cultura & sociale

 

Cava de’ Tirreni (SA) – Lamezia (CZ). Lettere d’amore ai tempi del coronavirus. Incoronata la squadra del “De Filippis – Galdi”

E Alfonso Di Somma vince con un monito della Luna agli Umani: “Avete rubato questo mondo ai vostri figli


È decisamente una “squadra fortissimi” quella degli studenti del Liceo “De Filippis Galdi” di Cava de’ Tirreni. Quando partecipano ad un concorso eccoli lì, sempre in zona scudetto o Champions League.

Belle vittorie, belle affermazioni, ma l’importante non è che vincano, è che i loro campioni sono pur sempre la punta dell’iceberg di un lavoro costantemente di stimolo e di qualità prodotto da tutto l’Istituto. I fiori e i frutti, in fondo, sono pur sempre imprescindibili dall’humus del terreno di coltura…

L’ultima fioritura è venuta a Lamezia, dove il locale Lions Club aveva lanciato un Concorso nazionale riservato alle scuole sul tema Lettere d’amore ai tempi del coronavirus: l’accoppiata vincente di un argomento di stringentissima attualità e di un sentimento come l’amore che coinvolge a tutto tondo i giovani, sia per il calore dei sentimenti connessi, sia per il turbinio degli ormoni in piena azione aerobica.

I nostri campioncini del “Galdi” se ne sono tornati con il cestino pieno di premi:

Sul podio, Alfonso Maria Di Somma (con “Tramontata è la luna”), diciottenne in odore di maturità ( V B Classico), e Letizia Savarese (con “Cara Itaca”), germoglio del primo anno (I B Classico), appena spuntato e già pieno di petali. I loro lavori saranno ovviamente anche pubblicati sul volume curato da Grafichè Editore, così come la “Lettera al Covid 19” di Ilaria Mancino (quarta A di Scienze Umane) e la lettera di Franziska Dura, 4 B classico, che ha ottenuto una menzione speciale. Segnalazioni speciali anche per Kateryna Odnorih (1 C classico), Francesca Paolillo (2 B classico), Luisa Calenda (4 A linguistico), Anna e Claudia Adinolfi, Anna Boccitto, Angela Imparato, Gaia Marzano, Paola Rescigno (3 A Scienze Umane), Ilaria Bisogno (4 A musicale).

A confermare come questi riconoscimenti non vengono dal caso, alcune eclatanti concomitanze. Alfonso Maria Di Somma, medaglia d’argento, e Franziska Dura, menzione speciale, sono anche i vincitori assoluti dei due premi più importanti assegnati agli studenti di Cava nella prima parte di questo tormentatissimo anno scolastico.

Di Somma, con un racconto bellissimo sulla conversione “etica” di un ragazzo immerso nella mala, confermando il trionfo dell’anno precedente, ha vinto “alla Ronaldo” il Concorso “Le parole sono ponti”, dedicato alla memoria dell’indimenticabile prof. Elisabetta Sabatino. Franziska ha fatto il pieno di scudetti al Premio Badia (miglior concorrente, migliore prova creativa, miglior tweet), classificandosi seconda nella prova di Critica. In più, nel 2019, Alfonso si era classificato sul podio del Concorso Nazionale “La Piazzetta”, a confronto con adulti di tutta Italia, mentre Franziska ha ottenuto una menzione speciale al Concorso Nazionale “Disarmiamo l’ignoranza”, anche questo aperto a tutte le età, giungendo a pari merito con un ultraottantenne narratore del Nord Italia.

Credo però che la conferma più grande venga dalla lettura diretta degli scritti di questi ragazzi.

Senza far torto a nessuno, a titolo di esempio prendiamo in considerazione solo la Lettera di Alfonso Maria di Somma, Tramontata è la Luna. Il suo titolo si proietta nella notte dei tempi, nei versi della poetessa Saffo, che, pur vissuta duemilacinquecento anni fa, rimane pur sempre “una di noi”. Da quei versi egli prende lo spunto per una “strigliata d’Amore e di Rabbia” dell’Astro d’Argento nei confronti di noi terrestri.

Lo sguardo della Luna, intenso come quando è piena e sembra che ci voglia entrare in casa, è rivolto sulla storia umana e sulla dimensione stessa dell’essere umano, che tante volte ha acceso la luce dell’amore ma troppe volte l’ha spenta ed ha mostrato la sua difficoltà ad “essere umano veramente”.

