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Cava de’ Tirreni (SA). Rinascicultura … Cava de’ Tirreni porte aperte

In occasione della celebrazione del 2 giugno, Festa della Repubblica, l’Amministrazione Servalli ha organizzato l’iniziativa “Cava de’ Tirreni Porte Aperte”.

Potranno essere visitati gratuitamente: le sale dell’ottocentesco Palazzo di Città, una volta “Teatro Verdi”, con la storica pinacoteca di dipinti del ‘500, sarà esposta anche la Pergamena Bianca; l’area del Castello di Sant’Adiutore con la cinta muraria e i grandi bastioni di difesa oggetto di recupero e di un progetto di circa 2.1 milioni di euro, la millenaria Basilica dell’Abbazia Benedettina con i marmi policromi, mosaici, l’ambone, la grotta di Sant’Alferio con la cappella dei quattro Santi e il Chiosto; la cinquecentesca Chiesa del Convento di San Francesco con storica biblioteca del Convento di San Francesco con corali, pergamene ed incunaboli di grande pregio; il cinquecentesco Duomo Concattedrale Santa Maria della Visitazione; la quattrocentesca Basilica Pontificia Santuario Santa Maria Incoronata dell’Olmo, ricca di affreschi, opere scultoree, di stemmi nobiliari delle famiglie cavesi.

Tutti i luoghi di RinasciCultura sono visitabili dalle ore 10 alle 12.30 e dalle ore 16.30 alle 19.30

“Una bella e significativa iniziativa – afferma l’Assessore alla Cultura, Armando Lamberti – che nasce dal desiderio, largamente condiviso, di vivere “un nuovo rinascimento”, in un giorno dal grande valore simbolico apriamo le porte del patrimonio storico-artistico e culturale del nostro territorio per trasmettere un grande messaggio di speranza”.

La manifestazione è promossa dai Comuni di Angri, Castel San Giorgio, Corbara, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani, Roccapiemonte, Siano, Scafati, San Marzano sul Sarno, San Valentino Torio, Siano.

Cava de’ Tirreni (SA). “Ciao sono Simona, una nuvola che si perde nel cielo”

Questa mattina, sabato 29 maggio, è stato reso omaggio alla piccola Simonetta Lamberti, che 39 anni fa, fu vittima innocente a soli 11 anni, di un attentato la cui vittima designata era il papà Alfonso Lamberti, magistrato anticamorra della Procura di Sala Consilina.

Il giudice Lamberti scampò miracolosamente ai colpi esplosi dai killer della camorra, ma perse la vita la figlia Simonetta seduta sul sedile posteriore dell’auto.

Il fascio di fiori è stato deposto dal Sindaco insieme alla sorella Serena davanti al monumento che ricorda il sacrificio di Simonetta, nel Parco Falcone e Borsellino, alla presenza anche della cugina Agata e dello zio Alfredo Lamberti, degli Assessori e Consiglieri comunali, dei bambini ed insegnanti della classe I sezione A, della scuola media Balzico, frequentata da Simona, di Marcello Ravveduto, docente alle Università di Salerno e di Modena e Reggio Emilia, impegnato nella lotta alla camorra, dei rappresentanti dell’Associazione Liberi Avvocati Salernitani e di tanti cittadini. Un mazzo di fiori è stato deposto anche da un rappresentante della tifoseria della Cavese, da sempre vicini alla sorella Serena ed alla famiglia Lamberti.

“Simonetta è e resterà sempre nel cuore dei cavesi – afferma il Sindaco Servalli – il prossimo anno, in occasione del 40º anniversario, liberi dal covid, organizzeremo una cerimonia per ricordarla e testimoniare che il suo sacrificio ha scosso le coscienze di tutte quelle persone che si riconoscono nel monito del Presidente Mattarella: o si sta contro la mafia, o si è complici. Non ci sono alternative”.

Commossa Serena Lamberti, che seppur nata dopo la tragica morte di Simonetta, ha dedicato la sua vita al ricordo della sorella ed a trasmette alle nuove generazioni l’impegno a non piegarsi alla criminalità.

“Simonetta è più viva oggi di tanti camorristi che respirano ma sono morti dentro – afferma Serena Lamberti – è mi piace immaginarla così come lei stessa scrisse, sono una nuvola che si perde nel cielo. Simonetta è la sorellina di tutti i cavesi e il mio impegno è quello di ricordarne sempre la memoria”.

