cultura & sociale
redazione | 16 Settembre, 2026
Salerno. Nomina Papale: eccellenza e lustro per la nostra Chiesa diocesana.
La decisione di Papa Leone eleva il Vescovo Ausiliare Mons. Raimo alla guida della Diocesi di Terni-Narni-Amelia. La gratitudine e la gioia dell’Arcivescovo Bellandi e dell’intera comunità salernitana.
In concomitanza con la pubblicazione del Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, avvenuta questa mattina, 15 settembre 2026, alle ore 12, presso il Salone degli Stemmi di Palazzo Arcivescovile, è stata resa nota la decisione di Sua Santità Papa Leone di elevare il Vescovo Ausiliare di Salerno-Campagna-Acerno, S.E. Mons. Alfonso Raimo, a nuovo Vescovo della Diocesi di Terni-Narni-Amelia. Tale elezione rappresenta un atto di squisita benevolenza e straordinaria attenzione che la Santa Sede ha voluto riservare alla nostra comunità diocesana. Chiamando un Pastore stimato a guidare una nuova porzione del popolo di Dio, il Santo Padre riconosce e valorizza la fecondità del cammino spirituale e pastorale espresso dalla Chiesa salernitana.
L’Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, S.E. Mons. Andrea Bellandi, appresa la decisione del Sommo Pontefice, ha espresso la sua più viva e paterna soddisfazione. Fu proprio l’Ordinario diocesano a volere fortemente Mons. Raimo al suo fianco come principale collaboratore, condividendo con lui in questi anni le fatiche, le gioie e le speranze del governo pastorale. “In questo momento il mio animo è attraversato da sentimenti contrastanti. Da una parte un senso di orgoglio e gratitudine per il fatto che un figlio di questa Chiesa salernitana – Mons. Raimo, prima sacerdote diocesano e poi, dalla primavera del 2024, Vescovo ausiliare di questa stessa Chiesa – sia stato scelto dal Santo Padre per reggere la Diocesi di Terni-Narni-Amelia, Sede vescovile immediatamente soggetta alla Santa Sede, le origini delle cui rispettive sedi risalgono ai primi secoli dell’era cristiana, sedi che successivamente, dal 1986, sono state pienamente unite assumendo l’attuale denominazione. – ha esordito nel suo saluto l’Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, S.E. Monsignor Andrea Bellandi– A tali sentimenti gioiosi, tuttavia, si accompagna ugualmente una venatura di tristezza e anche, perché no, un senso di lieve preoccupazione, in quanto don Alfonso ha rappresentato per me, in questi anni, una sapiente e affidabile figura di collaboratore sempre disponibile, capace di sostenere con me – in qualità di Vicario generale dal giugno del 2020 e, quindi, anche come Vescovo Ausiliare dal giugno 2024 – il peso e la responsabilità della conduzione della nostra Arcidiocesi. Con quel suo tratto umano incline alla semplicità e ad una cordialità vera, mai affettata, oltre che con la sua profonda saggezza, unita ad una lunga esperienza da Parroco, mons. Raimo è stato per me un punto di riferimento sicuro e anche una guida per conoscere meglio il territorio salernitano e la storia della nostra grande e insigne Arcidiocesi, cercando sempre di intessere rapporti, sia all’interno del clero che fra l’intero popolo di Dio, che fossero all’insegna del dialogo, della collaborazione reciproca e di uno slancio pastorale adatto ai tempi attuali. Ha anche dato forte impulso al dialogo con le altre confessioni religiose, fondando la Scuola di Dialogo Interreligioso e Interculturale, di cui è attualmente il Presidente”.
