CavaViva

Fatti, fattarielli ed eventi della vita culturale a Cava … e dintorni. A cura di Franco Bruno Vitolo.

 

CAVA DE’ TIRRENI (SA). La Maddalena di Sabatino nella Chiesa di Vetranto. L’opera è stata donata dall’artista e benedetta il giorno dell’Immacolata

Una  colorata “penitenza” per il battesimo in pittura di Salvatore Sabatino, che ha regalato alla Chiesa di Vetranto  la sua Maddalena, un grande quadro dipinto di suo ed integrato da un’originale dell’artista cinquecentesco Fra’ Raffaele Romano.

L’opera, in una festosa atmosfera popolare, è stata benedetta domenica 8 dicembre da Padre Giuseppe Ragalmuto, parroco di Maria SS dell’Olmo e del circondario di Castagneto.

È stata collocata all’inizio della navata laterale sinistra, in posizione di grande evidenza, accanto alla tomba dell’Abate Pascasio, uno dei più antichi e preziosi cimeli cittadini, testimonianza del primo nucleo di cristiani apparso nella Valle Metelliana intorno al VI secolo.

Antico e moderno, quindi. E di moderno il quadro ha, se non il disegno, le forme e l’ambientazione, che rientrano nel classico figurativo e nell’iconografia tradizionale, le tonalità forti di colore e l’evidenziazione del gesto della protagonista, che quasi, per dirla in gergo attuale, buca la tela.

La penitente è in ginocchio, protesa con il crocefisso verso il messale e l’altare, dove è collocato un teschio, segno della caducità delle cose umane e della bellezza che comunque è destinata a diventare polvere.

Il gesto e gli oggetti rappresentano il futuro spirituale di Maria Maddalena, che è uscita dalle spire del peccato corporale e, perdonata e convertita dal Cristo, ha colto nel profondo l’anima del suo messaggio ed il fascino della sua figura. La posa inginocchiata è il segno della penitenza profonda, che rappresenta la svolta esistenziale della donna. I vestimenti e la stessa procacità del corpo rappresentano invece il passato da cui lei si sta progressivamente distaccando.

Il tutto, nel pieno rispetto dell’iconografia rinascimentale e dell’armonia con l’ambiente che si stava riscoprendo, è inquadrato in un bel paesaggio, ricco di scenari umani e naturali.

L’acquisizione di questo quadro si aggiunge alle altre opere con le quali gli artisti del territorio hanno inteso festeggiare ed omaggiare il recupero di una chiesa così importante e così maltrattata nei secoli. Ed è suggestivo il colpo d’occhio che permette di vedere all’ingresso la Maddalena di Sabatino e sull’altare il Crocifisso di Emilio Socci ed al centro la splendida e dolcissima statua seicentesca della Madonna col Bambino.

Per tutto questo la festa della benedizione è stata emozionante, ma la ciliegina più succosa sulla torta dell’emozione è stata offerta dalla presenza e dalla persona di Salvatore Sabatino, che è finalmente uscito allo scoperto con un’opera visibile, dopo una lunga ed intensa vita in cui ha coltivato in privato o poco più la sua passione per l’artigianato di qualità. Lavoratore e decoratore del legno, ceramista fantasioso e preciso, ha alle sue spalle e nelle sue stanze una miriade di opere che testimoniano l’emozione che gli deriva dal contatto con la materia e dalla trasformazione a sua immagine, somiglianza e volontà.

A titolo di esempio, ricordiamo con tanto calore il suggestivo presepe a forma di Badia e Corpo di Cava che egli ha creato nell’anno del Millenario. Un’opera tanto realistica che una foto sua con gli amici davanti al presepe così elaborato sembrava una foto scattata dall’alto della collinetta. Insomma, roba da esposizione in ambienti tipo MinItalia e dintorni.

Grazie allora a Salvatore ed alla sua generosa creatività. Ma questi ringraziamenti sono anche un invito caldo e sincero: che esca presto ancora di più allo scoperto per mostrare i suoi “parti”.

