cultura & sociale

 

CAVA DE’ TIRRENI (SA). L’Infinito della poesia: la “meglio gioventù” in gara

Splendida edizione del primo Agone Poetico, organizzato da Temprart, con il Liceo De Filippis – Galdi.


La scorsa estate con entusiasmo abbiamo riportato la cronaca della finale del Campionato Nazionale di poesia svoltasi a Ragusa: una gara in cui contava molto anche la performance, non solo il testo. Soprattutto, una competizione in cui, tra contendenti e pubblico, l’età media era inferiore ai quarant’anni!

L’abbiamo vista come il segno di una svolta di interesse e carica di uno spirito rivoluzionario, che poi sarebbe alla fine un richiamo alle origini della poesia stessa, quando i poeti erano degli showman ….

Un altro bellissimi segnale ci è venuto in periodo prenatalizio da Cava de’ Tirreni, dove in più giorni, organizzato dall’Associazione Teatrale Temprart di Renata Fusco e Clara Santacroce insieme con il Liceo De Filippis Galdi si è svolto, e con pienissimo successo, il primo agone poetico riservato agli studenti.

Perciò riportiamo molto volentieri la cronaca puntuale che nei giorni successivi ci ha inviato la prof. Rosanna Di Giaimo, docente sempre in prima fila in queste circostanze, e non solo … (FBVitolo)


Cinquanta studenti delle scuole superiori di Cava de’ Tirreni, trenta poeti italiani e stranieri, antichi e contemporanei, tre giornate di confronto con una giuria di esperti, docenti e giornalisti.

Questi i numeri della straordinaria iniziativa promossa da Temprart, Associazione teatrale di Clara Santacroce e Renata Fusco, e dal Liceo “De Filippis Galdi”, presieduto dalla Dirigente scolastica prof.ssa Maria Alfano, con il patrocinio morale dell’Ente comunale.

Un omaggio all’Infinito di Giacomo Leopardi nel bicentenario della composizione, un agone poetico (I edizione) “finalizzato a diffondere la conoscenza e l’amore per la poesia, preziosissimo veicolo di sentimenti ed ideali”.

E così, per l’occasione, gli studenti hanno rivisitato ed interpretato rime note della letteratura italiana, e di quelle straniere, e voci della cultura greca e latina. Ma hanno vissuto anche la suggestione di autori meno frequentati scolasticamente, come Evtuscenko, Kavafis, Majakowskij, Iwaszkiewicz, Darwish. Ed in formazione singola o di gruppo, con recitazione per sola voce o con commento musicale, o con performance multimediale,i giovani attori hanno proposto la propria rappresentazione alla giuria, composta da Clara Santacroce e Renata Fusco di Temprart, dalla dirigente scolastica Maria Alfano, dalla professoressa Novella Nicodemi e dal giornalista Emiliano Amato, con il coordinamento delle docenti Pina Orsini e Maria Pia Vozzi.

Tre categorie di concorso e diversi criteri di giudizio. Eccone alcuni: uso espressivo della voce (recitazione con sola voce), efficace interazione tra recitazione e musica (recitazione e commento musicale), uso originale dei linguaggi multimediali (performance multimediale).

Nella serata finale, svoltasi il 21 dicembre, nella sala di rappresentanza del Comune di Cava de’ Tirreni, ospite di casa, l’assessore alla Cultura, professor Armando Lamberti, i seguenti nove finalisti (singoli o in gruppo) hanno emozionato un pubblico curato ed attento.

Per la prima categoria (recitazione con sola voce): Letizia Savarese (1B classico De Filippis -Galdi) con “Itaca” di K. Kavafis, Emanuela Pagliara (5 B classico De Filippis – Galdi) con “Le golose” di G. Gozzano, e Annamaria Leo (5 A Scienze Umane De Filippis -Galdi) con “La sera del dì di festa” di G. Leopardi.

Per la seconda categoria (recitazione e commento musicale): Francesco Volturno (4 B classico De Filippis – Galdi) con“La pioggia nel pineto” di G. D’Annunzio; Eraterpe, gruppo composto da Giorgia Bozzetto e Ida Sellitto al pianoforte (5 B classico De Filippis – Galdi), con“Attrazione inesorabile” di V. Majakovski; I Cento Passi, di Roberta Cicalese, Adriana Faiella, Chiara Assunta Passaro della classe 3 D Liceo scientifico A. Genoino,con un omaggio al giornalista Peppino Impastato e a sua madre Felicia, attraverso “Un seme di speranza” e “La matri di Pippinu: chistuunn’è me figghiu!”, rime, in italiano e in siciliano, di Umberto Santino. Per tutti è stato apprezzato il ruolo del commento musicale, in dialogo con la rappresentazione e non semplice supporto.

