cultura & sociale

 

Cava de’ Tirreni (SA). I versi della Giara: on line i libri e i video della terza Edizione

Rimandata al DopoCovid la pubblicazione cartacea.


Meno male che la Poesia c’è ancora, nonostante questi nostri tempi così terribilmente spoetizzanti. E meno male che c’è la Biblioteca Comunale, qui a Cava. Non per ospitare cittadini (da quasi un anno è pura utopia…), ma almeno per organizzare iniziative di apertura come anticorpi alla chiusura. Palliativi, piccoli raggi di sole nell’acqua gelida, ma proprio per questo è ancora più bello sapere che ci sono.

Uno di questi raggi, tra quelli con maggiore riserva di calore, è la Giara – Raccolta e antologia di poeti metelliani (e non solo), giunta ormai alla sua terza edizione.
Per rinfrescare la memoria, ricordiamo che tre anni fa la nostra Biblioteca, su idea di
Annamaria Armenante e con il supporto pieno dell’Amministrazione Comunale, collocò nella Sala del Consiglio Comunale del Palazzo di Città una giara vera, predisposta per accogliere ad imboccatura aperta i versi prodotti a Cava e dintorni. Un oggetto fortemente simbolico, in piena linea con la splendida metafora di Marguérite Yourcenar, che ne “Le memorie di Adriano” definì le Biblioteche “i granai dell’anima”.

E fu subito un bel successo. Oltre cento le opere raccolte il primo anno da oltre cinquanta autori di tutte le età e formazione, quasi tutti cavesi o di città limitrofe.

Settanta di queste, max un’opera per poeta, furono poi pubblicate in un gradevole opuscolo presentato a Palazzo di Città il 21 marzo 2019, per celebrare nel modo migliore la Giornata Mondiale della Poesia. E fu una manifestazione ricca di presenza, di emozioni, per un’iniziativa che, come disse il Sindaco Vincenzo Servalli e come abbiamo già a suo tempo ricordato, è un’ulteriore dimostrazione di come il Palazzo di Città possa e debba essere la Casa Comune, non solo per la burocrazia ma anche per cementare l’identità collettiva e stabilire un ponte tra le generazioni. Una Casa Comune che ha sempre bisogno di un’anima: e la nostra poetica e originale Giara è tutta energia sul vento di quest’anima.

La pubblicazione e la presentazione dovevano fare il bis anche nel 2020, ma il virus ci ha messo lo zampone… Il 21 marzo scorso cadde nei primi giorni del superlockdown di primavera e della svangante processione di camion mortuari di Bergamo. Come potevamo noi cantare?, direbbe il buon Quasimodo. Le cetre dei poeti, almeno nella dimensione pubblica, furono appese all’arco delle attese.

E la presentazione in Comune non ci fu.

Ma intanto le poesie erano state consegnate e qualcosa bisognava pur fare

La Biblioéquipe, composta operativamente da Mena Ugliano, Federica Clarizia e Gaetano Guida e con la collaborazione del sottoscritto scrivente, non solo non ha rinunciato alla pubblicazione, ma l’ha fatta tripla: prima un’edizione sfogliabile on line sul sito Facebook della Biblioteca Comunale; poi un Bibliovideo, con recitazione delle proprie poesie da parte degli autori e di qualche “ospite d’onore”; infine, ad inizio 2021, la distribuzione dell’edizione cartacea.

E la Giara fu. Anzi, continuò ad essere.

Contestualmente all’uscita del cartaceo 2020, è stata lanciata la Giara 2021. A tambur battente sono state raccolte le poesie di oltre cinquanta autori ed a tamburo altrettanto battente la nuova edizione sfogliabile on line, sul sito I versi della giara 2021, è stata pubblicata proprio il 20-21 marzo, in concomitanza assoluta con la Giornata Mondiale della Poesia. Contemporanemente, è stato aperto lo spazio della VideoGiara, dove i poeti stanno cominciando a far affluire le interpretazioni delle loro opere.

Pertanto, il materiale per il cartaceo è già pronto e il lirico libretto uscirà appena possibile, quando saranno proclamati l’avvenuta Fine della Nottata Covid e l’inizio dell’era DC (Dopoguerra Covid). Se sarà possibile stabilire un canale dinamico con le scuole, saranno anche inserite le poesie degli studenti, per quest’anno sganciate da quelle degli adulti per comprensibili motivi di dislocazione pandemica.

