Clarizia (con lei nella foto), oppure aprendo il link http://artbonus.gov.it/1648-i-quattro-libri-dellarchiettura. E occorre anche fare presto, perché il Pogetto può essere sostenuto solo entro quest’anno solare. Meditiamo, gente, meditiamo…

Esito felice per il Concorso “Maria SS. Dell’Olmo”

 Il Premio “Silvio Albano” all’Associazione “Il Cireneo”


Ancora una volta tradizione, novità, varietà e qualità hanno caratterizzato il Concorso di Poesia e Prosa religiosa Maria SS. Dell’Olmo, giunto alla tredicesima e, sotto la guida del Rettore Padre Adriano Castagna e del Parroco Padre Giuseppe Ragalmuto,  indetto dal Convento dei Padri Filippini della Basilica dell’Olmo di Cava de’ Tirreni, la cui premiazione, riguardante opere incentrate sul tema “Maria madre del sorriso”, si è svolta mercoledì 5 settembre 2018, all’interno della storica Chiesa.

È un evento radicato in un ampio territorio, tanto è vero che ci sono stati vincitori assoluti anche dalla Lombardia, dall’Emilia Romagna, dalla Puglia, oltre che da quella Sicilia che, grazie all’opera meritoria di apostolato svolta a suo tempo a Palermo dai cari e indimenticati Padre Silvio Albano e Raffaele Spiezia, è diventata “sorella della basilica”. Una Sicilia vincente, grazie a Palma Civello, giunta alla sua quinta palma consecutiva: segnalata nella Poesia (con una lirica che esalta la forza consolatrice e la maternità universale di Maria al di là degli stessi demeriti di noi mortali) e prima ex aequo nella Prosa, con una spiazzante rielaborazione della maternità di Maria vissuta con gli occhi di Giuseppe e di Maria-moglie. Una Sicilia vincente grazie anche all’amico Toti Palazzolo, palermitano di vita quotidiana ma parrocchiano onorario della Basilica, che ha raccontato una bella storia di integrazione di tre extracomunitari in un quartiere difficile della sua Palermo.

La principale novità è consistita nella presenza vincente di nuovi concorrenti di qualità sia tra i partecipanti sia tra i premiati. Su tutti, la cavese Angela Pappalardo, che ha vinto (ex aequo con Palma Civello) il primo premio nella Sezione Prosa raccontando con calore umano e passione di fede la storia di un aborto felicemente evitato grazie ad un recupero della coscienza favorito da una militante del Movimento per la Vita ed all’illuminazione proveniente dal contatto emozionale con una Madonnina posta nell’Ospedale. L’argomento è presente anche nel racconto secondo classificato, in cui la casoriese Lucia Plateroti ha rievocato un episodio di vita familiare, che poi ha dichiarato come autobiografico, emozionandosi ed emozionando nell’evocazione di una gravidanza precoce e di un nipote carissimo e bellissimo, oggi ventenne, preservato dall’aborto grazie all’amore che animava i due genitori ed anche all’intercessione della nonna, sostenuta dalla sua fede mariana.

È una new entry anche la terza classificata in entrambe le sezioni, Anna Maria Santoriello, nata felicemente alla scrittura da poco tempo e già reduce da successi e apprezzamenti. La Santoriello ha utilizzato il filo rosso del suo matrimonio, avvenuto oltre mezzo secolo fa proprio alla Basilica dell’Olmo, per raccontare con vivace senso dello humour l’imbarazzo tragicomico causatole da una confessione molto pruriginosa, come nello stile dell’epoca, ma anche per toccare con ovattata e intensa delicatezza l’emozione della cerimonia e della sua unione, che ha visto una famiglia forte e unita manche la svangante, precoce perdita di un figlio.

È new entry anche il depositario della menzione d’onore, Pasquale Di Domenico, che ha ricordato il tradizionale rito ferragostano di una messa nel cortile di casa sua paterna intorno al quadro di Maria Assunta voluto dalla madre Assunta, oggi nel paradiso della memoria ma capace di lasciare nel cuore un sorriso come quello di Maria nell’immagine.

Si è confermato alla grande, nella Poesia, il vietrese Alessandro Bruno, già vincitore lo scorso anno come galoppante talento emergente e quest’anno, dopo vittorie, riconoscimenti e pubblicazioni, oramai talento emerso, come autore in vernacolo (un panda, dati i tempi ed i suoi freschi trent’anni) vivace, originale e coinvolgente su tematiche di vario genere. La sua esecuzione della poesia vincente (‘O viento e ‘a terra d’ ‘a Maronna) rimarrà nella memoria per l’incisività del testo, la lettura “atmosferica”, la suggestione di una litania catartica scandita dal ritmo lento e incalzante della tammorra di Cristian Brucale, giovane cantautore vietrese, recentemente premiato a Napoli direttamente dal grande Mogol.

