cultura & sociale

 

Esito felice per il Concorso “Maria SS. Dell’Olmo”

 Il Premio “Silvio Albano” all’Associazione “Il Cireneo”


Ancora una volta tradizione, novità, varietà e qualità hanno caratterizzato il Concorso di Poesia e Prosa religiosa Maria SS. Dell’Olmo, giunto alla tredicesima e, sotto la guida del Rettore Padre Adriano Castagna e del Parroco Padre Giuseppe Ragalmuto,  indetto dal Convento dei Padri Filippini della Basilica dell’Olmo di Cava de’ Tirreni, la cui premiazione, riguardante opere incentrate sul tema “Maria madre del sorriso”, si è svolta mercoledì 5 settembre 2018, all’interno della storica Chiesa.

È un evento radicato in un ampio territorio, tanto è vero che ci sono stati vincitori assoluti anche dalla Lombardia, dall’Emilia Romagna, dalla Puglia, oltre che da quella Sicilia che, grazie all’opera meritoria di apostolato svolta a suo tempo a Palermo dai cari e indimenticati Padre Silvio Albano e Raffaele Spiezia, è diventata “sorella della basilica”. Una Sicilia vincente, grazie a Palma Civello, giunta alla sua quinta palma consecutiva: segnalata nella Poesia (con una lirica che esalta la forza consolatrice e la maternità universale di Maria al di là degli stessi demeriti di noi mortali) e prima ex aequo nella Prosa, con una spiazzante rielaborazione della maternità di Maria vissuta con gli occhi di Giuseppe e di Maria-moglie. Una Sicilia vincente grazie anche all’amico Toti Palazzolo, palermitano di vita quotidiana ma parrocchiano onorario della Basilica, che ha raccontato una bella storia di integrazione di tre extracomunitari in un quartiere difficile della sua Palermo.

La principale novità è consistita nella presenza vincente di nuovi concorrenti di qualità sia tra i partecipanti sia tra i premiati. Su tutti, la cavese Angela Pappalardo, che ha vinto (ex aequo con Palma Civello) il primo premio nella Sezione Prosa raccontando con calore umano e passione di fede la storia di un aborto felicemente evitato grazie ad un recupero della coscienza favorito da una militante del Movimento per la Vita ed all’illuminazione proveniente dal contatto emozionale con una Madonnina posta nell’Ospedale. L’argomento è presente anche nel racconto secondo classificato, in cui la casoriese Lucia Plateroti ha rievocato un episodio di vita familiare, che poi ha dichiarato come autobiografico, emozionandosi ed emozionando nell’evocazione di una gravidanza precoce e di un nipote carissimo e bellissimo, oggi ventenne, preservato dall’aborto grazie all’amore che animava i due genitori ed anche all’intercessione della nonna, sostenuta dalla sua fede mariana.

È una new entry anche la terza classificata in entrambe le sezioni, Anna Maria Santoriello, nata felicemente alla scrittura da poco tempo e già reduce da successi e apprezzamenti. La Santoriello ha utilizzato il filo rosso del suo matrimonio, avvenuto oltre mezzo secolo fa proprio alla Basilica dell’Olmo, per raccontare con vivace senso dello humour l’imbarazzo tragicomico causatole da una confessione molto pruriginosa, come nello stile dell’epoca, ma anche per toccare con ovattata e intensa delicatezza l’emozione della cerimonia e della sua unione, che ha visto una famiglia forte e unita manche la svangante, precoce perdita di un figlio.

È new entry anche il depositario della menzione d’onore, Pasquale Di Domenico, che ha ricordato il tradizionale rito ferragostano di una messa nel cortile di casa sua paterna intorno al quadro di Maria Assunta voluto dalla madre Assunta, oggi nel paradiso della memoria ma capace di lasciare nel cuore un sorriso come quello di Maria nell’immagine.

Si è confermato alla grande, nella Poesia, il vietrese Alessandro Bruno, già vincitore lo scorso anno come galoppante talento emergente e quest’anno, dopo vittorie, riconoscimenti e pubblicazioni, oramai talento emerso, come autore in vernacolo (un panda, dati i tempi ed i suoi freschi trent’anni) vivace, originale e coinvolgente su tematiche di vario genere. La sua esecuzione della poesia vincente (‘O viento e ‘a terra d’ ‘a Maronna) rimarrà nella memoria per l’incisività del testo, la lettura “atmosferica”, la suggestione di una litania catartica scandita dal ritmo lento e incalzante della tammorra di Cristian Brucale, giovane cantautore vietrese, recentemente premiato a Napoli direttamente dal grande Mogol.

Come Alessandro Bruno, non si ferma nella sua ascesa neanche Stefania Siani, segnalata al merito lo scorso anno e ora seconda con una poesia ad alto tasso di concentrata intensità, in cui con poche ma taglienti pennellate esprime il rimpianto, suo ma estensibile a tanti altri esseri umani, per non aver saputo aprire il cuore alla madre quando era in vita e per essere impotente a farlo ora che lei non c’è più.

Il premio speciale della Giuria è andato ad un’altra giovane emergente-emersa, Iolanda Della Monica, studentessa di teologia, volontaria di solidarietà, che ha invocato il sorriso liberatorio di Maria verso tanti peccati sociali della nostra epoca, enunciati con strofe incalzanti ed emozionate.

Tra i segnalati a vario titolo, ci piace ricordare sia Carla Pappalardo (new entry e sorella di Angela) autrice di una suadente lirica stile vintage basata sulla comparazione tra il sorriso di Maria e quello di sua madre, sia tre cari amici dell’Olmo, già pluripremiati nelle scorse edizioni: il maestro Giuseppe Siani, che prospetta come il sogno primario di Dio un mondo senza lacrime né “figli inchiodati a liquide croci”; Carla D’Alessandro, che ha innalzato a Maria un inno devozionale di calda intensità, e Iosefina Citro, che ha narrato in versi una storia-parabola su un incontro diretto con Maria e il suo sorriso. Segnalati infine anche il frusinate Francesco Patrizi, la salernitana Grazia Sammarco e la costaiola Maddalena Della Mura, anche lei habitué di premi in concorsi religiosi.

Il gran finale è stato dedicato, come ogni anno, alla consegna del Premio Silvio Albano, dedicato al nostro indimenticabile Padre Silvio, precocemente scomparso, destinato a testimoni attivi dell’amore e della carità evangelica. Confermando la linea dello scorso anno, è stato assegnato ad un’Associazione di volontariato,: Il Cireneo (Il cui nome evoca la figura biblica dell’uomo che si accollò la croce di Cristo per alleviarne le pene), impegnata nell’assistenza agli anziani e ai bisognosi qui nel territorio e in solidarietà a distanza in Brasile e Filippine. Vivace ed emozionante la consegna del riconoscimento, sia per la folta presenza del Gruppo, sia per il ricordo di Sidra, una delle care ospiti di Villa Serena, recentemente scomparsa alla straordinaria età di centosette anni, sia per l’energia emanata dal suo fondatore e presidente, Salvatore Costabile, sia per la poesia dedicata ad hoc da Iolanda Della Monica, una delle cirenee più giovani e attive.

Alla fine della premiazione, abbraccio generale e foto ricordo con i giurati-lettori di VersoCava presenti o assenti (Maria Alfonsina Accarino, Lucia Antico, Lucia Criscuolo, Maria Teresa Kindjarsky D’Amato, Emanuele Occhipinti, Rosanna e Teresa Rotolo, Anna Maria Violante e lo scrivente Franco Bruno Vitolo, che ha fatto anche da conduttore).