E la Giara c’è… e ci sarà ancora.

Per rispetto dei singoli e dello spirito di totale e democratica accoglienza delle opere presentate non staremo qui a commentare le singole poesie presenti nella Giara 2021, ma ci sembra cosa buonissima e giustissima evidenziare due particolari molto significativi.

Innanzitutto, l’elastico dell’età dei partecipanti: andiamo dai (quasi) novant’anni agli undici anni! È proprio vero che la poesia non ha età!

E poi, per la prima volta la Giara si è extraregionalizzata. Anche se si tratta di persone in qualche modo collegate alla nostra città o al territorio, sono arrivate poesie dalla Lombardia (la prof. Luisa Mazzanti e, alla memoria, il “professore delle poesie” Natalino Sala), dal Piemonte (Marianna Siani, quindici anni), dal Veneto (la prof. Anna Volpe), dal Lazio (il poeta scultore Fiorello Doglia), dagli Abruzzi (Paolo Degli Esposti, cantautore e scrittore), dalla Calabria (Domenico Staltari, Presidente dell’Associazione Nazionale Poeti e Scrittori Dialettali). Insomma, tanti colori diversi… non quelli dei contagi, ma quelli dei contagiati dalla voglia di “cantare” le vibrazioni della vita.

Anticorpi, anticorpi dell’anima per abbracci futuri.

E in quegli abbracci ci sarà anche un po’ di Giara… E così sia…

Oltre ad aver citato i promotori, ci sembra giusto anche elencare tutti gli “attori” dell’iniziativa, cioè i poeti che hanno offerto il loro contributo:

In lingua italiana: Maria Alfonsina Accarino, Giovanna Alfano, Marisa Annunziata, Lucia Antico, Annamaria Apicella, Annamaria Armenante, Morena Avella, Bivio, Lucia Criscuolo, Teresa D’Amico, Antonio Di Riso, Alfonso Maria Di Somma, Fiorello Doglia, Pasqualina Fariello, Chiara Ferrara, Rosalba Fieramosca, Serena Luciano, Mariano Mastuccino, Luisa Mazzanti, Antonietta Memoli, Laura Mirra, Matteo Monetta, Antonio Monte, Biagio Napolano, Emanuele Occhipinti, Elena Ostrica, Oriana Palumbo, Anna Pisapia, Prisco Pepe, Vittorio Pesca, Pinuccio Galdo Porpora, Giovanna Rispoli, Luigia Rotolo, Rosanna Rotolo, Teresa Rotolo, Natalino Sala, Marianna Santoro, Marianna Siani, Mariarosaria Salsano, Silvana Salsano, Annamaria Santoriello, Stefania Siani, Antonino Tamigi, Elvira Venosi, Cesareo Vitale.

In lingua napoletana: Maria Alfonsina Accarino, Alfonso Apicella, Alessandro Bruno, Guglielmo Cirillo, Giuseppe Capone, Mirella Costabile, Carmen Cuomo, Paolo Degli Esposti, Ciro Longobardi, Mario Mastrangelo, Michele Porfido, Mariarosaria Salsano Marianna Santoro, Francesco Senatore, Pina Sozio, Anna Volpe, Franco Bruno Vitolo.

In lingua della Locride: Domenico Staltari.

OTTAVIANO (NA). “IN VIAGGIO AL VESUVIO”. Docufilm con la regia di Enzo Franco

Domenica 7 marzo 2021, alle ore 16:30, in streaming sui canali social dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, sarà presentato “In viaggio al Vesuvio”, il docufilm a cura del regista Enzo Franco prodotto dall’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, Istituito con Decreto del Presidente della Repubblica del 5 giugno 1995, RISERVA MONDIALE DELLA BIOSFERA UNESCO.

La realizzazione del documentario rientra tra le attività di promozione programmate dall’Ente Parco al fine di diffondere, anche attraverso strumenti multimediali, ad un pubblico quanto più vasto possibile, informazioni sul patrimonio naturalistico, geologico, archeologico e enogastronomico racchiuso nell’area protetta.