Cava de’ Tirreni – Pianeta Terra. Giornata Mondiale della Terra: sono sempre attuali le grandi parole del capo indiano

In occasione della Giornata Mondiale della Terra, il 22 aprile, la nostra lettrice, prof. Rosanna Rotolo, invitandoci a non dimenticare il monito ci invia questa nota, che volentieri pubblichiamo, per ricordare al mondo il monito del capo indiano Seattle contenuto in una lettera inviata nel 1855 al Presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce in risposta alla sua proposta di acquistare una parte del territorio indiano e istituirvi una riserva per i nativi.

Questa lettera (di cui si riporta un ampio estratto) è un patrimonio dell’Umanità, forse la dichiarazione più incisiva e profonda mai dedicata al rapporto dell’uomo con l’ambiente. Almeno fino all’enciclica “Laudato sì” di papa Francesco… e senza mai dimenticare il padre dell’amore per il creato, cioè Francesco d’Assisi con il suo meraviglioso “Cantico delle creature”. (Franco Bruno Vitolo)


“Il vero crimine contro l’umanità è di perseverare sul cammino che porta alla distruzione del mondo”.(Bernardino Del Boca)

Esistono tre leggi dell’essere: la prima è quella dell’amore, la seconda del bene e la terza della libertà,

perché la vita lungo tutta la nostra recita sul palcoscenico del mondo non è che la successione di libere scelte.

E l’uomo, scientemente, sta andando verso il baratro, quel punto di non ritorno che costituisce la fine della vita su questo bel Pianeta Azzurro.

Da troppo tempo, ormai, stiamo contaminando l’aria, l’acqua, il terreno, uniche fonti di vita che, sole, possono darci la Speranza di un Futuro.

Da troppe parti, purtroppo, giunge l’eco di disastrosi anniche si profilano all’orizzonte dell’uomo…

E i bambini?

È possibile ancora tamponare le numerose ferite inferte alla nostra amata madre? È possibile ancora riservare un Futuro degno di tal nome?

“Ogni giorno che passa la mia sensibilità aumenta e anche la mia sofferenza. Vedo un mondo che va verso la catastrofe e non ho voce per indicare la via della salvezza, che sta, da sempre, nel cuore di ogni essere umano (BdB).

Nella “via della vita” Krishnamurti scrive: “Voglio comprendere me stesso, mettere fine alle mie stupide lotte e compiere uno sforzo definitivo per vivere in pienezza e verità”…

Bisogna chiedersi cosa si desidera nella vita, abbandonare l’avere e cercare l’essere, solo così potremo insieme aprire il cuore per incamminarci lungo la strada che porta alla vita vera.

Potremo salvare quel Paradiso terrestre tanto boicottato, frantumato ed orrendamente danneggiato, per ricostruirlo a guisa di puzzle e riportarlo all’antica luce e gloria.

Possiamo, in quanto dotati di libero arbitrio, incamminarci lungo il sentiero del cuore per accogliere la compassione e la comprensione, beneficiando l’intero ecosistema e con esso tutta l’umanità.

A tal riguardo ripenso alle parole che Seattle, capo degli amerindiani

Duwamish, aveva scritto in una lettera inviata al Presidente degli USA nel 1885:

Come puoi tu comperare il cielo, il calore della Terra? Questa idea è strana per noi. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria e lo scintillio dell’acqua, come puoi tu comperarle? Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni brillante ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni nebbia degli umidi boschi, ogni canto o suono degli animali è sacro alla memoria e dall’esperienza del mio popolo.

La linfa che scorre negli alberi porta la memoria del mio popolo.

I morti dell’uomo bianco dimenticano la terra in cui sono nati quando ritornano al cielo.

I nostri morti non dimenticano mai questa bella terra, perché essa fa parte di noi.

I fiori profumati sono le nostre sorelle; il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli.

Le cime rocciose delle montagne, le ricche praterie, il sudore dei cavalli e l’uomo fanno parte di uno stesso ordine di cose, della nostra stessa famiglia…

I fiumi sono nostri fratelli… se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare di insegnare ai vostri figli che i fumi sono nostri fratelli, ma anche vostri.

Sappiamo che l’uomo bianco non capisce il nostro modo di vivere.