Per la terza categoria (performance multimediale), riconoscimento a Le Fenici, formazione composta da Carmela Milione, Irene Papa, Valentina Pisapia e Sara Pizzo (3 B classico De FilippisGaldi), per una riflessione sulla morte attraverso “‘A livella” di Totò, passi dall’Antologia di Spoon River di E.L.Masters e “Se io dovessi morire” di E. Dickinson; a Calliope – Francesca Avagliano, Giulia Palladino, Chiara Russo, Maria Rosaria Stanzione e Paola Senatore (3 B classico De FilippisGaldi), per“Rimani” di G.D’Annunzio, “Posso scrivere i versi più tristi” di P. Neruda, “Giaccio da solo nella casa silenziosa” di F. Garcia Lorca e per una suggestiva esecuzione canora di “Skinny love” di Birdy; a Franziska Dura (4 B classico De Filippis Galdi) per “C’è un paio di scarpette rosse” di J. Lussu, struggente testo dedicato ai bambini della shoah. Alle tre formazioni è stata riconosciuta la particolare armonia dei diversi linguaggi artistici utilizzati.

Sono tutti vincitori i giovani partecipanti– hanno puntualizzato Clara Santacroce e Renata Fusco – perché, con una cifra interpretativa personale e con grande trasporto emotivo, hanno risposto alla sfida mostrando di essere sensibili alla intensità della parola poetica e al fascino dell’arte della recitazione”.

Ma Letizia Savarese, e i gruppi Eraterpe e Calliope hanno convinto più degli altri la giuria che ha, inoltre, riservato una Menzione Speciale a Elisa Sofia Di Martino (4 A classico De Filippis – Galdi),per avere espresso, attraverso la scelta di “Monologo di un’attrice” di E. Evtuscenko, un forte legame con la tradizione culturale del proprio Paese; a I Bardi de la Cava, composto da Luca De Pascale, Chiara Maria Grimaldi e Giovanni Murolo (5 B Liceo Scientifico A. Genoino) per la coloritura timbrica dialettale e la caratterizzazione dei personaggi, elementi emersi dalla recitazione di “Lassammo fa’ a Dio” di Salvatore Di Giacomo; a Le Lievi Dissonanze Roberta Caiazza, Matteo Della Corte e Alfonso Liguori (1 AFM dell’IIS Della Corte-Vanvitelli) – per avere privilegiatoi temi della pace e della solidarietà, attraverso le voci di M. Darwish, J. Iwaszkiewicz e D.M. Turoldo; a Epameroi, composto dai fratelli Alessandro e Alfonso Di Somma (5 B classico De FilippisGaldi) per l’ottimo lavoro di coordinazione evidenziato nella riflessione sulla precarietà della esistenza attraverso Omero, Mimnermo, Quasimodo, Pindaro e E. L. Masters.

Infine, un Premio Speciale ad Ardor VesevoLeonardo Gravagnuolo ed Enrico Cavaliere al violino (2 A classico De Filippis – Galdi) – per il lavoro sperimentale di ricerca, avendo, i due studenti, rielaborato in modo creativo una ricca miscellanea di versi di Catullo, D’Annunzio, Petrarca, Prévert, Lorenzo de’ Medici, Leopardi, Pascoli, Ungaretti ed un componimento, “Fenice”, dello stesso Leonardo Gravagnuolo.

Interpretando il senso profondo dell’arte,il monologo teatrale di Alessandro Baricco (Novecento), recitato da Manuela Pannullo di Temprart, ha chiuso la serata: “Un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare”.

E, come ha chiosato Renata Fusco, “ la lezione di Leopardi continua …” (Rosanna Di Giaimo)

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Prossima la presentazione del libro “Scie ad andamento lento” di Giacomo Casaula

Martedì 14 gennaio, alle ore 18, presso la Sala d’Onore del Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni sarà presentato il romanzo “Scie ad andamento lento” (MEA Edizioni), del giovane scrittore e showman napoletano Giacomo Casaula, che battezzerà la sua opera prima nella città dove è cresciuto, ha studiato e si è formato. Dopo i saluti istituzionali del Sindaco Vincenzo Servalli e del Vicesindaco e Assessore alla Cultura Armando Lamberti relazioneranno Franco Bruno Vitolo e Francesco Puccio. Gli interventi saranno intervallati da testi di teatro canzone, scritti dallo stesso Casaula e da lui interpretati con l’accompagnamento musicale di Davide Trezza. È prevista anche la presenza di Annamaria Ackermann, già nota attrice eduardiana e radiofonica, nonna dell’autore. Leggerà i testi la scrittrice Letizia Vicidomini. Modererà e converserà con l’autore Anna Copertino, rappresentante della Casa Editrice.

