cultura & sociale

 

CAVA DE’ TIRRENI (SA). La scomparsa di Salvatore Fasano, l’angelo dei caduti cavesi

Ha catalogato, ritrovato, fatto rimpatriare centinaia di soldati morti in guerra.


Mi piace immaginare che al suo arrivo lassù in cielo con commozione e gratitudine lo accolgano i volti, le mani, i cuori dei tanti soldati che egli ha restituito alle famiglie e alla terra che li ha visti nascere.”

Così, con affettuosa emozione, don Rosario Sessa ha aperto la sua omelia durante la messa funebre per Salvatore Fasano, che ci ha lasciati martedì 22 settembre dopo novantasette anni di vita intensa e feconda.

Sulla scia ideale tracciata da Mamma Lucia, a modo suo anche lui è stato un angelo dei caduti, poiché ha ricercato informazioni e/o ritrovato e/o fatto rimpatriare le salme di centinaia di soldati cavesi caduti in Italia e all’estero durante le terribili guerre mondiali del secolo scorso . Non ha percorso i campi e le valli con la zappa come Mamma Lucia, non ha estratto materialmente dalla terra i corpi dei poveri ragazzi tarpati dalla guerra, non li ha puliti e accarezzati né gli ha potuto sussurrare “Bell’ ‘i papà”, ma la sua è stata ugualmente un’opera meritoria di alta, altissima Carità, che gli è valsa a suo tempo il prestigioso titolo di Commendatore e Grand’Ufficiale, riconosciutogli motu proprio dal Presidente della Repubblica.

A questo lavoro di ricerca e di recupero ha dedicato decine di anni, impegnando tempo, passione, emozione ed anche tanto denaro, scartabellando tra le carte con certosina pazienza e massima attenzione e mettendosi in contatto con enti, città, governi, eserciti. Ha pure lui scavato tanto, senza pala ma negli archivi di mezzo mondo, ha tampinato impiegati, funzionari, ufficiali, ha teso una mano di consolazione sul dolore di famiglie private dei loro cari, ha aperto finestre nel cuore della Città.

E i risultati sono ancora sotto i nostri occhi: la fondazione del Sacrario Militare, con i resti dei soldati caduti e di quelli recuperati, quattro edizioni dell’Albo d’oro dei caduti cavesi, ogni volta più ricche ed anche graficamente più eleganti, un volume dedicato alle epigrafi ed ai monumenti legati agli eventi bellici e sparsi lungo il territorio metelliano, un ricco e documentato volume sulle strade di Cava, di cui circa cento, per effetto dell’opera di Fasano come presidente della Commissione Toponomastica, sono proprio soldati caduti in guerra, forse un record nazionale. Collaterali a questi prodotti, tante cerimonie solenni con la presenza delle più alte autorità civili, religiose e militari, ogni volta che un caduto ritornava a casa. E tanti occhi lucidi, dei familiari, dei partecipanti e soprattutto di don Salvatore stesso.

Ma l’energia e la passione “a pile ricaricabili” egli non le ha spese solo per volare come angelo sui caduti.

Gli sono servite da ragazzo per affrontare le difficoltà della vita quotidiana di una famiglia carica di amore ma anche di persone (quattordici i figli…) e di tempi difficili per povertà e tensioni belliche. Gli hanno dato la possibilità di cercare spazi, tempi e risorse per poter studiare e coltivare i suoi sogni di volo sociale e umano. Lo hanno sostenuto per esercitare al meglio e con dedizione piena la “missione” di maestro. Gli hanno dato benzina per accendere il fuoco dell’amore e corteggiare fin “da sotto il balcone” la sua Delia e poi per creare con lei una solidissima coppia e far maturare,“come cemento amato”, una famiglia ampia e unita. Gli hanno aperto la strada per vivere da protagonista e da cittadino la vita politica: dal 1964 al 1985, a vario titolo, come consigliere, assessore e una volta anche come Sindaco facente funzioni, è stato attivo nella vita amministrativa, diventando compagno e amico tra i più fidati e affidabili di Eugenio Abbro. Si è dato tanto da fare in quel periodo, soprattutto nella zona familiare oltre Passiano, tanto che da qualcuno fu definito affettuosamente Sindaco del Contrapone. E poi per anni ha diretto e gestito la Commissione Toponomastica, battezzando decine e decine di strade della Città e alla fine, come già detto, insieme col figlio Daniele, con il sottoscritto scrivente Franco Bruno Vitolo, con Lara Adinolfi e Beatrice Sparano, ha prodotto il bel volume strenna “Le strade di Cava”.