“Caro don Alfonso, sicuramente il tuo dire di sì alla richiesta del Santo Padre di assumere la guida di una nuova Diocesi in terra umbra, non sarà stato umanamente facile; il tuo radicamento storico, ma anche ecclesiale, in questo territorio avrebbe potuto costituire un’obiezione a dar seguito a quanto ti veniva richiesto. Ma ha prevalso in te la consapevolezza – come abbiamo letto nella epistola di San Paolo domenica scorsa – di essere del Signore, e quindi la certezza che è Lui a guidare la nostra vita attraverso anche quella realtà così concreta che è la Chiesa, la cui guida suprema ed autorevole è il Santo Padre. Così hai nuovamente deciso di consegnare la tua vita al disegno misterioso di Dio, offrendoci ancora un ulteriore esempio di dedizione e di obbedienza ecclesiale, del quale ti ringraziamo e dal quale poter anche noi imparare. Grazie caro don Alfonso: ti accompagniamo con il nostro affetto e la nostra preghiera, assicurandoti che ti considereremo sempre un figlio di questa Chiesa e che qui troverai sempre amici che ti accoglieranno con gioia ogniqualvolta avrai la possibilità di ritornare”, ha concluso S.E. Monsignor Bellandi, rivolgendosi a S.E. Monsignor Raimo.
L’intera comunità diocesana si unisce alla gioia e all’orgoglio del suo Pastore, esprimendo al Vescovo eletto Mons. Raimo i più fervidi auguri, accompagnandolo sin d’ora con l’affetto e la preghiera nel suo nuovo ministero apostolico.
Il saluto di S.E. Monsignor Alfonso Raimo alla Chiesa Salernitana:
“Carissimi fratelli e sorelle,
ci sono momenti nei quali le parole sembrano non bastare a contenere ciò che si porta nel cuore. Questo è per me uno di quei momenti. La notizia della chiamata a servire come Vescovo la Chiesa di Terni-Narni-Amelia apre davanti a me una strada nuova, che accolgo con fede e con quella disponibilità che ho cercato di vivere fin dal giorno in cui ho consegnato la mia vita al Signore. Ma questa chiamata porta con sé anche un distacco. E il distacco, quando riguarda persone, luoghi e affetti che hanno accompagnato un’intera esistenza, non può essere indolore.
Lascio, infatti, non semplicemente una diocesi nella quale ho esercitato il ministero. Lascio la mia Chiesa, la Chiesa nella quale sono nato alla fede, nella quale sono cresciuto, nella quale il Signore mi ha fatto intuire la sua chiamata e mi ha preparato al sacerdozio. È questa la terra nella quale ho ricevuto l’ordinazione presbiterale e nella quale, per trentaquattro anni, ho avuto la grazia di essere parroco. È qui che ho imparato, giorno dopo giorno, cosa significhi essere prete, condividendo la fede, le gioie, le speranze, le fatiche e talvolta anche le lacrime della nostra gente. Ed è ancora in questa Chiesa che, negli ultimi due anni, il Signore mi ha chiesto di servire in un modo che non avrei mai immaginato, chiamandomi all’episcopato e affidandomi il ministero di Vescovo ausiliare. Per questo partire costa. Sarebbe poco vero dire il contrario. Eppure, dentro questa fatica, sento una pace profonda. È la pace che nasce dalla consapevolezza di non aver scelto io questa strada. Ancora una volta mi viene chiesto di fidarmi. Ancora una volta il Signore mi precede e mi conduce dove forse io non avrei pensato di andare.
Conosco bene la mia povertà. Conosco i miei limiti, le mie fragilità, le tante cose che avrei potuto fare meglio e quelle che non sono riuscito a fare. E proprio per questo la nuova chiamata che mi raggiunge non riesco a leggerla come un riconoscimento, ma come un nuovo segno della misericordia di Dio. Il Signore conosce la povertà dei suoi servi e, nonostante essa, continua a fidarsi di loro. Questa consapevolezza mi commuove e, nello stesso tempo, mi fa sentire ancora più forte il bisogno di affidarmi a Lui. Il primo pensiero di gratitudine va al nostro Arcivescovo, mons. Andrea Bellandi. A lui devo molto. Mi ha chiamato accanto a sé prima come Vicario generale e successivamente mi ha voluto come suo Vescovo ausiliare. In questi anni mi ha concesso una fiducia che ho sempre avvertito come un dono e una responsabilità. Grazie, Eccellenza, per la fraternità, per la fiducia e per il cammino condiviso al servizio di questa Chiesa.