E, con l’invito a Salvatore, la speranza che la Chiesa di Vetranto continui ad essere arricchita dal segno degli artisti cavesi. Anche questo è un segno d’amore e di identità …

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Poesia della Fede, Fede nella Poesia. Partecipazioni di qualità e pieno successo per il III Concorso nazionale di Poesia e Prosa religiosa “Sant’Alfonso”

Un gruppo di giurati, vincitori e segnalati stretti intorno a don Gioacchino Lanzillo dopo la premiazione

Un gruppo di giurati, vincitori e segnalati stretti intorno a don Gioacchino Lanzillo dopo la premiazione

Si è concluso con successo il III Premio Nazionale di Poesia e Prosa religiosa “Sant’Alfonso – 2013”, organizzato dalla Parrocchia Sant’Alfonso di Cava de’ Tirreni, per iniziativa del parroco, don Gioacchino Lanzillo, e con la presenza di una qualificata giuria targata Associazione VersoCava e presieduta dal prof. Emanuele Occhipinti e composta da Maria Alfonsina Accarino, Lucia Antico, Lucia Criscuolo, Teresa Rotolo, Rosanna Rotolo, Anna Maria Violante, Maria Teresa Kindjarsky e Franco Bruno Vitolo. Quest’ultimo ha anche gestito la serata di premiazione, svoltasi il 26 ottobre presso il nuovo Salone delle della Parrocchia.

Le opere, poesie e prose sul tema La fede, sono risultate di un livello medio più che apprezzabile, con scelte espressive e contenutistiche tutt’altro che scontate o superficiali. Dal ventaglio dei contenuti, è emerso un quadro ampio dei significati, dei segni e delle potenzialità della fede, non solo in rapporto all’interiorità, ma anche al modo di farsi finestra di Dio con parole ed opere rispetto agli altri.

I vincitori sono stati tre autori abituati a mietere allori nei vari concorsi che si organizzano sul territorio nazionale. E, per una coincidenza assolutamente non cercata né voluta, hanno integralmente ripetuto il podio dello scorso anno, sia pure con ordini diversi. Segno che le loro opere, giudicate nell’assoluto anonimato, sono decisamente di valore, e come tali ad alto tasso di probabilità di premiazione.

Vincitore è risultato Giovanni Caso, di Siano, con la lirica Tutto tu sai. Al secondo posto Salvatore Cangiani, di Sorrento, con la poesia in vernacolo ‘O rusario. Al terzo, Rita Muscardin, di Savona, con il racconto in prosa Non sarà mai un addio, ma solo un arrivederci.

Ecco le motivazioni relative:

Tutto tu sai: Attraverso tre strofe musicalmente strutturate in un succedersi di armoniosi

endecasillabi concettualmente pregnanti, la lirica traccia un poetico cammino che dallo spirito individuale tocca il celeste linguaggio della natura per svilupparsi in un crescendo che va oltre la morte, recisa come l’erba al muro, e puntare ad un abbraccio d’infinito che ci emoziona fin nel profondo.

‘O rusario: Utilizzando sapientemente il vernacolo con le cadenze e le strutturazioni dei versi in lingua, il poeta snoda una lirica cantilena che, partendo dai vari significati reali e metaforici che può assumere la recita del rosario, stimola una emozionata riflessione sulla vita e sfocia in una suggestiva preghiera che nobilita anche il dolore ed esalta il senso della vita nel misterioso rapporto con il cosmo dei valori e con la presenza di Dio nel nostro cammino quotidiano..

Non sarà mai un addio, ma solo un arrivederci: Dolce ed intensa pagina di diario, che con un’espressione chiara, semplice e coinvolgente, in una commistione lirica di prosa sonora e di versi del cuore, riesce a trasmettere, nella pienezza dell’amore e nel sapore anche delle cose più piccole, tutta la poesia di un rapporto di coppia lungo una vita e di una profondità che va oltre la vita, toccando il cuore con dolce e tenera “carezza dal cielo”.

I segnalati, a vario titolo, sono risultati: Fulvia Marconi, Antonio Armenante,Ennio Orgiti, Giuseppe Zagami, Giuseppe Capone, Dante Jagrossi, Maria Teresa Epifani Furno, Tiziana Monari, Salvatore Vicari, Maria Antonietta Di marino, Pasquale Cusano, Carla D’Alessandro, Enzo Giordano, Maria Verbari, Carmela Lo Bue, Gilda Mele, Francesco Terrone, Emilia Stavolone, Barbara Tesauro, Carmine Bruno, Giovanna Piraino.