Insomma, ha lasciato un segno profondo nella vita della Città e con lui se ne è andata via una pagina grande della nostra storia.

Ma anche una pagina grande nella storia della sua famiglia. È stato padre amato e stimato da figli Daniele, Lucio e Livia, dolcemente e potentemente messi in rampa di lancio da lui e da mamma Delia Cristini; è stato sicuro punto di riferimento patriarcale, nonno affettuoso di nipoti “gabbiani”. E i suoi li ha non solo allevati, ma anche “nutriti”. Infatti amava molto cucinare, operazione che abitualmente ha fatto fino a un anno fa con la fidatissima assistente Maria, alzandosi prima dell’alba. Ed era lui che in occasione dei pranzi patriarcali nelle Feste comandate preparava con le sue mani e con caloroso entusiasmo il “Grande Secondo”, che quasi sempre era il capretto con le patate, suo fiore all’occhiello, cotto nella spaziosissima teglia che ancora oggi odora di lui.

Alla sua famiglia estesa, ai Fasano, negli ultimi anni ha lasciato un retaggio straordinario. Dieci faldoni di documenti, fotografie, manoscritti, testimonianze che ricostruiscono la storia di tutta la stirpe. Un’opera “monumentale”, di cui era profondamente orgoglioso ed a cui ha dedicato pensiero e ritocchi fino a poche settimane prima della sua scomparsa. Un’opera che va oltre la storia familiare, ma tocca momenti di vita cittadina, tanto è vero che quando l’ha finita ha anche meritato articoli di giornale e televisivi, rimanendo così fino all’ultimo sotto la luce dei riflettori.

La luce poi lentamente si è spenta, accompagnandolo nel Grande Viaggio verso l’oltre, in un finale in cui lui, immagine vivente della vitalità, ha visto dolorosamente le sue pile “scaricarsi”. Ma questo purtroppo fa parte del gioco della Vita. Ed è importante che in questo “gioco” egli abbia consegnato ai suoi cari un così forte retaggio d’affetto.

Ma ora è importante anche che la Città si faccia carico dell’eredità che lui ha lasciato, tributandogli i segni della su riconoscenza . Qualcosa si può fare anche subito: ad esempio, dedicando a lui il Sacrario Militare, che è proprio una sua creatura e quasi una sua compagna. E, trascorso il tempo debito, assecondare il suo desiderio di sempre: una strada nel “suo” Contrapone. Una decisione del genere lo renderebbe veramente felice, sia perché in quella zona egli ha lasciato tracce concrete in strade e infrastrutture, sia perché completerebbe quel suo sogno di rimanere vivo oltre la vita, come foscolianamente può desiderare chi lascia eredità d’affetti e compie egregie cose che l’animo accendono.

Che quel suo sogno possa diventare realtà sarebbe cosa buona e giusta. Salvatore Fasano ha vissuto in piedi, ora merita un posto in poltrona nel Paradiso della memoria …

CAVA DE’ TIRRENI (SA). A chiusura del Macfest, in esposizione la creatività targata lockdown

Un’idea brillante, tempestiva, incisiva, quella di portare in pubblico alcuni dei mille e mille tesorini di creatività generati dalla clausura forzata del lockdown. Ne è pieno il web, ma non ne sono ancora piene “le piazze”. Benissimo hanno fatto, allora, i sempre attivi ragazzi del Macass, a fare appello sui social e a raccogliere disegni, dipinti, installazioni, poesie, fotografie, filmati. Con il patrocinio del Comune, dal 10 al 16 settembre nel Complesso Monumentale di Santa Maria del Rifugio a Cava de’ Tirreni ne hanno poi esposto una selezione, nella mostra Esposizioni, riflessioni. L’evento è stato organizzato a conclusione del MacFest 2020, che dal 9 agosto ad oggi ha visto una Masterclass musicale, un Laboratorio Emozionale, un Laboratorio di Urbanistica, un’esposizione a Maiori, un meeting di creativi della Regione Campania per la II edizione di un video contest. Il tutto sempre all’insegna dello slogan “Confrontare realtà, creare connessioni”.