Il respiro dei secoli, parole “da teatro della vita” quelle della Luna: “Coi miei raggi illuminavo la polverosa piana di Troia, quando gli uomini erano dei e gli dei uomini, portando speranza alle fatiche di Eracle e a quelle di Schindler; c’ero ad illuminare le pennellate notturne di Van Gogh e ad ascoltare il canto del pastore errante dell’Asia, c’ero a dare il tempo ai battiti del cuore di tutti gli ascoltatori dei notturni di Chopin e Beethoven, ero io a brillare sull’infelice amore di Tosca e prima degli indovinelli di Turandot, fui io la lanterna a scaldare i cuori di Amore e Psiche, l’unica silente testimone dei baci rubati di Romeo e Giulietta, sono io a splendere ugualmente sui virtuosi e sui peccatori, sui miracoli di San Francesco e sulle avventure di don Giovanni. Purtroppo sono sempre io a vegliare ogni volta che l’uomo si è macchiato e ricade nella colpa di Caino, perché ogni volta che succede è la più oscura di tutte le notti, ma per ogni Abele io verso una mia piccola lacrima d’argento ed ogni notte ne inondo il cielo. È questo il modo per dire che l’Universo ha a cuore i suoi figli, sempre. Ho brillato nel fango, sul freddo e sulla paura dei soldati nelle trincee e sul tepore delle comode case, sui grossi ventri assopiti di chi da lì, da candidi letti di lana, comandava sui fronti.“

E poi, dopo altri tocchi illuminanti come questi, i tocchi e i rintocchi del dubbio e della saggezza.
“Vi conosco da sempre, eppure non smetterete mai di stupirmi, forse è per questo che è difficile amarvi ma impossibile odiarvi: come è possibile che la stessa specie abbia scritto “L’infinito” e sganciato la bomba atomica? La stessa mano che ha scritto la Bibbia ha lasciato la penna e ha premuto il grilletto…”

E il discorso alla fine da storico diventa incisivamente etico e profondamente umano, intriso di evangelico trasporto.

Mi verrebbe da ridere a veder sbuffare qualcuno di voi, “stremato” dal troppo stare in casa, se non fossi impegnata a piangere per tutti gli altri che non hanno un tetto sotto il quale consumare un pasto caldo e per quelli che non hanno un pasto, né caldo né freddo.

Nessuna felicità è possibile per l’umanità finché “il nostro vicino rimarrà a digiuno”.

La nostra Felicità, ci ammonisce la Luna, è nascosta dietro il sorriso di chi grazie a voi non ha più freddo, perché Felicità è una pietra che brilla di più, riflessa negli occhi del tuo prossimo, è quel riflesso il bagliore divino e dolce è la vita, che cantava Pindaro (e io c’ero quando lo cantava), è quel riflesso che illumina d’immenso, che fa gridare al Dottor Faust, rivolto all’attimo: “Sei così bello, fermati! Gli evi non potranno cancellare l’orma dei miei giorni terreni. Comprendendo una gioia tanto grande, io godo ora l’attimo supremo”.

Non manca alla fine la speranza d’Amore, scatenata dalle contraddizioni dell’emergenzavirus.

Affido ai primi raggi del sole queste mie parole: esse mi incalzano: fa’ che quest’alba che sta per sorgere sia l’inizio di un nuovo giorno, un giorno di risveglio, di rinascita, di cambiamento… e se mai al tramonto ti sentirai solo o triste o perso, alza gli occhi e mi troverai, amata e fedele compagna al tuo destino.

Da sempre e per sempre tua”…

Ed è solo una parte di questo viaggio affascinante ed emozionante, di questa Luna della coscienza. L’arco di storia e di umanità che in poche pagine le parole di Alfonso Di Somma sono riuscite a coprire è una lezione di cultura anche per il mondo degli adulti ed ha tutto il sapore del Grande monito che viene dalla Vita Vissuta di fronte alle luci purtroppo lontane della Vita possibile ed alle ombre purtroppo vicine della Vita Temuta così come è stata preparata dall’Uomo di oggi.

Terribili le parole della Luna: “Non avete ereditato questo mondo dai vostri antenati, ma l’avete rubato ai vostri figli: fossi in voi, inizierei a preoccuparmi delle condizioni in cui lo restituirete…

Vengono i brividi a pensare che tutto questa dimensione che taglia il Cuore e la Mente sia stata prodotta da un giovane di soli diciotto anni. E vengono i brividi anche quando da tali esempi si capisce quale giardino di fiori la scuola stessa sa produrre e potrebbe produrre, e quali sterpaglie invece troppe volte lascia che coprano il suo fertile terreno. A pensarci, se fossi la Luna, mi spegnerei e me andrei, per protesta.

