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CAVA DE’ TIRRENI (SA). Un ricordo buono e giusto: ad un anno dalla scomparsa, istituito un Premio di Laurea in memoria di Patrizia Reso

Per iniziativa della Famiglia Senatore-Reso e con il patrocinio del Comune di Cava de’ Tirreni, dell’Associazione Giornalisti di Cava de’ Tirreni e Costa d’Amalfi “L. Barone” e dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) è stata bandita la prima edizione del Premio Nazionale di Laurea Patrizia Reso, Partigiana della memoria, in memoria della cara Patrizia Reso, Presidente dell’ANPI territoriale di Cava de’ Tirreni, Dirigente dell’Associazione Giornalisti “L. Barone”, giornalista, scrittrice, cultrice di Storia, di cui il 24 marzo prossimo ricorre l’anniversario della precoce scomparsa.

Il Premio, consistente in una borsa di studio di euro 500, sarà assegnato all’autore o all’autrice di una tesi di laurea, non anteriore al 2019, che riguardi una delle molteplici tematiche di carattere sociale di cui si è interessata Patrizia Reso nel corso della sua vita, con i suoi scritti e con la sua presenza politica:

le vicende, soprattutto le storie individuali e territoriali legate al Fascismo, alla Guerra Mondiale, alla lotta di Liberazione;

l’incidenza delle donne nel progresso della Storia e della società;

le vicende individuali e le responsabilità del potere nelle catastrofi collettive;

l’impegno civico, etico e politico per la difesa della legalità, l’attuazione della giustizia, la protezione dei beni comuni, a cominciare dall’acqua.

Le tesi, corredate di tutti i dati (autore o autrice, recapiti civici e telefonici e informatici, docente relatore, corso di laurea), dovranno essere spedite in formato PDF entro il 31 luglio 2021 alla famiglia di Patrizia Reso (lucsen54@gmail.com).

Per eventuali informazioni, rivolgersi a Lucio Senatore, consorte di Patrizia, (e mail lucsen54@gmail.com) oppure ai proff. Marco Galdi (mgaldi@unisa.it), Alfonso Conte (aconte@unisa.it), Franco Bruno Vitolo (francobrunovitolo@gmail.com), membri del Comitato organizzatore, oltre che componenti della Giuria insieme con rappresentanti della famiglia Senatore, dell’ANPI e dell’Ass. “Lucio Barone”.

La proclamazione del vincitore e la relativa premiazione avverranno nel corso dell’anno solare 2021.


Per ulteriore completezza dell’informazione, alleghiamo qui il bando completo così come è stato proposto dal Comitato organizzatore, presieduto dal marito di Patrizia Reso, Lucio Senatore.

PREMIO DI LAUREA

PATRIZIA RESO, PARTIGIANA DELLA MEMORIA

1a edizione – anno 2021

Patrizia Reso, una donna in grado di attraversare il mondo nei suoi molteplici aspetti, spendendo tutte le sue energie per colmare di affetto gli altri, a partire dalla sua famiglia volutamente numerosa.

È stata sempre in prima fila per l’affermazione dei diritti inalienabili previsti nella Costituzione, in particolare quelli delle donne, per il riconoscimento dell’acqua come “bene comune”, per la tutela delle persone con diversa abilità.

Attraverso la fatica di ricerche minuziose è riuscita a restituire alla memoria collettiva i nomi e la persona di partigiani dimenticati (nel volume “La storia ignorata”), delle vittime di tragedie collettive (nel libro “Senza ritorno”, dove rievoca la strage del treno della morte di Balvano, che vide la morte di circa seicento persone), di donne pioniere nel mondo del lavoro e in particolare nel cinema (nell’opera “Tracce metelliane di Elvira Coda Notari”, prima donna regista italiana). Ha inoltre raccontato la condizione di subordinazione delle donne (in “Fotografie a colori e in bianco e nero”) e la miseria e lo sfruttamento dei bambini (nel saggio “Bambini nel mondo”); ha fatto riemergere un tratto di storia ormai lontano, quello di Cava de’ Tirreni, la sua città, che durante il ventennio fascista fu sede di confinati politici (nel libro “Il fascismo e Cava città di confino”).