A detta di tutti i presenti, è stata una serata varia, ricca di stimoli, con recitazione ben accoppiata ai versi e qualche nota ad hoc, con molte chiavi ad apertura di cuore. Una serata che, in linea con il tema, è stata calda e “religioiosa”. Purtroppo, in controtendenza con le scarse gioie che ci vengono dalle notizie di ogni giorno e che altro che sorriso di Maria. Auguriamoci allora che questa tendenza cambi e che anche il “sorriso di Maria” abbia più ragione di essere. Per dirla con Alessandro Bruno, sarebbe quello il vero miracolo…

Il responso della Giuria

Sezione “Poesia “

  1. O viento e ‘a terra d’ ‘a Madonna, di Alessandro Bruno – Vietri sul mare

  2. Un oceano sotto la pioggia, di Stefania Siani – Cava de’ Tirreni

  3. Un viaggio d’amore, di Anna Maria Santoriello – Cava de’ Tirreni

Premio speciale della Giuria : Sorridi, Maria!, di Iolanda Della Monica – Cava de’ Tirreni

Menzioni di merito: Sorriso di mamma, di Carla Pappalardo (Cava de’ Tirreni); Son certa che sorridi, di Palma Civello (Palermo); Il sorriso di Maria, di Maddalena Della Mura (Maiori – Salerno)

Pubblicazione: La seggiola della Madonna, diJosephina Citro (Mercato San Severino – SA); Il sogno di DiodiGiuseppe Siani(Cava de’ Tirreni); Abbraccio amoroso, diCarla D’Alessandro (Nocera Inferiore – SA); Ave, immacolata,diFrancesco Patrizi(Monte S. G. Campano – Frosinone); La mia preghiera, di Grazia Sammarco (Salerno) 

Sezione “Prosa“

  1. Il sorriso di Maria attraverso frammenti di pagine ritrovate del diario di Giuseppe, suo sposo – di Palma Civello - Palermo

Un’amica per la vita – di Angela Pappalardo Cava de’ Tirreni

  1. Il sorriso di Maria, canto alla vita – di Lucia Plateroti(Casoria – Napoli)

  2. Un matrimonio… avventuroso, di Anna Maria Santoriello (Cava de’ Tirreni)

Premio speciale della Basilica dell’Olmo : Aldo, Giovanni e Giacomo, di Salvatore Palazzolo (Palermo))

Menzione di merito: Nutrirsi di nostalgia, di Pasquale Di Domenico (Montecorvino Pugliano – Salerno)

La Battaglia di Cava del ’43 sarà rievocata in Comune lunedì 10 settembre

Costituito in Provincia un Comitato dei comuni dello Sbarco.


SALERNO, EBOLI, PONTECAGNANO, VIETRI SUL MARE, CAMPAGNA, CAVA DE’ TIRRENI: rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni, personalità della cultura insieme, grazie alla meritoria iniziativa del giornalista Eduardo Scotti, di Repubblica.

Finalmente, sia pure senza finanziamenti particolari, in occasione del settacinquesimo anniversario dell’evento, si è costituito un comitato intercittadino che comprende i comuni a suo tempo coinvolti nell’Operazione Avalanche, cioè nello sbarco degli Alleati angloamericani, avvenuto nel 1943 sulla Costa salernitana e immediatamente successivo all’Armistizio dell’8 settembre, che unilateralmente rompeva l’alleanza italotedesca e faceva passare l’Italia dalla parte degli Angloamericani e i Tedeschi nel novero dei nemici in terra propria. Se pensiamo allo sfruttamento in senso positivo che i Francesi hanno fatto dello sbarco in Normandia e consideriamo che lo sfondamento delle truppe di sbarco è stato decisivo per la se sorti dell’Italia e forse della guerra stessa, ci rendiamo conto delle opportunità che si potrebbero cogliere… e anche di quelle che finora si sono perdute, con iniziative parcellizzate e frammentate. 

Momento cruciale di questo sfondamento è stata la cosiddetta Battaglia di Cava, con gli Alleati a premere dal mare e i Tedeschi a difendersi sulle colline metelliane. Giorni drammatici, giorni difficili, giorni indimenticabili. Giorni che, nella distribuzione delle date dei vari eventi (rimandiamo ad altra sede il calendario generale), saranno rievocati, con la presenza del Sindaco Vincenzo Servalli e del Coordinatore del Comitato Edoardo Scotti, a Cava lunedì 10 settembre, alle ore 18, 30, nella Sala del Consiglio Comunale, nel corso della manifestazione intitolata, appunto, “La Battaglia di Cava”.

La manifestazione, condotta dal sottoscritto scrivente, si articolerà in quattro momenti:

*Diario del ’43 – Lo sbarco in diretta -Conversazione con Gregorio Di Micco.

I giorni dello sbarco, molto difficili per la popolazione, costretta a lasciare le proprie case ed a cercare alloggi di fortuna, in un’altalena terribile di pericoli e di morte, sono stati raccontati praticamente in diretta attraverso il diario di una signora napoletana sfollata a Cava e ritrovato in casa dell’avvocato Vincenzo Mascolo dal giornalista Gregorio Di Micco e pubblicato nel suo recentissimo libro Cava 1943 – I giorni del terrore. Non solo diario e cronaca in diretta, però, ma anche uno sguardo a trecentosessanta gradi sugli eventi epocali di quei giorni, con corredo di testimonianze e carrellate di personaggi ed episodi, Mamma Lucia in testa, naturalmente. Il tutto raccontato con la cura del giornalista, la competenza dell’uomo di cultura, la chiarezza del cronista, la passione del cittadino.

*Il video di Cava Storie

Non solo storici di antico pelo ed esperienza si stanno appassionando alla ricostruzione degli eventi del secolo scorso che hanno cambiato la storia del nostro territorio, ma anche giovani ricercatori, che all’attenzione per la lettura uniscono l’abilità dei moderni supporti tecnologici. Tra questi, un gruppo che fa capo al sito web Cava Storie, per l’occasione rappresentato da Aniello Ragone, che mostrerà il promo di un docufilm sullo sbarco e ritagli di documentari da loro già realizzati sugli eventi di quegli anni.

*Verso il Museo di Mamma Lucia.

Sulla scia dell’autorizzazione a visionare il materiale giornalistico e iconografico contenuto in apposite casse di famiglia, quattro anni fa fu costituito dall’Amministrazione Comunale (allora guidata da Marco Galdi) un Comitato per il riordino e la catalogazione, in vista della realizzazione di un Museo dedicato all’amatissima “Madre dei caduti”, che in occasione della battaglia di Cava recuperò e restituì alle famiglie i corpi di oltre seicento soldati tedeschi, considerati non nemici ma “figli di mamma”. La nipote di Mamma Lucia depositaria del materiale, Lucia Apicella, e la Coordinatrice del Comitato, Beatrice Sparano, insieme con esponenti dell’Amministrazione, faranno il punto della situazione e per l’occasione sarà ancora una volta attribuito il dovuto omaggio, a parole e in video, a questa magnifica testimone di Maternità universale.

*Nina, la sposa americana

Sarà poi rievocata, attraverso un filmato realizzato in frazione Passiano in occasione del suo ritorno tra noi, avvenuto sette anni fa, la storia di Nina, la sposa americana. Una storia cominciata durante lo sbarco, nel 1943, quando Nina aveva solo nove anni e George, ventiquattrenne, era un marine di stanza a Passiano, e continuata quando George, dopo la guerra, si era mosso dall’America per venire a sposare la sua “principessa”, oramai cresciuta ma ancora un po’ “smarrita” dagli eventi.

Quando nel 1951, a Passiano, Nina e George si sposarono, tutta Cava e tanta parte dell’Italia e degli Stati Uniti parteciparono all’evento. Mille e mille persone raccolte davanti alla Chiesa e sotto il balcone del Dopolavoro, reportage fotografici su “Il tempo illustrato”, “La settimana Incom”, perfino l’americana “Life”, addirittura la sceneggiatura di un film da girare con la regia di Corbucci. Era, pur se tra tante contraddizioni, la materializzazione del sogno americano per l’Italia povera di allora. George è scomparso da qualche anno e Nina, fresca ancora della sua bellezza di sempre, di cuore, di sorriso e di pelle, oggi vive in California con i suoi tre figli ed è in continuo contatto con la nostra città, che è rimasta “sua” fin nel profondo dell’anima. 

Insomma, un poker di servizi di ampio ventaglio di interesse, che non si esauriranno però nel solo 10 settembre, ma proseguiranno nel corso dell’anno, essendo i protagonisti disponibili a fare giri itineranti nelle scuole, per mostrare quel sapore della storia e delle radici che è necessario come il pane per l’identità delle nuove generazioni, un pane che però troppo spesso è lasciato nella madia con tanta muffa e poco lievito. Che sia finalmente l’inizio di una giusta “cottura” di questo saporitissimo cibo della mente?.

Il Museo dello Sbarco, un tesoro da far conoscere … e da proteggere

Cronaca di una visita in un luogo della storia che vive solo grazie al volontariato


SALERNO. L’invito a visitare il Museo dello Sbarco, a Salerno, arriva improvviso, solo poche ore fa. Ma non c’è bisogno di riflettere su una proposta del genere, si accetta e basta. Per me che amo la storia, in particolare la II Guerra mondiale, non c’è da scegliere, si va.

