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CAVA DE’ TIRRENI (SA). Maturità 2020: emozione ed incredulità al De Filippis Galdi

Donato agli studenti il testo sulla Costituzione del prof. Marco Galdi.


È una scuola fantascientifica, luogo perfetto di un romanzo distopico, quella che si è presentata agli studenti il primo giorno dell’esame di Stato 2020: silenzio, niente claque, percorsi tracciati, ingressi ed uscite separati, gel disinfettante dinnanzi ad ogni aula e volti nascosti da mascherine.

Così la “generazione coronavirus” affronta con incredulità, ma con compostezza e senso di responsabilità, questa prova, cesura tra l’adolescenza e il tempo maturo delle scelte future.

Sara Apicella e Antonella Castiglia, studentesse della 5 B dell’indirizzo di Scienze umane del Liceo “De Filippis Galdi” di Cava de’ Tirreni, presieduto dalla Dirigente scolastica Maria Alfano, rappresentando la maggior parte degli studenti della scuola, descrivono, così, questi attimi.

“Ho pensato che finalmente avrei rivisto il luogo che mi ha accolta per tanti anni e che ho lasciato, inconsapevole del periodo che sarebbe poi seguito – dichiara Antonella – ma vi sono tornata quasi come se non me ne fossi mai andata. Rivedere i miei professori dopo questi mesi, e finalmente senza alcuno schermo a dividerci, mi ha, però, rasserenata. Noi della maturità 2020 non sapremo mai come sarebbe stato l’esame consueto, ma sono dell’idea – continua la studentessa – che ogni prova l’abbiamo superata in questi mesi, mostrando costanza e voglia di apprendere, anche se non fisicamente in aula! Insomma – e conclude – come afferma Caballero “c’è una forza più potente del vapore e dell’energia elettrica: la forza di volontà”.

Emozionata anche Sara che vive questo momento come un ritorno alla realtà, dopo un periodo di irreale sospensione. “Maturanda ed in men che non si dica già “matura”. Tutto è asettico con questa pandemia. Ora mi sento stordita ma felice e forse già un po’ nostalgica. Amareggiata, tuttavia, per aver visto sfumare così inconsapevolmente quest’anno tanto importante della mia vita”.

“Esami straordinari dopo un periodo straordinario – commenta la presidente della seconda commissione, classi 5asu e 5bsu, della sede “De Filippis”, professoressa Matilde Odierna, docente di Letteratura italiana e Storia all’IIS “Enrico Fermi” di Sarno – perché i nostri adolescenti hanno dovuto vivere a lungo nel chiuso delle proprie case, strappati improvvisamente alla loro routine di giovani, ed hanno dovuto modificare radicalmente il metodo di studio. Lavorare esclusivamente attraverso un computer non è stato immediatamente agevole. Anche noi docenti – precisa la presidente – ci siamo trovati di fronte ad una vera rivoluzione del sistema insegnamento-apprendimento e la didattica a distanza è stata una novità per tutto il mondo scuola. I ragazzi del quinto anno, tuttavia, sono forse i più colpiti da questo repentino cambiamento perché l’esame di Stato è luogo dell’immaginario collettivo: si pensi al Mak P o alla “notte prima degli esami” venuti meno quest’anno. La scuola è, però, cultura, è speranza, ma è soprattutto resilienza, spazio dove si affrontano le difficoltà con la consapevolezza di poterle superare. La scuola vera che insegna ai giovani ad organizzare il proprio futuro è quella che continuerà ad esistere nella mente di tutti. E’ vero che hanno vissuto degli esami diversi ma è pur vero che le sensazioni e le emozioni sono sempre le stesse. Il contesto in cui mi trovo ad operare, il “De Filippis Galdi”, – conclude la professoressa Odierna – è bene organizzato e le allieve stanno dando prova di grande serietà”.

Al termine del colloquio, un dono speciale per gli studenti: “La Costituzione e le sfide del futuro”, antologia di commenti agli articoli della Costituzione scritti dalla comunità scientifica del Dipartimento di Scienze economiche e statistiche dell’Università degli Studi di Salerno, curata dal professore Marco Galdi, docente di Diritto pubblico presso l’Unisa, che ha incontrato, lo scorso 3 giugno, in videoconferenza, una nutrita rappresentanza di maturandi.