Per lui un pezzo di terra è uguale ad un altro, poiché lui è uno straniero e viene di notte e prende dalla Terra tutto ciò che vuole…

Il suo stolto appetito divorerà la Terra e lascerà dietro di sé un deserto…

Non so… per l’uomo rosso l’aria è preziosa perché tutti gli esseri viventi condividono la stessa aria, le stesso destino: gli animali, gli alberi, l’uomo… l’Aria è un aspetto dello Spirito che ci fa vivere…

E se noi vi vendiamo la nostra Terra, voi dovete tenerla per sacra, considerarla un luogo dove l’uomo può gustare il vento, tra i fiori, gli arbusti, il bosco…

Io porrò una condizione: che l’uomo bianco dovrà rispettare gli animali come fratelli…

Cos’è l’uomo senza gli animali?

Se tutti gli animali sparissero, l’uomo morirebbe in una grande solitudine dello spirito, poiché ciò che accade agli animali, prima o poi accade all’uomo.

Tutte le cose sono legate tra loro…

Qualsiasi cosa viene fatta alla Terra, la stessa cosa succede ai figli della Terra.

Se l’uomo sputa sulla Terra, egli sputa soprase stesso…

Sappiamo che la Terra non appartiene all’uomo, l’uomo appartiene alla Terra…

Non è l’uomo che ha tessuto la tela della vita, ne è soltanto un filo…

Prima di tutto, forse, noi siamo fratelli…

Il nostro Dio è lo stesso Dio. Voi pensate ora che voi possedete Dio come desiderate di possedere la nostra Terra, ma voi non potete. Egli è il Dio dell’uomo e la sua compassione è uguale per l’uomo rosso come per il bianco.

La terra è preziosa a lui e nuocerle è pura ignoranza…

Contaminate il vostro letto e verrà una notte che rimarrete soffocati dalla vostra sporcizia.

Ma se voi perite, lo sarà soltanto per il volere di Dio, che vi ha portato su questa terra per qualche scopo.

Questo destino è un mistero per noi…

Dov’è la boscaglia? Non c’è più?

Dov’è l’acqua? Non c’è più!

Fine della vita.

Inizio della sopravvivenza.“

di Rosanna Rotolo, a cura di Franco Bruno Vitolo

Cava de’ Tirreni (SA). Messaggio augurale dell’Arcivescovo per la Santa Pasqua

Carissimi,
mi rivolgo ad ognuno di voi per condividere qualche breve pensiero in occasione della Settimana Santa, culminante nella domenica di Pasqua, che viviamo ancora nel contesto drammatico della pandemia. Papa Francesco nella Domenica delle Palme, riferendosi all’emergenza e facendosi voce del pensiero di ciascuno ha detto che “l’anno scorso eravamo più scioccati, quest’anno siamo più provati. E la crisi economica è diventata pesante“. È vero, tutti siamo in sofferenza, non ultimi i giovani e i bambini. Lo sono ancora di più coloro che hanno perso, a causa della malattia, familiari, amici e colleghi di lavoro. E in questo mare di dolore come non ricordare pure – riprendendo ancora il pensiero del Santo Padre – le sofferenze dei malati, dei poveri, degli scartati di questo mondo, delle vittime innocenti di guerre, dittature, violenze quotidiane, insieme alle piaghe – terribili anch’esse – dell’aborto, dello sfruttamento e della droga.

In questa situazione storica e sociale, dove il mistero del male miete inesorabilmente le proprie vittime, Dio cosa fa? Non usa la bacchetta magica annullando il male e realizzando un mondo “perfetto” ma a discapito della libertà; non interviene colpendo a morte i cattivi con il rischio – si legge nel Vangelo – di eliminare anche il buon grano insieme alla zizzania; non si ritrae sdegnato dal mondo contemporaneo quasi pentendosi di averlo creato e consegnato a delle creature così ribelli e malvagie. No, egli, nel suo Figlio Gesù prende la croce, cioè si fa carico del male – fisico, psicologico e soprattutto spirituale – che tale realtà comporta e lo “con-patisce”, ovvero lo assume in sé stesso per redimerlo e trasformarlo. Lo fa anche per liberare ognuno di noi dal potere delle tenebre, dalla superbia, dalla resistenza ad amare e a lasciarsi amare. Tutto ciò solo l’amore di Dio può realizzarlo pienamente, solo il Suo Amore con la “A” maiuscola.

