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Caccia, Legambiente denuncia minaccia imminente di danno ambientale

legambiente-vivimediaNAPOLI. Una minaccia imminente di danno ambientale, irrimediabile e concreta, a causa di attività venatoria. È quanto denuncia Legambiente, tramite un esposto alle Prefetture Salerno, Napoli e Caserta , al Ministro dell’Ambiente, cui chiede informazioni sui provvedimenti assunti dallo Stato a tutela dell’ambiente.Ad agosto, l’associazione ha inviato al governo una richiesta urgente di posticipo della stagione venatoria, sottolineando l’eccezionalità della situazione determinata dall’assenza prolungata di precipitazioni, da temperature sopra la media e da numerosi incendi boschivi in vaste aree del nostro Paese, che hanno messo e mettono fortemente a rischio la conservazione della fauna.

Non avendo ricevuto alcun cenno di riscontro, Legambiente ribadisce che l’esercizio dell’attività venatoria è consentito purché non contrasti con l’esigenza di conservazione della fauna selvatica, patrimonio indisponibile dello Stato. E denuncia nuovamente come le conseguenze della grave siccità protrattasi per molti mesi e degli eccezionali incendi di vegetazione abbiano riguardato alcune delle fasi biologiche più delicate per la sopravvivenza delle specie selvatiche: la migrazione prenuziale, per l’avifauna, e la riproduzione e lo svezzamento della prole, per tutte le specie.

In particolare, i dati meteoclimatici indicano che il 2017 è stato caratterizzato, già dall’inizio dell’anno, da una situazione meteorologica decisamente critica, caratterizzata da temperature massime assai elevate e prolungati periodi di siccità, che ha determinato in tutta Italia una situazione accentuata di stress in molti ecosistemi.

Questa situazione è stata ulteriormente aggravata da una drammatica espansione del numero degli incendi e della superficie percorsa dal fuoco: in Campania tra maggio e luglio sono andati in fumo 13.037 ettari di superfici boschive, quattro volte la superficie bruciata in tutto il 2016. La provincia più colpita risulta quella di Salerno con 6.007 ettari distrutti dal fuoco pari al 46% della superficie totale regionale bruciata; segue la Provincia di Napoli con 3.143 ettari bruciati, dove si registra il disastro ambientale più grave del Vesuvio . Maggiormente colpite le aree protette, dai Parchi Nazionali, Vesuvio in primis, a quelli regionali. In particolare gli incendi nel 2017 hanno coinvolto in Campania 24 Siti di Importanza Comunitaria, 6 Zone di Protezione Speciale e 13 Parchi e Aree protette, intaccando per molti mesi o, nel caso di habitat forestali, per anni, alcuni degli ambienti naturali e degli habitat protetti più preziosi per soddisfare le esigenze essenziali di rifugio, trofiche e riproduttive delle popolazioni di fauna selvatica presenti nella nostra regione.

“Già in condizioni ordinarie- commenta Pasquale Raia, responsabile Aree Protette Legambiente Campania- per poter essere autorizzata, la caccia ha l’obbligo di essere supportata da dati oggettivi, puntuali e aggiornati. La Regione Campania  l’ha autorizzata senza che sia stato fatto il monitoraggio a scala regionale delle specie cacciabili, né la lettura e l’analisi dei tesserini venatori per valutare l’impatto dei carnieri realizzati. Senza alcuna banca dati regionale regolarmente implementata che supporti scientificamente le autorizzazioni annualmente rilasciate. Senza valutazione di incidenza relativamente ai siti Natura 2000 percorsi dal fuoco nel 2017. A fronte di ciò e delle condizioni di rischio non ordinarie per la conservazione della fauna appena illustrate, Legambiente denuncia quindi che la caccia - il cui obiettivo è l’uccisione diretta di specie di fauna selvatica – rende irrimediabile e concreta la minaccia imminente di danno ambientale.”

Referendum del 17 aprile: l’invito al voto di Legambiente

CAVA DE’ TIRRENI (SA). «Gli economisti hanno costruito un modello di sviluppo sulla falsariga della meccanica di Newton»: questo uno dei lievmotiv della battaglia contro un sistema ancora fortemente incentrato sullo sfruttamento delle risorse fossili. Un mondo in cui nulla si crea e nulla si distrugge ma in cui ci s’imbatte nel paradosso della pretesa di una crescita infinita su un pianeta con tutti i limiti del “finito”. Per cui, ferma restando l’esistenza del suddetto principio di conservazione, è anche vero che la seconda legge della termodinamica ci dice che un’energia, una volta consumata, non si può trasformarla nella sua forma originaria. Il che, empiricamente, equivale ad affermare che, quando un litro di benzina viene bruciata in un’auto, questa energia è andata via per sempre e che, per ritrovarla, bisogna consumarne dell’altra. Generando quella corsa al petrolio che si sta rivelando un tentativo piuttosto malmostoso di restare abbarbicati a schemi di sviluppo involutivi sotto ogni punto di vista.

