cultura & sociale

 

Cava de’ Tirreni (SA). Al via il Concorso “Una Torre per la Pace”. Dai banchi di scuola alla “Capsula del Tempo”: i sogni dei giovani sigillati fino al 2050.

L’Ente Sbandieratori Cavensi annuncia ufficialmente l’apertura della fase culminante del Concorso scolastico “Una Torre per la Pace“, cuore pulsante della XXXV edizione del Festival delle Torri.

La manifestazione, co-organizzata con il Comune di Cava de’ Tirreni e inserita ufficialmente nello Statuto Comunale, è frutto del lavoro instancabile del Comitato Permanente Organizzazione Festival delle Torri, guidato dalla Presidente Emanuela Argentino.
A tal proposito, il Comitato intende rivolgere un sentito ringraziamento al Presidente dell’Ente Sbandieratori Cavensi, Domenico Burza, e a tutto il Consiglio Direttivo, per la costante fiducia riposta nel Comitato organizzatore e per il sostegno incondizionato verso questa storica manifestazione. Un ringraziamento
speciale va, inoltre, a tutte le Dirigenti Scolastiche degli istituti coinvolti, la cui collaborazione è stata fondamentale per tradurre in realtà un progetto di tale portata educativa.

 

Cultura, Storia ed Eternità: l’Agenda 2030 a scuola.

Il concorso, che aderisce con orgoglio al Festival della Sostenibilità ASviS in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030, ha invitato gli studenti a riflettere sul tema proposto dall’Ente: “Culture: Storia & Eternità“. Hanno partecipato con entusiasmo gli Istituti Comprensivi: Balzico-Giovanni XXIII, Santa
Lucia, Carducci Trezza, San Nicola, Don Bosco e la Scuola Paritaria Opera Pia Di Mauro. Gli alunni si sono misurati in cinque categorie: Elaborato grafico, Manufatto, Scrittura creativa, Canzone e Murales.

La novità: La Capsula del Tempo.

Le opere vincitrici diventeranno parte della “Capsula del Tempo“, che sarà sigillata e interrata il 2 agosto 2026 presso il “Parco Urbano “David Sassoli“, alle fondamenta della Torre della Pace. L’evento vedrà la partecipazione dei gruppi folkloristici internazionali provenienti da USA, Slovenia, Turchia e Georgia.

Il programma: Mostra e Premiazione

Sabato 9 maggio, ore 11:00: Inaugurazione della mostra al Complesso San Giovanni con l’esibizione della Scuola di Bandiera “Luigi Santoriello”. Saranno presenti i dirigenti dell’Ente, i componenti del Comitato e la giuria composta da: Lorena Iuliano (Assessore all’Istruzione), Antonio De Martino (giornalista), Angelo Tortorella (fotografo), Daniela Carratù (artista e grafica) e Mirella Argentino (artista).
Votazioni Online: Dal 9 maggio sarà possibile votare per assegnare il Premio Web dalla pagina FB Festival delle Torri.
Venerdì 15 maggio, ore 10:30: Cerimonia di premiazione presso l’Aula Consiliare del Palazzo di Città. Il “Biglietto per il Futuro“.
Ai vincitori verranno consegnati buoni spesa presso la Cartoleria Europa, gadget dell’Ente e della Centrale del Latte di Salerno, oltre al “Biglietto per il Futuro“. Questo speciale documento con QR Code indicherà la posizione della Capsula e il countdown verso la riapertura, fissata per il 21 settembre2050.
La custodia documentale sarà affidata all’Archivio Storico Comunale.

Pinocchio rivive tra materia e colore: la nuova edizione illustrata da Fernando Mangone per la collana “Gli immortali”

Nel bicentenario di Carlo Collodi, il capolavoro della letteratura italiana si trasforma in opera visiva contemporanea Fernando Mangone: “Il mio Pinocchio è una riflessione visiva sulla disobbedienza, sull’errore e sulla possibilità di redenzione. È energia in movimento, inquieta e ribelle”.


