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Nella Real Casina di Caccia una splendida serata di musica e solidarietà, con Espedito De Marino, il Maric… e l’esercito italiano

PERSANO (SA). Il giorno dopo la serata del 15 settembre a Salerno presso l’Associazione Azimut col Sindaco di Accumoli Petrucci (vedi articolo uscito su Vivimedia sabato 23 settembre), siamo ancora insieme al MARIC, Movimento Artistico Recupero Identità Culturali, per la presentazione del libro “Oltre le pietre- Pagine di creatività per la nuova Accumoli” (Ed. Arti Grafiche Boccia), ma tutto intorno a noi è completamente diverso. Siamo ospiti della Casina Reale a Persano, residenza di caccia dei re borbonici. Natura, mezzi militari, divise e stellette ad accoglierci.

Il luogo è incantevole. Ci introduciamo nel cortile già pronto ad accogliere la serata: sedie rosse disposte perfettamente di fronte ad un palco con tanto di divani e poltrone, preparato con gusto dalla first lady Isabella Pizzo, moglie del Presidente del Maric Vincenzo Vavuso.

La prima cosa che mi colpisce è la chiesa aperta ed illuminata che si intravede immediatamente di fronte al portone d’entrata, nel porticato opposto. Tenue tonalità di verde e giallo al soffitto, il Vangelo aperto e un organo particolare si offrono allo sguardo dei curiosi che vi entrano.

Arriviamo ancora con la luce del giorno e un rapido giro ai primi piani ci permette di fare degli scatti sul panorama e sugli interni maestosi sulle cui pareti spiccano quadri dei famosi cavalli di Persano, che ritorneranno spesso nel corso della serata. E un cane in marmo sulla balaustra della scalinata si fa rispettare senza però incutere timore.

Che la serata sarà ancora una volta diversa lo testimonia l’atteggiamento di Franco Bruno Vitolo, presentatore e una delle anime di questo movimento; sta seduto in prima fila con i suoi innumerevoli appunti e ancora sfoglia quel libro che ha fatto nascere e di cui conosce ogni singola virgola. Ma l’arte non diventa mai monotona, guai se così fosse. Lui sa che in ogni posto le parole possono assumere significati diversi e valori nuovi.

Ci accoglie come padrone di casa il colonnello Stefano Capriglione, che guida una delle caserme che appartengono al vasto comprensorio di Persano. Le sue parole non sono “doverose”, ma volute e sentite.

Ci parla della loro vita in caserma, di questo luogo voluto dare Carlo III e opera del grande Vanvitelli, del loro ruolo di servitori dello stato, dell’orgoglio di poter essere d’aiuto e di difesa per noi tutti. Si dice profondamente colpito dall’iniziativa del Maric e da questo spirito di solidarietà che lascia la sfera dell’astratto e si rende pratico nella raccolta di fondi per raggiungere l’obiettivo che è la Casa della Cultura da costruire ad Accumuli.

Stasera manca la delegazione che rappresenta Accumoli, ma ci sono ancora Teresa D’Amico, senza la sfilata anche se la location sarebbe invidiabile con la sua passerella naturale, e Rosalia Cozza, scrittrice “straniera” nella nostra Campania, che ci regala il ricordo dello scalpiccio dei cavalli che sembra evocarsi tra queste mura e che le portano alla mente la natia Calabria e l’infanzia vissuta con il papà che allevava proprio cavalli. La Terra ritorna e non credo che sia perché compia un viaggio, ma semplicemente perché ci plasma. E noi le apparteniamo; ovunque ci portino i nostri piedi, l’anima è sempre legata alle sue radici.

E poi Gerardo Iorio, che ha “prestato” la sua pittura al Maric e che ha le sue radici proprio qui a Persano, che, da borgo così importante, non può non avere un’Associazione che ne conservi la storia. Conosciamo così Antonio Gallotta, presidente dell’Associazione “Persano nel cuore” (coorganizzatrice della manifestazione), che specifica come le sue radici appartengano a questo posto fin dal 1760. Un modo per sentire non un racconto di storia, ma entrarci completamente dentro.

Stasera Franco la legge la pagina di “Oltre le pietre” scritta da Stefano Petrucci, sindaco di Accumoli, che ieri sera ha preferito non risentirla per non aggiungere batticuore a batticuore, dato che vi si accenna alla vita che un tempo c’era al suo paese, per cui sta lottando affinché non vada tutto perduto. Nel cammino si incontrano ostacoli ma anche nuovi amici e dunque c’è, vivo e sentito, il ringraziamento all’opera del MARIC. E non può mancare l’intervento di Vincenzo Vavuso, Presidente fondatore del movimento. E se da sempre ho sentito nei suoi interventi una partecipazione forte, stasera, se possibile, mi sembra ancora più coinvolto. Ci racconta del viaggio che stava compiendo alla ricerca di artisti che volessero aderire al progetto MARIC e che si svolgeva proprio negli stessi giorni di agosto dello scorso anno. Fa fermata ad Accumuli, il giro nella zona rossa e la necessità di non restare indifferenti davanti a tanto scempio. Da quella sosta alla decisone di devolvere tutto il lavoro di questo primo anno di vita per quel paese così stravolto dalla furia della natura passò forse solo il tempo per formularne il pensiero.

