cultura & sociale

 

Cava de’ Tirreni (SA). Presentato il Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea.

Ha riscosso grandi apprezzamenti, testimoniati dalla numerosa e qualificata presenza, la “Preview del Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea” ospitato all’interno del Palazzo della Cultura “Tommaso Avagliano”, al Centro Storico Borgo Grande di Cava de’ Tirreni, che si è svolta nel  pomeriggio di lunedì 11 maggio, riservata alla stampa agli operatori del settore, artisti e istituzioni.

«Il Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea rappresenta per Cava de’ Tirreni un momento di particolare valore simbolico e culturale – afferma il Sindaco Vincenzo Servalli –  Con questo nuovo spazio, la città rinnova e proietta in una dimensione contemporanea e internazionale una tradizione antica, profondamente radicata nella sua storia e nella sua identità, riaffermando il ruolo che la ceramica ha avuto nei secoli come linguaggio artistico, artigianale e come leva di sviluppo culturale, turistico ed economico».

Ad illustrare ai partecipanti il nuovo Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea, sono stati il prof. Massimo Bignardi, che ha curato il progetto scientifico con François Burkhardt, l’arch. Diego Granese che ha curato l’allestimento, Lucio Rubano Vicepresidente dell’AiCC (Associazione Italiana Città della Ceramica) e Maria Rosaria Perdicaro, storica ceramista cavese e promotrice del Museo.

«Con l’istituzione del Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea il Comune di Cava de’ Tirreni ha dato vita ad un’istituzione museale unica nell’intero panorama dell’Italia meridionale – afferma il prof. Massimo Bignardi, già docente di Storia dell’Arte contemporanea e di Arte ambientale e architettura del paesaggio – la creazione di una struttura culturale che ha una potenziale capacità di farsi volano di una effettiva promozione della tradizione ceramica propria delle aziende attive nella Città di Cava de’ Tirreni e del comparto salernitano, rivolta sin dagli anni cinquanta all’arredo di design d’interni e si candida ad essere un primo fondo interregionale dell’intera area meridionale, documentando e promuovendo la produzione ceramica d’arte contemporanea, di design industriale, degli artisti e artiste designers che hanno operato sia nelle aziende a carattere artigianale, sia nelle industrie del settore, rigenerando e rinnovando la millenaria tradizione».

Il Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea si estende su una superficie di circa 700 mq ed è suddiviso in undici sale che accolgono sia spaccati monografici, tra questi la sala dedicata ai tre grandi pannelli ceramici del ciclo “Della vita” di Alvaro Siza, unico esempio nei musei europei, sia manufatti che, singolarmente, documentano il rapporto di diversi artisti del territorio regionale con la ceramica. Il percorso espositivo si snoda in un susseguirsi di ambienti in cui ogni elemento, dalla disposizione delle opere alla scelta cromatica delle superfici, è studiato per creare un equilibrio tra innovazione e radici storiche. 

«L’allestimento del Museo è stato pensato come un viaggio evocativo, in cui l’argilla, la cenere e il carbone non sono solo materiali, ma simboli di trasformazione e memoria – afferma l’architetto e designer Diego GraneseIl progetto si distingue per il suo carattere contemporaneo, in grado di esaltare la profondità materica delle opere attraverso un dialogo continuo tra luce, superfici e volumi. L’architettura degli spazi, pur essenziale e rigorosa, accoglie il visitatore in un abbraccio fatto di colori caldi, superfici vibranti e dettagli che rimandano alla storia millenaria della ceramica mediterranea. Le sale espositive accolgono installazioni progettate per enfatizzare la relazione tra opera e spazio. Boiserie moderne, teche retroilluminate e supporti espositivi dalle linee minimali diventano parte integrante di un allestimento in cui ogni dettaglio è pensato per garantire una fruizione immersiva ed emozionale. Il Museo è un organismo vivo, in grado di trasformarsi nel tempo, accogliendo nuove mostre e sperimentazioni che arricchiscono costantemente il dialogo tra passato e presente».