È la forza visionaria e senza tempo della grande letteratura italiana a trasformarsi in linguaggio artistico contemporaneo nella nuova edizione de Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi, pubblicata da EDUP – Edizioni dell’Università Popolare, all’interno della collana “Gli Immortali”, con le illustrazioni del Maestro Fernando Mangone. Un progetto editoriale che si colloca nel solco della rilettura dei grandi classici, ma che supera la dimensione tradizionale dell’edizione illustrata per approdare a un’opera d’arte autonoma, in cui testo e immagine non si limitano a convivere, ma si intrecciano in un dialogo profondo, paritario e continuo. La letteratura diventa materia visiva, la pittura diventa narrazione, e il racconto collodiano si apre a nuove possibilità interpretative. Nelle tavole di Fernando Mangone, Pinocchio si distacca definitivamente dall’iconografia rassicurante e familiare tramandata nel tempo, per assumere una nuova dimensione simbolica e universale. Non più soltanto personaggio della fiaba, ma figura archetipica dell’essere umano contemporaneo: fragile, instabile, spesso contraddittorio, ma costantemente in cammino verso una forma di consapevolezza. Il linguaggio pittorico dell’artista si caratterizza per una forte intensità materica ed emotiva, in cui il colore non è mai neutro, ma diventa energia, tensione interiore, vibrazione emotiva. Le superfici pittoriche si stratificano, si aprono, si consumano, restituendo allo spettatore un senso di movimento continuo. Le scene tratte dal racconto collodiano vengono così reinterpretate non come semplici illustrazioni narrative, ma come veri e propri spazi interiori: luoghi simbolici in cui si svolge il processo di formazione, errore, trasformazione e crescita dell’individuo.

Il saggista e psicologo Prof. Francesco Florenzano evidenzia la portata innovativa e concettuale dell’intervento artistico: «L’operazione di Mangone su Pinocchio rappresenta un passaggio ulteriore rispetto all’illustrazione tradizionale. L’artista non accompagna il testo, ma lo attraversa, lo scardina e lo ricompone attraverso la pittura. Il risultato è un’opera autonoma che restituisce al classico una dimensione profondamente contemporanea, trasformandolo in esperienza visiva, emotiva e riflessiva allo stesso tempo».

Pinocchio è una favola potente, che attraversa tutte le età, metafora della condizione umana e del percorso di crescita. La pittura di Fernando Mangone evoca il senso dell’inafferrabile, in bilico tra mondo fantastico e la realtà adulta che intrappola con le sue regole. La pennellata forte di Mangone diventa veicolo per tradurre il passaggio dall’istinto puro alla ragione, del male che trionfa sul bene. È un corpo in trasformazione, energia inquieta e ribelle. Pinocchio, però, è anche amore e abnegazione paterna.

Il burattino, il pezzo di legno inanimato, diventa per Mangone una superficie libera ed incontaminata per sperimentare e aprire, all’interno del dilemma perenne tra libertà e responsabilità.

«Pinocchio è uno degli archetipi più potenti della cultura occidentale perché non si conclude mai», afferma il Maestro Fernando Mangone, raccontando la visione creativa che accompagna l’opera. «È il simbolo del nostro continuo trasformarci, del nostro errore necessario, della nostra ricerca identitaria. In questa serie ho cercato di restituire non solo la storia, ma la sua energia interna, il suo movimento invisibile. Ogni tavola è una soglia, un passaggio, una domanda aperta sull’essere umano. I colori che dominano le varie tavole sono una proiezione emotiva: è un riflettere su se stessi, sulla propria umanità, sulla verità dell’esistenza, così come fa Pinocchio quando vede la sua immagine riflessa allo specchio. Infine – prosegue il pittore – simboleggia la forza della creazione propria della genesi, del dar forma e vita alla materia attraverso l’arte: un semplice pezzo di legno diventa tela e iconografia allo stesso tempo, assumendo connotazioni sempre attuale. Ancora oggi ci induce a soffermarci e a porci domande, a guardarci inesorabilmente dentro, sempre compressi tra istinto primordiale, sogni e responsabilità. È l’errore necessario che può aprire, però, nuove direzioni e nuove prospettive sul mondo. Il mio Pinocchio è una riflessione visiva sulla disobbedienza, sull’errore e sulla possibilità di redenzione».

