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Salerno – Modena. “Il potere del ciarlatano”, di Grete De Francesco: un libro di ieri per difenderci oggi, recuperato e tradotto dallo scrittore salernitano Marco Di Serio

Fake news distorcenti, guaritori autoreferenziali, populismi radicali, informazioni sballate… Quante mistificazioni in questa nostra società globalizzata, supertecnologica e supercomunicante!

È uno scotto che bisogna pagare al progresso, ma anche lo stimolo a correre ai ripari, documentandosi il più possibile per orientarsi in questa inondazione di dati e di parole, che delle volte rende una corretta informazione complicata come riempire un bicchiere sotto una cascata.

Lo scotto più amaro, e forse il più evitabile se si utilizzano mente, cervello e volontà, è quello del proliferare troppo spesso “vincente” di ciarlatani imbonitori, in tutti i campi, ma soprattutto nella politica e nella medicina.

Per difendersi, quindi, bisogna informarsi, conoscere, comprendere, perché il ciarlatano viene da lontano, inganna il presente e, purtroppo, punta lontano.

Ed allora bene, anzi benissimo hanno fatto, come curatore e traduttore, lo scrittore salernitano Marco Di Serio (già autore di un raffinato e profondo pamphlet dal titolo Note del sacro) e Neri Pozza come editore a portare in Italia un testo stimolante e illuminante come Il potere del ciarlatano, di Grete De Francesco, la prima pubblicazione di grande respiro in Italia su questo tema, nella quale, attraverso un racconto coinvolgente che ricopre un periodo di tre secoli, dal Rinascimento al Settecento, è possibile ravvisare anche la funzione, l’incidenza e gli ambienti dei ciarlatani nella società del secondo millennio.

Colma un vuoto non indifferente, questo libro, non a caso scritto proprio nel periodo in cui i nuovi storiografi di Les annales puntavano i riflettori su quello che si muove in società sotto la coltre della grande storia globale, politica, economica e militare.

Il saggio inoltre ha il merito di mettere in rilievo un’eccezionale figura di donna e di intellettuale come Grete De Francesco, una delle tante, troppe vittime delle “oscene” persecuzioni totalitarie degli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso.

Nata a Vienna nel 1893 da un’agiata famiglia austroungarica di origine ebraica, ebbe, grazie alla sua condizione sociale, l’opportunità di studiare fino alla laurea. Si trasferì quindi a Milano, per effetto del suo matrimonio con l’ingegnere italiano Giulio De Francesco. Visse quindi in diretta l’ascesa montante del fascismo, gli stravolgimenti della guerra e purtroppo anche la persecuzione razziale, per la quale fu deportata nel 1944 nel campo di concentramento di Ravesbrück, dove mori l’anno successivo.

L’idea del libro le venne dopo che si era venuta a trovare a contatto più da vicino con ricerche sulla storia della medicina, per la rivista Ciba, sponsorizzata dalla omonima azienda farmaceutica. La scoperta di tante vicende e storie relative ai ciarlatani, termine che in origine indicava soprattutto una certa tipologia di medici che ricorrevano a pratiche parascientifiche, le fece anche capire quanto grandi fossero le potenzialità di questi personaggi all’interno della società, tra miriadi di persone insidiate da malattie di ogni tipo, che, quando non sapevano a che santo votarsi (ma anche lì, non sempre con buoni risultati…), si buttavano tra le braccia del primo venuto che assicurasse guarigione e salute, e magari anche felicità a buon mercato.

E nacque così, in lingua tedesca, questa ricerca che è quasi un romanzo e che oggi, come già detto, è possibile conoscere anche in lingua italiana, nella fluida e chiara traduzione di Di Serio.