Ad accoglierci il Presidente del Museo, Antonio Palo, che sarà anche il nostro speciale Cicerone.

La piantina del Museo ci obbliga in una direzione, perché ci sono eventi cronologici che vanno sottolineati, come racconta la prima foto manifesto, che riporta la frase di Jack Belden corrispondente di “Life”, la rivista che diede inizio, di fatto, alla diretta dal fronte. È anche grazie a loro che si possono oggi raccontare momenti particolari che hanno segnato quei giorni che avrebbero dato l’esito che conosciamo a quella che davvero ha meritato, purtroppo, la definizione di Guerra Mondiale. Il numero di civili caduti, testimoniano di come si sia combattuto ben oltre le linee di trincea.

Siamo pochi e tutti seguiamo attenti le parole del direttore Palo, ma quello che rapisce la mia attenzione, oltre al già indicato interesse per la materia, è la luce che gli brilla negli occhi. Il Museo, come scoprirò a breve, è di fatto un’iniziativa privata, il lavoro di raccolta, di allestimento e di catalogazione è frutto di una loro passione e non di un’iniziativa Comunale. A me è sembrato strano, a voi non so che effetto fa.

In questa gigantesca sala, come si mostra dopo il breve angolo d’ingresso, c’è un pezzo della storia non solo di Salerno, né d’Italia, ma del mondo intero. Tutto è cambiato dopo quel conflitto, forse quello che non è rimasto è proprio la Memoria. Quella Memoria fondamentale che andrebbe tutelata dalle Istituzioni, ma che invece viene lasciata spesso sbiadire. Ed ecco allora che il lavoro di persone come Antonio Palo e dei suoi collaboratori, diventa servizio per la comunità, diventa rispetto per l’Umanità.

Sono tanti i dettagli che ci ha svelato, come la storia di “Ciccio ‘u ferroviere”, che non è il capostazione della strada ferrata, ma il nomignolo affibbiato all’aereo ricognitore, il “Mosquito”, che aveva sorvolato per tantissime sere il cielo salernitano senza mai agire, e per questo considerato quasi un appuntamento quotidiano, come quello del treno alla stazione. Sarà proprio lui intanto, la sera del 20 giugno del 1943, a sganciare la prima bomba su una Salerno che si era considerata molto fortunata rispetto alla vicina Napoli, che di bombardamenti ne aveva subiti tantissimi, tanto da contare, a fine guerra, un numero di morti tra i più alti della Nazione.

Fu così che anche il nostro cielo conobbe “la morte che arriva dall’alto”, in un periodo relativamente breve, ma che riuscì a segnare i destini di tantissime famiglie.

Palo ci mostra foto che ritraggono immagini di macerie che lasciano spazio a palazzi intatti che riconosciamo ancora presenti ai nostri giorni, o come la statua antistante la Stazione, che però risultava già monca della Vittoria Alata, opera in ferro staccata nel ’41 durante la raccolta di metallo per il conflitto.

Ogni tappa davanti alle foto è occasione di aneddoti, come quando ci racconta del bombardamento su Battipaglia, giovane città nata solo nel 1926 e definita la Guernica d’Italia, per la violenza con cui fu colpita vista l’importanza del suo nodo ferroviario. A differenza della vicina Eboli che ne subì uno soltanto.

Ci parla di Montecassino, bombardata su preciso volere di uno degli alleati perché convinto che vi fossero all’interno i tedeschi, mentre furono oltre 250 civili a perdervi la vita, diventando poi comodo rifugio per i tedeschi che riuscirono a sfruttare le macerie del Monastero per resistere alle truppe alleate.

Ma quei giorni frenetici fecero da sfondo a cambiamenti importanti. La vita politica si spostò nella provincia campana che fu eletta capitale e nelle nostre città si ebbero residenze famose, come quelle del Presidente Badoglio a Cava, o del re in persona, a Ravello.

Davanti alla mappa delle manovre organizzate dagli alleati per arrivare “nel ventre molle di Hitler”, come Churchill definì l’Italia, mi sento un po’ soldato anche io. Immagino le tensioni di quelle strategie che in realtà non furono così oculate. Il generale Patton ebbe a dire che se fosse stato un semplice sergente tedesco, avrebbe saputo come ributtare a mare gli alleati. E questa eventualità davvero stava per realizzarsi, perché il territorio salernitano, con tutte le montagne che si trovano alle sue spalle, offriva alle truppe tedesche una grande copertura per la controffensiva. Fu solo grazie alla collaborazione con le truppe di terra e aeree che gli uomini di Clark riuscirono a mantenere la posizione.

Dovunque guardiamo c’è un’atmosfera quasi irreale. Dalle divise originali di paracadutisti e ufficiali, dalle bombe, agli attrezzi, al cannone ritrovato in tempi recentissimi durante gli scavi del Crescent, tutto ci trasporta dentro un’atmosfera irreale. La terra su cui sono posti quegli oggetti, sembra avere ancora l’odore della polvere da sparo, delle lacrime e della morte che li accompagnavano.

Curiosi guardiamo le pagine dei giornali dell’epoca, la comparsa della Coca Cola, “le prime bollicine” assaporate e le scatole di sigarette e medaglie e documenti e una Bibbia e tante vite passate troppo in fretta sotto i colpi di una follia senza fine.

Ma il giro continua: i manifesti con i ministri del nuovo governo, nomi storici, da De Gasperi a Togliatti, Croce ai due futuri presidenti Saragat e Gronchi, ci guardano dalle pareti, ma non sono immobili. In loro vibra ancora lo spirito, il desiderio di un cambiamento che oggi sembra più lontano di allora.

E poi ancora foto di quel lontano 1944, con l’eruzione del Vesuvio che rese Salerno completamente nera di lapilli, o il famoso e occultato treno per Balvano, che con quasi 600 morti, rimane una delle sciagure più gravi nell’ambito ferroviario della nostra storia.

Ma ci sono anche due giovani sposi che attraversano le macerie, a testimonianza di come si debba sempre guardare al futuro.

E poi, i ricordi di Henry Blisset, ufficiale inglese, regalati al Museo dal figlio, che ha arricchito la collezione con pezzi pregiati, come il diario dei Commandos, pezzo unico al mondo. Ma anche tanti ricordi della vita da civile, tramandati a voce per testimoniare come esperienze così gravi come la guerra ti segnano per sempre.

Non vi racconterò tutti i segreti che abbiamo scoperto, vorrei che in voi nascesse la giusta curiosità per andare a verificare di persona, ma un’ultima cosa ve la dico.

All’uscita, quando ci ritroviamo di nuovo “in libertà”, guadiamo due ultimi pezzi: un cannone e un carro merci.

Su quest’ultimo c’è una scritta, sbiadita ma ancora leggibile “Cavalli 8 – Uomini 40”. Questo il potenziale, in realtà in carri come questi sono state trasportate fino a 100 persone per viaggi con destinazione allora ignota a porte piombate. Con loro un bidone per l’acqua, uno per i bisogni fisici. Chi non sopravviveva, ed erano tanti, diventava seduta più morbida per chi resisteva.

Noi andiamo via. Torniamo a casa in macchina, con il nostro spazio. Non è quella la nostra realtà e vorremmo sperare che non lo sia per nessuno, ma quando sei in compagnia di teste pensanti, alle tue riflessioni aggiungi le loro.

E non possiamo non immaginare quei bombardamenti che vediamo di sfuggita nei servizi dei TG, quelli che ci colpiscono solo per pochi attimi, quelli che possiamo cancellare col tasto del telecomando. Non possiamo non sottolineare come la paura di pochi giorni ha segnato intere generazioni, figurarsi chi da anni vive quotidianamente quella condizione.

Memoria è stata una delle prime parole che Palo ha pronunciato. Memoria è anche quella che voglio lasciare qui alla fine di questi pensieri. Non cancelliamo le nostre origini, non evitiamo di scoprire la nostra storia, non permettiamo a qualcuno di farci credere che non serve conoscere il nostro passato. Quel passato ci ha consegnato il mondo in cui viviamo e se non ne siamo contenti, dobbiamo guardare indietro e capire quali sono stati gli errori, per non ripeterli ancora, per poter essere migliori, per poter creare nuove opportunità non solo nuovi guadagni. La guerra è solo interesse economico, non cercate mai di nascondere questa parola dietro un sentimento di umanità.

