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Cava de’ Tirreni (SA). MCCM, il museo della ceramica e del design

È stato presentato stamattina, lunedì 26 luglio, presso il Salone d’Onore del Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni, il nascente Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea, un progetto finanziato dal Programma Integrato Città Sostenibile (Pics), Asse 10 PO FERS Campania, azione 6.7.1.

Ad illustrare il museo che sarà realizzato nei 500 mq del Complesso monumentale di San Giovanni (ex Eca), il Sindaco Vincenzo Servalli, i curatori scientifici François Burkhardt, che ha tracciato la genesi della realizzazione del museo, Massimo Bignardi, che ha illustrato la storia dei grandi interpreti della ceramica e del design cavese ed internazionale che esporranno in Mccm, e l’architetto Diego Granese dell’Associazione Atredea che ha curato la progettazione dell’allestimento.

Presenti anche l’artista internazionale Linde Burkhardt ed il vice presidente dell’Aicc (Associazione Italiana Città di Antica Tradizione Ceramica), Lucio Rubano.

“La nostra idea non è realizzare solo un museo – afferma François Burkhardt – ma una istituzione ed attività che da Cava de’ Tirreni si aprano sul piano nazionale de internazionale”.

Circa 200 le opere di artisti di primo piano che hanno dato la propria disponibilità all’esposizione in Mccm, tra i quali Linde  Burkhardt che ha donato una propria collezione.

“Il cuore pulsante del museo – afferma Massimo Bignardi – sarà la storia delle grandi aziende del design che in questa città ha avuto grandi interpreti. Negli anni ’90 il polo ceramistico di Cava de’ Tirreni èra secondo solo a Sassuolo. Ma il progetto deve avere delle ricadute anche sul piano del rilancio della produzione ceramica. Un luogo del dialogo internazionale, che parte dalla valle metelliana ed abbracci tutto il bacino del mediterraneo, nel quale si incontrano le culture nel campo della ceramica e del design artigianale e industriale”.

“Non sarà un classico museo statico – afferma Diego Granese – ma una immersione nella storia di grandi personaggi, artisti, designer, un museo dinamico che si aprirà al territorio e genererà  economia e promuovendo anche nuove leve”.

“Mccm è un progetto che parte da una programmazione articolata e complessa – afferma il Sindaco Vincenzo Servalli – da una idea di città che abbiamo immaginato e iniziato a costruire nella scorsa consiliatura con la stesura del Documento di Orientamenti Strategico, con il nuovo Piano Urbanistico Comunale e poi con gli 8 macro progetti dei Pics per un totale di 11 interventi, di cui abbiamo presentato il nuovo Parco Diecimare ed oggi il grande Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea. Un lavoro attento che vede impegnata la nostra struttura urbanistica per la parte tecnica, importanti consulenze esterne, la parte amministrativa con la Consigliera Padovano che segue meticolosamente la progettazione e tutta la Giunta. Nei prossimi mesi proseguiremo con la presentazione degli altri progetti che sono tutti finanziati, concreti, realizzabili e non un racconto di favole”.

 

X-TEAM D2D, il progetto europeo che rivoluzionerà il trasporto pubblico urbano e interurbano dal 2025

Due le realtà campane in prima linea nella ricerca.


Entra nel vivo – dopo un primo importante step valutativo svoltosi nei giorni scorsi con la Commissione Europea – il Progetto di ricerca X-TEAM D2D, destinato a definire le linee guida e gli indirizzi di una vera e propria rivoluzione del sistema di trasporto pubblico in tutta Europa con nuovi sistemi di integrazione e logistica ed una importante apertura a nuove modalità di trasporto.

X-TEAM D2D mira infatti a definire, sviluppare e convalidare un manuale delle operazioni (ConOps) comune a livello europeo, per una perfetta integrazione dell’ATM (Air traffic management) con tutti gli altri mezzi di trasporto disponibili (aria, superficie, acqua) per una mobilità “porta a porta” senza interruzioni, in ambiente urbano e suburbano (fino ad una scala dimensionale regionale) per i prossimi decenni, con timeline di operatività fissate al 2025, al 2035 e finale 2050.

L’obiettivo è aumentare l’efficienza complessiva della rete di trasporto europea per far fronte alla domanda sempre più articolata, varia ed esigente da parte dei passeggeri e l’ottimizzazione del viaggio “Door to Door”, grazie una maggiore (e migliore) interoperatività/integrazione/sinergia delle diverse modalità di trasporto già disponibili e ad un incremento della sostenibilità ambientale, rendendo più efficienti le infrastrutture esistenti e quelle future.