Con la mostra Esposizioni riflessioni è stata offerta ai cittadini la stimolante possibilità di vedere, e condividere (data la comunanza della non richiesta “prigionia”, spunti di artisti emergenti o semplici lampi di comunicazione emozionale di cittadini dolenti e sognanti.

Non tutte le opere, a dire la verità, sono figlie dirette del lockdown, ma sono emerse dal cassetto in occasione del lockdown, e questo le rende subito integrate e integrabili al resto.

Il lavoro più in tema è il grande tabellone preparato da Luca Pastore con una ventina di immagini intervallate da fogli con poesie: si va da fotografie delle strade deserte ad immagini fantasiose dell’organizzazione “in cella”, da poesie cariche di amara consapevolezza dei danni materiali e morali della pandemia alla luce speranzosa dell’arcobaleno dipinto su stoffa dalla deliziosa minibabyartista Arianna Pellegrino. E così via, in un crescendo di emozione e di condivisione.
Proseguendo nella visita, si apprezza anche nel resto delle opere tanta varietà, di tecniche e di tematiche.

Ci emozioniamo artisticamente davanti ad una grafica dal sapore magrittiana, con una maniglia conficcata nell’azzurro senza la porta, che tanto non si aprirebbe, ma si apre il sogno rappresentato dai tuffi, nell’acqua, nel cielo e nelle porte senza maniglia, di figure ora volanti ora addirittura in trampolino dalla maniglia stessa: una piccola sinfonia in immagini.

Ci immergiamo nelle mura claustrofobiche in un breve ma incisivo “covideo”, dove si susseguono immagini animate simbolicamente intrecciate tra mancanze d’aria e di spazio e frammenti di mondo ri-conquistato, con il sottofondo di un’efficace disarmonia musicale, che ben si sposa col buio che avvolge la camera.

In sintonia, con questo, altri due “covideo” in un’altra stanza, dove emerge, simbolicamente, da una parte la ripetuta costrizione del dettaglio, dall’altra il cavalcare libero di cavalli bianchi: segni di opposte sensazioni, di quel conflitto tr ideale e reale che ci ha divorato nei lunghi giorni dell’ iorestoacasa.

E poi, via a passi lenti tra i quadri dell’esposizione. Mani che si stringono con febbrile tensione… grandi immagini a spruzzo interconnesse tra linee trasversali… una piccola figura umana in ceramica, accucciata in cerca del coraggio di rialzarsi… vele appoggiate su rami inariditi che si spalancano sulla speranza sognante delle acque azzurre… concrezioni materiche in cerca d’autore… foto di anziane perplesse con mascherine d’occasione… un bianco vestito macchiato all’altezza del cuore da una stella-corona rosso sangue… cieli che fanno capolino dal grigio di metalliche impalcature… giovani innamorati che nel vuoto della città abbracciano il partner come sognati fantasmi… mani che si uniscono sopra un freddo turbinio di vetro e di volti… volti che si contemplano in un’unione paradossale a punta di lingua… connessioni interattive fatte con fili colorati a scelta degli spettatori… un dominante, giusto e sacrosanto Vaffa-Fuck al dirompente e rompente corona… E potremmo continuare a lungo…

Nella passeggiata tra le opere ci si sofferma, si riflette, si apprezza il tentativo di un’arte giovane, libera e diffusa, senza schemi né accademia, ci si emoziona davanti alla commedia umana spalancata davanti ai nostri occhi a specchio della nostra stessa esperienza.