Nonostante la grave emergenza causata dalla pandemia, nel corso del 2020, si è riusciti a completare la realizzazione del docufilm, con la regia di Enzo Franco, regista documentarista che vanta un’ampia esperienza nel settore, avendo realizzato numerosi film e reportage, su tematiche ambientali e sulla valorizzazione culturale e la promozione sociale dei territori.

Il documentario è definibile come docufilm poiché il racconto si snoda sulle esperienze e gli incontri con esperti del territorio, vissuti da una protagonista nel corso del suo viaggio al Vesuvio, ha una durata 61 minuti ed è realizzato secondo i più alti standard audiovisivi.

Sono contento – dichiara il Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, Agostino Casillo – che dopo molti mesi di lavoro sia stato ultimato questo importante progetto di promozione. Sono tanti i documentari che negli anni sono stati realizzati sul nostro territorio, ma quasi tutti si focalizzavano maggiormente sull’aspetto geologico ed archeologico; con questo lavoro, invece, abbiamo voluto raccontare il Parco sotto le sue molteplici sfaccettature. Il risultato – conclude il Presidente Casillo – è davvero emozionante e per questo colgo l’occasione di ringraziare tutti coloro che con il loro lavoro hanno contribuito a realizzare questo bellissimo prodotto”.

Abbiamo cercato – commenta il Direttore dell’Ente parco, Stefano Donati –, di tessere un racconto, con leggerezza e semplicità, a contatto non solo con i luoghi del parco, ma anche con le persone, gli esperti e gli addetti ai lavori, per cercare di mostrare un luogo magico, stratificato, ricco di fascino e significati, secondo prospettive diverse e intrecciate, con la natura come filo conduttore”.

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Un ricordo buono e giusto: ad un anno dalla scomparsa, istituito un Premio di Laurea in memoria di Patrizia Reso

Per iniziativa della Famiglia Senatore-Reso e con il patrocinio del Comune di Cava de’ Tirreni, dell’Associazione Giornalisti di Cava de’ Tirreni e Costa d’Amalfi “L. Barone” e dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) è stata bandita la prima edizione del Premio Nazionale di Laurea Patrizia Reso, Partigiana della memoria, in memoria della cara Patrizia Reso, Presidente dell’ANPI territoriale di Cava de’ Tirreni, Dirigente dell’Associazione Giornalisti “L. Barone”, giornalista, scrittrice, cultrice di Storia, di cui il 24 marzo prossimo ricorre l’anniversario della precoce scomparsa.

Il Premio, consistente in una borsa di studio di euro 500, sarà assegnato all’autore o all’autrice di una tesi di laurea, non anteriore al 2019, che riguardi una delle molteplici tematiche di carattere sociale di cui si è interessata Patrizia Reso nel corso della sua vita, con i suoi scritti e con la sua presenza politica:

le vicende, soprattutto le storie individuali e territoriali legate al Fascismo, alla Guerra Mondiale, alla lotta di Liberazione;

l’incidenza delle donne nel progresso della Storia e della società;

le vicende individuali e le responsabilità del potere nelle catastrofi collettive;

l’impegno civico, etico e politico per la difesa della legalità, l’attuazione della giustizia, la protezione dei beni comuni, a cominciare dall’acqua.

Le tesi, corredate di tutti i dati (autore o autrice, recapiti civici e telefonici e informatici, docente relatore, corso di laurea), dovranno essere spedite in formato PDF entro il 31 luglio 2021 alla famiglia di Patrizia Reso (lucsen54@gmail.com).

Per eventuali informazioni, rivolgersi a Lucio Senatore, consorte di Patrizia, (e mail lucsen54@gmail.com) oppure ai proff. Marco Galdi (mgaldi@unisa.it), Alfonso Conte (aconte@unisa.it), Franco Bruno Vitolo (francobrunovitolo@gmail.com), membri del Comitato organizzatore, oltre che componenti della Giuria insieme con rappresentanti della famiglia Senatore, dell’ANPI e dell’Ass. “Lucio Barone”.

La proclamazione del vincitore e la relativa premiazione avverranno nel corso dell’anno solare 2021.