Questo il messaggio di cui si fa foriera Legambiente Cava de’ Tirreni che da oltre un mese è attivamente impegnata, con stand e campagne di comunicazione, nel palesare alla cittadinanza le potenzialità di una politica energetica non più dipendente dal petrolio ma improntata alle risorse rinnovabili. Tutto ciò per evitare il collasso energetico quando le risorse non rinnovabili saranno ormai esaurite. Occasione per ribadire al Governo italiano l’esigenza di un modello di sviluppo più pulito, rinnovabile, finalmente legato alla vocazione territoriale che fanno del patrimonio artistico e paesaggistico, del turismo, della pesca, dell’agricoltura, della produzione alimentare di qualità, dell’innovazione industriale e delle energie innovative, il nostro vero oro nero sarà il referendum del 17 aprile. In questo giorno, infatti, gli Italiani saranno chiamati a pronunciarsi sulla loro volontà di abrogare l’art.6, comma 17, del decreto lgs n.152 del 2006, limitatamente alla possibilità di prorogare la concessione alle società petrolifere che attualmente estraggono gas e petrolio entro le 12 miglia dalle coste italiane, fino alla durata naturale del giacimento. Votare SI comporterà la cancellazione di tale norma, imponendo un limite alle politiche petrolifere del Governo e la fine delle attività a queste connesse che coinciderà con la scadenza fissata al momento del rilascio delle concessioni. «Fermare le trivellazioni in mare è di capillare importanza – dichiara Attilio Palumbo, presidente di Legambiente Cava – sia per tutelare le nostre coste, sia per mandare un messaggio al governo, sollecitandolo a puntare su energie pulite che portano maggiori posti di lavoro e non creano danni all’ambiente e alla salute umana. Attualmente il Governo non ha messo in piedi un serio programma volto ad allontanarsi dalle fonti fossili (come petrolio e gas). Questo ci penalizza perché, se da un lato trivelliamo per svincolarci, inutilmente, dalle importazioni, dall’altra parte ci troviamo ad adagiarci sul falso mito di risorse molto esigue a fronte di danni potenzialmente irreversibili. L’attività di estrazione, infatti, è estremamente dannosa per l’ecosistema marino fin dalla fase della ricerca e questo lo si fa per beneficiare di risorse assolutamente insoddisfacenti per il nostro fabbisogno e impattanti per i nostri territori. Anche quello dei presunti benefici economici dello sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio è solo una falsa chimera. Il petrolio, infatti, appartiene allo Stato italiano che, però, attraverso le concessioni, lo cede alle società petrolifere, in cambio di royalties irrisorie. Parliamo del 10% per il petrolio estratto su terraferma e del 7% per quello in mare. In base alle leggi italiane, inoltre, sono esenti dal pagamento di aliquote le prime 20 mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma, le prime 50 mila tonnellate di petrolio prodotte in mare, i primi 25 milioni di metri cubi di gas estratti in terra e i primi 80 milioni di metri cubi in mare. Addirittura gratis le produzioni in regime di permesso di ricerca. Il cavallo vincente su cui puntare è quelle del potenziamento del rinnovabile, cosa che porterebbe a solidi riscontri non solo ambientali, ma anche economici ed occupazionali. L’Italia, compiendo il 10% degli investimenti per «energia pulita» su scala globale, è balzata al secondo posto tra i produttori di energia da fonte rinnovabile: oggi abbiamo oltre 850mila impianti da fonti rinnovabili, che danno lavoro ad oltre 60mila persone, con una ricaduta economica pari a 6 miliardi di euro». La vera sfida, ora, è potenziare queste tecnologie, cosa che permetterebbe un aumento di posti di lavoro stimato a 800mila unità. E che permetterebbe alla nostra nazione di prestare fede all’impegno, sottoscritto con altri 194 paesi durante la Conferenza ONU sul Clima tenutasi a Parigi lo scorso dicembre, di contenere la febbre della Terra entro 1,5 gradi centigradi, perseguendo l’abbandono delle fonti fossili. (Stefania Villani)

Ricominciamo dalla Bellezza: diamo la parola ai giovani!

legambiente-vivimediaNAPOLI. Riscoprire la bellezza del territorio attraverso lo sguardo dei giovani per un processo di rigenerazione urbana sostenibile che nasce non per” i giovani ma “con” i giovani . Prende il via il progetto Giovani per il Sociale Ricominciamo dalla Bellezza: diamo la parola ai giovani!”, promosso dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e realizzato da Legambiente Campania Onlus. Saranno coinvolti oltre 500 studenti dai 14 ai 19 anni individuati nelle scuole delle 5 province incrociando la rete delle 500 scuole aderenti alle Classi per l’Ambiente, con quella delle scuole campane (circa 2000) che hanno aderito al Programma del MIUR di Alternanza Scuola Lavoro che saranno impegnati in un percorso di diciotto mesi con l’ obiettivo di rendere protagonisti i giovani affinché, a partire dalla loro percezione della legalità, prospettino le possibili azioni di contrasto ai fenomeni di devianza e di illegalità, nonché, dalla consapevolezza di quanto di “giusto”, “buono” e “bello” già esiste nel territorio campano.

In Campania- dichiara Legambiente-anche a fronte di un pressoché cronico diffuso stato di crisi, proprio tra i giovani risultano sempre più incombere rischi di devianza e marginalità, dispersione scolastica, bullismo, abuso di droghe, ma anche disinteresse e allontanamento dai contesti di appartenenza. Di contro c’è una Campania già impegnata con tenacia a superare le criticità, coniugando etica ed estetica, legalità e bellezza, delineando un variegato paesaggio di esperienze amministrative, di pratiche imprenditoriali, di vivace intraprendenza della società civile, di distretti industriali e di centri di ricerca, che reagisce. Bellezza e Legalità saranno “gli attrezzi” con i quale operare in una visione ampia di giustizia sociale,di sostenibilità urbana, di fare insieme, con la finalità di ridisegnare il territorio, la polis intesa come fabbriche di corresponsabilità e opportunità di riscatto culturale. Un percorso sociale e culturale che vuole scommettere sui giovani, fare loro posto e non limitarci a “dare loro un posto”. E renderli non destinatari passivi di progetti studiati a tavolino, ma protagonisti della vita sociale e politica delle nostre città. Il progetto si svilupperà attraverso percorsi didattici, incontri formativi con testimonial, focus group realizzati in ogni provincia con esperti e attori territoriali mentre sarà realizzato un portale dove saranno evidenziate le buone pratiche realizzate in Campania dai soggetti di aziende, scuole, enti in tema di legalità e sostenibilità ambientale con una sezione specifica dove troveranno spazio produzioni multimediali, foro, video, elaborati di testo e grafici, ecc.) sui temi della sostenibilità ambientale, cittadinanza attiva, senso civico. Una carovana della bellezza attraverserà la regione con visite ad esperienze di riutilizzo sociale di beni confiscati, di beni comuni, incontri con cooperative sociali, aziende della green economy per toccare con mano le buone pratiche di una Campania innovativa e propositiva , custode di un patrimonio di valori ed identità. Sul portale sarà attivato un database, “Banca delle buone idee”, all’interno del quale confluiranno le esperienze dei singoli attori e protagonisti del progetto nonché dei soggetti che faranno parte del network della “Campania sostenibile”. L’obiettivo della “Banca” sarà quello non solo di diffondere all’esterno le buone pratiche e le idee di privati, associazioni, scuole, enti e imprese sui temi della legalità e della sostenibilità ambientale, ma mettere in rete e sostenere le stesse esperienze, creando così un ulteriore e propositivo canale di incontro che possa sostenere e far crescere le “buone pratiche”. L’esperienza della Banca delle idee potrà essere, inoltre, finalizzata anche all’incontro tra domanda e offerta di esperienze di ricerca e lavoro, tra i giovani utenti del portale web e destinatari del progetto e le imprese, gli enti e le scuole che necessitano di nuove risorse e personale per portare avanti le proprie azioni. (Legambiente Campania)