«La forza di questo progetto risiede nella capacità di trasformare un classico della letteratura in un linguaggio visivo contemporaneo e universale, capace di parlare a pubblici diversi e generazioni differenti – dichiara la Presidente della Fondazione Arte Mangone ETS Anna Coralluzzo – Mangone riesce a tradurre la parola scritta in pittura viva, restituendo visibilità a ciò che appartiene all’immaginario collettivo e alla memoria culturale. È un’operazione che conferma pienamente la missione della Fondazione: promuovere l’arte come strumento di conoscenza, crescita e trasformazione, capace di generare nuove letture del presente attraverso il passato».

La collana “Gli Immortali”, promossa da EDUP – Edizioni dell’Università Popolare, nasce con l’obiettivo di rileggere i grandi classici della letteratura mondiale attraverso lo sguardo di artisti contemporanei, creando un territorio di incontro tra discipline, linguaggi e sensibilità differenti. Ogni volume diventa così non soltanto una pubblicazione editoriale, ma un progetto culturale complesso, in cui il testo originale viene affiancato da una nuova interpretazione visiva che ne amplia il significato e ne rinnova la forza comunicativa.

VIII concorso internazionale città di Baronissi 2026 tra i Paesi partecipanti anche Cina, Giappone, Russia e Svizzera.

Sala San Francesco del Convento della SS. Trinità e Sala Astrolabio del Museo FRaC, BARONISSI 4-9 maggio 2026


Sarà ancora una volta la musica a trasformare Baronissi in un polo culturale di respiro internazionale. Dal 4 al 9 maggio 2026 torna l’atteso Concorso Internazionale di Esecuzione Musicale “Città di Baronissi”, giunto alla sua ottava edizione, con numeri in costante crescita e una partecipazione che supera i 600 musicisti provenienti da tutto il mondo. Le prestigiose sedi della Sala San Francesco del Convento della SS. Trinità e della Sala Astrolabio del Museo FRaC ospiteranno giovani interpreti e professionisti provenienti da Cina, Giappone, Russia, Svizzera, oltre che da tutte le regioni italiane. Un vero mosaico di culture musicali che per una settimana animerà la città con esibizioni, prove e momenti di confronto artistico.

Organizzato dall’Associazione AFI Falaut ETS con il patrocinio del Comune di Baronissi, il concorso rappresenta oggi una delle realtà più dinamiche nel panorama delle competizioni musicali italiane, anche grazie al sostegno dell’amministrazione comunale che consente l’assegnazione di numerose borse di studio.

La direzione artistica, affidata alla professoressa Anna Malesci, ha costruito nel tempo un format capace di coinvolgere musicisti di ogni età e livello, articolato in diverse sezioni: scuole medie a indirizzo musicale, licei musicali, musica da camera, canto lirico e strumenti solisti. Un’impostazione che permette di intercettare tanto i giovanissimi quanto i musicisti già avviati alla carriera, offrendo al pubblico una panoramica ampia e qualificata delle migliori scuole di formazione musicale.

«Il concorso è diventato una tappa di riferimento per il settore – sottolinea la direttrice artistica Anna Malesci – Baronissi si conferma un luogo d’incontro tra grandi interpreti, giovani talenti e nuove generazioni. La presenza di centinaia di partecipanti, insieme a familiari e docenti, genera ogni anno un importante movimento culturale e turistico per il territorio».

A ribadire il valore strategico dell’iniziativa è anche la sindaca Anna Petta, alla quale l’anno scorso venne consegnato il “Premio Internazionale delle Arti 2025”: «L’arte e la cultura rivestono un ruolo strategico per il nostro territorio e di formazione per i nostri giovani. Ancora una volta il Museo FRaC di Baronissi diventa uno spazio di avanguardia, di contaminazione di linguaggi artistici e di scambi culturali. Come amministrazione stiamo investendo molto sull’internazionalizzazione e poter ospitare oltre 600 artisti provenienti da tutto il mondo per noi rappresenta un’occasione preziosa di arricchimento e confronto. La cultura unisce ed è centrale nella nostra visione di governo: significa creare aggregazione, inclusione, bellezza. Il talento, inoltre, va sostenuto, curato, incoraggiato, per questo sosteniamo le borse di studio per la promozione della musica. Saranno sei giorni di grandi esibizioni che regaleranno emozioni fortissime».

