cultura & sociale

 

“Light Up Gold”, martedì il Comune si illumina d’oro per la lotta al tumore infantile

iniziativa-light-up-gold-settembre-2017-pontecagnano-faiano-vivimediaPONTECAGNANO FAIANO (SA). Il Comune si illumina d’oro per la lotta al tumore del bambino e dell’adolescente. 

Martedì 26 settembre, alle ore 20, nell’ambito della campagna internazionale di sensibilizzazione “Light Up Gold”, Palazzo di Città si accenderà del colore simbolo dell’iniziativa promossa dall’Associazione “Chiara Paradiso” in collaborazione con la Federazione italiana associazioni genitori oncoematologia pediatrica. 

L’appuntamento rientra nell’ambito del programma di Childhood Cancer International che si svolge ogni anno nel mese di settembre e prevede di “colorare” d’oro edifici e monumenti a favore di una corretta informazione sul tumore infantile ricordando le difficoltà quotidiane di bambini e adolescenti colpiti da questa malattia. 

L’appuntamento è stato organizzato dall’Amministrazione, su impulso del Sindaco Ernesto Sica e dell’Assessora alla Cultura e alle Pari Opportunità Lucia Zoccoli, su proposta della stessa Associazione “Chiara Paradiso”, organizzazione no profit, membro della Fiagop, impegnata dal 2009 a donare un sorriso a questi piccoli e a sostenere con un aiuto concreto le rispettive famiglie. 

“Quando la Federazione italiana associazioni genitori oncoematologia pediatrica (Fiagop) ci ha proposto di aderire a ‘Light Up Gold’ – dichiara Angela Mazzariello, fondatrice dell’Associazione Chiara Paradiso – non ho avuto un attimo di esitazione. Tutti noi dobbiamo partecipare e sostenere l’impegno globale contro il tumore infantile e dell’adolescente. Da soli si può fare, ma insieme si diventa forza inarrestabile per garantire concretamente ai bambini di tutto il mondo affetti da questa malattia il diritto alla salute e alla buona qualità di vita. Ringrazio a nome di tutti, il Sindaco Ernesto Sica e l’Assessora Lucia Zoccoli per aver sposato l’iniziativa. È grazie alla determinazione e al lavoro degli amici dell’Associazione Chiara Paradiso se il treno della solidarietà corre veloce sulle ali dorate della speranza”. 

A partire dalle ore 19.30 di martedì 26 settembre, l’edificio comunale si tingerà d’oro, simbolo della lotta al cancro infantile e colore della forza e del coraggio. Per l’occasione, l’Associazione “Chiara Paradiso”, insieme all’Amministrazione Comunale, a bambini e ragazzi che hanno sconfitto la malattia e a tanti amici, si ritroveranno in Comune per l’accensione.  A seguire, i volontari e il Pinguino Mikiz, mascotte dell’Associazione, animeranno la serata con giochi e distribuiranno a tutti fiocchetti dorati e palloncini. 

“Siamo davvero orgogliosi – dichiara il Primo Cittadino Ernesto Sica – di sostenere e condividere gli obiettivi dell’Associazione ‘Chiara Paradiso’ che è esempio e riferimento di uno straordinario amore quotidiano nelle lotta al tumore del bambino e dell’adolescente. E siamo allo stesso modo fieri di aderire alla campagna internazionale di sensibilizzazione ‘Light Up Gold’ illuminando d’oro, non solo Palazzo di Città, ma anche l’impegno di tutti a favore dei bambini colpiti da questa malattia”. 

“Supportiamo con immensa soddisfazione – afferma l’Assessora Lucia Zoccoli – la campagna internazionale ‘Light Up Gold’ e gli sforzi dell’Associazione ‘Chiara Paradiso’ che accompagna e sostiene i piccoli malati rendendo la loro permanenza nei reparti più serena e migliorando, in tal senso, anche il concetto tradizionale dell’organizzazione ospedaliera. E supportiamo l’azione dell’Associazione ‘Chiara Paradiso’ anche per due altri motivi nobili: è retta dall’instancabile passione di donne straordinarie e vogliamo contribuire a rafforzare il sogno della piccola Chiara che desiderava tanto aiutare gli altri bambini afflitti da questo terribile male”. 

Non potendo presenziare all’evento, Angelo Ricci, Presidente Fiagop ha inviato un messaggio agli organizzatori: “Carissimi, è con grande piacere che, pur non potendo essere presente di persona, accolgo l’invito a partecipare con questo mio messaggio. È importante tenere alta l’attenzione delle istituzioni e della Comunità sulle difficoltà che incontrano i bambini e i ragazzi durante la loro battaglia contro la malattia: c’è bisogno, innanzitutto, di un maggior impegno nella sperimentazione di farmaci specifici per i pazienti più piccoli. Non solo, è necessario favorire la normalità dei ragazzi facendola entrare in reparto e non estraniarli dal mondo; è importante fargli comprendere che ciò che stanno vivendo è una fase della loro vita al termine della quale torneranno alla normalità più forti di prima. Colgo l’occasione per ringraziare il Sindaco e l’Amministrazione Comunale e Angela Mazzariello dell’Associazione Chiara Paradiso per aver reso possibile tutto ciò”. 

Per dare maggiore forza all’iniziativa la campagna “Light Up Gold” si fa social: infatti, basterà scattarsi un selfie con indosso qualcosa di dorato e condividerlo sui social network seguito da #GOLD4kidswithcancer #GOLD4HOPE #LIGHTUP4KIDSWITHCANCER #LIGHTUP4HOPE.

“The distinguished gentleman’s ride” farà tappa ad Amalfi, Salerno e Cava de’ Tirreni

jovanotti-lorenzo-cherubini-distinguished-gentleman-settembre-2017-cava-de-tirreni-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Domenica 24 settembre 2017, decine di migliaia di distinti gentiluomini sfileranno con le proprie motociclette classiche in centinaia di città sparse per il mondo indossando l’abito con papillon o cravatta per raccogliere fondi per la ricerca sul cancro alla prostata”.