Da iscritta all’ANPI prima e poi da Presidente della sezione di Cava ha interpretato al meglio il ruolo di testimone della libertà ed il ripudio di ogni forma di dittatura. Tutto ciò, senza mai far venire meno la propria figura di figlia, moglie, madre e nonna.

Per questi motivi e tanti altri, la sua famiglia ha deciso di istituire

il Premio di Laurea

Patrizia Reso Partigiana della Memoria”

Il premio è rivolto a studenti universitari di area umanistica e giuridico-economica, laureandi magistrali o che abbiano conseguito la laurea al massimo nei due anni antecedenti il bando, presso l’Università degli Studi di Salerno.

Le tesi dovranno riguardare gli ambiti di interesse affrontati da Patrizia nei suoi libri, così da mantenere alta l’attenzione su tematiche per le quali lei si è sempre impegnata affinché non rimanessero nell’ombra, lo studio, la diffusione e il rafforzamento dei principi di libertà, di uguaglianza, di democrazia, giustizia sociale e di unione fra i popoli.

I sottoscritti Lucio Senatore (marito di Patrizia Reso) e i figli Simone Lucio, Claudio, Silvia e Donatella Senatore, nell’istituire il Premio si impegnano a destinare al vincitore la somma di € 500,00 (€ cinquecento,00), al netto di eventuali ritenute fiscali.

La commissione che anno per anno individuerà la Tesi da premiare sarà formata:

  • da un rappresentante della famiglia Senatore-Reso;

  • da un rappresentante del Comune di Cava de’ Tirreni;

  • dai professori Alfonso Conte, Marco Galdi e Franco Bruno Vitolo;

  • da un rappresentante dell’Associazione Giornalisti di Cava e Costa d’Amalfi “Lucio Barone”;

  • da un rappresentante indicato dall’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia).

Il giudizio della Commissione sarà inappellabile.

Il premio di laurea sarà consegnato nel corso di una cerimonia pubblica che si terrà il 23 ottobre p.v. a Cava de’ Tirreni.

Le candidature dovranno essere presentate entro il 31 luglio c.a., corredate da una copia della tesi di laurea inviata in formato PDF all’indirizzo e mail della famiglia Senatore-Reso (lucsen54@gmail.com).

I commissari si riuniranno nel successivo mese di settembre, dopo aver letto in via autonoma i lavori presentati, per decidere collegialmente chi premiare.

All’atto della premiazione, la tesi vincitrice sarà ristampata e rilegata a carico dell’Organizzazione e consegnata in duplice copia alla Famiglia Senatore e, in apposito fondo, alla Biblioteca del Comune di Cava de’ Tirreni, che potrà utilizzarne il contenuto per i propri scopi istituzionali, citandone la fonte.

Per ulteriori informazioni, rivolgersi a Lucio Senatore, consorte di Patrizia, (e mail lucsen54@gmail.com), oppure ai proff. Marco Galdi (mgaldi@unisa.it), Alfonso Conte (aconte@unisa.it), Franco Bruno Vitolo (francobrunovitolo@gmail.com), membri del Comitato organizzatore, oltre che componenti della Giuria, oppure telefonare a Lucio Senatore (cell. 3343425552).

Cava de’ Tirreni, 24 febbraio 2021 Il Presidente del Comitato Organizzatore

Lucio Senatore

CAVA DE’ TIRRENI (SA) – Genzano (RM). Fiorello Doglia, il poeta della pandemia e delle parole scolpite

Fiorello Doglia, poeta e scultore di Genzano (Roma). Abbiamo avuto il piacere di conoscerne il fascino artistico e lo spirito creativo e costruttivo in occasione delle ultime manifestazioni dell’Accademia Arte e Cultura di Michelangelo Angrisani, dove egli è stato pluriesposto e pluripremiato come poeta e come scultore. Con lo stesso piacere, abbiamo accolto la sua più recente pubblicazione, Un autunno, un inverno, e ci accingiamo a parlarne, perché le sue opere sono sempre un bagno di sensibilità, fantasia, emozione e umanità.


Grandinano parole, nelle poesie di Fiorello Doglia. Parole ungarettianamente scavate nell’abisso, ma nello stesso tempo pesanti come pietre. Ognuna col suo peso, nessuna leggera, tutte miranti alla leggerezza perduta e sperduta. Parole che solo apparentemente piovono dalla realtà contingente, ma di fatto sono meteoriti d’immenso, che bruciano, guaiscono, guariscono, cauterizzano le ferite.