Ma, pensando ai fiori che comunque nascono, non resta che dire “Chapeau!”, abbracciare tutti questi fiori e sperare che “i fiori coprano sempre di più le sterpaglie del giardino”…

Non solo a scuola, ma nel mondo intero …

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Maturità 2020: emozione ed incredulità al De Filippis Galdi

Donato agli studenti il testo sulla Costituzione del prof. Marco Galdi.


È una scuola fantascientifica, luogo perfetto di un romanzo distopico, quella che si è presentata agli studenti il primo giorno dell’esame di Stato 2020: silenzio, niente claque, percorsi tracciati, ingressi ed uscite separati, gel disinfettante dinnanzi ad ogni aula e volti nascosti da mascherine.

Così la “generazione coronavirus” affronta con incredulità, ma con compostezza e senso di responsabilità, questa prova, cesura tra l’adolescenza e il tempo maturo delle scelte future.

Sara Apicella e Antonella Castiglia, studentesse della 5 B dell’indirizzo di Scienze umane del Liceo “De Filippis Galdi” di Cava de’ Tirreni, presieduto dalla Dirigente scolastica Maria Alfano, rappresentando la maggior parte degli studenti della scuola, descrivono, così, questi attimi.

“Ho pensato che finalmente avrei rivisto il luogo che mi ha accolta per tanti anni e che ho lasciato, inconsapevole del periodo che sarebbe poi seguito – dichiara Antonella – ma vi sono tornata quasi come se non me ne fossi mai andata. Rivedere i miei professori dopo questi mesi, e finalmente senza alcuno schermo a dividerci, mi ha, però, rasserenata. Noi della maturità 2020 non sapremo mai come sarebbe stato l’esame consueto, ma sono dell’idea – continua la studentessa – che ogni prova l’abbiamo superata in questi mesi, mostrando costanza e voglia di apprendere, anche se non fisicamente in aula! Insomma – e conclude – come afferma Caballero “c’è una forza più potente del vapore e dell’energia elettrica: la forza di volontà”.

Emozionata anche Sara che vive questo momento come un ritorno alla realtà, dopo un periodo di irreale sospensione. “Maturanda ed in men che non si dica già “matura”. Tutto è asettico con questa pandemia. Ora mi sento stordita ma felice e forse già un po’ nostalgica. Amareggiata, tuttavia, per aver visto sfumare così inconsapevolmente quest’anno tanto importante della mia vita”.

“Esami straordinari dopo un periodo straordinario – commenta la presidente della seconda commissione, classi 5asu e 5bsu, della sede “De Filippis”, professoressa Matilde Odierna, docente di Letteratura italiana e Storia all’IIS “Enrico Fermi” di Sarno – perché i nostri adolescenti hanno dovuto vivere a lungo nel chiuso delle proprie case, strappati improvvisamente alla loro routine di giovani, ed hanno dovuto modificare radicalmente il metodo di studio. Lavorare esclusivamente attraverso un computer non è stato immediatamente agevole. Anche noi docenti – precisa la presidente – ci siamo trovati di fronte ad una vera rivoluzione del sistema insegnamento-apprendimento e la didattica a distanza è stata una novità per tutto il mondo scuola. I ragazzi del quinto anno, tuttavia, sono forse i più colpiti da questo repentino cambiamento perché l’esame di Stato è luogo dell’immaginario collettivo: si pensi al Mak P o alla “notte prima degli esami” venuti meno quest’anno. La scuola è, però, cultura, è speranza, ma è soprattutto resilienza, spazio dove si affrontano le difficoltà con la consapevolezza di poterle superare. La scuola vera che insegna ai giovani ad organizzare il proprio futuro è quella che continuerà ad esistere nella mente di tutti. E’ vero che hanno vissuto degli esami diversi ma è pur vero che le sensazioni e le emozioni sono sempre le stesse. Il contesto in cui mi trovo ad operare, il “De Filippis Galdi”, – conclude la professoressa Odierna – è bene organizzato e le allieve stanno dando prova di grande serietà”.

Al termine del colloquio, un dono speciale per gli studenti: “La Costituzione e le sfide del futuro”, antologia di commenti agli articoli della Costituzione scritti dalla comunità scientifica del Dipartimento di Scienze economiche e statistiche dell’Università degli Studi di Salerno, curata dal professore Marco Galdi, docente di Diritto pubblico presso l’Unisa, che ha incontrato, lo scorso 3 giugno, in videoconferenza, una nutrita rappresentanza di maturandi.