Il libro narra del giovane scrittore napoletano Stefano De Santis che, in preda ad una stasi esistenziale, in cerca dell’ispirazione per un nuovo romanzo, ritorna a Cattolica, luogo determinante per la sua prima opera, per percepire ancora le “scie” impalpabili ma intense che ci lasciano nei sensi e nell’anima i luoghi vissuti e tanti incontri della vita quotidiana, pure se apparentemente fugaci. In questa ricerca e nella scoperta o riscoperta delle persone e degli amori, in una feconda altalena tra il Mar Tirreno di Napoli e il Mare Adriatico di Cattolica, egli ritroverà lo slancio per rompere finalmente le nebbie della difficoltà di comunicazione e del solipsismo e mordere finalmente la sua vita, mescolandola col sapore di altre vite.

Giacomo Casaula, oggi ventottenne e laureato in Lettere, è alla sua prima pubblicazione editoriale, ma fin da ragazzo è abituato a scrivere, creare e calcare le scene, prima come attore con vari gruppi e registi e poi come protagonista, con la sua band di validissimi musicisti, come protagonista di spettacoli di teatro canzone ispirati a Rino Gaetano, Fabrizio De André e soprattutto Giorgio Gaber. Tra i luoghi di esibizione, anche il Teatro San Carlo di Napoli! L’ultimo spettacolo, che porterà in giro per l’Italia nei prossimi mesi, è un’opera completamente originale, con i testi delle canzoni e i monologhi interamente di sua creazione.

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Presentazione del libro “Marcello, poeta Fortunato”

Lunedì 30 dicembre, alle ore 18:00, presso il Complesso Monumentale di San Giovanni di Cava de’ Tirreni in Corso Umberto I, sarà presentato il volume Marcello, poeta Fortunato, riedizione postuma della raccolta di poesie in lingua napoletana “A tiempo pierzo”, di Fortunato Marcellino (Arti Grafiche Editrice). Interverranno il Sindaco di Cava de’ Tirreni, Vincenzo Servalli, il Vicesindaco e assessore alla Cultura Armando Lamberti, don Osvaldo Masullo, Vicario arcivescovile, Alfonso Romaldo, imprenditore, Tommaso Avagliano, editore, Geltrude Barba, Presidente del Gruppo teatrale “Luca Barba”. Condurrà Franco Bruno Vitolo, insegnante e giornalista.

L’iniziativa, promossa dalla famiglia dell’autore, è nata nel trentesimo anniversario della precoce scomparsa, a soli cinquant’anni, di Fortunato Marcellino, che è stato uno dei più noti e apprezzati poeti territoriali in lingua napoletana nella seconda metà del Novecento. Scrisse centinaia di poesie, di vario genere e argomento (la famiglia e gli amici, le vicende di Cava de’ Tirreni, la vita interna delle Arti Grafiche Di Mauro, di cui era dipendente, le problematiche sociali, affettive ed esistenziali…).

Ottenne premi e riconoscimenti anche a livello nazionale: tra gli altri, una menzione speciale al Concorso “Giovanni Gronchi” di Pontedera. La sua raccolta, ‘A tiempo pierzo, fu pubblicata in due edizioni, sempre dalle Arti Grafiche Di Mauro (1983 e 1992), con prefazioni di Tommaso Avagliano.

ARCIDIOCESI AMALFI – CAVA DE’ TIRRENI. Natale 2019: auguri dell’Arcivescovo

In occasione del Santo Natale, mi è gradito rivolgere un cordiale saluto augurale alla Comunità diocesana di Amalfi – Cava de’ Tirreni.

Nella nostra società, non mancano gesti di bontà, di generosità e di altruismo, ma purtroppo, sono presenti anche azioni di egoismo, di cattiveria e di violenza. Il Signore Gesù, entrando nella storia umana, ci manifesta la vicinanza, la benevolenza, l’amore di Dio per noi e ci invita alla concordia, alla pace, alla solidarietà, alla fratellanza e alla tenerezza.