La sua ultima raccolta, la quinta, sia nel titolo sia nelle immagini di copertina (due belle sculture da lui stesso realizzate, rappresentanti il bisogno di Oblìo e il sogno della Rinascita) richiama la lunga e defatigante odissea che l’umanità sta affrontando con le quattro stagioni della pandemia. Si pone come ideale continuità rispetto alla raccolta precedente, Pan-de-mi-a, che con accenti più o meno simili cantava la primavera del coronavirus e delle clausure. Se però quella primaverile era figlia del dolore e madre di speranza, carica di lampi di improvvisa coscienza, questa stagione invernale (esaltata dalla serie di incipit “viene l’inverno” e tremante all’idea di un oggi senza domani) è piuttosto una defatigante maratona di soffocati respiri disperati alla speranza, ma mai alieni da quel cocktail di pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà che nasce dalla coscienza di potere e dover resistere (respiro: tutto il resto lotta!).

In entrambe le raccolte, la dimensione pandemica è solo un punto di partenza.

Come altrove, egli parte da quello che succede per riflettere su quello che i cinque sensi del suo sguardo colgono o percepiscono. Ben oltre la superficie, ben oltre le mascherine, che coprono di ulteriori maschere esseri umani inscemiti dalle apparenze. Proprio queste apparenze sono scardinate dalla grandine di parole che spezza la crosta di inconsapevolezza che copre la nostra coscienza del vivere.

Da poesia della storia i suoi versi si trasformano nel canto dell’esistenza, guizzante favilla lampo scintilla. È un viaggio verso se stesso e verso l’uomo realizzato attraverso un’arte viva visionaria farneticante meditabonda solitaria erratica. Che sia il canto dell’esistenza è dimostrato dalla pioggia di amore e dolore che egli inietta nella sua grandine: è l’alternanza che ognuno di noi assapora nel lungo lampo della vita. Così, la falce di luna vola tra acque teneramente silenti e un graffio crudele e noi col poeta voliamo dall’alto della carezza più pura del mare alla riva danzante fino a ricadere, trascinati da lacrime come lapilli eruttati al cielo, in un’alternanza defatigante tra purezza e putridume. E rimaniamo laceri di ferite e di domande, pronti a provare e riprovare progetti fandonia su spoglie inerti, inutili, illuse, ma coscienti di non poter rinunciare al dono immenso dell’immenso, perché ognuno di noi finisce col sentirsi sperduto ma mai perduto, pronto comunque a distillare amore dall’amaro agire.

Le espressioni appena tracciate sono rubate qua e là tra le poesie e accorpate in versi unitari lì dove nel testo sono scritte in versi spesso monoverbali, dove il poeta si rivela lirico direttore di un’orchestra di parole, assonanze, consonanze, chiasmi, anafore, metafore… La forma non è però fine a se stessa, bensì congruente con la sostanza. Egli, pur frantumando il suo mondo emozionale in un bollente big bang di pietrosi frammenti, non perde mai né il controllo né le tracce del suo essere primario. Per questo è in grado non solo di ricomporre la grandine di parole in un blocco unico pur se disomogeneo, ma anche di offrire al lettore la possibilità di vivere con lui tutto il percorso di uno scoppio dell’anima che sa ricomporsi e ricomporre pur nella sua scomposizione.

Questo succede perché il poeta ha il cuore in magmatica ebollizione, ma non perde mai la mano ferma della ragione e non la fa perdere al lettore, che infatti riesce a seguirlo, anche concettualmente, nel succedersi “visionario” dei suoi frammenti e nei suoi messaggi. Non a caso egli, artista per passione, è agopuntore di professione, vale a dire un maestro del ricomporre equilibri all’interno degli squilibri. Non a caso egli, scultore di parole, è anche poeta della scultura, autore di opere che ricompongono in forme liriche ma ben riconoscibili tutto il doloroso groviglio dell’essere e della storia.

Perciò egli si può permettere di farci rotolare tra le scintille, perché sa che è la strada per farci toccare la radice del fuoco, quello più profondo, quindi di vivere, o rivivere finalmente il tempo-tempio della poesia del dire e del vivere vero.