MCCM è stato realizzato con il fondi del Programma Integrato Città Sostenibili – POR Campania FESR 2014/2020, per un importo di  circa 563mila euro.  Nel 2018, la prima fase dei Pics si è articolata in 11 interventi: ristrutturazione del Castello di Sant’Adiutore; ristrutturazione Eremo di San Martino; Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea; rivalorizzazione Parco di Diecimare; realizzazione dei Parchi inclusivi alle frazioni San Pietro e Santa Lucia; rigenerazione e valorizzazione dell’ ex Asilo di mendicità in struttura socio assistenziale; completamento Teatro “Luca Barba”; Museo multimediale della Longobardia meridionale; Centro multidisciplinare S.G.A.M; app “Cava è” per la promozione digitale; per un finanziamento complessivo pari a € 11.197.384,56,  individuati dall’Amministrazione Servalli, su progettualità dell’Assessore all’urbanistica  Giovanna Minieri, successivamente, nel 2023 il Programma è stato ulteriormente finanziato oltre 8 milioni di euro ed ampliato con ulteriori 5 interventi, raggiungendo un valore complessivo superiore ai 19 milioni di euro che sono stati portati a compimento nella seconda consiliatura seguiti della Consigliera delegata ai Pics Anna Padovano Sorrentino.

«Il Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea rappresenta un’opportunità per tutta la nostra rete – afferma Lucio Rubano, vice Presidente dell’Associazione Italiana Città della Ceramica – La forza dell’AiCC è quella di mettere insieme realtà diverse; in questo sistema, il museo di Cava de’ Tirreni può portare il contributo specifico della progettazione e della proiezione verso l’esterno. Immagino una collaborazione concreta: mostre condivise che coinvolgano più territori e progetti europei dove il tema della ceramica contemporanea mediterranea diventi un elemento forte di connessione. È uno scambio reciproco: il museo arricchisce la rete e la rete AiCC offre al museo un patrimonio di competenze e relazioni per radicarlo nel sistema nazionale ed internazionale».

Nelle prossime settimane sarà pubblicato un bando pubblico che disciplinerà l’affidamento e la gestione del Museo, con l’obiettivo di assicurare una governance qualificata e una programmazione culturale stabile e di respiro nazionale.

L’anima di Amalfi tra i vicoli di Salerno: cronaca di un incontro oltre il tempo.

Il Centro Studi S. de Renzi riavvolge il nastro della storia con il Prof. Giuseppe Gargano.


“Il mistero sulle origini degli Atrianenses viene finalmente svelato. La rivisitazione storica della loro colonia a Salerno chiarisce in modo sorprendente il loro contributo marinaro e mercantile al successo dell'”hyppocratica et opulenta civitas” tra X e XI secolo”. Con queste parole il Prof. Giuseppe Gargano ha rivelato che esistono rotte che non passano per il mare ma attraversano i secoli per arrivare intatte fino a noi.

Ieri sera quella rotta ha condotto il pubblico del Centro Studi S. de Renzi direttamente nel cuore pulsante della Salerno medievale. Tra le mura del CVS Sodalis, in occasione de “I Giovedì con l’esperto” non si è parlato solo di storia: si è dato un nome e un volto a quel legame che, da oltre mille anni, cuce insieme la pietra grigia del capoluogo ai riflessi turchesi di Amalfi e Atrani.

Il Prof. Giuseppe Gargano, con il carisma di chi la storia non solo la studia ma la vive, ha trasformato la sua relazione in un’indagine emotiva. L’incontro, intitolato “Il primo insediamento degli amalfitano-atranesi a Salerno”, si è rivelato molto più di una ricostruzione storica. È stata la riscoperta di un’integrazione silenziosa ma potente: quella di una comunità, quella costiera, che secoli fa scelse Salerno non solo come porto, ma come casa. Tra le pieghe del Medioevo sono emersi legami invisibili che ancora oggi tengono uniti i vicoli del capoluogo ai sentieri a picco sul mare della Costiera.