Integrandosi con altri progetti di ricerca in corso (ASSURED UAM, TINDAiR), X-TEAM D2D si pone tra gli obiettivi primari quello di ottimizzare e ridurre i tempi di viaggio.

Il progetto X-TEAM D2D.

Il progetto X-TEAM D2D fa parte della Programmazione Pluriennale SESAR 2020 per il periodo 2019-2021. Punta ad approfondire ed analizzare in modo particolare la domanda, attraverso una segmentazione dei potenziali passeggeri, in base alla natura dei possibili viaggi (di piacere, d’affari, etc.), ai casi d’uso e ai requisiti specifici dei diversi spostamenti.

Il progetto è stato pensato per costruire un sistema a misura di passeggero, per soddisfare tutte le sue esigenze, grazie ad un sistema di rimodulazione capace di risolvere le eventuali problematiche in tempo reale.

Le attività di ricerca culmineranno con la definizione di un “manuale operativo” quasi del tutto automatizzato, in grado di modificare in tempo reale le coordinate anche per problemi o interferenze legate a fattori contingenti (maltempo, guasti, caratteristiche personali ed esigenze del passeggero, etc.). Un sistema che grazie ad un elevato grado di monitoraggio tecnologico degli impianti (e quindi dei sistemi di preallerta), ridurrà disservizi e fronteggerà ogni evenienza, riducendo le iniziative autonome.

Il nuovo sistema accompagnerà il passeggero nella individuazione della soluzione più adatta alle proprie specificità, dando indicazioni di ottimizzazione del viaggio o di revisione del tragitto e dei mezzi per arrivare a destinazione, anche con cambiamenti/adattamenti in corso d’opera.

L’obiettivo di fondo dell’UE, attraverso X-TEAM D2D ed ulteriori progetti innovativi (tra i quali anche TINDAiR e ASSURED UAM) che impegnano svariati istituti di ricerca anche italiani, inciderà profondamente sulle nostre abitudini e sui nostri stili di vita: punta, infatti, ad impiegare non più di quattro ore per spostarsi “door to door” da un punto all’altro dell’Unione Europea. Qualunque esso sia, ovunque si trovi (quindi non solo capitali, città o centri strategici).

È evidente che questo presuppone una intermodalità e una interconnessione assolutamente rivoluzionaria tra una pluralità di mezzi e sistemi di trasporto in cui l’utilizzo dei droni è uno dei più alternativi ed innovativi.

Il progetto prevede anche una integrazione con servizi ibridi e di mobilità condivisa, come bike sharing, car sharing, etc. con l’obiettivo di ottimizzare tutta la rete attraverso una efficiente integrazione anche con queste infrastrutture di micromobilità, per tutto o parte del tragitto.

X-TEAM D2D mira anche ad un percorso informatizzato di adattamento automatico dei biglietti in caso di modifiche impreviste.

Un ulteriore obiettivo comune di questi progetti è armonizzare le disposizioni europee in materia di trasporti, nell’ottica proprio di questa integrazione e intermodalità.

Il progetto X-TEAM D2D chiuderà i battenti il prossimo anno e metterà nero su bianco le prime direttrici e i primi punti delle linee guida della futura regolamentazione comunitaria. Simulazioni pratiche si stanno già effettuando in varie parti d’Europa.

La centralità del passeggero

Aspetto caratterizzante di questo progetto di ricerca attiene la centralità del passeggero, dai problemi pratici (biglietto unico, accesso alla bigliettazione, sistemi di pagamento, rimborsi, informazioni su orari e mezzi alternativi, etc.) alle esigenze “estreme” (e quindi con particolarissima attenzione non solo per i diversamente abili e per tutte le disabilità fisiche anche temporanee o contingenti).

Questo nuovo sistema di mobilità garantirà piena e uguale dignità a tutti i viaggiatori, assicurando la possibilità di muoversi senza l’imprescindibile necessità di una ulteriore persona a supporto o in accompagnamento.

Il progetto non a caso ruota soprattutto intorno a quelli che vengono definiti utenti estremi: perché accontentando gli utenti estremi, si riescono ad accontentare tutti i viaggiatori.

Le simulazioni

Nei prossimi mesi il progetto attiverà viaggi simulati tra città europee, con diversi profili di passeggero e diverse preferenze/esigenze, in condizioni ottimali di svolgimento del viaggio e con svariate problematiche, priorità e inconvenienti, prevedendo anche interruzioni del servizio per eventi naturali, imprevisti, contrattempi, guasti, per capire quanto questo sistema di automazione sia in grado di rispondere e applicare bene i principi ipotizzati e rispettare gli obiettivi predefiniti.