Papa Francesco, il primo dicembre scorso, a Greccio, dove San Francesco di Assisi, nel 1223, allestì il primo presepe vivente, ha scritto una lettera sul significato e il valore del presepe. Il Santo Padre, augurandosi che “la pratica del presepe non venga mai meno, ma possa essere riscoperta e rivitalizzata”, ci invita a “contemplare la scena del Natale e a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo”. Davanti al presepe noi “scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui”. Tommaso da Celano, il primo biografo di San Francesco, ricorda che in quella notte di Natale, “ciascuno se ne tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia”.

Carissimi, raccomando vivamente che in ogni famiglia si possa realizzare un piccolo presepe, per ricordare il mistero del Natale. Il Sommo Pontefice ci dice che “non è importante come si allestisce il presepe, ciò che conta, è che esso parli alla nostra vita” e al nostro cuore. Il presepe, infatti, “ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino Figlio di Dio e della Vergine Maria.

Nel presepe, troviamo anche il pastore dello stupore, della meraviglia. Dallo stupore scaturisca il nostro “grazie” a Dio che “non ha voluto lasciarci soli”. Ad ogni Natale noi ci scambiamo gli auguri perché avvertiamo che la Nascita di Gesù è anche la nostra nascita, la nascita di Dio nella grotta della nostra povertà. Facciamo in modo che noi cristiani diffondiamo luce con la nostra vita. Le famiglie e le nostre comunità parrocchiali assomiglino veramente a Betlemme. Brilli la stella della testimonianza che racconti la bellezza di una vita abitata e trasformata dalla Presenza e dall’innocenza del Dio Bambino in mezzo a noi. Il Signore Gesù possa cambiare il nostro cuore, affinché noi diventiamo Betlemme “casa del pane” e gustiamo la gioia del Natale con Maria, Giuseppe ed i pastori. Ci doni il coraggio di saper condividere con chi non ha, per fare l’esperienza meravigliosa del dono, per vivere il Natale insieme a Lui!

Il mio paterno e fraterno augurio di sante feste, raggiunga tutte le persone del nostro territorio, in particolare quelle sole, malate o che vivono momenti di difficoltà economica e familiare. In questo Natale, siamo vicini alle persone che in questi giorni hanno subito danni e disagi, a causa del maltempo. Il nostro territorio è incantevole, ma anche delicato e fragile!

Nell’augurarvi un buon e santo Natale, invoco la benedizione del Signore su ciascuno di voi!

+ Orazio Soricelli
Arcivescovo

CAVA DE’ TIRRENI (SA). I mostri del vuoto accanto, di Anna Di Vito: un viaggio nei nostri inferni

Sarà presentato in Comune venerdì 3 gennaio.


Nell’ambito delle iniziative in programma a Cava de’ Tirreni per le festività natalizie e di fine anno, spicca un interessante incontro con il viaggio nell’inferno reale proposto dal libro I mostri del vuoto accanto – Storie di ordinarie follie” di Ripley Free, pseudonimo di Anna Di Vito, giovane scrittrice “nostrana” emergente, che già qualche tempo fa si era fatta notare per gli spiazzanti racconti delle sue “Cronache psichedeliche.”

Alla presentazione del volume, il 3 gennaio p.v., nella Sala di rappresentanza del Palazzo di Città, interverranno il Sindaco Vincenzo Servalli, il Vicesindaco e Assessore alla Cultura Armando Lamberti, il prefatore del libro e già Sindaco di Cava de’ Tirreni Luigi Gravagnuolo, Anna Cristina Pentone, Dirigente Scolastica, Tonino Scala, scrittore, l’autrice Anna Di Vito, lo scrivente Franco Bruno Vitolo, insegnante in pensione e giornalista per passione, che farà anche da conduttore.

L’opera, vivificata da una scrittura chiara e diretta e coinvolgente, con un titolo che “buca la pagina”, significativamente introdotta in copertina da una “tsunamica” immagine del visionario Jeronimus Bosch, è composta da tre racconti, il cui titolo è già tutto un programma: I mostri del vuoto accanto, La spartizione dell’ingiustizia, I feti di Ratonta. Ognuno di questi racconti, introdotto da illuminanti versetti dell’autrice stessa, è concluso da note di postprefatori di qualità (Annalisa Montalbano, Tonino Scala, Paolo Gradi). Alla fine, troviamo delle piccole ed emozionate Novelle di Appendice, in cui alcuni personaggi dei tre racconti, segnatamente vittime delle vicende narrate, si presentano in prima persona, in un’originale evocazione della celeberrima “Antologia di Spoon River”, di Edgar Lee masters.