“Con questo incontro abbiamo superato la semplice cronologia dei fatti per toccare le corde dell’identità – ha sottolineato il dottor Efrem Piermatteo, presidente del Centro Studi S. de Renzi – Salerno e la Costiera non sono territori separati, ma rami dello stesso albero: riscoprire l’insediamento amalfitano-atranese significa capire che la nostra città è stata, ed è tuttora, un crocevia di storie e di destini comuni. La presenza del Prof. Gargano ci ha permesso di restituire alla cittadinanza un pezzo della propria anima, ricordandoci che le nostre radici affondano in un mare che non divide, ma unisce”. “Il nostro obiettivo – ha aggiunto il dottor Raffaele Galano, vicepresidente del Centro Studi S. de Renzi – è trasformare la ricerca storica in memoria viva. Spesso camminiamo tra i vicoli del centro storico senza accorgerci delle tracce lasciate da chi, secoli fa, scelse Salerno per costruire un futuro, portando con sé la sapienza e il prestigio di Amalfi e Atrani. ‘I Giovedì con l’esperto’ nascono proprio per questo: per offrire ai salernitani una bussola culturale che permetta di guardare al nostro passato con orgoglio e consapevolezza, valorizzando quel legame indissolubile che ci rende unici nel panorama mediterraneo”.

Il racconto ha fatto vibrare quel “filo d’acciaio” che unisce i vicoli del centro storico ai sentieri a picco sul mare. I partecipanti hanno potuto riscoprire un’eredità che è ancora lì, tra i portoni antichi e le piazze del Corso, testimonianza di una fratellanza che il tempo non ha potuto sbiadire.

Con questa iniziativa, il Centro Studi S. de Renzi ha dimostrato che guardare indietro non è un esercizio di nostalgia, ma l’unico modo per comprendere la bellezza del nostro presente. La serata si è chiusa nel segno dell’appartenenza: la consapevolezza che, in fondo, Salerno e la Costa d’Amalfi sono due anime che respirano all’unisono nello stesso corpo.

La serata si è chiusa con la consapevolezza che la bellezza di Salerno risiede proprio in questa sua capacità di essere custode di storie altrui che sono diventate proprie. Un appuntamento che ha lasciato nel pubblico non solo nuove nozioni, ma un senso profondo di appartenenza a un’eredità che continua a vibrare tra la città e la costa.

La storia, per una notte, ha smesso di essere passato per farsi emozione presente.

Lara Adinolfi

Cava de’ Tirreni (SA). Al via il Concorso “Una Torre per la Pace”. Dai banchi di scuola alla “Capsula del Tempo”: i sogni dei giovani sigillati fino al 2050.

L’Ente Sbandieratori Cavensi annuncia ufficialmente l’apertura della fase culminante del Concorso scolastico “Una Torre per la Pace“, cuore pulsante della XXXV edizione del Festival delle Torri.

La manifestazione, co-organizzata con il Comune di Cava de’ Tirreni e inserita ufficialmente nello Statuto Comunale, è frutto del lavoro instancabile del Comitato Permanente Organizzazione Festival delle Torri, guidato dalla Presidente Emanuela Argentino.
A tal proposito, il Comitato intende rivolgere un sentito ringraziamento al Presidente dell’Ente Sbandieratori Cavensi, Domenico Burza, e a tutto il Consiglio Direttivo, per la costante fiducia riposta nel Comitato organizzatore e per il sostegno incondizionato verso questa storica manifestazione. Un ringraziamento
speciale va, inoltre, a tutte le Dirigenti Scolastiche degli istituti coinvolti, la cui collaborazione è stata fondamentale per tradurre in realtà un progetto di tale portata educativa.

 

Cultura, Storia ed Eternità: l’Agenda 2030 a scuola.

