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Cava de’ Tirreni (SA). “Matematica vedica”: divertimento e magia nella “variante indiana” di Michele Baldi

Il libro presentato nella Sala del Consiglio giovedì 27 maggio.


E la bestia nera diventò più chiara, quasi bianca. Così può apparire agli occhi degli studenti la matematica se la si studia e applica non solo con la rigidità dei calcoli classici, ma anche con la “variante indiana” della matematica vedica, che favorisce una sorprendente velocità e crea un gioco divertente e catturante.

L’ha proposta, e la ripropone, Michele Baldi, dottore in Fisica, esperto- innamorato, di didattica informatica e matematica, soprattutto se sperimentale, già fondatore del Centro Intermedia a Cava de’ Tirreni, da anni motore della cultura scientifica del territorio e promotore di una serie di iniziative ad hoc per e con le scuole, le associazioni specializzate ed anche semplici cittadini.

La sua iniziativa è sfociata per ora in un delizioso libro “libera-mente”, dal titolo emblematico, Matematica vedica, divertimento e magia.

Ha una copertina così colorata e fantasiosa che sembra un libro per bambini. Ed in effetti lo è, ma strizza occhio e occhiolino anche agli adulti. L’idea della sua pubblicazione è nata da un’interazione tra il dott. Baldi e docenti e dirigenti della scuola primaria, che si sono appassionati loro per primi e si sono entusiasmati quando hanno visto la reazione possibile che il metodo vedico ed i giochini annessi potevano scatenare nei piccoli discenti. Si è sviluppata così una sinergia tra la ricerca scientifica e l’istituzione scolastica, che ha avuto il suo corollario finale nel sostegno dell’Amministrazione, dato che il libro è stato pubblicato dal Comune di Cava, diventato artefice di un esperimento non certo comune nel nostro paese e quindi tale da ergersi a modello per altre esperienze analoghe.

Il piacere, l’utilità e la qualità dell’intera iniziativa sono stati sottolineati con forza ed entusiasmo durante la presentazione del libro, avvenuta giovedì 27 maggio nella Sala del Consiglio Comunale, in un’incontro ricco di partecipanti, in presenza e a distanza, comprese anche delle classi intere di ragazzi.

La prof. Gabriella Liberti, Dirigente scolastica, dopo aver proclamato che Michele Baldi è stato capace di riconciliarla con la matematica, ha evidenziato che quest’esperienza riesce a superare la classica divisione che vede da una parte l’umanesimo depositario della creatività e dall’altra la matematica ferma davanti al muro del rigore logico. E quindi è un’iniziativa che viene da lontano e guarda lontano.

La prof. Raffaelina Trapanese, anche lei Dirigente Scolastica, ha evidenziato proprio la collegialità che ha portato all’adozione della proposta Baldi, aggiungendo che tali sinergie e il dialogo ad esse sotteso, unite all’uso intelligente delle tecnologie, come è emerso negli ultimi tempi, possono essere le basi su cui costruire la scuola aperta del futuro.

Gongolante per la qualità dell’iniziativa, il Sindaco di Cava Vincenzo Servalli ha esaltato la vivacità propositiva che ad ogni occasione emerge nelle scuole cittadine e che fa il paio con la generale tendenza della Città verso l’innovazione tecnologica (e il Centro dell’ex Mercato coperto ne è un esempio luminoso).

Quando poi Michele Baldi ha preso la parola per spiegare i meccanismi e la funzionalità del suo libro, il cervello di tutto il pubblico, coinvolto in prima persona in calcoli, giochi e indovinelli, si è tinto di divertiti colori. Alla fine, tante oscurità iniziali si sono schiarite e si è compreso meglio il nocciolo del progetto e di questo metodo.

