Archivio

ricerca per autore

 

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Arte e Cultura, dal Concorso alle esibizioni … e tra poco a San Giovanni

Un bel successo alle spalle e un’attesa brillante per l’Accademia Arte e Cultura di Michelangelo Angrisani, nata a Castel San Giorgio e oramai radicata a Cava e nel territorio, con diramazioni in tutta Italia e perfino in otto paesi stranieri. Il 30 giugno è stata effettuata a Palazzo di Città la Premiazione del XXIII Concorso Internazionale artistico-letterario e con la presenza delle principali autorità cittadine, come l’Arcivescovo Mons. Orazio Soricelli, il Vice Sindaco e Assessore alla Cultura Armando Lamberti, il prof. Fabio Dainotti, poeta e scrittore, la professoressa e giornalista Rita Occidente Lupo. Ha allietato la serata il Maestro Musicista Martino D’Amico, batterista e percussionista.

Questo il podio dei vincitori, indicati in ordine di classifica, sezione per sezione:

Poesia in lingua: Giuseppe Romano, Annamaria Santoriello, Fiorello Doglia, Maria Raffaele, Maria Cuccurullo.
Poesia in vernacolo: Antonio Ranucci, Raffaele Imparato, Vincenzo Di Fiore, Pasqualina Petrarca. Narrativa: Annabella Mela, Annamaria Santoriello, Miriam Claps.
Pittura figurativa: Lina Di Lorenzo, Sergio e Federica Grilli, Ioana Irina Ducra.
Pittura non figurativa: Eugenia Di Leva, Maria Raffaele,Dalupe Pablito.
Fotografia: Pasquale Esposito, Flora Cocchi,Gianna Burrone.
Baby artisti: Becica Mihaela Adriana, Loredana Buliga, Lavinia Vacarean.
Giovani poeti: Andrea Zappia, Sara Coppola, Miriam Claps.
Premi speciali: Francesco Terrone (alla carriera) –Maria Panetti (alla memoria), Anna Esposito (Medaglia del Presidente del Senato – alla carriera), Miriam Russo e Rosa Scarpa (alla qualità emergente).

Segnalazioni speciali:

Per la Pittura a Antonietta Ciancone, Giammaria Trotta, Liliana Scocco Cilla. Sempre per la Pittura, segnalazioni di merito a Enrico De Filippo, Carmine Maccaferri, Adriana Ferri, Stefania Siani, Dina Zilberberg (Israele), Pilar Segura Badia (Spagna). Mohamed Larachiche (Algeria). Per la Fotografia segnalazione di Merito a Giorgio Vezzaro, Lucia Ruocco, Myriam Russo, Rosa Scarpa.

Per la Poesia, in lingua italiana e/o napoletana, menzioni speciali a Antonio Arpaia, Gianni Terminiello, Giuseppina Califano, Valeria Nastri, Nicolae Adrian Popescu (Romania). Segnalazioni di merito a Angela Maria Tiberi, Anna Tartaglia, Emanuela Ingenito, Giuseppina Amendola, Myriam Russo, Sergio Grilli, Daniela Cannella, Manuel Mascolo, Alessio Mattoni, Anna Cervellera, Myriam Russo, Antonino Tamigi, Lucia Ruocco, Sergio Zappia.

Per i Baby artisti, segnalazioni di merito a Premio Segnalazione di Merito a Iulia Halip Istrade, Macovei Ana Maria, Nechita Evelina, Prelipceare Ariana, Semeniuc Diana, Terpez Iulian (Romania).

Dopo l’estate, è ripresa l’attività dell’Accademia con il secondo incontro di “Noi creativi” (poesia e arti figurative), meeting culturale svoltosi presso il Bar Gelateria “La Torretta”. In questo incontro, oltre a prefigurare corpose novità (una nuova sede anche a Cava, l’apertura alla Musica e al Cinema, l’ingresso di nuovi soci, una imminente mostra a San Giovanni, la prima in quella prestigiosa location, una personale del fotografo Pasquale Esposito, sempre a San Giovanni), si sono esibiti soci e non soci creativi, in una successione brillante e stimolante.

