cultura & sociale

 

Cava de’ Tirreni (SA). Cento anni dalla nascita di Settimia Spizzichino, reduce da Auschwitz e concittadina onoraria

La memoria sarà onorata con una serie di iniziative nel dopoCovid prossimo venturo.


La memoria non è cenere, ma fuoco che arde”. Parole sacrosante, quelle pronunciate giovedì 15 aprile dal Sindaco di Cava de’ Tirreni Vincenzo Servalli dopo la meditazione silenziosa e la posa della corona di fiori davanti all’iscrizione marmorea della strada dedicata a Settimia Spizzichino. L’occasione era il centenario della sua nascita, in una manifestazione promossa dal Comune di Cava de’ Tirreni e dall’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) cittadina.

E di fuoco ne fa bruciare tanto, quasi esplodere, il ricordo di Settimia, ebrea romana, cittadina onoraria di Cava de’ Tirreni, l’unica donna sopravvissuta alla deportazione del 16 ottobre 1943 dal ghetto di Roma ad Auschwitz, testimone attivissima della Shoah, paladina della dignità umana.

Arde, e come, il dovere di ricordare quel pozzo nero della storia che è stata la persecuzione razzista contro gli Ebrei, sfociata nella tremenda soluzione finale dello sterminio di marca nazista, ma giunta al termine di un cammino discriminatorio radicato nei secoli. Un ricordo la cui fiamma deve essere capace di illuminare sempre la coscienza di un’umanità che purtroppo non ha smesso di dividere le persone in categorie etniche o culturali o religiose o sociali o sessuali e considera troppo spesso solo una parola l’invito sempre attuale del “fratelli tutti” che viene da lontano e che è il marchio luminoso non solo dell’enciclica ma dell’intero pontificato di Papa Francesco.

Quel fuoco si propaga ardente dalla figura di Settimia, che non ha mai smesso di parlare, testimoniare, accusare, invitare tutti a ricordarci di ricordare. Ed è, o dovrebbe essere, la benzina di energia perché ognuno di noi nel suo piccolo dia il suo contributo, la sua “goccia”, per costruire l’oceano di una società più giusta.

È un fuoco che per noi cavesi ha un livello di gradazione in più. È a Cava che, nel lontano 1995, decollò la voce di Settimia, che, pur se già forte, non aveva ancora lo strumento principale della comunicazione ad ampio raggio, cioè una pubblicazione scritta che raccontasse la sua vicenda.

Fu un decollo indimenticabile: l’invito da parte dell’Amministrazione Comunale, Sindaco Raffaele Fiorillo e il sempre rimpianto consigliere Franco Prisco in primis, l’incontro in Comune con oltre mille studenti e centinaia di cittadini per tre giorni “di fuoco”, la nascita o il consolidamento di un’amicizia “oltre la Shoah” con il gruppo organizzatore e il “grande gancio” Angela Benincasa…

E poi, finalmente, Lui, il libro della Memoria.

Fu il Comune di Cava a pubblicare l’autobiografia di Settimia, “Gli anni rubati”, stesa con il contributo di Isa di Nepi Olper, in un’edizione curata dalla Biblioteca Comunale nelle persone di Teresa Avallone e Federica Clarizia insieme con il sottoscritto scrivente Franco Bruno Vitolo. Tre edizioni, centinaia e centinaia di copie distribuite in tutta Italia, la raccolta di offerte destinate ad un viaggio collettivo ad Auschwitz. E con quei soldi studenti e cittadini cavesi, unitamente a lei e ad un gruppo di reduci romani o loro familiari, visitarono i lager con chi li aveva sperimentati. Difficile rendere a parole l’emozione e la lezione che quel viaggio donò e dona ancora. In compenso, sia la terza edizione de “Gli anni rubati”, con le testimonianze dei ragazzi, sia il libro che racconta il viaggio, cioè “Cioccolato ad Auschwitz”, sono tuttora strumenti che circolano nelle scuole e aiutano a ricordare ed a tenere acceso il fuoco. E una delle foto simbolo di Settimia e della Shoah, con il suo volto in primo e lo sfondo dei fili spinati, usata anche per il manifesto della deposizione della corona, fu scattata proprio nel corso di quel fatidico viaggio.