Il volume, ponderoso e sostanzioso, fascinoso e stimolante, è aperto dalla splendida e profonda introduzione del curatore: quasi quaranta pagine che sono di per sé un saggio autonomo, sia sulla figura intellettuale di Grete De Francesco, sia sulla figura del ciarlatano. Infatti, Di Serio ha recuperato documenti finora inediti e di grandissimo interesse, in primis la lettera di accompagnamento con la quale la De Francesco presentò il suo lavoro a Thomas Mann. Una comunicazione di alto profilo, in cui lei spiega sia quanto abbia inciso nell’ispirazione del suo saggio la lettura del celebre racconto di Mann, Mario e il mago, avente come protagonista un illusionista di nome Cipolla, sia quanti Cipolla lei veda nella storia e nel suo tempo, a cominciare da Mussolini e dalla deriva autoritaria, bellicista e razzista in cui stava portando l’Italia.

Il richiamo a Cipolla è significativo del respiro storico e culturale di cui è impregnato il libro. Il nome richiama infatti il celebre frate del Decameron di Boccaccio, che a sostegno delle sue prediche tesseva astuti inganni di parole e di artifici, ed era capace di sbrogliarsela alla grande anche in situazioni di smascheramento.

Come ricorda Di Serio, proprio la politicizzazione delle sue intenzioni causò dubbi e critiche da parte di un grande intellettuale come Benjamin, che espresse le sue riserve in una lettera ad Adorno pur apprezzando l’acutezza le sfumature con cui la De Francesco aveva rappresentato la figura del ciarlatano nella storia in rapporto alla società ed alle vicende dei tempi.

È uno sguardo a trecentosessanta gradi, che parte da considerazioni di carattere generale e poi comincia il viaggio partendo dal mondo degli alchimisti, che, pur rivelando il tentativo importante dell’uomo di “dominare la natura”, lasciava il campo, soprattutto nella ricerca “bugiarda e fallace” di pietre filosofali e trasformazioni in oro, alla moltiplicazione sia di creduloni sia di imbroglioni, quei fraudolenti che Dante colloca impietosamente nelle Malebolge dell’Inferno. Quegli alchimisti, appunto, che, come dice la De Francesco, per raggiungere i loro scopi «si erano gettati in tutte le branche del sapere, ricevendone una vaga infarinatura che permetteva loro di speculare sulle masse dalla conoscenza decisamente frammentaria». Oppure, se non usavano le parole della scienza, facevano come il veneziano Bragadin, che non dimostrava di saper trasformare i metalli in oro ma viveva nell’oro dando l’impressione di riuscirci veramente, e quindi assumeva un’autorevolezza che gli dava margine per ogni operazione anche truffaldina. .

Interessante e attuale è lo studio dell’immagine che si costruivano i ciarlatani attraverso le parole, con discorsi ricchi di una sconnessa pomposità che mettevano in soggezione gli incolti ed a volte anche i “colti”: ed è qui che conosciamo personaggi che a loro tempo riuscirono a bucare la scena, come, solo per fare qualche esempio, Magno-Cavallo (il Cagliostro di Prussia), Eisenbarth o Leonhard Thurneißer.

È questo il filo rosso che guida il cammino di tutti i ragionamenti: l’analisi del rapporto tra chi inganna e chi si lascia ingannare. E scopriamo che ciarlatani di alto livello, come Cagliostro, riuscivano ad arrivare da “divi” anche nelle corti e negli ambienti più raffinati. Ma facciamo anche una stimolante “affacciata” sugli umori delle masse popolari che accoglievano con fideistico entusiasmo le proposte e le cure dei ciarlatani. Per tutti, basti pensare all’esempio del “medico della luna” Weisleder, che sfruttava i pleniluni per effetti speciali, e soprattutto al medico di montagna Schüppach, che con spettacolari evoluzioni verbali quasi teatrali presentava talismani dai nomi più stravaganti, come «Olio della felicità», «Contro il mostro», oppure semplicemente «Maria Teresa», creando apertamente un mondo parallelo e alternativo rispetto alla scienza ufficiale, che il popolo era ben lieto di irridere, anche perché la considerava un patrimonio dei ricchi e dei potenti. La cosa non dovrebbe meravigliare più di tanto, in questi nostri tempi di pandemia in cui, pur tanto diversi e tanto tecnologici, il «dàgli al virologo e al comitato scientifico e al vaccino» è diventato uno “sport” diffuso e pericoloso.

