L’autunno e non solo nei versi di Virginia Gattegno.
Non posso nascondere, e perché poi dovrei? , una profonda emozione nell’aver fra le mani questo libro di poesie “Pensieri nella vecchiaia. Raccolta di poesie“, prezioso dono della carissima amica Donatella Cipollato. Libro postumo della Mamma Sig.ra Virginia Gattegno. Non è un libro come tanti né lo sono i suoi versi.
Questi dolorosissimi, ad esempio:
Dimenticare Auschwitz
Vorrei…
che le mie figlie avessero
una vita felice.
Vorrei
che un dio
mi aspettasse
al termine della mia vita
ma soprattutto vorrei
dimenticare Auschwitz.
Ma non posso (non ci riesco.)
(da Virginia Gattegno, Pensieri nella vecchiaia . Raccolta di poesie, L’orto della Cultura Pasian di Prato, Udine, 2017)
Mi astengo, sarebbe quasi un atto di profanazione, da qualsiasi commento di analisi critica del testo.
Ma chi era, o meglio chi è la signora Virginia, che dolorosamente alla fine della sua pur lunga vita, confessa che indelebile è l’atroce memoria di Auschwitz ?Una bambina come tante che da Roma dove è nata (1923), si trasferisce con tutta la famiglia a Rodi. È il 1944. Virginia ha ventuno anni. Tutta la sua famiglia, nonna, madre, una sorella e due fratelli, un adolescente e un bimbo di soli quattro anni, sono deportati, perché ebrei, dai nazifascisti nel campo di sterminio di Auschwitz. Il piccolino, la nonna e la madre, già il giorno dopo sono condotti nella camera a gas. Fortunatamente, con l’arrivo dei soldati russi, le due ragazze scampano all’orribile loro destino. L’altro fratellino, purtroppo, era già morto.
Virginia avrà poi una vita affettiva, un marito e due figlie, Raffaella e Donatella, e professionale, insegnante elementare e sempre con sé, nei suoi lunghi giorni di vita, quel suo diario segreto, fitto di poesie o semplici pensieri come lei chiamava i suoi scritti. Ed eccoli i suoi pensieri/versi. Sua figlia Donatella con molta discrezione, mi precisa: “Non so se si possono chiamare versi. Leggili con un pizzico di indulgenza, mia madre non è stata una “vera” poetessa né ha mai pubblicato nulla, ma una donna che ha confidato la sua lunga ma dolorosissima vita a queste ingiallite pagine.”
Ed eccolo un “pensiero” di estrema attualità temporale e non solo.
Fine d’estate
Non sarò certo la prima
a cantare la dolcezza dell’ autunno,
la bellezza dei suoli cieli tersi
dei suoi colori smaglianti.
Però la fine dell’ estate
mi infonde
una sottile malinconia
quasi un presagio di morte.
Se ne vanno le lunghe giornate
di luce senza fine
l ‘odore delle zolle
calde di sole
la natura che scoppia
come un frutto maturo
e il suo languore sensuale
ci sfinisce e ubriaca.Arriverà
la prossima estate?
V.G.
Si schernisce Virginia con dolce modestia: “Oddio, si sarà detto, parlare dell’autunno io ? Dopo, ad esempio, “San Martino “? Ma questi versi l’assolvono: può e giustamente parlarne. Cifra poetica, forse, non palesemente prorompente, ma fin dai primi versi si evidenzia un perfetto intreccio ritmico caratterizzato dall’uso di alcune assonanze (suoli/colori), (cieli/tersi) e poi ancora (infonde/morte) (odore/ sole). Ma: “ la fine dell’ estate/ mi infonde/ una sottile malinconia/ quasi un presagio di morte. “ Ecco il topos centrale dell’intera poesia: il dolore. L’infinto dolore è come in attesa, arrivano i giorni autunnali e con essi “Se ne vanno le lunghe giornate/di luce senza fine/l’odore delle zolle/calde di sole.” E’ la natura che s’impossessa del suo animo a testimoniare il suo timore che il dolore è lì in agguato pronto a ghermirla. Il tutto elegantemente connotato dal costante intreccio ritmico che si rafforza attraverso l’uso di figure retoriche fondamentali come la bella similitudine “la natura che scoppia /come un frutto maturo” seguita da un’intensa sinestesia “e il suo languore sensuale/ci sfinisce e ubriaca”. Da notare l’uso di questi due versi, sfinire e ubriacare, cosi umanamente carnali proprio dell’uomo nel suo abbandono dovuto allo scoppio della natura in estate. Ma è l’ultimo verso che disorienta e turba il lettore “Arriverà la prossima estate?”
Perché mai, viene da chiedersi, non dovrebbe arrivare la prossima estate come da sempre? Nulla di più scontato. Ma non per Virginia: tanta è stata la sua sofferenza, il suo atroce dolore nell‘inferno di Auschwitz che nulla ormai può essere dato per certo.
Quelle atrocità perpetrate contro uomini, donne e perfino bambini, non solo non possono essere dimenticate né si può accettare, semmai, un revisionismo storico che offende e rende complice anche di quanti ancora oggi perseguono come insano modello politico sociale, l’annientamento fisico d’interi altri popoli.
ma soprattutto vorrei
dimenticare Auschwitz.
Ma non posso (non ci riesco.)


Commenti non possibili