Il Treno Verde arriva a Salerno: tappa alla stazione centrale da martedì 22 a giovedì 24 marzo

legambiente-1-treno-verde-salerno-marzo-2016-vivimediaSALERNO. Farà tappa da martedì 22 marzo a Salerno il tour 2016 del Treno Verde 2016, lo storico convoglio di Legambiente e del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, con la partecipazione del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, che ha ripreso il suo viaggio per la Penisola per monitorare la qualità dell’aria e l’inquinamento acustico, ma anche per parlare di smart cities, ecoquartieri, mobilità nuova e stili di vita. 

Il Treno Verde sarà in sosta al binario 3 tronco dellastazione centrale di Salerno, fino giovedì 24 marzo. La mostra itinerante sarà aperta dalle 9.00 alle 13.00 per le classi prenotate e dalle 16,00 alle 19,00 per il pubblico.

Dopo l’edizione speciale dello scorso anno dedicata all’agricoltura di qualità in occasione di Expo Milano, quest’anno il convoglio ambientalista tornerà ad occuparsi di inquinamento atmosferico e acustico attraverso un nuovo ed innovativo monitoraggio (su rumore e inquinamento atmosferico) per informare i cittadini sul tema; ma anche per promuovere tante buone pratiche a partire dalle città, sempre più esposte ai cambiamenti climatici e soffocate dallo smog. Ma si darà spazio anche e soprattutto alle esperienze virtuose anti-smog messe in atto intanto da quei comuni che hanno avuto il coraggio di scommettere sulla rigenerazione urbana, sull’efficienza energetica, sul verde urbano e sulla mobilità sostenibile. 

Novità 2016 – In questo viaggio, il convoglio ambientalista si avvarrà di una nuova collaborazione, quella con VALORIZZA brand di Studio SMA e Gemmlab, e con il contributo scientifico La Sapienza e CNR, per realizzare un monitoraggio scientifico (rumore e inquinamento atmosferico) in postazioni fisse e itineranti. Grazie ad una strumentazione portatile in ogni città vengono misurati in continuo i valori di PM10, PM2,5 e PM1 e di rumore. I dati saranno confrontati anche con i rilievi eseguiti con una centralina fissa che rileverà la qualità dell’aria, su diversi parametri, per tutta la durata della tappa. Due sono gli obiettivi principali: scattare un’istantanea del quartiere preso in esame, mettendo in evidenza le differenze di esposizione all’inquinamento nei luoghi più frequentati del quotidiano e sui percorsi abitudinari necessari per gli spostamenti  (parchi urbani, aree perdonali, strade trafficate o percorsi casa scuola); informare in tempo reale i cittadini attraverso la pubblicazione dei risultati del monitoraggio sul portale www.trenoverde.it facilmente accessibile e consultabile. La mappatura realizzata sarà, quindi, la base da cui partire per ragionare sulle criticità e le soluzioni per migliorare la qualità dell’aria, la mobilità e il benessere, ma anche definire le priorità degli interventi urbani utili alla pianificazione e progettazione di smart cities. Sempre sul portale trenoverde.it è disponibile l’innovativo sistema Hopes (Home Pollution Embedded System), un prototipo messo a punto dal Dipartimento di Ingegneria astronautica, elettrica ed energetica dell’Università Sapienza di Roma a cui è possibile collegarsi per vedere in qualsiasi momento la qualità dell’aria durante i giorni della tappa del Treno Verde. Si tratta di un sistema che consentirà, una volta a regime, in tempo reale al cittadino di conoscere i livelli di inquinamento nella propria zona. 

Oltre al monitoraggio, cittadini e studenti, come sempre, potranno salire a bordo del Treno Verde per visitare la mostra didattica e interattiva allestita all’interno delle quattro carrozze, ognuno dedicata a un tema diverso, ma con un unico filo conduttore: quello delle buone esperienze che, in Italia e all’estero, hanno già raccolto la sfida della rigenerazione urbana, attraverso la partecipazione dei cittadini.

legambiente-2-treno-verde-salerno-marzo-2016-vivimediaLa prima carrozza è dedicata al mondo:qui il visitatore potrà leggere e scoprire i tanti planisferi interattivi, installati sulle pareti del vagone, per capire insieme i fattori legati ai mutamenti climatici e le conseguenze che causa il surriscaldamento globale. La “città sarà, invece, il tema della seconda carrozza incentrata sui centri urbani per parlare di quelle città che hanno raccolto la sfida della rigenerazione urbana e hanno puntato su energia pulita, mobilità dolce, edilizia sostenibile. Dalle città agli ecoquartieri il passo è breve, per questo la terza carrozza e la quarta carrozza saranno dedicate rispettivamente ai quartieri a basse emissioni e ad alta qualità di vita e ai condomini,dove i cittadini sono sempre più smart.

bordo del Treno Verde 2016 anche un’esperienza didattica, e non solo, sul compost domestico. Una guida per diffondere l’uso del compost anche in casa – una risorsa preziosa per la salute dei terreni e la cura di orti, di giardini e piante in vaso – realizzata grazie alla collaborazione di Eurosintex che dal 1996 produce e distribuisce contenitori per la raccolta dei rifiuti e sistemi integrati per l’ecologia, con l’obiettivo di trasformare i rifiuti in una risorsa.

Infine, ed in particolare agli studenti, è riservato uno speciale percorso didattico sui mutamenti climatici, realizzato in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. 


 

Il programma completo del Treno Verde a Salerno

Binario 3 tronco – Stazione Centrale 

Martedì 22 marzo

Ore 09.00

Apertura del Treno. Visita del sindaco di Salerno Vincenzo Napoli. 

Visita delle scolaresche e reportage degli studenti dell’Istituto “Da Vinci – Genovesi” di Salerno. Ecomerenda a cura di Centrale del Latte di Salerno 

#quartacarrozza

Ore 09.30 – 11.30

Giornata mondiale dell’acqua. La sfida blu

Legambiente e Comuni Virtuosi per la corretta gestione dell’acqua come bene comune .

