Il 19 maggio di dieci anni fa moriva Umberto Eco. Il ricordo di Antonio Donadio.

La prima volta che conobbi Umberto Eco e lo intervistai per Panorama Tirreno, fu nel maggio del 1991 a Napoli presso l’Istituto Sant’Orsola Benincasa in occasione delle due giornate di studio su “Poesia e armonia” e su “Semiotica e interpretazione“, relatori, oltre a Eco anche i proff. Massimo Bonfantini, Tullio De Mauro, Paolo Fabbri e Aldo Trione.

Di seguito l’intervista che il prof. Eco, molto cordialmente, mi concesse.

Professor Eco, in un suo saggio degli anni ’80, dal titolo “Il segno della poesia e il segno della prosa”, lei sottolinea con fermezza la precisa distinzione tra Poesia e Prosa, ricordando quanto i latini dicevano: “rem tene, verba sequentur” come principio della Prosa e “verba tene, res sequentur” come principio della Poesia. Sembra una distinzione fondamentale ai fini di una corretta comprensione della poesia ma oggi c’è tanta confusione intorno alla Poesia da non sapere quasi più distinguerne le caratteristiche: cos’è la Poesia? E’ possibile dal punto di vista estetico definirla?

«Alla sua domanda “cos’è la poesia?” le dirò che nessuna persona sensata saprebbe dare una risposta, perché per tutti i concetti estetici attraverso le epoche, si sono avute idee diverse».

E la Poesia come genere letterario?

<<La riconduco ancora a quel saggio a cui lei faceva cenno. In Poesia alcune regole precise del Piano dell’Espressione dettano addirittura i contenuti! Di li, ribadisco, non si esce! Altrimenti entriamo in altri generi letterari come la Narrativa, in cui invece è lo spazio del contenuto che chiede di essere formato, articolato e detta regole al linguaggio. E’ sempre valido quanto lei diceva di quel mio saggio».

Eppure Poesia, molte volte, e nel migliore dei casi, diventa soltanto una metafora sbrigativa e approssimativa di “Arte”, sic et simpliciter. E anche sul concetto di Arte, poi, c’è estrema confusione di idee.

«Se Poesia diventa una metafora per dire Arte, secondo i principi crociani, allora il discorso si apre ulteriormente. Questa metafora è sbagliatissima, perché molte concezioni dell’Arte nel passato non avevano nulla di quello che la tradizione crociana attribuisce alla Poesia: tutta l’estetica medioevale, ad esempio, era una nozione dell’Arte basata sul calcolo, nel senso del calcolo matematico, o sul gioco allegorico. Altre civiltà producevano oggetti che noi chiamiamo arte e loro probabilmente non consideravano tale, ma oggetti rituali di culto, altrimenti non si capisce perché i Bisonti d’Altamira venivano dipinti nel buio delle caverne.
Credo quindi che sia molto ragionevole oggi, nel campo dei discorsi estetici, ammettere che non c’è una definizione di Arte che permetta di coprire tutte le manifestazioni di tutte le culture; al massimo c’è una definizione che permette di coprire il Modo in cui prendiamo come Arte oggetti prodotti da altre civiltà. Ragioni serie, per cui noi prendiamo come Arte i Bisonti di cui si diceva, ma dobbiamo sapere che non lo erano, almeno nel senso che lo sono per noi. Io sono abbastanza fedele alla frase “Arte è tutto ciò che gli uomini hanno chiamato Arte”. Sembra molto poco e invece è tantissimo e ci può impedire quelle Estetiche che diventano normative e che poi, in definitiva, finiscono con l’escludere quelle cose che non piacciono al loro autore>>.

Professore, a me pare che oggi la Poesia, contro quanto detto in precedenza, venga ancora intesa attraverso il solo contenuto, privilegiandolo, come avviene per la Prosa, e che anche insegnanti e perfino alcuni attori, non sappiano leggere correttamente una poesia. Condivide tale opinione? E, secondo lei, perché avviene ciò?

<Condivido quanto detto e le dirò che taluni attori leggono male, perché gli hanno insegnato che la Poesia è sentimento e allora l’attore la riempie di senso, cerca di capire quello che vuol dire, quindi la recita pensando al suo contenuto e a tutte le lacrime che gli sono venute quando la capiva: e così dimentica che è Linguaggio, che è, come dice il professor Trione, “arabesco”>>.

Come leggere, quindi, una poesia? Dante, ad esempio?

<<ll modo più giusto di leggere Dante è come si legge, o si leggeva, “Il Corriere dei Piccoli”: “Qui comincia l’avventura del signor Bonaventura”. Se no Dante avrebbe scritto in prosa e l’ha saputo anche fare. Ma gli attori queste cose non le sanno, perché hanno studiato sui manuali di filosofia dei licei!»

Un Eco cui prestare orecchi! “

Mi piace sottolineare che in quell’occasione il Prof. Eco, molto gentilmente, mi fece dono di tre suoi disegni tratti dal block notes che sempre portava con sé. Disegni che custodisco gelosamente.

Ebbi modo, in seguito, di incontrarlo altre volte, sempre disponibile e cortese, come nel 2009 a Milano per la Sociedad de bibliofilos chilenos di Santiago del Cile in onore di Pablo Neruda.


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