I protagonisti, oltre al Presidente Michelangelo Angrisani, al prof. Fabio Dainotti, al sottoscritto scrivente Franco Bruno Vitolo, alla giornalista Paola La Valle (al tavolo della conduzione), sono stati: il Maestro di Musica Biagio Napolano, il regista Fausto Di Lorenzo con l’attrice Margherita Bisogno, Daniela Cannella, Guglielmo Cirillo, Giuseppe Iannone, Carlo Pepe, Pasqualina Petrarca, Antonio Ranucci, Annamaria Santoriello, Stefania Siani, Antonino Tamigi, Elvira Venosi.

Insomma, un bel fermento di Cultura e di Creatività, un’oasi nel rischio di desertificazione che incombe spesso e volentieri in questi nostri tempi. Con l’augurio che l’oasi riesca ad innaffiare almeno un poco il deserto … e non viceversa …

CAVA DE’ TIRRENI (SA) – ROMA. Il giovane regista Domenico Onorato, di radici cavesi, trionfa al Festival Internazionale del Corto

Per il racconto attento e sensibile dello smarrimento di un adolescente alla ricerca della propria identità: turbamento, violenza e dolore sono rappresentati con sincerità e al tempo stesso con pudore, raggiungendo momenti di autentica commozione.


Con questa bella e gratificante motivazione, la Giuria del Premio Tulipani di seta neraFestival Internazionale del corto, indetto da Rai Cinema e dedicato a giovani talenti emergenti, ha assegnato il primo premio al trentaseienne regista Domenico Onorato per il cortometraggio Due volte, premio che gli è stato consegnato nel corso di un gala importante e significativo, andato in onda su RAI 1.

Domenico Onorato, nato a Napoli nel 1983, è cresciuto a Cava de’ Tirreni, dove ha fatto i suoi primi passi nello spettacolo con il Gruppo teatrale Arte Tempra di Clara Santacroce e Renata Fusco. In questa fase, nel 2005, è stato anche il lettore ufficiale dei testi nel corso di una grande edizione del Premio Badia, in cui l’altra lettrice era Valeria Monetti e tra i premiati c’era Carlo Lucarelli … Tanto nomine ….

Poi Onorato ha preso il volo per specializzarsi nel mondo dello spettacolo, in particolare nel cinema e nella regia cinematografica. Ha studiato a Siena e a Parigi e dopo l’Università si è diplomato in regia alla Scuola di Teatro “Paolo Grassi”. Ha lavorato come assistente ad alti livelli: tra l’altro, al Piccolo Teatro di Milano e alla Scala e al SELA Performing Arts di Tel Aviv.

Il 2015 è stato l’anno della svolta: ha girato il suo primo lavoro, Avvocato di strada, una docuserie ambientata nel dormitorio Rostom di Bologna, presentata al Milano Film Festival, e ha incontrato Marco Tullio Giordana (il grande autore de “La meglio gioventù”), di cui è stato assistente di regia.

Dopo vari spot e videoclip, ha prodotto questo cortometraggio coraggioso sui temi delicatissimi della maturazione adolescenziale, della diversità e dell’omologazione all’interno del gruppo (o del branco…).

Con il premio ricevuto, che corona la prestigiosa candidatura al David di Donatello 2018 e altri riconoscimenti, Domenico ha cominciato ad essere veramente Onorato….

Un bel traguardo per una bella ripartenza. Buona scalata al monte dei sogni!

LAURINO-BATTIPAGLIA (SA). Alla scoperta-riscoperta del pittore Amerigo Schiavo, ad un anno dalla scomparsa

Emozione e commozione a Laurino per la manifestazione “Questa è casa mia!”, in cui è stata ricordata la figura umana e artistica di Amerigo Schiavo, pittore e scultore laurinese scomparso un anno fa a Battipaglia, dove risiedeva da qualche tempo, dopo una lunga permanenza a Roma.