Tornando agli atteggiamenti “magici” dei dottori ciarlatani, giustamente ricorda la De Francesco che essi, pur ponendosi in posizione “up” per incutere soggezione, riuscivano anche ad essere gioviali ed empatici comunicatori capaci di estrarre dai singoli interlocutori quella base necessaria di energia vitale che serve per curarsi con fiducia e recuperare forze e salute. Insomma, se da una parte sapevano di ingannare e volevano imbrogliare per il loro tornaconto, dall’altra più d’uno di loro aveva intuito quel flusso di reciproca influenza che si genera tra l’anima e il corpo e che oggi è una delle riconosciute fondamenta dell’equilibrio psicofisico. Non a caso già nell’introduzione Di Serio cita la favola di Grillo medico, un contadino di campagna che era assurto agli onori della fama riuscendo a guarire la figlia del re solo facendola ridere.

Il cogliere queste sfumature, però, non toglie nulla all’avversione decisa della De Francesco contro ogni «forma di seduzione manipolatoria», ma aggiunge anche forza alle sue critiche verso atteggiamenti radicali di tipo opposto, cioè verso le forme di pregiudizio che avversano i pregiudizi creando a loro volta forzature pregiudiziali.

Perciò, pur apprezzando le aperture razionalistiche e filoscientifiche dell’Illuminismo, lei ritiene un mezzo fallimento le campagne senza spiragli fatte dai philosophes contro le credenze popolari e gli atteggiamenti tutto fumo degli imbonitori.

Emerge quindi la necessità di una gestione laica ed elastica della conoscenza. Una gestione laica, detto per inciso, che la De Francesco auspicava anche nel modo di affermare la dignità femminile, che non può limitarsi ad un mero asservimento al sesso per provare piacere e capovolgere il rapporto con l’uomo, ma deve estendersi alla ricerca dell’equilibrio naturale tra bisogni, piaceri e doveri.

Sono tanti quindi gli stimoli e le informazioni che vengono fuori da questo volume, in cui per di più va rimarcato un corredo di immagini d’epoca che non sono vallette della trattazione, ma esse stesse comunicanti in proprio per la forza della rappresentazione e spesso anche per la sottile illuminazione della satira.

Insomma, questo libro è un invito ad essere saggi, nel senso ricordato dall’autrice, citando Hofmannsthal, sia all’inizio che in conclusione del libro, cioè possedere uno strato intellettivo ed emozionale di difesa e di attacco per poter trasformare le informazioni e «la realtà in un seconda esistenza più alta», in modo che «nessun imbonitore sia in grado di esercitare la benché minima influenza su noi». E da lì aiutare anche gli altri a partire verso un mondo senza ciarlatani, o almeno di ciarlatani senza potere.

Necessario quindi spostare la qualità dell’asse del potere. Si può? Certo che si può… se no che potere sarebbe?

Cava de’ Tirreni (SA). Un libro (quasi) al giorno: variazioni rispetto al progetto iniziale. Ecco la programmazione ufficiale fino al 2 dicembre

Continua la stimolante iniziativa dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Cava de’ Tirreni, Un libro (quasi) al giorno, che propone la produzione creativa del territorio e apre finestre sulla cultura nazionale.

La programmazione degli incontri fino al 2 dicembre, per intervenuti fattori esterni e per esigenze interne dell’Amministrazione, ha subito variazioni e integrazioni rispetto al programma ufficioso che ha avuto inizio il 5novembre scorso. .

Tutte le presentazioni avverranno a Palazzo di Città, con le conclusioni dell’Assessore Armando Lamberti. L’inizio è previsto alle ore 18, tranne che il 26 novembre, per l’incontro con Michele Santoro (ore 19). E il 27 novembre, per l’incontro con Aurelio Tommasetti (ore 18,30).

Per correttezza verso gli autori, indichiamo anche le presentazioni che sono state già effettuate fino a questo momento.(cioè quelle fino al 13 novembre)

5 novembre Wiki, Adriki e l’uomo della Luna, di Guido Mondino – Lo

gnomo blu contro il Drago Covidone, di Teresa Rotolo, Franco Bruno Vitolo, Chiara Savarese

Una serata da favola” con due libri di fiabe legate alla vita quotidiana e sociale: nel primo, le esplorazioni pericolose di due monelli sfuggiti al controllo del nonno; nel secondo, tre “fiabe al contrario”, raccontate dal bambino alla mamma in tempo di pandemia “per farla addormentare” e poi con lei commentate.