“The Distinguished Gentleman’s Ride”il più grande evento mondiale di beneficenza per moto, e motociclisti, di stile classico e d’epoca,farà tappa a Salerno, in Costa d’Amalfi ed a Cava de’ Tirreni ,città che fanno parte delle oltre 500 città del mondo partecipanti all’evento benefico mondiale. Il DGR è un raduno inizialmente nato in Australia, creato da Mark Hawwa in primis per raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro alla prostata e in secondo luogo per raccogliere appassionati di moto classiche, d’epoca e special. L’iniziativa nasce nel 2012 e, parallelamente all’edizione australiana, sbarca presto anche in Europa: le prime edizioni europee sono quelle di Londra e Roma nel 2012 e riscuotono subito un grande successo, vuoi per il nobile scopo, vuoi per il particolare “dress&bike code” richiesto. Infatti i circa 500 elegantissimi (ed elegantissime) bikers ,che tra Salerno, Cava de’ Tirreni e la Costa d’Amalfi sono pronti a rombare,saranno vestiti in maniera molto “chic” come segno distintivo della manifestazione . “The Distinguished Gentleman’s Ride”è difatti , un elegante raduno finalizzato alla beneficenza, che anno dopo anno richiama un numero sempre maggiore di motociclisti in tutto il mondo.Quest’anno il raduno giunge alla sua sesta edizione e l’appuntamento è fissato per domenica 24 settembre, in oltre600 città del globo e in 95 paesi: New York, Toronto, Dallas, Los Angeles, San Francisco, Melbourne, Sidney, Parigi, Londra, Madrid, Berlino, nel nostro Paese saranno ben 37 le città che ospiteranno il “DGR” .tra cui Milano, Roma, Amalfi, Salerno e Cava de’ Tirreni .Protagoniste del raduno saranno le moto scrambler, café racer, special e bobber oltre ai baffi stilosi e agli abiti migliori di chi le possiede. Non conta la marca delle due ruote, ciò che conta è essere ogni anno sempre di più e raccogliere più fondi possibili per la ricerca scientifica. Lo scorso“The Distinguished Gentleman’s Ride” ha riunito oltre 37 mila motociclisti nel Mondo e raccolto oltre 2,3 milioni di dollari, poco più di due milioni di euro; l’obbiettivo di quest’anno è ancora più ambizioso, gli organizzatori puntano ad abbattere il muro dei 5 milioni di dollari australiani, che andranno poi donati a supporto della ricerca contro il cancro alla prostata.

I fondi raccolti (rigorosamente a mezzo bonifico bancario da effettuarsi da ciascun partecipante personalmente attraverso il sito web gentlemansride.com) vengono corrisposti alla Movember Foundation, la più grande organizzazione di andrologia del mondo.

Testimonial per l’Italia dell’evento, ma soprattutto sostenitore del “The Distinguished Gentleman’s Ride” è come ogni anno Lorenzo Cherubini , in arte Jovanotti, grande appassionato di moto, ed uomo molto sensibile alle tematiche sociali. L’evento prenderà le mosse proprio da Amalfi dove è previsto alle 9,00 il raduno dei “gentiluomini” in Piazza Flavio Gioia. Alle ore 10,00 vi sarà la partenza alla volta del capoluogo. Giunti a Salerno, il corteo si sistemerà in Piazza della Concordia dove opererà una sosta di un’ora per un caffè. Alle ore 12,00 la sfilata riprenderà il cammino verso Cava de’ Tirreni fino a giungere a Piazza San Francesco.

Quest’ultima, adeguatamente allestita per l’occasione con addobbi e decori in stile, ospiterà per l’intero pomeriggio oltre 400 motociclette english style e i riders accompagnati dalle proprie gentlewomans. Musica e animazione accompagneranno l’intera manifestazione sino alla conclusione, prevista per le 19,00.Per l’occasione, i pub, ristoranti e bar osserveranno orario continuato e per i “distinguished” è previsto il 20 per cento di sconto su ogni consumazione.Sponsor internazionali della manifestazione Triumph Motorcycles e Zenith Watches.

La Scuola estiva delle Donne sceglie la Città di Pontecagnano Faiano per raccontarne la storia

scuola-estiva-delle-donne-settembre-2017-pontecagnano-faiano-vivimediaPONTECAGNANO FAIANO (SA). “Luoghi della memoria. Memoria dei luoghi”. Sta racchiuso tutto qui il leit motiv della Scuola estiva delle Donne che verrà inaugurata giovedì 14 settembre, alle ore 10.30, nella Biblioteca Civica “Alfonso Gatto”, presso il Museo Archeologico Nazionale “Gli Etruschi di Frontiera”. 

La Summer School a Pontecagnano Faiano è promossa dall’Amministrazione, su impulso del Sindaco Ernesto Sica e dell’Assessora alle Pari opportunità Lucia Zoccoli, unitamente all’Osservatorio interdipartimentale per gli studi di genere e le pari opportunità dell’Unisa e all’Istituto campano per la storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età contemporanea “Vera Lombardi” che ne hanno curato l’organizzazione. 

A suggellare la straordinaria importanza dell’iniziativa, la partecipazione dell’Assessore regionale alle Pari opportunità e alla Formazione Chiara Marciani che, giovedì, interverrà alla presentazione insieme al Primo Cittadino Ernesto Sica, all’Assessora alle Pari opportunità Lucia Zoccoli, all’archivista storico Maurizio Budetti, a Laura Capobianco e Guido D’Agostino dell’Icsr, alla Direttrice vicaria dell’Ogepo-Unisa Francesca Romana d’Ambrosio, alla Consigliera di Parità della Regione Campania Domenica Marianna Lomazzo, alla delegata del Rettore per le Pari opportunità e Presidente del Cug-Unisa Maria Rosaria Pelizzari, alla Consigliera di Parità della Provincia di Salerno Anna Petrone, al responsabile dei laboratori della Scuola estiva delle Donne 2017 Giovanna Truda

La Summer School si propone di sviluppare il rapporto tra ricerca e formazione con particolare riferimento alle culture del territorio e di genere. Tema prescelto per il 2017 è “Memoria delle donne. Culture materiali e immateriali del territorio di Pontecagnano Faiano”.

Il corso, aperto a dieci studenti già individuati tramite apposito avviso di selezione, prevede, dopo le giornate di studio al Campus di Fisciano, i due appuntamenti di approfondimento, in data 14 e 15 settembre, a Pontecagnano Faiano nell’ambito del protocollo d’intesa sottoscritto tra Comune e Ogepo. 

“Siamo davvero orgogliosi – dichiara il Sindaco Ernesto Sica – di ospitare la Scuola estiva delle Donne che, quest’anno, ha scelto Pontecagnano Faiano grazie al nostro immenso patrimonio culturale e alla straordinaria storia delle nostre donne. E’ un’iniziativa che ci rende fieri del rapporto di collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno in quanto testimonia, ancora una volta, appieno l’eccellenza dell’Ateneo e l’ottimo lavoro sui temi delle pari opportunità. L’affermazione della donna si raggiunge con obiettivi comuni e la nostra Città è vicina allo sforzo dell’Ogepo e a tutte le donne che lottano per i propri diritti”. 

“E’ questa – afferma l’Assessora Lucia Zoccoli – la rete che ho sempre immaginato, una rete di donne impegnate, inclusiva e aperta a tutti. Pertanto mi preme ringraziare tutte le componenti dell’Ogepo e dell’Icsr per aver scelto di raccontare, dal punto di vista attento delle donne, la storia della nostra Città, che verrà racchiusa in un testo al termine della Scuola estiva. Viene, così, premiata la nostra visione delle pari opportunità che va oltre organismi chiusi e ristretti e incentiva un confronto quanto più ampio possibile. Sono davvero convinta che questa eccezionale esperienza ci arricchirà attirando, ancor di più, durante gli approfondimenti in programma, le attenzioni sulla bellezza e sul significato storico-artistico dei nostri tesori, in particolare sul Museo Archeologico Nazionale, sulla Biblioteca Civica ‘Alfonso Gatto’, sul parco Eco archeologico e sull’ex tabacchificio Centola che, insieme all’ex convento San Benedetto, al borgo di Faiano e a tanti altri siti di particolare interesse, costituiscono il nostro grande patrimonio”.

“InfernoBadia”, il secondo thriller di Giovanni Sorrentino: dalla Milano di Tangentopoli alla Badia di Cava

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Tornare. Sembra questo il verbo per questa estate che ha già lanciato le sue calde sfide.