La manifestazione, promossa dalla famiglia Schiavo e patrocinata dal Comune di Laurino, si è svolta lunedì 19 agosto nella sala dei convegni dello storico convento francescano di Sant’Antonio, alla presenza del Sindaco Romano Gregorio, della madre di Amerigo, Ada, delle sorelle Almerica, Cinzia, Elvira Lina e Rossella e di un nutrito stuolo di familiari, amici e conoscenti. Ha condotto e relazionato lo scrivente, Franco Bruno Vitolo, accompagnato dalle letture di Almerica Schiavo, sorella di Amerigo e attrice di teatro, dalle musiche del pianista Fabio Schiavo, dagli interventi e dalle testimonianze del Sindaco Romano Gregorio, del Presidente della Pro loco, l’ex Sindaco Gaetano Pacente, della giovane Fiamma, nipote dell’artista, dell’amico Bruno, di Luca Archibugi, documentarista RAI e prestigioso autore di teatro, appositamente venuto da Roma.

Non c’è stato solo il commosso, emozionato ed emozionante ricordo dell’esistenza di una cara persona, ma anche, e diremmo soprattutto, la scoperta-riscoperta di un artista di vaglia dalla scoppiettante e fantasiosa intelligenza creativa.

Formatosi in Accademia sul modello suggestivo dei grandi artisti dell’Avanguardia e della Transavanguardia, in seguito, con i toni fortemente chiaroscurali della sua umanità e con uno stile originale sospeso l’astratto e il realismo lirico, è esploso come lava da un vulcano in circa cinquemila opere, di cui non poche degne di entrare del salotto buono dell’arte moderna. Molte di queste sono state mostrate in video nel corso della manifestazione, ed è emerso tutto un mondo parlante, ora di forme umane e naturali riconoscibili e comunicative, ora di immagini e concrezioni informali o simboliche, ora di giocosa ironia, ora di avvolgenti oscurità, ora di aggrovigliati colori di un’anima a tinte forti che riusciva ad esprimersi soprattutto con spifferi di silenzio.

Un mondo vario e complesso, così come prismatica era la dimensione esistenziale di Schiavo. Un mondo di mattanze a caccia dell’ultimo mostro in filanti grovigli sanguigni, o di occhi di donna che si profilano come buchi neri, ma anche di sguardi incrociati e complici nell’incontro tra un giovane sognante ed un cane scodinzolante.

Un mondo di radici abbraccianti, trasfigurate nei vari colori del cuore, tra profili di monti, fioriture di frutti e agrodolci stilettate di cipressi.

Un mondo di edenici tuffi e perduti Eden, di angeli svolazzanti in falsi movimenti e demoni divoranti.

Un mondo di sbarre e lontananze, ma anche di abbracci dolci e/o vagheggiati, come quelli delle sue (Ma)donne con bambino, in cornici colorate o contornate di nero, o con lo sfondo cosmico del firmamento nel più dolce afflato dell’amore-affetto-protezione.

Tutto questo con tocchi di colori e di forme a volte stilizzati, a volte distonicamente esplosivi, con accoppiamenti analogici alla Magritte, destrutturazioni di immagini alla Cézanne, deformazioni formali alla Picasso, fantasiosi voli alla Chagall, ma pur sempre elaborati alla Schiavo, diremmo quasi “schiavizzati”, se non fosse impropria questa evocazione di prigionia per un artista che si è tuffato nella creatività per cercare, anche nel fondo degli abissi, la sua personale libertà.

È proprio per tale elettricità di emozioni e capacità di espressione che prima lo abbia candidato ad entrare nel salotto buono dell’arte contemporanea.

Perché tale “entrata” avvenga, occorre comunque fare un’adeguata e meritoria operazione di memoria, di studio e riconoscimento della sua arte. Sarebbe giusto che il primo passo in tal senso fosse fatto proprio dalla sua terra. Per questo al termine dell’incontro è partita la proposta di effettuare una retrospettiva antologica delle sue opere (in una mostra e poi in un catalogo più completo di quelli, parziali, tuttora esistenti) e di indire un concorso annuale intitolato a lui.

Sarebbe un tributo buono e giusto alle sue qualità… ed anche l’inizio della rinascita di una persona che purtroppo non è stata ricambiata dalla vita con lo stesso slancio con cui l’ha amata.

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Un interessante ventaglio di novità per Cava estate di agosto

Con la speranza della candidatura a Capitale nazionale della Cultura nel 2022.


Interessanti novità nella programmazione di Cava Estate – Agosto 2019, presentata a Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni mercoledì 7 agosto in un intenso e affollato incontro presieduto dal Sindaco Vincenzo Servalli.