Alla fine si rimane col rimpianto dei soli cinque giorni di esposizione e anche della mancanza di un “cataloghetto” che l’iniziativa avrebbe certamente meritato, e che si può fare in futuro. In fondo, le opere sono segno di non aver voluto gettare nella spazzatura il tempo a disposizione. Perché far svanire dalla memoria una proposta che è il segno di una rinnovata comunicazione rilanciata proprio nelle fermate imposte dalla pandemia?

Insomma, complimenti vivissimi, ragazzi! Ma intanto perché non pensarci su?

E mentre voi ci pensate, noi inauguriamo il “catalogo a futura memoria” fissando qui i vostri nomi, cominciando della Macass team, guidato con passione dal Presidente Francesco Maria Oreste, proseguendo con i creativi in esposizione… e chiudendo con uno speranzoso “Arrivederci alla prossima!”

MACASS TEAM: Davide Battaglia, Ida Bisogno, Marco Calabrese, Amerigo Carleo, Simone Cuccaro, Cristiano Dello Iacono, Gabriella De Rosa, Pierluigi Di Florio, Camilla Di Pasquale, Alessandro Fariello, Fabrizio Fiorillo, Mariano Mastuccino, Guido Monaco, Francesco Oreste, Melania Oreste, Dario Paradiso, Francesco Maria Parente, Valerio Pelling, Roberto Pisapia, Federica Ruggiero, Sara Santoriello, Luigi Sinacori, Amedeo Trezza, Luca Trotta.

ARTISTI in Esposizione: Dalila Amendola, Andrea Apicella, Tecla Apicella, Pasquale Armenante, Sophie Attanasio, Alessandro Battipaglia, Samantha Bisogno, Marco Canonico, Chiara Capuano, Giuseppe De Martino, Camilla Di Pasquale, Maria Nadia Faiella, Alessandro Fariello, Andrea Freedom, Rosa Furiosa, Clara Iuliano, Christian Lamberti, Serena Milite, Giulia Neri, Simone Pagano, Giovanni Palumbo, Luca Pastore, Marta Cecilia, Quintana Martina Santoriello, Nicole Santoro, Domenico Sorrentino, Marialinda Toriello, Alberto Trezza.

Cava de’ Tirreni (I), Brema (D). È sempre verde il messaggio d’amore di Mamma Lucia, la Madre dei Caduti.

Il prestigioso giornale tedesco “Die Welt” le ha dedicato un’intera pagina.


Sono passati settant’anni, ma è più vivo che mai il grande segno d’Amore, di Pace e di cristiana Maternità Universale lanciato dalla nostra Mamma Lucia, al secolo Lucia Pisapia, la popolana di Cava de’ Tirreni che dopo la Seconda Guerra Mondiale recuperò sui luoghi dello Sbarco i corpi di centinaia di caduti tedeschi (nemici, ma “figli di mamma”) e li fece pervenire alle famiglie. Fu un fecondo segno di Pietà, un gesto forte di rottura in tempi di odio e di rancori, che le valse qualche anno dopo anche un’onorificenza da parte del Presidente della Repubblica Tedesca Theodor Heuss e che, con una certa forzatura rispetto alle intenzioni preminentemente umanitarie ed “evangeliche”di Mamma Lucia, da alcuni fu considerato in Germania un segno del “perdono” da parte degli Italiani per le nefandezze subite nei terribili anni del conflitto.

Tutto questo è stato ricordato poche settimane fa, con un articolo illustrato e a tutta pagina, dal prestigioso periodico tedesco Die Welt, firmato dal prestigioso prof. Dieter Richter, già docente universitario ed esperto di storia e di lingua italiana. Nel titolo e nel sottotitolo vengono ricordati, oltre all’origine cavese (una cittadina nei pressi di Napoli…), il contatto che lei ebbe in sogno con le anime dei soldati defunti (Le anime… la chiamarono), l’azione di scavo e recupero da lei svolta, la sua frase sui figli di mamma (li considerava tutti figli suoi). Quindi, è ancora e sempre per i tedeschi il tempo della gratitudine. Tra le foto, proprio l’incontro, emozionantissimo, col Presidente Heuss.