Il concerto-evento: pianoforte a quattro mani al Museo FRaC

Tra gli appuntamenti più attesi dell’edizione 2026 spicca il concerto per pianoforte a quattro mani dei maestri Maria Sbeglia e Umberto Zamuner, docenti del Conservatorio di Napoli. L’esibizione è in programma l’8 maggio alle ore 19 nella Sala Astrolabio del Museo FRaC e offrirà al pubblico un raffinato programma d’autore, pensato per valorizzare il repertorio pianistico a quattro mani in tutte le sue sfumature espressive. Sei giorni di musica, centinaia di giovani artisti, un’intera città coinvolta: il Concorso Internazionale “Città di Baronissi” si conferma così non solo una competizione, ma un vero e proprio laboratorio culturale, capace di coniugare formazione, spettacolo e valorizzazione del territorio.

Associazione Flautisti Italiani Via Giacomo Puccini 2 • 84081 Baronissi (SA) Italia – afi@falaut.it – Tel&Fax 089/9845119

Cava de’ Tirreni (SA). “Comunità disgregate, speranze sospese”: la Caritas diocesana presenta il Report delle Povertà 2024

Uno strumento di lettura del territorio per orientare responsabilmente azione pastorale e sociale.


Si è svolta, lunedì 27 aprile 2026, presso il Palazzo Arcivescovile di Cava de’ Tirreni, la presentazione del Report sulle Povertà promosso dalla Caritas diocesana di Amalfi-Cava de’ Tirreni, dal titolo “Comunità disgregate, speranze sospese”. Un appuntamento che ha assunto il valore di un esercizio collettivo di discernimento, più che una semplice restituzione di dati.

L’ incontro è stato moderato dalla giornalista Angela Senatore che ha introdotto i relatori mantenendo viva nella platea la giusta attenzione al tema trattato. Il primo a prendere la parola è stato don Francesco Della Monica, direttore della Caritas diocesana, che ha richiamato con chiarezza il ruolo dell’advocacy come dimensione imprescindibile dell’agire Caritas: non solo risposta ai bisogni, ma capacità di incidere nei processi sociali attraverso la costruzione di alleanze educative e istituzionali. La lettura dei dati – ha sottolineato – non restituisce soltanto una “mancanza”, ma evidenzia soprattutto una “rottura”: relazionale, lavorativa, abitativa, sanitaria, umana. È in questa frattura che si radicano molte delle nuove forme di vulnerabilità.

A seguire, don Carmine Schiavone, Delegato regionale delle Caritas campane e direttore della Caritas di Aversa, ha offerto uno sguardo più ampio sul contesto regionale, evidenziando come le 23 Caritas diocesane della regione siano quotidianamente impegnate in una pluralità di interventi che spaziano dall’ascolto all’accompagnamento, fino alla promozione umana. Un lavoro capillare che, pur nelle differenze territoriali, restituisce una traiettoria comune: l’aumento delle fragilità complesse e multidimensionali.