Come Alessandro Bruno, non si ferma nella sua ascesa neanche Stefania Siani, segnalata al merito lo scorso anno e ora seconda con una poesia ad alto tasso di concentrata intensità, in cui con poche ma taglienti pennellate esprime il rimpianto, suo ma estensibile a tanti altri esseri umani, per non aver saputo aprire il cuore alla madre quando era in vita e per essere impotente a farlo ora che lei non c’è più.

Il premio speciale della Giuria è andato ad un’altra giovane emergente-emersa, Iolanda Della Monica, studentessa di teologia, volontaria di solidarietà, che ha invocato il sorriso liberatorio di Maria verso tanti peccati sociali della nostra epoca, enunciati con strofe incalzanti ed emozionate.

Tra i segnalati a vario titolo, ci piace ricordare sia Carla Pappalardo (new entry e sorella di Angela) autrice di una suadente lirica stile vintage basata sulla comparazione tra il sorriso di Maria e quello di sua madre, sia tre cari amici dell’Olmo, già pluripremiati nelle scorse edizioni: il maestro Giuseppe Siani, che prospetta come il sogno primario di Dio un mondo senza lacrime né “figli inchiodati a liquide croci”; Carla D’Alessandro, che ha innalzato a Maria un inno devozionale di calda intensità, e Iosefina Citro, che ha narrato in versi una storia-parabola su un incontro diretto con Maria e il suo sorriso. Segnalati infine anche il frusinate Francesco Patrizi, la salernitana Grazia Sammarco e la costaiola Maddalena Della Mura, anche lei habitué di premi in concorsi religiosi.

Il gran finale è stato dedicato, come ogni anno, alla consegna del Premio Silvio Albano, dedicato al nostro indimenticabile Padre Silvio, precocemente scomparso, destinato a testimoni attivi dell’amore e della carità evangelica. Confermando la linea dello scorso anno, è stato assegnato ad un’Associazione di volontariato,: Il Cireneo (Il cui nome evoca la figura biblica dell’uomo che si accollò la croce di Cristo per alleviarne le pene), impegnata nell’assistenza agli anziani e ai bisognosi qui nel territorio e in solidarietà a distanza in Brasile e Filippine. Vivace ed emozionante la consegna del riconoscimento, sia per la folta presenza del Gruppo, sia per il ricordo di Sidra, una delle care ospiti di Villa Serena, recentemente scomparsa alla straordinaria età di centosette anni, sia per l’energia emanata dal suo fondatore e presidente, Salvatore Costabile, sia per la poesia dedicata ad hoc da Iolanda Della Monica, una delle cirenee più giovani e attive.

Alla fine della premiazione, abbraccio generale e foto ricordo con i giurati-lettori di VersoCava presenti o assenti (Maria Alfonsina Accarino, Lucia Antico, Lucia Criscuolo, Maria Teresa Kindjarsky D’Amato, Emanuele Occhipinti, Rosanna e Teresa Rotolo, Anna Maria Violante e lo scrivente Franco Bruno Vitolo, che ha fatto anche da conduttore).

A detta di tutti i presenti, è stata una serata varia, ricca di stimoli, con recitazione ben accoppiata ai versi e qualche nota ad hoc, con molte chiavi ad apertura di cuore. Una serata che, in linea con il tema, è stata calda e “religioiosa”. Purtroppo, in controtendenza con le scarse gioie che ci vengono dalle notizie di ogni giorno e che altro che sorriso di Maria. Auguriamoci allora che questa tendenza cambi e che anche il “sorriso di Maria” abbia più ragione di essere. Per dirla con Alessandro Bruno, sarebbe quello il vero miracolo…

Il responso della Giuria

Sezione “Poesia “

  1. O viento e ‘a terra d’ ‘a Madonna, di Alessandro Bruno – Vietri sul mare

  2. Un oceano sotto la pioggia, di Stefania Siani – Cava de’ Tirreni

  3. Un viaggio d’amore, di Anna Maria Santoriello – Cava de’ Tirreni

Premio speciale della Giuria : Sorridi, Maria!, di Iolanda Della Monica – Cava de’ Tirreni