Intanto, tra un incontro e l’altro in Italia e nei luoghi deputati dei media, Settimia non aveva mai smesso di frequentare Cava, la sua amica-sorella-figlia-“mamma” Angela e la sua famiglia, e il gruppo di amici, abituati ormai a considerarla non la reduce Settimia ma l’amica Settimia.

E così, venne naturale la concessione della cittadinanza onoraria, poco prima della scomparsa, avvenuta il 3 luglio del 2000. Ma la sua memoria mai è rimasta cenere. Uscì postuma la terza edizione di “Gli anni rubati”, con testimonianze anche di Walter Veltroni, Francesco Rutelli, del Rabbino capo. Fu consegnata alla comunità romana a Roma in occasione dell’intestazione di una scuola proprio a lei.

E poi, il film monografico su di lei, “Nata due volte” , montato su materiale originale (di cui gran parte della Fondazione Spielberg) dal regista Giandomenico Curi. Il titolo evocava la data della sua seconda nascita, cioè la liberazione dal lager avvenuta proprio il giorno del suo compleanno e attraverso una fuoruscita “uterina” dal rifugio provvisorio sotto un mucchio di cadaveri.

E poi, l’intitolazione a Cava della traversa di via Filangieri, che presto dovrebbe diventare uno stradone di collegamento.

Di recente, l’avveniristico Ponte Spizzichino sul Tevere, disegnato da un superbig come Calatrava. E proprio il 15 aprile perfino un francobollo emesso dallo Stato!

E ancora tanti, tanti giri delle sue parole e del suo messaggio attraverso i libri, i video, i testimoni indiretti.

Insomma, la figura di Settimia, come quella di altri reduci, è ancora una caldaia bollente in cui far cuocere il cammino verso una società più giusta.

Una caldaia il cui fuoco va alimentato anche dalla Comunità cavese. È questo il senso delle parole del Sindaco, che valgono come promessa. Promessa di un convegno autunnale proprio in occasione del centenario, di un arricchimento di notizie nel sito web comunale, di una quarta edizione de “Gli anni rubati”, tuttora molto ricercato in tutta Italia, di un’adeguata celebrazione anche in Città nelle future giornate della memoria, magari, con l’indizione di un concorso letterario riservato ai giovani.

Perciò siano seme e germoglino presto le parole del Sindaco Servalli, non a caso pronunciate avendo accanto l’ex Sindaco Raffaele Fiorillo, che accolse Settimia per primo, e Luca Pastore, giovane Presidente dell’ANPI, che porterà la fiaccola accesa nei giorni a venire, Ce n’è tanto bisogno, di quel germoglio, e non solo per il ricordo della Shoah, ma anche per rafforzare uno dei picconi necessari per abbattere i muri tuttora presenti e predisporre praterie di giustizia per quello strano e tuttora misterioso mondo del dopoCovid che si prospetta davanti alla nostra umanità smarrita.

A quel fuoco, sotto quella caldaia, non sono chiamate solo le istituzioni, ma ognuno di noi… Insomma, commuoviamoci pure, ma poi muoviamoci…

Cava de’ Tirreni (SA). Messaggio augurale dell’Arcivescovo per la Santa Pasqua

Carissimi,
mi rivolgo ad ognuno di voi per condividere qualche breve pensiero in occasione della Settimana Santa, culminante nella domenica di Pasqua, che viviamo ancora nel contesto drammatico della pandemia. Papa Francesco nella Domenica delle Palme, riferendosi all’emergenza e facendosi voce del pensiero di ciascuno ha detto che “l’anno scorso eravamo più scioccati, quest’anno siamo più provati. E la crisi economica è diventata pesante“. È vero, tutti siamo in sofferenza, non ultimi i giovani e i bambini. Lo sono ancora di più coloro che hanno perso, a causa della malattia, familiari, amici e colleghi di lavoro. E in questo mare di dolore come non ricordare pure – riprendendo ancora il pensiero del Santo Padre – le sofferenze dei malati, dei poveri, degli scartati di questo mondo, delle vittime innocenti di guerre, dittature, violenze quotidiane, insieme alle piaghe – terribili anch’esse – dell’aborto, dello sfruttamento e della droga.

