Coronavirus: La Voce dei Poeti

 

Coronavirus. La voce dei poeti: con quattro Haiku di Dante Maffia si conclude questa mini antologia

Si conclude, con oggi, questa mini antologia di poesie sul Coronavirus. Desidero concluderla con alcuni versi bene auguranti di Dante Maffia, (poeta già presente con In quarantena -23 marzo -) tratti dalla sua silloge “Corona senza regno” composta da ben otto poesie e “33 haiku per una corona vigliacca” da cui son tratti i conclusivi quattro kaiku:

30

Il purgatorio

subito cancellato.

Coronavirus,

31

dopo sarai

una larva schifosa

e non potrai

32

più fare male.

Lo so, non t’aspettavi

che all’improvviso

33

il fiato dolce

che emana la poesia

ti avrebbe uccisa.

Dante Maffia

Non può essere inferno, non è inferno, è solo purgatorio “subito cancellato“ se l’uomo saprà difendersi riconoscendo e conoscendo “la natura” del suo nemico. Il Covid 19 sconfitto – perché sarà confitto ! – non meriterà neppure l’onore delle armi perché nemico non solo invisibile ma oltremodo subdolo: si nasconde perfino sulla bocca, nei sussurri, nei baci degli innamorati. E’ solo “ una larva schifosa”. E l’antitoto sarà proprio una bocca, un fiato a configgerlo” il fiato dolce/ che emana la poesia”. E così, ancora una volta, sarà la parola del poeta che interverrà a lenire le ferite mortali causate da guerre, carestie, pandemie. La Poesia non serve a nulla, blatera qualcuno, anzi più di qualcuno. Non porta lavoro, benessere, soldi, (carmina non dant panem): è solo un esercizio sterile della mente, un gioco per perdigiorno che si credono saggi, depositari di chissà quale verità! Ricordo quando nel 2004 il grande poeta Mario Luzi fu nominato dal capo dello Stato, Carlo Azelio Ciampi, Senatore a vita, un ministro, notissimo uomo politico che da vari decenni siede in Parlamento, disapprovando la scelta del capo dello Stato affermò: “ Meglio Mike Bongiorno, come senatore a vita che Mario Luzi, della cui nomina mi vergogno”. Eppure cosa saremmo senza l’immortale Voce della Poesia? Anche in questi giorni terribili, come testimoniato pure da questa mia rubrica, la voce dei poeti si è alzata a denunciare, confortare, auspicare. Voce imperiosa e forte di poeti importanti e noti cui va il mio particolare ringraziamento e poeti poco noti o sconosciuti che dal silenzio del loro forzato esilio casalingo hanno condiviso con i lettori il dolore, la tensione, la speranza del dopo. Ringrazio tutti, sinceramente.

Per comodità dei lettori, ecco l’indice dei poeti presenti con la data di pubblicazione con rimando in Categorie: “Coronavirus. La voce dei poeti”. Plinio Perilli- Antonio Donadio (12 marzo); Dante Maffia (23 marzo); Giuseppe Langella (27 marzo); Mario Rondi (6 aprile); Antonio Salsano (12 aprile); Fabio Dainotti (20 aprile); Maria Lenti (28 aprile); Paolo Ruffilli (6 maggio); Annamaria Apicella (14 maggio); Paolo Romano (21 maggio); Antonio Avenoso (29 maggio); Giulia Borroni (5 giugno); Giancarlo Zizola (14 giugno); Stefania Siani (27 giugno); Dante Maffia (odierno).

Dante Maffia  (nato a Roseto Capo Spulico (CS), il 1946 vive a Roma). E’ poetaromanziere e saggista italiano. Numerose le sue pubblicazioni sia di poesia che di narrativa e saggistica come tanti i premi e i riconoscimenti: nel 2004 Carlo Azeglio Ciampi lo ha insignito della medaglia d’oro alla cultura della Presidenza della Repubblica. Maffia è stato candidato al Premio Nobel dalla Regione Calabria.

Coronavirus. La Voce dei Poeti: Guerra invisibile di Stefania Siani

GUERRA INVISIBILE

Eppure non sento sparare,

ma c’è la guerra

 in queste mattine

 di sole lucido e caldo.

 Attraverso strade deserte

di grigio perlaceo

accompagnata da strapiombi

 di pensieri affannosi.

Non sento sparare,

ma c’è la guerra 

subdola e impalpabile 

 e ogni amico è nemico invisibile

 e l’amore gela 

di abbracci chiusi al petto

e baci negati.

Libertà mai sembrò più cara

 e lontana appare

oltre la curva della ragione.

Vacilla appena la mente 

 e paziente aspetta

 che la primavera torni 

e intoni il suo canto.