12 novembre Ritornare in noi stessi, di Bortolo Belotti

Serata-convegno sulla vita e su un discorso ancora molto attuale di Bortolo Belotti, politico liberale antifascista di Zogno (Bergamo), confinato da Mussolini a Cava de’ Tirreni dal novembre 1930 alla Pasqua del 1931.

13 novembre Ci manda San Gennaro, di Francesco Pinto (in collaborazione con “Il club dei lettori”) – Ambientato nel 1947, l’ultimo romanzo  del famoso giornalista, Direttore della sede RAI di Napoli, racconta l’avventuroso “viaggio” di un traffichino, detto “il re di Poggioreale”, arricchitosi con la borsa nera, e di un nobile vero, appartenente alla famiglia Colonna, per riportare a Napoli il tesoro di san Gennaro, nascosto a Roma durante il conflitto.

26 novembre Nient’altro che la verità, di Michele Santoro –

(Organizzato in collaborazione con “Il club dei lettori”) – Un racconto-inchiesta del

famoso giornalista su Cosa Nostra, che con le cadenze di un giallo conduce

alla scoperta di crude e amare verità –

27 novembre Canto d’amore al tramonto, di Maria Alfonsina Accarino – In tenere e appassionate poesie, collegate da prose e corredate di suggestive immagini, l’evocazione di una storia d’amore della terza età “che viene da lontano”.

27 novembre Elogio del negativo, di Aurelio Tommasetti e Lorenzo Calò (quasi in contemporanea col libro precedente, ma in altra sala del Palazzo di Città) –

Uno sguardo sulle novità del linguaggio, in particolare sull’inversione di significato del termine “negativo” in tempo di pandemia, un rovesciamento che ha cambiato il paradigma della comunicazione ma ha anche profondamente modificato le prospettive in campo politico, economico, sociale e culturale.

28 novembre Attraverso i siti e le memorie, di Lucia Avigliano – Secondo volume della raccolta di articoli scritti dalla “Vestale della storia cittadina” a cavallo del Millennio su tradizioni, paesaggio, cultura, arte, fatti e fattarielli della Valle Metelliana.

2 dicembre Calendario 2021, di Gaetano Guida – Annuale appuntamento con il calendario illustrato di Gaetano Guida, come sempre incentrato su Cava e sul territorio metelliano. Il tema di quest’anno è la pittura, con le opere e le biografie degli artisti cavesi scomparsi.

Cava de’ Tirreni (SA). Una “serata da favola” inaugura la seconda serie di “Un libro (quasi) al giorno)”

Venerdì 5 novembre p.v. la nuova serie di Un libro (quasi) al giorno, organizzato dal Comune di Cava de’ Tirreni, si apre con “Una serata da favola”, dedicata al mondo dei bambini ed a quegli adulti che non hanno rinunciato ad essere ancora un po’ bambini.

Con inizio alle ore 18, presso il Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni in Piazza Abbro, saranno

presentati due libri di fiabe.

Il primo Wiki, Adriki e l’uomo della Luna, di Guido S. Mondino, racconta le esplorazioni pericolose di due monelli sfuggiti al controllo del nonno. –

Il secondo, Lo gnomo blu contro il Drago Covidone, di Teresa Rotolo, Franco Bruno Vitolo, Chiara Savarese, comprende tre “fiabe al contrario”, raccontate dal bambino alla mamma in tempo di pandemia “per farla addormentare” e, dopo la lettura, commentate insieme con lei.

Le due opere saranno presentate rispettivamente da Luigi Gravagnuolo, ex Sindaco di Cava oltre che operatore culturale di qualità, e da Gabriella Liberti, Dirigente scolastica dell’ I.C. Santa Lucia, esperta sul campo di letture per giovanissimi.