Dalle sue piaghe siamo stati guariti”, dice l’apostolo Pietro, cioè dalla sua morte siamo stati rigenerati, tutti noi: «Da quando Cristo è stato inchiodato a una croce e ha gridato: “Padre, perché mi hai abbandonato?” – che è il grido di disperazione più umano che si sia mai sentito nell’aria della terra – e poi ha detto: “Perdona loro perché non sanno quello che fanno”, e infine ha gridato: “Nelle tue mani affido il mio spirito”, da quel momento, da quando quell’uomo è stato messo, stirato e inchiodato, sulla croce, la parola sacrificio è diventata il centro, non della vita di quell’uomo, ma della vita di ogni uomo. Il destino di ogni uomo dipende da quella morte. (…) La croce di Cristo ha rivelato, da una parte, il dominio che il sacrificio ha sulla vita di tutti gli uomini; dall’altra, che il suo significato non è necessariamente negativo, anzi misteriosamente positivo: è la condizione perché gli uomini raggiungano il loro destino: “Con la tua croce hai salvato il mondo”, con la tua croce, o Cristo, hai salvato il mondo» (don Luigi Giussani).

Ma Dio non ha abbandonato il Suo Figlio Gesù nell’oscurità della morte, al potere del nulla: lo ha risuscitato il mattino di Pasqua, così che la vita si affermasse come orizzonte di positività certa per il destino di ogni uomo: «Tutte le domande e le incertezze, le esitazioni e le paure sono fugate da questa rivelazione. Il Risorto ci dà la certezza che il bene trionfa sempre sul male, che la vita vince sempre la morte e la nostra fine non è scendere sempre più in basso, di tristezza in tristezza, ma salire in alto. Il Risorto è la conferma che Gesù ha ragione in tutto: nel prometterci la vita oltre la morte e il perdono oltre i peccati» (papa Francesco). 

Sia, perciò, a partire da quel mattino di più di duemila anni fa, anche la nostra partecipazione alla croce attraversata da una gioia sicura: la Risurrezione!

È questo annuncio, che diventa esperienza di cambiamento reale nella vita di chi lo accoglie; è questo ciò che i cristiani hanno la responsabilità di far risuonare in un mondo altrimenti avvinto dalla disperazione e dal subdolo virus del nichilismo; è questo stesso annuncio, ciò che gli apostoli hanno fatto risuonare duemila anni fa e che rimane l’unica, concreta e vera “buona notizia”: «Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni» (Atti 2,32).

Auguri di Buona Pasqua a tutti.

+Andrea Bellandi

Cava de’ Tirreni (SA). Dopo di noi: completati i lavori di Casa Apicella

Sono stati completati i lavori di riqualificazione e rifunzionalità dello storico Palazzo Sparano (comunemente denominata Casa Apicella) in “Casa del Dopo di Noi”, ubicata tra via Carlo Santoro e Via Ragone, nell’ambito del Programma PIU Europa PO FESR Campania 2007 /2013 “Sviluppo Urbano e qualità della vita” per un importo complessivo di circa 332 mila euro.

Lo storico cinquecentesco Palazzo Sparano è destinato a diventare la nuova casa delle persone con disabilità che non possono più avere il sostegno della propria famiglia ed è stato completamente adattato alle nuove necessità con l’abbattimento delle barriere architettoniche, ascensori ed ambienti completamente adeguati alle nuove funzioni previste con comfort bioclimatico.

“Il progetto del Dopo di Noi è tra i più qualificanti della nostra amministrazione – afferma il Sindaco Servalli – ed è una concreta prospettiva per i futuro di tante famiglie che vivono la disabilità dei propri figli e che ora possono contare su chi li accoglierà quando non ci saranno più, con una assistenza qualificata. Adesso possiamo avviare tutta la fase per il bando di assegnazione a chi dovrà gestirlo”.

Il palazzo è composto da due piani con una corte interna e porticati; al piano terra sono previsti il front office, gli uffici amministrativi, i laboratori, una palestra, sala per riunioni e attività teatrali, al primo piano, invece, le camere da letto, servizi attrezzati per disabili, soggiorno-cucina e un grande terrazzo che potrà essere destinato successivamente a spazio per altre attività terapeutiche.

“La riqualificazione ha purtroppo avuto diverse vicissitudini – afferma il vicesindaco con delega ai Lavori Pubblici, Nunzio Senatore – che abbiamo superato e ora consegniamo una bellissima struttura che sarà un fiore all’occhiello della città, non solo per la grande opera di ristrutturazione ma anche per le funzioni che è chiamata a svolgere”.