Il tanto atteso sviluppo per “La Nostra Famiglia” di Cava de’ Tirreni

Nei giorni scorsi hanno preso il via i lavori per l’ampliamento del Centro di Riabilitazione “La Nostra Famiglia” di Cava de’ Tirreni (Sa). In un’area di 6200 mq sorgerà una nuova struttura, dotata di spazi moderni e accessibili per la cura e la riabilitazione di bambini con disabilità fisiche, psichiche e sensoriali. Il 12 settembre la posa della prima pietra.


la-nostra-famiglia-ex-hotel-due-torri-demolizione-cava-de-tirreni-luglio-2018-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Dal 1976 fino ad oggi “La Nostra Famiglia” di Cava de’ Tirreni (Sa) ha accolto presso il Centro di Riabilitazione di via Marghieri, in Villa Ricciardi, più di 2000 utenti. I bambini provengono da tutte le province del territorio regionale. Per poter rispondere ancora meglio ai bisogni delle famiglie e dei bambini del territorio campano, l’Associazione ha deciso di realizzare una nuova struttura, dove verranno trasferite tutte le attività riabilitative ambulatoriali.

Il servizio in diurnato, invece, continuerà a svolgersi in Villa Ricciardi, dove i bambini effettuano gli interventi riabilitativi relativi al loro Piano Riabilitativo Individuale e contemporaneamente frequentano la scuola dell’infanzia e primaria annessa al Centro in convenzione con il MIUR (Ufficio Scolastico Provinciale di Salerno).

La nuova sede sorgerà sempre a Cava de’ Tirreni, in via Rotolo, località Maddalena, sul terreno dove c’era l’ex hotel Due Torri, che proprio in questi giorni è in fase di demolizione. Si tratta di un’area di 6200 mq, con una superficie utile calpestabile di circa 2600 mq adiacente e collegata alla Villa Ricciardi.

L’area sarà oggetto di un completo restyling: in quanto abbandonata da oltre 30 anni, era diventata fonte di pericolo e di inquinamento. La zona collinare della Maddalena, una delle più belle zone di Cava de’ Tirreni immersa nel verde, verrà pertanto riqualificata come merita. Sono previsti 24 mesi di cantiere.

L’edificio si svilupperà su 4 piani con spazi specificamente progettati e maggiormente flessibili, oltre che completamente e facilmente accessibili da persone con limitate capacità motorie: qui avranno sede la reception, l’area clinico-sanitaria con 8 studi dedicati, le aree di riabilitazione con 27 apposite stanze, le sale di formazione e le sale riunioni.

«Ci occupiamo della diagnosi e della riabilitazione neuromotoria e neuropsichiatrica di soggetti in età evolutiva affetti da disabilità fisiche, psichiche e sensoriali, nonché del loro inserimento scolastico e sociale», sottolinea la Direttrice del Centro, Carmen Chiaramonte. Il Centro si occupa, infatti, della prevenzione, diagnosi e riabilitazione funzionale di bambini affetti da esiti di paralisi cerebrali infantili, traumi cranio-encefalici e lesioni espansive del sistema nervoso centrale, sindromi malformative, neuromiopatie, patologie neuromuscolari, disabilità cognitiva, disturbi dello spettro autistico, disturbi visivi e uditivi complessi, disturbi specifici del linguaggio, della funzione prassico-motoria, dell’apprendimento scolastico, disturbi emozionali e comportamentali a rischio psicopatologico, disturbi neuropsicologici e neurolinguistici patologie sensoriali e neurosensoriali complesse.

«Tra i progetti peculiari del nostro Centro – prosegue Chiaramonte - vi è quello rivolto in età precoce ai bambini con diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico». L’Equipe dedicata è costituita da neuropsichiatri, psicologi, educatori, logopedisti e neuropsicomotricisti. Il percorso coinvolge significativamente la famiglia come custode di conoscenza del profilo funzionale del bambino e di sostegno ben informato al suo percorso adattivo: «Questo progetto ha un’articolazione complessa riabilitativa ed educativa, mirata al progressivo adattamento alla comune richiesta ambientale coerente per l’età, con particolare riferimento alla scuola. L’intensa attività riabilitativa ed educativa dedicata all’età tipica della scuola dell’infanzia predispone percorsi mirati per il successivo inserimento nella scuola primaria», conclude la Direttrice.

La sede si avvale di un’équipe di oltre 60 operatori fra dipendenti e consulenti e nel 2017 sono state effettuate circa 35.000 prestazioni a beneficio di 300 utenti, in regime ambulatoriale e semiresidenziale. La posa della prima pietra del nuovo Centro avverrà nella mattinata di mercoledì 12 settembre 2018.

Cari ragazzi che volete un mondo senza criminalità

Nell’anniversario dell’attentato, una prof ricorda Borsellino ai giovani di buona volontà


cava-legalita-borsellino-cava-de-tirreni-luglio-2018-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Mi occupo da molti anni di Educazione alla legalità presso il Liceo Scientifico ‘Genoino’, un progetto didattico che fa parte integrante del DNA dell’Istituto e che ha favorito incontri ad altissimo tasso di interesse con personaggi simbolo a livello nazionale, tra cui Maria Falcone, Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo. E tante sono state le produzioni creative: tra tutte, il cortometraggio Pallottolina, che una quindicina di anni fa a Marano vinse il Primo premio e il riconoscimento fu consegnato personalmente da Rita Borsellino, sorella di Paolo, generando una tempesta di emozioni e di stimoli. E poi, il viaggio a Palermo fino all’Albero Falcone con la nave della legalità… E poi, tante altre iniziative, mirate a fare in modo che gli ideali dei “grandi” come Falcone e Borsellino camminino veramente con le gambe delle nuove generazioni.

L’idea di scrivere questo articolo mi è venuta dopo aver partecipato di recente a due eventi molto significativi per la nostra città: la manifestazione ‘A testa alta’ , svoltasi presso il mio Liceo, e l’incontro al Bar Libreria “Rodaviva” con il diciassettenne Vittorio Vavuso per la presentazione del suo romanzo ‘Padre camorra’. Questi due eventi mi hanno fatto comprendere che i nostri giovani vogliono essere protagonisti, vogliono analizzare e capire eventi anche oscuri della nostra storia passata e recente. Io, come cittadina e soprattutto come prof., ho sentito il dovere di raccontare alle nuove generazioni uno di questi fatti, la condanna a morte del giudice Paolo Borsellino.

Sono trascorsi ventisei anni dal tragico attentato in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino, insieme ai coraggiosi agenti della sua scorta. Ventisei anni di dolore , di mistero, di rabbia per una morte annunciata che nessuno ha saputo o voluto impedire. Tra il 23 maggio e il 19 luglio 1992, in quei cinquantasette giorni che separarono le stragi di Capaci e Via D’Amelio, in Italia la fiducia nelle istituzioni venne messa a dura prova. Una parte di Paolo Borsellino morì insieme a Falcone. Lui stesso chiamava Giovanni Falcone ‘la mia assicurazione sulla vita’. Dopo il 23 maggio il giudice capì che il prossimo sarebbe stato lui.

Il 19 giugno 1992 il generale dei carabinieri Antonio Subranni, comandante del ROS, invia un rapporto al comando generale dei carabinieri in cui sottolinea che numerose fonti , mafiose e non, hanno riportato la decisione di Cosa Nostra di uccidere Paolo Borsellino.

Il 28 giugno presta giuramento il governo Amato: ministro della Giustizia Claudio Martelli, alla Difesa Salvo Andò, al Viminale Nicola Mancino. Di ritorno da Bari, a Fiumicino Paolo Borsellino viene raggiunto dal ministro Andò che gli comunica dell’informativa del ROS, spedita anche alla Procura di Palermo. Possibili bersagli di Cosa Nostra sarebbero, oltre al giudice, lo stesso ministro Andò e il PM di Milano Antonio Di Pietro. Paolo Borsellino non sa assolutamente nulla di questa informativa, il procuratore Pietro Gianmanco non gli ha comunicato nulla.