È la “zona solleone” di un programma a ventaglio, come evidenziato dalla forma simbolica della brochure, un ventaglio, istoriato con immagini di pittura paesaggistica della Cava XIX secolo, voluto dall’Assessore alla Cultura e Vice Sindaco Armando Lamberti per caratterizzare le iniziative che da giugno in poi, e sperabilmente fino al 2021, daranno sostanza alla vita culturale cittadina e rappresenteranno la base su cui prospettare la candidatura della nostra Città a Capitale nazionale della Cultura 2022. Una candidatura che avrà bisogno anche del sostegno delle istituzioni regionali, con la speranza che non ricadano in “sviste pericolose” come la classificazione al centoquarantacinquesimo posto della nostra Città nella graduatoria dei comuni finanziabili per le attività culturali (come a mettere la Roma o il Napoli in serie B….), una svista grave che ha scatenato anche altrettanto sgradevoli polemiche interne a Cava, ma che, a detta del Sindaco e del Vice Sindaco, si potrà ancora aggiustare, una volta riesaminate “consapevolmente” le pratiche a disposizione

Al centro del programma, Musica e Cinema, con il Festival delle Torri a completamento delle grandi iniziative folkloriche di Luglio, il coinvolgimento delle parrocchie, collettori fondamentale di vita cittadina, e e l’inserimento originale di due incontri di teologia sulla figura di Maria e sul dogma dell’Assunta (6 e 13 agosto, ore 20, presso l’oratorio della Chiesa del Purgatorio), che, come esplicitato dal parroco don Antonio, toccheranno anche tematiche di ampio respiro storico e culturale, grazie anche alla qualità delle relatrici, le prof.sse Anna Paola Borrelli e Lorella Parente.

A modo sua decisamente nuova anche la rassegna cinematografica, Cinema al chiaro di luna. In primis per la location: è la prima volta che si svolge nel bellissimo complesso di San Giovanni. In secundis per la gratuità: negli anni scorsi, che fosse allo stadio o in un locale, occorreva sempre pagare il tradizionale biglietto, sia pur in entità ridotta. Ora invece l’Amministrazione, su impulso e iniziativa del prof. Lamberti, ha fermamente voluto l’apertura, proprio per aprire al massimo le porte alla fruizione della cultura. In tertiis per la scelta dei film, quasi tutti di quella produzione nazionale sempre troppo bistrattata attraverso la promozione di mercato che favorisce lo strapotere della grande industria internazionale. Anzi, il punto di partenza è stato proprio il cinema di origine locale e territoriale: le prime due proiezioni sono state infatti E se mi comprassi una sedia?, del cineasta e imprenditore cavese Pasquale Falcone (al suo quinto film e a suo tempo promotore di una prima rassegna al Borgo, con lo schermo addirittura collocato in mezzo ai portici), e Smetto quando voglio, la folgorante opera prima del regista salernitano Sidney Sibilia, già diventata un cult con due sequel, incentrata con brillante leggerezza e acuto spirito di riflessione sull’amaro tema della disoccupazione intellettuale giovanile. A seguire, Basilicata coast to coast (10 agosto), Passione (11 agosto), Pane e tulipani (12 agosto), Il racconto dei racconti di Matteo Garrone (13 agosto), Il piccolo Principe (mercoledì 14 agosto). Sabato 17 agosto, serata finale con ospiti d’onore con il bellissimo Il cuore altrove, di Pupi Avati, con Neri Marcoré, Isabella Incontrada e un sorprendente Nino D’Angelo.

E poi, come da trentatré anni a questa parte, Le corti dell’Arte, i grandi concerti di musica da camera, jazz e classica (e non solo) negli spazi a dimensione umana delle corti del nostro Borgo. Uno dei fiori all’occhiello dell’intero dopoguerra culturale cittadino, le Corti sono il frutto dell’iniziativa del Maestro Felice Cavaliere, eccellenza cavese nel settore, attualmente direttore del Conservatorio di Potenza, e dell’Accademia Jacopo Napoli, da lui fondata e punto di riferimento per giovani musicisti di tutta Europa. Le Corti si sono aperte con il Concerto super a San Giovanni di due grandi del jazz nazionale, Fabrizio Bosso e Xavier Girotto (organizzato in sintonia con il pub Il moro), per proseguire poi con Io Sheherazade (9 agosto nella Corte del Teatro Comunale), Ensemble sottovoce (martedì 20 nella Corte del Teatro Comunale), La noche de Tango (sabato 24 a San Giovanni),Klaidi Sahatci e Merita Rexa Tershana (lunedì 26 nella Corte del Teatro Comunale), Joe Barbieri (giovedì 29 a San Giovanni), i concerti cameristici del 18,19,21,22,23,25,26,27,28,31 a San Giovanni, il Concerto aperitivo (a Palazzo di Città, domenica 18, ore 11,30). Le Corti si concluderanno ai primi di settembre.