La Matematica vedica è un sistema di calcolo veloce, anche mentale, risalente alle secolari tradizioni della cultura indiana, rilanciato a metà del secolo scorso dal matematico Tirthaji e poi applicato soprattutto nei paesi anglosassoni, anche nelle scuole superiori e con buoni risultati generali, in particolare nello stimolare l’approccio alla disciplina dei ragazzi svantaggiati, in difficoltà nel mantenere il passo rigoroso della cultura ufficiale.

In effetti, questo sistema, che, ripetiamo, integra ma non sostituisce in toto la matematica ufficiale, favorisce l’agilità mentale perché, oltre ad essere alternativo, ipotizza anche una certa gamma di scelte, come ad esempio calcolare leggendo sia da destra a sinistra che da sinistra a destra, oppure scegliendo volta per volta il metodo.

Il metodo rapido di calcolo da sempre ha incuriosito e stimolato i ragazzi, a prescindere dal luogo di nascita. Valgano gli esempi del “nostro” Leonardo Fibonacci, il futuro “inventore” dello zero, e di Carl Gauss, che facendo in pochissimi minuti la somma di tutti i numeri da uno a cento stupì il suo stesso maestro, che invece aveva dato un compito “punitivo” per la sua lunghezza.

Ma qui siamo andati oltre e siamo entrati anche nel campo dei giochi e dei quiz matematici di cui Michele Baldi ha infiorato il suo libro. Quiz e giochi che hanno lasciato noi del pubblico in sala sorridenti… e pure in sospeso… magari con la curiosità di sapere come si può individuare l’età di una persona sapendo che ha gli occhi celesti…

Come si fa a saperlo? Basta prendere il libro… e giocarci a sorsi, come se fosse un caffè… e senza chiedersi se non sarebbe comunque più facile di fronte ad un calcolo interrogare la calcolatrice dello smartphone così sollecita e veloce…

Ma il cervello della calcolatrice ha i chip, non i muscoli, il nostro invece i muscoli ce li ha e vanno adoperati. E un cervello muscoloso aiuta a vivere meglio e, udite udite, rafforza anche il sistema immunitario.

Ergo, meditiamo, gente, meditiamo. E facciamo bene i nostri calcoli …

Salerno. “Padre Camorra”: urlo ribelle per un “next generation book”

Vittorio Vavuso: a venti anni, un romanzo per le scuole.


Non capita tutti i giorni che una Casa Editrice di livello nazionale pubblichi un testo di narrativa per le scuole scritto da uno studente di venti anni. E ancora più raramente capita che quest’opera sia stata scritta ed edita quando l’autore non aveva ancora diciotto anni.

Il “ben capitato” nel nostro caso è Vittorio Vavuso, salernitano, ex allievo del Liceo Classico “Tasso” e oggi universitario di Giurisprudenza; il romanzo in questione è Padre Camorra, già pubblicato nel 2018 da “Il Quaderno Edizioni” e oggi ristampato, integrato e distribuito in tutta Italia dalla Casa Editrice Simone.

Se nel suo piccolo non è un vero e proprio “caso letterario”, poco ci manca.

Il merito di questo brillante successo, oltre che naturalmente nella chiarezza e scorrevolezza della scrittura e nel ritmo narrativo “a presa di lettore” dalla prima all’ultima pagina, è anche nell’attualità e forza di coinvolgimento della trama e delle tematiche.

Antonio, ragazzino quattordicenne, è cresciuto in una cittadina della Campania senza mamma e con poca scuola: figlio di Gennaro, gestore di un avviato negozio di kebab, svolge regolarmente piccole commissioni per il padre, nel quale lui ha piena fiducia e stima ma che in realtà è un piccolo boss di quartiere. Un giorno però, proprio mentre sta portando a termine uno di questi “incarichi”, Antonio ritrova il cadavere di un uomo, barbaramente assassinato, ed è costretto a fuggire insieme al genitore e ad alcuni “amici”.