Il 29 giugno Borsellino si precipita nell’ufficio di Gianmanco, è indignato, vuol capire perché nessuno lo abbia informato. Gianmanco farfuglia delle giustificazioni incomprensibili, sa che nulla potrà mai giustificare il suo comportamento. Paolo Borsellino è ormai un Dead man walking, un uomo morto che cammina, lo Stato lo sa , i suoi colleghi lo sanno, ma nessuno muove un dito per evitare questo tragico evento.

Antonino Caponnetto ha più volte raccontato l’ultimo straziante incontro con Paolo. “Lo salutai e gli dissi : ‘Arrivederci a presto’. Paolo mi rispose:’ Sei sicuro, Antonio, che ci rivedremo?’ Allora mi abbracciò con una forza che mi fece male, come a non volersi distaccare, come a volere tenere avvinto qualcosa di caro e portarselo via. Ecco, lì ho sentito che quello era l’addio di Paolo.”

Agnese Borsellino ha ricordato che negli ultimi tempi suo marito usciva da solo per comprare le sigarette o il giornale, come se volesse mandare un messaggio ai suoi carnefici, perché lo uccidessero quando lui era solo e non quando si trovava con i suoi angeli custodi.

Il 30 giugno Paolo Borsellino inizia a verbalizzare le dichiarazioni del pentito Leonardo Messina che evidenziano con chiarezza lo stretto rapporto esistente in Sicilia tra mafiosi, politici ed imprenditori.

Il 1° luglio interroga il pentito Gaspare Mutolo. Dall’agenda grigia del giudice risulta che alle 15 sarebbe stato alla Dia per interrogare il pentito; alle 18.30 avrebbe avuto appuntamento con il Capo della Polizia Parisi e alle 19.30 con il Ministro degli Interni Mancino. Il pentito racconta che il giudice ritornò talmente sconvolto dall’incontro al Viminale ‘da mettere in bocca contemporaneamente due sigarette’: probabilmente non incontrò Mancino ma Bruno Contrada e lo stesso Parisi.

Il resto della storia,purtroppo, è noto a tutti. Paolo Borsellino dichiarò pubblicamente: ‘Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri’.

Gli ultimi giorni di vita del giudice furono tesi e febbrili. Due giovani colleghi lo videro piangere. Disteso sul divano, mentre le lacrime gli bagnavano il volto disse. ‘ Non posso pensare che un amico mi abbia tradito’. Dopo tanti anni quelle parole forse hanno trovato un senso. In questi ultimi giorni i giudici della Corte d’Assise di Caltanissetta hanno depositato le motivazioni della sentenza del processo Borsellino quater: milleottocentocinquantasei pagine, un lavoro minuzioso che dimostra senza ombra di dubbio che le indagini sulla strage di via D’Amelio furono depistate da uomini delle istituzioni. In queste ore il funzionario di polizia Mario Bo e gli agenti Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di calunnia in concorso: avrebbero confezionato una verità di comodo sulla fase preparatoria dell’attentato, costretto il finto pentito Vincenzo Scarantino a fare nomi e cognomi di persone innocenti , determinando, inoltre, la sparizione della famosa agenda rossa del giudice. Una ricostruzione, seppur sintetica, di questa amara vicenda era necessaria, per ricordare che servitori infedeli dello Stato, mossi da ‘un proposito criminoso’, esercitarono in modo distorto il loro potere.

Caro Paolo, la tua onestà è stata la tua condanna. Avevi paura di essere ucciso, eri straziato dall’idea di lasciare i tuoi bellissimi figli e la dolce Agnese, ma hai continuato anche senza il tuo amico Giovanni a combattere, a lavorare freneticamente, perché eri vicino alla verità. Su quell’agenda rossa probabilmente erano annotati i nomi dei traditori dello Stato, la loro pubblicazione sicuramente avrebbe provocato un terremoto politico di inaudite proporzioni. Così non è stato, ma non dimentico che tu, Giovanni, i ragazzi della scorta siete morti per noi , che abbiamo un grande debito di riconoscenza nei vostri confronti e che, seppure non possiamo riportarvi in vita, possiamo onorarvi ogni giorno facendo il nostro dovere, rispettando le leggi, agendo con onestà, tenendoci a debita distanza da piccole e grandi forme di corruzione. Solo questo possiamo e dobbiamo fare con coraggio per tenervi vivi e per essere degni del grande messaggio di impegno civile che ci avete lasciato. (Angela Di Gennaro)

Omaggio ad Allen Ginsberg

Alla Locanda del Mare i versi potenti e taglienti di un poeta visionario della Beat Generation. Proiezione del rarissimo film di Robert Frank e Alfred Leslie, “Pull My Daisy” (1959).


allen-ginsberg-poeta-salerno-luglio-2018-vivimediaPAESTUM (Salerno). Continuano gli incontri dedicati alla grande poesia attraverso la collaborazione tra Casa della Poesia e La Locanda del Mare. Sarà un omaggio ad Allen Ginsberg e alla beat-generation l’appuntamento in cartellone per giovedì 12 luglio alle ore 21.30, con ingresso rigorosamente gratuito.

Poeta visionario, Allen Ginsberg  incarna al meglio gli ideali portati avanti dagli avanguardisti della beat generation assieme ad altre figure letterarie eccezionali quali Jack Kerouac o William Burroughs.

I materiali presentati a La Locanda del Mare da Sergio Iagulli, Raffaella Marzano e Giancarlo Cavallo fanno parte del gigantesco archivio sonoro e visivo di Casa della Poesia, raccolto in più di 20 anni di attività, straordinario patrimonio per il nostro territorio.

Tra questi anche una serie di letture di Allen Ginsberg, tra cui “Howl” (Urlo) l’opera che ha segnato un’epoca e creato un nuovo mondo, oltre ad una serie di video di Ginsberg e di altri protagonisti della beat-generation (Lawrence Ferlinghetti, Janine Pommy Vega, Martin Matz) e le collaborazioni con Paul McCarthy e Bob Dylan.

Versi taglienti e disperati, quelli di Ginsberg in Howl. «Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa, hipsters dal capo d’angelo ardenti per l’antico contatto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte», scrive. Sono il preambolo di ciò che diventerà il caso editoriale del XX secolo, oltre che il poema per eccellenza della Beat Generation, movimento culturale che destò l’America dal torpore post conflitto mondiale. Urlo (Hawl) è una ballata psichedelica dedicata dall’autore a Carl Salomon, un amico incontrato nell’istituto psichiatrico in cui era ricoverata la madre di Ginsberg, ed è intrisa dei sentimenti di protesta e ribellione nei confronti dell’autoritarismo della società americana di quel tempo, considerata dall’autore una feroce matrigna.

Infine un vero piccolo evento sarà la proiezione del rarissimo film di Robert Frank e Alfred Leslie, “Pull My Daisy” (1959, min. 26), nella traduzione italiana di Raffaella Marzano che ridà poeticità e accuratezza filologica al testo di Ginsberg e Jack Kerouac.

Il film vede come protagonisti Allen Ginsberg, Gregory Corso, Peter Orlovsky, e con Jack Kerouac che, come autore e voce fuori campo, accompagna l’intero film con una lettura strepitosa del testo. Il film di Frank e Leslie è considerato da molti, insieme a “Shadows” di Cassavetes, il film di riferimento del cinema underground newyorkese degli anni ’50. 

A Carl Solomon

Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate  nude isteriche,

trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa,

hipsters dal capo d’angelo ardenti per l’antico contatto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte,

che in miseria e stracci e occhi infossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua fredda fluttuando sulle cime delle città contemplando jazz,

che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti su tetti di casermette

che passavano per le università con freddi occhi radiosi allucinati di Arkansas e tragedie blakiane fra gli eruditi della guerra,

che venivano espulsi dalle accademie come pazzi & per aver pubblicato odi oscene sulle finestre del teschio,

che si accucciavano in mutande in stanze non sbarbate, bruciando denaro nella spazzatura e ascoltando il Terrore attraverso il muro,

che erano arrestati nelle loro barbe pubiche ritornando da Laredo con una cintura di marijuana per New York,

che mangiavano fuoco in alberghi vernice o bevevano trementina nella Paradise Alley, morte, o notte dopo notte si purgatoratizzavano il torso

con sogni, droghe, incubi di risveglio, alcool e uccello e sbronze a non finire…  […..continua]

ALLEN GINSBERG, Urlo (1955-1956)

Bancarella Sport: anche la cavese Elena Catozzi tra i finalisti

Insieme con Federico Buffa ha scritto la biografia di Mohammad Alì-Cassius Clay


elena-catozzi-federico-buffa-premio-bancarella-cava-de-tirreni-luglio-2018-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Esaminare la produzione editoriale non con l’ottica della nicchia, ma in base alla capacità di impatto con il pubblico. Fin dalla sua nascita, è questo il DNA del Premio Bancarella, che ha fatto la fortuna del Concorso, uno dei più ambiti, perché nasce dal consenso e moltiplica il consenso.