 Il Consorzio di X-TEAM D2D: due realtà campane in prima linea

Il progetto X-TEAM D2D è coordinato dal CIRA, il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali, che ha sede a Capua.

Impegna altri cinque centri di ricerca tra i più importanti in Europa:

ISSNOVA, Istituto per la società sostenibile e l’innovazione, con sede a Napoli. Un istituto di ricerca indipendente, cui partecipano il Centro Interdipartimentale di Ricerca “R. d’Ambrosio” LUPT dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, il Dipartimento di Scienze e Tecnologie di Laboratorio dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope e l’AMSEDE LAB – Laboratorio di Modellazione avanzata per l’evoluzione delle dinamiche socioeconomiche dell’Università degli Studi del Sannio)

D-FLIGHT Spa, Italia: società del Gruppo ENAV, la società italiana responsabile della gestione e del controllo del traffico aereo civile in Italia;

DEUTSCHES ZENTRUM FUR LUFT – UND RAUMFAHRT EV, Germania

SIEC BADAWCZA LUKASIEWICZ-INSTYTUTLOTNICTWA, Polonia

STICHTING HOGESCHOOL VAN AMSTERDAM, Paesi Bassi

 Le dichiarazioni

«Lo scopo del progetto – spiega Vittorio Di Vito, responsabile del Dipartimento per l’efficienza del traffico aereo del CIRA, coordinatore del progetto – è definire il concetto operativo per implementare il trasporto multimodale sia in ambito urbano che in ambito regionale, mettendo al centro il segmento aereo dal punto di vista tecnologico ma con una grandissima attenzione al passeggero, che è il focus del nostro concetto di mobilità come servizio. Il nostro orizzonte temporale è quello di lungo termine, in cui prevediamo, tra l’altro, il completo sviluppo del servizio di trasporto passeggeri multimodale con la possibilità di voli urbani ed extra urbani anche attraverso velivoli autonomi, secondo il concetto target di Urban Air Mobility. Abbiamo appena completato il primo anno di attività. Ci siamo concentrati inizialmente sull’individuazione delle tendenze in atto e prospettici, sia in termini economici e sociali che tecnologici. Al momento stiamo finalizzando la prima versione dei concetti operativi verso un sistema multimodale che faciliti il passeggero nel trasporto cosiddetto door-to-door attraverso la combinazione ottimale di più mezzi diversi, ove necessario, ma senza soluzione di continuità del servizio. In questo modo la mobilità door-to-door diventerà per il passeggero un servizio di mobilità unico ed ottimizzato come tale e non più un insieme di trasporti diversi indipendenti tra loro. Questa base di conoscenza alimenterà la fase di validazione, che fornirà indicazioni su come migliorare i concetti operativi ed arrivare alla loro finalizzazione entro un anno».

«Il progetto X-TEAM D2D – dichiara Gabriella Duca, CEO di Issnova – non solo contribuirà a rendere i servizi di mobilità più efficienti e sostenibili ma ha anche l’ambizione di definire degli standard per i veicoli e per tutte le infrastrutture fisiche e digitali che utilizziamo per organizzare e compiere il viaggio in un’ottica di totale inclusione e accessibilità. L’insieme delle conoscenze tecniche rilasciate dal progetto potrà costituire un riferimento a disposizione degli esperti di trasporto per realizzare servizi di mobilità in grado di soddisfare realmente le esigenze degli utenti. Infatti, in X-TEAM D2D abbiamo analizzato la variabilità delle caratteristiche e dei bisogni dei passeggeri nei tre orizzonti temporali del progetto, per comprendere come permettere a tutti, indipendente dalle abilità fisiche o sensoriali, dalle differenze culturali o condizioni contestuali specifiche (come possono essere, ad esempio, il viaggio con bambini piccoli o con bagagli voluminosi), di godere dei servizi di trasporto in autonomia e con soddisfazione, dando piena attuazione agli obiettivi di equità e inclusione che restano oggi ancora troppe volte disattesi quando parliamo di trasporto pubblico».