Ha così inizio il suo percorso di “scoperta” e “form-azione” che lo metterà di fronte a un’agghiacciante verità, difficile da comprendere e ancora più difficile da superare. Facendo appello a tutto il suo coraggio e a una innata inclinazione al bene, Antonio cercherà di svincolarsi dalle maglie della criminalità organizzata. Per farlo, dovrà affrontare un feroce conflitto con il padre, ma lungo il suo cammino troverà anche un’alleata in una ragazzina coetanea, che condivide con lui la voglia di liberarsi di una paternità così asfissiante.

E il finale sarà ricco di sorprese e di colpi di scena che faranno venire i brividi, in tutti i sensi.

Come si può intuire, ce n’è di carne a cuocere: la crescita adolescenziale e le sue scoperte, la piaga della criminalità organizzata, i conflitti familiari e sociali, un urlo ribelle, il ruolo delle istituzioni nei confronti delle nuove generazioni, il sogno di una vita e di una società migliori, la palingenesi attraverso l’Amore e gli affetti sinceri…

Alla base, l’intento di un messaggio di alto profilo, così dichiarato dal giovanissimo scrittore:Mi rivolgo soprattutto ai ragazzi perché noi siamo la società del futuro e dobbiamo combattere contro i soprusi, l’omertà e l’illegalità. Possiamo e dobbiamo farcela!

Proprio per sostenere questo messaggio forte, Vittorio Vavuso nei prossimi mesi, quando la scuola sperabilmente sarà tornata ad una normalità in presenza, si è dichiarato disponibile a girare su invito per tutti gli istituti scolastici e incontrare gli “studenti fratelli”. E farà la sua bella figura di oratore e comunicatore, come è già avvenuto nel giro di presentazioni della prima edizione, in Campania e non solo.

Oltre che del messaggio sociale, Vittorio è quindi coscientemente il testimone di una generazione.. Chi critica i giovani ritenendoli ignoranti e superficiali pensi anche a lui ed a quanti come lui sono ricchi di cultura e di valori e sono disposti ad un impegno personale e attivo per uscire dalle sabbie mobili di quel futuro terribilmente privo di incognite che sarà consegnato a loro proprio da quelli che li criticano. Come non pensare alle ondate recenti di movimenti giovanili, anche a livello internazionale, per la legalità, per l’ambiente, per una società più equa e solidale?

In questo fermento, Padre Camorra è un piccolo ma significativo “vaccino” contro l’ignoranza, la superficialità, il pregiudizio, l’ingiustizia. Un vaccino da diffondere a macchia d’olio, senza preoccupazioni ma con tante speranze di arrivare alla “salute”, pur attraverso le difficoltà. Come dicevano i Latini, per aspera ad astra

Una gran bella prospettiva, in un tempo dominato dal cammino per aspera ad astrazeneka…

Cava de’ Tirreni (SA). Cento anni dalla nascita di Settimia Spizzichino, reduce da Auschwitz e concittadina onoraria

La memoria sarà onorata con una serie di iniziative nel dopoCovid prossimo venturo.


La memoria non è cenere, ma fuoco che arde”. Parole sacrosante, quelle pronunciate giovedì 15 aprile dal Sindaco di Cava de’ Tirreni Vincenzo Servalli dopo la meditazione silenziosa e la posa della corona di fiori davanti all’iscrizione marmorea della strada dedicata a Settimia Spizzichino. L’occasione era il centenario della sua nascita, in una manifestazione promossa dal Comune di Cava de’ Tirreni e dall’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) cittadina.

E di fuoco ne fa bruciare tanto, quasi esplodere, il ricordo di Settimia, ebrea romana, cittadina onoraria di Cava de’ Tirreni, l’unica donna sopravvissuta alla deportazione del 16 ottobre 1943 dal ghetto di Roma ad Auschwitz, testimone attivissima della Shoah, paladina della dignità umana.

