3 ottobre 2026, ottocento anni dalla morte di San Francesco. Rileggiamo il Cantico delle creature.
Nulla dirò del Santo né del fondamentale ruolo che ha avuto nella Lingua e nella Letteratura Italiana, mi è dolce solo invitare alla rilettura del meraviglioso
Cantico delle creature
Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne
benedictione.
Ad te solo, Altissimu, se konfàno
et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore,
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle,
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte,
et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore,
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace,
ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò scappare:
guai a cquelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore et ringratiate
et serviateli cum grande humilitate.
Quando nel 2006 le Edizioni Paoline mi proposero di tradurre la Legenda Maior, testo in latino del 1263 scritto da San Bonaventura sulla vita del Santo d’Assisi, ebbi un attimo di esitazione. Lusingato per tale proposta ma anche un po’ impaurito per un lavoro molto particolare: non si trattava di una “semplice traduzione” di un testo medievale, ma della biografia ufficiale del Santo scritta dal Dottore della Chiesa San Bonaventura. Testo da cui aveva attinto Dante per parlare di San Francesco (Paradiso, Canto XI) e che fu d’ispirazione a Giotto per il ciclo delle Storie del Santo affrescate nella basilica superiore ad Assisi. Accettai, felice poi del risultato. Una traduzione in cui fu ritrovata “tutta la profondità della cultura di San Bonaventura e la musicalità del suo latino” per un elegante volume impreziosito da bellissime miniature di un Codice latino, in scrittura gotica in finissima pergamena, del XIII-XIV secolo che si conserva nel convento Cardenal Cisneros di Madrid. Testo attualmente ancora in commercio.



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