E così è stato. Ma la sua emozione stasera è data dalla “confessione” di essere lui stesso un militare. Uomo che già da tanti anni, come ricordava il colonnello Capriglione, ha deciso di dedicare la propria vita al prossimo e quindi, ritrovarsi così calorosamente accolto da colleghi per una causa così nobile, lo rende orgoglioso, felice, fiero. Sono queste le cose che ti danno la spinta per sacrificare tutto per un sogno. E Vincenzo ha avuto il piacere di vivere emozioni così grandi.

Adattissima allora la lettura di Franco Bruno della poesia di Alfonso Gargano, “L’esercito Italiano” particolarmente apprezzata, che precede l’intervento di Maria Rosaria Vitiello, Consigliere Provinciale e Insegnante di Matematica e Fisica al Liceo scientifico di Pagani. È la prima volta che la incontro, ma noto anche in lei, come tutti i suoi colleghi, la profonda certezza che bisogna agire sull’educazione delle nuove generazioni affinché la cultura resti qualcosa di sempre vivo nelle coscienze e non un abitudine al mordi e fuggi, come accade troppo spesso con le nuove realtà dei social, che sembrano rendere vere le notizie solo per il tempo di una visualizzazione e poi se ne perdono tracce e ricordi.

La citazione che ci ricorda, di Bernard Shaw ,“Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima”, spiega molto dell’essenza del suo e del nostro pensiero.

Uno degli ultimi saluti e ringraziamenti sono per Luigi Chirico e Giuseppe Zaccaria, titolari dei ristoranti vietresi “Il cantastorie” e “Il pescatore”, che anche stasera hanno lavorato per offrire un buffet agli ospiti della caserma.

Ma la serata ha ancora un grande regalo per i presenti: Espedito De Marino, chitarrista cantante che per vent’anni ha accompagnato l’indimenticabile Roberto Murolo e che stasera ci regalerà alcuni pezzi del suo vasto repertorio.

Arriva sul palco uscendo dalla Chiesa che abbiamo di fronte e nella quale ha trascorso l’attesa del suo momento. Non mi sembra un gesto casuale e quasi nello stesso momento arriva all’improvviso un odore forte che sembra trascinare i sensi verso quella Terra che per così tanto anni ha visto allevare cavalli. Quella di cui parla Rosalia, quel ricordo sommerso che a volte viene ricoperto da cose inutili, da lontananza, da pietre…, ma la vita che è stata vissuta non può scomparire mai. Ed è nel ricordo che diventiamo immortali.

Ma i pensieri non possono più correre liberi nei prati, la chitarra parte con le sue note magiche. Dai testi di Murolo a Malafemmena di Totò, da ‘O ciucciariello che il Principe De Curtis volle usare per il film Totò Peppino e ‘a malafemmena allo splendido assolo per chitarra con Granada… e tanto, tanto altro Nel viaggio che egli ci invita a fare, tocca gli anni del primo ‘900 per poi arrivare a Pino Daniele, a Sergio Endrigo, fino all’immancabile ‘O sole mio, che ci svela essere stata scritta ad Odessa!!!

La musica sembra stringerci in un grande abbraccio, grazie anche all’acustica perfetta che questo luogo offre.

La serata sembra finita quando il colonnello riprende la parola per dichiararsi così entusiasta dell’iniziativa, da chiedere di poter di nuovo ospitare questa manifestazione in futuro, ma mentre mi alzo sento che parte un’altra musica. È l’Inno di Mameli! Non potete immaginare quanto sia diverso ascoltarlo in un posto così.

I militari che ci stanno facendo da assistenti con la loro immensa gentilezza e disponibilità, scattano sull’attenti. Resto per un attimo immobile e, chiudendo gli occhi, immagino tutto quello che può significare indossare quelle divise. Molte volte le istituzioni ci deludono con i loro comportamenti poco edificanti, ma stasera qui è tutto perfetto. Loro adesso, rappresentano tutti i sogni e tutte le aspettative che noi civili riponiamo in loro. Noi indifesi, loro paladini del popolo. E vi assicuro che la sensazione di protezione è di quelle che ti scaldano il cuore e ti rendono davvero inviolabile.

Scopro che ogni mattina cantano una delle cinque strofe dell’Inno ed immagino che sia un bel modo di ricordare il ruolo importante che svolgono all’interno della nostra comunità.

In due giorni siamo passati dal mare alle montagne, abbiamo viaggiato sulle barche ed immaginato cavalli. Quanto di più diverso è passato davanti ai nostri occhi, ma i principi che hanno dato il via a tutte queste iniziative sono gli stessi: solidarietà e cultura. I valori che il MARIC e i suoi esponenti portano in giro per l’Italia, meritano di essere sottolineati ed appoggiati.

La ruota del mondo gira sempre e non possiamo sapere dove ci troveremo la prossima volta che si fermerà, arrivarci preparati sarà già stata una bella lezione.

 

Un’emozionante giornata di solidarietà e amicizia in Costiera e al Molo col Sindaco di Accumoli Petrucci, ospite dell’Associazione Azimut e del Maric

SALERNO. La minicrociera in Costiera con le barche Azimut

Abbiamo parlato spesso delle iniziative dell’Associazione Maric, movimento artistico che si ripropone di recuperare identità culturali e che, spinta dall’energico presidente Vincenzo Vavuso, ha deciso che la raccolta di fondi di questo primo anno di vita, dovrà essere destinata alla costruzione di una Casa della Cultura nel comune di Accumoli, uno dei paesi più colpiti dal terremoto del 24 agosto dello scorso anno.