Arde, e come, il dovere di ricordare quel pozzo nero della storia che è stata la persecuzione razzista contro gli Ebrei, sfociata nella tremenda soluzione finale dello sterminio di marca nazista, ma giunta al termine di un cammino discriminatorio radicato nei secoli. Un ricordo la cui fiamma deve essere capace di illuminare sempre la coscienza di un’umanità che purtroppo non ha smesso di dividere le persone in categorie etniche o culturali o religiose o sociali o sessuali e considera troppo spesso solo una parola l’invito sempre attuale del “fratelli tutti” che viene da lontano e che è il marchio luminoso non solo dell’enciclica ma dell’intero pontificato di Papa Francesco.

Quel fuoco si propaga ardente dalla figura di Settimia, che non ha mai smesso di parlare, testimoniare, accusare, invitare tutti a ricordarci di ricordare. Ed è, o dovrebbe essere, la benzina di energia perché ognuno di noi nel suo piccolo dia il suo contributo, la sua “goccia”, per costruire l’oceano di una società più giusta.

È un fuoco che per noi cavesi ha un livello di gradazione in più. È a Cava che, nel lontano 1995, decollò la voce di Settimia, che, pur se già forte, non aveva ancora lo strumento principale della comunicazione ad ampio raggio, cioè una pubblicazione scritta che raccontasse la sua vicenda.

Fu un decollo indimenticabile: l’invito da parte dell’Amministrazione Comunale, Sindaco Raffaele Fiorillo e il sempre rimpianto consigliere Franco Prisco in primis, l’incontro in Comune con oltre mille studenti e centinaia di cittadini per tre giorni “di fuoco”, la nascita o il consolidamento di un’amicizia “oltre la Shoah” con il gruppo organizzatore e il “grande gancio” Angela Benincasa…

E poi, finalmente, Lui, il libro della Memoria.

Fu il Comune di Cava a pubblicare l’autobiografia di Settimia, “Gli anni rubati”, stesa con il contributo di Isa di Nepi Olper, in un’edizione curata dalla Biblioteca Comunale nelle persone di Teresa Avallone e Federica Clarizia insieme con il sottoscritto scrivente Franco Bruno Vitolo. Tre edizioni, centinaia e centinaia di copie distribuite in tutta Italia, la raccolta di offerte destinate ad un viaggio collettivo ad Auschwitz. E con quei soldi studenti e cittadini cavesi, unitamente a lei e ad un gruppo di reduci romani o loro familiari, visitarono i lager con chi li aveva sperimentati. Difficile rendere a parole l’emozione e la lezione che quel viaggio donò e dona ancora. In compenso, sia la terza edizione de “Gli anni rubati”, con le testimonianze dei ragazzi, sia il libro che racconta il viaggio, cioè “Cioccolato ad Auschwitz”, sono tuttora strumenti che circolano nelle scuole e aiutano a ricordare ed a tenere acceso il fuoco. E una delle foto simbolo di Settimia e della Shoah, con il suo volto in primo e lo sfondo dei fili spinati, usata anche per il manifesto della deposizione della corona, fu scattata proprio nel corso di quel fatidico viaggio.

Intanto, tra un incontro e l’altro in Italia e nei luoghi deputati dei media, Settimia non aveva mai smesso di frequentare Cava, la sua amica-sorella-figlia-“mamma” Angela e la sua famiglia, e il gruppo di amici, abituati ormai a considerarla non la reduce Settimia ma l’amica Settimia.

E così, venne naturale la concessione della cittadinanza onoraria, poco prima della scomparsa, avvenuta il 3 luglio del 2000. Ma la sua memoria mai è rimasta cenere. Uscì postuma la terza edizione di “Gli anni rubati”, con testimonianze anche di Walter Veltroni, Francesco Rutelli, del Rabbino capo. Fu consegnata alla comunità romana a Roma in occasione dell’intestazione di una scuola proprio a lei.

E poi, il film monografico su di lei, “Nata due volte” , montato su materiale originale (di cui gran parte della Fondazione Spielberg) dal regista Giandomenico Curi. Il titolo evocava la data della sua seconda nascita, cioè la liberazione dal lager avvenuta proprio il giorno del suo compleanno e attraverso una fuoruscita “uterina” dal rifugio provvisorio sotto un mucchio di cadaveri.