Menzioni di merito: Sorriso di mamma, di Carla Pappalardo (Cava de’ Tirreni); Son certa che sorridi, di Palma Civello (Palermo); Il sorriso di Maria, di Maddalena Della Mura (Maiori – Salerno)

Pubblicazione: La seggiola della Madonna, diJosephina Citro (Mercato San Severino – SA); Il sogno di DiodiGiuseppe Siani(Cava de’ Tirreni); Abbraccio amoroso, diCarla D’Alessandro (Nocera Inferiore – SA); Ave, immacolata,diFrancesco Patrizi(Monte S. G. Campano – Frosinone); La mia preghiera, di Grazia Sammarco (Salerno) 

Sezione “Prosa“

  1. Il sorriso di Maria attraverso frammenti di pagine ritrovate del diario di Giuseppe, suo sposo – di Palma Civello - Palermo

Un’amica per la vita – di Angela Pappalardo Cava de’ Tirreni

  1. Il sorriso di Maria, canto alla vita – di Lucia Plateroti(Casoria – Napoli)

  2. Un matrimonio… avventuroso, di Anna Maria Santoriello (Cava de’ Tirreni)

Premio speciale della Basilica dell’Olmo : Aldo, Giovanni e Giacomo, di Salvatore Palazzolo (Palermo))

Menzione di merito: Nutrirsi di nostalgia, di Pasquale Di Domenico (Montecorvino Pugliano – Salerno)

La Battaglia di Cava del ’43 sarà rievocata in Comune lunedì 10 settembre

Costituito in Provincia un Comitato dei comuni dello Sbarco.


SALERNO, EBOLI, PONTECAGNANO, VIETRI SUL MARE, CAMPAGNA, CAVA DE’ TIRRENI: rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni, personalità della cultura insieme, grazie alla meritoria iniziativa del giornalista Eduardo Scotti, di Repubblica.

Finalmente, sia pure senza finanziamenti particolari, in occasione del settacinquesimo anniversario dell’evento, si è costituito un comitato intercittadino che comprende i comuni a suo tempo coinvolti nell’Operazione Avalanche, cioè nello sbarco degli Alleati angloamericani, avvenuto nel 1943 sulla Costa salernitana e immediatamente successivo all’Armistizio dell’8 settembre, che unilateralmente rompeva l’alleanza italotedesca e faceva passare l’Italia dalla parte degli Angloamericani e i Tedeschi nel novero dei nemici in terra propria. Se pensiamo allo sfruttamento in senso positivo che i Francesi hanno fatto dello sbarco in Normandia e consideriamo che lo sfondamento delle truppe di sbarco è stato decisivo per la se sorti dell’Italia e forse della guerra stessa, ci rendiamo conto delle opportunità che si potrebbero cogliere… e anche di quelle che finora si sono perdute, con iniziative parcellizzate e frammentate. 

Momento cruciale di questo sfondamento è stata la cosiddetta Battaglia di Cava, con gli Alleati a premere dal mare e i Tedeschi a difendersi sulle colline metelliane. Giorni drammatici, giorni difficili, giorni indimenticabili. Giorni che, nella distribuzione delle date dei vari eventi (rimandiamo ad altra sede il calendario generale), saranno rievocati, con la presenza del Sindaco Vincenzo Servalli e del Coordinatore del Comitato Edoardo Scotti, a Cava lunedì 10 settembre, alle ore 18, 30, nella Sala del Consiglio Comunale, nel corso della manifestazione intitolata, appunto, “La Battaglia di Cava”.

La manifestazione, condotta dal sottoscritto scrivente, si articolerà in quattro momenti:

*Diario del ’43 – Lo sbarco in diretta -Conversazione con Gregorio Di Micco.

I giorni dello sbarco, molto difficili per la popolazione, costretta a lasciare le proprie case ed a cercare alloggi di fortuna, in un’altalena terribile di pericoli e di morte, sono stati raccontati praticamente in diretta attraverso il diario di una signora napoletana sfollata a Cava e ritrovato in casa dell’avvocato Vincenzo Mascolo dal giornalista Gregorio Di Micco e pubblicato nel suo recentissimo libro Cava 1943 – I giorni del terrore. Non solo diario e cronaca in diretta, però, ma anche uno sguardo a trecentosessanta gradi sugli eventi epocali di quei giorni, con corredo di testimonianze e carrellate di personaggi ed episodi, Mamma Lucia in testa, naturalmente. Il tutto raccontato con la cura del giornalista, la competenza dell’uomo di cultura, la chiarezza del cronista, la passione del cittadino.