E il Comune di Cava e la presentazione del secondo libro di Giovanni Sorrentino, Inferno Badia (Ed. I libri della Leda), sono un’occasione che non perdo. Per tornare ai miei cari appuntamenti letterari, appunto. In fondo, con l’Inferno mi ci ritrovo, di questi tempi…

Si parte con una lettura emblematica dal romanzo, che il bravissimo lettore Gabriele Casale riesce bene a colorare d’Inferno, tra Tangentopoli, la Milano nera ed un’aggressione a bastonate.

Poi Franco Bruno Vitolo, che ha scritto la prefazione del libro e ne ha curato l’editing, apre ufficialmente la serata.

Enrico Bastolla. Assessore alle Politiche Sociali, porta i saluti del Sindaco e poi il giovane Presidente dell’Associazione Giornalisti “Lucio Barone” Emiliano Amato comincia a muovere il nero e ne approfitta anche per far capire quanto si stia muovendo, e bene, la rivitalizzata Associazione da lui presieduta.

Gli interventi seguono per tutti una linea legata ai propri ruoli, alla giusta motivazione sulla loro presenza ma ciò che accomuna tutti è la voglia di sottolineare come Cava sia una città dal passato davvero notevole, ma che continua, con il presente che si propone, a sfornare talenti su tantissimi fronti e di tutte le età.

La presentazione racchiude tutte queste caratteristiche; l’autore, l’avvocato Giovanni Sorrentino, è uomo maturo, che otto anni fa si presentò con un romanzo, un fantathriller storico, “La feluca alla Badia”, che risultò essere in parte una sorpresa per chi lo frequentava da anni soprattutto come avvocato e dipendente di banca e non aveva avuto modo di apprezzare i riflessi della profonda passione da lui nutrita per la lettura di genere noir. Come ha sottolineato Franco Bruno Vitolo, quel romanzo era anche un modo di “sfogo personale”, il segno della voglia di far sentire la sua presenza e forse anche la necessità di farsi “conoscere” di più.. Questo nuovo romanzo, che con il primo ha in comune di certo la presenza della nostra maestosa Abbazia e l’ambientazione al Corpo di Cava, dimostra invece una maturazione letteraria che non è passata inosservata.

Franco Bruno lo definisce libro elettrico e, fedele alle sue spiccatissime doti descrittive, riesce a raccontarci il libro facendoci guardare solo la copertina, come se ci stesse spiegando un canto della Divina. Il colore nero è indicativo del genere, le due parole del titolo scritte con due caratteri diversi, stanno a significare due fermate: la prima è il luogo di partenza e l’altra è l’arrivo. Al centro l’immagine sfocatamente suggestiva di una persona a capochino in un vagone ferroviario, a significare il viaggio, carico di angoscia, ma alla fine forse anche foriero di una vita nuova. La foto, scattata con il drone da Giorgio Monetta che riprende la Badia dall’alto, riempie la terza di copertina (la seconda è dei Navigli, punto di partenza della storia), mentre la quarta ha il suo breve riassunto e una bella pistola che prepara ai numerosi cadaveri che troveremo lungo le sue pagine. Pistola che si ripete ad ogni capoverso delle pagine del libro, per non abbassare mai la tensione.

Quest’atmosfera di paura prende vita nella voce del poliedrico attore lettore Gabriele Casale. La sua lettura è recitata con la solita maestria. Il cancello che non si apre, l’aggressione che Giulio, il protagonista, subisce, la fuga disperata tra le tombe di un cimitero, creano in tutti noi la stessa suspense di chi la vive sulle pagine del libro.

E da quella scena iniziale di paura e violenza del cancello che non si apre, inizia il viaggio del protagonista, che toccherà tanti luoghi e tante tematiche, dalla piaga dei migranti, alla dipendenza dalla droga dei piaceri facili, alle reazioni nelle famiglie di fronte alle problematiche dolorose, che dovrebbero unire, ma che spesso dividono. Ma questo si scoprirà con la lettura… e l’anima del romanzo si potrà cogliere anche grazie alle musiche del pianista Ernesto Tortorella, che, come raccontra Franco Bruno vitolo, in questa stessa sala quattro anni fa, all’età di soli diciassette anni, incantò il console greco con l’esecuzione di brani d’autore “marini” e che stasera ci delizia con il frammento di una sinfonia da lui stesso composta e che racconta il viaggio di Orfeo all’Inferno e la sua risalta: in pieno tema con la vicenda del protagonista del romanzo, che fugge da un pericolo mortale e nello stesso tempo da se stesso e verso se stesso. Che Tortorella fosse dotato di classe cristallina era già ben chiaro e noi ne raccogliamo il piacere dell’esecuzione. Le sue note partono dolci per crescere d’intensità con l’avvicinarsi all’Inferno. Se la lettura ti accompagna, la musica ti cattura. Il silenzio degli occhi che leggono il piano e con le mani ti raccontano storie. Meraviglia.

Arriva poi il turno di Daniele Angrisani. A lui si richiede equità di giudizio e da buon avvocato la disamina degli avvenimenti è presto fatta. “…L’amico perde i capelli ma non il vizio”, “…fulminato dalla vena romanzesca sulla via di Damasco”, sottolinea come sia anche lui tra quelli rimasti sorpresi di tanta capacità descrittiva, sicuramente alimentata da una vita di letture. Un libro che potrebbe riassumere i toni e le atmosfere, che vanno da Umberto Eco ad un moderno Lucarelli. Un libro di cui, secondo Angrisani, va sottolineata la miriade di morti che il protagonista lascia dietro di sé. E poi… la battuta finale: “…un tempo tute le strade portavano a Roma, per Giovanni tutte le strade portano alla Badia. Che abbia un sogno monastico da realizzare?”

Insomma, nonostante il libro di cui si è parlato fosse un giallo capace di tenere il lettore col fiato sospeso, l’atmosfera che si è respirata in sala è stata davvero leggera e coinvolgente. Tanto che lo stesso Daniele suggerisce una terza trama che parta dal deserto e poi a Giovanni l’arduo modo di trovare il nesso con la Badia!

Gabriele, con la lettura che racconta l’incontro rocambolesco del protagonista con un pezzo della sua vita, il gemello Mattia inchiodato su una sedia a rotelle, crea l’intervallo con il successivo intervento dell’assessore Enzo Lamberti, che però non vuole vestire i panni istituzionali, ma piuttosto raccontare l’esperienza personale e umana che lo lega all’autore.

E finalmente anche a Giovanni viene ceduto il microfono. In una conversazione con Franco, spiega che l’attesa degli otto anni, non è stata cosa voluta, ma legata al poco tempo che ha potuto ritagliare dal lavoro e poi “…non si scrive per comando, ma per voglia” e la scrittura viene vista e sentita “…come consolazione e liberazione”, anche perché, confessa, di romanzi ne ha pubblicati due, ma in realtà ne ha scritti molti di più e sta già pensando a qualcosa di nuovo.

Franco gli chiede come mai il sesso, che nel primo romanzo aveva avuto un ruolo notevole, qui è stato decisamente messo in secondo piano. La risposta è semplice e diretta: “Qui si parla di una fuga che tende a salvare la vita, per cui il sesso non poteva risultare dominante.”