È questa l’anima più concreta ed emozionante del suo percorso poetico, che gli permette di essere spettatore-attore di un’umanità in cerca di umanità. Egli ne vive dentro tutti gli smarrimenti, ma sa anche distaccarsene in astrale come un gatto sornione indeciso se piangere o ridere a vedere lo spettacolo di tanti levrieri che corrono verso il nulla per afferrare la polvere di niente.

In questo distacco, egli, pur con assorte parole stormite appena, riesce ad intravedere la strada del viaggio verso se stesso e verso se stessi. Si aggrappa alla bellezza struggente e sfuggente del mare di settembre, prende coscienza che ciò che è è e ciò che c’è è, decide, e implicitamente invita a decidere, di cogliere, migliorare, abbracciare, amare, condividere. E parte verso l’obiettivo più affascinante, che solo l’intenso dell’immenso può donare: rubare la meraviglia che siamo.

E la speranza di questo furto ci ridona tutta la carezza dell’energia…

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Parrocchia di San Lorenzo: il congedo di don Raffaele Conte, maestro di “religioia”

Gli succede don Giuseppe Nuschese, colonna nascente della Chiesa metelliana.


Il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo. Quando la nostra gente viene unta con olio di gioia lo si nota: per esempio, quando esce dalla Messa con il volto di chi ha ricevuto una buona notizia.

Pronunciata da Papa Francesco agli inizi del suo pontificato quando cominciò la sua campagna a favore dei “sacerdoti non asettici”, questa definizione si adatta a pennello a don Raffaele Conte, il parroco della Chiesa di San Lorenzo a Cava de’ Tirreni che lo scorso week end (30-.31 gennaio) dopo oltre cinquant’anni di sacerdozio e venti circa proprio in quella parrocchia, ha concluso il suo mandato. Si è congedato in un emozionato ed emozionante abbraccio collettivo, gravido di un affetto profondo che viene da lontano e guarda lontano, Si è congedato con la sobrietà, l’essenzialità e l’incisività di sempre: semplicemente celebrando l’eucaristia e poi, nel consueto congedo scritto, invitando a vivere la vita come un’opera d’arte, non nel senso estetico, ma cercando sia il senso della vita e delle azioni sia la bellezza delle cose e delle persone.

I fedeli se ne sono andati per una volta non solo unti di gioia ma anche unti di lacrime, pregne di commozione e dolore per il distacco da una figura straordinaria, intrise di contrito dispiacere per la non buona notizia di un congedo che, per quanto non inatteso a causa di problemi di salute, è risultato quasi improvviso e accelerato rispetto all’interregno collaborativo che da poco si era instaurato con il futuro parroco, don Giuseppe Nuschese.

In effetti, il modo di vivere il sacerdozio e l’esistenza da parte di don Raffaele è di quelli che lasciano un segno profondo, perché danno colore e calore ad ogni istante della vita quotidiana, gioioso o doloroso che sia, e arrivano al cuore della spiritualità di una persona. Questo segno egli lo ha lasciato fin dall’inizio della sua missione, quando, pur rispettando le regole della liturgia tradizionale, finiva a volte col romperle, nel suo intento di puntare all’uomo e non alle forme, di privilegiare il potere dei segni sui segni del potere.

Fermo restando il cammino verso l’al di là che caratterizza alla base la vita del cristiano ed è segnato dal lato verticale della croce, don Raffaele è sempre stato molto attento anche al lato orizzontale della croce stessa. Quindi, il suo messaggio in tutte e due le direzioni era ispirato rigorosamente dalle buone novelle che provengono dalle Scritture, in particolare dalla purezza di intenti e dall’inno all’amore fraterno esaltati dal cristianesimo originario e poi tenuti accesi nei secoli dai cristiani di buona volontà. Parole d’ordine: santificare la giornata con la coscienza della gratitudine e della gioiosa meraviglia per i doni utili e belli del creato, con l’intensità dell’armonia benedicente rispetto al mondo esterno…. e poi preghiera, meditazione, apertura del cuore, fraternità. Il tutto non tanto nello spirito imperativo dei dieci comandamenti quanto soprattutto in quello purificatorio e rivoluzionario delle beatitudini, che suggeriscono non cosa non fare ma quale strada seguire per essere “unti di gioia”.