Oltre agli autori, interverranno Stefania Spisto, Presidente de Il quaderno edizioni, e Chiara Savarese, rispettivamente editrice e illustratrice dei due volumi.

Farà da modera(u)tore lo scrivente Franco Bruno Vitolo, concluderà la serata Armando Lamberti, assessore alla Cultura del Comune di Cava de’ Tirreni e promotore dell’Iniziativa.

Intanto sono stati fissati gli appuntamenti per il mese di novembre. Un programma molto stimolante, che spazia dal convegno su Bortolo Belotti, liberale antifascista confinato a Cava da Mussolini, al Direttore Rai di Napoli Francesco Pinto, dalla “cavese di Milano” Raffaelle Marchese al “top giornalista” Michele Santoro, e dà spazio ai creativi del territorio, come Lucia Avigliano, Maria Alfonsina Accarino e Giovanna Rossi col padre Giulio.

12 novembre Ritornare in noi stessi, di Bortolo Belotti

Serata convegno sulla vita e su un discorso ancora molto attuale di Bortolo Belotti, importante esponente di partito e di governo dell’Italia liberale, poi perseguitato da Mussolini e tenuto al confino per molti mesi a Cava de’ Tirreni.

13 novembre L’uomo che salvò la bellezza, di Francesco Pinto – In un’intensa spy story di fatti realmente accaduti, il famoso giornalista, Direttore del Centro RAI di Napoli, rievoca la vicenda di Rodolfo Siviero, leader di una squadra che salvò i gioielli d’arte italiani da una razzia programmata dai nazisti.

19 novembre Attraverso i siti e le memorie, di Lucia Avigliano – Secondo volume della raccolta di articoli scritti dalla “Guida della storia metelliana” a cavallo del Millennio su tradizioni, paesaggio, cultura, arte, storia, fatti e fattarielli della Valle Metelliana.

20 novembre Cara Raffaella – Ricordo della vita, della persona e delle opere di Raffaella Marchese, “milanese di Cava”, da poco scomparsa, che, dopo una vita intensa e non priva di travagli, in tarda età ha preso la licenza media, ha scritto tre libri e ha ritrovato se stessa.

25 novembre Per la strada del cuore, di Giulio e Luana Rossi –

Versi paralleli e convergenti di figlia e padre quasi novantenne, con le illustrazioni della nipote Ilaria Gigantino. Tre generazioni unite per raccontare la chiaroscurale poesia della famiglia.

26 novembre Nient’altro che la verità, di Michele Santoro –

(Organizzato in collaborazione col Club dei lettori) – Un racconto-inchiesta del

famoso giornalista su Cosa Nostra, che con le cadenze di un giallo conduce

alla scoperta di crude e amare verità –

27 novembre Canto d’amore al tramonto, di Maria Alfonsina Accarino – In tenere e appassionate poesie, collegate da prose e corredate di suggestive immagini, l’evocazione di una storia d’amore della terza età “che viene da lontano”.

Cava de’ Tirreni (SA). Dalla Germania a Cava, per Mamma Lucia

Sabato 30 ottobre incontro col prof. Lutz Klinkhammer, Vicedirettore dell’Istituto Storico Germanico di Roma. Prevista anche la proiezione di filmati inediti.


È sempre forte il filo rosso che lega la storia di Cava de’ Tirreni e del suo territorio alla Germania ed alla straordinaria azione di Mamma Lucia, che recuperò nel dopoguerra centinaia di salme di soldati caduti durante la battaglia dello sbarco.

A rafforzarlo ulteriormente, è prevista per sabato 30 ottobre una visita ufficiale del prof. Lutz Klinkhammer, prestigioso docente di Storia Contemporanea e Vicedirettore dell’Istituto Storico Germanico di Roma, il quale sta effettuando, in collaborazione con l’Ufficio storico del Comando Generale della Guardia di Finanza di Roma, una ricerca, de visu, sui luoghi di quella che possiamo definire la “Battaglia di Cava”, ad indicare lo scontro lungo e cruento che vide il progressivo sfondamento, da parte degli Alleati sbarcati a Salerno, della barriera montuosa costiera, controllata dai Tedeschi.