E poi, l’intitolazione a Cava della traversa di via Filangieri, che presto dovrebbe diventare uno stradone di collegamento.

Di recente, l’avveniristico Ponte Spizzichino sul Tevere, disegnato da un superbig come Calatrava. E proprio il 15 aprile perfino un francobollo emesso dallo Stato!

E ancora tanti, tanti giri delle sue parole e del suo messaggio attraverso i libri, i video, i testimoni indiretti.

Insomma, la figura di Settimia, come quella di altri reduci, è ancora una caldaia bollente in cui far cuocere il cammino verso una società più giusta.

Una caldaia il cui fuoco va alimentato anche dalla Comunità cavese. È questo il senso delle parole del Sindaco, che valgono come promessa. Promessa di un convegno autunnale proprio in occasione del centenario, di un arricchimento di notizie nel sito web comunale, di una quarta edizione de “Gli anni rubati”, tuttora molto ricercato in tutta Italia, di un’adeguata celebrazione anche in Città nelle future giornate della memoria, magari, con l’indizione di un concorso letterario riservato ai giovani.

Perciò siano seme e germoglino presto le parole del Sindaco Servalli, non a caso pronunciate avendo accanto l’ex Sindaco Raffaele Fiorillo, che accolse Settimia per primo, e Luca Pastore, giovane Presidente dell’ANPI, che porterà la fiaccola accesa nei giorni a venire, Ce n’è tanto bisogno, di quel germoglio, e non solo per il ricordo della Shoah, ma anche per rafforzare uno dei picconi necessari per abbattere i muri tuttora presenti e predisporre praterie di giustizia per quello strano e tuttora misterioso mondo del dopoCovid che si prospetta davanti alla nostra umanità smarrita.

A quel fuoco, sotto quella caldaia, non sono chiamate solo le istituzioni, ma ognuno di noi… Insomma, commuoviamoci pure, ma poi muoviamoci…

Cava de’ Tirreni (SA). Conferenza stampa sulle vaccinazioni: nella prossima settimana esaurimento della fascia over 80, inizio degli over 70, apertura di una postazione dei medici di base

Ci voleva proprio, una conferenza stampa congiunta per fare il punto sulle vaccinazioni a Cava de’ Tirreni. Ci voleva, dopo tanto parlare, tante perplessità, tante disinformazioni ma anche tanto limitate chiarificazioni, tanto disagio reale ma anche tante polemiche forzate e ben poco costruttive.

Si è tenuta stamattina, 2 aprile 2021, presso l’Aula del Consiglio Comunale del Palazzo di Città, con la partecipazione della trimurti istituzionale preposta all’emergenza Covid: il Sindaco Vincenzo Servalli, il Direttore del Distretto Sanitario 63 (Cava de’ Tirreni – Costa d’Amalfi) Pio Vecchione, l’Assessore alle Politiche per la Tutela della Salute, Armando Lamberti.

Ha aperto l’incontro il Sindaco porgendo i saluti e ringraziando ufficialmente l’Ass. Lamberti per la dedizione con cui sta svolgendo il suo compito: un elogio significativo perché proprio il prof. Lamberti è stato recentemente sottoposto ad un accanito fuoco di fila da parte delle opposizioni e dei social, con toni da rischioso e poco produttivo ”populismo sanitario”, diretti del resto con lo stessa virulenza anche contro lo stesso Direttore Vecchione.

L’Assessore, ringraziato il Sindaco, ha confermato l’impegno personale, ha puntualizzato con forza la consapevolezza della responsabilità di tutela della salute dei nostri concittadini, non ha negato le difficoltà, ma ha lamentato fortemente anche lui gli eccessi polemici e le pericolose fake news sui social, che corrono il rischio di remare contro l’intera operazione.