Per raggiungere questo obiettivo sono state lanciate tante iniziative, tra cui un libro, “Oltre le pietre – Pagine di creatività per la nuova Accumoli”, e soprattutto si sono incontrate tante persone che hanno avuto modo di rendere concreto quello spirito di solidarietà che spesso è solo una parola, una speranza, ma che non trova facile riscontro nella realtà.

Tra quelle che Vincenzo ha saputo coinvolgere, c’è Giovanni Carrella, presidente dell’Associazione velica salernitana “Azimut”, che venerdì 15 settembre ha aperto le porte del suo circolo offrendo un giro in barca a vela a rappresentanti del Maric e ad una delegazione di Accumoli guidata dal sindaco Stefano Petrucci.

Così ci siamo ritrovati a Salerno in una bella giornata di un settembre ancora disposto ad offrire il suo contributo di sole, pronti per un’avventura nuova ed emozionante.

L’accoglienza di Giovanni è stata calorosa, degna del nobile e spettacolare intento della giornata.

Nell’attesa che arrivino tutti, facciamo un giro di perlustrazione. Insieme a Rosalia Cozza, componente del Maric, curiosiamo tra catene e funi e vedo un dettaglio di estrema contraddizione: tutte bianche quelle appese al sole e solo una nera. Regalo uno scatto a questo contrasto, così come rubo uno spicchio di mare che compare dietro gli scogli e che si mostra già accogliente e pacificamente in attesa.

Le barche che usciranno saranno due, per ospitare gli skipper dell’Azimut (Giovanni Carrella, con la sua barca dalla doppia bandiera italiana e borbonica, e Matteo De Santis), me e Salvatore di Vivimedia, e poi il “misto Maric con Accumoli”: Franco, Paola, Valentino, Salvatore, Gabriele, Gabriella, Stefano, Isabella, Rosalia, Luigi, Annamaria, Francesca, Cinzia.

La prima cosa bella è dare una mano a Matteo per salpare. Niente di eclatante, ma tenere una corda mi ha dato il piacere di sentirmi parte dell’operazione. Quando il nostro capitano ci porta oltre le acque calme del porto, scopriamo che per Valentino è in assoluto un battesimo del mare. Ma sarà bravissimo.

I primi momenti di viaggio cominciano a regalare racconti per tutto quanto ci circonda. Il nostro Cicerone ufficiale è Franco, ma Matteo e Luigi non sono da meno, con le loro esperienze aggiunte di uomo di mare e navigato ristoratore. Il primo appunto è per il Crescent, l’ammasso di cemento che domina all’ingresso di Salerno: Matteo ci spiega che non era assolutamente così nel progetto originale, che voleva invece ricordare le Ramblas di Barcellona, ma che poi in corso d’opera ha subito tanti di quegli stravolgimenti da indurre il progettista iniziale ad abbandonare il piano di lavoro.

È bello ascoltare racconti e commenti, così, sulla leggerezza delle onde e con il vento che a me sembra portare vitalità nuova, pensieri da lontano e considerazioni che so che si nasconderanno da qualche parte e che poi saprò ritrovare.

Arriviamo a Vietri, alle sue ceramiche, alla prima delle tante cupole maiolicate che sono il segno distintivo delle chiese costaiole, a memoria del forte legame con il mondo arabo. Ma a Vietri ci sono “i due fratelli”, gli scogli “che ricordano i famosi Faraglioni”, frase che suscita qualche sorriso perché quelli di Capri hanno ben altra fama e statura.

Pur se minori, i “due fratelli” hanno una storia fascinosa che Franco prontamente ci regala: la storia di un fratello “Caino” e uno “Abele”, di un fratricidio, di un osso rivelatore, zufolante e parlante, di una giusta punizione e di un magica e familiare spuntar di scogli.

La storia ci cattura e in pochissimo tempo ci troviamo di fronte Raito, il cui nome ricorda i raggi del sole che sempre riesce a raccogliere dall’alto della sua collina. Luigi coglie l’occasione per parlare di una ricetta che è a sua volta storia di questi luoghi. Qui molti hanno vissuto di pesca e, quando il pranzo dipende dall’abbondanza della raccolta, può capitare che si torni a rete vuota e allora cosa si mangia? “Zuppa di pesce fuiuto”.

Il nome spiega già tutto perché in una zuppa di pesce l’ingrediente principale è ovviamente una bella varietà di pescato, ma se è “fuiuto”, vuol dire che non c’è. E come si fa? Pomodori, cipolle, pietre di mare per dare l’indispensabile sapore e pane raffermo che in casa non manca mai. E la cena è servita.

Gabriele e Stefano, pur essendo di Accumoli, hanno già dei ricordi della costiera visitati in tempi diversi, chi in vacanza da ragazzino chi per lavoro, ma dal mare non l’avevano vista mai.

Io guardo le meravigliose discese a mare, il territorio patrimonio dell’Unesco, le montagne maestose che ancora raccontano silenziose lo scempio del fuoco di questa estate e alle mie spalle la grande immensità di un mare che si fermerà ai piedi della Costa Cilentana.