Nel cuore della presentazione, la dott.ssa Marta Raimondi, referente del Centro di Ascolto diocesano, e la dott.ssa Rossella Vuoso, curatrice del volume, hanno illustrato i dati e le analisi contenute nel report. Oggetto dell’analisi è quindi il territorio diocesano terra di incomparabili bellezze che generano turismo e benessere con molte presenze durante l’anno; grandi numeri che alle volte si traducono in disagi per residenti o lavoratori a causa dei servizi “in affanno”, traffico e aumento dei costi. Questa è una delle cause dello spopolamento di varie aree non solo interne ma anche più centrali dove si registra un calo della popolazione, sempre più marcato negli ultimi anni, e un aumento del fenomeno delle case vacanze, B&B. Particolarmente rilevante è la crescita delle situazioni di solitudine sociale, che coinvolgono non solo anziani ma anche giovani adulti e nuclei familiari fragili. Emergono inoltre segnali preoccupanti legati alla povertà educativa, con minori che vivono contesti deprivati di opportunità formative e relazionali, e una crescente incidenza di disagio psicologico, spesso sommerso e non intercettato dai servizi tradizionali. Accanto all’ incremento significativo delle richieste di aiuto legate alla povertà economica e lavorativa (cresce il numero di persone occupate ma incapaci di sostenere i costi della vita quotidiana) entra con forza nelle statistiche il bisogno di accedere alle cure sanitarie. Una multidimensionalità della povertà che comprende anche quella abitativa, con difficoltà diffuse nel pagamento di affitti e utenze, e una progressiva precarizzazione delle condizioni familiari. I dati raccontano di 376 accolti (in netta prevalenza donne) e quasi 800 beneficiari totali che rappresentano non solo chi quotidianamente accede ai servizi ma l’intero nucleo familiare che trae vantaggio dall’aiuto offerto. Nell’anno analizzato i numeri di chi si è rivolto alla Caritas per la prima volta sono in diminuzione rispetto alle annualità precedenti mentre sono in notevole aumento coloro che vengono assistiti da più di cinque anni o chi viene supportato con più di 5 aiuti nel corso dell’anno. Nel 2024 la Cittadella della Carità ha registrato 2629 accessi e raggiunto quota 2658 aiuti molti dei quali a beneficio degli utenti dell’Emporio solidale Paolo VI, seguiti dagli accessi al Centro di Ascolto e al dispensario farmaci e ambulatorio solidale. Prezioso e capillare anche il lavoro svolto dalle parrocchie del territorio che offrono una prima carezza a chi attraversa un momento di bisogno; grazie al lavoro di rete l’azione della Caritas fa si che nessuno resti solo.

Il report non si limita a descrivere queste dinamiche, ma prova a interpretarle. “Comunità disgregate, speranze sospese” è infatti un testo che intreccia dati quantitativi e narrazioni qualitative: volti, storie, percorsi interrotti e tentativi di ripartenza. In questa prospettiva, la povertà non è ridotta a una categoria statistica, ma riconosciuta come esperienza complessa che interpella l’intera comunità diocesana spesso letta solo come luogo di bellezza per la zona costiera, e commerciale per la zona di metelliana.

A concludere l’incontro è stato l’arcivescovo, S.E. mons. Orazio Soricelli, che ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto, sottolineandone il valore pastorale e civile. Nel suo intervento ha richiamato con forza il senso profondo dell’impegno della Chiesa: i poveri non sono semplicemente destinatari di interventi, ma “carne viva di Cristo”, presenza che interpella e orienta le scelte ecclesiali. Da qui l’urgenza di generare progettazioni nuove, capaci non solo di rispondere ai bisogni immediati, ma di restituire dignità e bellezza alle persone e ai contesti segnati dalla fragilità. La nostra Caritas sta lavorando in questo verso e mi piacerebbe che sempre più volontari possano dare il proprio contributo. Interessante sarebbe anche il coinvolgimento della comunità diaconale.

L’obiettivo del volume è duplice: da un lato, offrire uno strumento di conoscenza rigoroso e aggiornato; dall’altro, orientare le scelte pastorali e sociali verso modelli di intervento più integrati e generativi. La sfida che emerge è quella di passare da una logica assistenziale purtroppo ancora sostenuta da qualcuno a una logica di corresponsabilità, in cui la comunità diventa soggetto attivo di inclusione anche mediante i nuovi servizi offerti dalla Cittadella della Carità S. Teresa di Calcutta.

La presentazione del report si configura così come un passaggio importante per rileggere il territorio alla luce delle trasformazioni in atto e per rilanciare un impegno condiviso. Non si tratta soltanto di rispondere ai bisogni, ma di ricostruire legami, riattivare fiducia, generare possibilità e orientare la progettazione della chiesa e delle realtà civili.