Napoli, 22 luglio 2021

Cava de’ Tirreni – Pianeta Terra. Giornata Mondiale della Terra: sono sempre attuali le grandi parole del capo indiano

In occasione della Giornata Mondiale della Terra, il 22 aprile, la nostra lettrice, prof. Rosanna Rotolo, invitandoci a non dimenticare il monito ci invia questa nota, che volentieri pubblichiamo, per ricordare al mondo il monito del capo indiano Seattle contenuto in una lettera inviata nel 1855 al Presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce in risposta alla sua proposta di acquistare una parte del territorio indiano e istituirvi una riserva per i nativi.

Questa lettera (di cui si riporta un ampio estratto) è un patrimonio dell’Umanità, forse la dichiarazione più incisiva e profonda mai dedicata al rapporto dell’uomo con l’ambiente. Almeno fino all’enciclica “Laudato sì” di papa Francesco… e senza mai dimenticare il padre dell’amore per il creato, cioè Francesco d’Assisi con il suo meraviglioso “Cantico delle creature”. (Franco Bruno Vitolo)


“Il vero crimine contro l’umanità è di perseverare sul cammino che porta alla distruzione del mondo”.(Bernardino Del Boca)

Esistono tre leggi dell’essere: la prima è quella dell’amore, la seconda del bene e la terza della libertà,

perché la vita lungo tutta la nostra recita sul palcoscenico del mondo non è che la successione di libere scelte.

E l’uomo, scientemente, sta andando verso il baratro, quel punto di non ritorno che costituisce la fine della vita su questo bel Pianeta Azzurro.

Da troppo tempo, ormai, stiamo contaminando l’aria, l’acqua, il terreno, uniche fonti di vita che, sole, possono darci la Speranza di un Futuro.

Da troppe parti, purtroppo, giunge l’eco di disastrosi anniche si profilano all’orizzonte dell’uomo…

E i bambini?

È possibile ancora tamponare le numerose ferite inferte alla nostra amata madre? È possibile ancora riservare un Futuro degno di tal nome?

“Ogni giorno che passa la mia sensibilità aumenta e anche la mia sofferenza. Vedo un mondo che va verso la catastrofe e non ho voce per indicare la via della salvezza, che sta, da sempre, nel cuore di ogni essere umano (BdB).

Nella “via della vita” Krishnamurti scrive: “Voglio comprendere me stesso, mettere fine alle mie stupide lotte e compiere uno sforzo definitivo per vivere in pienezza e verità”…

Bisogna chiedersi cosa si desidera nella vita, abbandonare l’avere e cercare l’essere, solo così potremo insieme aprire il cuore per incamminarci lungo la strada che porta alla vita vera.

Potremo salvare quel Paradiso terrestre tanto boicottato, frantumato ed orrendamente danneggiato, per ricostruirlo a guisa di puzzle e riportarlo all’antica luce e gloria.

Possiamo, in quanto dotati di libero arbitrio, incamminarci lungo il sentiero del cuore per accogliere la compassione e la comprensione, beneficiando l’intero ecosistema e con esso tutta l’umanità.

A tal riguardo ripenso alle parole che Seattle, capo degli amerindiani

Duwamish, aveva scritto in una lettera inviata al Presidente degli USA nel 1885:

Come puoi tu comperare il cielo, il calore della Terra? Questa idea è strana per noi. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria e lo scintillio dell’acqua, come puoi tu comperarle? Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni brillante ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni nebbia degli umidi boschi, ogni canto o suono degli animali è sacro alla memoria e dall’esperienza del mio popolo.

La linfa che scorre negli alberi porta la memoria del mio popolo.

I morti dell’uomo bianco dimenticano la terra in cui sono nati quando ritornano al cielo.

I nostri morti non dimenticano mai questa bella terra, perché essa fa parte di noi.

I fiori profumati sono le nostre sorelle; il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli.

Le cime rocciose delle montagne, le ricche praterie, il sudore dei cavalli e l’uomo fanno parte di uno stesso ordine di cose, della nostra stessa famiglia…

I fiumi sono nostri fratelli… se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare di insegnare ai vostri figli che i fumi sono nostri fratelli, ma anche vostri.

Sappiamo che l’uomo bianco non capisce il nostro modo di vivere.

Per lui un pezzo di terra è uguale ad un altro, poiché lui è uno straniero e viene di notte e prende dalla Terra tutto ciò che vuole…

Il suo stolto appetito divorerà la Terra e lascerà dietro di sé un deserto…

Non so… per l’uomo rosso l’aria è preziosa perché tutti gli esseri viventi condividono la stessa aria, le stesso destino: gli animali, gli alberi, l’uomo… l’Aria è un aspetto dello Spirito che ci fa vivere…

E se noi vi vendiamo la nostra Terra, voi dovete tenerla per sacra, considerarla un luogo dove l’uomo può gustare il vento, tra i fiori, gli arbusti, il bosco…

Io porrò una condizione: che l’uomo bianco dovrà rispettare gli animali come fratelli…

Cos’è l’uomo senza gli animali?