Il concorso, che aderisce con orgoglio al Festival della Sostenibilità ASviS in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030, ha invitato gli studenti a riflettere sul tema proposto dall’Ente: “Culture: Storia & Eternità“. Hanno partecipato con entusiasmo gli Istituti Comprensivi: Balzico-Giovanni XXIII, Santa
Lucia, Carducci Trezza, San Nicola, Don Bosco e la Scuola Paritaria Opera Pia Di Mauro. Gli alunni si sono misurati in cinque categorie: Elaborato grafico, Manufatto, Scrittura creativa, Canzone e Murales.

La novità: La Capsula del Tempo.

Le opere vincitrici diventeranno parte della “Capsula del Tempo“, che sarà sigillata e interrata il 2 agosto 2026 presso il “Parco Urbano “David Sassoli“, alle fondamenta della Torre della Pace. L’evento vedrà la partecipazione dei gruppi folkloristici internazionali provenienti da USA, Slovenia, Turchia e Georgia.

Il programma: Mostra e Premiazione

Sabato 9 maggio, ore 11:00: Inaugurazione della mostra al Complesso San Giovanni con l’esibizione della Scuola di Bandiera “Luigi Santoriello”. Saranno presenti i dirigenti dell’Ente, i componenti del Comitato e la giuria composta da: Lorena Iuliano (Assessore all’Istruzione), Antonio De Martino (giornalista), Angelo Tortorella (fotografo), Daniela Carratù (artista e grafica) e Mirella Argentino (artista).
Votazioni Online: Dal 9 maggio sarà possibile votare per assegnare il Premio Web dalla pagina FB Festival delle Torri.
Venerdì 15 maggio, ore 10:30: Cerimonia di premiazione presso l’Aula Consiliare del Palazzo di Città. Il “Biglietto per il Futuro“.
Ai vincitori verranno consegnati buoni spesa presso la Cartoleria Europa, gadget dell’Ente e della Centrale del Latte di Salerno, oltre al “Biglietto per il Futuro“. Questo speciale documento con QR Code indicherà la posizione della Capsula e il countdown verso la riapertura, fissata per il 21 settembre2050.
La custodia documentale sarà affidata all’Archivio Storico Comunale.

Pinocchio rivive tra materia e colore: la nuova edizione illustrata da Fernando Mangone per la collana “Gli immortali”

Nel bicentenario di Carlo Collodi, il capolavoro della letteratura italiana si trasforma in opera visiva contemporanea Fernando Mangone: “Il mio Pinocchio è una riflessione visiva sulla disobbedienza, sull’errore e sulla possibilità di redenzione. È energia in movimento, inquieta e ribelle”.


È la forza visionaria e senza tempo della grande letteratura italiana a trasformarsi in linguaggio artistico contemporaneo nella nuova edizione de Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi, pubblicata da EDUP – Edizioni dell’Università Popolare, all’interno della collana “Gli Immortali”, con le illustrazioni del Maestro Fernando Mangone. Un progetto editoriale che si colloca nel solco della rilettura dei grandi classici, ma che supera la dimensione tradizionale dell’edizione illustrata per approdare a un’opera d’arte autonoma, in cui testo e immagine non si limitano a convivere, ma si intrecciano in un dialogo profondo, paritario e continuo. La letteratura diventa materia visiva, la pittura diventa narrazione, e il racconto collodiano si apre a nuove possibilità interpretative. Nelle tavole di Fernando Mangone, Pinocchio si distacca definitivamente dall’iconografia rassicurante e familiare tramandata nel tempo, per assumere una nuova dimensione simbolica e universale. Non più soltanto personaggio della fiaba, ma figura archetipica dell’essere umano contemporaneo: fragile, instabile, spesso contraddittorio, ma costantemente in cammino verso una forma di consapevolezza. Il linguaggio pittorico dell’artista si caratterizza per una forte intensità materica ed emotiva, in cui il colore non è mai neutro, ma diventa energia, tensione interiore, vibrazione emotiva. Le superfici pittoriche si stratificano, si aprono, si consumano, restituendo allo spettatore un senso di movimento continuo. Le scene tratte dal racconto collodiano vengono così reinterpretate non come semplici illustrazioni narrative, ma come veri e propri spazi interiori: luoghi simbolici in cui si svolge il processo di formazione, errore, trasformazione e crescita dell’individuo.