In tale ambito, il prof. Klinkhammer approfondirà la conoscenza “diretta” di Mamma Lucia e dei luoghi in cui operò, una conoscenza, del resto, che è già cominciata qualche mese fa, esattamente a maggio u.s., con una prima visita ufficiosa a Cava se’ Tirreni ed alla tomba della “Madre dei caduti”, oltre che sul campo di battaglia di Dragonea e ad alcuni bunker in zona Vetranto – Castagneto del caposaldo di Molina di Vietri.

Il primo appuntamento è previsto alle ore 10, con l’accoglienza da parte del Sindaco Vincenzo Servalli ed una visita del Palazzo di Città, ricco di storia, di arte e di cultura.

Alle 10,30 circa, un breve incontro con la stampa e con i rappresentanti di alcune associazioni, nel corso del quale, oltre al confronto con le ricerche in atto, saranno presentati stralci di un filmato assolutamente inedito riguardante Mamma Lucia e i tempi della Guerra.

Poi, con la guida dei membri del Comitato “Figli di Mamma Lucia”, mediatore dell’incontro, ci sarà lo spostamento a Monte Castello, per una visita alla grotta dove Mamma Lucia rinvenne i primi caduti ed allo storico colle, con relativa “beatificazione delle pupille” per quel panorama che copre decine di chilometri spaziando dal Vesuvio al mare di Vietri. Quindi, “beatificazione delle papille” con pranzo “mediterraneo” in un ristorante della Serra.

Per concludere, visita al Borgo ed agli altri luoghi di Mamma Lucia, in primis la Chiesetta di San Giacomo, dove lei custodiva le salme e che poi fu affidata alle sue cure, ed il memoriale in marmo di Ugo Marano nella Piazzetta del Purgatorio.

Quindi, il prof. Klinkhammer proseguirà il suo cammino con le tappe che riguardano gli altri luoghi e memoriali del settembre del 1943, tra cui il museo dello sbarco e di Salerno Capitale.

Sarà la fine della visita, ma anche l’inizio di un rapporto estremamente stimolante e che si spera possa essere ricco di sviluppi ed anche foriero di nuove prospettive per il nascente Museo di Mamma Lucia.

Per approfondimenti sulla figura del Prof. Lutz Klinkhammer:

LutzKlinkhammer – Wikipedia

DHI Roma: PD Dr. LutzKlinkhammer (dhi-roma.it)

Cava de’ Tirreni (SA) – Salerno – Pontedera (PI). Concorso Maric in Toscana: trionfano cavesi, salernitani e costaioli

Abbiamo preso atto con grande piacere della risonanza avuta dalle vittorie a raffica ottenute dai poeti e scrittori cavesi alla Terza Edizione del Premio nazionale “Disarmiamo l’ignoranza”, che si è svolto a Pontedera, in provincia di Pisa.

È importante tuttavia anche rimarcare che questa manifestazione assume una storia e dei significati che vanno oltre le vittorie dei singoli.

Innanzitutto, il nome, Disarmiamo l’ignoranza, è di per sé tutto un programma ed è anche il grido di battaglia dell’Associazione che l’ha lanciato, il MARIC (Movimento Artistico per il Recupero delle Identità Culturali) e naturalmente del suo fondatore, il Maestro Vincenzo Vavuso, che prima del Maric si era caratterizzato proprio per le sue istallazioni fortemente polemiche contro l’Incultura e l’Indifferenza che corre il rischio di imbottigliare la nostra società come in una ragnatela.

Inoltre il Maric, nato a Salerno, non è un’Associazione ordinaria, ma è nata nel 2016 pensando alla grande e cose grandi ha fatto. Potremmo citare grandi mostre nei luoghi più prestigiosi della Campania e non solo (Castel dell’Ovo i Navigli di Milano, tanto per fare dei nomi), ma pensiamo soprattutto al fatto che è riuscita, nel 2019, a dotare la terremotata Accumoli di una Casa della Cultura in muratura, nel 2019, in un territorio ancora dominato dai prefabbricati!