Sulla scia del successo ottenuto, il Premio è cresciuto e si è moltiplicato, creando al suo interno la Sezione Sport, che quest’anno per i cittadini della Valle Metelliana ha riservato una magnifica sorpresa. Infatti, tra i finalisti risultanti dalla Selezione elaborata dalla Giuria ufficiale, è presente anche Elena Catozzi, cavese doc, operativa a Roma, laureata in Lettere, giornalista, studiosa di Cinema e Storia del Cinema.

Insieme con Federico Buffa, che è oggi in Italia il maggior aedo multimediale dello sport, ha scritto Muhammad Alì, un uomo decisivo per uomini decisivi, pubblicato da Rizzoli. È l’appassionata ed appassionante biografia di Cassius Clay, “il più grande”, il pugile che nella seconda metà del secolo scorso ha lasciato una scia profonda anche a livello sociale. Con un’affabulazione avvolgente che ha spaziato ad ampio raggio tra sport e storia, musica e società, la coppia ha dimostrato di essere magnificamente assortita.

La finale, con la proclamazione dei vincitori, sarà effettuata a Pontremoli il 21 luglio prossimo. I rivali della coppia Buffa-Catozzi sono di primissima qualità e popolarità. C’è Non so parlare sottovoce (Cairo Editore), autobiografia di Aldo Agroppi, mediano di costruzione e opinionista polemista dalla linguaccia toscanaccia. E si è messo in moto Loris Capirossi, grande e tormentato campione delle due ruote, che ha raccontato con Simone Sarasso La mia vita senza paura (Ed. Sperling & Kupfer). Il rombo dei motori da accendere nell’anima è necessario quando lo sport si sposa con vicende umane e necessità di resilienza: è allora che devi cercare L’eroe che è in te ed ecco che il dott. Claudio Marcello Costa racconta tanti anni e tanti episodi vissuti tra i box nella sua lunghissima carriera di medico del motomondiale. All’attacco della vittoria, un campione della difesa come Sergio Brio, la cui biografia è raccontata da lui stesso insieme con Luigia Casertano in L’ultimo stopper. E poi, Arpad Weisz e il Littoriale, di Matteo Matteucci (Ed. Minerva), la storia terribile e straziante di un allenatore italiano di calcio di origine ebraica all’epoca del ventennio fascista, che insieme con la sua famiglia subì l’emarginazione per le leggi razziali e poi la deportazione nei campi di lager.

Se consideriamo che sono stati solo segnalati due volumi ad altissimo tasso di popolarità come Inter 110 di Gianfelice Facchetti e Nicolas Ballario (Ed. Skira) e Nuvolari, lui, di Cesare De Agostini (Ed. Ponchiroli), appaiono chiari sia l’importanza del traguardo comunque raggiunto sia il livello di difficoltà per andare oltre. Ma Federico Buffa e Elena Catozzi oltre ci sono già andati, non solo per la finale, ma soprattutto perché il libro è bello, leggibile e profondo. E, nel caso di Elena, perché l’accoppiata gestita alla grande con un grande come Federico Buffa è un vero e proprio salto di qualità, che Le auguriamo possa essere una rampa di lancio verso la scalata al monte dei sogni.

Intanto, un brindisi è d’obbligo.In stile “La vita è bella”, Elena può già ben dire: “Ho vinto anche io!”…

Il gran finale di “Arte e Cultura 2018”

La premiazione dei vincitori, tanti eventi e artisti provenienti da dodici paesi.


È stata gran festa per la per la serata di gala del ventiduesimo Premio “Arte e Cultura”, organizzato dall’omonima Accademia, venticinquennale istituzione artistica fondata dal cavese Michelangelo Angrisani con sede a Castel San Giorgio, paese natio del fondatore. Un Premio accompagnato da una mostra d’Arte ricca di opere (ben 135) e mai tanto internazionale, con la presenza di artisti provenienti da ben 12 paesi: oltre che dall’Italia, daFrancia, Belgio, Romania, Spagna, Algeria, Portogallo, Israele, Egitto, Giappone, Iran e Canada.

L’Accademia, lo ricordiamo, ha alle spalle un’attività intensa e prestigiosa: un’azione incisiva di promozione sul territorio, annuali corsi di formazione, valorizzazione di numerosissimi artisti locali e non, istituzione del Concorso Internazionale di Pittura e di Letteratura, apertura di legami stabili con altri paesi.

Tutto questo è stato ricordato e giustamente esaltato nel corso della manifestazione finale del Concorso, che, all’interno del periodo di esposizione delle opere a Santa Maria al Rifugio (16-30 giugno), si è tenuta nel pomeriggio di sabato 23 giugno nella bellissima Sala d’Onore di Palazzo di Città.

Con la conduzione di Michelangelo Angrisani, Presidente dell’Ass. Arte e Cultura, sono intervenuti: Mons. Orazio Soricelli, Arcivescovo dell’Arcidiocesi Amalfi-Cava de’ Tirreni, Lorena Iuliano, Presidente del Consiglio Comunale di Cava de’ Tirreni, la Dott.ssa Manal Serrj, Presidente dell’Associazione Artistica Culturale Ibdar Peace (Il Cairo – Egitto), i proff. Fabio Dainotti, Rita Occidente Lupo, Franco Bruno Vitolo, la Dott.sa Anna Pisaturo, Critico d’Arte da Firenze, la Dott.ssa Alexandra Gigantino Voglioboldini, addetta ai rapporti dell’Accademia con l’estero,Vittorio Bertolaccini, Cobra Due, reporter del sito nazionale youreporter.it del Corriere Della Sera da Latina.

Erano presenti I cavalieri del Giglio, con armature e abiti d’epoca medievale. La serata è stata allietata dalle musiche avvolgenti del maestro pianista Francesco Adinolfi

Dopo i vari interventi sono state rese note le decisioni delle giurie, quella letteraria e quella artistica, composte la prima da Franco Bruno Vitolo, Antonietta Ciancone, Fabio Dainotti, Rosanna Rotolo e la seconda da Franco Bruno Vitolo, Raffaele Picarella, Gennaro Pascale, Michelangelo Angrisani.

Ecco i premiati.

Sez. poesia in lingua

1° premio: Ai confini della mia esistenza, di Francesco Terrone (Mercato San Severino), per l’intensità emotiva e la sintesi poetica con cui esprime uno stato d’animo per un’evocazione gravida di affettuosa umanità.

2° premio: I fiori non bastano (per Anna Frank), di Giuseppe Romano (Malcesine – Verona)per la poetica maestriacon cui, attraverso il vuoto della stanza e la vana evocazione del suo sorriso, ha rappresentato il pieno orrore della Shoah e della fine dei sogni per la giovanissima Anna Frank; Il colore delle lacrime, di Stefania Siani (Cava de’ Tirreni – Sa), sia per la sintesi lirica, sobria ed emozionata, con cui vengono descritte alcune delle piaghe che oggi affliggono il mondo, sia per la discrezione “a piuma” con cui dalle lacrime nere vengono fatti spuntare germogli bianchi di speranza. –

3° premio:Fili invisibili, di Emanuele Occhipinti (Cava de’ Tirreni – Sa), per la pregnanza lirica con cui descrive la forza del rapporto coniugale immergendolo in una dimensione di ineffabile affettuosità; Amore… amaro, di Rosaria Minosa (Verona), per il pathos e l’empatica partecipazione con cui ha messo a fuoco la violenza familiare sulle donne e i terribili sconquassi fisici e morali che essa comporta

4° premio: Le foglie cadute, di Giuseppina Califano (Nocera Inferiore – Salerno), per la lirica e commossa tenerezza con cui crea un dolce correlativo nella natura evocando la dolcezza di un rapporto e il dolore di una perdita; Una fiaba senza fine, di Teresa D’Amico (Cava de’ Tirreni – Salerno), per il lirico fluire di ricordi ed emozioni con cui accompagna la sua esperienza di mamma nel lancio dei suoi figli verso il mondo; La fine del mondo, di Manuel Mascolo (Salerno), per l’energia vitale intrisa di affettuosa ironia con cui dipinge il cammino di ognuno di noi verso il gusto pieno della vita

5° premio: Donna all’orizzonte, di Umberto Vigorito (Cava de’ Tirreni), per il lirico e fascinoso alone con cui tra vagheggiamenti e fantasiosa immaginazione evoca la figura della “donna più stupenda dall’aurora del mondo”.