In sintonia con il Sindaco ha quindi indicato gli obiettivi più qualificanti finora raggiunti: il secondo centro vaccinale a San Francesco, già operativo accanto a quello di Santa Lucia; il completamento delle vaccinazioni per il personale scolastico, delle forze di Polizia, delle associazioni di volontariato più esposte al contagio; l’esaurimento in vista delle vaccinazioni degli over 80; inizio della somministrazione della seconda dose, l’effettuazione di oltre diecimila tamponi, l’apertura delle vaccinazioni a domicilio, in particolare per disabili e care giver. La novità più importante è l’accordo raggiunto con i medici di base, di cui hanno firmato tutti, tranne due, e per giustificati motivi.

Da martedì prossimo, nel convento di San Francesco sarà assegnato a turno ai singoli medici uno spazio con infermiere in un terzo reparto del Centro Vaccinale e nel tempo a loro assegnato potranno effettuare personalmente le vaccinazioni (Pfeiser e Moderna) ai loro pazienti, scelti in base alle situazioni particolari che nessuno meglio di loro può conoscere. Inoltre, dato che entro la prossima settimana è prevista il completamento della vaccinazione relativa agli over 80, si sta dando inizio alla vaccinazione degli over 70 nel sito di Santa Lucia, con vaccino Astrazeneka e avviso via e mail secondo gli indirizzi indicati nella prenotazione.

C’è anche un’altra novità molto significativa: dalla prossima settimana sarà utilizzata nell’Ospedale di Scafati anche per cittadini cavesi la terapia a base di anticorpi monoclonali.

Insomma, hanno concluso all’unisono il Sindaco e l’Assessore, sta avvenendo il tanto auspicato cambio di passo, che finora è stato ostacolato, oltre che quella dei vaccini ben nota in campo nazionale, anche dall’indisponibilità del nostro Ospedale, che, è bene ricordarlo, è sotto la gestione diretta non della nostra ASL, ma dell’Ospedale “Ruggi d’Aragona”.

Per quanto riguarda poi le accelerazioni che si stanno ipotizzando ed anche per il superamento delle difficoltà che giorno dopo giorno fanno muro, il Sindaco e l’Assessore hanno manifestato la loro profonda gratitudine per il sostegno e la vicinanza assidui e fattivi del Direttore Sanitario del Distretto.

Il dott. Vecchione, nel suo intervento, ha confermato le specificità del cambio di passo in atto, ma ha anche tenuto a ribadire due punti fermi. Innanzitutto, le critiche scatenatesi contro la gestione della vaccinazione a Cava sono secondo lui forzate e ingiuste, perché può affermare con i fatti e con l’esperienza personale che all’interno del Distretto la situazione di Cava è tra le migliori, se non la migliore e che in certi casi alcuni comuni hanno ricevuto elogi e mentre per analoghe disposizioni le istituzioni di Cava sono state subissate di critiche.

Inoltre ha tenuto a precisare che lo spostamento di over 80 cavesi all’Ospedale di Nocera è stato il risultato di una forzatura burocratica, che ha portato all’anomalia degli ultimi giorni, per cui i vaccinandi inserite negli elenchi di Nocera sono stati disinseriti dagli elenchi di Cava. Sono circa cinquecento e a loro sarà somministrato il vaccino nel corso della prossima settimana, permettendo così a Cava di arrivare al cento per cento di quella fascia.

Per finire, il Sindaco e l’Assessore Lamberti hanno anche annunciato una svolta nella comunicazione.

Il Sindaco, oltre all’appuntamento del venerdì con Quarta Rete RTC, cercherà di moltiplicare le sue comunicazioni dirette, quelle che lo avevano fatto sentire tanto vicino alla popolazione nella scorsa primavera. L’Assessore Lamberti da martedì, in una ben precisa fascia oraria, si metterà quotidianamente a disposizione della stampa, via piattaforma zoom, per fare il punto quotidiano della situazione.