E il pezzo che chiude la serata ha proprio come titolo “Rinascita”, sempre composto ed eseguito magnificamente da Ernesto.

Nelle note c’è più brio. La musica si ascolta ad occhi chiusi perché si deve seguire. E sentire.

Rinascita è speranza… e speranza è già un pezzo di rinascita …

Mani amiche: venticinque anni di trasporto dei malati e di volontariato solidale. Le nozze d’argento di un’Associazione che vale oro

CAVA DE’ TIRRENI (SA). È ancora tanto vicina nella memoria e nel cuore quella festa di cinque anni fa, quando l’Associazione Mani amiche festeggiò i suoi primi vent’anni con una festa emozionata ed emozionante, nel ricordo ancora caldo della cara persona del Presidente Antonio Lodato e con la premiazione di un magnifico concorso creativo di poesia, narrativa, arti figurative e immagini visive in foto e video, a lui dedicato e incentrato sull’azione benefica e prolifica del volontariato all’interno del tessuto cittadino.

E altrettanto vicina nella memoria e nel cuore è quell’altra grande festa di due anni fa, quando Mani Amiche festeggiò l’acquisto di una nuova ambulanza superattrezzata e la donazione ad un villaggio nigeriano, in sintonia con l’Associazione SOSolidarietà, della vecchia, ma ancora valida ambulanza.

Tra una festa e l’altra, l’azione quotidiana, e gratuita, di trasporto dei malati in ogni parte d’Italia che dura ormai da venticinque anni e che tanti benefici ha portato a Cava ed a tutto il territorio.

Tra un trasporto e l’altro, domenica 18 giugno, alle dieci del mattino, nel parco dell’ex ONPI, sede di Mani Amiche, sotto la guida del Presidente Luigi Ferrarese, si è celebrata una nuova, doppia grande festa: per i primi venticinque anni di vita dell’Associazione, ed un nuovo grande traguardo: l’ingresso dell’Associazione nell’ANPAS (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze).

In apertura, è stata celebrata la Santa Messa in suffragio dei soci deceduti dell’associazione, in particolare di Antonio Lodato, indimenticato e indimenticabile presidente.

Al termine della Santa Messa ci sono state le preziose testimonianze di alcuni fondatori dell’associazione, come il Giudice Felice Scermino, il Dott. Vincenzo Baldi e il gradito intervento del Dott. Giuseppe Satriano, presidente dell’Associazione Soccorso Amico di Salerno, amico di Mani Amiche fin dai suoi primi passi.

È stato poi ufficializzato l’ingresso in ANPAS con la presenza del Vice Presidente Nazionale ANPAS Ilario Moreschi, il Presidente Regionale Antonio Aliberti e il responsabile del Sud Italia Egidio Ciancio.

A seguire, la consegna degli attestati di benemerenza ai soci dell’Associazione Mani Amiche che hanno maturato cinque, dieci, quindici e venti anni di Servizio associativo.

Il tutto alla presenza delle massime autorità cittadine: il Sindaco Vincenzo Servalli, il Vicesindaco Nunzio Senatore, l’Assessore alle politiche Sociali Enrico Bastolla, il Consigliere Comunale Vincenzo Lamberti: un segno importante della sinergia che in questi anni si è determinata tra l’Associazione e le istituzioni. Della serie, di stampo kennediano: “Non chiedete solo cosa la collettività può fare per voi, ma anche ciò che potete fare voi per la collettività.”

Alla fine, un momento conviviale con brindisi buono e giusto: rifornimento energetico per i prossimi venticinque anni di trasporti e umana solidarietà. Grazie di cuore e buon viaggio, cara Mani Amiche! Anzi, buoni viaggi!

Dopo “Calcio d’autore” un nuovo libro per Antonio Donadio

Già presentato a fine novembre dello scorso anno presso la sala consiliare del Comune di Cava, il libro Calcio d’autore di Antonio Donadio editrice La Scuola, originale e interessantissimo saggio sul calcio nella letteratura italiana, è stato presentato recentemente presso la Sala del Grechetto della Biblioteca Centrale di Palazzo Sormani di Milano. Relatori il conduttore sky e scrittore Alessandro Bonan e il poeta e critico letterario Giancarlo Pontiggia. Letture dal libro affidate a Laura Barth, modella, attrice e noto volto di Juventus TV. E così Donadio ha fatto…tre. E’ questa la terza volta, infatti: dopo “Come uccelli in volo” (2012) e “La vita al quadrato- Sulla poetica di Mario Luzi (2014), che un suo libro viene inserito nell’ autorevole programmazione culturale del Comune di Milano. Libro che ha suscitato molto interesse di critica e anche di pubblico. Da segnalare tra le altre, le recensioni di Giuseppe Conte (“il Giornale”), di Maurizio Cucchi (“La Provincia di Como”), di Plinio Perilli (“Poesia”). Ma il “nostro” non si ferma: è uscito, infatti, a fine maggio un suo nuovo libro  Nel solco di papa Giovanni.Lettere inedite tra il Card. Loris Francesco Capovilla e Davide Maria Turoldo curato assieme al saggista Marco Roncalli e edito da Servitium, Milano.  Ne hanno recentemente scritto, tra gli altri: Gabriele Nicolo su “L’Osservatore Romano”,Adriano Sofri su “Il Foglio” e Enzo Bianchi su “La Stampa”. Il presente carteggio “a due voci” consta di cinquantasei testi, in larga parte autografi, risalenti al periodo1963-1991. Due uomini, Turoldo e Capovilla, che sia Donadio sia Roncalli, pronipote di papa Giovanni XXIII, hanno conosciuto e frequentato, che hanno attraversato il Novecento, accomunati nel loro credo, nell’aver capito la “svolta” del Concilio ecumenico vaticano II uniti nel loro amore per la Parola, ma anche per la poesia e la cultura.

I Festeggiamenti in Onore del Santissimo Sacramento 361ª edizione: 1656 – 2017

castello-santadiutore-notte-6-ott-2016-vivimediaCAVA DE’ TIRRENI (SA). Del pari ad Assisi, Bologna, Cascia, Ferrara, Firenze, Lanciano, Napoli, Rimini, Roma, Siena, Torino e altre 43 città d’Italia e d’Europa, Cava de’ Tirreni è Città Eucaristica dal 1656, ovvero da quando il Regno di Napoli, per lo sbarco di 40 contagiati soldati spagnoli, fu contaminato dalla peste bubbonica, che solo l’intervento di Dio nostro Padre poté debellare, atteso che in soli pochi mesi la popolazione metelliana venne dimezzata.

Il primo decesso nella Città di Cava (il toponimo Cava de’ Tirreni origina dal 23 ottobre 1862) per il contagio della nefasta pestilenza, si registrò a Casa Costa di San Cesareo, nel Distretto di Metiliano, poi a Casa Vallone di Dragonea e Casa Angrisani di Sant’Arcangelo, entrambe nel Distretto del Corpo di Cava, ed il 25 Maggio 1656, giorno dell’Ascensione, a Casa Rosi, nel Casale della Santissima Annunziata, del Distretto di Sant’Adjutore.