Nel corso dell’articolo, dopo aver rievocato la storia e l’incidenza dello Sbarco degli Alleati, avvenuto a Salerno nel settembre 1943, proprio di fronte alle colline della Valle di Cava, il prof. Richter, per rimarcare l’incidenza morale della sua lezione di Pace e solidarietà, cita l’istituzione nel 2008 del Premio Mamma Lucia alle Donne Coraggio, che ha visto tra le premiate anche figure di rilievo internazionale, testimoni attive di Pace e Solidarietà e, nell’ambito della Sezione dedicata a Carmela Matonti, compagna di Mamma Lucia delle prime escursioni di scavo, operatrici di Pace nel mondo dei media.

Solo per fare un esempio, nella prima edizione il riconoscimento fu dato, insieme, a una israeliana e ad una palestinese-libanese, che nei loro territori al confine erano impegnate a tutto campo per la creazione di una cultura di Pace. L’articolo cita al riguardo l’ultima edizione, in cui Donne Coraggio sono state proclamate le Madri della Terra dei Fuochi, impegnate contro la criminale contaminazione del terreno con rifiuti tossici, e una nigeriana salvata dalla schiavitù per l’opera “angelica” della casertana “Casa Rut” fondata da Suor Rita Giaretta. Nella sua ampia disamina, il prof. Richter apre un varco perfino sulla “nobile provocazione” del Sindaco di allora Marco Galdi, che, in tempi di rifiuto generalizzato della salma del criminale nazista Priebke, uno dei boia delle Fosse Ardeatine, propose di mettere a disposizione la nostra Città, proprio perché è “La città di Mamma Lucia”. Insomma Mamma Lucia è proprio entrata in pieno a Cava nel Volkgeist, nello spirito del suo popolo.

Il prof. Richter è stato recentemente a Cava (è amico da anni della nostra Città…) ed ha avuto, nel bel giardino dell’Hotel Victoria, un incontro affettuoso, profondo e stimolante con alcuni esponenti del Comitato Figli di Mamma Lucia (Lucia Avigliano, Annamaria Apicella e il sottoscritto scrivente- vedi foto), che, con il sostegno esterno dell’Amministrazione guidata dal Sindaco Vincenzo Servalli, si occupa del nascente museo dedicato alla carissima figura della Madre dei caduti. Un’operazione, questa, a suo tempo lanciata proprio dal già citato Sindaco Marco Galdi.

Dopo aver conversato e “scavato” sulla storia dello Sbarco e con tutta la calda umanità della sua lucida sapienza, Richter ha promesso che seguirà gli sviluppi dei lavori con la più grande attenzione e proseguirà nella sua opera di divulgazione e di ponte tra i due popoli.

Ci speriamo e ci contiamo. Il ricordo di Mamma Lucia è una luce da tenere sempre accesa, per vedere meglio il Cammino dell’Amore…

VIETRI SUL MARE (SA). Ultimo appuntamento di “Vietri in Scena” giovedì 30 luglio con il duo Minimo Ensemble alla Villa comunale

Ultimo appuntamento giovedì 30 luglio alle ore 21:00 nella Villa comunale di Vietri sul Mare, con “Vietri in scena”, la quinta edizione della kermesse di spettacoli che si tiene ogni anno nel primo comune della Costiera amalfitana.

A chiudere la manifestazione, diretta artisticamente dal maestro Luigi Avallone, che l’ha voluta dedicare alla memoria del grande compositore recentemente scomparso Ennio Morricone, sarà il duo Minimo Ensemble composto da Daniela Del Monaco – canto e Antonio Grande – chitarra, che si esibirà con un intenso recital che attinge al repertorio delle antiche canzoni classiche napoletane.

Ricordiamo che i sei spettacoli della rassegna, fortemente voluta dal sindaco di Vietri sul Mare, Giovanni De Simone e dall’assessore al Turismo e spettacolo Antonello Capozzolo, sono stati organizzati in compartecipazione con il Conservatorio di musica di Salerno “Giuseppe Martucci”, una collaborazione che prosegue – con successo – ormai da quarant’anni.