*Il video di Cava Storie

Non solo storici di antico pelo ed esperienza si stanno appassionando alla ricostruzione degli eventi del secolo scorso che hanno cambiato la storia del nostro territorio, ma anche giovani ricercatori, che all’attenzione per la lettura uniscono l’abilità dei moderni supporti tecnologici. Tra questi, un gruppo che fa capo al sito web Cava Storie, per l’occasione rappresentato da Aniello Ragone, che mostrerà il promo di un docufilm sullo sbarco e ritagli di documentari da loro già realizzati sugli eventi di quegli anni.

*Verso il Museo di Mamma Lucia.

Sulla scia dell’autorizzazione a visionare il materiale giornalistico e iconografico contenuto in apposite casse di famiglia, quattro anni fa fu costituito dall’Amministrazione Comunale (allora guidata da Marco Galdi) un Comitato per il riordino e la catalogazione, in vista della realizzazione di un Museo dedicato all’amatissima “Madre dei caduti”, che in occasione della battaglia di Cava recuperò e restituì alle famiglie i corpi di oltre seicento soldati tedeschi, considerati non nemici ma “figli di mamma”. La nipote di Mamma Lucia depositaria del materiale, Lucia Apicella, e la Coordinatrice del Comitato, Beatrice Sparano, insieme con esponenti dell’Amministrazione, faranno il punto della situazione e per l’occasione sarà ancora una volta attribuito il dovuto omaggio, a parole e in video, a questa magnifica testimone di Maternità universale.

*Nina, la sposa americana

Sarà poi rievocata, attraverso un filmato realizzato in frazione Passiano in occasione del suo ritorno tra noi, avvenuto sette anni fa, la storia di Nina, la sposa americana. Una storia cominciata durante lo sbarco, nel 1943, quando Nina aveva solo nove anni e George, ventiquattrenne, era un marine di stanza a Passiano, e continuata quando George, dopo la guerra, si era mosso dall’America per venire a sposare la sua “principessa”, oramai cresciuta ma ancora un po’ “smarrita” dagli eventi.

Quando nel 1951, a Passiano, Nina e George si sposarono, tutta Cava e tanta parte dell’Italia e degli Stati Uniti parteciparono all’evento. Mille e mille persone raccolte davanti alla Chiesa e sotto il balcone del Dopolavoro, reportage fotografici su “Il tempo illustrato”, “La settimana Incom”, perfino l’americana “Life”, addirittura la sceneggiatura di un film da girare con la regia di Corbucci. Era, pur se tra tante contraddizioni, la materializzazione del sogno americano per l’Italia povera di allora. George è scomparso da qualche anno e Nina, fresca ancora della sua bellezza di sempre, di cuore, di sorriso e di pelle, oggi vive in California con i suoi tre figli ed è in continuo contatto con la nostra città, che è rimasta “sua” fin nel profondo dell’anima. 

Insomma, un poker di servizi di ampio ventaglio di interesse, che non si esauriranno però nel solo 10 settembre, ma proseguiranno nel corso dell’anno, essendo i protagonisti disponibili a fare giri itineranti nelle scuole, per mostrare quel sapore della storia e delle radici che è necessario come il pane per l’identità delle nuove generazioni, un pane che però troppo spesso è lasciato nella madia con tanta muffa e poco lievito. Che sia finalmente l’inizio di una giusta “cottura” di questo saporitissimo cibo della mente?.

Rossiniana: aria di commiato e arie di festa per una grande chiusura delle Corti dell’Arte

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Scrivere dell’ultima serata delle Corti dell’Arte mette sempre una certa tristezza. Ci accoglie, nella Corte del Teatro comunale, Eufemia Filoselli; il suo benvenuto sottolinea qualche sedia stranamente vuota, ma il cambio di data ha causato qualche defezione forzata, anche se si è comunque in tanti.

Eufemia stasera avrà un ruolo particolare. La sua presenza discreta, durante tutta la manifestazione, è sempre segno di una competenza profonda, di un amore verso il mondo della musica e di sentito rispetto per il grande lavoro che c’è alle spalle di quanto noi veniamo ad apprezzare stando comodamente seduti. Eppure stasera ci darà qualcosa di più.

Per l’ultima rappresentazione c’è anche la presenza del sindaco Vincenzo Servalli che, nel saluto, sottolinea la grande riconoscenza per la famiglia Cavaliere, a papà Felice per quanto già fatto, e al figlio Giuliano per quello che farà in futuro. Entrambi artefici di una manifestazione che negli anni ha dato, a Cava, un ruolo prestigioso a livello internazionale nel campo musicale.