Il Vescovo Monsignor Lanfranchi fece annotare nei registri della Curia che solo nella Città di Cava, a causa della peste, perirono 6.300 persone, su una popolazione di 12.000 abitanti, di cui: 100 sacerdoti secolari, 40 frati, 80 chierici, 12 notai ed altrettanti medici. Nella chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari in Dupino, il 24 Giugno 1656, furono sepolte 22 persone.

La prima processione Eucaristica, officiata con sole poche donne, venne svolta nell’autunno del 1656 da Don Angelo Franco, l’unico superstite dei quattro Parroci della Santissima Annunziata il quale, giunto sul terrazzo superiore del Castello di Sant’Adjutore, posizionatosi verso i quattro punti cardinali, impartì la Santa benedizione alla gente della valle. La peste finì di propagarsi e dal dicembre dello stesso anno non si contarono più vittime.

Dall’anno seguente (era il 1657) i cavesi ricordano quello spaventoso evento ed il Celestiale Miracolo Eucaristico con i Festeggiamenti in Onore del Santissimo Sacramento, detti troppo genericamente e solamente dal dopoguerra: “festa di castello”, replicandola nel giorno di giovedì dell’ottava del Corpus Domini, che quest’anno 2017 ricade il 22 giugno.

Nella Platea Parrocchiale della Santissima Annunziata, Anno Domini MDCCXXXIII (1733), si legge: “1656 Tempo Peste ritrovo esser stata la prima volta che si portò processionalmente il Venerabile sopra la Cappella del Castello e il medesimo Gio. Antonio si fa esito per comodare la strada carlini trenta, fol.26, fu sotto l’ 16 Luglio di detto anno 1656”:

Altra testimonianza la troviamo nel manoscritto del 1765, a firma del Notaio cavese Filippo de’ Monica, custodito nell’archivio parrocchiale della Chiesa della Santissima Annunziata:

Fin dall’anno 1657 che questa città di Cava, non men delle altre di questo Regno di Napoli, soffrì la memorabile strage cagionata dalla peste bubbonica… Fan plauso, tratto tratto, le ordinate file de’ sparatori (gli attuali pistonieri) con di loro repliche scariche e le illuminazioni di qualsivoglia particolar casa e d’ogni tugurio per enarrare la Gloria del Signore… Sì teneva lunga processione sino al sommo del maniero, donde i parroci impartivano la Santa Benedizione alla valle, perché quel male non ritornasse a mietere vittime”.

    I festeggiamenti, come detto, originarono dal 1657 poiché i “signori” del Casale della Santissima Annunziata, presentatisi ai Parroci di quella Chiesa, chiesero di dare forma penitenziale e solenne alla processione frazionale del Corpus Domini, estendendone il percorso sino alla sommità del Castrum Sanct’Adjutore, affinché la Città fosse benedetta col Corpo di Cristo, racchiuso nell’Ostensorio, ciò per preservarla da futuri castighi.

Ogni anno, da allora, anche durante il ventennio fascista, la pia processione si è ripetuta sempre identica, con l’aggiunta dello sparo dei pistoni dai sentieri e dagli spalti del Castello, nel giorno del giovedì dell’ottava del Corpus Domini, in segno di solennità. La sera del sabato successivo, il fantastico gioco di fuochi pirotecnici termina (non si è mai saputo il motivo) con l’incendio della secolare fortezza e l’apparizione del patrio tricolore.

In una relazione, le sagge Beatrice Sparano e Lucia Avigliano hanno scritto: “La fede ed il fervore che sostengono, attraverso i secoli, la pia consuetudine della benedizione col Santissimo dal Castello, rimasta ininterrotta dal 1656 fino ai giorni nostri, possono considerarsi il vero “miracolo” che testimonia la religiosità del popolo cavese.”

Per buon auspicio, prima d’iniziare i Festeggiamenti in Onore del Santissimo Sacramento, il giorno dell’Ascensione, sul terrazzo più alto del Castello, a cura dell’Ente Montecastello, viene issato il vessillo della Città e davanti alla grande croce metallica viene posizionato il primo palo per la costruzione dell’imponente Ostensorio, che si completerà, illuminato, nei giorni successivi; qualche giorno prima del giovedì dell’ottava del Corpus Domini o la stessa mattina, gli otto Casali di Trombonieri: Sant’Anna, Sant’Anna all’Oliveto, Borgo Scacciaventi-Croce, Santissimo Sacramento, Filangieri, Senatore e Santa Maria del Rovo, divisi nei rispettivi quattro Distretti che sino all’alba dell’800 costituivano la Città di Cava (come detto in precedenza, il toponimo Cava de’ Tirreni origina dal 23 ottobre 1862): Sant’Adjutore, Metelliano, Corpo di Cava e Pasculano si portano intorno al vetusto maniero per issare il proprio vessillo.

I preparativi per trascorrere la tradizionale “giornata al monte”, iniziano qualche giorno prima con la approntamento della colazione, del pranzo e della cena, cucinati dalle mamme, dalle mogli e dalle fidanzate, le quali, un tempo, o per leggenda o per superstizione, al calare della sera non erano più bene accette sul Colle di Sant’Adjutore, detto impropriamente monte castello. In passato i maschi liberi e maliziosi a squarcia gola gridavano ed ancor oggi qualcuno spiritosamente lo fa, “abbasce ‘e ffemmene”!

Chi resta a casa o chi si reca a lavoro, vedendo lo sventolio delle bandiere della Città sul Colle tanto amato da noi cavoti, quali quelli dei Distretti di Sant’Adjutore: bianco-celeste, Mitiliano: rosso-verde, Corpo di Cava: bianco-nero e Pasculano: giallo-nero, oltre a quelli degli otto Casali, con un groppo in gola, dirà: l’anno che vene, vaco pur’io.

Per tutta la giornata i pistonieri, dopo la partecipazione alla Santa Messa del mattino, sono impegnati nello sparo dei “pistoni” antichi archibugi, il cui progenitore origina dal XVI secolo, e mangiare pasta e fagioli, soppressate, milza di vitella (‘a meveza), zucchine alla scapece, formaggi di vario tipo e quant’altro, il tutto unito ad buon vino. Il pranzo è allietato da canti e musiche d’un tempo, scritte da chi la festa l’ha tramandata di padre in figlio.

A sera, alle 20,30, ci si appresta alla processione del Corpus Domini, che dalla secolare Chiesa della Santissima Annunziata giunge sino al terrazzo superiore di quel che resta del maniero, da dove il Pastore della Diocesi impartisce la benedizione in direzione dei quattro punti cardinali.

Dalla valle si distinguono le ombre dei tantissimi fedeli in processione e lo sfavillare delle fiaccole.

Giovedì 22 Giugno 2017, di buon mattino, per la 361ª volta, saliti sul terrazzo inferiore del Castello di Sant’Adjutore, cingendo l’altare del Signore, con i celebranti, impetreremo Dio nostro Padre acchè le pesti odierne, che sono: la devianza giovanile, i dissensi in famiglia, la disoccupazione, il femminicidio, ecc., abbiano a cessare, in riguardo che questa nostra amata Cava de’ Tirreni, è: “Città Eucaristica”.