Premi speciali del Presidente: Adel Al Khatib (Il Cairo – Egitto) e Anna Cervellera (San Vito dei Normanni – Brindisi), Paola De Lorenzo (Avellino).

Segnalazioni di merito a Gianni Terminiello (Massa Lubrense – Napoli), Antonio Arpaia (Pompei – Napoli), Sergio Zappia (Salerno), Sofia Colaiacovo (Latina), Pasqualina Petrarca (Pozzuoli – Napoli) 

Sezione Poesia in vernacolo

1° premio: E cantava, di Luigi Abbro (San Nicola la strada – Napoli), per l’emozionata, vivace ed intensa descrizione di una scena di dolcezza e di dolore da cui deriva una forte lezione di vita

2° premio: ‘O tatuaggio, diAlessandro Bruno (Vietri sul mare – Salerno), per la forza espressiva e l’incisiva intensità del messaggio con cui crea “un ponte da meditazione” tra la superficialità del consumismo modaiolo di oggi e i terribili drammi vissuti sulla propria pelle dalle generazioni di ieri

3° premio:Farfallina, di Vincenzo di Fiore (Giugliano – Napoli), per la delicata vivacità con cui gioca tra la descrizione di una farfalla e le dolci farfalle del cuore.

4° premio: Manifesto a lutto, di Gaetano Vitolo (Castel San Giorgio – Salerno), per l’affettuosa vivacità con cui ironizza sulla morte e smaschera le convenzioni legate ai suoi riti. 

Sezione Narrativa

1° premio: Nel labirinto, di Gaia Mirra (Cava de’ Tirreni – Salerno), per la pregnante efficacia espressiva con cui costruisce una sintetica successione di scene e crea una profonda metafora esistenziale intrisa di satira sociale.

2° premio: Il giorno del mio compleanno, diAssunta Gneo (Latina), per il respiro storico e umano con cui un compleanno centenario diventa lo spunto per rievocare la storia di una famiglia ed affrescare l’identità di un territorio.

3° premio: Miriam Russo (San Marzano sul Sarno – Salerno), per la fantasia e le suggestioni con cui crea un suggestivo elastico del tempo e costruisce una storia di mistero e d’amore intrisa di esistenziale eticità;A mia madre, di Franca Littera (Decimomannu – Cagliari), per l’intensità di sentimento con cui rievoca un rapporto familiare che ha lasciato una scia di affettuosi e laceranti rimpianti.

Premio speciale:Centane, di Silvana Lazzarini (Roma), per la lucida forza dell’emozione con cui ha evocato una storia plurigenerazionale, coniugandola con l’efficace “pittura” di un ambiente e di un’acquisita, profonda identità. 

Sezione Pittura figurativa

1° premio: Silvie Hastir (Belgio), per lo spettacolare e incisivo impatto delle figure, liricizzate dalle suggestioni evocative dei colori e dalla forza espressiva e dolente dello sguardo, che riesce a trasmettere tutto il sapore delle lacrime e delle speranze della storia.

2° premio: Adriana Ferri (Salerno), per l’armonioso e dirompente gioco dei colori e la creazione di uno scenario gravido di tutta la forza della vita, ma nello stesso tempo evocativo delle tensioni che vi si creano all’interno, in un poetico, squilibrato equilibrio a favore del sempre stupefacente miracolo dell’essere; Anna Ciufo (Salerno), per l’elettrica suggestione che nasce dalla composta scomposizione e iterazione di pesci umanizzati, in una lirica dimensione di contrasto tra la tendenziale monocromia del tutto in blu e l’energia liberatoria del giallo che vola e nuota fuori scena con un grido quasi di sollievo che netto si stacca dallo smarrito ondeggiare di anime “esplose nel mondo e alla ricerca di amniotici silenzi”.

3° premio:Giuseppe Di Mauro (Cava de’ Tirreni – Sa), per la nettezza delle forme, la suggestione delle tonalità cromatiche e la plastica corporeità di una figura femminile intrisa di virginea e naturale sensualità.

Premi speciali del Presidente a Mohamed Larachiche (Algeria), Liliana Scocco Cilla (Ravenna) – Anna Esposito (Sorrento).

Segnalazioni di merito a Carmine Maccaferri (Napoli), Renato Cortese (Brescia), Marilena Fanfani (Arezzo), Giammaria Trotta (Nocera Inferiore – Salerno), Dina Zilberberg (Israele). 

Sezione Pittura non figurativa

1° premio: Jeanine Lucci (Belgio) per la delicatezza dei colori e la poetica composizione delle figure, in una canto di vita musicato dalla danza della leggerezza.

2° premio: Remo Romagnuolo (Napoli), per l’intelligente, stimolante e spettacolare rappresentazione della tecnologia informatica, in cui coniuga la geometria della scienza con le fantasie del colore; Giuseppe Citro (Castel San Giorgio- Salerno) per aver coniugato la forza polemica per l’inquinamento dei mari con la poetica bellezza dell’insieme, che offre la dolente sensazione di un paradiso perduto.

3° premio:Ludovic Èche (Francia) per la creatività estetica con cui ha caratterizzato l’impatto a volte straniante dell’astrazione, valorizzandola con l’armonizzazione dei colori e la tridimensionalità dell’immagine nel suo complesso. 

Sezione Scultura

1° Premio: Adamo, di Stefano Ortolani (Velletri – Roma), per l’emozionante e poetica tensione espressiva di una “forma parlante”, che, unita alle vibrazioni tonali e materiche del legno, rende perfettamente il rimorso in cerca di perdono del primo peccatore.

2° Premio: Crocifissione, di Fiorello Doglia (Genzano – Roma ), per la capacità di coniugare l’impatto scenico della Passione con l’onda di composto eppur complesso dolore che essa emana, lasciando una scia che vola nel tempo e oltre il tempo.

3° Premio: Yulia Shtern (Canada), per la geniale e fantasiosa evocazione di figure animali elaborate con materiale di riciclo e rivestite di colori forti, ricomposti con musicale armonia.

4° Premio: Keizo Mori (Giappone) – Premio Speciale: Antonietta Ciancone (Castel San Giorgio – Salerno) – Premio Speciale “fuori concorso” a Giuseppe Milite, restauratore (Cava de’ Tirreni – Salerno). 

Sezione Fotografia

Primo Premio: Flora Cocchi (Perugia), per la fantasia creativa e la sensibilità culturale con cui ha messo a fuoco la figura e l’immagine di una donna come Trotula, che a modo suo ha prefigurato una storia di genere e di conseguenza la storia stessa della società. –

2° Premio: Pasquale Esposito (Cava de’ Tirreni – Salerno), per la nettezza giornalistica, la profondità di campo e di pensiero e lo sguardo emozionato con cui viene adagiata nei nostri occhi una società fisicamente lontana eppure di scatto sempre più vicina

3° Premio: Maria Stimpfl (Padavena – Belluno), per l’affettuoso sguardo che trasmette della sua terra e delle sfumature di colore e di luce, che diventano piccola poesia dell’anima

Premio speciale: Giorgio Vezzaro (Vicenza) – Segnalazione: Gianna Burroni (Arezzo). 

Sezione Baby Artisti

1° Premio: Popescu Alexandru, anni 12 (Romania), per la maturità, ben superiore alla sua età, con cui ha saputo scomporre, ricomporre e armonizzare linee, immagini e colori – 2° Premio: Halip Istrade, anni 12 (Romania) – 3° Premio: Prelipcean Teodor, anni 12 (Romania)

Premi di Segnalazione: Popescu Alexandra e Popescu Sorin, da Radauti (Suceava, Romania) – Vincenzino Middei da Pontinia (Latina) e Sara Amaro (Cava de’ Tirreni, Salerno). 