Stefania Siani (Inedito)

Delle tante poesie a firma di giovani e meno giovani “poeti“, a me sconosciuti, che sono arrivate alla Redazione o direttamente alla mia mail, ho scelto di pubblicare questa di Stefania Siani. Non conosco la signora Siani. La poesia mi è stata inviata da un caro amico già docente di liceo, il quale cortesemente mi anche fornito notizie biobibliografiche che, come al solito, corredano in calce il mio pezzo. Apprendo, quindi, che la signora si è cimentata come poetessa “pubblicamente solo dal 2017, ottenendo risultati brillanti e fortemente incentivanti”. Un buon inizio, quindi. Ma, se posso aggiungere, inviterei la signora Siani e quanti scrivono “da poco tempo” ad andar cauti su successi già raggiunti e premi conseguiti. Scrivere in versi è impresa ardua e difficilissima. Non mi stancherò mai di ricordare che non basta mettere fuori le proprie emozioni, ma bisogna che queste abbiano forza poetica secondo disciplina d’arte nel rispetto di oggettivi canoni tecnici. Un certo Giacomo Leopardi, verso la fine della sua breve esistenza, affermò che “gli sarebbe piaciuto essere un poeta! “ Modestia o forse estrema consapevolezza (impensabile per noi) di quando difficile sia il cammino che porta alla Poesia, quella con la P maiuscola?

Ciò detto, mi sembra che questi siano, senza dubbio, versi degni di dovuta attenzione. Pregio maggiore, essere caratterizzati da accenti di forte carica intimistica che travalica lo sterile ripiegamento su sé – e dentro se stessa-. per esplorare le oggettive rappresentazioni sensoriali che dettano e condizionano la vita di noi tutti, specie in questi giorni di pandemia. Il lettore si riscopre catapultato in una guerra senza che si senta sparare “non sento sparare,/ma c’è la guerra” laddove si assiste al sovvertimento di ogni sicurezza, di ogni appartenenza a gruppi o “eserciti” di parte “ogni amico è nemico invisibile” per un totale sconvolgimento. Difficile ritrovare la ragione di quanto accade “vacilla appena la mente”. Non resta che affidarsi alla Natura che nel suo ciclo vitale torni a regalarci il suo canto che è canto di vita “la primavera torni /e intoni il suo canto.” Interessanti e degni di particolare annotazione i versi “ accompagnata da strapiombi/di pensieri affannosi” per un originale uso della sinestesia rafforzata da un’assonanza nella traslitterazione poetica dell’affannoso turbinio dei pensieri in questi dolorosi giorni.

Stefania Siani (Cava de’ Tirreni, 1971). Dipendente di un’azienda produttrice di ceramiche contestualmente coltiva l’amore per il canto la pittura e la poesia. In quest’ultimo campo benché si sia cimentata pubblicamente solo dal 2017, ha ottenuto già risultati brillanti e fortemente incentivanti come il “Premio Penisola Sorrentina” (con la silloge “Pensieri nudi”), il “Premio La Piazzetta di Salerno” e “Disarmiamo l’ignoranza”. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo romanzo “Spade, rock e amore” (Il pendolo di Foucault Edizioni). Entro quest’anno è prevista l’uscita di una nuova raccolta poetica dal titolo provvisorio “Tra la pelle e il cuore”.

Coronavirus. La voce dei poeti: Giancarlo Zizola

Sono i lunghi, interminabili giorni del lockdown: ecco la testimonianza in versi di Giancarlo Zizola.

UN NUOVO GIORNO

Gialla irrompe la luce del sole

s’inquadra alla finestra,

ed è subito abbaglio,

irrefrenabile curiosità

per scordare le inquietudini

della notte, si distende

nel giorno, ancora ignara

dei segni del destino

tra nuvole a conchiglia,

con lunghe colonne vibranti

nell’aria leggera, corre

verso la malcelata tristezza

di una nuova sera.

Giancarlo Zizola (Inedito)

Attraverso la poetica narrazione dello scorrere di un intero giorno dall’alba alla sera, giorno, ahimè, uguale a tanti altri che si susseguono monotoni e silenziosi, Zizola ci regala un’originale lettura del suo nascosto animo: percorso di una speranza che con lo spuntare di un nuovo giorno torni il sereno. Ma ancora una volta la delusione è ad attenderlo inesorabilmente con l’arrivo delle ombre. Sono giorni in cui si vive come sospesi, trattenendo il fiato, tesi a decifrare le ultime dolorose mosse del terribile, invisibile nemico. Sembra vederlo il poeta dal terrazzo della sua bella casa posta sul piccolo colle che domina il centro storico di una silenziosamente immobile Asolo. Serrato lui, come tutti, da giorni. Eppure quella prigionia, forzatamente volontaria, invece di annientarlo, d’abbatterlo, gli regala qualcosa d’inesprimibile, d’incantata armonia: la luce dell’alba disegna un’invisibile tela “Gialla irrompe la luce del sole/s’inquadra alla finestra”. Nel bagliore di questi primi timidi raggi di sole che annunciano il giorno, sembra che la notte sia stata messa in fuga “per scordare le inquietudini /della notte” e far posto a un nuovo giorno che si spera foriero di cose belle e nuove. Ma imponderabili, sconosciuti sono i “segni del destino“: il cielo si fa nuvoloso tra cirri “conchiglia/ con lunghe colonne vibranti” e sembra precorrere a una sera che si appresta essere dolorosamente cupa come da giorni ormai.