In questo momento sento anche il bisogno di chiedere perdono. Avrei desiderato poterla coadiuvare di più e meglio. Non sempre ne sono stato capace. Se qualche mia mancanza, qualche limite personale o qualche scelta non le hanno consentito di trovare in me quell’aiuto e quella vicinanza che avrebbe avuto diritto di attendersi dal suo Vicario generale prima e dal suo Vescovo ausiliare poi, gliene chiedo sinceramente perdono. Porto con me la gratitudine per ciò che abbiamo condiviso e il bene ricevuto. Un pensiero particolarmente caro va a voi, fratelli presbiteri. Con molti di voi ho condiviso lunghi anni di ministero. Prima ancora di essere vostro Vicario generale e vostro Vescovo ausiliare, sono stato e rimango vostro confratello. Abbiamo servito lo stesso popolo, celebrato la stessa Eucaristia, conosciuto le stesse fatiche e condiviso la passione per questa nostra Chiesa.
Se nell’esercizio dei compiti che mi sono stati affidati non sono riuscito sempre ad ascoltarvi come avrei dovuto, se non ho saputo comprendere fino in fondo una vostra fatica, se qualcuno non si è sentito sufficientemente accolto, accompagnato o sostenuto, vi chiedo perdono. Non è mai venuto meno il desiderio di camminare insieme. Ma so che il desiderio, qualche volta, non basta e che anche le intenzioni migliori devono fare i conti con i nostri limiti. Vi ringrazio per quello che mi avete insegnato, per la vostra fraternità, per il servizio spesso silenzioso che ogni giorno rendete alle comunità che vi sono affidate. Vi porto con me nella preghiera e nell’affetto fraterno. Come potrei poi non ricordare le comunità parrocchiali che il Signore mi ha affidato durante i lunghi anni del mio ministero sacerdotale? Non siete state per me semplicemente comunità da guidare. Siete state famiglia. Con voi sono cresciuto anch’io. Ho battezzato i vostri figli, accompagnato tanti ragazzi e giovani nei sacramenti e nelle scelte della vita, benedetto l’amore di tante famiglie, visitato gli ammalati, condiviso il dolore per la morte delle persone care. Abbiamo pregato, lavorato, sperato, qualche volta sofferto. Abbiamo sperimentato insieme quanto sia bello, pur dentro tutte le nostre fragilità, essere comunità cristiana. Se sono diventato il prete che sono, lo devo anche a voi. Porto nel cuore volti, storie, incontri, gesti semplici che difficilmente potranno essere raccontati ma che appartengono ormai alla mia vita. Vi ringrazio perché mi avete voluto bene, perché avete avuto pazienza con i miei limiti e perché mi avete fatto sperimentare la gioia della comunione fraterna. Il mio grazie si estende a tutta la Chiesa di Salerno-Campagna-Acerno: ai diaconi, ai consacrati e alle consacrate, ai seminaristi, alle famiglie, ai giovani, ai bambini, agli anziani, agli ammalati, alle associazioni, ai movimenti e alle aggregazioni ecclesiali, a quanti, in modi diversi e spesso nascosti, rendono viva ogni giorno questa nostra Chiesa. Non posso nominare tutti. Ma posso dire a tutti: grazie. In questo momento comprendo ancora di più che nella Chiesa nessuno appartiene a se stesso e nessuno è mandato per se stesso. Siamo del Signore. È Lui che chiama, è Lui che manda, è Lui che qualche volta domanda di lasciare ciò che amiamo per imparare ad amare ancora, in un luogo diverso e tra volti che ancora non conosciamo. Parto per Terni-Narni-Amelia senza sentirmi meno figlio di questa terra e di questa Chiesa. Le radici non si recidono con una partenza. Si portano con sé. Porterò con me Salerno, Campagna e Acerno. Porterò le parrocchie nelle quali ho servito, i sacerdoti con i quali ho condiviso il ministero, le persone che il Signore ha posto sulla mia strada. Porterò con me ciò che questa Chiesa mi ha dato e anche ciò che, attraverso le mie povertà, mi ha insegnato. Vado incontro alla Chiesa di Terni-Narni-Amelia con rispetto e con trepidazione. Non so ancora quali volti incontrerò, quali strade il Signore mi chiederà di percorrere, quali gioie e quali fatiche mi attendano. So soltanto che anche lì troverò una porzione del popolo di Dio da amare e servire. E desidero andarvi senza riserve, con cuore libero, perché quella Chiesa possa diventare davvero la Chiesa alla quale donare, da oggi, la mia vita. A voi chiedo una cosa semplice: pregate per me”.