Per ulteriore completezza dell’informazione, alleghiamo qui il bando completo così come è stato proposto dal Comitato organizzatore, presieduto dal marito di Patrizia Reso, Lucio Senatore.

PREMIO DI LAUREA

PATRIZIA RESO, PARTIGIANA DELLA MEMORIA

1a edizione – anno 2021

Patrizia Reso, una donna in grado di attraversare il mondo nei suoi molteplici aspetti, spendendo tutte le sue energie per colmare di affetto gli altri, a partire dalla sua famiglia volutamente numerosa.

È stata sempre in prima fila per l’affermazione dei diritti inalienabili previsti nella Costituzione, in particolare quelli delle donne, per il riconoscimento dell’acqua come “bene comune”, per la tutela delle persone con diversa abilità.

Attraverso la fatica di ricerche minuziose è riuscita a restituire alla memoria collettiva i nomi e la persona di partigiani dimenticati (nel volume “La storia ignorata”), delle vittime di tragedie collettive (nel libro “Senza ritorno”, dove rievoca la strage del treno della morte di Balvano, che vide la morte di circa seicento persone), di donne pioniere nel mondo del lavoro e in particolare nel cinema (nell’opera “Tracce metelliane di Elvira Coda Notari”, prima donna regista italiana). Ha inoltre raccontato la condizione di subordinazione delle donne (in “Fotografie a colori e in bianco e nero”) e la miseria e lo sfruttamento dei bambini (nel saggio “Bambini nel mondo”); ha fatto riemergere un tratto di storia ormai lontano, quello di Cava de’ Tirreni, la sua città, che durante il ventennio fascista fu sede di confinati politici (nel libro “Il fascismo e Cava città di confino”).

Da iscritta all’ANPI prima e poi da Presidente della sezione di Cava ha interpretato al meglio il ruolo di testimone della libertà ed il ripudio di ogni forma di dittatura. Tutto ciò, senza mai far venire meno la propria figura di figlia, moglie, madre e nonna.

Per questi motivi e tanti altri, la sua famiglia ha deciso di istituire

il Premio di Laurea

Patrizia Reso Partigiana della Memoria”

Il premio è rivolto a studenti universitari di area umanistica e giuridico-economica, laureandi magistrali o che abbiano conseguito la laurea al massimo nei due anni antecedenti il bando, presso l’Università degli Studi di Salerno.

Le tesi dovranno riguardare gli ambiti di interesse affrontati da Patrizia nei suoi libri, così da mantenere alta l’attenzione su tematiche per le quali lei si è sempre impegnata affinché non rimanessero nell’ombra, lo studio, la diffusione e il rafforzamento dei principi di libertà, di uguaglianza, di democrazia, giustizia sociale e di unione fra i popoli.

I sottoscritti Lucio Senatore (marito di Patrizia Reso) e i figli Simone Lucio, Claudio, Silvia e Donatella Senatore, nell’istituire il Premio si impegnano a destinare al vincitore la somma di € 500,00 (€ cinquecento,00), al netto di eventuali ritenute fiscali.

La commissione che anno per anno individuerà la Tesi da premiare sarà formata:

  • da un rappresentante della famiglia Senatore-Reso;

  • da un rappresentante del Comune di Cava de’ Tirreni;

  • dai professori Alfonso Conte, Marco Galdi e Franco Bruno Vitolo;

  • da un rappresentante dell’Associazione Giornalisti di Cava e Costa d’Amalfi “Lucio Barone”;

  • da un rappresentante indicato dall’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia).

Il giudizio della Commissione sarà inappellabile.

Il premio di laurea sarà consegnato nel corso di una cerimonia pubblica che si terrà il 23 ottobre p.v. a Cava de’ Tirreni.

Le candidature dovranno essere presentate entro il 31 luglio c.a., corredate da una copia della tesi di laurea inviata in formato PDF all’indirizzo e mail della famiglia Senatore-Reso (lucsen54@gmail.com).

I commissari si riuniranno nel successivo mese di settembre, dopo aver letto in via autonoma i lavori presentati, per decidere collegialmente chi premiare.

All’atto della premiazione, la tesi vincitrice sarà ristampata e rilegata a carico dell’Organizzazione e consegnata in duplice copia alla Famiglia Senatore e, in apposito fondo, alla Biblioteca del Comune di Cava de’ Tirreni, che potrà utilizzarne il contenuto per i propri scopi istituzionali, citandone la fonte.