L’uso dell’enjambement come cardine ritmico unito all’iterazione regala forza semantica alla narrazione poetica sin dal primo verso. L’esplosione di luce è melodiosamente suggerita dal ricorrersi della labiale “L” “Gialla irrompe la luce del sole. E poi, come due schieramenti opposti, ecco: il sole, le nuvole, l’ aria, fronteggiarsi con l’ abbaglio, l’inquietudine, la tristezza, e tra di esse, un’irrefrenabile curiosità con il prevalere dell’aria leggera per “una nuova sera”. Felice traslitterazione poetica dello scompiglio dell’animo palpitante di Zizola dato da opposti sentimenti. Eccola una nuova sera che arriva, velata, però, ancora di “malcelata tristezza”, accorato tentativo di voler dissimulare la profonda tristezza di questi sospesi giorni.

Carlo G. Zizola (Giancarlo), laureato in sociologia è poeta e operatore culturale. Presidente della prestigiosa settecentesca “Academia dei rinnovati” di Asolo. Suoi versi figurano in qualificate antologie poetiche. Tra le sue pubblicazioni citiamo; “Per le strade”, Edizioni del Leone,2004; “ Vortici”, Edizioni del Leone, 2007;“La neve e il tempo” Edizioni El Squero, 2016 “Quando l’amore odia”, Campanotto 2016; “Il gufo accecato e altre favole in versi”, L’Orto della Cultura, 2019.

CORONAVIRUS. La Voce dei Poeti: “Nel silenzio delle prime ombre” di Giulia Borroni

Parlare di Giulia Borroni è parlare di … Mario Luzi, o meglio di “zio Mario”, come la poetessa amava chiamare e chiama il grande poeta fiorentino. E’ doverosa, quindi, una premessa. Nei miei studi luziani, sfociati nel 2014, anno del centenario della nascita del poeta, in un mio saggio (La vita al quadrato – Sulla poetica di Mario Luzi, LietoColle 2014), notavo che della famosa poesia “Notizie a Giuseppina dopo tanti anni” non si sapeva altro che “ la poesia è indirizzata a Giuseppina Mella, maestra lombarda, conosciuta quindici anni prima a San Pellegrino terme dove, entrambi adolescenti, erano al seguito delle rispettive famiglie” (Mario Luzi, L’opera poetica a cura di Stefano Verdino, Meridiani Mondadori- Nota, pag.1447). Null’altro. Da qui la curiosità di saperne di più. Curiosità del ricercatore che mi ha permesso di “scoprire che l’incontro avvenne nel mese di luglio del 1934 dove, effettivamente, il poeta era in compagnia dei genitori recatosi dalla Toscana al famoso centro termale per la cura delle acque così come Giuseppina in compagnia della madre anch’essa a San Pellegrino per lo stesso motivo. Tra loro nacque una forte amicizia che culminò molti anni dopo nella famosa lirica. La mia ricerca mi condusse poi da San Pellegrino a Castellanza, città natale di Giuseppina, fino ai giorni nostri fino a… Giulia Borroni, figlia di Giuseppina Mella. Dalla gentile signora, ho appreso che dopo un lungo periodo di lontananza, i due si erano rivisti e legati dall’antica e cordiale amicizia giovanile, si erano saltuariamente frequentati fino alla morte della signora Giuseppina. Giulia ebbe, così, l’opportunità, sin da ragazzina, di frequentare il poeta e di averlo ospite più volte a Castellanza e di affezionarsi tanto a lui da chiamarlo “zio Mario”.

Della signora Borroni propongo questi inediti versi anch’essi nati in questi tremendi giorni di angoscia.

Nel silenzio delle prime ombre

Nel silenzio delle prime ombre

tra lo sfiorire della luce

e l’apparire della luna

affidare al contatto delle mani

tutto l’affanno di vivere

che si disperde e si scioglie

mentre danza

nella polvere dell’imbrunire

libero il pensiero!

Giulia Borroni (inedito)

In uno schema da poesia prosastica, Borroni si affida più che al ritmo dei versi, a un ordito semantico che regala nell’uso della sinestesia unicità e armonia al testo: “Silenzio delle ombre”, “lo sfiorire della luce”, “polvere dell’imbrunire”. Esemplare il dettato di centro: “affidare al contatto delle mani/tutto l’affanno di vivere” con il conseguente atto finale: “libero il pensiero!” 