Il saggista e psicologo Prof. Francesco Florenzano evidenzia la portata innovativa e concettuale dell’intervento artistico: «L’operazione di Mangone su Pinocchio rappresenta un passaggio ulteriore rispetto all’illustrazione tradizionale. L’artista non accompagna il testo, ma lo attraversa, lo scardina e lo ricompone attraverso la pittura. Il risultato è un’opera autonoma che restituisce al classico una dimensione profondamente contemporanea, trasformandolo in esperienza visiva, emotiva e riflessiva allo stesso tempo».

Pinocchio è una favola potente, che attraversa tutte le età, metafora della condizione umana e del percorso di crescita. La pittura di Fernando Mangone evoca il senso dell’inafferrabile, in bilico tra mondo fantastico e la realtà adulta che intrappola con le sue regole. La pennellata forte di Mangone diventa veicolo per tradurre il passaggio dall’istinto puro alla ragione, del male che trionfa sul bene. È un corpo in trasformazione, energia inquieta e ribelle. Pinocchio, però, è anche amore e abnegazione paterna.

Il burattino, il pezzo di legno inanimato, diventa per Mangone una superficie libera ed incontaminata per sperimentare e aprire, all’interno del dilemma perenne tra libertà e responsabilità.

«Pinocchio è uno degli archetipi più potenti della cultura occidentale perché non si conclude mai», afferma il Maestro Fernando Mangone, raccontando la visione creativa che accompagna l’opera. «È il simbolo del nostro continuo trasformarci, del nostro errore necessario, della nostra ricerca identitaria. In questa serie ho cercato di restituire non solo la storia, ma la sua energia interna, il suo movimento invisibile. Ogni tavola è una soglia, un passaggio, una domanda aperta sull’essere umano. I colori che dominano le varie tavole sono una proiezione emotiva: è un riflettere su se stessi, sulla propria umanità, sulla verità dell’esistenza, così come fa Pinocchio quando vede la sua immagine riflessa allo specchio. Infine – prosegue il pittore – simboleggia la forza della creazione propria della genesi, del dar forma e vita alla materia attraverso l’arte: un semplice pezzo di legno diventa tela e iconografia allo stesso tempo, assumendo connotazioni sempre attuale. Ancora oggi ci induce a soffermarci e a porci domande, a guardarci inesorabilmente dentro, sempre compressi tra istinto primordiale, sogni e responsabilità. È l’errore necessario che può aprire, però, nuove direzioni e nuove prospettive sul mondo. Il mio Pinocchio è una riflessione visiva sulla disobbedienza, sull’errore e sulla possibilità di redenzione».

«La forza di questo progetto risiede nella capacità di trasformare un classico della letteratura in un linguaggio visivo contemporaneo e universale, capace di parlare a pubblici diversi e generazioni differenti – dichiara la Presidente della Fondazione Arte Mangone ETS Anna Coralluzzo – Mangone riesce a tradurre la parola scritta in pittura viva, restituendo visibilità a ciò che appartiene all’immaginario collettivo e alla memoria culturale. È un’operazione che conferma pienamente la missione della Fondazione: promuovere l’arte come strumento di conoscenza, crescita e trasformazione, capace di generare nuove letture del presente attraverso il passato».

La collana “Gli Immortali”, promossa da EDUP – Edizioni dell’Università Popolare, nasce con l’obiettivo di rileggere i grandi classici della letteratura mondiale attraverso lo sguardo di artisti contemporanei, creando un territorio di incontro tra discipline, linguaggi e sensibilità differenti. Ogni volume diventa così non soltanto una pubblicazione editoriale, ma un progetto culturale complesso, in cui il testo originale viene affiancato da una nuova interpretazione visiva che ne amplia il significato e ne rinnova la forza comunicativa.

VIII concorso internazionale città di Baronissi 2026 tra i Paesi partecipanti anche Cina, Giappone, Russia e Svizzera.