Come si vede, sono rose ancora non prive di spine. Speriamo che possa verificarsi l’auspicio annunciato alla fine: entro l’estate, tutta la popolazione cavese potrebbe essere immunizzata. Sarebbe la tanto sognata Pasqua della comunità. Intanto, godiamoci questa Pasqua: e che sia veramente di Resurrezione… e di Misericordia…

Cava de’ Tirreni (SA). Tre sorelle, due libri, un autostop e una sfida, la Grande Bellezza, la Vita

In uscita “Anche gli angeli fanno l’autostop”, di Rosanna Rotolo, e “La Vita, una sfida da vincere”, di Teresa, e Gina, Rotolo.


Due libri simili e diversi, uno ricco di consigli pratici colorati d’amore, l’altro ricco d’amore colorato di meditazioni.

Angolazioni e reazioni distinte, ma lo stesso spirito di passionale energia, con la consapevolezza che, anche se le spine sono tante, la Vita è pur sempre una rosa, ricca di un profumo che rimane fino all’ultimo respiro…

Non a caso sono sorelle, Rosanna, Teresa e Gina Rotolo, tutte e tre cavesi doc, dalle radici pugliesi altrettanto doc.

Non a caso hanno pubblicato contemporaneamente, con le Edizioni “Il Quaderno”, due “libri fratelli” (Anche gli angeli fanno l’autostop, di Rosanna; Una sfida da vincere, di Teresa, con un contributo in appendice di Gina), che tracciano ambedue un cammino per ritrovare se stessi, uno per via spirituale, l’altro con la forza d’animo e d’azione della vita quotidiana.

Le loro due opere trasudano di colori e di luci e, ora che sono finalmente presentate in stampa (finora erano state congelate in casa dall’inverno della pandemia), riescono già a prima vista a “bucare la scena” con le ammiccanti figure della prima di copertina e le emozionanti parole chiave della quarta.

L’immagine del saggio di Rosanna Rotolo, nata su un’idea di Franco D’Auria, è incentrata su una strada lunghissima, larga e fascinosa, che porta verso un orizzonte lontano carico di luce: il segno e il sogno dell’anima personale che ritrova la sua “Itaca” nell’oltre universale, ad indicare, come recita il sottotitolo, meditazioni di luce sul cammino dell’uomo verso l’uomo.

La strada è deserta, perché il cammino è tutto nostro, è in noi. Su questo percorso, in primo piano sul ciglio della strada, l’ombra di un angelo con le ali spiegate. È il nostro angelo guida, perché in ognuno di noi c’è un angelo per natura tendente alla luce dell’Infinito ed all’Amore divino, da dove viene e dove punta. Ma quell’angelo non è solo una guida, è anche uno che chiede l’autostop, è la parte di noi stessa che si è smarrita e chiede sostegno. Come non fermarsi, allora, e offrirgli l’autostop? Chi meglio di noi stessi è in grado di offrirlo?

Da qui, per indicare l’incontro di noi con il nostro angelo, parte uno zibaldone ragionato ricco di prose appassionate, evocative poesie, stimolanti citazioni degli autori che più caratterizzano gli studi su un percorso del genere, in primis il grande Bernardino Del Boca, il geniale teorico del Continuo Infinito Presente, che per la nostra Rosanna rappresenta un irrinunciabile stella polare.

Ciliegina sulla torta, che si fa torta essa stessa, l’elaborazione grafica curata da Stefania Spisto: un’affascinante esplosione di immagini “parlanti” che impregnano le pagine e si fanno parte integrante del testo. Contribuiscono ad illuminare il cammino tracciato dalla Rotolo, che parte dal buio di un trauma fisico e interiore e arriva ad intravedere nel Sé quella luce interiore che allontana dalla rabbia e dal dolore, stimola ad amare, permette di essere amati e rappresenta lo strumento per continuare ad affrontare l’al di qua e la base di lancio verso la misteriosa luce dell’al di là.