CAVA DE’ TIRRENI (SA). La scomparsa di Ugo Mughini, già Dirigente Agesci e Mani Amiche, scout della Vita e partigiano della solidarietà

Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce: così recita il vecchio, amaro e realistico adagio.

Vi si intonano pienamente la figura e la persona di Ugo Mughini, scomparso all’età non avanzatissima di settantacinque anni, presso l’Ospedale San Leonardo di Salerno, dopo una lacerante odissea post operatoria di circa due mesi, tristemente solitaria, come purtroppo in questi dolorosi tempi di pandemia succede anche a chi col Covid non ha niente a che fare.

Ugo non faceva rumore, ma costruiva “foreste” solide, ora seminando ora facendosene albero dalle radici “armate”. Le costruiva con la forza di una personalità granitica e con l’energia di un’identità etica a prova di piccone, plasmatasi alla luce dei valori più alti del Cristianesimo militante e cementata da un senso del dovere “kantiano”, il tutto iniettato dalla crescita in Seminario, dagli studi classici presso il Liceo “Marco Galdi” di Cava de’ Tirreni, da una formazione culturale rigorosa e di ampio respiro, che traspariva già dal suo linguaggio, colto, raffinato, a volte altisonante, ma sempre preciso ed efficace. E, nel suo retroterra, come dimenticare la vicinanza ad una generazione ruggente, paladina della Cultura e sognatrice di un Mondo Nuovo? Quella stessa generazione di cui suo fratello Achille, storico leader politico di sinistra, è stato protagonista e anche “giardiniere”, nel territorio e non solo …

Già in gioventù Ugo Mughini nella “sua” Cava de’ Tirreni cominciò a piantare “semi di foresta”, come militante, come dirigente, come “testimone”, nell’ambito dell’Azione Cattolica, dell’attività Diocesana e in particolare dell’Agesci dei boy scout e delle guide.

Proprio la divisa dei baldi giovani di Baden Powell ha tracciato per tutta la vita solchi profondi su di lui e gli ha permesso di tracciarne di altrettanto profondi.

Non a caso nel corso della cerimonia funebre don Francesco Della Monica ha delineato la sua figura umana e sociale proprio attraverso la Legge degli Scout. Come è noto, essa chiede di: porre l’onore nel meritare fiducia, rendersi utile agli altri, amare e rispettare la natura, comportarsi con cortesia verso il prossimo, comportarsi con amicizia e cortesia verso tutti e spirito di fratellanza verso i commilitoni, saper sorridere e cantare anche di fronte alle difficoltà, saper rispettare i ruoli gerarchici, essere laborioso, economi, puri di pensieri, parole e azioni.

Un ritratto del tutto congruente. Chi ha conosciuto Ugo ha visto in lui uno “scout della vita”, spinto dalla convinzione che i valori scout fossero quelli giusti nella vita.

Perciò è sempre stato scout, dalla prima giovinezza alla pensione, e oltre. Ma intanto aveva costruito un’altra foresta solida nel suo lavoro di ragionieristica precisione amministrativa, svolto prima come funzionario IRI. e poi in privato, fondando la Società Italgenio e offrendo prestazioni sempre affidabili relative alla gestione di condomini, contratti assicurativi, contabilità varie, e via dicendo.

Questo comunque era un lavoro tecnico individuale, ma Ugo Mughini non rinunciava, non ha mai rinunciato alla sua proiezione nel sociale. Ci piace ricordarlo, come un protagonista della meritoria azione quasi trantennale di Mani Amiche, vale a dire uno dei fiori più profumati del volontariato civile, impegnato nel supporto al trasporto dei malati e nel sostegno materiale verso cittadini in emergenza fisica. Ricordo con piacere la passione e la competenza con cui coordinò, in occasione del ventennale, il Concorso poetico, letterario e artistico legato alla figura dell’indimenticabile presidentissimo Antonio Lodato. Ricordo con emozione la gioia con cui donarono un’autoambulanza ad un paese gemellato africano, arricchita dalla soddisfazione di essersi procurati un’altra macchina supero moderna.

Ugo era così: quando prendeva un impegno, lo faceva “suo” e nello stesso tempo si scioglieva generosamente nel collettivo, con un profondo senso della comunità.