A seguire aperitivo a bordo. 

Ore 16 – 19 apertura al pubblico 

#quartacarrozza

Ore 17.00

Salerno, #cambiaprospettiva 

GIANCARLO SAVINO

Energy Manager Salerno: Progetto City Field

GERARDO CALABRESE

Assessore Ambiente Comune di Salerno: Il ciclo virtuoso dei rifiuti

GIANFRANCO RIZZO

Progetto Hysolar Kit

FILIPPO TROTTA

Fondazione Alfonso Gatto

L’esperienza del quartiere Fornelle

ANTONIA AUTUORI

Presidente Fondazione della Comunità Salernitana Onlus

NICOLA MEROLA

La sporta della Bottega dei Prodotti Cooperativi salernitani

GIORGIO FANESI

Pluservice, Progetto Mycicero 

Coordina

ELISA MACCIOCCHI

Presidente Legambiente Salerno “Orizzonti” 

#fuoritreno  – Ore 19.00

A piedi e in bicicletta dalla stazione al Comune:

 #VotaSì #StopTrivelle al referendum del 17 aprile 

Mercoledì 23 marzo

Ore 09.00

Visita delle scolaresche. Ecomerenda a cura di Centrale del Latte di Salerno 

Ore 11.00

Trofeo Tartaruga

Qual è il mezzo più veloce, economico e pulito per spostarsi in città? 

Ore 16 – 19 apertura al pubblico 

#quartacarrozza

Ore 17.00

Campania sostenibile: il Green act dei territori 

ANTONIO ZENO

Sindaco Massa di Somma

CIRO TROCCOLI

Assessore all’Ambiente Comune di Camerota

ZACCARIA SPINA

Sindaco Ginestra degli Schiavoni

GENEROSO MATTEO BOTTIGLIERO

Sindaco Castiglione del Genovesi

LUIGI SENATORE

Docente Dipartimento Scienze Economiche e Statistiche – UNISA

FAUSTO ALIBERTI

Vicesindaco Siano

CARLO DE SIO

Comunicare i PAES

CARLO MANCUSO

I.T. Svil

LUCA CASCONE

Presidente della IV Commissione Regionale della Campania 

Coordina

MICHELE BUONOMO

Presidente Legambiente Campania 

Giovedì 24 marzo

Ore 09.00

Visita delle scolaresche. Ecomerenda a cura di Centrale del Latte di Salerno 

Ore 11.00

Smog e rumore, conferenza stampa

I risultati del monitoraggio scientifico eseguito dai tecnici di Legambiente a Salerno

Partecipano:

ROSSELLA MURONI

Presidente nazionale Legambiente

MICHELE BUONOMO

Presidente Legambiente Campania

GERARDO CALABRESE

Assessore all’Ambiente del Comune di Salerno

ELISA MACCIOCCHI

Presidente Legambiente Salerno  “Orizzonti” 

Ore 16 – 19 apertura al pubblico 

#quartacarrozza

Ore 17.00

Esperienze sostenibili di innovazione sociale 

GIOVANNI PALLADINO

Progetto Eco Wheels

FRANCESCO ABBAMONTE

Progetto Si,amo Bellini

ENRICA DE FALCO

Naturalmente colore

MICHELE SICA

Ruralhub

CARLOTTA DE IULIIS

Cartesar, Paper (Re)Experience

NICOLA BARBATO

Gaia Agricola 

Coordina

ANNA SAVARESE

Vicepresidente Legambiente Campania. 

#fuoritreno

Ore 19.30

Silent disco presso Cibarti (via dei Mercanti)

Legambiente: Fiume Sarno, che sofferenza! Su trenta punti campionati solo in sei raggiungono un giudizio positivo

legambiente-fiume-sarno-(1)-ottobre-2015-vivimediaSARNO (SA). Su trenta punti campionati lungo il fiume Sarno – da Solofra fino a Castellammare di Stabia, compresi canali secondari ed altre criticità segnalate dai cittadini – soltanto sei meritano un giudizio positivo, confermando il grave grado di sofferenza del fiume e dei suoi principali affluenti, dovuto a scarichi di reflui urbani e industriali non depurati, all’inquinamento da fertilizzanti e pesticidi dell’agricoltura, alla profonda manomissione degli ambiti perifluviali ridotti ai minimi termini. Legambiente rinnova alla Regione Campania e agli enti preposti di avviare tutte le azioni per completare al più presto l’indispensabile rete di infrastrutture depurative e intraprendere controlli sempre più serrati contro chi continua a scaricare abusivamente.

Sono questi, in sintesi, i risultati delle indagini condotte da Goletta del Sarno, una campagna di monitoraggio del fiume Sarno promossa da Legambiente Campania e realizzata da Leonia – circolo Legambiente Valle del Sarno in collaborazione con la rete dei circoli Legambiente del Bacino del Sarno e il supporto tecnico della azienda Hach. Il dossier Sarno è stato presentato questa mattina - presso il Cafè Panta Rei di Sarno – da Giorgio Zampetti, responsabile scientifico Legambiente; Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico di Legambiente Campania e Luca Pucci, del circolo Leonia Valle del Sarno che ha coordinato la campagna, alla presenza di Giusy Lofrano, professore a contratto di Valutazione e Controllo Ambientale presso il Dipartimento di Chimica e Biologia dell’Università di Salerno. La presentazione è stata preceduta da una navigazione di un breve tratto del fiume Sarno da parte degli attivisti di Legambiente, realizzata grazie alla collaborazione di Campobase Rafting, nella zona di Lavorate.