In questa situazione storica e sociale, dove il mistero del male miete inesorabilmente le proprie vittime, Dio cosa fa? Non usa la bacchetta magica annullando il male e realizzando un mondo “perfetto” ma a discapito della libertà; non interviene colpendo a morte i cattivi con il rischio – si legge nel Vangelo – di eliminare anche il buon grano insieme alla zizzania; non si ritrae sdegnato dal mondo contemporaneo quasi pentendosi di averlo creato e consegnato a delle creature così ribelli e malvagie. No, egli, nel suo Figlio Gesù prende la croce, cioè si fa carico del male – fisico, psicologico e soprattutto spirituale – che tale realtà comporta e lo “con-patisce”, ovvero lo assume in sé stesso per redimerlo e trasformarlo. Lo fa anche per liberare ognuno di noi dal potere delle tenebre, dalla superbia, dalla resistenza ad amare e a lasciarsi amare. Tutto ciò solo l’amore di Dio può realizzarlo pienamente, solo il Suo Amore con la “A” maiuscola.

Dalle sue piaghe siamo stati guariti”, dice l’apostolo Pietro, cioè dalla sua morte siamo stati rigenerati, tutti noi: «Da quando Cristo è stato inchiodato a una croce e ha gridato: “Padre, perché mi hai abbandonato?” – che è il grido di disperazione più umano che si sia mai sentito nell’aria della terra – e poi ha detto: “Perdona loro perché non sanno quello che fanno”, e infine ha gridato: “Nelle tue mani affido il mio spirito”, da quel momento, da quando quell’uomo è stato messo, stirato e inchiodato, sulla croce, la parola sacrificio è diventata il centro, non della vita di quell’uomo, ma della vita di ogni uomo. Il destino di ogni uomo dipende da quella morte. (…) La croce di Cristo ha rivelato, da una parte, il dominio che il sacrificio ha sulla vita di tutti gli uomini; dall’altra, che il suo significato non è necessariamente negativo, anzi misteriosamente positivo: è la condizione perché gli uomini raggiungano il loro destino: “Con la tua croce hai salvato il mondo”, con la tua croce, o Cristo, hai salvato il mondo» (don Luigi Giussani).

Ma Dio non ha abbandonato il Suo Figlio Gesù nell’oscurità della morte, al potere del nulla: lo ha risuscitato il mattino di Pasqua, così che la vita si affermasse come orizzonte di positività certa per il destino di ogni uomo: «Tutte le domande e le incertezze, le esitazioni e le paure sono fugate da questa rivelazione. Il Risorto ci dà la certezza che il bene trionfa sempre sul male, che la vita vince sempre la morte e la nostra fine non è scendere sempre più in basso, di tristezza in tristezza, ma salire in alto. Il Risorto è la conferma che Gesù ha ragione in tutto: nel prometterci la vita oltre la morte e il perdono oltre i peccati» (papa Francesco). 

Sia, perciò, a partire da quel mattino di più di duemila anni fa, anche la nostra partecipazione alla croce attraversata da una gioia sicura: la Risurrezione!

È questo annuncio, che diventa esperienza di cambiamento reale nella vita di chi lo accoglie; è questo ciò che i cristiani hanno la responsabilità di far risuonare in un mondo altrimenti avvinto dalla disperazione e dal subdolo virus del nichilismo; è questo stesso annuncio, ciò che gli apostoli hanno fatto risuonare duemila anni fa e che rimane l’unica, concreta e vera “buona notizia”: «Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni» (Atti 2,32).

Auguri di Buona Pasqua a tutti.

+Andrea Bellandi

Cava de’ Tirreni (SA). Tre sorelle, due libri, un autostop e una sfida, la Grande Bellezza, la Vita

In uscita “Anche gli angeli fanno l’autostop”, di Rosanna Rotolo, e “La Vita, una sfida da vincere”, di Teresa, e Gina, Rotolo.


Due libri simili e diversi, uno ricco di consigli pratici colorati d’amore, l’altro ricco d’amore colorato di meditazioni.

Angolazioni e reazioni distinte, ma lo stesso spirito di passionale energia, con la consapevolezza che, anche se le spine sono tante, la Vita è pur sempre una rosa, ricca di un profumo che rimane fino all’ultimo respiro…

Non a caso sono sorelle, Rosanna, Teresa e Gina Rotolo, tutte e tre cavesi doc, dalle radici pugliesi altrettanto doc.