Se tutti gli animali sparissero, l’uomo morirebbe in una grande solitudine dello spirito, poiché ciò che accade agli animali, prima o poi accade all’uomo.

Tutte le cose sono legate tra loro…

Qualsiasi cosa viene fatta alla Terra, la stessa cosa succede ai figli della Terra.

Se l’uomo sputa sulla Terra, egli sputa soprase stesso…

Sappiamo che la Terra non appartiene all’uomo, l’uomo appartiene alla Terra…

Non è l’uomo che ha tessuto la tela della vita, ne è soltanto un filo…

Prima di tutto, forse, noi siamo fratelli…

Il nostro Dio è lo stesso Dio. Voi pensate ora che voi possedete Dio come desiderate di possedere la nostra Terra, ma voi non potete. Egli è il Dio dell’uomo e la sua compassione è uguale per l’uomo rosso come per il bianco.

La terra è preziosa a lui e nuocerle è pura ignoranza…

Contaminate il vostro letto e verrà una notte che rimarrete soffocati dalla vostra sporcizia.

Ma se voi perite, lo sarà soltanto per il volere di Dio, che vi ha portato su questa terra per qualche scopo.

Questo destino è un mistero per noi…

Dov’è la boscaglia? Non c’è più?

Dov’è l’acqua? Non c’è più!

Fine della vita.

Inizio della sopravvivenza.“

di Rosanna Rotolo, a cura di Franco Bruno Vitolo

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Parrocchia di San Lorenzo: il congedo di don Raffaele Conte, maestro di “religioia”

Gli succede don Giuseppe Nuschese, colonna nascente della Chiesa metelliana.


Il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo. Quando la nostra gente viene unta con olio di gioia lo si nota: per esempio, quando esce dalla Messa con il volto di chi ha ricevuto una buona notizia.

Pronunciata da Papa Francesco agli inizi del suo pontificato quando cominciò la sua campagna a favore dei “sacerdoti non asettici”, questa definizione si adatta a pennello a don Raffaele Conte, il parroco della Chiesa di San Lorenzo a Cava de’ Tirreni che lo scorso week end (30-.31 gennaio) dopo oltre cinquant’anni di sacerdozio e venti circa proprio in quella parrocchia, ha concluso il suo mandato. Si è congedato in un emozionato ed emozionante abbraccio collettivo, gravido di un affetto profondo che viene da lontano e guarda lontano, Si è congedato con la sobrietà, l’essenzialità e l’incisività di sempre: semplicemente celebrando l’eucaristia e poi, nel consueto congedo scritto, invitando a vivere la vita come un’opera d’arte, non nel senso estetico, ma cercando sia il senso della vita e delle azioni sia la bellezza delle cose e delle persone.

I fedeli se ne sono andati per una volta non solo unti di gioia ma anche unti di lacrime, pregne di commozione e dolore per il distacco da una figura straordinaria, intrise di contrito dispiacere per la non buona notizia di un congedo che, per quanto non inatteso a causa di problemi di salute, è risultato quasi improvviso e accelerato rispetto all’interregno collaborativo che da poco si era instaurato con il futuro parroco, don Giuseppe Nuschese.

In effetti, il modo di vivere il sacerdozio e l’esistenza da parte di don Raffaele è di quelli che lasciano un segno profondo, perché danno colore e calore ad ogni istante della vita quotidiana, gioioso o doloroso che sia, e arrivano al cuore della spiritualità di una persona. Questo segno egli lo ha lasciato fin dall’inizio della sua missione, quando, pur rispettando le regole della liturgia tradizionale, finiva a volte col romperle, nel suo intento di puntare all’uomo e non alle forme, di privilegiare il potere dei segni sui segni del potere.