“Fatima. Un appello al cuore della Chiesa”, giovedì 22 giugno al Comune di Sarno la presentazione del nuovo libro di P. Serafino M. Lanzetta

locandina-libro-fatima-giugno-2017-salerno-vivimediaSALERNO. L’Aula Consiliare del Comune di Sarno (Sa) ospiterà giovedì 22 giugno 2017 la presentazione del nuovo libro di Padre Serafino M. Lanzetta, “Fatima. Un appello al cuore della Chiesa” (Casa Mariana editrice). Insieme all’autore interverranno il Sindaco Giuseppe Canfora, il Vicesindaco Gaetano Ferrentino, il Presidente del Consiglio comunale Maria Rosaria Aliberti e l’Assessore alla Cultura Vincenzo Salerno. Al termine della presentazione è prevista l’esibizione canora della Corale Polifonica “Laetamini in Domino”. L’appuntamento è alle ore 17.30

Giovedì 22 giugno 2017
, presso l’Aula Consiliare del Comune di Sarno (Sa), alle ore 17.30 si terrà la presentazione del libro “Fatima. Un appello al cuore della Chiesa” (Casa Mariana editrice), ultimo lavoro editoriale di Padre Serafino M. Lanzetta, originario di Sarno ed attualmente Sacerdote in carica della parrocchia di St. Mary – Gosport, nella diocesi di Portsmouth, in Inghilterra.

Patrocinato dal Comune di Sarno, l’evento, oltre alla partecipazione dell’autore, vedrà gli interventi del Sindaco di Sarno, nonché Presidente della Provincia di Salerno, Dott. Giuseppe Canfora, del Vicesindaco Avv. Gaetano Ferrentino, del Presidente del Consiglio comunale, Avv. Maria Rosaria Aliberti, e dell’Assessore comunale alla Cultura, Prof. Vincenzo Salerno. Al termine della presentazione del libro, inoltre, ci sarà un’esibizione canora a cura della Corale Polifonica “Laetamini in Domino”.

padre-serafino-lanzetta-giugno-2017-vivimediaPubblicato in concomitanza del Centenario delle Apparizioni della Vergine di Fatima, vissuto lo scorso 13 maggio, P. Serafino M. Lanzetta nel suo nuovo libro (che ha già ricevuto richieste di traduzione in portoghese per la diffusione in Brasile) tratta dell’evento di Fatima, il più importante messaggio soprannaturale del XX secolo che ancora ci interpella. Una profezia che deve ancora compiersi, dando una lettura celeste degli eventi storici ed ecclesiali.

«Fatima ci interroga sul modo in cui stiamo vivendo la nostra fede e il nostro Cristianesimo – spiega P. Serafino M. LanzettaFatima è una grande lezione di teologia della storia: gli eventi non sono forze cieche che ci sovrastano, ma sono guidati dalla Provvidenza. Se l’uomo si pente e si converte, con lui cambia anche il corso della storia, altrimenti la punizione divina è inevitabile. Parole come inferno, peccato, sacrificio, castigo, per troppo tempo andate in disuso, ritornano con tutta la loro freschezza e ci interrogano. A cento anni di distanza dall’apparizione della Bianca Signora venuta dal Cielo, l’evento-Fatima si impone per la sua attualità».

Sacerdote in carica della parrocchia di St. Mary – Gosport, nella diocesi di Portsmouth, in Inghilterra, Padre Serafino M. Lanzetta è libero docente di teologia dogmatica alla Facoltà Teologica di Lugano (Svizzera) e collabora con la School of the Annunciation di Backfust Abbey (Inghilterra). Tra le sue opere recenti si segnala “Il Vaticano II, un Concilio pastorale. Ermeneutica delle dottrine conciliari” (Cantagalli 2014). Per Casa Mariana Editrice ha pubblicato nel 2006 “Il sacerdozio di Maria nella teologia cattolica del XX secolo. Analisi storico-teologica”.

Ha collaborato con “L’Osservatore Romano” e con diverse riviste teologiche. Ha diretto la rivista teologica “Fides Catholica” fin dal suo nascere (25 marzo 2006). Ha curato la realizzazione di alcuni convegni teologici internazionali e le relative pubblicazioni: “Karl Rahner, un’analisi critica” (Cantagalli, Siena 2009); “Inferno e dintorni. È possibile un’eterna dannazione?” (Cantagalli, Siena 2010); “Il sacerdozio ministeriale: l’amore del Cuore di Gesù” (Casa Mariana Editrice, Frigento 2010); “Concilio Ecumenico Vaticano II, un Concilio pastorale. Analisi storico-filosofico-teologica” (Casa Mariana Editrice, Frigento 2011). 

Kaunas & Cava de’ Tirreni: le due città dall’animo elegante

La storia, le tradizioni, i costumi delle due città, gemellate dal 2008, unite dall’obiettivo di creare progetti interculturali per un nuovo business con una rete di imprese per lo sviluppo comune.

La Lituania, terra di grandi emozioni, con una storia che si contraddistingue tra i paesi del nord Europa, custodita amorevolmente dall’anima anticonformista delle sue città, come Kaunas che vanta un connubio perfetto tra antico – storico – moderno – contemporaneo. Capitale della Lituania dal 1920 al 1940, con la nuova amministrazione, aspira a candidarsi nel 2022 quale “capitale europea della cultura”. 

L’Italia è la terra del sole, con il suo meridione ricco di scenari unici che si dividono tra mari e monti e che fanno da riflesso a millenni di storia. La Campania è riconosciuta nel mondo per le sue caratteristiche uniche che hanno fatto della memoria collettiva uno scrigno da cui attingere. Cava de’ Tirreni, ne è un esempio. Un’incantevole bomboniera, protetta dai monti Lattari a due passi dal mare della divina Costiera Amalfitana, dove si respira la passione per la propria terra e si tramandano le radici storiche e religiose nel tempo, cinta dai borghi collinari che hanno dato origine alla città.

Entrambe le città sono gemellate dal 2008, un rapporto nato l’anno precedente, a seguito di una esibizione degli Sbandieratori Cavensi nell’ambito di un evento organizzato dall’ambasciata italiana a Kaunas. Per tale l’occasione, l’attuale vicesindaco, Nunzio Senatore, che era al seguito degli Sbandieratori, promosse l’istituzionalizzazione del rapporto, considerando l’eleganza e la cultura che uniscono i due popoli. A tutt’oggi, questa relazione è curata dal Comitato Gemellaggi Cavese che mantiene vivo il rapporto tra le due città. 

Kaunas (Lituania), in questo periodo, si risveglia da un lungo inverno di grandi eventi, come il Natale, con l’accensione dell’albero dal cuore rotante, un carosello che ha emozionato grandi e piccini con le sue variazioni di colori, circondato da casette e mercatini. Anche Cava de’ Tirreni (Italy) è stata caratterizzata da un inverno di grandi spettacoli con l’accensione del grande albero, il più alto della Campania, con la punta rivolta verso la luna, mirando alla svolta e ispirando i cuori dei visitatori.