Non a caso hanno pubblicato contemporaneamente, con le Edizioni “Il Quaderno”, due “libri fratelli” (Anche gli angeli fanno l’autostop, di Rosanna; Una sfida da vincere, di Teresa, con un contributo in appendice di Gina), che tracciano ambedue un cammino per ritrovare se stessi, uno per via spirituale, l’altro con la forza d’animo e d’azione della vita quotidiana.

Le loro due opere trasudano di colori e di luci e, ora che sono finalmente presentate in stampa (finora erano state congelate in casa dall’inverno della pandemia), riescono già a prima vista a “bucare la scena” con le ammiccanti figure della prima di copertina e le emozionanti parole chiave della quarta.

L’immagine del saggio di Rosanna Rotolo, nata su un’idea di Franco D’Auria, è incentrata su una strada lunghissima, larga e fascinosa, che porta verso un orizzonte lontano carico di luce: il segno e il sogno dell’anima personale che ritrova la sua “Itaca” nell’oltre universale, ad indicare, come recita il sottotitolo, meditazioni di luce sul cammino dell’uomo verso l’uomo.

La strada è deserta, perché il cammino è tutto nostro, è in noi. Su questo percorso, in primo piano sul ciglio della strada, l’ombra di un angelo con le ali spiegate. È il nostro angelo guida, perché in ognuno di noi c’è un angelo per natura tendente alla luce dell’Infinito ed all’Amore divino, da dove viene e dove punta. Ma quell’angelo non è solo una guida, è anche uno che chiede l’autostop, è la parte di noi stessa che si è smarrita e chiede sostegno. Come non fermarsi, allora, e offrirgli l’autostop? Chi meglio di noi stessi è in grado di offrirlo?

Da qui, per indicare l’incontro di noi con il nostro angelo, parte uno zibaldone ragionato ricco di prose appassionate, evocative poesie, stimolanti citazioni degli autori che più caratterizzano gli studi su un percorso del genere, in primis il grande Bernardino Del Boca, il geniale teorico del Continuo Infinito Presente, che per la nostra Rosanna rappresenta un irrinunciabile stella polare.

Ciliegina sulla torta, che si fa torta essa stessa, l’elaborazione grafica curata da Stefania Spisto: un’affascinante esplosione di immagini “parlanti” che impregnano le pagine e si fanno parte integrante del testo. Contribuiscono ad illuminare il cammino tracciato dalla Rotolo, che parte dal buio di un trauma fisico e interiore e arriva ad intravedere nel Sé quella luce interiore che allontana dalla rabbia e dal dolore, stimola ad amare, permette di essere amati e rappresenta lo strumento per continuare ad affrontare l’al di qua e la base di lancio verso la misteriosa luce dell’al di là.

Un libro che si sfoglia, si contempla e si legge con piacere, quindi. È pur vero che l’argomento base non può prescindere da un interesse personale e settoriale verso il mondo dell’anima ed il corollario della dimensione angelica… ma chi di noi non ama, o non amerebbe un viaggio verso se stessi? Chi di noi, se pure non è credente, non ha almeno il senso della religiosità? Ergo…

Lo stesso connubio di testo, poesie, citazioni e immagini spettacolari si ritrova anche nel “libro fratello” della sorella di Rosanna, Teresa Rotolo. Con una diversità di fondo, però. Quanto Rosanna nel suo viaggio in autostop naviga nei meandri dell’anima e punta alla purificazione spirituale, tanto Teresa parte dall’interiorità per arrivare alla gestione quotidiana del rapporto con gli altri e, ovviamente, con se stessi, con la Grande Bellezza tutta da riconoscere e da conquistare con la Grande Sfida, perché la Vita è la più grande opera d’arte e il pennello in mano lo teniamo noi.

Vetrina ideale e allettante di questo viaggio è la sedia vuota in copertina davanti al fiorito miracolo dell’esistenza: quella sedia aspetta proprio ognuno di noi ma per poterci sedere su di essa, se vogliamo goderci tutto il noi che c’è in ognuno di noi, prima dobbiamo proprio affrontare la Grande Sfida.

La forza del libro è nella chiave iniziale, in quel rivolgersi “a caminetto amico”: Cari amici, cari lettori, cara me. Teresa Rotolo non parla ai lettori, ma coi lettori, perché rinuncia alla cattedra e, con colloquiale razionalità, coinvolgente chiarezza e con lo slancio emozionale di una felice “maturità adolescenziale”, veste i panni della condivisione di un’esperienza progressiva di scoperte ed emozioni di cui lei stessa è tuttora parte attiva.