Un libro che si sfoglia, si contempla e si legge con piacere, quindi. È pur vero che l’argomento base non può prescindere da un interesse personale e settoriale verso il mondo dell’anima ed il corollario della dimensione angelica… ma chi di noi non ama, o non amerebbe un viaggio verso se stessi? Chi di noi, se pure non è credente, non ha almeno il senso della religiosità? Ergo…

Lo stesso connubio di testo, poesie, citazioni e immagini spettacolari si ritrova anche nel “libro fratello” della sorella di Rosanna, Teresa Rotolo. Con una diversità di fondo, però. Quanto Rosanna nel suo viaggio in autostop naviga nei meandri dell’anima e punta alla purificazione spirituale, tanto Teresa parte dall’interiorità per arrivare alla gestione quotidiana del rapporto con gli altri e, ovviamente, con se stessi, con la Grande Bellezza tutta da riconoscere e da conquistare con la Grande Sfida, perché la Vita è la più grande opera d’arte e il pennello in mano lo teniamo noi.

Vetrina ideale e allettante di questo viaggio è la sedia vuota in copertina davanti al fiorito miracolo dell’esistenza: quella sedia aspetta proprio ognuno di noi ma per poterci sedere su di essa, se vogliamo goderci tutto il noi che c’è in ognuno di noi, prima dobbiamo proprio affrontare la Grande Sfida.

La forza del libro è nella chiave iniziale, in quel rivolgersi “a caminetto amico”: Cari amici, cari lettori, cara me. Teresa Rotolo non parla ai lettori, ma coi lettori, perché rinuncia alla cattedra e, con colloquiale razionalità, coinvolgente chiarezza e con lo slancio emozionale di una felice “maturità adolescenziale”, veste i panni della condivisione di un’esperienza progressiva di scoperte ed emozioni di cui lei stessa è tuttora parte attiva.

Il cammino prospettato da Teresa Rotolo (e dai contributi della sorella Gina, riguardanti le dipendenze dal computer e la resistenza morale alla pandemia) non è e non può essere facile, ma è necessario, in vista del succoso traguardo prospettabile: consapevolezza, autostima, autonomia, sconfitta degli autoinganni e delle auto frustrazioni, trionfo delle emozioni a raggio di sole.

Potremmo definirla “l’autostrada del sole dentro”… e le parole di questo libro ne sono la mappa, fatta di varie “uscite”, che giustamente la Rotolo chiama sfide.

E che sfide! Amare prima di tutto noi stessi, se vogliamo amare gli altri ed esserne amati. Non drammatizzare gli errori, ma impararne la lezione e capire che avere sbagliato non significa “essere sbagliati”. Capire che l’ansia non è la soluzione dei problemi, ma la complicazione dei problemi. Imparare a viaggiare verso il centro di noi stessi, illuminandoci col pensiero e liberando in volo le emozioni. Superare le difficoltà sapendo di averne la forza, senza paura dell’ignoto: e scoprire così la nostra personale America. Diventare indipendenti nei pensieri e nell’azione, per poter gestire le esperienze e non esserne solo gestiti.

Alla fine del tragitto, sarà finalmente possibile, se non conquistare del tutto (la meta si sposta sempre in avanti), almeno aprire lo scrigno del tesoro e prelevare i gioielli che la Vita ci sa offrire.

Quello prospettato dai due lavori è un cammino che viene da lontano, da quando l’uomo ha cominciato ad avere coscienza di un Sé, del Sé, della prospettiva dell’oltre. E in tanti hanno dato il loro contributo, come la famosa goccia che forma l’oceano teorizzata da Madre Teresa.

In tal senso anche l’Autostop che la Sfida sono due gocce… ma in ogni goccia c’è il sapore dell’Oceano. E, come ci ricordano Rosanna e Teresa Rotolo, è comunque un sapore di luce, di sole, di vita.

Bisogna prima trovare la forza di tuffarsi, però. E l’Autostop e la Sfida ne sono due fascinosi trampolini….