Per ulteriori informazioni, rivolgersi a Lucio Senatore, consorte di Patrizia, (e mail lucsen54@gmail.com), oppure ai proff. Marco Galdi (mgaldi@unisa.it), Alfonso Conte (aconte@unisa.it), Franco Bruno Vitolo (francobrunovitolo@gmail.com), membri del Comitato organizzatore, oltre che componenti della Giuria, oppure telefonare a Lucio Senatore (cell. 3343425552).

Cava de’ Tirreni, 24 febbraio 2021 Il Presidente del Comitato Organizzatore

Lucio Senatore

CAVA DE’ TIRRENI (SA) – Genzano (RM). Fiorello Doglia, il poeta della pandemia e delle parole scolpite

Fiorello Doglia, poeta e scultore di Genzano (Roma). Abbiamo avuto il piacere di conoscerne il fascino artistico e lo spirito creativo e costruttivo in occasione delle ultime manifestazioni dell’Accademia Arte e Cultura di Michelangelo Angrisani, dove egli è stato pluriesposto e pluripremiato come poeta e come scultore. Con lo stesso piacere, abbiamo accolto la sua più recente pubblicazione, Un autunno, un inverno, e ci accingiamo a parlarne, perché le sue opere sono sempre un bagno di sensibilità, fantasia, emozione e umanità.


Grandinano parole, nelle poesie di Fiorello Doglia. Parole ungarettianamente scavate nell’abisso, ma nello stesso tempo pesanti come pietre. Ognuna col suo peso, nessuna leggera, tutte miranti alla leggerezza perduta e sperduta. Parole che solo apparentemente piovono dalla realtà contingente, ma di fatto sono meteoriti d’immenso, che bruciano, guaiscono, guariscono, cauterizzano le ferite.

La sua ultima raccolta, la quinta, sia nel titolo sia nelle immagini di copertina (due belle sculture da lui stesso realizzate, rappresentanti il bisogno di Oblìo e il sogno della Rinascita) richiama la lunga e defatigante odissea che l’umanità sta affrontando con le quattro stagioni della pandemia. Si pone come ideale continuità rispetto alla raccolta precedente, Pan-de-mi-a, che con accenti più o meno simili cantava la primavera del coronavirus e delle clausure. Se però quella primaverile era figlia del dolore e madre di speranza, carica di lampi di improvvisa coscienza, questa stagione invernale (esaltata dalla serie di incipit “viene l’inverno” e tremante all’idea di un oggi senza domani) è piuttosto una defatigante maratona di soffocati respiri disperati alla speranza, ma mai alieni da quel cocktail di pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà che nasce dalla coscienza di potere e dover resistere (respiro: tutto il resto lotta!).

In entrambe le raccolte, la dimensione pandemica è solo un punto di partenza.

Come altrove, egli parte da quello che succede per riflettere su quello che i cinque sensi del suo sguardo colgono o percepiscono. Ben oltre la superficie, ben oltre le mascherine, che coprono di ulteriori maschere esseri umani inscemiti dalle apparenze. Proprio queste apparenze sono scardinate dalla grandine di parole che spezza la crosta di inconsapevolezza che copre la nostra coscienza del vivere.

Da poesia della storia i suoi versi si trasformano nel canto dell’esistenza, guizzante favilla lampo scintilla. È un viaggio verso se stesso e verso l’uomo realizzato attraverso un’arte viva visionaria farneticante meditabonda solitaria erratica. Che sia il canto dell’esistenza è dimostrato dalla pioggia di amore e dolore che egli inietta nella sua grandine: è l’alternanza che ognuno di noi assapora nel lungo lampo della vita. Così, la falce di luna vola tra acque teneramente silenti e un graffio crudele e noi col poeta voliamo dall’alto della carezza più pura del mare alla riva danzante fino a ricadere, trascinati da lacrime come lapilli eruttati al cielo, in un’alternanza defatigante tra purezza e putridume. E rimaniamo laceri di ferite e di domande, pronti a provare e riprovare progetti fandonia su spoglie inerti, inutili, illuse, ma coscienti di non poter rinunciare al dono immenso dell’immenso, perché ognuno di noi finisce col sentirsi sperduto ma mai perduto, pronto comunque a distillare amore dall’amaro agire.