Coronavirus. La voce dei poeti: Giancarlo Zizola

Sono i lunghi, interminabili giorni del lockdown: ecco la testimonianza in versi di Giancarlo Zizola.

UN NUOVO GIORNO

Gialla irrompe la luce del sole

s’inquadra alla finestra,

ed è subito abbaglio,

irrefrenabile curiosità

per scordare le inquietudini

della notte, si distende

nel giorno, ancora ignara

dei segni del destino

tra nuvole a conchiglia,

con lunghe colonne vibranti

nell’aria leggera, corre

verso la malcelata tristezza

di una nuova sera.

Giancarlo Zizola (Inedito)

Attraverso la poetica narrazione dello scorrere di un intero giorno dall’alba alla sera, giorno, ahimè, uguale a tanti altri che si susseguono monotoni e silenziosi, Zizola ci regala un’originale lettura del suo nascosto animo: percorso di una speranza che con lo spuntare di un nuovo giorno torni il sereno. Ma ancora una volta la delusione è ad attenderlo inesorabilmente con l’arrivo delle ombre. Sono giorni in cui si vive come sospesi, trattenendo il fiato, tesi a decifrare le ultime dolorose mosse del terribile, invisibile nemico. Sembra vederlo il poeta dal terrazzo della sua bella casa posta sul piccolo colle che domina il centro storico di una silenziosamente immobile Asolo. Serrato lui, come tutti, da giorni. Eppure quella prigionia, forzatamente volontaria, invece di annientarlo, d’abbatterlo, gli regala qualcosa d’inesprimibile, d’incantata armonia: la luce dell’alba disegna un’invisibile tela “Gialla irrompe la luce del sole/s’inquadra alla finestra”. Nel bagliore di questi primi timidi raggi di sole che annunciano il giorno, sembra che la notte sia stata messa in fuga “per scordare le inquietudini /della notte” e far posto a un nuovo giorno che si spera foriero di cose belle e nuove. Ma imponderabili, sconosciuti sono i “segni del destino“: il cielo si fa nuvoloso tra cirri “conchiglia/ con lunghe colonne vibranti” e sembra precorrere a una sera che si appresta essere dolorosamente cupa come da giorni ormai.

L’uso dell’enjambement come cardine ritmico unito all’iterazione regala forza semantica alla narrazione poetica sin dal primo verso. L’esplosione di luce è melodiosamente suggerita dal ricorrersi della labiale “L” “Gialla irrompe la luce del sole. E poi, come due schieramenti opposti, ecco: il sole, le nuvole, l’ aria, fronteggiarsi con l’ abbaglio, l’inquietudine, la tristezza, e tra di esse, un’irrefrenabile curiosità con il prevalere dell’aria leggera per “una nuova sera”. Felice traslitterazione poetica dello scompiglio dell’animo palpitante di Zizola dato da opposti sentimenti. Eccola una nuova sera che arriva, velata, però, ancora di “malcelata tristezza”, accorato tentativo di voler dissimulare la profonda tristezza di questi sospesi giorni.

Carlo G. Zizola (Giancarlo), laureato in sociologia è poeta e operatore culturale. Presidente della prestigiosa settecentesca “Academia dei rinnovati” di Asolo. Suoi versi figurano in qualificate antologie poetiche. Tra le sue pubblicazioni citiamo; “Per le strade”, Edizioni del Leone,2004; “ Vortici”, Edizioni del Leone, 2007;“La neve e il tempo” Edizioni El Squero, 2016 “Quando l’amore odia”, Campanotto 2016; “Il gufo accecato e altre favole in versi”, L’Orto della Cultura, 2019.

CAVA DE’ TIRRENI (SA). INFORMACITTÀ COVID-19: aggiornamento del sindaco Vincenzo Servalli di sabato 13 giugno

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Solidarietà al tempo del Covid: donazioni “sanitarie” del Comitato Cittadino di Carità

Un ventilatore all’Ospedale, schermature a Medici di base, Croce Rossa e Mani Amiche.