Le celebrazioni e le iniziative di don Raffaele andavano tutte in questo senso.

La vita parrocchiale, oltre che dalla normale liturgia, era arricchita da un progetto permanente di formazione comunitaria, fatta di incontri, dibattiti ed eventi culturali e spirituali. La sua messa era un’ “ora di religioia”, perché i fedeli vivevano in pieno il senso della comunità, condividendo tra loro l’anelito verso l’alto, trasmettendo frammenti dell’anima nelle preghiere, meditando sulle lezioni di vita quotidiana offerti dalle letture del giorno.

Queste lezioni erano corroborate dai deliziosi “pizzini” distribuiti ogni settimana: luci di Vangelo vivo, testimonianze e suggerimenti d’Amore, tracce beatificanti di guida per un cammino personale e collettivo di purificazione e miglioramento. Questi foglietti, messi uno sull’altro, rappresentano un patrimonio etico e spirituale di straordinario valore, un patrimonio da custodire e trasmettere. Non a caso è nell’aria l’intenzione da parte di qualche fedele di pubblicarne i più significativi e distribuirli alla collettività, magari alla presenza testimoniale dello stesso don Raffaele, che per una volta, anche se conoscendolo ne farebbe a meno, dovrà stare sotto la luce dei riflettori non solo come ministro: e lo accetterà, sapendo bene che anche quello sarà un ministero…

Perciò, vogliamo tutti quanti intendere che il suo sia il congedo da un incarico, ma non dalla vicinanza pastorale, amicale e spirituale che tanti legami e tanto affetto ha stabilito in questi anni. Vogliamo intendere che egli non sarà più “in un ruolo”, ma in un modo o nell’altro continuerà a condividere con i fedeli momenti altissimi di cultura, spiritualità e umanità.

E continuerà a cambiare le vite delle persone, come testimoniano queste parole di Annamaria Apicella, una delle sue più affezionate compagne di viaggio, che tra l’altro in parrocchia per anni ha avuto l’onore e l’onere di incontri di formazione ed ascolto con gli adolescenti, nel pieno spirito della “Linea Conte”.

Ha cambiato la mia vita!

Come? Lo racconto!

Venivo fuori da concetti arcaici: un Dio punitivo attraversava le mie ore di cammino.

Durante i suoi ascolti tra Messe recitate in ordine e orari perfetti, tra libriccini “confezionati” da lui con l’aiuto di volontari, mi guardavo intorno e sentivo il silenzio. Una meraviglia!

Il nostro ascolto procedeva e raggiungeva il cuore!

Le preghiere dei fedeli erano il frutto del vissuto di ognuno di noi. Come pure l’omelia, forte e decisa mentre rompeva vecchie regole. Una lezione di vita: succo di un amore evangelico.

Raffaele è entrato nella mia vita in punta di piedi così come sa fare… quando avevo 18 anni.

Da allora è stato il punto di riferimento nel percorso non sempre facile della mia vita.

Il suo ascolto era vero, sentito: apprezzava la sincerità del cuore.

Con lui Cristo non è lontano. È uno di noi che sa vivere il quotidiano con verità di vita.

Una volta gli chiesi dove fosse Cristo. E contemporaneamente mi rispose a cuore aperto “È con noi, dentro di noi”.

Il nostro rapporto di profonda semplicità. Era come scavare nell’interiorità quando diceva Messa.

Le sue Messe! Di notevole cultura!

Passaggi sinteticamente profondi: dall’altare al cuore aperto e pronto a ricevere per poi trasformare in azioni. Quelle azioni che erano frutto del suo ascolto. E il tutto veniva catturato per giorni futuri diversi.

E il quotidiano diventava più leggero. Aveva già il sapore del futuro. Un futuro in prospettiva di arrivi divini.

La divinità altrove!

Pur con le amarezze del congedo, ci sembra però cosa buona e giusta anche aprire il cuore in un abbraccio di benvenuto al successore di Padre Raffaele, don Giuseppe Nuschese, giovane carico di energie, di entusiasmo e di cultura, che a dire di tutti rappresenta una delle perle nascenti più luminose della Chiesa territoriale. A lui dedicheremo tra qualche giorno uno spazio specifico, per imparare a conoscerlo e stabilire un approccio il più possibile fecondo, in un cammino di ideale continuità e diversità rispetto al solco tracciato da Padre Raffaele.