Goletta del Sarno conferma anche quest’anno le criticità già evidenziate in passato, purtroppo una situazione molto critica già a partire dalle sorgenti. È sempre più urgente una politica integrata, che partendo dal pieno coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali, economici e sociali del territorio, possa controvertire lo stato diffuso di degrado ambientale – affermano Giancarlo Chiavazzo e Luca Pucci, rispettivamente responsabile scientifico e componente del direttivo di Legambiente Campania -. Emerge l’urgenza di ridurre non solo i prelievi, ma anche e soprattutto i carichi inquinanti, fermando i numerosi scarichi industriali e civili che ancora oggi inquinano la risorsa idrica, procedendo al contempo alla bonifica delle falde contaminate. Per fare questo è necessario non solo il completamento delle infrastrutture di servizio, ma finalmente l’attivazione compiuta dei Servizi Idrici Integrati sia sotto il profilo della gestione che dell’indirizzo e controllo. È, inoltre, necessario adottare in modo sistematico e trasversale criteri di riqualificazione fluviale che orientino qualsiasi intervento in ambito fluviale, a partire dal Grande Progetto Sarno fino alle manutenzioni che a vario titolo si realizzano. Solo attraverso un approccio integrato si potrà aumentare la resilienza del territorio e contrastare l’incessante consumo di suolo che affligge il bacino del Sarno.”

In Europa il 22 dicembre 2015 scadrà il termine per il raggiungimento degli obiettivi ambientali di “buono stato ecologico” per tutti i corpi idrici previsti dalla direttiva quadro sulle acque. Ma continuano ad essere pochi in Italia i casi in cui si è investito sui corsi d’acqua con interventi di riqualificazione, rinaturalizzazione, prevenzione e mitigazione del rischio e insieme di tutela degli ecosistemi – aggiunge Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente -. Serve però la volontà politica perché una corretta gestione della risorsa idrica deve prevedere azioni e strumenti precisi: piani che coinvolgano tutti gli attori interessati e perseguano l’obiettivo di ridurre i prelievi e i carchi inquinanti; un’azione diffusa di riqualificazione e rinaturalizzazione dei corsi d’acqua; fermare i numerosi scarichi industriali e civili che ancora oggi inquinano la risorsa idrica e realizzare la bonifica delle falde contaminate. Occorre, infine, applicare strumenti di partecipazione adeguati come i Contratti di Fiume, che, come dimostrano le esperienze già attuate, consentono di coniugare la qualità dei corpi idrici con la mitigazione del rischio e lo sviluppo socio economico delle comunità locali”.

I risultati della monitoraggio ricordano ancora una volta che il fiume non nasce inquinato, ma subisce le aggressioni delle carenze del sistema fognario-depurativo che non copre tutti gli insediamenti abitativi, dell’agricoltura che usa fertilizzanti chimici e fitofarmaci, dell’industria che non tratta adeguatamente i propri scarichi idrici. È stato determinato il Livello di Inquinamento dai Macrodescrittori per lo stato Ecologico (LIMeco), uno degli indicatori di qualità degli ambienti fluviali previsti dalla normativa, calcolato sulla base dei parametri “ossigeno disciolto – percentuale di saturazione”, “azoto ammoniacale N-NH4”, “azoto nitrico N-NO3” e “fosforo totale” rilevati in 20 stazioni. Otto i punti analizzati lungo il Sarno (2 buoni e 1 sufficiente alle sorgenti, quattro con giudizio di scarso e 1 cattivo). Otto i punti lunga la Solofrana (1 elevato, 1 scarso e 6 cattivo). Cattivo, invece, il giudizio per i due prelievi all’Alveo comune nocerino e i due al Cavaiola. Nell’Alveo Comune e nella Solofrana si registrano valori di Ammoniaca superiori a 6 mg/l, per i Nitrati si superano i 7 mg/l in alcuni punti. In conclusione rispetto ai dati dello scorso anno si registra un lieve miglioramento per l’asta principale e un peggioramento degli affluenti.

Inoltre, sono stati analizzati 10 campioni di acque superficiali provenienti da canali secondari o altri punti critici, segnalati dai cittadini a Legambiente con l’iniziativa SOS Goletta del Sarno, di questi tre campioni prelevati nel territorio di Solofra sono risultati in condizioni positive, mentre gli altri sette, prelevati nei comuni del Basso Sarno, sono risultati in condizioni negative. Sono stati determinati i valori di COD, Ammoniaca, Nitrati e Fosforo che permettono una prima valutazione dell’inquinamento da nutrienti e della presenza di scarichi civili non depurati. Tra i dati più significativi segnaliamo il valore di COD superiore a 300 mg/l riscontrato sul torrente Mariconda e sul Canale Bottaro; nella vasca Pianillo segnaliamo valori di Ammoniaca superiori a 30 mg/l e di Fosforo vicini a 20 mg/l.

È bene chiarire che il monitoraggio svolto da Legambiente non vuole assolutamente sostituirsi o compararsi con quello realizzato dall’Arpac, unico soggetto in Campania titolato a valutare la qualità ambientale dei fiumi, attività che deve essere svolta secondo le articolate modalità definite dalle vigenti disposizioni di legge. L’iniziativa rappresenta piuttosto una sorta di fotografia, un’istantanea indicativa della qualità delle acque, parziale per il numero ristretto degli indicatori considerati rispetto a quelli ufficialmente previsti e perché fondata su singoli campionamenti. Tuttavia, pur avendo tali limiti, il monitoraggio svolto è utile in senso comparativo, perché rappresenta in modo diretto e comprensibile le modificazioni in senso peggiorativo che affliggono il Sarno e i sui affluenti in modo esponenziale procedendo dalle sorgenti ai tratti intermedi e terminali.

Nel dossier è, inoltre, presente una scheda con le maggiori inchieste e operazioni di polizia giudiziaria che hanno riguardato il bacino del Fiume Sarno nel corso dell’ultimo anno. Proprio dal 2015, è bene ribadirlo, i reati ambientali sono entrati a far parte del codice penale fornendo così ai i magistrati nuovi strumenti per combattere gli eco criminali.

Nel corso dell’incontro di questa mattina è stato anche presentato uno studio pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Science of Total Environment e coordinato da Maurizio Carotenuto e da Giusy Lofrano del Dipartimento di Chimica e Biologia dell’Università di Salerno. Lo studio ha preso in esame l’evoluzione l’intero bacino del fiume con riferimento agli ultimi 60 anni e valutato lo stato della contaminazione, includendo i dati della campagna Legambiente 2014.

 

Il dossier completo è disponibile su www.legambiente.campania.it

 

LIMECO – LIVELLO DI INQUINAMENTO DAI MACRODESCRITTORI PER LO STATO ECOLOGICO

DATA

CORSO D’ACQUA DI RIFERIMENTO

PUNTO PRELIEVO

COMUNE (PROV.)