E mi sento parte di una realtà che è la mia. Qui ci sono i miei colori, i miei odori. Se guardo con i miei occhi, vedo qualcosa che mi appartiene, ma, se mi sposto in quelli degli altri, non ci trovo riflesse le stesse cose. Mentre Franco elogia la capacità o forse la necessità che si è avuta in questi posti di rispettare l’ambiente con costruzioni adeguate memori di alluvioni e terremoti, Stefano Petrucci fa uno dei suoi primi commenti: “Noi siamo in alto, da noi allagamenti non possono esserci. Solo frane. E terremoti.” Un primo campanello, una scossa a quelle pietre che loro si portano dentro come un peso che non si scrolleranno mai di dosso. Ma è un attimo. Anche per lui, come per me poco fa, forse sono ritornati i suoi di odori, i suoi colori e probabilmente non combaciano. Siamo tutti qui a vivere una giornata meravigliosa, ma il nostro meraviglioso è necessariamente diverso da quello di persone che quotidianamente pagano il prezzo altissimo di una tragedia collettiva…

La barca procede veloce. Siamo a Cetara, con la sua famosa “colatura di alici”, il vecchio “garum dei Romani”, ricca di sapore ma nata forse soprattutto per nascondere il cattivo odore di alimenti, che andavano conservati per forza ma ancora senza metodi adeguati.

Tra un racconto e tante foto, ci avviciniamo all’altra barca dove si fa un brindisi a cui partecipiamo anche se a distanza di sicurezza. Un sorso di vino è piacevole; è un incontro, è un continuo raccontarsi e un bicchiere è di buona compagnia. Ulteriore buona compagnia.

Dopo le torri di Erchie, compare Maiori, forse l’unico paese che non regala particolari emozioni visto che qui, dopo l’alluvione del 1954, l’uomo ha approfittato per edificare costruzioni di ogni genere che le hanno tolto la classica particolarità di tutti i paesi della costiera.

Poi Atrani, salotto buono di Amalfi, e la mitica Repubblica marinara che si offre meravigliosa anche dal mare. E qui si ricordano le rivalità, soprattutto con Pisa, e la regata storica che ancora adesso le quattro città si contendono. E l’albergo dei Cappuccini (con il chiostro all’interno uguale a quello della cattedrale), dove purtroppo morì Salvatore Quasimodo. Quel racconto serve per sottolineare che in paesi come questi, bellissimi da visitare, per chi ci vive ci sono complicazioni di ben altra natura da affrontare, come il pronto intervento in casi di problemi di salute. Matteo, da buon medico, sottolinea come per un periodo ci siano state le ambulanze del mare, mezzi veloci di soccorso che potevano garantire primi interventi e spostamenti rapidi verso gli ospedali più vicini. Ma anche questo è un servizio che si è perso. Mancanza di fondi. E cerchiamo di non cadere già nelle polemiche.

Da lontano gli isolotti de “Li Galli” sembrano invitare come una sirena col suo canto e noi non sappiamo sottrarci a quel fascino e alla possibilità di poter vedere l’ultima perla della costiera: Positano. Le sue classiche casette sono messe tutte in discesa in una specie di danza pittoresca e suggestiva. E nello stesso tempo sembrano essere davvero la fine di tutto perché, dopo quegli agglomerati, non c’è più traccia di vita. Solo una lunga strada che porta alla penisola sorrentina. Immense rocce solitarie ma che hanno una bellezza nonostante la loro invivibilità. Sembra che vogliano ricordare che sono loro a comandare, sono loro a decidere dove e come ospitare quell’uomo che non sempre è in grado di riconoscere quel gesto di accoglienza che la terra concede. Siamo ospiti e non padroni, ma questa lezione è troppo dura da tenere a mente.

Al contrario l’isola de Li Galli, che fu di Nureyev e Eduardo De Filippo, è ricca di vegetazione. Qui è Matteo a darci altre notizie. Non è più possibile gettare l’ancora nei suoi paraggi. È disabitata e sono in pochi a potersi permettere il suo utilizzo. Uno di questi, anni fa, è stato l’imprenditore russo Abramovich per la festa di fidanzamento con la modella Naomi Campbell, ma questi sono una parte della vita social che si vive ogni stagione in questi magnifici luoghi.

Nel frattempo, anche se non possiamo fermarci, ci concediamo un giro attraverso i tre scogli che caratterizzano l’isola. Dall’interno dell’insenatura Matteo ci mostra la Chiesetta dove si possono anche celebrare matrimoni e noi continuiamo a restare affascinati dalla bellezza dei luoghi, dai giochi che la natura si è divertita a compiere con quelle rocce, una delle quali sembra il corno di un rinoceronte.

Ora vediamo ben distinti i Faraglioni di Capri e riconosciamo anche a chilometri di distanza la loro maestosa imponenza. Voltiamo le spalle ai Faraglioni e a “Li galli” e iniziamo il viaggio di ritorno.

Ci sono momenti che devono essere di pausa. Le parole si consumano in silenzio e facilmente sono prede della brezza che le porta via come qualcosa di cui si può fare a meno.

Ora però, cambiando rotta, il vento lo abbiamo lasciato alle spalle. Sembra quasi un pronti via, il comando che stavamo aspettando per affrontare discorsi che vogliamo sentire, curiosità che vogliamo soddisfare.

Ora le onde ci cullano, il panorama ha già avuto ogni forma di commento e allora solo il rumore del motore resta tra noi e la storia che stiamo aspettando. La barca non ci ha concesso il piacere delle vele, il tempo è breve, ma speriamo in nuove occasioni.

Le nuvole che si appoggiano sulle cime delle montagne mi sembrano come i pensieri che comunque affollano la mia testa: ci sono, tolgono un po’ di luce, ma sono solo contorno in un azzurro troppo più grande di loro. Creano ombre, ma non oscurano il sole.