Nel definire la sua navigazione sociale, però, non bisogna mai prescindere dalla sicurezza, dal calore e dall’affidabilità che gli derivava dal porto di partenza, cioè dalla dimensione familiare, che era l’altare della sua anima, la sua “foresta” più cara. Una foresta carica di frutti, seminata e rafforzata insieme con la carissima moglie Marisa Avagliano (docente di lettere, anche lei portatrice sana e formatrice di spina dorsale …) , la densa e colorata “Luna curiosa” degli scout, conosciuta e amata già ai primi tempi da esploratori e poi diventata la sua carissima compagna della vita, sinergica alleata nella costruzione di una famiglia basata su valori e ruoli che vengono da lontano e nello stesso tempo capace di guardare e lanciare lontano. E ne sanno qualcosa i figli, Rolando, Manuel e la stessa Miriam … ne sanno qualcosa gli altri familiari … ne sapranno qualcosa anche i dolci e cinguettanti nipotini, oggi Passerotto, Usignolo e Chicco di caffè, ma domani aspiranti aquile, grazie anche ai lanci dei nonni seminatori.

La forza della famiglia rende ancora più lacerante e “senza parole” il dolore del lungo distacco “senza parole”. E sono proprio quelle non dette le parole che pesano di più, come ha affettuosamente osservato la figlia Miriam alla fine del rito funebre. Un vuoto paradossale in rapporto ad un uomo che “di parole ne aveva sempre avute tante” e di tutti i tipi …

Forse, sarà proprio questo silenzio forzato il terreno su cui fiorirà in futuro la presenza di Ugo. Forse, accadrà quanto evocato dalle emozionanti e liriche parole del poeta Rugolo:

L’amore, negato, offeso,
fuggì senza allontanarsi,
ritornò senza essere partito,
perché la memoria potesse ricordare
e le parole avessero un senso
e i gesti una vita
e i fiori un profumo
e la luna una magia. Così, mentre il tempo moriva,
restava l’amore…

Nulla potrà cancellare il dolore della mancanza, così lacerante e quasi repentina, ma il valore e i valori e l’eredità d’affetti che Ugo ha lasciato sono stati tanto forti che la sua presenza in vita non potrà mai trasformarsi in assenza dopo la vita.

Passi pure il tempo, poi il dolore di oggi sarà il segno della felicità di ieri … e il cuore ricomincerà a respirare … e comunque resterà l’Amore, a creare nuove foreste …

CAVA DE’ TIRRENI (SA). In attesa di tempi migliori, le poesie della “Giara” pubblicate sul sito del Comune e inserite in un Videolibro dalla Biblioteca Comunale

Se è vero, come è vero, che le biblioteche sono i granai dell’anima, come diceva Marguérite Yourcenar, la nostra Biblioteca Comunale di Cava de’ Tirreni, sempre viva nonostante i diffusi boccheggiamenti del Libro e della Cultura, si sta esercitando a creare un suggestivo e stimolante silo. Anzi, un sito. O meglio, un silo in un sito…

Oltre alla sua funzione quotidiana, purtroppo sospesa per l’emergenza corona virus ma pronta a “ri-scattare” ed a “riscattarsi” appena possibile, si è attrezzata per iniziative che tengano viva l’attenzione sulla produzione culturale in generale e su quella creativa legata al territorio. Tra queste, per mantenere vivo e pieno il “granaio”, la nostra Biblioteca, su idea di Annamaria Armenante e con supporto pieno dell’Amministrazione Comunale, due anni fa ha creato “La Giara – Raccolta e antologia di poeti metelliana”.

Una giara vera, di quelle che contenevano alimenti solidi e liquidi da conservare. Nella Giara metelliana, l’olio e il grano della mente, cioè le poesie.

Il contenitore è stato messo nella Sala del Consiglio di Palazzo di Città, predisposto per accogliere a bocca aperta i versi prodotti a Cava e dintorni. Ed è stato subito un bel successo. Circa centocinquanta le opere raccolte il primo anno da una gamma di autori di tutte le età e formazione sociale: settanta di queste sono poi state pubblicate in un gradevole opuscolo presentato a Palazzo di Città il 21 marzo 2019, per celebrare nel modo migliore la Giornata Mondiale della Poesia. E fu una manifestazione ricca di presenza, di emozioni, per un’iniziativa che, per dirla con il Sindaco Vincenzo Servalli, è un’ulteriore dimostrazione di come il Palazzo di Città possa e debba essere la Casa Comune, non solo per la burocrazia ma anche per cementare l’identità collettiva e stabilire un ponte tra le generazioni. Una Casa Comune che ha sempre bisogno di un’anima: e la nostra poetica e originale Giara è tutta energia sul vento di quest’anima.