Fermo restando il cammino verso l’al di là che caratterizza alla base la vita del cristiano ed è segnato dal lato verticale della croce, don Raffaele è sempre stato molto attento anche al lato orizzontale della croce stessa. Quindi, il suo messaggio in tutte e due le direzioni era ispirato rigorosamente dalle buone novelle che provengono dalle Scritture, in particolare dalla purezza di intenti e dall’inno all’amore fraterno esaltati dal cristianesimo originario e poi tenuti accesi nei secoli dai cristiani di buona volontà. Parole d’ordine: santificare la giornata con la coscienza della gratitudine e della gioiosa meraviglia per i doni utili e belli del creato, con l’intensità dell’armonia benedicente rispetto al mondo esterno…. e poi preghiera, meditazione, apertura del cuore, fraternità. Il tutto non tanto nello spirito imperativo dei dieci comandamenti quanto soprattutto in quello purificatorio e rivoluzionario delle beatitudini, che suggeriscono non cosa non fare ma quale strada seguire per essere “unti di gioia”.

Le celebrazioni e le iniziative di don Raffaele andavano tutte in questo senso.

La vita parrocchiale, oltre che dalla normale liturgia, era arricchita da un progetto permanente di formazione comunitaria, fatta di incontri, dibattiti ed eventi culturali e spirituali. La sua messa era un’ “ora di religioia”, perché i fedeli vivevano in pieno il senso della comunità, condividendo tra loro l’anelito verso l’alto, trasmettendo frammenti dell’anima nelle preghiere, meditando sulle lezioni di vita quotidiana offerti dalle letture del giorno.

Queste lezioni erano corroborate dai deliziosi “pizzini” distribuiti ogni settimana: luci di Vangelo vivo, testimonianze e suggerimenti d’Amore, tracce beatificanti di guida per un cammino personale e collettivo di purificazione e miglioramento. Questi foglietti, messi uno sull’altro, rappresentano un patrimonio etico e spirituale di straordinario valore, un patrimonio da custodire e trasmettere. Non a caso è nell’aria l’intenzione da parte di qualche fedele di pubblicarne i più significativi e distribuirli alla collettività, magari alla presenza testimoniale dello stesso don Raffaele, che per una volta, anche se conoscendolo ne farebbe a meno, dovrà stare sotto la luce dei riflettori non solo come ministro: e lo accetterà, sapendo bene che anche quello sarà un ministero…

Perciò, vogliamo tutti quanti intendere che il suo sia il congedo da un incarico, ma non dalla vicinanza pastorale, amicale e spirituale che tanti legami e tanto affetto ha stabilito in questi anni. Vogliamo intendere che egli non sarà più “in un ruolo”, ma in un modo o nell’altro continuerà a condividere con i fedeli momenti altissimi di cultura, spiritualità e umanità.

E continuerà a cambiare le vite delle persone, come testimoniano queste parole di Annamaria Apicella, una delle sue più affezionate compagne di viaggio, che tra l’altro in parrocchia per anni ha avuto l’onore e l’onere di incontri di formazione ed ascolto con gli adolescenti, nel pieno spirito della “Linea Conte”.

Ha cambiato la mia vita!

Come? Lo racconto!

Venivo fuori da concetti arcaici: un Dio punitivo attraversava le mie ore di cammino.

Durante i suoi ascolti tra Messe recitate in ordine e orari perfetti, tra libriccini “confezionati” da lui con l’aiuto di volontari, mi guardavo intorno e sentivo il silenzio. Una meraviglia!

Il nostro ascolto procedeva e raggiungeva il cuore!

Le preghiere dei fedeli erano il frutto del vissuto di ognuno di noi. Come pure l’omelia, forte e decisa mentre rompeva vecchie regole. Una lezione di vita: succo di un amore evangelico.

Raffaele è entrato nella mia vita in punta di piedi così come sa fare… quando avevo 18 anni.

Da allora è stato il punto di riferimento nel percorso non sempre facile della mia vita.

Il suo ascolto era vero, sentito: apprezzava la sincerità del cuore.

Con lui Cristo non è lontano. È uno di noi che sa vivere il quotidiano con verità di vita.

Una volta gli chiesi dove fosse Cristo. E contemporaneamente mi rispose a cuore aperto “È con noi, dentro di noi”.

Il nostro rapporto di profonda semplicità. Era come scavare nell’interiorità quando diceva Messa.

Le sue Messe! Di notevole cultura!

Passaggi sinteticamente profondi: dall’altare al cuore aperto e pronto a ricevere per poi trasformare in azioni. Quelle azioni che erano frutto del suo ascolto. E il tutto veniva catturato per giorni futuri diversi.

E il quotidiano diventava più leggero. Aveva già il sapore del futuro. Un futuro in prospettiva di arrivi divini.

La divinità altrove!