Sempre nell’ambito della programmazione di agosto, va segnalata la proposta interessantissima del Gruppo giovanile MAC,che venerdì 30, dalle 10 alle 24, organizza il MAC Fest di Musica, Arte e Cultura, incentrato soprattutto sul nuovo modo di fare cultura giovane e sul modo intelligente delle nuove tecnologie.

A queste iniziative, vanno poi aggiunte le tradizionali danze di liscio in Piazza Abbro organizzate dagli Amici della Terza Età (sabato 10 e sabato 24), La notte di plenilunio di venerdì 16 con l’Associazione Alema a San Liberatore), il Concerto di Marino Cogliani (venerdì 16 a San Giovanni), i mercatini degli hobbisti (sabato 3 e 4 e 24-25 a Piazza Amabile), il Torneo di Beach Volley a Largo Cuomo (26-31 a Largo Cuomo), il Teatro dei Burattini (dal 26 a Piazza Amabile).

Insomma, un programma ricco, con eventi pressoché giornalieri, ma il ventaglio non si chiuderà ad agosto: si riaprirà di nuovo a settembre con le iniziative teatrali e quelle collegate alla Festività patronale.

E naturalmente soffierà anche quando farà meno caldo, con le iniziative autunnali e natalizie. Se si vuole qualche chance nella candidatura del 2022, occorre fare molto vento …

CETARA (SA). Serata di emozioni sulle onde del Maric

Le invenzioni del Concorso letterario, le sirene del Canto del mare.


Due location ad alto tasso di suggestione, due iniziative di alto profilo e di ampia risonanza, contenuti carichi di profonde riflessioni e liriche meditazioni, grande partecipazione di pubblico, un inno alla Poesia, all’Arte, alla Musica, alla Cultura e di riflesso alla persona umana.

È stata decisamente spettacolare e densa di una sua sottile unicità, la serata tutta MARIC di mercoledì 24 luglio 2019 a Cetara, in Costiera Amalfitana.

Nell’ambito della Mostra CetArte, che ha previsto l’esposizione di quadri nella Torre di Cetara dal 5 al 30 luglio, sono stati effettuati due eventi organizzati appunto dal MARIC (Movimento Artistico per il Recupero delle Identità Culturali), fondato a presieduto dall’artista salernitano Vincenzo Vavuso: la premiazione del Concorso Nazionale di Poesia, Narrativa e Fotografia “Disarmiamo l’ignoranza”, e la performance di poesia, danza, musica e arte “Il canto del mare“, ideata e diretta da due creativi del Movimento, la cetarese doc Lucia De Santis e il riminese Mario Formica.

Il Concorso, giunto alla sua seconda edizione, forte di una ricca partecipazione, con circa centocinquanta opere in gara e concorrenti di varie regioni italiane (nutrita e qualificata soprattutto la rappresentanza toscana) e di tutte le generazioni ed età, nelle ore di un dolcissimo tramonto è andato in scena sulla Terrazza pensile dell’antica Torre di Cetara, con la vista beata sul presepiale storico borgo di pescatori, immerso tra verdi colline declinanti e le sensuali frastagliature della Divina Costiera.

In questo pur poetico scenario, la vera poesia è stata rappresentata dall’umanità e dalla sensibilità dei protagonisti e dalle emozioni da loro scatenate: storie agrodolci di rifiuto e accettazione della disabilità, dolore e amorevole rassegnazione per perdite affettive, svanganti violenze a danno di bambini e donne, solidarietà esaltate e giustiziate voglie di giustizia, inferni e paradisi di famiglia, la cecità della disperazione, le chiare albe della Curiosità e della voglia di conoscere, l’orrore della guerra nel rumoroso silenzio delle sue frastagliate pause. E poi, coloriti richiami gravidi di umanità a tradizioni, usi e costumi, secondo il tema specifico richiesto quest’anno.