Dovevano rinnovarsi la pubblicazione e la presentazione anche quest’anno, ma il virus ci ha messo lo zampone…

Ma… perché scoraggiarsi? La Biblioéquipe, composta operativamente da Mena Ugliano, Federica Clarizia e Gaetano Guida e con la collaborazione del sottoscritto scrivente, in attesa della primavera autunnale, quando si spera tornino a fiorire gli incontri pubblici, non solo non ha rinunciato alla pubblicazione, ma l’ha fatta doppia!

In un primo tempo, l’opuscolo in attesa di stampa è stato pubblicato sul sito comunale https://www.sfogliami.it/fl/194516/gns4rk6qucj1yy2q2d863v74s62vbpbz, invitando alla lettura con un sensuale “Sfogliami…”, poi sul sito Face Book della Biblioteca Comunale si è aperta la gestione di un Bibliovideo, con la possibilità, per i poeti inseriti nell’opuscolo ed anche per qualche gradito “ospite”, di inserire un filmato con la propria poesia inclusa nel libro e la lettura personale, oppure con il supporto di un occasionale “prestafaccia e prestavoce”. Gli inserimenti sono graduali, ma intanto la Videogiara comincia felicemente a riempirsi. Per ora, vi troviamo i versi di Lucia Antico, Lucia Criscuolo, Guglielmo Cirillo, Teresa D’Amico, Antonio Di Riso, Paolo Gravagnuolo, Mariano Mastuccino, Silvana Salsano, Stefania Siani, Pina Sozio,… ma tanti altri sono in arrivo e saranno inseriti nelle prossime settimane.

È una piccola, ma significativa parte dell’intera pubblicazione, forte anche questa di circa settanta poesie in lingua italiana e napoletana. È l’apertura di una finestra ribollente di colorate emozioni sull’anima metelliana.

È una proposta innovativa, che fa circolare cultura e comunicazione letteraria e umana, getta semi di condivisione e nello stesso tempo tiene caldo il fuoco sotto la cenere, per evitare che il distacco sociale si traduca in un distacco del sempre illuminante filo della luce poetica.

E l’insieme, per dirla con il Vicesindaco Armando Lamberti, è anche un ulteriore passo in avanti nella crescita collettiva e nel rafforzamento della nostra identità, un’iniezione di forza interiore, perché la poesia ci rende più comunicativi, più forti… e più sorridenti. Perciò con questa iniziativa ci auguriamo di non dimenticare il sorriso, anche di fronte alle tante avversità che stanno incombendo sul nostro mondo. E possa essere, questo sorriso della poesia, un piccolo, ma intenso raggio di sole per noi tutti”…

Per tali motivi, quando, nella già auspicata primavera autunnale, presenteremo anche il cartaceo, il nuovo opuscolo non sarà un “neonato” appena privato del cordone ombelicale, ma un bel “ragazzone” con un cordone ombelicale lungo cinque mesi ed ancora fremente di fermenti vitali.

E sarà il giorno del bilancio, ma anche del rilancio verso l’edizione 2021, che ci auguriamo di cuore che si possa svolgere regolarmente il 21 marzo e dintorni, quindi in una primavera non più autunnale, ma finalmente primaverile…

Oltre ad aver citato i promotori, ci sembra giusto anche dare almeno un nome agli “attori” dell’iniziativa, cioè ai poeti che hanno offerto il loro contributo. Eccoli, divisi nelle tre sezioni di ripartizione del libretto.

In lingua italiana: Maria Alfonsina Accarino, Giovanna Alfano, Giovanna Alfano Silvestri, Marisa Annunziata, Lucia Antico, Annamaria Apicella, Annamaria Armenante, Francesco Coppola, Lucia Criscuolo, Teresa D’Amico, Antonio Di Marino, Franziska Dura, Vincenzo Ferrara, Mariano Mastuccino, Antonietta Memoli, Matteo Monetta, Antonio Monte, Manuela Montefusco, Biagio Napolano, Anna Nunziante, Emanuele Occhipinti, Oriana Palumbo, Angela Pappalardo, Luisa Pianese, Rita Pepe, Anna Pisapia, Prisco Pepe, Rosanna Rotolo, Mariarosaria Salsano, Silvana Salsano, Annamaria Santoriello, Mario Senatore, Stefania Siani, L.V., Cesareo Vitale.