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Liceo “De Filippis Galdi”: tra i banchi della DAD è nata MG on Air, la radio che non c’era

Da Noemi Villacaro, studentessa del quarto anno presso il Liceo Classico “Marco Galdi” di Cava de’ Tirreni, riceviamo e volentieri pubblichiamo una nota relativa alla nascita di una radio all’interno dell’Istituto, di cui è redattrice e speaker. Con lei, numerosi compagni di scuola, di cui per ora citiamo Leonardo Gravagnuolo, Alessandro di Somma , Sofia Guida, Maria d’Amico, Martina Russo, Pierpaolo Russo, Dario Russo, Graziano Villani, Andrea Carratù, Andrea Grimaldi, Angela Manzo, Chiara Papa, Francesca Leopardi, Andrea Grimaldi. Ma in futuro ci sarà spazio per citare tanti altri di questi “benemeriti”… (La Redazione)


A volte mi chiedo se tutte le cose che noi studiamo a scuola saranno utili per il nostro futuro, se ci aiuteranno a intraprendere una strada lavorativa, se ci aiuteranno a creare la nostra identità, perché ad oggi io sono una ragazza di diciassette anni, che è terrorizzata dal futuro, che ha mille domande a cui non sa rispondere.

Credo che proprio questo sia il compito della scuola: guidarci e prepararci alla vita, tanto bella quanto complessa.

Io frequento il liceo classico “Marco Galdi” di Cava de’ Tirreni, un liceo tosto ad essere sinceri, ma allo stesso tempo devo ammettere di essere sempre più convinta e felice di questa scelta.

Questo liceo offre la possibilità a noi studenti di metterci in gioco, di sperimentare cose nuove e, nel mio caso, grazie ai tanti progetti che la scuola ci propone, ho deciso di prendere parte ad uno nuovo, quello della radio.

Inizialmente con molta franchezza ero dubbiosa, perché credevo che fosse la solita attività extracurriculare che noi studenti dobbiamo seguire, ma ora, essendo nel cuore del progetto, capisco quanto giudicare qualcosa senza conoscerla sia un errore.

La radio “MG on Air”, appena nata nel nostro Istituto, è una radio innovativa, gestita e montata da noi ragazzi. Questo progetto, coordinato e proposto dai nostri docenti Nicoletta Tancredi, Giuseppina Orsini, Emilia Aliberti, è un metodo alternativo di studio, un modo per affinare le nostre abilità, passioni e soprattutto per farci sperimentare cose nuove. L’obiettivo è quello di dare voce ai giovani, di mostrare le nostre capacità e soprattutto condividere le nostre conoscenze.

In che modo? Modernizzando tutto, per apprendere in maniera diversa, con curiosità e voglia di approfondire e non come siamo abituati di solito, studiando mnemonicamente e senza interesse pur di passare la verifica o l’interrogazione del giorno dopo.

Credo che questo sia uno dei progetti più interessanti a cui abbia mai partecipato e il mio stesso interesse e voglia di provare li ho riscontrati anche nei miei compagni, una cosa del tutto bizzarra a dire il vero… Solitamente non c’è mai molto interesse nel frequentare attività previste dopo l’orario scolastico, e invece tantissimi ragazzi hanno aderito e ad oggi siamo una grande redazione che ha campo libero nella scelta degli argomenti da trattare, nel mondo in cui produrli.

Per rendere il tutto più moderno, abbiamo aperto le pagine della nostra radio sui social network come Instagram e Facebook, per essere in contatto con ragazzi e adulti che seguendo ed ascoltando i nostri gr si interessano ai nostri servizi.

Mg on air contiene molte rubriche, tra cui la sezione politica “Agorà, i sondaggi Doxa, Eureka! (scienze), salotti letterari e musicali, cinema, gossip, Pillole di traduzione (vademecum per le versioni), Toghe e coturni (moda di ieri e di oggi), e tantissime altre.

Tutto quello che vedrete e ascolterete è stato realizzato da noi, partendo dalla stesura dei pezzi al montaggio, ognuno di noi ha dei compiti precisi e sceglie cosa fare in base alle sue abilità e alle sue preferenze.