In questi anni, si sono susseguiti diversi scambi culturali, l’ultimo dei quali ha visto l’amministrazione di Kaunas e l’ufficio gemellaggi, ospitare la nuova amministrazione Servalli, per festeggiare insieme il “Christmas Starts” Natale 2016. Uno spettacolo realizzato ai piedi del “Cigno Bianco” (il vecchio municipio del 1542) con una fantasmagorica esibizione del teatro di strada della “Compagnie des Quidams”, una allegoria di luci e movimenti che hanno dato forma ad una grande giostra di cavalli e domatori. Lo spettacolo si è concluso con una cena ufficiale, cui erano presenti alcune delegazioni delle città gemellate, con uno scambio di doni e ringraziamenti. Al contempo, Cava de’ Tirreni, ha ricambiato la squisita ospitalità invitando il Sindaco Visvaldas Matijošaitis e dell’amministrazione di Kaunas a partecipare ai festeggiamenti del Santissimo Sacramento, un evento che si ripete da ben 361 anni, con una storica processione verso il monte Castello, a cui partecipa tutta la cittadinanza, unita dalla forza della fede. 

Un viaggio che è servito per dibattere su tematiche amministrative comuni e sulle esigenze di intensificare i rapporti tra le due Città. Inoltre, una occasione per l’amministrazione locale e l’Ufficio Gemellaggi di invitare il Sindaco e il Vicesindaco di Cava de’ Tirreni all’evento “Le tre Giornate Italiane” che si svolgerà nel mese di settembre 2017.

Un iniziativa dedicata a tutto il “Bel Paese” per creare le condizioni di un interscambio socio-economico, ospitando imprenditori, artigiani, artisti, gruppi folkloristici, come i “trombonieri” e sbandieratori cavesi. L’intento è la realizzazione di una rete tra gli operatori economici e culturali per una progettualità condivisa. A fare da cornice sarà la grande tradizione culinaria italiana. 

Tra i paesi baltici, Kaunas è considerata la meta del momento, con la Città Vecchia da una parte, che custodisce gioielli culturali e architettonici come il Vecchio Municipio, chiamato “ Il Cigno Bianco”, il Castello, la Cattedrale di San Pietro e Paolo, la casa gotica di Perkunas, nonchè innumerevoli musei di grande interesse storico, artistico e culturale, mentre dall’altra, la Città Nuova, più moderna, con una nuova architettura, ricca di attrazioni commerciali, culturali e sportive.

“Un popolo molto fiero – afferma il Sindaco di Cava de’ Tirreni, Vincenzo Servalli – con un attaccamento alla propria storia che si è riscattata dalla sottomissione del comunismo sovietico. Ho apprezzato la grinta e la passione che dimostra nel voler essere un esempio tra le città europee anche attraverso le brillanti menti giovanili che popolano le diverse università. Essere presente al “Christmas Starts” ed avere l’onore di salutare il popolo lituano in diretta nazionale, rappresentando la città di Cava de’ Tirreni, è stato un momento emozionante e senza precedenti“. 

La Valle Metelliana è anch’essa una delle mete più frequentate dai giovani che si ritrovano nello splendido centro storico “Borgo Grande”, un esempio unico nel centro sud Italia di borgo porticato risalente al XIV secolo, nato come centro commerciale naturale, dove i cavesi avevano le proprie botteghe. Faro di spiritualità e cultura è da mille anni l’Abbazia benedettina della Santissima Trinità, che custodisce le spoglie di quattro santi e otto beati. Il cenacolo è stato sin dall’anno mille una potenza religiosa ed economica che ha influenzato tutto il mezzogiorno d’Italia. Ancora oggi meta di studiosi da tutto il mondo e sede di rassegne organistiche internazionali. I due più importanti appuntamenti storici, ogni anno oggetto di eventi rievocativi, sono legati alla concessione della “Pergamena in Bianco” da parte di Re Ferrante d’Aragona nel 1560 e alla miracolosa guarigione dalla peste del 1656 che aveva decimato la popolazione cavese. 

Da sempre l’arte culinaria identifica i popoli come accade anche per Kaunas e Cava de’ Tirreni.

Per le strade della città lituana, attraverso gli odori, i rumori, le vetrine, ci si immerge in un passato sempre vivo, con locali enogastronomici che coltivano e tramandano le tradizioni del territorio, in sintonia con le cucine internazionali, senza mai dimenticare il gusto e la raffinatezza delle “alus” (birre) . 

Kaunas è una delle mie mete preferite – afferma il vice sindaco, Nunzio Senatore – e ogni volta c’è qualcosa da scoprire. Una città che si evolve continuamente, che cresce e si rafforza, offrendo sempre nuove occasioni. Un plauso è doveroso alla nuova amministrazione che punta a creare le condizioni per maggiori risorse rivolte alle nuove generazioni e una città più funzionale. Ciò che non cambia è la buona cucina che offre pietanze che hanno il gusto della tradizione e che, peraltro, in qualche caso, hanno assonanze con le nostre, almeno nella forma, come la zuppa di funghi, servita in una forma di pane che assomiglia ad un nostro piccolo panettone. Esaltante è stato poter assistere alla finale di basket, nel magnifico stadio “Žalgirio Arena”, tra le due maggiori città della Lituania, in cui Kaunas è prevalsa su Vilnius. Un momento che abbiamo vissuto non da ospiti ma come se fossimo cittadini di quella terra, immergendosi nel clima di festa e di condivisione, assaporando un buffet in cui spiccava un buon pane fritto e formaggio, accompagnato dall’immancabile ottima birra, che è il loro modo singolare di vivere la partita”.

Cava de’ Tirreni è ben nota per la stessa cura che pone sulle sue tavole. La cucina cavese ha trasformato negli anni quei sapori di un tempo, come la “milza alla menta e prezzemolo” e le “zucchine alla scapece”, da piatti poveri in pietanze esclusive a cui si affiancano ottimi vini delle rinomate cantine locali. Prelibatezze servite in piatti di ceramica, un’altra delle caratteristiche di pregio della città. Negli ultimi anni le attività di ristorazione sono diventate una importante risorsa economica attirando un turismo sempre più in crescita in ambito regionale e nazionale. Un obbiettivo dell’attuale amministrazione Servalli è quello di rendere la cittadina sempre più appetibile, anche sullo scenario internazionale con scambi tra le diverse identità.

Un obiettivo comune anche alla città baltica che con le sue attività sociali e culturali coinvolge e attira, ogni anno, migliaia di turisti. 

A fare gli onori di casa è stato il primo cittadino Visvaldas Matijošaitische ha accolto la delegazione cavese nel Palazzo di Città, un momento di ufficialità ma anche di convivialità. Entrambi i primi cittadini hanno avuto modo di conoscersi e di confrontarsi sulle rispettive azioni amministrative.

Il programma riservato agli ospiti cavesi è stato ricco di diversi eventi che li hanno coinvolti in esperienze particolari, come l’incontro al centro sociale dove ci si è confrontati sui rispettivi metodi di socializzazione e inclusione e sulle attività esperienziali per i giovani. Un impegno, quello dei centri sociali e culturali, spinto a creare iniziative volte alla conoscenza delle proprie origini e della propria storia, coinvolgendo le nuove generazioni nello studio del proprio passato, della propria arte e in particolare della musica, suonando strumenti della loro tradizione locale.

Anche l’incontro con gli operatori del “piano di zona” locale è servito a trarre spunti interessanti da veicolare nella valle metelliana.