Tra gli eventi da annotare nel corso dell’intera manifestazione, le battaglie medievali in costume simulate dal Gruppo folkloristico “I cavalieri del giglio”, la presenza dell’egiziana Manal Serrj,, che con parole e versi ha fatto assaporare l’anima solare e i drammi del Medio oriente, la presentazione del libro Frammenti, di Pino Zecca, poetica antologia di un cuore sospeso tra sogni incisi nell’anima e dolci realtà del presente, illusioni sfumate per un mondo in declino e la rassicurante certezza di aver comunque vissuto.

Un’emozione da lasciare il segno è stata donata dall’esposizionedella statua settecentesca di Santa Filomena, di proprietà della famiglia Ferrentino e restaurata dall’artista cavese Giuseppe Milite. Senza fare offesa a nessuno, la teca della statua ha rappresentato il punto di maggiore attrazione dell’intera mostra, non solo per l’antichità, ma per la bellezza intrinseca dell’opera e del recupero.

Tra i personaggi emersi nell’ambito del Concorso, non possiamo non evidenziare l’ennesima affermazione dell’ingegnere poeta Francesco Terrone, tra l’altro reduce dalla vittoria nel Concorso nazionale dedicato a Padre Pio, e l’affermazione della giovanissima Gaia Mirra, appena diciottenne, che con un racconto pregnante imperniato su un metaforico labirinto ha superato anche adulti già ben affermati.

E poi naturalmente lui, il big one di Arte e Cultura, Michelangelo Angrisani, che, oltre ad essere un dinamico operatore e organizzatore ha da sempre dimostrato anche una notevole valenza artistica. Accanto ai tanti lavori di livello della mostra, si sono fatte come sempre ammirare le sue opere, in primis la Crocifissione, con quella poetica e smarrita umanità immersa nel buio ai piedi della croce ed in attesa della Redenzione, che sta per nascere, per tutti, dalla sofferenza del Cristo sanguinante.

Se questo è uno dei suoi dipinti più significativi, non dimentichiamo neppure le opere caratterizzate dalla tecnica innovativa del colore del legno e dalla sua “pittura-messaggio”. Egli infatti crea dal disegno stesso e dalle increspature materiche, specificamente del legno, le linee, le sfumature e le vaghezze capaci di esprimere le sue permanenti inquietudini e la sua ricerca di una religiosità che vada oltre le forme rituali, dolorosamente gioiosa e pacatamente egualitaria.

La sua è una presenza stimolante per la vita culturale e rassicurante per il futuro di un’iniziativa che da qualche anno rappresenta uno dei fiori all’occhiello della prima estate cavese.

Dopo il salto di qualità di quest’anno, questo fiore promette veramente tanti altri petali, colorati e resistenti. Alla prossima!

Premio Badia: al via la dodicesima edizione

Indicati dalla Commissione i libri tra i quali saranno scelti i tre finalisti


premio-badia-studenti-finalisti-edizione-2016-2017-cava-de-tirreni-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Partita la dodicesima edizione del Premio Badia, che oramai è una stella fissa, originale e splendente, nel panorama culturale della Città.

Come è noto, al giudizio degli studenti delle superiori saranno sottoposti tre romanzi italiani di autori contemporanei. I giovani daranno un voto e formuleranno una recensione. I migliori si si sfideranno poi in una prova estemporanea di critica e creatività, sempre sui tre libri selezionati. Alla fine saranno premiati sia gli scrittori che gli studenti, dopo un incontro ravvicinato di primo tipo che stimolerà i ragazzi e, speriamo, farà anche crescere un pochino lo scrittore.

Come primo passo, sono stati indicati il tema ed una serie di libri all’interno dei quali la Commissione sceglierà i tre finalisti.

La Commissione Scientifica del Premio Badia è composta: .

dal Prof. Antonio Avallone, presidente onorario del Premio, dall’Assessore alla Pubblica Istruzione Dott.ssa Raffaelina Trapanese, dalla dott.ssa Annamaria Armenante, ideatrice del Premio, dalla dott.ssa Filomena Ugliano della Biblioteca Comunale, dal prof. Franco Bruno Vitolo, dai docenti referenti del Premio segnalati dai dirigenti scolastici degli Istituti superiori del territorio, ovvero: per il Liceo Scientifico la professoressa Annamaria Senatore; per l’Istituto Vanvitelli ITG e per l’ ITC Matteo Della Corte la prof.ssa Rosa Rocco; per il Liceo Classico Marco Galdi la Prof.ssa Maria Pia Vozzi, per il Liceo Linguistico e Socio-psico-pedagogico la prof.ssa Mariella Logiudice; per l’IIS “Filangieri” la prof.ssa Lucia D’Urso.

Il tema prescelto è “Il viaggio”, nelle sue varie sfaccettature (geografico, storico, interiore, sociologico, fantasioso, et sim.). I libri “semifinalisti” sono i seguenti:

Franco Di Mare Non chiedere perché

Andrea Caschetto Dove nasce l’ arcobaleno

Pelizzeni Claudio L’orizzonte, ogni giorno, un po’ più in là

Galiano Enrico Tutta la vita che vuoi

Dino Benvenuti Shambhoo!

Vittorio Vavuso Padre camorra

Francesco GrandisSulla strada giusta

Federico Pace  Controvento. Storie e viaggi che cambiano la vita

Spina Luigi AlessandroStoria di un viaggio straordinario

Si potranno poi proporre, in seno al Premio, alcune tappe intermedie, durante le quali consentire agli studenti che vi partecipano di conoscersi e crescere insieme.

E ancora una volta il badia dimostrerà di essere un magnifico collante di riflessione e socializzazione… una scialuppa di salvataggio per il tempestato mondo della lettura.

“Padre camorra”, la rivolta giovane per la legalità

Il 15 giugno alla Libreria Bar Rodaviva il romanzo del diciassettenne Vittorio Vavuso


01-padre-camorra-vavuso-cava-de-tirreni-giugno-2018-vivimedia

CAVA DE’ TIRRENI (SA). È stata una felice sorpresa il battesimo letterario del talentuoso studente liceale salernitano, Vittorio Vavuso, che con la sua opera prima, Padre Camorra (Il quaderno edizioni), un romanzo breve e gradevole ricco di temi brucianti e colpi di scena, ha raccontato uno scontro generazionale a tinte fortissime, ha emesso un urlo ribelle contro la criminalità organizzata, ha proposto un’alleanza d’amore (non solo adolescenziale) contro l’odio di una cultura della violenza.

Il libro ha già goduto di palcoscenici importanti per la presentazione: la Sala della Provincia in Palazzo Sant’Agostino a Salerno, la Biblioteca Comunale di Curti, e di recente il gran salto alla manifestazione GiocaCernusco, tappa di GiocaItalia, la kermesse ideata quarant’anni fa, con il giornalista Sandro Ravagnani, nientemeno che da Cino Tortorella, storico e “mitico” Mago Zurlì.

E ora il libro arriva anche a Cava de’ Tirreni, dove, patrocinato dall’Amministrazione Comunale e dall’Associazione Giornalisti di Cava e Costa d’Amalfi “L. Barone”, sarà presentato venerdì 15 giugno presso il Bar – Libreria Rodaviva, con inizio alle ore 19,15.

Con la conduzione del giornalista Antonio Di Giovanni, dopo i saluti istituzionali (il Sindaco Vincenzo Servalli, il Vicesindaco Enrico Polichetti, il Presidente dell’Associazione Giornalisti di cava e Costa d’Amalfi Emiliano Amato), si terrà una tavola rotonda con Raffaelina Trapanese, assessore della Pubblica Istruzione al Comune di Cava de’ Tirreni, Franco Romanelli, giornalista e dirigente dell’Associazione Giornalisti “L. Barone”, Lucia Avigliano, nella sua veste sia di operatrice culturale sia di insegnante dell’Università della Terza Età (perché in un concorso da essa indetto tre anni fa si rivelò il giovanissimo Vittorio), Angela Di Gennaro, docente e ultradecennale delegata alla legalità del Liceo Scientifico “Genoino”, l’Editrice Stefania Spisto, presidente de “Il quaderno edizioni”, Franco Bruno Vitolo, che ha curato l’editing e la prefazione del romanzo.

Il tutto godrà dell’accompagnamento musicale della giovane e promettentissima violoncellista Ludovica Ventre, allieva del Liceo Musicale “Marco Galdi”.02-padre-camorra-vavuso-cava-de-tirreni-giugno-2018-vivimedia