Biografia S.E. Monsignor Alfonso Raimo
Nato a Calabritto (AV) il 02.07.1959, ordinato sacerdote da mons. Guerino Grimaldi e incardinato nell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno il 18/03/1990. Dal 1998 al 2011 è stato Parroco in solidum nella Parrocchia SS. Martino e Quirico in Lancusi di Fisciano. Dal 2011 al 2015 è stato Parroco nella parrocchia S. Maria del Carmine e S. Eustachio in S. Francesco in Eboli e successivamente, sempre ad Eboli, dal 2015 al 2024 Parroco della parrocchia di San Bartolomeo Apostolo. Sempre ad Eboli, Mons. Raimo è stato anche Cappellano dell’Istituto a Custodia Attenuata (ICATT) dal 2011 al 2019. Nel giugno del 2020 è stato nominato, dall’attuale Arcivescovo Bellandi, Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno e quindi membro del Collegio dei Consultori e del Consiglio Pastorale diocesano per il quinquennio 2021-2026. Il 30 aprile 2024 ha ricevuto da Papa Francesco la nomina a Vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno e contestualmente quella di Vescovo titolare di Termini Imerese. Il 1º giugno successivo ha ricevuto l’ordinazione episcopale, nella Cattedrale di Salerno dall’Arcivescovo Andrea Bellandi, co-consacranti l’Arcivescovo Pasquale Cascio e il Vescovo Antonio De Luca. Come motto episcopale ha scelto Spes autem non confundit.
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Antonio Donadio | 18 Agosto, 2026
Novanta anni fa veniva assassinato il grande poeta spagnolo Federico Garcia Lorca
Nel doloroso ricordo dell’infame assassinio di Federico Garcia Lorca avvenuto il 18/ 19 agosto del 1936 all’ indomani dello scoppio della Guerra Civile in Spagna, questi miei “antichi” versi Lamento per Federico (da Poeti sotto il cielo di Napoli a cura di Jolanda Capriglione, Università di Napoli, 1994).
Lamento per Federico
Pagina di neve insanguinata morente
indifesa alla mano rapida
nel colpo finale all’ombra lunga di lunghe
cattedrali d’occidente: muto tu ancora fino
all’orizzonte di mediterranee armonie gelate.
Spia lacrime amore su musi aguzzi
increduli
a las cinco de la tarde,
stretta pietà innocente
dal capo reclinato nel sacrilego gesto applaudito.
Donami il cuore non dimenticarlo
sulla lama traditrice di Toledo imperiosa,
colorami gli occhi colora i tuoi versi:
rosso rosso melagrano sfuggito alla rossa
bocca di fanciulla nel bacio, bianco
incredulo sguardo della morte derisa, verde
ricordi? sogno d’antica giovinezza
mai domata nello slancio frenato.
Stanotte verrai trainato da torelli in amore
in festosa parata nell’arena grande tacita.
Spade d’antico lungo spiagge d’oriente
marciranno nella sabbia sepolte
all’approdo dell’umano giorno.
Antonio Donadio
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redazione | 18 Giugno, 2026
Comune di Baronissi (SA): «Inaugurazione di Casa della Cultura con la presenza dello scrittore Diego De Silva venerdì 19 giugno 2026».