Non è l’unico richiamo a stelle polari della cultura e dello spettacolo. Il nome d’arte stesso, Ripley, richiama, per dichiarazione dell’autrice, la coraggiosa e protagonista della serie Alien; e, aggiungiamo noi, Il talento di Mr. Ripley, famoso film di Anthony Minghella, in cui il Ripley in questione è attore di uno stravolgente sdoppiamento, come succede ad alcuni personaggi dei racconti, segnatamente alla protagonista del primo, eponimo del libro, cioè Elisabetta Nuoro, trasformata in un’ “altra se stessa”.

Hanno i denti aguzzi, i tre racconti, per quanto mordono l’attualità più drammatica e scarnificano a sangue alcune zone buie dell’animo umano portate alla luce soprattutto dall’inferno sociale e personale.

La violenza familiare sulla donna, la svangante avventura dei barconi, i muri sociali e politici di fronte all’inserimento dei migranti (con evidenti riferimenti alla “persecuzione” subita dal Sindaco di Riace), l’inquinamento devastante in una immaginaria Ratonta di un futuro da fine del mondo, con chiara evocazione della Taranto di oggi), queste le principali tematiche legate al nostro mondo di oggi. Al nostro mondo di sempre è legato lo scavo sulla violenza, in parte minore connaturata al genere umano e alla sua storia, in massima parte generata dalle violenze e dalle ingiustizie subite, una violenza che può scatenarsi contro terzi, come in Elisabetta nel primo racconto, o contro se stessi, come l’autodistruttiva tossicodipendente Alexia, corpo senz’anima vittima di una società malata e indifferente, oltre che di genitori sbagliati.

Già per questo, oltre che per la sua scrittura chiara e diretta, il libro può catturare e stimolare l’attenzione del lettore. L’elemento più accattivante rimane la visione globale sul mondo di oggi e le stravolgenti e a volte divergenti emozioni che esso può suscitare.

È un libro pieno di mostri, innati e indotti, pieno di speranze svuotate, ma non vuoto di speranze. C’è il mostro maschilista, anaffettivo, “con la scimmia sulla schiena”, che uccide l’amore possibile e genera nella sua donna un nuovo mostro per evitare che l’orco divori il suo cuore. C’è il mostro della politica razzista ed emarginante che colpisce anche il bisogno elementare dello straniero, nonostante egli sussurri “Non voglio toglierti nulla di tuo, non togliermi nulla di mio”. C’è il mostro dei bambini schiacciati, poveri cristi di seconda mano sbattuti nel labirinto degli inesistenti, in un mondo di vittime più o meno innocenti e bagnato dalle lacrime della storia. C’è il mostro della Taranto 2050 presidiata dall’Esercito e dalla Marina in attesa di essere evacuata per eccesso di inquinamento.

Ma ci sono anche bambini che sopravvivono o aiutano a sopravvivere, ci sono servizi sociali accoglienti, giornalisti intellettualmente onesti (una di queste si chiama Anna De Vitiis, guarda un po’…), ci sono geniali ideatori di rigenerazioni genetiche, embrioni purificabili di un futuro dopo il diluvio…

Nella visione pessimistica dell’autrice e utilizzando la bellissima metafora di Luigi Gravagnuolo nella sua prefazione, il male è connaturato all’uomo e alla società come i fili in un arazzo.

Ma c’è un varco “dantesco”… Nel cammino tripartito del libro, se il primo racconto, a nostro parere il più bello e originale, fa precipitare il lettore in un inferno disperato, il secondo apre delle prospettive purgatoriali proprio attraverso l’individuazione di frammenti di società meno contaminati, il terzo biforca in due il Paradiso: quello dove si va dopo la morte e quello che si può conquistare da vivi dopo un adeguato cammino di purificazione dal male. Sarà anche genetica, ma capace di liberare la luce che comunque è nell’uomo.

Non è un ordine casuale. Perciò, se ci togliamo la scimmia dalla schiena, se seguiamo dal profondo il filo rosso della sua ricerca d’amore e di un “paese innocente”, nonostante il suo “sapore tossico”, questo libro in fondo spinge a reagire, ad andare avanti.

Del resto, l’autrice stessa ci tiene a chiamarsi “Free”, cioè libera. Lei stessa ci dice che va avanti chi mentre crea il futuro già lo vive…

E allora si può… Allora, conoscendo i bubboni da combattere, dove sta scritto che il futuro debba essere per forza la fine del mondo?