Senza nessun ordine preciso, ci ritroviamo tutti seduti insieme. Siamo sempre gli stessi, sono ore che stiamo chiacchierando ma adesso sembra arrivato il momento di raccontarci altro. Stefano diventa l’interlocutore più loquace. Adesso parla l’uomo che si è trovato sindaco in un momento storico particolare e particolarmente tragico.

La prima frase che mi colpisce è “Dovrebbero chiamarli i signor no”. Il riferimento e non l’allusione è per quanti si nascondono dietro il continuo negare ogni iniziativa.

“A nessuno piace governare perché se lo fai devi decidere, è molto meglio fare opposizione perché lì, l’unica cosa che devi fare è appunto, dire no”

In lui è cambiata la postura e la voce quasi. Parla con noi in questo mare azzurro interrotto dai colori dei surfisti che sfrecciano tra le onde, ma non è proprio qui. Nei suoi occhi ci sono quei momenti che ne hanno generati altri altrettanto difficili. Dopo la tragedia ti devi scontrare con un altro muro che non è fatto di detriti cascati, ma di una burocrazia che crede di dover risolvere problemi pratici nascondendosi dietro le scrivanie che raccolgono tutte le scartoffie che lei stessa genera.

Al suo racconto di Sindaco si mescolano i ricordi di Stefano padre di una famiglia che ha dovuto “dimenticare” per giorni e settimane. Lo scontro tra il dovere di padre e marito e quello del responsabile di una comunità che si è trovata senza domicilio e con pochi punti di riferimento.

“Un uomo solo al comando…” Gli chiedo come ci si sente quando quella politica che si sceglie di fare e che spesso è solo un concetto astratto e lontano dalla realtà, ti obbliga a sentirsi sommerso di tutta la responsabilità reale di un paese da gestire, da risollevare, da indirizzare verso un nuovo futuro che è tutto da ricostruire. E non si parla solo di mattoni e case. Stefano sottolinea come la realtà di Accumoli, come quella di tanti altri paesi limitrofi, fosse già difficile prima del sisma. L’economia che va a rilento… i giovani che scappano da luoghi che non offrono opportunità… il suo compito oggi non è solo lottare per avere le case provvisorie piuttosto che le tende, o nuove stabili abitazioni per chi rimarrà, ma pensare anche a come ricostruire una realtà sociale ed economica che possa giustificare la presenza di case che non diventino solo ricoveri per anziani.

E allora la rabbia sale ancora più grande quando pensi a queste esigenze e ne devi parlare con chi invece non capisce la gravità del tuo discorso e soprattutto non ha competenza del ruolo che ricopre. Stefano di nomi ne fa tanti: ognuno ha avuto in questa storia pregi e difetti, ma sarebbe bello che qualcuno desse a lui la possibilità di dire a tutti chi ha fatto bene o male. Certo è che fa rabbia pensare che ci sono stati esponenti del Qatar che si erano offerti di stanziare cinque milioni di euro per la costruzione di un polo Universitario in quei luoghi e che qualcuno per incompetenza o superficialità li ha fatti restare solo un sogno irrealizzabile. Cinque milioni di euro. Io penso al lavoro immenso che il MARIC sta compiendo da un anno per raccoglierne almeno trentamila e mi si appesantisce il cuore. Per assurdo Stefano ribadisce che non sono mancati i fondi stanziati, la difficoltà è tutta nella possibilità di spenderli.

Descrive la Protezione Civile come un esercito disarmato: fino alla gestione dell’emergenza tutto perfetto, dopo, diventano burattini imbalsamati impossibilitati a fornire l’aiuto pratico per andare avanti.

Ora capisco come mai il sorriso che lo ha accompagnato non è mai stato assoluto. Forse capisco anche come mai non vedevo nei loro occhi la stessa meraviglia che accompagna noi nel vedere uno dei luoghi più belli al mondo. Loro sono qui perché hanno lasciato alle spalle un cumulo di macerie che in gran parte sono anche rimaste tali. Una condizione di dolore che ti ha anche concesso altre cose belle, ma te le fa vedere senza mai concederle del tutto.

Conosco questa condizione: essere sempre sospesi tra gli opposti. Mi ritornano in mente le corde tutte bianche e quell’unica nera in mezzo. Nulla può essere tutto.

Il silenzio è sceso tra di noi, ma in tutti c’è l’eco della forza di quelle parole. Mi giro e guardo la scia che lasciamo alle spalle. È un mare argentato, è un colore pieno di ricchezze che appartengono al passato ma che non devono essere dimenticate nel presente. Ci siamo e ancora abbiamo cose da portare a termine.

Contro il buio c’è la luce. Contro le scosse della terra c’è la forza delle rocce. Contro la paura della fine c’è la prova della vita.

Sono passate ore di mare, di racconti, di storie che potevano non raccontarsi e che invece hanno trovato voce. Un racconto di mille pensieri, di tanti ricordi, di punti di partenza diversi ma non proprio sconosciuti.

Un incontro che ha regalato qualcosa ad ognuno di noi, come la gioia di poter ammirare questa meravigliosa natura che non smette mai, però, di ricordare che è lei ad ospitarci. Ed è lei la più forte.

Una natura che ha nascosto il suo profumo in una camicia che se n’è impregnata, come un salvadanaio che ha protetto un piccolo tesoro. Ed è bastato tenerla in mano pochi attimi, perché mi svelasse di nuovo la ricchezza che conteneva.

 

La manifestazione serale di moda e solidarietà nella sede Azimut al Porto Commerciale

Ore 19.00. Al Circolo velico Azimut di Salerno, sito nel Porto Commerciale al Molo Manfredi, è cambiata l’ora, cambia la luce, cambiano le persone e cambia anche l’atmosfera.