Il nuovo centro polivalente per la promozione culturale è finalmente attivo e a disposizione di cittadini, famiglie e associazioni, con l’obiettivo di favorire socialità e accesso al sapere. La Casa della Cultura ospiterà attività culturali e ludico-ricreative, presentazioni di libri e la nuova biblioteca dei bambini.
È pronta a spalancare le sue porte la Casa della Cultura di Baronissi, il nuovo centro polivalente dedicato alla promozione dell’educazione, delle arti, della socialità e del confronto con artisti e autori. Il taglio del nastro è in programma venerdì 19 giugno 2026 alle ore 18.30 con un testimonial d’eccezione, lo scrittore, giornalista e sceneggiatore Diego De Silva. Il polo culturale, ubicato nell’ex Casa Cantoniera in via Garibaldi, entra ora pienamente in funzione, favorendo aggregazione, inclusione e accesso al sapere, con attività aperte a tutta la cittadinanza.
«Siamo molto orgogliosi di poter accogliere Diego De Silva in occasione dell’inaugurazione della Casa della Cultura. Una personalità letteraria, espressione della nostra terra e del Sud, riconosciuto per il valore della sua scrittura, da cui sono nate anche importanti sceneggiature e serie tv. È un onore averlo con noi in un momento così simbolico per la nostra comunità che crede nel valore dell’arte e della bellezza – sottolinea la Sindaca Anna Petta – Investire sulla cultura e sull’educazione significa investire sul futuro, sui giovani, creare modelli di riferimento per una crescita sana e armoniosa. I giovani sono il nostro futuro e continueremo a investire su di loro per creare una società più giusta, inclusiva e libera da ogni forma di oppressione, in cui sentano davvero di poter realizzare il proprio progetto di vita. Casa della Cultura sarà, inoltre, un nuovo spazio di aggregazione aperto a tutta la cittadinanza, con iniziative trasversali a tutte le fasce d’età».
La Consigliera comunale Rubina Melchiorre: «Fin dall’insediamento della nostra amministrazione abbiamo lavorato per rendere la Casa della Cultura finalmente attiva e pienamente fruibile, con l’obiettivo di arricchirla di contenuti e opportunità. Grande attenzione è stata riservata ai bambini: sarà infatti allestita una stanza a loro dedicata, con una biblioteca composta da numerosi volumi nuovi, acquistati appositamente per l’infanzia. Sono previsti momenti di lettura di fiabe, attività di teatralizzazione dei testi, incontri con autori dedicati ai più piccoli e iniziative per avvicinare i bambini alla lettura. Inoltre, si lavorerà per offrire occasioni in cui possano imparare giocando, anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie digitali», sottolinea la Consigliera comunale con incarico alla promozione della Casa della Cultura Rubina Melchiorre.
Al taglio del nastro seguirà l’incontro con Diego De Silva, dedicato al suo rapporto con la cultura e alla sua intensa produzione letteraria. Dai romanzi che hanno per protagonista Vincenzo Malinconico è stata tratta anche la fortunata serie tv, prodotta e trasmessa da Rai1, di cui sono in corso le riprese della nuova stagione. L’evento inaugurale si concluderà con un aperitivo di benvenuto sulla terrazza della Casa della Cultura, che ospiterà attività culturali e ludico-ricreative, presentazioni di libri e uno spazio studio con la nuova biblioteca dei bambini.
«“Un’architettura di sapere, una casa per la comunità” è il claim che accompagna la Casa della Cultura, che rappresenta anche un’opera di rigenerazione urbana realizzata nella vecchia Casa Cantoniera, di cui restano tracce nel colore rosso pompeiano degli esterni. La ristrutturazione è stata finanziata nell’ambito della Strategia di sviluppo locale (SSL) sostenuta dal PSR Campania. Si tratta di un polo socio-culturale che si inserisce nella moderna visione di sviluppo della città, sempre più attrattiva e funzionale, in cui innovazione e patrimonio storico dialogano creando connessioni. Il centro, già arredato e immediatamente operativo, sarà gestito direttamente dal Comune. Un edificio storico, un tempo affidato ai cantonieri responsabili della manutenzione ferroviaria, che oggi ritorna a nuova vita come bene pubblico della città di Baronissi, in una veste rinnovata e come spazio di dialogo e crescita per la comunità», conclude la Sindaca Anna Petta.