Anche quest’ultimo evento è stato organizzato, come i precedenti, nel pieno rispetto delle misure anti covid-19 prescritte, per cui i posti disponibili per consentire le distanze di sicurezza sono 130; non sarà possibile effettuare prenotazioni: si consiglia di arrivare alla Villa comunale 15 minuti prima dell’orario del concerto.

Ingresso gratuito.

“Le vite di Villa Galise” il 30 luglio alla Basilica dell’Olmo

Il volume presenta un dipinto inedito di Matteo Apicella … e tante aperture nel verde.


In un suggestivo connubio tra Arte, Storia e Società, giovedì 30 luglio 2020 a Cava de’ Tirreni saranno al centro dell’attenzione un dipinto inedito del prestigioso pittore metelliano Matteo Apicella, l’evocazione della storica dimora di Villa Galise, la proposta di nuovi itinerari turistico-culturali.

Alle ore 18,30, tra le suggestioni del chiostro cinquecentesco della Basilica di Maria Santissima dell’Olmo, sita al termine di Corso Umberto I di Cava de’ Tirreni, su iniziativa del Comune di Cava e con il patrocinio dell’Associazione Giornalisti di Cava de’ Tirreni e Costa d’Amalfi “Lucio Barone”, sarà presentato il volume “Le Vite di Villa Galise – Atti e risultanze del Convegno del 17 maggio 2018”, curato da Giuseppe Apicella (figlio del pittore), Lucia Avigliano (studiosa della storia di Cava), Eugenio Canora (consigliere comunale e ideatore dell’iniziativa), Stefano Esposito e Anna Ferrara (scopritori del quadro e rispettivamente esperto d’arte e nipote della donna rappresentata nel dipinto), Gaetano Guida (autore dell’impaginazione e della grafica), Franco Bruno Vitolo, operatore culturale e editor del volume.

Interverranno, oltre agli autori, il Sindaco di Cava de’ Tirreni Vincenzo Servalli, il Vicesindaco e Assessore alla Cultura Armando Lamberti, il Rettore della Basilica di Maria SS. dell’Olmo Padre Adriano Castagna, il Presidente dell’Associazione Giornalisti “Lucio Barone” Emiliano Amato. La manifestazione sarà condotta da Franco Bruno Vitolo.

Oggetto del Convegno e del libro è la scoperta di un quadro inedito del Maestro Matteo Apicella, rappresentante una giovane che ricama. L’opera fu realizzata all’interno della storica Villa Galise in frazione Rotolo di Cava de’ Tirreni negli anni quaranta del secolo scorso e la ricamatrice si rivelò essere Ersilia Manzo, la figlia del fattore operante nella Villa. Al momento della scoperta, avvenuta a casa di sua nipote Anna Ferrara e grazie al riconoscimento operato dal prof. Stefano Esposito, Ersilia Manzo, oramai novantenne, era ancora in vita, per cui poté testimoniare e confermare di persona la genesi del quadro e partecipare al convegno, tenutosi il 17 maggio nella Sala di Rappresentanza del Comune di Cava. Purtroppo, l’anno dopo è scomparsa e all’incontro di giovedì 30 luglio sarà presente solo nei cuori e nel ricordo…

L’iniziativa sarà anche l’occasione sia per rievocare la figura artistica di Matteo Apicella, non solo poetico cantore delle suggestioni della Valle Metelliana e del Borgo, ma anche pittore il cui prestigio ha anche valicato i confini nazionale, sia per proporre una serie di itinerari apicelliani, alla scoperta e riscoperta dei luoghi e degli angoli rappresentati dal nostro “signore dei pennelli”.

Insomma, un ponte tra passato, presente e futuro, un’occasione da non perdere per aggiungere un prezioso tassello all’identità della Vallata Metelliana… e ottenere in omaggio quel colorato gioiellino della memoria che è il volume “Le vite di Villa Galise”…