Sala San Francesco del Convento della SS. Trinità e Sala Astrolabio del Museo FRaC, BARONISSI 4-9 maggio 2026


Sarà ancora una volta la musica a trasformare Baronissi in un polo culturale di respiro internazionale. Dal 4 al 9 maggio 2026 torna l’atteso Concorso Internazionale di Esecuzione Musicale “Città di Baronissi”, giunto alla sua ottava edizione, con numeri in costante crescita e una partecipazione che supera i 600 musicisti provenienti da tutto il mondo. Le prestigiose sedi della Sala San Francesco del Convento della SS. Trinità e della Sala Astrolabio del Museo FRaC ospiteranno giovani interpreti e professionisti provenienti da Cina, Giappone, Russia, Svizzera, oltre che da tutte le regioni italiane. Un vero mosaico di culture musicali che per una settimana animerà la città con esibizioni, prove e momenti di confronto artistico.

Organizzato dall’Associazione AFI Falaut ETS con il patrocinio del Comune di Baronissi, il concorso rappresenta oggi una delle realtà più dinamiche nel panorama delle competizioni musicali italiane, anche grazie al sostegno dell’amministrazione comunale che consente l’assegnazione di numerose borse di studio.

La direzione artistica, affidata alla professoressa Anna Malesci, ha costruito nel tempo un format capace di coinvolgere musicisti di ogni età e livello, articolato in diverse sezioni: scuole medie a indirizzo musicale, licei musicali, musica da camera, canto lirico e strumenti solisti. Un’impostazione che permette di intercettare tanto i giovanissimi quanto i musicisti già avviati alla carriera, offrendo al pubblico una panoramica ampia e qualificata delle migliori scuole di formazione musicale.

«Il concorso è diventato una tappa di riferimento per il settore – sottolinea la direttrice artistica Anna Malesci – Baronissi si conferma un luogo d’incontro tra grandi interpreti, giovani talenti e nuove generazioni. La presenza di centinaia di partecipanti, insieme a familiari e docenti, genera ogni anno un importante movimento culturale e turistico per il territorio».

A ribadire il valore strategico dell’iniziativa è anche la sindaca Anna Petta, alla quale l’anno scorso venne consegnato il “Premio Internazionale delle Arti 2025”: «L’arte e la cultura rivestono un ruolo strategico per il nostro territorio e di formazione per i nostri giovani. Ancora una volta il Museo FRaC di Baronissi diventa uno spazio di avanguardia, di contaminazione di linguaggi artistici e di scambi culturali. Come amministrazione stiamo investendo molto sull’internazionalizzazione e poter ospitare oltre 600 artisti provenienti da tutto il mondo per noi rappresenta un’occasione preziosa di arricchimento e confronto. La cultura unisce ed è centrale nella nostra visione di governo: significa creare aggregazione, inclusione, bellezza. Il talento, inoltre, va sostenuto, curato, incoraggiato, per questo sosteniamo le borse di studio per la promozione della musica. Saranno sei giorni di grandi esibizioni che regaleranno emozioni fortissime».

Il concerto-evento: pianoforte a quattro mani al Museo FRaC

Tra gli appuntamenti più attesi dell’edizione 2026 spicca il concerto per pianoforte a quattro mani dei maestri Maria Sbeglia e Umberto Zamuner, docenti del Conservatorio di Napoli. L’esibizione è in programma l’8 maggio alle ore 19 nella Sala Astrolabio del Museo FRaC e offrirà al pubblico un raffinato programma d’autore, pensato per valorizzare il repertorio pianistico a quattro mani in tutte le sue sfumature espressive. Sei giorni di musica, centinaia di giovani artisti, un’intera città coinvolta: il Concorso Internazionale “Città di Baronissi” si conferma così non solo una competizione, ma un vero e proprio laboratorio culturale, capace di coniugare formazione, spettacolo e valorizzazione del territorio.

Associazione Flautisti Italiani Via Giacomo Puccini 2 • 84081 Baronissi (SA) Italia – afi@falaut.it – Tel&Fax 089/9845119