Siamo nello stesso posto di stamattina e tutto sembra diverso. Solo le barche e il loro ondeggiare nelle calme acque del porto è identico a quello del mattino. Le nuvole, che ci hanno seguiti tutto il giorno, continuano a fare da cappello alle montagne senza osare scendere oltre, per non rovinare una serata così speciale.

Ci accoglie una musica in sottofondo, si vedono giacche e cravatte e signore eleganti: è il momento conclusivo di questa giornata dedicata al MARIC e alle sue iniziative solidali.

Ad aprire la serata il padrone di casa Giovanni Carrella, che si mostra entusiasta per l’occasione ricevuta di poter ospitare amici che hanno sofferto da poco ciò che noi abbiamo conosciuto molti anni fa. L’esperienza del terremoto non è cosa che si possa dimenticare, per cui è con immenso piacere che, insieme al Sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, consegna a Stefano Petrucci, sindaco di Accumuli, un assegno a nome della sua Associazione, permettendo il superamento dei ventuno mila euro nella raccolta del Maric per la Casa della Cultura ad Accumoli.

Stefano è seduto in prima fila. Ha l’aria stanca, ma non credo che sia per le fatiche della giornata. Sta girando l’Italia in lungo e in largo portando il suo silenzioso grido d’aiuto ed è spesso obbligato ad essere sotto i riflettori; qualcuno sgomita per ruoli del genere, lui ci si è trovato suo malgrado e non è la stessa cosa. Accetta con commozione l’ennesimo segno di solidarietà ricevuto nel suo peregrinare.

In segno di riconoscenza, egli porge al Presidente Carrella un gagliardetto e un libro sulla storia di Accumuli, dove si racconta della Torre Civica e del Palazzo del Podestà, una volta vanto di Accumoli ed oggi rimasti solo un ricordo. Sono gesti semplici, un piccolo scambio di doni che però hanno al loro interno un valore immenso. Giovanni ne resta molto colpito. Alle vere emozioni non ci si abitua mai.

Poi Franco Bruno Vitolo, presentatore della serata e pilastro del Maric, invita Vincenzo Vavuso a fare il suo saluto.

L’energia che sprigiona è camuffata dall’andirivieni che fa di fronte al numeroso pubblico, a cui vorrebbe dire tanto, ma allo stesso tempo non vuole togliere tempo ai tanti momenti che ancora dovremo vivere.

La passerella su cui passeggia infatti, ospiterà la sfilata di moda curata da Teresa D’Amico, altro membro del Maric, scrittrice e poetessa oltre che titolare a Cava de’ Tirreni di un negozio di moda (Anter). Con i suoi abiti, i suoi colori, i sorrisi delle giovani modelle, che sfilano per gioco e non per mestiere, cerca di portare un po’ di leggerezza, anche se gli argomenti che si trattano sono di natura tutt’altro che lieve. “Noi giochiamo con la moda perché così la viviamo”.

In maniera del tutto sorprendente, scopriamo che la camicia che Vincenzo Vavuso indossa, come quelle di alcune modelle, sono state “colorate” proprio dal suo genio: un nuovo stilista che nasce?

Ma il centro della serata è il libro “Oltre le pietre” (Ed. Arti Grafiche Boccia): pubblicazione frutto della collaborazione di diversi artisti, che, appunto ognuno nel proprio campo, hanno cercato un modo per raccontare il terremoto sì, ma anche la speranza che deve nascere dopo la tragedia. E vi si trovano narrazioni, poesie, quadri, sculture, fantasie che sono diventati capi d’abbigliamento che sfilano sotto i nostri occhi.

Alcuni di questi brani (testi poetici di Rosalia Cozza, Alfonso Gargano e Teresa D’Amico) vengono letti da Franco Vitolo, con la sua solita capacità di aggiungere visioni alle parole.

E poi c’è anche una simpatica “apparizione” di Luigi e Giuseppe, titolari dei ristoranti Il Cantastorie e Il Pescatore di Vietri sul Mare, che hanno generosamente offerto il buffet per gli ospiti del circolo e che sono fin dall’inizio solide colonne a sostegno del Marc e della raccolta per la Casa della Cultura.

Avvicinandosi il momento del congedo, Franco Bruno chiede a Stefano se può leggere dal libro la lettera da lui inviata per raccontare Accumuli e per ringraziare il Maric, ma con un semplice gesto della testa egli fa intendere che non è il momento di aggiungere altri ricordi e rispettive malinconie.

È seduto davanti a me e di fronte abbiamo il lento ondeggiare delle barche: l’immagine è dolce, tranquillizzante, ma non so se è proprio quella che sta guardando. È come rivivere un altro momento della giornata: esserci fisicamente, ma mancare nello spirito.

Dure le esperienze di fronte alle quali la vita ci mette. Dure ma non insuperabili.

C’è una frase che Franco ha pronunciato e che mi piace riportare. È un detto indiano di alta saggezza: “Se aiuti qualcuno ad attraversare, quando arrivi avrai fatto qualcosa anche per te, perché sarai anche tu dall’altra parte”.

Ecco lo spirito di questo gruppo: ti aiutiamo per aiutarci. Migliorare è un bene per tutti.