Rossiniana è il titolo della serata. Grande dedica per celebrare il 150° anniversario della morte di Gioacchino Rossini e qui entra in scena Eufemia, anche senza mai salire sul palco. Ci parla del compositore, della sua capacità di scrivere opere buffe ma non solo; della sua passione per la realizzazione di ricette che dedicava agli amici ma senza mangiare. Del suo soprannome, “il tedeschino” , per il paragone con Mozart e dell’esistenza di un crescendo Rossiniano. Di quanto disegnatori e pittori, si siano ispirati al suo volto per numerosi ritratti e caricature. Insomma, una panoramica per introdurci al personaggio e alla serata dedicata al belcanto, tecnica tipicamente italiana, che permise ai compositori di scrivere testi adatti a disciplinare il canto per meglio adattarsi alle opere stesse.

E anche qui si sottolinea l’importanza dei corsi dell’Accademia Jacopo Napoli; è proprio grazie a questi perfezionamenti che si possono realizzare serate come quella che seguiremo. E se davvero Cava saprà adeguarsi a questa eccellenza, regalandole spazi idonei, allora, con la presenza di orchestre e cori, si potrà avvicinare ancora più pubblico alle opere dei grandi artisti del passato, che hanno però tracciato una strada maestra per la nostra formazione.

Sarà dunque la voce di Eufemia, negli intervalli tra le varie arie scelte da diverse opere, a portarci per mano in questo cammino, studiato dal maestro Enzo Di Matteo, accompagnato al piano da Luigi Maresca.

Paolo Visentin, baritono, è l’interprete della prima aria: “Medaglie incomparabili”, tratta da Il viaggio a Reims. Viaggio che molti nobili e corti al seguito intrapresero per seguire l’incoronazione di Carlo X.

Visentin è giovane già conosciuto e apprezzato dal pubblico della Corti, per la capacità di dare, nel canto, tutte le varie inflessioni tipiche delle lingue che cita, dallo spagnolo, al polacco, al francese, al tedesco, al russo: bellissimo effetto.

La voce narrante ci presenta la seconda aria, “Come tacer” , tratta dall’opera La Cambiale di matrimonio e scritta da Rossini a soli diciotto anni. La interpreta il soprano Angelica DIsanto. C’è una così intensa partecipazione da diventare recitazione. Si canta un sentimento, uno stato d’animo e non può essere solo una questione di voce, che è comunque bellissima. Segue perfettamente l’andare del pianoforte, sono sulla stessa lunghezza d’onda, e quando arrivano al finale, incantevole, la voce si trasforma in musica.

Le prossime tre arie arrivano da Il Barbiere di Siviglia. In successione “Il vecchiotto cerca moglie” interpretata da Anna Facciolo, soprano; poi “La calunnia” con il basso Vito Difonzo e “Una voce poco fa” del soprano Erika Liuzzi, anche lei già seguita negli anni passati.

Quando si passa a La Cenerentola, Eufemia ricorda che fu un successo generale, l’unica voce fuori dal coro fu quella di Stendhal. L’aria è “Sia qualunque delle figlie” e ritorna Paolo Visentin, accompagnato in scena dalle colleghe che lo aiutano nella rappresentazione. Quando scende dal palco e canta in mezzo a noi, ci permette di apprezzare ancora più da vicino la perfetta padronanza della dizione e una scioltezza quasi sorprendente.

Sul Don Pasquale di Donizetti, Eufemia sottolinea ancora il belcanto e le trame che hanno accoppiato versi e musica. È una prerogativa tutta italiana ed è per questo che vengono qui a studiare da tutto il mondo.

È poi la volta di “Pronta io son”, con Erika Liuzzi e Paolo Visentin. Coppia ben affiatata, che abbina la grande voce e la grande capacità espressiva.

Da Offenbach, autore de I racconti di Hoffman, l’aria della “Bambola”, con Fabrizia Spada soprano. Viene “consegnata” al palco come un pacco e messa lì al centro. Carinissima nel vestitino corto rosso, e bellissima quando si spegne e il suo “guardiano” la rimette in movimento. La riporta via come l’aveva introdotta, come un sacco, ma lei, a sua insaputa, ci saluta birbona!

Torna Rossini con La Danza, che è in realtà una tarantella. Di nuovo Angelica Disanto, e di nuovo a creare atmosfere romantiche con l’ombrellino ricamato.