Significativa anche la lista dei vincitori e dei premiati, come deliberato dalla Giuria coordinata da Franco Bruno Vitolo e composta dal presidente, il giornalista Sandro Ravagnani, da Stefania Maffei (toscana di Pontedera, gran motore del Maric e futura coordinatrice del Premio), Rosalia Cozza (ideatrice con Vavuso dell’iniziativa), dai poeti e scrittori Lucia De Santis, Pina Sozio, Tonino Scala, dalla Segretaria del Maric Isabella Pizzo.

Nella Sezione Poesia si è affermata la cavese Stefania Siani, diventata negli ultimi mesi una deliziosa divoratrice di premi a tutti i livelli e quasi sempre con testi diversi, a testimonianza di un campionario poetico di assoluta qualità e varietà.

Cava de’ Tirreni del resto ha fatto un po’ la parte del leone, visto che sono cavesi, e già pluripremiate altrove, le vincitrici della Sezione Tradizioni nella Prosa e nella poesia, rispettivamente Annamaria Farina e Giovanna Rispoli, ed è cavese di Roseto degli Abruzzi il talentuoso narratore Paolo Degli Esposti, mentre è “una napoletana-cavese che vive ad Arezzo” la fotografa-geografa-viaggiatrice Cristina Morra, una del tris vincente della fotografia. Di Castellammare è invece Teresa Esposito, la campionessa della poesia in dialetto, mentre toscano è il fotografo Giuseppe Lumia, sul podio insieme con la Morra e con la salernitana Lucia Ruocco.

Gli altri premiati, di cui la metà non campani, sono stati, nell’ordine, Silvana Salsano, Franco Donatini, Luciana Esposito, Teresa D’Amico, Luciana Cerne, Patrizia Lova, Marcello Lazzeri, Adele Denza (Poesia in Lingua italiana), Silvana Pinfildi Izzo, Fausto Marseglia, Giuseppe Capone, Salvatore Gazzara, Angelo Maria Di Tullio (Poesia in lingua dialettale), Sonia Arena, Genny Sollazzi, Donatella Daini, Laura Vezzosi, la diciassettenne Franziska Dura e il quasi novantenne Hans Herzog (Narrativa), Pasquale Di Domenico e Silvana Salsano (Narrativa – Usi,costumi e tradizioni), Alfonso Gargano (Poesia – Usi, costumi e tradizioni). Segnalazioni speciali sono state date al dodicenne cetarese Giuseppe Berardone, per una fresca poesia su Cetara e agli studenti delle scuole medie “Carducci Trezza” e “Giovanni XXIII” di Cava de’ Tirreni per la brillante partecipazione collettiva.

La premiazione è stata supportata anche dall’Associazione Giornalisti di Cava e Costa d’Amalfi “Lucio Barone”, presieduta da Emiliano Amato e già vicina al Maric in altre importanti manifestazioni.

Il canto letterario-artistico del Maric si è poi completato in serata, con Il canto del mare, suggestivo mix di poesia, danza, musica, recitazione e natura, realizzato quasi sulla spiaggia, avendo come fondale le rocce dell’altura sul cui picco è la Torretta e come colonna sonora il mare vero e quello suggestivamente ricreato dagli strumenti. L’idea è stata della cetarese-Maric Lucia De Santis, già apprezzata poetessa di intensa e delicata sensibilità, che ci ha messo proprio l’anima, sia nel senso dell’impegno culturale, attoriale, registico ed emozionale, sia nella rappresentazione delle ondate soggettive del suo animo attraverso le metafore oggettive del mare e delle sue onde.

Più che una storia con un inizio e una fine, Il canto del mare è infatti la musica di un cuore di donna avido d’amore e della sua navigazione sempre molto ondosa, affascinante e dolorosa, inturbinata dalle tempeste del desiderio e della passione, della speranza e della delusione, in bilico tra le luci abbaglianti della dolcezza e le ombre svanganti della perdita o dell’abbandono.