La solidarietà è l’unico investimento che non fallisce mai, diceva con saggio senso di umanità il filosofo Thoreau. Ed è bello e significativo che , dopo tanta clausura e separazione, proprio nel nome della solidarietà e in un felice connubio tra fede religiosa e civica laicità, si è riaperto a Cava de’ Tirreni, sia pure con tutti i crismi della sicurezza, il fronte delle cerimonie civili pubbliche. Infatti la mattina di sabato 6 giugno, nel bel cortile del cinquecentesco complesso della Madonna dell’Olmo adiacente al cinquecentesco Ospedale fondato dalla tardo trecentesca Confraternita, il Comitato Cittadino di Carità, nato nel 1865 ma suo discendente diretto, ha offerto il suo bel contributo al filo rosso della mano tesa, tanto necessario in questo periodo.

Infatti, con la somma raccolta tra i ventuno comiti di oggi unita ai fondi già in cassa, il Comitato ha donato: all’Ospedale Maria SS. dell’Olmo uno strumento ossigenante e ventilante molto utile per la fase di preterapia intensiva; al Distretto sanitario cavese, presieduto dal Dott. Pio Vecchione, settantadue schermi protettivi; alla Croce Rossa Italiana nove schermi protettivi; all’Associazione Mani Amiche ha donato novanta schermature per il volto. La consegna è avvenuta sotto la direzione di Paolo Gravagnuolo, Governatore Capo del Comitato oltre che motore di cultura ed esponente di una storica famiglia metelliana, alla presenza del Sindaco Vincenzo Servalli, del Vicario vescovile don Osvaldo Masullo anche a nome di S.E. l’Arcivescovo Orazio Soricelli, del parroco della Madonna dell’Olmo Padre Giuseppe Ragalmuto, Padre spirituale del Comitato, dei Governatori effettivi supplenti del Comitato Giuseppe Rotolo, Roberto Catozzi ed Ernesto Malinconico (assente solo Angelo Sarno per motivi di famiglia), di vari comiti come Il Segretario Carlo De Martino,dei neocomiti Maria Lucia Clarizia, Emiddio Siepi, Marcello Murolo e Daniele Fasano (che era anche stato delegato dal Dott. Vecchione).

A dare un particolare significato alla cerimonia già di per sé gravida di calore e di umanità, la dedica in toto alla memoria del carissimo comite dott. Antonio De Pisapia, stroncato dal Covid durante il terribile periodo di emergenza e ricordato con particolare affetto, oltre che per la sua professionalità, per la sua dimensione umana e sociale.

E purtroppo, anche se in assenza e in invisibilità, il convitato di pietra di tutta la manifestazione è stato proprio il coronavirus attraverso i segni tipici del suo tagliente giro per il mondo: i volti coperti in mascherina, le sedie a distanza sociale, la tipologia dei doni, cui aggiungeremmo il velo di smarrita tristezza che avvolgeva lo sguardo affacciato sopra l’orlo delle mascherine.

Eppure, nonostante l’incombere del convitato di pietra, alla fine la vera protagonista è risultata la speranza. Una speranza intrisa di consapevolezza che dopo la caduta risalire si può, che sia pure con tutti i limiti del caso si può tornare a fare incontri collettivi, almeno all’aria aperta, che noi ci siamo ancora, con tutto il pessimismo dell’intelligenza ma anche con tutto l’ottimismo della volontà. E non c’è nulla di più convincente della solidarietà collettiva e del reincontro delle pupille per recuperare una comunità dopo l’asfissia della clausura forzata e rinvigorire le energie in vista delle battaglie mediche e soprattutto sociali che sono in agguato nei prossimi mesi.

Del resto, ognuno faccia la sua parte… e che l’estate prossima sia almeno una mezza primavera …

CAVA DE’ TIRRENI (SA). INFORMACITTÀ COVID-19: aggiornamento del sindaco Vincenzo Servalli di sabato 6 giugno