Classe Limeco

30/06/2015 SOLOFRANA CONTRADA SALA, TORCHIATI MONTORO (AV) Cattivo
30/06/2015 SOLOFRANA, con torrente Laura PONTE DI PANDOLA M. SAN SEVERINO (SA) Scarso
06/07/2015 SOLOFRANA LOC. SAN VINCENZO M. SAN SEVERINO (SA) Scarso
06/07/2015 SOLOFRANA VIA ASTONI CROCE CASTEL S. GIORGIO (SA) Cattivo
06/07/2015 SOLOFRANA LOC. CASALI ROCCAPIEMONTE (SA) Cattivo
06/07/2015 SOLOFRANA LOC. SAN PASQUALE ROCCAPIEMONTE (SA) Cattivo
07/07/2015 SOLOFRANA VIA PUCCI NOCERA INF. (SA) Cattivo
07/07/2015 CAVAIOLA VIA PASQUALE SANTORIELLO CAVA DE’ TIRRENI (SA) Cattivo
07/07/2015 CAVAIOLA PONTE VIA SAN PIETRO NOCERA SUP. (SA) Cattivo
07/07/2015 ALVEO COMUNE LOC. S. MAURO, VIA G.PASCOLI NOCERA INF. (SA) Cattivo
07/07/2015 ALVEO COMUNE VIA TERMINE BIANCO PAGANI (SA) Cattivo
16/07/2015 SARNO, sorgente SANTA MARIA LA FOCE SARNO (SA) Buono
16/07/2015 SARNO, sorgente RIO PALAZZO SARNO (SA) Buono
16/07/2015 SARNO, sorgente SANTA MARINA DI LAVORATE SARNO (SA) Sufficiente
16/07/2015 SARNO VIA SAN VALENTINO TORIO STRIANO (SA) Scarso
30/07/2015 SARNO PONTE VIA PROVINCIALE S.MARZANO S.MARZANO SUL SARNO (SA) Scarso
14/07/2015 SARNO TRAVERSA SCAFATI, VIA ROMA SCAFATI (SA) Scarso
23/07/2015 SARNO ZONA CARTIERA POMPEI (NA) Scarso
23/07/2015 SARNO FOCE SARNO CASTELLAMMARE DI STABIA (NA) Cattivo

 

 SOS GOLETTA SARNO

DATA

CORSO D’ACQUA DI RIFERIMENTO

PUNTO PRELIEVO

COMUNE (PROV.)

Indicatore
Stato

30/06/2015 SOLOFRANA, sorgente VALLONE RIALVO, VIA PANORAMICA SOLOFRA (AV) Condizioni positive
30/06/2015 SOLOFRANA, sorgente LOC. TURCI – MADONNA DELLA NEVE SOLOFRA (AV) Condizioni positive
30/06/2015 SOLOFRANA, vallone affluente VALLONE DEI GRANCI, VIA CIGLIANO, FRAZ. S. AGATA IRP. SOLOFRA (AV) Condizioni positive
14/07/2015 CANALE CONTE SARNO VASCA PIANILLO S. GIUSEPPE VES. (NA) Condizioni negative
14/07/2015 CANALE CONTE SARNO VASCA FORNILLO POGGIOMARINO (NA) Condizioni negative
14/07/2015 CANALE area arcgeo Poggiomarino LOCALITA’ LONGOLA POGGIOMARINO (NA) Condizioni negative
14/07/2015 RIO SAN TOMMASO LOCALITA’ CAPPELLE SCAFATI (SA) Condizioni negative
23/07/2015 VERNOTICO CORSO GIUSEPPE GARIBALDI CASTELLAMMARE DI STABIA (NA) Condizioni negative
23/07/2015 MARICONDA VIA BONIFICA POMPEI (NA) Condizioni negative
23/07/2015 CANALE BOTTARO VIA PIOMBIERA TORRE ANNUNZIATA (NA) Condizioni negative

Legambiente: Pollica si conferma in Campania regina dell’estate, TERZA in Italia

legambiente-pollica-salerno-mare-pulito-giugno-2015-vivimediaPOLLICA (SA). E’ confermata la regina dell’estate 2015, prima in Campania e terza in Italia, con le sue cinque vele del Mare più bello, l’edizione 2015 della guida alla vacanze di qualità sulle coste dei mari e laghi italiani di Legambiente e Touring Club Italiano. Pollica viene premiata per il suo impegno nella valorizzazione della dieta Mediterranea e nella ricerca di innovazione capace di offrire vacanze di qualità, grazie alla gestione sostenibile di un territorio d’eccellenza, alla salvaguardia del paesaggio, ai servizi offerti nel pieno rispetto dell’ambiente e all’enogastronomia di alto livello. Sul podio regionale con Pollica troviamo Camerota che si colloca in seconda posizione che riconquista le prestigiose 5 vele, dopo che aveva ottenuto il massimo riconoscimento nel lontano 201. Terza si colloca Castellabate con 4 vele per quanto riguarda le località marine della peninsulari. Anacapri, con quattro vele conquista il podio regionale per quanta riguarda le isole minori.

La guida “Il mare più bello”è stata presentata questa mattina , nell’ambito di FestambientExpo, la manifestazione  di Legambiente  in corso da oggi al 7 giugno presso lo spazio della società civile di Cascina Triulza. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha salutato i sindaci delle 5 Vele con la fascia tricolore in occasione della sua visita ad Expo.

Nella sezione località marine della peninsulari, dopo Pollica e Camerota uniche località campane con 5 vele, con quattro vele troviamo Castellabate, Praiano, Positano e Casalvelino. Sono invece otto le località con tre vele: San Mauro Cilento, Ascea, Capaccio-Paestum, Centola-Palinuro, Massa Lubrense, Sapri, Vibonati, S. Giovanni a Piro-Scario. Seguono con due vele cinque località: Pisciotta, Cetara, Vico Equense, Agropoli, Amalfi. Con una vela a chiudere la classifica regionale troviamo Vietri Sul Mare e Sorrento. Per la sezione isole minori nella classifica regionale guida Anacapri con quattro vele, seguito da Capricon tre vele, Procida e Ischia con due. Nelle prime dieci posizioni il Cilento, la fa da padrona con ben 8 località nelle prime dieci posizioni.