Le espressioni appena tracciate sono rubate qua e là tra le poesie e accorpate in versi unitari lì dove nel testo sono scritte in versi spesso monoverbali, dove il poeta si rivela lirico direttore di un’orchestra di parole, assonanze, consonanze, chiasmi, anafore, metafore… La forma non è però fine a se stessa, bensì congruente con la sostanza. Egli, pur frantumando il suo mondo emozionale in un bollente big bang di pietrosi frammenti, non perde mai né il controllo né le tracce del suo essere primario. Per questo è in grado non solo di ricomporre la grandine di parole in un blocco unico pur se disomogeneo, ma anche di offrire al lettore la possibilità di vivere con lui tutto il percorso di uno scoppio dell’anima che sa ricomporsi e ricomporre pur nella sua scomposizione.

Questo succede perché il poeta ha il cuore in magmatica ebollizione, ma non perde mai la mano ferma della ragione e non la fa perdere al lettore, che infatti riesce a seguirlo, anche concettualmente, nel succedersi “visionario” dei suoi frammenti e nei suoi messaggi. Non a caso egli, artista per passione, è agopuntore di professione, vale a dire un maestro del ricomporre equilibri all’interno degli squilibri. Non a caso egli, scultore di parole, è anche poeta della scultura, autore di opere che ricompongono in forme liriche ma ben riconoscibili tutto il doloroso groviglio dell’essere e della storia.

Perciò egli si può permettere di farci rotolare tra le scintille, perché sa che è la strada per farci toccare la radice del fuoco, quello più profondo, quindi di vivere, o rivivere finalmente il tempo-tempio della poesia del dire e del vivere vero.

È questa l’anima più concreta ed emozionante del suo percorso poetico, che gli permette di essere spettatore-attore di un’umanità in cerca di umanità. Egli ne vive dentro tutti gli smarrimenti, ma sa anche distaccarsene in astrale come un gatto sornione indeciso se piangere o ridere a vedere lo spettacolo di tanti levrieri che corrono verso il nulla per afferrare la polvere di niente.

In questo distacco, egli, pur con assorte parole stormite appena, riesce ad intravedere la strada del viaggio verso se stesso e verso se stessi. Si aggrappa alla bellezza struggente e sfuggente del mare di settembre, prende coscienza che ciò che è è e ciò che c’è è, decide, e implicitamente invita a decidere, di cogliere, migliorare, abbracciare, amare, condividere. E parte verso l’obiettivo più affascinante, che solo l’intenso dell’immenso può donare: rubare la meraviglia che siamo.

E la speranza di questo furto ci ridona tutta la carezza dell’energia…

CAVA DE’ TIRRE4NI (SA). Convento di San Francesco: donata dai Lions di Cava-Vietri una grande cella frigorifera per la Mensa dei poveri

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’allegato comunicato del Club Lions Cava-Vietri, inviato da Antonio De Caro, addetto stampa e socio, riguardante l’azione di solidarietà che l’Associazione sta svolgendo sul territorio nella lotta contro la pandemia. Il più recente esempio è la cella frigorifera donata al Convento di San Francesco, da anni meritoriamente impegnato nel procurare un pasto a chi ha difficoltà, azione di cui mai come in questo momento abbiamo bisogno.

Tale gesto va inquadrato nella linea di servizio che è già contenuta nel motto ufficiale (We serve = Noi siamo al servizio) e che i Lions perseguono fin dal tempo della loro fondazione, avvenuta nel 1917 a Chicago. Tale linea è corredata dall’impegno strategico ad ampio raggio indicato sia nel nome (acronimo dell’espressione inglese Liberty, Intelligence, Our Nation’s Safety = Libertà, Intelligenza, Salvezza della nostra Nazione), sia nel simbolo. Qui, accanto alla ruota, ad indicare movimento e azione a 360 gradi, ed al significativo termine “International”, campeggiano due teste di leone segno di grinta, di forza e di coraggio. Esse sono simmetriche e bidirezionali, perché una è rivolta al passato ed alla conservazione di quanto fatto di buono, l’altra al futuro ed all’intenzione di continuare a fare del bene dove sia possibile. Nel caso della pandemia e dell’Italia, solo nel nostro Paese i soci Lions hanno raccolto e utilizzato finora oltre sei milioni di euro!