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Antonio Donadio | 21 Maggio, 2026
Appuntamento con la Poesia del Novecento Italiano. La Poesia Pura: Giuseppe Ungaretti.
Venerdì 22 c.m. ore 17,45 Spazio civico Rina Sara Virgillito- via Rocca, 5 – Città Alta, a cura dell’ Associazione Lettura & Cultura.
Nel corso della serata si parlerà del grande Giuseppe Ungaretti e a farlo sarà il prof. Antonio Donadio poeta e critico letterario che da quasi trent’anni ha scelto Bergamo come sua seconda Città, lui nativo di Cava de’ Tirreni, porta della splendida costiera amalfitana. Il professore, già docente nei nostri licei Lussana e Secco Suardo, tratterà, in special modo, della nascita di quella corrente letteraria che va sotto il nome di Poesia Pura o anche Poesia del frammento e che ha in Ungaretti l’esponente principale con l’opera prima “Il porto sepolto” (1916) nata nell’ inferno della Prima Guerra Mondiale che vide il giovane poeta in trincea sul Carso. Attraverso l’analisi di alcune liriche, in primis l’arcinota ”M’illumino d’immenso”, si percorreranno gli elementi primari della Sua cifra poetica con riferimenti all’intera produzione. Non mancherà qualche accenno a salienti episodi della vita come la dolorosa immatura morte del figlio di soli 9 anni o alla riconquistata Fede avvenuta dopo un pellegrinaggio al Monastero di Subiaco.
Associazione Lettura & Cultura
Comune di Bergamo
Sistema Bibliotecario Urbano
Biblioteca Gianandrea Gavazzeni
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redazione | 12 Maggio, 2026
Cava de’ Tirreni (SA). Presentato il Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea.
Ha riscosso grandi apprezzamenti, testimoniati dalla numerosa e qualificata presenza, la “Preview del Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea” ospitato all’interno del Palazzo della Cultura “Tommaso Avagliano”, al Centro Storico Borgo Grande di Cava de’ Tirreni, che si è svolta nel pomeriggio di lunedì 11 maggio, riservata alla stampa agli operatori del settore, artisti e istituzioni.
«Il Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea rappresenta per Cava de’ Tirreni un momento di particolare valore simbolico e culturale – afferma il Sindaco Vincenzo Servalli – Con questo nuovo spazio, la città rinnova e proietta in una dimensione contemporanea e internazionale una tradizione antica, profondamente radicata nella sua storia e nella sua identità, riaffermando il ruolo che la ceramica ha avuto nei secoli come linguaggio artistico, artigianale e come leva di sviluppo culturale, turistico ed economico».
Ad illustrare ai partecipanti il nuovo Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea, sono stati il prof. Massimo Bignardi, che ha curato il progetto scientifico con François Burkhardt, l’arch. Diego Granese che ha curato l’allestimento, Lucio Rubano Vicepresidente dell’AiCC (Associazione Italiana Città della Ceramica) e Maria Rosaria Perdicaro, storica ceramista cavese e promotrice del Museo.
«Con l’istituzione del Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea il Comune di Cava de’ Tirreni ha dato vita ad un’istituzione museale unica nell’intero panorama dell’Italia meridionale – afferma il prof. Massimo Bignardi, già docente di Storia dell’Arte contemporanea e di Arte ambientale e architettura del paesaggio – la creazione di una struttura culturale che ha una potenziale capacità di farsi volano di una effettiva promozione della tradizione ceramica propria delle aziende attive nella Città di Cava de’ Tirreni e del comparto salernitano, rivolta sin dagli anni cinquanta all’arredo di design d’interni e si candida ad essere un primo fondo interregionale dell’intera area meridionale, documentando e promuovendo la produzione ceramica d’arte contemporanea, di design industriale, degli artisti e artiste designers che hanno operato sia nelle aziende a carattere artigianale, sia nelle industrie del settore, rigenerando e rinnovando la millenaria tradizione».