Il cammino prospettato da Teresa Rotolo (e dai contributi della sorella Gina, riguardanti le dipendenze dal computer e la resistenza morale alla pandemia) non è e non può essere facile, ma è necessario, in vista del succoso traguardo prospettabile: consapevolezza, autostima, autonomia, sconfitta degli autoinganni e delle auto frustrazioni, trionfo delle emozioni a raggio di sole.

Potremmo definirla “l’autostrada del sole dentro”… e le parole di questo libro ne sono la mappa, fatta di varie “uscite”, che giustamente la Rotolo chiama sfide.

E che sfide! Amare prima di tutto noi stessi, se vogliamo amare gli altri ed esserne amati. Non drammatizzare gli errori, ma impararne la lezione e capire che avere sbagliato non significa “essere sbagliati”. Capire che l’ansia non è la soluzione dei problemi, ma la complicazione dei problemi. Imparare a viaggiare verso il centro di noi stessi, illuminandoci col pensiero e liberando in volo le emozioni. Superare le difficoltà sapendo di averne la forza, senza paura dell’ignoto: e scoprire così la nostra personale America. Diventare indipendenti nei pensieri e nell’azione, per poter gestire le esperienze e non esserne solo gestiti.

Alla fine del tragitto, sarà finalmente possibile, se non conquistare del tutto (la meta si sposta sempre in avanti), almeno aprire lo scrigno del tesoro e prelevare i gioielli che la Vita ci sa offrire.

Quello prospettato dai due lavori è un cammino che viene da lontano, da quando l’uomo ha cominciato ad avere coscienza di un Sé, del Sé, della prospettiva dell’oltre. E in tanti hanno dato il loro contributo, come la famosa goccia che forma l’oceano teorizzata da Madre Teresa.

In tal senso anche l’Autostop che la Sfida sono due gocce… ma in ogni goccia c’è il sapore dell’Oceano. E, come ci ricordano Rosanna e Teresa Rotolo, è comunque un sapore di luce, di sole, di vita.

Bisogna prima trovare la forza di tuffarsi, però. E l’Autostop e la Sfida ne sono due fascinosi trampolini….

Salerno. Lo scarto di carta diventa arte: le Arti Grafiche Boccia verso un Museo della Carta

Affidati a Vincenzo Vavuso uno spettacolare restyling dell’Azienda ed un laboratorio di Creatività.


Un’azienda di livello nazionale e internazionale, le Arti Grafiche Boccia, che festeggia i suoi primi sessant’anni…

L’idea geniale di un grande condottiero d’azienda, Vincenzo Boccia, già Presidente di Confindustria nazionale, che decide di sposare gli scarti industriali con l’arte e di rendere bello ciò che per convenzione è solo utile…

Un artista eclettico dalla vulcanica inventività come Vincenzo Vavuso, che da tempo ci ha abituati alle “provocazioni”, sa dare del tu alla materia e ricavarne forme suggestive e “parlanti”…

Un collante potente come la passione comune per la Bellezza creativa della Comunicazione a mezzo stampa… e il sogno di eternarla…

Ed ecco il botto: “Dallo scarto all’Arte”, un’iniziativa che, appena annunciata, ha fatto il giro dei media nazionali ed ha avuto anche l’onore di un ampio servizio del TG 2.

Per celebrare il compleanno dell’azienda, nata nel 1961 grazie al dinamismo di Papà Orazio Boccia, che ancora oggi si gode il suo regno dall’ufficio a lui riservato, le Arti Grafiche Boccia di Salerno hanno infatti deciso di colorare su più fronti il pur grigio panorama sociale di questi tempi di pandemia.

Primo fronte: andare oltre l’economia circolare sublimando in arte gli scarti ed riutilizzando la carta dei giornali e delle riviste destinati al macero per farne nuovi oggetti in grado di abbellire gli ambienti della fabbrica e gli uffici della direzione. Il compito è stato affidato all’opera ed alla Direzione dell’artista salernitano Vincenzo Vavuso, cioè della persona che si è guadagnata sul campo finora il diritto di far risorgere gli scarti.

Sei anni fa, infatti, dopo un percorso legato all’informale, egli è riuscito a bucare la scena con un’arte concettuale che attraverso materia pura, oggetti-simbolo, immagini aggressive e provocatorie, scarti di varia natura lanciava messaggi forti collocando in primo piano l’esigenza sociale di disarmare l’indifferenza, l’insensibilità, l’incultura, l’ignoranza.