Protagoniste del canto, che significativamente si apre con l’uscita di una venerea sirena dal Mare, sono tre sirene (la stessa Lucia, Syria Amatino e Giulia Biondini), che dialogano-monologano con la Luna e con il Mare, in un cammino dalle acque della realtà ai vagheggiamenti del sogno, che le porterà a sfiorare i mari della Luna e a farsi abbracciare dalla coscienza del presente in un impetuoso abbraccio ondoso

In effetti le sirene sono tre, ma è unica l’anima tripartita della poetessa, divisa dalle tempeste d’amore, ma desiderosa di scivolare via con l’amico vento in un valzer travolgente, di far volare pensieri leggeri alti come gabbiani, ebbri di desideri. Alla radice, il ricordo, o il rimpianto, o il vagheggiamento, di una passione la cui eco lei riascolta fin nel profondo delle sue viscere, ma mentre suona la fisarmonica del passato esplodono le musiche di vento che l’avevano fatto volare e combattono un’elettrica intima lotta per ridare luce alla dolente eclissi d’amore che la tormenta. E lei chiede al vento di cullare il suo arcobaleno, di ridarle quel respiro che le donerebbe mille anni di vita, di farle richiudere l’ombrello aperto per proteggersi dalle piogge dell’anima, di ritornare aria che inonda, terra feconda, fuoco di sangue, acqua di sete incantata. E chiede al mare di placare le sue tempeste e di cantarle quel melodioso canto che le appartiene, nelle sere dell’anima, a lenire il bruciore dei graffi sulle negate carezze. Alla fine è nel canto del mare che lei si rifugia, nell’ascolto del vento, per lasciarsi cullare nel cobalto di un sogno d’amore che sa colorare la sua stagione autunnale.

Sono versi di lirica malinconia e estatica dolcezza dedicati all’Universo magico nell’intervallo danzante del tramonto e del giorno, ma anche versi dedicati a se stessa come persona, alla donna in quanto tale, alla Natura vicina in quanto romantica compagna dell’anima. Versi e prose e frammenti di canzoni, in lingua italiana e anche napoletana, con cammei di altri autori, quasi tutti creativi del Maric (a proposito, perché non citarli?), ma assemblati in toto da Lucia, che ha poi teatralizzato un’idea originale ad alto tasso di intensità poetica.

Nella realizzazione, gli stessi versi, immersi nella nuvola dell’incanto delle sirene, si colgono più come eco lirica che nel loro contenuto specifico. Esse tendono a dissolversi nella ricreazione dei suoni della natura, nel gioco della Luna protagonista sul palco, nei teloni che svelano e proteggono, nell’ombrello che ripara e dà calore, nelle danze dei bravissimi Giuseppe Protano e Patrizia Di Matteo, che danno corpo ai sogni e alle memorie. Il tutto diventa allora una lenta atmosfera sull’onda, da cui ogni spettatore può lasciarsi dondolare secondo le sue personali emozioni, i suoi graffi, le sue carezze più o meno godute e negate.

Al termine, sotto la guida del conduttore Guido Mastroianni e alla presenza anche delle autorità cittadine, Sindaco Fortunato Della Monica in testa, grandi feste e congratulazioni, soprattutto intorno al Maric e alla bella persona poetica della cara Lucia.

Nel complesso, lo spettacolo ha rappresentato un appassionato e originale percorso di bel canto marino, che in futuro, magari con qualche opportuno ritocco nella teatralizzazione e nella fonia, sarebbe anche bello riproporre, sempre sulle onde del Maric.

Su queste onde intanto galleggia festosa la nave dell’attesa: la serata infatti è stata un’anticipazione spettacolare del grande evento del 21 settembre prossimo, quando ad Accumoli, paese del Centro Italia distrutto dai terremoti del 2016, avverrà l’inaugurazione ufficiale della Casa della Cultura, realizzata grazie ad una raccolta di fondi promossa e gestita dal Movimento e diretta alla grande dal Presidente Vavuso.

È il segno prezioso della fusione possibile tra Creatività, Solidarietà, Società e Cultura. Un esempio da seguire e da percorrere fino in fondo. Grazie al Maric ed a quei gruppi che ancora ci credono e ci vogliono credere.