Il Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea si estende su una superficie di circa 700 mq ed è suddiviso in undici sale che accolgono sia spaccati monografici, tra questi la sala dedicata ai tre grandi pannelli ceramici del ciclo “Della vita” di Alvaro Siza, unico esempio nei musei europei, sia manufatti che, singolarmente, documentano il rapporto di diversi artisti del territorio regionale con la ceramica. Il percorso espositivo si snoda in un susseguirsi di ambienti in cui ogni elemento, dalla disposizione delle opere alla scelta cromatica delle superfici, è studiato per creare un equilibrio tra innovazione e radici storiche.
«L’allestimento del Museo è stato pensato come un viaggio evocativo, in cui l’argilla, la cenere e il carbone non sono solo materiali, ma simboli di trasformazione e memoria – afferma l’architetto e designer Diego Granese – Il progetto si distingue per il suo carattere contemporaneo, in grado di esaltare la profondità materica delle opere attraverso un dialogo continuo tra luce, superfici e volumi. L’architettura degli spazi, pur essenziale e rigorosa, accoglie il visitatore in un abbraccio fatto di colori caldi, superfici vibranti e dettagli che rimandano alla storia millenaria della ceramica mediterranea. Le sale espositive accolgono installazioni progettate per enfatizzare la relazione tra opera e spazio. Boiserie moderne, teche retroilluminate e supporti espositivi dalle linee minimali diventano parte integrante di un allestimento in cui ogni dettaglio è pensato per garantire una fruizione immersiva ed emozionale. Il Museo è un organismo vivo, in grado di trasformarsi nel tempo, accogliendo nuove mostre e sperimentazioni che arricchiscono costantemente il dialogo tra passato e presente».
MCCM è stato realizzato con il fondi del Programma Integrato Città Sostenibili – POR Campania FESR 2014/2020, per un importo di circa 563mila euro. Nel 2018, la prima fase dei Pics si è articolata in 11 interventi: ristrutturazione del Castello di Sant’Adiutore; ristrutturazione Eremo di San Martino; Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea; rivalorizzazione Parco di Diecimare; realizzazione dei Parchi inclusivi alle frazioni San Pietro e Santa Lucia; rigenerazione e valorizzazione dell’ ex Asilo di mendicità in struttura socio assistenziale; completamento Teatro “Luca Barba”; Museo multimediale della Longobardia meridionale; Centro multidisciplinare S.G.A.M; app “Cava è” per la promozione digitale; per un finanziamento complessivo pari a € 11.197.384,56, individuati dall’Amministrazione Servalli, su progettualità dell’Assessore all’urbanistica Giovanna Minieri, successivamente, nel 2023 il Programma è stato ulteriormente finanziato oltre 8 milioni di euro ed ampliato con ulteriori 5 interventi, raggiungendo un valore complessivo superiore ai 19 milioni di euro che sono stati portati a compimento nella seconda consiliatura seguiti della Consigliera delegata ai Pics Anna Padovano Sorrentino.
«Il Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea rappresenta un’opportunità per tutta la nostra rete – afferma Lucio Rubano, vice Presidente dell’Associazione Italiana Città della Ceramica – La forza dell’AiCC è quella di mettere insieme realtà diverse; in questo sistema, il museo di Cava de’ Tirreni può portare il contributo specifico della progettazione e della proiezione verso l’esterno. Immagino una collaborazione concreta: mostre condivise che coinvolgano più territori e progetti europei dove il tema della ceramica contemporanea mediterranea diventi un elemento forte di connessione. È uno scambio reciproco: il museo arricchisce la rete e la rete AiCC offre al museo un patrimonio di competenze e relazioni per radicarlo nel sistema nazionale ed internazionale».
Nelle prossime settimane sarà pubblicato un bando pubblico che disciplinerà l’affidamento e la gestione del Museo, con l’obiettivo di assicurare una governance qualificata e una programmazione culturale stabile e di respiro nazionale.
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