Fu naturale allora il connubio con il materiale industriale, soprattutto la carta di giornale. Fu formidabile la sua mostra nel Centro Storico di Salerno, L’oro de La Città, promossa dal Direttore de “La Città”, in cui blocchi interi di copie del giornale venivano manipolati, cristallizzati e trasformati in forme suggestive e cariche di contenuto. Fu allora che avvenne l’incontro con Vincenzo Boccia, che cominciò a concepire l’idea di trasferire questo discorso nella sua azienda.

Ed è quello che sta facendo da oramai tre mesi, tanto è vero che il servizio televisivo del TG 2 ha avuto modo di mostrare i primi lavori compiuti dal maestro Vavuso già magnificamente inseriti negli ambienti della fabbrica. Ha aperto così degli squarci sorprendenti e fascinosi di opere che sanno sposare tradizione e innovazione, passato e futuro, e raccontare l’anima e la storia di un’azienda che sforna il meglio dell’editoria nazionale, a cominciare da tutti quelli legati alla GEDI ed al Gruppo di Repubblica.

La fontana dell’ingresso, carica di rami intrecciati alle pagine di giornale, il gran sole nelle scale fatto tutto di copie di Guida TV, la deliziosa lumaca simbolo di avanzata lenta ma tenace e inesorabile, le rivoluzionarie manipolazioni delle lastre di stampa, i deliziosi ingranaggi che danzano nuove figure, le voluttuose cromatiche volute de “L’essere” (opera questa di Monica De Maio), le onde avvolgenti di quotidiani cristallizzati, a decoro dei corridoi e perfino dell’elegante e funzionale Sala delle Riunioni… e tanti altri lavori che balzano davanti agli occhi oppure si mimetizzano a valorizzare angolini riposti….

Tutto questo è già uno spettacolo nello spettacolo dell’azienda intesa come struttura produttiva.

Ma è solo l’inizio, nel geniale progetto di Vincenzo Boccia. È il preludio ad un’apertura piena al territorio ed al mondo della creatività in generale.

L’Azienda infatti ha aperto un laboratorio artistico di rielaborazione degli scarti a disposizione di tutti i creativi di buona volontà, a cominciare, naturalmente, dai pittori e dagli scultori. Spazi e materiale gratuiti, ma non “anarchici”. La realizzazione di queste opere sarà affidata alla Direzione ed al controllo del Maestro Vavuso, che ha già favorito un approccio con alcuni artisti e farà il pieno quando arriveranno le risposte all’appello e all’offerta delle Arti Grafiche Boccia.

Ma questo, che sarebbe già un risultato di grande portata, è solo l’inizio, perché la meta finale, da raggiungere, se tutto va bene, entro la fine dell’anno, è ambiziosa, splendida e soprattutto raggiungibile. Si prevedono non solo sculture e istallazioni a decorare gli ambienti iterni, ma anche un restyling integrale, comprese pitture sulle pareti interne ed esterne. Dove sta scritto che un’industria deve essere per forza un ambiente anonimo?

Come se non bastasse, il tutto dovrebbe assumere alla fine la dimensione di un vero e proprio Museo della Carta, visitabile come qualsiasi museo una volta terminata questa asfissiante guerra contro la pandemia. Ma sarebbe, sarà, un museo veramente speciale.

Come si vede, è un Progetto Grande, dalle mille elettriche e colorate sfaccettature: il riciclo creativo della materia, il trionfo della carta, ricchezza reale nonostante gli attacchi della realtà virtuale, la messa in primo piano della cultura e della lettura, la fusione tra aristocrazia industriale e arte popolare, l’attrazione turistica. Insomma, per dirla con Mario Draghi, il rinnovato gusto del futuro, nel nostro caso lanciato dalla pedana del passato ma con il supporto superbo della tecnologia più avanzata.

Sono idee originali di assoluta brillantezza, che hanno bisogno di gambe forti e di menti agili. Per ora, e non crediamo di sbagliare, il binomio Boccia-Vavuso ha messo il Progetto in pole position per arrivare alla meta, e senza fiatone. Ma attenti a distrarsi, attenti a non mollare…

Intanto, rombino i motori … e gustiamoci la speranza …

Cava de’ Tirreni – Salerno. La lettura della musica non sarà più la solita “Sol-Fa”

Dal 23 marzo in streaming il Progetto “La filiera della musica”, promosso da tre istituti scolastici.