I nostri docenti ci sostengono e ci accompagnano in questo progetto, verificando l’attendibilità dei nostri pezzi e offrendoci dei consigli preziosissimi sulla scrittura e nella registrazione di essi.

Io ad esempio per due edizioni sono stata la cronista della nostra radio, qualcosa di straordinario e che mi ha permesso di conoscere questo incredibile campo!

Mi sono molto divertita facendo la cronista, prestando la mia voce e facendola sentire alle persone ma soprattutto facendo lezioni di dizione con lei mie professoresse. Tutti noi diamo del nostro meglio e teniamo moltissimo al nostro progetto, proprio perché è qualcosa che abbiamo creato noi e speriamo che pian piano riesca a coinvolgere tutti gli studenti italiani e magari, chissà, anche a rivedere la concezione di studio.

è un po’ una scommessa sì, ma noi ci crediamo e vi aspettiamo nella nostra radio:

https://youtube.com/channel/UCRQzhpyvVHCEf5or_s9NCcA

Instagram: @mg_on_air

Facebook: MG on Air – la Radio del Marco Galdi

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Cava de’ Tirreni commemorerà la Shoah in Tv e sul Web il 27 gennaio alle ore 18:00

Nonostante l’impossibilità, causa pandemia, di organizzare incontri e dibattiti pubblici con i cittadini e con le scuole, la Città di Cava de’ Tirreni non mancherà di far sentire almeno via etere e via web il suo contributo alla commemorazione della Giornata della Memoria in ricordo delle vittime della Shoah e delle persecuzioni razziali.

Infatti, mercoledì 27 gennaio, alle ore 18:00, per del Centro Studi per la Storia di Cava de’ Tirreni, diretto dal Prof. Giuseppe Foscari, sarà organizzato un incontro-dibattito in remoto sul tema:

Tra memoria, ricordi e impegno civile: perché parlare della Shoah?

L’incontro sarà trasmesso in diretta TV sulla rete televisiva locale (can.654) e sul sito Facebook del Centro Studi per la Storia di Cava de’ Tirreni.

Interverranno: Vincenzo Servalli (Sindaco di Cava de’ Tirreni), Armando Lamberti (Assessore alla Cultura), Giuseppe Foscari (docente presso l’Università di Salerno), Claudio Azzara (docente presso l’Università di Salerno), Francesco Senatore (docente presso l’Università di Napoli “Federico II”), Gabriella Liberti (Dirigente Scolastica dell’IC “Santa Lucia” di Cava de’ Tirreni), Maria Alfano (Dirigente Scolastica dell’IIS “De Filippis Galdi” di Cava de’ Tirreni). Coordinerà Gianluca Cicco (giornalista).

Non mancherà ovviamente la partecipazione dei giovani, a cui implicitamente rivolta l’iniziativa, perché non sia mai dimenticata la “lezione” della Shoah: prenderanno infatti parte all’incontro gli alunni delle classi terze della scuola media dell’IC di S. Lucia e gli studenti del primo biennio del Liceo De Filippis Galdi. In particolare, il Liceo musicale interverrà con il brano Schindler’s List, eseguito al pianoforte dall’allieva Antonella Di Marino.

L’iniziativa ha un particolare significato per la Città di Cava de’ Tirreni, che annovera tra i suoi concittadini onorari uno dei testimoni attivi più importanti della Shoah, cioè Settimia Spizzichino, ebrea di Roma, l’unica donna sopravvissuta alla deportazione di 1022 ebrei dal ghetto di Roma, avvenuta il 16 ottobre 1943. Settimia è scomparsa nel 2000, dopo che nel corso dei cinque anni precedenti era entrata nel cuore e nel tessuto sociale della Città, attraverso l’incontro con migliaia di studenti e cittadini, la pubblicazione del suo libro di memorie “Gli anni rubati”, l’organizzazione di un memorabile viaggio ad Auschwitz con lei e altri reduci ed ebrei romani, l’amicizia personale stretta con tanti concittadini.

È anche a lei che, come ogni anno, idealmente è dedicato l’annuale memorial organizzato dalle istituzioni e dalle associazioni della Città di cava de’ Tirreni.