CAVA DE’ TIRRENI (SA). “Le strade di Cava”, per svelare la Città ai Cavesi e non solo. Il libro strenna sarà presentato in Comune il 22 novembre prossimo

Trecentocinquanta circa tra strade e piazze, mille e trecento fotografie di luoghi e personaggi, quattrocento ventiquattro pagine in formato “foto matrimoniale” su carta patinata, un’appendice ricchissima di proposte  di intitolazione o di approvazioni non concretizzate, copertina rilegata con sovracopertina illustrata…Si preannuncia decisamente come un evento che lascia il segno la pubblicazione del libro di Toponomastica storica  Le strade di Cava, edito dalle Edizioni “Area blu”, che fanno capo alla Grafica Metelliana, e realizzato da un team guidato dal prof. Salvatore Fasano e formato dallo scrivente, Franco Bruno Vitolo, da Daniele Fasano, da Beatrice Sparano e da Lara Adinolfi.

Il volume ha l’obiettivo di svelare Cava ai cavesi, sia perché v iene presentata la figura del personaggio a cui è dedicata la strada oppure viene spiegato  il significato del nome, sia perché il corredo di fotografie riguarda non solo il volto degli intestatari, ma le immagini delle strade e delle stradine, scovando angoli sconosciuti, o non riconosciuti, o misconosciuti. È un’operazione di stimolo e di sveglia, insomma, per noi abituati alle corse distratte del logorio quotidiano.

De Giordano, Talamo, Bonazzi, De Marinis…e Alfieri e Ragone e Palmentieri e Salsano e Avallone e Angeloni e Coda e così via dicendo, per cento e cento e cento altri nomi ancora. Certo, Garibaldi e Mazzini e Dante Alighieri ci collegano alla storia nazionale in gran parte nota, ma… chi sono quegli altri? Non è affascinante scendere nel pozzo e scoprire chi e come ha illuminato Cava, oppure, come è nel caso dei tanti caduti in guerra onorati con la dedica, ha sacrificato una vita ancora giovane e tutta da vivere nel nome di valori più alti, o di ineludibili doveri?

Il lavoro, durato circa due anni,  ha già affascinato in toto il team di autori, che è andato alla scoperta di tanti tesori, ognuno nel campo di competenza. Salvatore Fasano ha completato idealmente il cammino di  Presidente emerito della Commissione Toponomastica e di appassionato “angelo dei caduti in guerra” , coordinando i lavori con precisione certosina e spirito da combattente e sposando le informazioni dei suoi Albi d’oro con le nuove e più complete ricerche sui caduti dedicatari di una strada. Lo scrivente, Franco Bruno Vitolo, ha assaporato l’emozione del viaggio alla scoperta dei personaggi non militari e le vibrazioni dei mille e mille scatti in ogni angolo di una vallata che gli è parsa sempre più bella, sempre più da amare, purtroppo a volte da compiangere per i pericolosi  funghi del degrado. Daniele Fasano ha fatto da navigatore vivente  sulla carta e nel safari fotografico ed ha riorganizzato la rete delle acquisizioni in un mare di chip e di sollecitazioni. Beatrice Sparano, storica leonessa di Biblioteca, ha lavorato a centrocampo raccogliendo con la sua acclarata competenza il materiale utile per le ricerche. Lara Adinolfi, da giornalista de “Il Mattino” nel mattino dei suoi sogni, ha supportato con fresca e valente professionalità le scritture e le riscritture del Maestro Coordinatore don Salvatore.

Tutti hanno lavorato insieme, tutti si sono emozionati, tutti sperano di emozionare

Tutti insieme aspettano con ansia da puerpere la nascita ed il battesimo del libro. Appuntamento allora al giorno del parto: venerdì 22 novembre, Palazzo di Città. Salvo complicazioni, naturalmente.

E che sia anche un momento di vita nuova dei “cavesi a se stessi…”

CAVA DE’ TIRRENI (SA). – Immagini della Festa senza barriere. Conclusa con successo “Diverse abilità in festa”, la manifestazione indetta dall’Osservatorio sull’handicap

Piena soddisfazione per le tre giornate di “Diverse abilità in festa”, la manifestazione indetta dall’Osservatorio cittadino sull’handicap, diretto dal Dott. Vincenzo Prisco, che quest’anno si è fatta una e trina, con le varie iniziative di giovedì 26 settembre, venerdì 27 e domenica 29. Sui contenuti e gli obiettivi abbiamo già steso un ampio articolo, al quale invitiamo a fare riferimento per chi volesse orientarsi un po’ di più.