Martedì 23 marzo 2021, dalle ore 18, alle ore 20, in diretta streaming sul canale YouTubedell’I.C.“Carducci-Trezza” link e condiviso anche sulla pagina Facebook link si terrà il primo appuntamento del progetto “La filiera della musica”, promosso dall’Istituto comprensivo di Cava de’ Tirreni Carducci-Trezza, dal Conservatorio Statale G.Martucci di Salerno e dal Liceo Musicale De Filippis-Galdi di Cava de’ Tirreni. In programma, un seminario di aggiornamento tenuto dal Adiutore Loffredo, docente della massima istituzione musicale salernitana.

Il seminario, dal titolo “Metro-Ritmo-Tempo. Tematiche inerenti alla lettura ritmico intonata”, rivolto ai docenti di ogni ordine e grado, inserito tra le iniziative formative della piattaforma S.o.f.i.a., getterà nuova luce sull’atavico problema del cosiddetto “solfeggio parlato”, ancora oggi, in parte, vivo nella didattica pratico-teorica delle classi di ogni ordine e grado degli istituti musicali italiani.

L’apertura dei lavori sarà inaugurata dal dirigente scolastico ospite Filomena Adinolfi, unitamente al dirigente del Liceo Musicale “De Filippis-Galdi” Maria Alfano, il direttore del Conservatorio Statale di Musica “G.Martucci” di Salerno Fulvio Maffia, i referenti scolastici del progetto Filiera della Musica, Ciro Abate, per la scuola primaria, la pianista Anna Squitieri e il cellista Ivan Iannone, per il liceo musicale, moderati dal critico musicale Olga Chieffi, con la regia della pianista Miriam D’Amico, referente per la scuola secondaria d’appartenenza.

Il M° Adiutore Loffredo cercherà di risolvere e dissolvere, una volta per tutte, l’etimologia di “Solfa”, derivante appunto da solfeggio, che sta per ripetizione monotona e noiosa delle stesse parole, nel muovere rimproveri e recriminazioni: “è sempre la stessa solfa”; battere o cantare la solfa, ripetere qualcosa fino alla noia, secondo il vocabolario della Treccani. Metodi nuovi, frutto di una nuova visione, attraverso cui si potrà, finalmente, portare l’allievo a leggere ed eseguire in modo semplice e accattivante la partitura.

Con questo corso di aggiornamento, verrà inaugurato anche il progetto inerente la creazione di una filiera formativa dell’istruzione musicale, oggetto, negli ultimi anni, di disposizioni normative importanti, a partire dal DLgs n.60 del 2017 e fino al DM n.382 del 2018, che hanno definito un quadro di riferimento nazionale in cui, la scuola secondaria di I grado ad indirizzo musicale, costituisce il primo dei tre segmenti, su cui si fonda l’intero percorso formativo musicale.

In una dimensione di scuola inclusiva, oggi più che mai, la pratica musicale rappresenta un’esperienza universale imprescindibile, ad alta valenza culturale e sociale. L’obiettivo di una formazione educativo-musicale è l’elemento caratterizzante della scuola secondaria di primo grado: educare attraverso la musica, valorizzando a pieno gli aspetti socio-affettivi dell’esperienza musicale.

A seguito di riflessioni si avvia, così, un percorso di collaborazione con la finalità armonizzare gli obiettivi formativi della scuola secondaria di I grado a indirizzo musicale con quelli del segmento successivo dell’istruzione musicale, ovvero Licei Musicali e Conservatorio, favorendo lo scambio di esperienze e di modelli pedagogici. La costruzione, quindi di un curricolo verticale armonico che parta dalla scuola primaria e arrivi al Conservatorio, condividendo e programmando insieme i percorsi e le strategie più indicate per raccordare tutti gli obiettivi della musica, da quello relazionale, umano e di formazione della persona a quello più marcatamente professionalizzante, da riservare soprattutto a quegli studenti che manifestano motivazione e attitudine alla prosecuzione degli studi nel segmento successivo del liceo musicale o dei corsi propedeutici o pre-accademici.

L’ufficio stampa de’ “La Filiera della Musica”