La perla del Cilento Pollica con le frazioni costiere di Acciaroli e Pioppi si conferma ancora una volta leader regionale, frutto di visioni politiche lungimiranti.Con ilriutilizzo delle acque di depurazione per consumi non potabili, in particolare per il porto di Acciaroli, il comune di Pollica continua il suo impegno nella riduzione del consumo di acqua. E al tempo stesso, quale centro di diffusione della Dieta Mediterranea, si ripropone come modello economico di sviluppo sostenibile per la valorizzazione delle biodiversità della cultura e della tradizione. Grazie al Museo del Mare di Pioppi e alle sinergie degli imprenditori locali, questa parte del territorio cilentano sta diventando un’incubatrice di idee che si stanno diffondendo anche ad altri comuni della zona, generando quindi una sana competizione verso la qualità.

Camerota, altra località campana a conquistare le 5 vele, famosa per la produzione artigianale di anfore e di corde della pesca, questo piccolo centro situato nel basso Cilento, si trova al limite del Golfo di Policastro. Camerota è meta di turisti diretti soprattutto sulla costa nota per gli approdi, dove si trova Marina di Camerota con splendide spiagge affiancate da torri e grotte sommerse ed emerse e la stazione balneare con il porto. Tra le grotte più famose che caratterizzano questa località, la grotta della Cala dove sono stati rivenuti resti umani preistorici e la grotta sepolcrale dove invece venivano sepolti i defunti. Per chi è appassionato di speleologia a Marina di Camerota si trova l’Ecomuseo Virtuale Paleolitico che permette di esplorare, grazie alle moderne tecnologie, il territorio costiero durante il periodo della preistoria.

Le località campane inserite nella Guida Blu rappresentano la bellezza della Campania Felix, il tesoro dei distretti del nostro territorio costiero – dichiara Nabil Pulita, responsabile Turismo Legambiente Campania-Con la qualità le località della Guida Blu fanno differenza e tracciano le linee guida di ciò che dovrebbe rappresentare il futuro del nostro comparto turistico, capace di garantire occupazione e rilancio dell’economia. Uno scenario positivo, che riesce a coniugare l’autenticità e l’identità dei luoghi, con la bellezza del mare, delle isole e della costa, puntando a valorizzare la qualità dei servizi e la sostenibilità ambientale. È la Campania che vogliamo, la Campania che piace dove concretamente ogni giorno si pratica la ricetta per battere la crisi economica”.

Anche quest’anno la guida offre tante informazioni sulla qualità dei territori e tanti consigli pratici per le vacanze, oltre all’indicazione dei “comprensori” turistici: ovvero la segnalazione delle località e dei comuni costieri in 35 comprensori turistici accorpati in aree geografiche che tengono conto più di un’offerta turistica omogenea e meno dei confini amministrativi.

Ma la Guida “Il Mare più bello” è anche social. Tutte le novità, gli approfondimenti, gli appuntamenti saranno disponibili sulla pagina facebook:www.facebook.com/ilmarepiubello. Una sorta di community che raccoglie le località che in questi anni si sono trovate al vertice classifica della Guida Blu con l’obiettivo di condividere buone pratiche e migliorare le proprie performance di sostenibilità ambientale. Sempre in tema di social network, Legambiente lancia anche quest’anno l’invito a scegliere e segnalare entro il 23 luglio attraverso il sito internet (www.legambiente.it/lapiubella) e sui social network con #laspiaggiapiùbella, la spiaggia più bella d’Italia per individuare i dieci lidi più affascinanti, caratteristici e speciali del Belpaese, quelli che hanno fatto della bellezza la propria principale risorsa. Insieme al nome della spiaggia l’associazione ambientalista invita anche a motivarne la scelta, perché la bellezza non è solo un dato estetico.

Raddoppiare le superfici coltivate a biologico e liberare i territori italiani da ogm e pesticidi

Migliorare le nostre diete alimentari e raddoppiare nei prossimi cinque anni, estendendole dal dieci al venti per cento, le superfici italiane coltivate a biologico, l’unica agricoltura che può assicurarci cibo sano, libero da ogm e pesticidi, e al tempo stesso aiutarci a contrastare i cambiamenti climatici e le altre gravi emergenze ambientali del Pianeta. Un obiettivo che è alla portata dell’Italia, nei cui territori esistono già tantissime esperienze virtuose. Per questo Legambiente chiede al ministro dell’Agricoltura Martina e al Governo di sostenere queste realtà con una serie di azioni concrete: fondi per la ricerca e sperimentazione di metodi di agricoltura biologica, formazione e istituzione in ogni regione italiana di liste di esperti in agricoltura biologica per l’assistenza tecnica alle imprese, promozione di almeno un biodistretto per regione in alleanza tra agricoltura, filiere agroalimentari e ricerca scientifica, agricoltura biologica nei Parchi.

Sono queste le richieste e i temi fondamentali del progetto Conversione, presentato nella Conferenza Internazionale “La terra che vogliamo. Quale agricoltura per nutrire il pianeta?”, svoltasi oggi a Milano e promossa da Legambiente insieme al Comitato Scientifico Expo a conclusione del viaggio del Treno Verde, la storica campagna dell’associazione ambientalista e delGruppo Ferrovie dello Stato che chiude domani la sua ventisettesima edizione.

Il tour del Treno Verde – realizzato anche grazie al patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – è partito il 23 febbraio scorso da Caltanissetta ed è stato dedicato quest’anno proprio ai temi all’agricoltura e all’alimentazione, in vista di Expo Milano 2015. Sedici tappe, da sud a nord, nel corso delle quali il convoglio ambientalista ha raccolto eraccontato le migliori esperienze dell’agricoltura italiana di qualità, facendo conoscere e riscoprire la bellezza e l’eccellenza dei nostri territori. In una parola, un’agricoltura di qualità economica, culturale, civile e sociale che dà il segno al territorio in cui è viva e presente.