In un tempo segnato da frammentazioni evidenti, la Caritas diocesana rinnova il proprio invito a guardare le povertà non come fenomeni marginali, ma come luoghi in cui si misura la qualità delle relazioni e la tenuta delle comunità. Un invito rivolto alle istituzioni, al terzo settore e all’intera società civile, affinché la lettura dei dati diventi responsabilità concreta e azione condivisa.

Per donazioni:
 
– CCP N°. 19060847 intestato a Caritas Diocesana.
– IBAN Banca: IT 33C0538776173000000015710
 IBAN Bancoposta: IT 85F0760115200000019060847
– PayPal: paypal.me/caritasamalficava

Amalfi (SA). Dalla Spagna ad Amalfi: il press tour nell’Antica Repubblica Marinara con i giornalisti delle maggiori testate internazionali

Un viaggio immersivo nei luoghi più suggestivi e inediti di Amalfi. Un’esperienza sensoriale che abbraccia patrimonio storico, cultura, enogastronomia, outdoor e benessere per scoprire il volto più nascosto della Costa d’Amalfi, alle origini delle sue tradizioni millenarie.

Una bellezza che travolge, accolta con entusiasmo dai giornalisti delle più importanti testate internazionali, accompagnate nel tour che dall’Antico Arsenale della Repubblica si è snodato nei luoghi simbolo della città, che preservano la sua grande identità.

Autenticità, benessere, sostenibilità le parole chiave dell’escursione che ha coinvolto i reporter dei più famosi gruppi editoriali spagnoli, tra cui El Mundo, Grupo Hotusa, Mujer Hoy, Artículo 14, Viajes National Geographic, El Español – MAGAS, GQ.

Una connessione diretta tra Spagna e Amalfi, per permettere alla stampa specializzata un’avventura unica, che si caratterizza per la componente multisensoriale, alle radici della storia della regina intrepida dei mari, l’Antica Repubblica Marinara, le cui tracce rivivono nel Museo della Bussola e del Ducato Marinaro, che conserva reperti archeologici rinvenuti nello specchio di mare che bagna la città, codici e pergamene, monete antiche, strumenti nautici, che documentano la storia millenaria della città e restituiscono al mondo moderno e alla civiltà europea una traccia importante di quella che fu la civitas erede della tradizione di Roma, che rivive nel maestoso plastico che ricostruisce la urbis del XIII secolo.

Amalfi attraverso la sua DMO consolida, così, la sua presenza in ambito internazionale, per valorizzare e promuovere la destinazione turistica e la Rete di destinazione Amalfi Experience, che coinvolge operatori tra strutture alberghiere, extra alberghiere, ristoranti e fornitori di esperienze e servizi.  Il tour diventa occasione per fare networking, per presentare l’offerta turistica ad un vasto pubblico nazionale ed internazionale ed accrescere la reputazione internazionale, con esperienze sempre più differenziate, segmentate e autentiche.

Sulle tracce del Grand Tour, in un percorso che si snoda tra vicoli e angoli ricchi di poesia, fino a spingersi verso il Museo della Carta, dove i giornalisti spagnoli hanno potuto vivere la realizzazione della preziosa carta Bambagina realizzata a mano con processi millenari. Alla vista e al tatto si sostituiscono i profumi dei limoneti di Amalfi, riconosciuti dalla FAO come Patrimonio Globale per l’Agricoltura, per poi lasciarsi invadere dalla bellezza senza tempo dell’Amalfi Monumental Garden, che racconta di tradizioni familiari e del legame forte con la terra e l’agricoltura eroica di contadini custodi.

Infine, le eccellenze enogastronomiche, alla ricerca della tradizione vera, tramandata, genuina, dove ancora la lavorazione è artigianale: Antichi Sapori d’Amalfi, Agricola Fore Porta, Pasticceria Pansa, luoghi dove ogni gesto racconta una storia. Un tour per lasciarsi ispirare e sentire sulla propria pelle emozioni che resteranno indelebili.