La Sezione territoriale di Cava Vietri è attiva da quasi quarant’anni (trentotto, per la precisione) ed ha agito sempre in piena coerenza con questa linea, offrendo servizi importanti alla Città e al territorio, tra cui, oltre ad iniziative culturali, proposte didattiche per le scuole, donazioni varie ad enti sanitari e di beneficenza, ricordiamo anche i documentari illustrativi della Valle Metelliana e delle sue belle realtà paesaggistiche ed artistiche.

L’attuale Presidente è Antonio Pisapia, che per l’anno sociale 2021-22 cederà il passo a Francesco Accarino. La Sezione fa parte del Distretto territoriale pluriregionale 108 Ya, presieduto da un prestigioso cavese, l’avv. Vittorio Del Vecchio.

A parte lo sciovinismo campanilistico, ci piace rimarcare quest’attività perché è cosa buona e giusta in questa fase… ed anche perché viene applicata in pieno la bellissima frase del latino Seneca, laicamente carica di umana socialità e profeticamente precristiana, risalente a due mila anni fa: “Non vive ancora pienamente per sé chi non vive anche per gli altri”.

E i Lions in tale direzione sanno ruggire decisamente bene… (Franco Bruno Vitolo)


La pandemia che ha sconvolto la vita del nostro pianeta e causato migliaia di vittime non ha risparmiato nemmeno l’Associazione Lions Clubs International, creando non pochi problemi ai singoli clubs.

Anche il Lions Club Cava-Vietri ha visto sconvolta tutta la programmazione predisposta nell’anno sociale 2019/2020, presidente l’avv. Marco Salerno, e nell’attuale anno sociale 2020/2021, presidente il dott. Antonio Pisapia, ma non ne ha impedito l’abituale impegno sociale, la presenza concreta sul territorio.

Infatti nell’anno sociale del Presidente Salerno è stato donato, unitamente al Lions Club Mercato San Severino, un ventilatore polmonare all’Ospedale “Santa Maria Incoronata dell’Olmo” di Cava de’ Tirreni, ed è stata acquistata un’autovettura per la locale Associazione umanitaria “Mani Amiche”.

Un impegno certamente significativo è il recente acquisto di una cella frigorifera per il Convento di San Francesco e Sant’Antonio di Cava de’ Tirreni, grazie anche al contributo della Fondazione del Distretto 108 Ya, presieduta dall’avv. Vittorio Del Vecchio, anche lui cavese d.o.c.

Una delegazione dei lions cavesi e vietresi, guidati dal Presidente Antonio Pisapia nel massimo rispetto delle norme anti Covid, nei giorni scorsi ha partecipato allo scoprimento di una targa ricordo, all’ingresso del deposito alimentare del convento. Cella frigorifero capiente ed indispensabile per custodire quanto la generosità dei cavesi offre. Infatti, come ha sottolineato padre Pietro Isacco, rettore del convento, la loro accoglienza e l’impegno umanitario è sempre costante. Ogni giorno vengono consumati pasti caldi per 30/50 persone nel chiostro del convento. Altri pasti vengono fatti recapitare a persone che non posso uscire di casa.

Ogni mese, poi, viene distribuito un pacco alimentare a circa 150 famiglie, oltre ad offrire assistenza medico-legale a persone in difficoltà. Un servizio, quest’ultimo, che si avvale di professionisti ed anche alcuni medici ed avvocati lions hanno dato la loro disponibilità. Da sottolineare che i frati francescani non usufruiscono di alcun sostegno economico e tutto viene fatto, come precisa padre Pietro, grazie alla generosità dei fedeli cavesi. Da aggiungere un’altra iniziativa: aver messo a disposizione di famiglie cavese, costrette a restare chiuse in abitazioni di pochi metri, alcuni locali del convento più ampi per un’intera famiglia.

Tutte iniziative, pertanto, di grande valore sociale ed umanitario alle quali i Lions hanno voluto dare un modesto contributo in un periodo così drammatico anche per la nostra città.