Per gente sola di Fabio Dainotti. Nota di Lettura di Antonio Donadio.

Per gente sola (Prefazione di Luigi Fontanella. Postfazione di Vincenzo Guarracino, Book Editore, gennaio 2026), ottimo libro di Fabio Dainotti, ma di non facile lettura interpretativa. A un lettore superficiale potrebbe semplicemente “apparire” come un’ estrinsecazione esemplificativa della solitudine, per exempla: dalla Prima sezione – L’originale mostrarsi – “La gente (people) si riversa fuori./L’uomo che è solo/rientra con la borsa della spesa,/chiude la porta, lascia il mondo fuori. nella Seconda sezione – Remedia –Cose da fare, che potresti fare – , ecco un insieme di “consigli pratici” per il superamento della solitudine: Entrare in un discount,/darti un contegno, spingere un carrello;/solo tra tanta gente, esaminare, /i prezzi, attentamente, non comprare /niente.” Ma sarebbe un errore fermarsi solo in superficie, al “ solo” detto. In poesia va ricercato il Non detto, quello che si nasconde nei meandri dell’animo umano che la poesia tenta di far venire fuori. Per gente sola, allora, sembra imporsi come affermazione poetica del Non dire, nel nascondere che la solitudine non è quella reale, apparente: ben misera e poca cosa sarebbe “riscoprire la solitudine” del vivere in contesti sociali e familiari spesso intessuti come di sperdute monadi.

E’ quello del poeta Dainotti un grido, un invito alla scoperta della vera esistenza. Non a caso il poeta ci dà una chiara chiave di lettura in nota al titolo della Prima Sezione “Originale mostrarsi”: concetto filosofico, della fenomenologia di Husserl. Al centro quindi, la ricerca dell’esistente nella sua pienezza originale. Invito a conoscere o meglio ri-conoscere il nostro vissuto, la nostra intera conoscenza libera da qualsiasi speculazione di tipo precostituita. Ecco che lontano da presunte o vere o solo invocate certezze fideistiche, il poeta ci prende per mano e virgilianamente ci conduce in un viaggio all’ interno di noi stessi, in pensieri, emozioni, animo. Non palese il suo scopo, non per pudicizia, che sarebbe legittima e accettabile, ma perché nulla sa della sua stessa ricerca metodologica sulla ricerca dell’Esistente. Il poeta, si sa, non dà certezze ma indica solo strade irte e disarticolate nell’affascinante esercizio della ricerca dentro di noi ancor più che fuori di noi.

Allora, in estrema sintesi, vien da chiedersi, forse il poeta vuole affermare la prevalenza dell’ontico sull’ontologico per un abbandono della res per l’Essere? Negazione della prevalenza positivistica per la ricerca dell’Essere, per affrontare il “misterioso caso” dell’esistenza umana? Si potrebbe affermare, coscientemente  sul significato dell’ esistere? Passi e ore e respiri affannosi o sereni dell’permanenza che si definisce esistenza, vita? Dubbio che aleggia a mo’ di celata sfida nei versi di Dainotti.


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