Il fatto stesso che la premiazione di un concorso promosso dal Maric si sia svolta in Toscana è indice degli orizzonti aperti dal dinamismo di un’Gruppo che è nato venendo da lontano e guardando lontano.

Ed è stato tutto bello, lì a Pontedera, dove si sono ritrovati i vincitori provenienti da fuori Toscana e il gruppo organizzatore, guidato dalla Coordinatrice Stefania Maffei e dal Presidente Franco Donatini, che ha gestito l’ospitalità con squisita efficienza e amica signorilità.

Per noi campani ed in particolare per noi cavesi, la giornata poi è stata addirittura trionfale, data la raffica di premi che si è abbattuta sul gruppo, in particolare, come già detto, sui creativi provenienti dalla nostra Cava de’ Tirreni.

Tra questi, la parte del leone l’ha fatta il giovanissimo e talentuoso Alfonso Maria Di Somma, che ha conseguito due primi premi e una menzione speciale.

Il suo racconto Lettera dalla Luna non solo ha vinto la sezione Aiutiamo la Terra, ma è anche risultata l’opera più votata di tutte le sezioni. E non c’è da meravigliarsi: è una splendida “operetta morale” di stampo leopardiano, in cui la Luna scrive ai terrestri ricordando le meraviglie intellettuali e storiche compiute nei secoli e ammonendoli a non sciupare tutto con l’affossamento ambientale della Casa Comune e le disumanità di vario tipo nei rapporti tra i popoli e con le persone.

Gemello nella vittoria, il racconto Uno sguardo nel mio abisso (primo posto nella sezione a tema libero) presenta la vicenda emblematica di un giovane e valido studente che, schiacciato dalle difficoltà economiche e affettive in famiglia e tormentato dalle disuguaglianze sociali rispetto ai compagni, finisce con lo scegliere la malavita, salvandosi proprio nel punto di quasi non ritorno anche grazie alla cultura scolastica e alla presenza fisica e morale di un docente di riferimento.

La menzione ottenuta poi con la poesia Come un uccello completa il quadro, rivelando la capacità di una pregnanza lirica intensa e coinvolgente.

Se a questo aggiungiamo che a soli diciannove anni Alfonso ha già vinto vari concorsi non solo tra i pari di età ma anche, come questo, in sfida con gli adulti, non resta che applaudire il suo bell’avvenire dietro le spalle, sperando che il futuro sia degno di queste splendide radici.

In galoppante collezionismo di premi ed in esaltante turismo poetico in tutta Italia per raccoglierli e farseli consegnare, Stefania Siani, già vincitrice lo scorso anno, non si è smentita neppure in questa edizione del Concorso.

Con Le onde anomale del destino ha vinto la sezione Una vita non basta, proponendo un canto esistenziale che da un lato il senso di disagio di fronte al tempo che scorre e degrada le cose come colori che colano / perdendo brillantezza e luce, dall’altro crea un lirico varco imbrattando i muri di nuove case in cerca di calde tonalità di rosso.

Ha lasciato il suo segno anche nella graduatoria assoluta delle poesie in lingua a tema libero, piazzandosi seconda con Ho imparato a dipingere, dove realizza un’ emozionata congiunzione tra parola, immagine e colore, imparando a dipingere schegge di emozioni ma sapendo che comunque dalle mani sfuggirà quel che ha dipinto.

Doppio podio anche per Annamaria Farina, non nuova a vittorie in questo concorso.. Primo posto nella sezione “Giallo – Al buio” con Roaring twenties, i ruggenti anni venti, un suggestivo noir che attraverso l’indagine di un vecchio poliziotto mette a fuoco il marcio di certi ambienti ruggenti, ma moralmente decrepiti. Per lei, poi, secondo posto nella Sezione “Fantascienza – L’estraneo”, con il racconto Ivo, la cui vicenda, raccontata in prima persona e con uno sguardo inizialmente da moderno Gulliver, tratta il recupero da un sarcofago di un essere supertecnologico e non umano. Gli scontri di mentalità e di potere con i terrestri saranno devastanti.