Pur con le amarezze del congedo, ci sembra però cosa buona e giusta anche aprire il cuore in un abbraccio di benvenuto al successore di Padre Raffaele, don Giuseppe Nuschese, giovane carico di energie, di entusiasmo e di cultura, che a dire di tutti rappresenta una delle perle nascenti più luminose della Chiesa territoriale. A lui dedicheremo tra qualche giorno uno spazio specifico, per imparare a conoscerlo e stabilire un approccio il più possibile fecondo, in un cammino di ideale continuità e diversità rispetto al solco tracciato da Padre Raffaele.

CAVA DE’ TIRRENI (SA). “La primavera fuori – scritti al tempo del coronavirus”: diario di un passato tornato presente

Fa proprio una strana impressione la lettura di “La primavera fuori – 31 scritti al tempo del coronavirus” (edito da Il Pendolo di Foucault di Francesco D’Amato, sempre pronto a “mordere” l’attualità): narrazioni, riflessioni, confessioni, poesie, fotografie di trentuno penne e trentuno anime raccolte da Claudia Izzo, giornalista, direttrice del periodico on line Salernonews. Fa impressione perché, nelle intenzioni della curatrice, doveva essere una serie di testimonianze di un periodo unico nella nostra storia (la pandemia e il lunghissimo lockdown di primavera), destinate a diventare esse stesse storia. Lo spirito, insomma, era quello del pur difficile dopoguerra che racconta la guerra, del reduce che ritorna dalla prigionia, o, se vogliamo, quello del ritorno alla luce mentre sta passando la nottata.

Il libro è uscito nelle ultime settimane proprio quando sta ritornando la “guerra”, si sta prospettando una nuova forma di prigionia, la nottata sembra addirittura più fonda. E, ironia della sorte, la sua presentazione ufficiale, al Comune di Cava de’ Tirreni, prevista per il 23 ottobre, è stata sospesa a tempo indeterminato perché l’arrivo galoppante della seconda ondata ha sconsigliato e impedito l’assembramento dell’incontro.

E fa ulteriormente impressione la lettura perché, pur a parità di disagio epidemico, nella sostanza le vicende e le sensazioni narrate sono già storia passata, irripetibile. Questo offre alla pubblicazione il fascino oggettivo di essere una delle prime rievocazioni corali di un momento veramente straordinario di speranzosa disperazione e il fascino “soggettivo” di essere tutta “sommersa” nella tragedia riuscendo, con la struttura e gli stili narrativi, a galleggiare con la leggerezza possibile sulla cresta delle onde in tempesta.

Tornano in queste pagine gli smarrimenti delle prime angoscianti notizie del nuovo virus, la dolorante e stimolante curiosità dell’esperienza nuova della clausura, la paura sempre più avvolgente di fronte al galoppare delle morti ed all’indimenticabile sfilata dei camion funebri… E poi gli arcobaleni, l’andrà tutto bene, qualche canto sulle terrazze, l’unità nazionale, il senso di un’identità collettiva che si stringe e si rafforza pronta a vincere e ripartire con rinnovato slancio, il tempo libero che crea dolore e disagio ma è anche la possibilità di una riscoperta e di un miglioramento. E la scrittura, a detta della stessa Izzo, è stata l’arma migliore perché tutto ardesse di speranza.

Le restrizioni di oggi, invece si stanno ricreando in tutt’altro clima: suona beffardo ogni andrà tutto bene, l’arcobaleno sembra lontano, l’unità è stata sostituita dalle tensioni e dalle proteste e di speranza “vera” sul momento ci è rimasto solo il Ministro della Salute, ma per il suo cognome…

Tutto questo rende più interessante la lettura del libro, perché è il puzzle di una storia vera vissuta da varie angolazioni ma comunque tutta nostra, tale che in essa ci riconosciamo pienamente. Non fa sognare, ma fa ricordare, è già il caminetto della memoria.

Ed è una lettura anche agevole, oltre che interessante, perché la scrittura è chiara, scorrevole e coinvolgente… e poi trentuno lavori in meno di centocinquanta pagine reali significano una media di quattro facciate l’uno, nel nome di quella brevità oggi superrirchiesta nella frenesia di questo nostro tempo senza tempo.

Soprattutto, però, questo libro, con l’insieme delle sue testimonianze singolarmente create in autonomia, è una piccola sinfonia di umanità in cui il buio del dolore e della paura è attraversato da lampi di fantasia, di memoria e di creatività. È un piccolo film in cui ai campi lunghi della storia ben nota si alternano le zoomate su dettagli che a loro volta diventano suggestivi microcosmi.