Altrimenti, potranno già bastare queste immagini dei momenti più significativi. Immagini degli occhi, ma anche immagini del cuore. Con la speranza che la Festa rimanga senza barriere anche per il resto dell’anno e per tutti i giorni a venire. Ma questo, oltre che un cammino in atto, ha ancora soprattutto il sapore della sfida …

CAVA DE’ TIRRENI (SA). La scuola di Lola torna a danzare. Riapre dopo 15 anni Coreia, che Lolita D’Arienzo diresse prima di essere colpita dalla SLA

E così, dal 16 settembre la scuola di danza Coreia ha ripreso le sue lezioni, con la stessa Direttrice-fondatrice di sempre. E con corsi di tutti i tipi: dal classico al moderno, dai tanghi alla danza del ventre, dall’hip hop alla break dance, dalla salsa alle danze popolari tradizionali.

Non sarebbe una notizia se non ci fossero due piccoli particolari: l’ultima lezione prima era stata effettuata circa quindici anni fa e la Direttrice è Lolita D’Arienzo, ex ballerina e maestra di danza, che da sedici anni è immobilizzata dalla Sla e può muovere solo le ciglia, un labbro a metà e gli occhi, il cuore e la mente nella loro splendente interezza.

Eppure questa rinascita non è né un miracolo né una forzatura. Semplicemente, Lolita, che ovviamente era stata costretta a chiudere l’attività dalle sue vicende personali, ha pensato e riorganizzato l’operazione insieme con il suo “braccio destro e gamba destra”, l’amica Carmela Bucciarelli, che nei tempi andati era allieva della scuola e che poi sulla scia ha continuato con successo l’attività di ballerina (vedi anche la bellissima esibizione “in punta d’ali” con le sue allieve in Piazza Duomo per le “Diverse abilità in Festa”). Carmela, oltre che coordinatrice, farà anche da maestra in alcuni dei corsi previsti per il primo anno. Non sarà la sola, ad insegnare, ma l’accompagneranno, negli altri corsi, qualificati e prestigiosi docenti: Anna Chiara Di Donato, Anna Manzi, Alessandro Noviello, Salvatore Inghilleri, Enzo Consalvo, Pierluigi Irace, Fabiola Manaar, Rianna Sorrentino.

La sede non è più quella storica di Via Atenolfi, ma, in coabitazione con la scuola di danza di Luana Criscuolo (altra ex allieva di Lola), è una bella sala ampia ed adeguata in Corso Umberto I, di fronte al Ristopub “Il Moro”, in un piano sotterraneo che in un passato recente è stato una sala teatro ed in un passato remoto ha vissuto “da protagonista” le vicende della Guerra, come luogo di rifugio sotterraneo “proteggienascondipersone”.

È stata fresca, sorridente ed emozionante la festa inaugurale della scuola. Prima, il cin cin spumante nel cortile, alla presenza di Carmela, delle altre docenti, delle prime allieve del nuovo corso, del Sindaco Marco Galdi, di tanti parenti ed amici…e dell’occhio operoso di un tablet skype che permetteva il contatto diretto con Lolita, vigile, interessata ed emozionata “spettattrice” nel lettino della sua casa. Un contatto che non dovrebbe però essere un fatto isolato, si pensa e si spera: se sarà favorito un ponte-onde con il sotterraneo (Sindaco Galdi potresti battere un colpo?), Lola potrà assistere alle lezioni e, in diretta o in un secondo momento, effettuare una direzione ancora più diretta.

Quindi, non una semplice riapertura della scuola, ma un piccolo grande evento, il cui significato non ha proprio bisogno di essere spiegato a parole: e non solo perché l’emozione non ha voce.

Come dicevamo all’inizio, non è stato il frutto né di un miracolo né di una forzatura. Semplicemente una vittoria della volontà, della tenacia, della qualità, dell’amicizia, della passione. Della vita, insomma.