A fare brillantissima compagnia a questi campioni, la campionessa Teresa D’Amico, vincitrice nella Sezione poesia in lingua a tema libero, che con il Il sogno si è fermato ha cantato il contrasto tra reale e ideale, dipingendo il mondo come una spianata grigia, una bugia vestita di eleganza, uomini pieni di spigoli e ferite, e intonando, come dice la motivazione, “una lirica di alto profilo interiore.”

La “scala reale” cavese è stata completata da Antonio Armenante, che nella Sezione Fotografia ha conquistato un brillante secondo posto con una suggestiva immagine, una delle tante che lui scatta nei suoi percorsi mattutini tra la natura e se stesso. In coerenza con la sua profonda spiritualità, è riuscito a cogliere un raggio di luce tra gli alberi che si dilatava a forma di croce in uno scenario quasi irreale.

Nel palmarès finale, che ha visto di fatto un derby tra toscani e campani, brillante anche il risultato di altri creativi del territorio, soprattutto nelle poesie in vernacolo.

Due premi per il talentuoso giovane vietrese Alessandro Bruno, diventato fresco cavese, essendosi sposato e trasferito a Cava proprio nel giorno della premiazione! Per lui, vittoria nella sezione “Tema libero” con una vivace rievocazione del ruolo della “Vrasera”, quel braciere che ancora brucia nei suoi ricordi e nella sua identità familiare. Terzo posto per lui nella sezione Sogno, con una colorita riaffermazione del valore della finestra vera sulle finestre di “Fessbùk”: è il “sogno della realtà” tutto da riscoprire.

Doppio premio per Rosalba Fieramosca, di Salerno. Terzo posto nelle poesie in vernacolo a tema libero, con ‘E pprete ‘e mare, in cui queste pietre, che fanno male a camminarci a piedi nudi, assumono il ruolo simbolico dei mali della vita e sono sopportabili diversamente a seconda dell’età e della disposizione d’animo. Per Rosalba, terzo posto anche nelle poesie in lingua a tema libero, con “Guarderemo il tramonto”, la tenera elegia coniugale di una coppia che comincia a chiedersi chi dei due “partirà” per primo, ma nello stesso tempo è ben ferma nel sentire il proprio amore come qualcosa che va oltre i confini della vita stessa.

La salernitana Pina Sozio, gloriosa veterana della poesia in lingua e in vernacolo, ha lustrato il suo collo con la medaglia d’argento nella sezione Sogno, dove con grande tenerezza equipara il faticosissimo parto di una migrante su una spiaggia ad un dolente presepe umano.

Ha emozionato e commosso il primo premio nella sezione Sogno in vernacolo. Ha vinto Mario Mastrangelo, con ‘O ccuttone cu ‘a vocca, in cui sogna una morte indolore, come quando le nonne spezzavano il filo con la bocca, dopo aver cucito. Due mesi dopo aver presentato la poesia al concorso, se ne andato via proprio così, lasciando una grande scia di rimpianti… e di grandi opere (otto splendidi libri di poesie in vernacolo e una raccolta di racconti in lingua di alto livello).

Non poteva mancare un premio fotografica per un’abitante del set più bello del mondo, la Costa d’Amalfi. Lucia Ruocco ha vinto nella Sezione a tema libero con un’ immagine molto suggestiva di un’alba ad Atrani, suo paese di residenza, oltre che con una foto-messaggio di mani bianche e nere unite in un gesto solidale.

Insomma, una bella raccolta di soddisfazioni, ma soprattutto l’occasione non solo di una gita deliziosa per una gita splendida nella Regione più carica di storia e di arte, ma anche di un incontro fecondo tra gli itineranti e il gruppo dei toscani organizzatori. Un incontro di amicizia che promette voli di futuro.

A proposito di futuro, già si vibra in vista della prossima edizione, che si svolgerà, pare, a Salerno. E pare in una grande sede industriale, oggi oggetto di uno spettacolare restyling proprio grazie ad un’iniziativa del maestro Vavuso e degli artisti del Maric. Insomma roba alla grande, da far battere il cuore già da ora.

Ma attendiamo che le rose fioriscano. E saranno rose rosse e senza spine, ne siamo certi …