Ad esempio, la pastiera pasquale arrivata dopo un appello su Facebook restituisce il sapore di casa al giovane napoletano fuori regione, separato forzosamente dalla famiglia. E la mogliettina costretta dal lockdown a vivere i rapporti coniugali solo per “covideotelefonate”, ma per questo ancora più innamorata, rievocando la sua storia d’amore, riesce in un non lontanissimo futuro a ridare un po’ di sorriso alla nipote triste e malata (e anche a noi lettori). E il silenzio assordante delle strade vuote svuota anche l’anima di un uomo ricordandogli il silenzio di quel pomeriggio di ventitré anni fa quando si fermò il respiro della moglie amatissima: è la stessa voce del silenzio che aleggia in tantissimi di questi lavori, quella voce che ha il suono delle cose che hai perduto, quel silenzio che fa sentire il canto della propria anima. E via ciendo…

Le zoomate sono tanto forti che, negli slanci di creatività, arrivano anche a mettere a fuoco l’invisibile, come il primo virus che arrivò in Italia e che “in prima persona” racconta il suo viaggio dalla Cina e il suo progressivo passaggio in tante persone fino ad esaurirsi nel corpo di un vecchio, spegnendosi con la fierezza di aver lasciato tanti “segni” di sé…

In certi episodi non c’era neppure bisogno di creatività per farci vivere emozioni forti. Ad esempio, assistendo al tunnel della malattia e al ritorno alla luce attraverso il “diario”, emozionante e coinvolgente, di due dei primi pazienti, testimoni pionieri della paura e del dolore che stava accompagnando questo incontro ravvicinato dell’umano visibile e del “veleno” invisibile.

A volte a parlare sono non i racconti, ma le poesie, che nel nostro caso evocano il poetico positivo che emerge dalla tragedia: le canzoni sui balconi che dipingono sogni, l’attesa di un nuovo sole da raccontare poi “da nonni”, gli operatori sanitari che dall’abbigliamento sembrano spaziali, sono gli angeli del capezzale senza ali…

Bella anche l’idea di dare voce alle immagini, attraverso fotografie “parlanti”: la panchina vuota in primo piano su una piazza vuota… il riflesso tremolante di un uomo che si specchia in una pozzanghera…l’intrico di scale vuote da scende quasi con passo furtivo una sola persona… il padrone in mascherina e ombrello aperto che insieme col suo cane guarda lontano, forse oltre la pioggia…

Nel complesso, è proprio un’opera corale, di squadra, in cui il singolo individuo si scioglie nel collettivo, per formare attraverso parti dissonanti un suono unico, senza assolo. Per questo volutamente non abbiamo citato i creatori dei dettagli appena riportati:

Li citiamo ora, in un elenco che li comprende tutti e con l’invito a comprare il libro (a Cava è disponibile presso Il portico di Elisa e a breve anche nelle edicole-libreria del centro), non solo perché è un esempio di buona scrittura, ma anche perché eventuali proventi saranno devoluti all’Ospedale San Leonardo di Salerno per attrezzature di terapia intensiva. Ed eccoli qui, i nostri magnifici coristi.

Denata Ndreca, Sabrina Prisco, Paziente 2 e Paziente 3, Brunella Caputo, Alfonso Sarno, Maria Gabriella Alfano, Giuseppe Petrarca, Claudia Landolfi, Tina Cacciaglia, Domenico Notari, Francesco Fiorillo, Nicola Olivieri, Armando Cerzosimo, Rocco Papa, Alfonso Gargano, Umberto Mancini, Sergio Del Vecchio, Lina Esposito, Daniele Magliano, Giuseppe Esposito, Giuseppe Pisacane, Valeria Saggese, Emanuele Petrarca, Nicola Carrano, Marco Nitto, Luigi Avallone, Annamaria Petolicchio, Luigi D’Aniello, Antonino Papa, Irene Lamendola…

e naturalmente lei, Claudia Izzo, alla quale rinnoviamo i complimenti per l’idea e la realizzazione e facciamo gli auguri che il libro possa camminare tanto. Ne abbiamo bisogno, sia per sentir suonare questa “sinfonia di umanità”, sia perché di attrezzature ospedaliere ce ne vogliono ancora tante (purtroppo, e non solo per colpa del virus…).

E poi, pur in questo momento di sconforto e di difficoltà, non vedo perché dobbiamo rinunciare al nostro piccolo arcobaleno di speranza.

Non è primavera, fuori… ma dove sta scritto che l’autunno non possa avere una sua primavera?