Oggi che è vietato per legge, il semplice antico gesto dello stringersi la mano, dell’abbraccio amicale o affettuoso, Giulia Borroni ci regala una lettura sentimentalmente poetica del profondo valore di questo gesto. La sera, momento crepuscolare da sempre foriero di emozioni per poeti di ogni tempo (basterebbe citare soltanto Petrarca, Foscolo o Leopardi), quando la luce del giorno va a morie e affiorano le prime paurose ombre e la luna ci dona il suo amicale chiarore, è quello il momento più d’ogni altri in cui una stretta di mano diventa un gesto che sa di portentoso; sembra quasi che i dolori del giorno, dell’affannoso vivere quotidiano, si disperdano, come balsamo d’amicizia o d’amore per una vita fatta di gioie ma anche di paura, di momenti terribili e dolorosi come questi nostri giorni. Al semplice contatto di due mani che si cercano, “al contatto delle mani/tutto l’affanno di vivere/ che si disperde tutto diventa magia” nasce una lieve dolcissima danza che sconfigge il nero velo della sera e della notte prossima a venire e così il pensiero si fa libero, vola immaginando un mondo diverso fatto di luce e di ritrovata serenità.

Giulia Borroni Cagelli , è nata a Castellanza dove risiede. Ex docente di Lingua e Letteratura Francese negli Istituti Superiori, ama comporre versi sia in lingua italiana che in lingua francese con riconoscimenti e premi anche da prestigiose accademie francesi: Club “ Sophia Poésie” di Valbonne-Antibes-Costa Azzurra; “Société des Poètes Français” a Parigi – Quartiere Latino. Tra le più recenti pubblicazioni, citiamo: Sul cammino di Santiago. Itinerario poetico alla ricerca della sorgente dell’amore divino Montedit, 2006; Vertigine africana-African vertigo, Montedit 2008; Breviario d’amore, Montedit, 2010; Voli di falchi e fischi di marmotte, Tigulliana 2016.

Coronavirus. La voce dei poeti: Antonio Avenoso

Continua la mini antologia La voce dei poeti, poesie inedite scritte in questi travagliati giorni. La “voce”, questa volta, è quella del poeta lucano Antonio Avenoso.

A volte

A volte, nessuno crede nella propria vita.

Come una carezza virtuale

i bambini disegnano aquiloni

canticchiano canzoni.

Passerà anche questo giorno

come una lacrima cadrà

in attesa dell’avvento

e tutti riprenderemo ad ascoltare il vento.

Antonio Avenoso (Inedito)

Mi piacere sottolineare che questa poesia nell’apparente veste prosastica, denuncia un interessante gioco d’armonici ritmi dati dall’accorto uso di rime baciate (aquiloni/canzoni vv3-4), (avvento/vento vv.7-8); una rima al mezzo (disegnano/canticchiano vv 3-4). Vibrante intensità positiva, poi, nella scelta delle voci verbali usate: disegnare aquiloni, canticchiare canzoni, riprendere e poi ascoltare, esse sanno regalare alla poesia un soffio di levità, scelta quanto mai felice in questi giorni che sembra mancare a tutti noi l’area vitale, il respiro. Giorni terribili e dolorosi che diventano nella trasfigurazione poetica nei versi di Avenoso, l’occasione per una profonda riflessione sull’uomo, le sue scelte, i suoi errori, le sue presunte certezze. Tutto è in discussione come in tante altre volte quando “nessuno crede nella propria vita” spinti dal credere che sia vita ciò che ha solo parvenza di vita. Questi giorni sembrano non avere più respiro, tutto è immobile, tutto è sospeso, solo, ahimè il dolore e la morte sembrano aver cittadinanza attiva. Ma gli aquiloni e le canzoni dei bambini non si arrendono, vibrano e volano insieme nell’aria con la forza di una “carezza virtuale”. Non è questo che solo un lungo incredibile momento di una sola unica lacrima, come unico è l’uomo ma frutto d’un irripetibile insieme, che vibrerà in attesa della nuova rinascita, che sarà come musica portata da un dolce vento che annunzierà la fine dei giorni del dolore e l’inizio di aurea ritornata respirabile e serena.

Antonio Avenoso (Melfi 1954) è poeta, operatore culturale. Dal suo primo libro di versi “Metamorfosi” del 1977 a oggi, ha pubblicato circa venticinque libri. Tanti anche i premi e i riconoscimenti. Amico non solo di poeti, ma anche di pittori, si occupa anche di critica artistica. Ha firmato per la Rai due sceneggiature: su Orazio e su Federico II di Svevia.