In lingua napoletana: Alfonso Apicella, Alessandro Bruno, Guglielmo Cirillo, Lucia De Santis, Pinuccio Pisapia, Ciro Longobardi, Maria Pia Lorenzo, Carla Pappalardo, Michele Porfido, Pasquale Senatore, Francesco Senatore, Franco Bruno Vitolo.

Sezione giovanissimi: Nicola Di Falco, A. Celano, Roberto Cosimato, G.Lamberti, F. Sorrentino, Ciro Sarno, Giuditta Lamberti, Benedetta Bisogno, Paqualina Fariello, Martina Apostolico, Ilaria Basile, Giulia Califano, Martina Mammato.

CAVA DE’ TIRRENI (SA). La scomparsa di Aldo Masullo, un grande della Cultura nazionale, carissimo concittadino onorario dei cavesi

Tra le tante care persone che in questo sconvolgente tempo del coronavirus ci hanno lasciato ed alle quali non abbiamo potuto dare il giusto saluto, si è aggiunto nei giorni scorsi uno degli intellettuali più importanti della cultura italiana della seconda metà del Novecento, cioè il filosofo napoletano Aldo Masullo.

La sua scomparsa, avvenuta alla veneranda età di novantasette anni, riguarda direttamente noi cavesi, perché, non dimentichiamolo, sei anni fa abbiamo avuto l’onore di proclamarlo nostro concittadino onorario. E ne avevamo ben donde, perché Masullo tante volte negli ultimi anni è stato a Cava, ad illuminarci con la luce del suo pensiero, sempre lucidissimo, e col calore della sua amicizia.

A fare da gancio, il nostro Paolo Gravagnuolo, una delle luci più vivide della nostra Città, che da quando ha fondato il Centro Studi “G.Filangieri”, feconda fucina di pensiero e ricerca, ha stabilito con Masullo un ponte di comunicazione costante e ne ha fatto una delle sue stelle polari. Ma il rapporto veniva da lontano, da un’amicizia di famiglia radicata negli anni. E allora, in ringraziamento a Paolo per avercelo “donato” ed in omaggio a Masullo per essersi “donato” a noi, ci sembra cosa buona e giusta riportare qui un estratto delle dichiarazioni di Gravagnuolo, fatte a cuore caldo nelle ore immediatamente successive alla notizia della sua scomparsa e in parte già pubblicate sulla stampa locale.

Ecco il testo della dedica redatta di suo pugno da Aldo Masullo sul Libro d’oro del Centro Studi “Gaetano Filangieri” di Cava de’ Tirreni:

La cultura è la condizione di ogni speranza di rinascita. L’incontro con gli amici del Centro Studi “Filangieri” è un momento promettente di questa riapertura alla speranza. Sicuro della sua creazione, lascio il mio fervido augurio, Aldo Masullo.”

Era la prima di numerose volte in cui ci saremmo incontrati a Cava, anche se l’avevo conosciuto negli anni indimenticabili trascorsi a Napoli: oltre alle conferenze ascoltate spesso in prima fila in vari contesti di cultura, avevo trascorso un paio di mattinate nel soggiorno della sua luminosa casa in viale Michelangelo al Vomero.

Avevamo quasi l’identica distanza di età che mi separava da mio padre Alfredo, suo amico ed estimatore da lui a sua volta stimato. Anche con mio padre il rapporto era giocato sul duplice piano del Maestro-allievo, insieme a quello dell’amico.

Per la formazione di mio fratello Luigi, laureatosi in
Filosofia, era stato un punto di riferimento ineludibile.

Ha raggiunto la luce un grande uomo a poche ore dal 25 Aprile, che lui interpretava come una Festa non divisiva.

Forse avrà sorriso di questa coincidenza e avrebbe detto: “Non temete, non avevo intenzione di assumere su di me tutte le luci dei riflettori. Pensate piuttosto a resistere per dare di nuovo spazio alla fiducia nella vita e nei contatti umani”.

Arrivederci, mio carissimo amico.

Carissimo amico, certo, ma anche grande figura di riferimento dell’intera cultura nazionale. Oltre a numerosi scritti filosofici, oltre all’attività fecondissima come Direttore del Dipartimento di Studi Filosifici dell’Università di Napoli, è stato verso la fine del secolo scorso più volte senatore della repubblica e anche parlamentare europeo. E aggiungiamoci i suoi innumerevoli interventi su questioni filosofiche, etiche e di stretta attualità sia sui giornali e sulle riviste che in televisione e in pubbliche conferenze…

Insomma, un grande della Cultura e della comunicazione, che noi abbiamo avuto la fortuna di “goderci da vicino” in quegli anni di ponte fecondo con il Centro Filangieri.