Il tour nel fascinoso complesso del monastero di Pažaislis, che conserva in se il dramma e la rinascita del popolo lituano, uno dei più straordinari esempi di architettura tardo-barocca dell’Europa nordorientale, ha fatto conoscere un luogo di grande sacralità, sede dei concerti del festival di musica classica. Lo stesso pranzo organizzato all’interno del monastero è stato un momento di inclusione intorno ad una tavola rotonda, condivisa con diversi ospiti di altri popoli europei, che lasciavano trasparire la gioia di essere protagonisti di un rapporto sempre crescente di integrazione tra le nazioni.

La musica, elemento di unione tra i popoli, ha avuto un momento esaltante nel Christmas Concert della Kaunas Philharmonic Society, durante il quale sono state eseguite arie ed opere italiane.

Le giornate si sono poi susseguite tra avvenimenti di diverso spessore con pranzi e cene ufficiali in esclusivi ristoranti che si contraddistinguono per la loro eleganza e cura della tradizione. Un modo per promuovere la cucina locale e lo stile dell’accoglienza, oltre alla reciproca volontà di far crescere i rapporti tra entrambe le comunità, come ha sottolineato lo stesso Vicesindaco di Kaunas, Simonas Kairys. 

Lo scopo della nostra amministrazione è rendere la città di Kaunas un territorio fertile per l’imprenditoria nazionale e internazionale e Cava de’ Tirreni, che vanta importanti attività industriali e commerciali, per noi, può essere un buon partner. Il nostro desiderio è che il gemellaggio possa essere lo strumento per arricchire la nostra terra delle esperienze, dei talenti e della cultura di altri popoli come quello cavese”. 

A chiudere il visita in terra lituana è stato l’inaspettato invito del sindaco Visvaldas Matijošaitis, che, corrispondendo alla riconosciuta accoglienza italiana, ha aperto le porte della propria abitazione al sindaco Servalli e al vicesindaco Senatore, accompagnati dalla responsabile dei gemellaggi, Lina Lauciūtè, che a loro volta hanno potuto, in maniera informale e in un clima di familiarità, ringraziare quanti hanno reso speciale e particolare il soggiorno a Kaunas. (di Anna Ferry-Ferrentino e Rino Ferrara)

In libreria: Il Fiore della poesia italiana dalle origini ai nostri giorni

copertina-il-fiore-della-poesia-giugno-2017-vivimediaSenza pretese di completezza ma con l’ambizione di avere scelto testi significativi e degni di rappresentare il magma della poesia contemporanea, offriamo al lettore il film della poesia italiana dal Duecento alla seconda metà del Novecento, e una istantanea degli ultimi anni, sperando che fungano da sprone ad approfondire la lettura, la conoscenza e soprattutto l’amore per la poesia” cosi Mauro Ferrari nel presentare questa voluminosa opera in due volumi (Il Fiore della poesia italiana. Tomo I: Otto secoli a cura di Vincenzo Guarracino; Tomo II: I contemporanei a cura di Mauro Ferrari, Vincenzo Guarracino, Emanuele Spano- Puntoacapo Editrice, Pasturana, Alessandria, 2016).

Nel primo volume, dal Duecento fino ai primi anni del 1900, ritroviamo un florilegio (è proprio il caso di dirlo) di testi molto noti, vere gemme della letteratura italiana, da Il cantico delle creature di san Francesco, a Tanto gentile e tanto onesta pare (è necessario che citi l’autore?), a Solo e pensoso di Petrarca, ma anche liriche di autori dimenticati come Jacopo da Lentini, Federico II, Giovanni Pontano, e poi via via fino a Ariosto, Tasso, ma anche Bembo, Metastasio, Parini, e ancora Manzoni, Leopardi, Carducci, Pascoli, D’annunzio e infine i grandi del “nostro Novecento” Ungaretti, Montale, Quasimodo, Pavese, Gatto, Pasolini, accanto a poeti quasi (ahimè) banditi del tutto dai testi scolatici come Scotellaro, Caproni, Roversi, fino a Turoldo, Luzi, Zanzotto. Anche il titolo stesso nel richiamo al Fiore si collega alla più nobile tradizione letteraria. Ricordiamo il caso di una traduzione in lingua toscana del XIV del “Roman de la Rose” di Guillaume de Lorris (1225/ 1240), pubblicata poi solo a fine ottocento con il titolo “Il fiore” di cui non si conosce l’autore ma che alcuni, come Gianfranco Contini, sostengo essere Dante Aligheri, anche se quest’attribuzione sembra alquanto improbabile. Importante notare che il fiore, rappresentazione allegorica dell’amore cortese nell’originale opera francese, nella traduzione è rivestito di un’intensa sensualità realistica borghese con spunti naturalistici. Ed è questo filo naturalistico-poetico che ritroviamo nel lavoro di Guarracino. Infatti, così scrive:

Così, nel fiore, nel mite segno dell’amore degli dèi per gli umani, si condensa la segreta domanda di comunione con la Natura, con il Creato, e il bisogno inconfessato di mirare al cuore, di stabilire un contatto più profondo ed essenziale con gli altri. […] Tutto questo, tutt’insieme, si significa, se di fiori s’intesse in sapiente variopinto assemblaggio una ghirlanda, e con traslazione di senso un’Antologia, una raccolta cioè di “fiori”, di scritti di raffinata perfezione e intensità. Così, nel termine Antologia, natura e arte condensano una conquista di bellezza e preziosità e vicendevolmente si illuminano nell’immagine di una miracolosa fioritura di testi, quale che sia la loro più o meno effimera durata. Qui pertanto, in maniera molto personale e niente affatto perentoria, si convocano e assemblano personalità, auctores nel senso più etimologico del termine, con l’unica pregiudiziale che la loro data di nascita sia entro il 1935, riservando ai nati oltre questo spartiacque un’eventuale, successiva esplorazione.”

Esplorazione che trova il suo compimento nel Tomo II curato non solo dallo stesso Vincenzo Guarracino e da Mauro Ferrari, ma anche da Emanuele Spano. Ritroviamo, quindi, testi di poeti nati rigorosamente dopo il 1935. Alcuni poeti sono poco conosciuti, ma la stragrande maggioranza è rappresentata da poeti assai noti come Giuseppe Conte, Maurizio, Cucchi, Cesare Damiani, Milo De Angelis, Dante Maffia, Valerio Magrelli, Guido Oldani, Plinio Perilli, Paolo Ruffilli, oltre agli stessi Vincenzo Guarracino, Mauro Ferrari e lo scrivente. Nel primo come nel secondo volume, ogni testo è introdotto da un’attenta analisi critica, lavoro, per i tre curatori, assai impegnativo trattandosi di otto secoli di poesia. Un’opera che non può mancare nella libreria di ognuno. Si avrà così il piacere di rileggere versi che ci furono assai cari (semmai relegati nei ricordi della nostra gioventù), ma si avrà modo anche di imbattersi in poeti ormai dimenticati o forse mai studiati, assieme a poeti contemporanei che silenziosamente, con onestà e pudore come si conviene a un vero poeta, coltivano questo fiore, la Poesia, che inebria non solo i sensi ma soprattutto l’animo di un profumo persistente. Basta solo volerne godere.