Foto di Paola La Valle, Franco Bruno Vitolo, Vivimedia.eu, con contributi di Rosalia Cozza e Annarita Lodato

Il MARIC ad Accumoli per un incontro di solidarietà: e il Sindaco Petrucci sarà a Salerno

SALERNO. Emozioni a batticuore, commozione e speranza, tra la consolante tristezza dei primi prefabbricati e le poetiche montagne di una natura tanto benigna quanto aggressiva…

Con l’incontro svoltosi il 27 agosto scorso tra le nuove casette della terremotata Accumoli, culminato in un trascinante concerto del Maestro Espedito De Marino e nella presentazione dell’antologia “Oltre le pietre – Pagine di creatività per la nuova Accumoli”, l’Associazione salernitana MARIC (Movimento Artistico per il Recupero delle Identità Culturali), guidata dal Presidente, l’artista salernitano Vincenzo Vavuso, ha suggellato il legame con la comunità colpita dal terribile sisma dell’agosto-ottobre 2016. Da circa un anno, infatti, con una serie di iniziative, il MARIC ha lanciato una raccolta di fondi per dotare la ricostruenda Accumoli di una Casa della Cultura, raggiungendo in otto mesi la considerevole cifra di circa ventunomila euro.

Nel cammino si è instaurato un amichevole filo diretto con l’Amministrazione Comunale e con il Sindaco di Accumoli Stefano Petrucci, che è già intervenuto ad iniziative legate alla raccolta di fondi e che il 15 settembre prossimo con una delegazione del Comune sarà personalmente a Salerno, ospite del MARIC, dell’Associazione velica salernitana Azimut e dell’Hotel Santa Caterina di Fisciano per l’iniziativaSolidarietà in vela. Dopo una visita in regata alle bellezze della Costa d’Amalfi, la sera alle 18,45, presso la sede dell’Associazione “Azimut”, al Porto Commerciale (un’Associazione non nuova ad iniziative di avanguardia, come il recente campionato di vela per non vedenti), il Sindaco incontrerà i cittadini e le istituzioni del Comune di Salerno. Durante la manifestazione sarà effettuata una sfilata di moda a cura dell’esercizio Anter di Cava de’ Tirreni e sarà presentato il libro “Oltre le pietre” edito da Arti Grafiche Boccia. Sfileranno anche opere, abiti e accessori firmati dagli artisti Franco Porcasi e Mario Formica, con sottofondo musicale curato da Alfredo Capozzi. Alla fine, un gran buffet offerto dai ristoranti “Il Cantastorie” e “Il pescatore”.

Il giorno successivo, sabato 16 settembre, per il MARIC nuovo evento a Persano, nella Casina Reale, alla Casina Reale di Persano, tra verdeggianti praterie e antichi pascoli incorniciati tra i fiumi Sele e Calore.

Qui il Reggimento Logistico “Garibaldi”, comandato dal Colonnello Stefano Capriglione, e le sempiterne “rondini persanesi”, hanno infatti organizzato, con la collaborazione degli artisti del MARIC, l’iniziativa Oltre le pietre – musica sotto le stelle.

Sarà una serata all’insegna della musica, delle stelle e dell’aria salubre, dove gli ospiti d’onore saranno tutti i partecipanti, ovvero tutti gli innamorati di questo incantevole territorio, capitanati da Antonino Gallotta, Presidente dell’Associazione “Persano nel cuore“, uno dei fautori del ripristino della razza equina “Persano” nella terra di origine dopo ben cinquant’anni anni di esilio.

La serata prevede l’intervento di Maurizio Lembo, specialista di sigari italiani, cubani e caraibici, sul tema “Fumare il sigaro è un’arte“, l’esibizione del cantante-chitarrista Espedito De Marino, già partner per circa vent’anni del grande Roberto Murolo, ed infine la presentazione dell’antologia “Oltre le pietre Racconti, poesie e immagini d’arte per la nuova Accumoli”.

All’Associazione “Incontro”, in gemellaggio col MARIC, serata solidale di teatro, arte e letteratura per la ricostruzione di Accumoli. E gli studenti della “Balzico” di Cava offrono 600 euro

PENTA di FISCIANO (SA). 

Prosegue la raccolta di fondi organizzata dall’Associazione MARIC (Movimento Artistico per il Recupero delle Identità Culturali), in sintonia con il Comune di Accumoli, per la realizzazione di una Casa della Cultura nell’opera di ricostruzione del paese devastato dal terremoto.
Dopo
Castel dell’Ovo a Napoli, Villa Bruno a San Giorgio a Cremano, cene spettacolo nei ristoranti di Vietri, conversazioni con gli studenti del Liceo “Tasso” di Salerno, il libro “Oltre le pietre”, contenente nove racconti, nove poesie e ventidue immagini di opere d’arte, tutti di componenti del Movimento, è stato presentato a Penta di Fisciano, con ottimo successo di pubblico e riscontro di offerte.
I prossimi appuntamenti:
14 maggio alle 11 alla Libreria Feltrinelli di Salerno, 14 maggio alle 18 presso il negozio di moda e confezioni ANTER, di via Gramsci a Cava de’ Tirreni, il 26 maggio presso il Comune di Cava de’ Tirreni.
Intanto si stanno mobilitando anche i giovanissimi: la
Scuola Media “Balzico” di Cava de’ Tirreni, con la semplice distribuzione dei mattoncini promozionali, ha raccolto circa seicento euro, grazie anche alla forza di iniziativa del Dirigente prof. Giovanni Di Luca, del Vicepreside prof. Antonio Avagliano, della prof. Maria Raffaele, socia del MARIC ed ex docente dell’Istituto, e dei docenti Angela Siano e Maria Cappetti, mobilitatori rispettivamente della Sede Centrale e della Succursale di Santa Lucia.