Ogni volta che avevamo piacere di ascoltarlo, rimanevamo sempre tutti incantati ed ammirati dalla lineare chiarezza con cui egli infiorava concetti ed idee ad alto tasso di profondità, dalla passione con la quale difendeva e propugnava i più alti valori collegati alla dignità, alla fratellanza, alla democrazia ed all’intelligenza umana. Nonostante l’età particolarmente avanzata, parlava in piedi, dritto come il suo intelletto, a volte anche per quasi un’ora e senza mai perdere né far perdere il filo del discorso. Come dimenticare, ad esempio, quando venne al Social Tennis Club, sempre invitato dal Centro “Filangieri”, a parlare di Giordano Bruno, maestro di anarchia, in rapporto al suo ultimo libro, incentrato su quel filosofo nolano che era una delle stelle polari del suo pensiero ed uno dei simboli più alti della dignità umana violata? Come dimenticare la “bellezza” del ragionamento di attualizzazione che egli ci fece in quell’occasione?

Per capire Bruno, ci disse, dobbiamo capire il suo tempo così come egli lo pensa e lo descrive, ma dobbiamo renderci conto che comunque nell’incontrare i pensieri del tempo di Bruno noi ragioniamo secondo i pensieri del nostro tempo e quindi l’esercizio di comprensione deve risultare coscientemente dal confronto tra i suoi pensieri del suo tempo e i nostri pensieri del nostro tempo. La chiave di volta che ci prospettò fu il concetto di crisi radicale: quella del tempo di Bruno, in cui stava nascendo la modernità, e quella del nostro tempo, in cui la modernità sta estinguendo la sua spinta in avanti. Nei momenti di crisi il pensare autonomamente, non conformisticamente e neppure in modo politicamente corretto, anche a forte rischio personale, è una chiave culturale vitale. Bruno lo ha fatto, noi stiamo nelle condizioni di farlo, perciò Bruno è compagno di tutti noi. Ma lo è anche nella sua esaltazione della dignità del singolo attraverso l’intelletto, di cui ognuno di noi è portatore sano. Per questo siamo tutti potenzialmente liberi, ma la nostra libertà non avrebbe senso se non nella Comunicazione e nelle irrinunciabili Relazioni sociale, in cui è necessario che continuiamo ad essere liberi, pur all’interno dei ponti che ci legano a tutti gli altri. Valga al riguardo la regola delle Tre C: Convitto, Communione, Concordia.

Chiare, in questi concetti, le profetiche anticipazioni delle dottrine illuministiche, coinvolgente soprattutto il legame, nel nostro pensiero del nostro tempo, con la necessità dei diritti umani…

Bellissimo! E, di fronte a lui mentre parlava, noi, a bocca e a mente aperta…

Ha parlato fino alla fine, il nostro Masullo. Ha parlato anche di questi svanganti tempi del coronavirus, in un’intervista telematica del 26 marzo scorso su “Napoli notte”, in cui, oltre ad esprimere il disorientamento di tutti ed a denunciare i tentennamenti di chi ci guida, preannunciò il dramma economico sociale che oggi stiamo cominciando a vivere in tutta la sua sconvolgente pericolosità: La preoccupazione è forte…. Le tempeste economiche possono essere più distruttive della guerra stessa, rendere feroci le vite dei popoli… Il contagio irrompe su una situazione già critica. Gli ultimi anni hanno segnato una rottura, sono venuti meno vecchi capisaldi sociali, anche rapporti politici. Soprattutto l’Occidente è da tempo in una crisi dove alla rottura dei vecchi modi di essere non corrisponde neanche un controllo del nuovo: fra il “come eravamo” e il “come saremo” è una navigazione a vista. Dobbiamo pensare a come riprenderci, ma una prefigurazione attendibile non si può fare. Ecco perché si parla di “cigno nero” o tempesta perfetta. Il virus rischia di trasformare le rotture col passato in una unica grande mazzata per l’umanità.”…

Erano già una mazzata quelle parole, che ci facevano ancora più male perché si aggiungevano alle ferite taglienti di ogni giorno inferte dal virus. Sono ancor più una mazzata oggi. E sta a noi ammortizzare le mazzate ricevute e renderle meno dolorose.

A contribuire in tal senso, non più la parola diretta, ma certamente il pensiero e i valori del nostro grande filosofo.

Caro Aldo, cercheremo di essere degni delle tue parole. Grazie di tutto… e che ti sia lieve la terra …