L’Expo è un’occasione irripetibile per parlare al mondo di questi modelli di agricoltura sostenibile, della salute dei cittadini e non può essere prigioniero degli interessi delle multinazionali del cibo globalizzato e degli ogm – dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente –. Esiste invece un’agricoltura che è attenta alla complessità e specificità locale degli ecosistemi ed è praticata già da molti agricoltori, alcuni dei quali hanno accompagnato il viaggio del Treno Verde lungo l’Italia. Parliamo purtroppo ancora di una visione non acquisita e consolidata, perché privilegi, lobby e approcci corporativi fanno da freno al processo di modernizzazione. Come ad esempio sta accadendo in questi mesi con il TTIP (Partenariato Transatlantico su Commercio e Investimenti) che mette sotto attacco gli stessi standard su sicurezza dei cibi, dell’ambiente, del lavoro e della chimica; per non parlare dell’eccessivo consumo di suolo accompagnato da una cementificazione selvaggia. Sono resistenze che stanno penalizzando quanto di positivo si comincia a vedere nei territori a vantaggio della rinata dimensione della ruralità. Sull’evento dell’Expo si stanno accendendo i riflettori di tutto il mondo e il nostro paese non può permettersi di essere miope davanti alla vera sfida da cogliere, quella di valorizzare le economie locali e le agricolture di qualità dei territori, a partire da quelli italiani”.

È questa ad esempio l’agricoltura praticata quotidianamente dai 130 Ambasciatori del Territorio – iniziativa promossa da Legambiente e Alce Nero - che sono saliti in questi due mesi a bordo del Treno Verde.

Insieme a cibo sano e libero da Ogm gli Ambasciatori del Territorio offrono all’Italia e al mondo bellezza del paesaggio, suoli fertili e stabili, riscoperta di sapori e saperi unici, nuova linfa a borghi abbandonati di collina e di montagna – commenta Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente -. Con loro abbiamo percorso l’Italia, presentando quel cibo che non solo non danneggia l’ambiente, ma mette in relazione chi lo produce e chi ne fruisce. Quello stesso cibo che è lavoro, qualità territoriale, bellezza di cui l’Italia deve tornare ad essere fiera. La politica è chiamate a rispondere a questa grande domanda di cambiamento che i cittadini e le aziende agricole più innovative chiedono da tempo”.

Sono queste stesse esperienze ad aver ispirato il Manifesto della Nuova Agricoltura, che lungo gli oltre tremila chilometri percorsi dal treno ha raccolto le firme di più di mille persone, operatori del settore agroalimentare, studenti, professori, tecnici, rappresentanti politici e istituzionali, tra cui il ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina, il sottosegretario all’Ambiente Barbara Degani, il governatore della Puglia Nichi Vendola, gli assessori all’Agricoltura delle regioni Sicilia, Abruzzo, Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, dal sindaco di Napoli e di molte delle altre città in cui ha fatto tappa il convoglio ambientalista.

Un manifesto che propone un’agricoltura di qualità, rispettosa degli ecosistemi naturali, del paesaggio e della biodiversità anche perché con diete più salutari sarà possibile nutrire tutto il Pianeta. Saranno, infatti, in gran parte i nostri stili di consumo alimentare a determinare il futuro della produzione di cibo. Se una parte dell’umanità oggi muore ancora per fame o malnutrizione, un’altra parte muore per malattie determinate da un eccesso di consumi di carne, grassi, zuccheri, cibo scadente e contaminato da pesticidi. Uno studio di Harvard e del Forum Economico Mondiale, come ha ricordato il professor Timothy Land della London University, mostra che le malattie non infettive, come cancro, malattie cardiovascolari, respiratorie, nei prossimi 20 anni costeranno 30.000 miliardi di dollari. È quasi la metà del prodotto lordo mondiale nel 2010 e il principale responsabile di queste malattie è un’alimentazione scorretta.

Proprio per promuovere stili di vita sani e responsabili, il Treno Verde – che in questi due mesi ha accolto a bordo delle sue quattro carrozze oltre 35mila visitatori – ha promosso incontri, focus, degustazioni e laboratori, ma soprattutto percorsi di educazione alimentare e ambientale con i circa 15mila studenti di ogni età che hanno preso parte alle attività promosse da Legambiente. A bordo anche il progetto “Treno Verde verso Expo” – realizzato con il contributo del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali – dedicato proprio ai temi dell’agricoltura, dell’alimentazione, della biodiversità e degli stili di vita.

Che il tema di una corretta alimentazione debba diventare elemento imprescindibile nei programmi didattici degli istituti italiani è dimostrato anche dal sondaggio svolto dall’associazione in questi mesi e che ha riguardato oltre 3mila studenti. Pizzette e merendine confezionate rappresentano infatti ancora oltre 80 per cento del cibo preferito per merenda nelle nostre scuole, mentre solo poco più del 9 per cento degli intervistati mangia ad esempio un frutto. Anche a casa le abitudini non sono delle migliori, visto che la carne continua ad avere un peso troppo importante nel menu settimanale dei ragazzi, a discapito di pesce e verdura. Nel 75 per cento degli istituti presi in esame è presente una mensa scolastica, ma soltanto nel 57 per cento dei casi vengono consumati prodotti biologici o locali durante i pasti. Numeri che rispecchiano tra l’altro i dati emersi dal XV rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente, relativi all’anno 2013, che hanno riguardato le scuole, dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado di competenza dei Comuni capoluogo italiani (per un totale di popolazione scolastica pari a 1.272.138). Rispetto ai servizi a disposizione delle scuole e alle buone pratiche, infatti, i dati non ci restituiscono un quadro incoraggiante. A livello nazionale sono il 75,4% le mense in cui vengono serviti pasti biologici (con nord, sud e isole che si attestano su una media dell’80% mentre al centro si supera di poco il 40). Le mense con pasti interamente biologici sono invece appena il 4,8 per cento a livello nazionale (qui invece è al centro che c’è il dato più significativo con l’11 per cento, mentre nord, sud e isole non superano l’1 per cento). Diminuiscono i pasti interamente biologici nelle scuole, oramai presenti solo nel 4,8% delle mense scolastiche, quasi 4 punti sotto il dato dell’anno precedente e in calo di circa la metà rispetto a quattro anni prima (8,7 nel 2009), così come la media di prodotti biologici che si attesta al 53,7%. 

Treno Verde 2015 è una campagna di Legambiente e Ferrovie dello Stato Italiane

Con il patrocinio di Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali; Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; Padiglione della Società Civile – Cascina Triulza

Con la partecipazione di Regione Toscana e Parco nazionale dell’Alta Murgia

foto di Anna Paola Montuoro (Legambiente)