Per quanto riguarda la già citata presentazione a Penta di Fisciano, ci è pervenuta una nota di riflessioni della nostra Paola La Valle, che noi volentieri pubblichiamo.(FBV).


di Paola La Valle

Da giorni ci sono note musicali che cercano di trattenermi in qualche posto, ma i piedi mi hanno sempre portata altrove, a inseguire passeggiate fatte solo per stancare il corpo e mai la mente, che continua imperterrita a macinare pensieri. E anche stasera mi faccio portare, “come il bambino a mangiare il gelato” ,e mi ritrovo qui, a Penta di Fisciano, al circolo Incontro, a parlare di storie spezzate e di vite che vogliono continuare, per la presentazione del libro “Oltre le pietre- Pagine di creatività per la nuova Accumoli” (Ed Arti Grafiche Boccia), finalizzato a raccogliere fondi per una Casa della Cultura nella ricostruzione del paese distrutto,

Una tromba e un piano (quelli dei bravissimi Domenico Pastore e Lorena Oliva) mi accolgono, come a dimostrarmi, ancora una volta, che non si scappa mai di fronte alla vita. Di fronte al dolore. Di fronte alla realtà.

Alla musica si associa un’immagine; più che un’immagine è una foto non legata al libro, ma che mi aveva colpita tempo fa alla mostra di una giovane fotografa. Una foto del carcere di Procida con visuale da dietro le sbarre.

E la parola che mi accompagna è: Prigionia. Quale sarà il nesso con un libro che punta a raccontare il terremoto nelle sue varie forme, nelle sue manifestazioni, nella sua crudele imparzialità nel colpire chiunque si trovi sulla sua scientifica furia?

Ci ho pensato un giorno intero e poi le risposte si sono presentate, con la solita apparente sfrontatezza.

Nei racconti della serata ho ascoltato diverse storie; ognuno in qualche modo raccontava di una forma di prigionia. Si rimane prigionieri delle macerie che ti avvolgono, si rimane prigionieri di un destino che ti sembra terribile, si rimane prigionieri di un dolore che ti fa sprofondare nella melma più nera, si rimane prigionieri di un mondo che non sembra vivere di regole di giustizia, si rimane prigionieri…

Ci sono cose che ti si appiccicano addosso e non ti danno tregua, cosi come è accaduto a Vincenzo Vavuso, fondatore del MARIC, che dopo aver visitato il comune di Accumuli non ha potuto non pensare che qualcosa andava fatto per quella gente che, sotto le pietre cadute, aveva seppellito non solo i corpi dei suoi abitanti, ma che rischiava di dimenticare anche le sue stesse origini.

Per questo è nato il libro, per raccontare, per non dimenticare. Per fare in modo che da quelle sbarre di prigionia potesse filtrare un raggio di sole, di luce, di speranza. La voglia di credere che un domani arriverà lo stesso, nonostante il rombo della terra che trema, nonostante le case costruite con parsimonia di cemento, nonostante la consapevolezza che “il vero terremoto è dopo”.

Le storie sono tante, come le mani che hanno voluto scrivere esperienze, sentimenti, pezzi di vite che dal loro quotidiano sono state strappate, ma che quella regolarità la cercano di nuovo, perché era la loro, perché erano pagine del loro libro privato, quello che ognuno scrive ogni giorno e che vorrebbe raccontare ai nipoti. E quando invece quelle pagine vengono strappate, sepolte, bruciate in un solo attimo, ecco allora che scatta il tasto della memoria, quella che cerca di accumulare strati di giorni, di oggetti, di vita, di affetti, per non disperdere nulla di ciò che è stato e che di nuovo si cercherà di rivivere. Se sarà possibile.

Ma se non si è soli in questo gioco di costruzione, se non si è abbandonati ad un destino che in fondo, in anni diversi, ha accomunato tante zone d’Italia, allora il lavoro può risultare meno faticoso e soprattutto meno impossibile.

Questo hanno dimostrato, con Vavuso, le persone del Maric e Teresa D’Amico, Rosalia Cozza, Oreste Petrone (autore di alcune delle foto a corredo di questo articolo), Tina Cacciaglia, Franco Bruno Vitolo e il presidente del circolo Enrico Celentano e gli appassionati performer teatrali della Compagnia delle Mamme (che ci hanno fatto rivivere tutta l’Emozione del Terremoto) e tutti quelli che, con una lettura, una scrittura, una foto, un monologo, una parola, la luce di uno sguardo, l’acquisto del libro, hanno contribuito a ridare vita e voce a chi rischia di non poterne più avere, sommersi da interessi e burocrazia che non sempre sposano la causa della reale necessità.

Di cose da dire ce ne sono tante, passa il tempo e usciamo nella fresca sera di un paesino che per la sua storia ha tanto in comune con quelle pietre accumulate (e crollate) a chilometri da qui e che di sere come queste ne deve aver vissute tante. Con i bambini a giocare per strada, con le persone affacciate ai balconi a salutari i passanti che ritornano alle proprie case. Casa. Il posto degli incontri, il luogo dove si costruiscono vite.

Ed è quello che si dovrà fare: costruire case e luoghi di incontro per andare oltre quelle pietre cadute che hanno rischiato di cancellare vite. Potevano riuscire nel loro intento se qualcuno non avesse guardato dentro quelle macerie e vi avesse sentito ancora, forte, il respiro della vita.