Ultimo pezzo. Eufemia ancora una volta ci spiega anche la scelta del brano, perché “…noi crediamo alle fiabe e al lieto fine. Le Corti dell’Arte hanno sempre un lieto fine e voi (noi pubblico), siete la certezza che quanto facciamo viene apprezzato”

Da La Cenerentola, “Non più mesta”, affidata a Erika Liuzzi, anche se arrivano tutti sul palco. Tutti per amplificare l’esibizione di una. Fanno il coro ed è un bellissimo effetto. Che sia un’anticipazione di quanto auspicato all’inizio? Loro, il piano e un sogno che si realizza.

Per gli applausi finali, meritatissimi, arrivano anche il pianista Luigi Maresca e il maestro Enzo Di Matteo. Eufemia ne approfitta per un ultimo saluto a chi ha permesso ancora una volta tanto raffinato lavoro, con il dovuto augurio che Cava sappia mantenere e soddisfare la sua grande tradizione.

Noi pure salutiamo e ringraziamo. Chi è stato dietro le quinte, chi ci ha portati per mano, i grandi maestri che ci hanno regalato le loro splendide performance.

Sarà lungo un altro anno per poterli ritrovare tutti; compagna della nostra attesa, la certezza di trovare ancora meravigliosa musica e professionalità.

Salerno on stage: dal 7 settembre uno stage per i migliori talenti e un Concorso di danza

tp-locandina-salernonstage-salerno-settembre-2018-vivimediaSALERNO. L’associazione culturale TP Dance Events ha creato una preziosa occasione d’incontro con i migliori professionisti del mondo della danza e dello spettacolo. La manifestazione “SalernOnstage” patrocinata dal comune di Salerno e dal comune di Pontecagnano Faiano (SA) , è un evento alla sua prima edizione realizzato con l’obiettivo di unire la vitalità dello “Stage” alla competizione del “Concorso “. Una grande opportunità di aggregazione per tutti i giovani danzatori interessati a perfezionare la tecnica, sperimentare le capacità creative, misurarsi davanti a una giuria d’eccezione. Appuntamento al 7 settembre per tre giorni intensi tra stage e concorso, con la direzione artistica di Mauro Mosconi, ballerino, coreografo e giudice di “Amici.

lo stage, tenuto da maestri di chiara fama quali Mauro Mosconi, Bill Goodson, Claudia Rossi, Fabrizio Bartoli, Fernando Lazaro, Veronica Peparini, Eugenio Buratti, vedrà tutti i partecipanti impegnati in lezioni di vario livello, (principiante, intermedio, avanzato) di danza classica, moderna, contemporanea e hip hop.
Le due giornate si svolgeranno negli spazi attrezzati dalla Masseria Casella.
Domenica 9 settembre 2018, sarà invece il turno del teatro Augusteo di Salerno, dove si ritroveranno i partecipanti al “Primo Concorso Internazionale di Danza SalernOnstage 2018″. 
Il Concorso è aperto a tutti i danzatori non professionisti. I partecipanti avranno l’occasione di esibirsi davanti a una giuria d’eccezione formata dallo staff di SalernOnstage.
“Siamo molto soddisfatti del fatto che il nostro progetto stia riscuotendo successo già dalla prima edizione, – spiegano gli organizzatori –  . L’interesse riscontrato sui social, le numerose richieste di partecipazione allo stage, le adesioni al concorso “Best Talents”, giunte da tutta Italia, ci hanno sorpresi positivamente. Questo grazie anche alla collaborazione di un illustre corpo insegnante, maestri pronti ad offrire ai partecipanti l’opportunità di immergersi nelle molte novità riguardanti la danza classica, moderna, contemporanea”. La Tp Dance Events ha creato un “premio speciale” unico, diretto a riconoscere e valorizzare soprattutto il talento dei giovani. “ Con il premio Best Talents vogliamo ritornare a parlare di grandi sogni, di quelli che si fanno strada con impegno, determinazione e talento –  affermano gli organizzatori – “ . È dunque ancora possibile (viste le numerose richieste pervenuteci al rientro dalle vacanze) iscriversi sia al concorso che allo stage. Di seguito ricordiamo le date.

Stage dal 7 all’ 8 settembre 2018 presso la Masseria Casella
Concorso 9 settembre 2018 presso il teatro Augusteo di Salerno

Info e iscrizioni – sito www.tpdanceevents.it –  pagina Facebook : Tp Danceevents cliccando sull’evento SalernOnstage Concorso e Stage di Danza.

Vi aspettiamo!