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Cava de’ Tirreni (SA). Cento anni dalla nascita di Settimia Spizzichino, reduce da Auschwitz e concittadina onoraria

La memoria sarà onorata con una serie di iniziative nel dopoCovid prossimo venturo.


La memoria non è cenere, ma fuoco che arde”. Parole sacrosante, quelle pronunciate giovedì 15 aprile dal Sindaco di Cava de’ Tirreni Vincenzo Servalli dopo la meditazione silenziosa e la posa della corona di fiori davanti all’iscrizione marmorea della strada dedicata a Settimia Spizzichino. L’occasione era il centenario della sua nascita, in una manifestazione promossa dal Comune di Cava de’ Tirreni e dall’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) cittadina.

E di fuoco ne fa bruciare tanto, quasi esplodere, il ricordo di Settimia, ebrea romana, cittadina onoraria di Cava de’ Tirreni, l’unica donna sopravvissuta alla deportazione del 16 ottobre 1943 dal ghetto di Roma ad Auschwitz, testimone attivissima della Shoah, paladina della dignità umana.

Arde, e come, il dovere di ricordare quel pozzo nero della storia che è stata la persecuzione razzista contro gli Ebrei, sfociata nella tremenda soluzione finale dello sterminio di marca nazista, ma giunta al termine di un cammino discriminatorio radicato nei secoli. Un ricordo la cui fiamma deve essere capace di illuminare sempre la coscienza di un’umanità che purtroppo non ha smesso di dividere le persone in categorie etniche o culturali o religiose o sociali o sessuali e considera troppo spesso solo una parola l’invito sempre attuale del “fratelli tutti” che viene da lontano e che è il marchio luminoso non solo dell’enciclica ma dell’intero pontificato di Papa Francesco.

Quel fuoco si propaga ardente dalla figura di Settimia, che non ha mai smesso di parlare, testimoniare, accusare, invitare tutti a ricordarci di ricordare. Ed è, o dovrebbe essere, la benzina di energia perché ognuno di noi nel suo piccolo dia il suo contributo, la sua “goccia”, per costruire l’oceano di una società più giusta.

È un fuoco che per noi cavesi ha un livello di gradazione in più. È a Cava che, nel lontano 1995, decollò la voce di Settimia, che, pur se già forte, non aveva ancora lo strumento principale della comunicazione ad ampio raggio, cioè una pubblicazione scritta che raccontasse la sua vicenda.

Fu un decollo indimenticabile: l’invito da parte dell’Amministrazione Comunale, Sindaco Raffaele Fiorillo e il sempre rimpianto consigliere Franco Prisco in primis, l’incontro in Comune con oltre mille studenti e centinaia di cittadini per tre giorni “di fuoco”, la nascita o il consolidamento di un’amicizia “oltre la Shoah” con il gruppo organizzatore e il “grande gancio” Angela Benincasa…

E poi, finalmente, Lui, il libro della Memoria.

Fu il Comune di Cava a pubblicare l’autobiografia di Settimia, “Gli anni rubati”, stesa con il contributo di Isa di Nepi Olper, in un’edizione curata dalla Biblioteca Comunale nelle persone di Teresa Avallone e Federica Clarizia insieme con il sottoscritto scrivente Franco Bruno Vitolo. Tre edizioni, centinaia e centinaia di copie distribuite in tutta Italia, la raccolta di offerte destinate ad un viaggio collettivo ad Auschwitz. E con quei soldi studenti e cittadini cavesi, unitamente a lei e ad un gruppo di reduci romani o loro familiari, visitarono i lager con chi li aveva sperimentati. Difficile rendere a parole l’emozione e la lezione che quel viaggio donò e dona ancora. In compenso, sia la terza edizione de “Gli anni rubati”, con le testimonianze dei ragazzi, sia il libro che racconta il viaggio, cioè “Cioccolato ad Auschwitz”, sono tuttora strumenti che circolano nelle scuole e aiutano a ricordare ed a tenere acceso il fuoco. E una delle foto simbolo di Settimia e della Shoah, con il suo volto in primo e lo sfondo dei fili spinati, usata anche per il manifesto della deposizione della corona, fu scattata proprio nel corso di quel fatidico viaggio.

Intanto, tra un incontro e l’altro in Italia e nei luoghi deputati dei media, Settimia non aveva mai smesso di frequentare Cava, la sua amica-sorella-figlia-“mamma” Angela e la sua famiglia, e il gruppo di amici, abituati ormai a considerarla non la reduce Settimia ma l’amica Settimia.

E così, venne naturale la concessione della cittadinanza onoraria, poco prima della scomparsa, avvenuta il 3 luglio del 2000. Ma la sua memoria mai è rimasta cenere. Uscì postuma la terza edizione di “Gli anni rubati”, con testimonianze anche di Walter Veltroni, Francesco Rutelli, del Rabbino capo. Fu consegnata alla comunità romana a Roma in occasione dell’intestazione di una scuola proprio a lei.

E poi, il film monografico su di lei, “Nata due volte” , montato su materiale originale (di cui gran parte della Fondazione Spielberg) dal regista Giandomenico Curi. Il titolo evocava la data della sua seconda nascita, cioè la liberazione dal lager avvenuta proprio il giorno del suo compleanno e attraverso una fuoruscita “uterina” dal rifugio provvisorio sotto un mucchio di cadaveri.

E poi, l’intitolazione a Cava della traversa di via Filangieri, che presto dovrebbe diventare uno stradone di collegamento.

Di recente, l’avveniristico Ponte Spizzichino sul Tevere, disegnato da un superbig come Calatrava. E proprio il 15 aprile perfino un francobollo emesso dallo Stato!

E ancora tanti, tanti giri delle sue parole e del suo messaggio attraverso i libri, i video, i testimoni indiretti.

Insomma, la figura di Settimia, come quella di altri reduci, è ancora una caldaia bollente in cui far cuocere il cammino verso una società più giusta.

Una caldaia il cui fuoco va alimentato anche dalla Comunità cavese. È questo il senso delle parole del Sindaco, che valgono come promessa. Promessa di un convegno autunnale proprio in occasione del centenario, di un arricchimento di notizie nel sito web comunale, di una quarta edizione de “Gli anni rubati”, tuttora molto ricercato in tutta Italia, di un’adeguata celebrazione anche in Città nelle future giornate della memoria, magari, con l’indizione di un concorso letterario riservato ai giovani.

Perciò siano seme e germoglino presto le parole del Sindaco Servalli, non a caso pronunciate avendo accanto l’ex Sindaco Raffaele Fiorillo, che accolse Settimia per primo, e Luca Pastore, giovane Presidente dell’ANPI, che porterà la fiaccola accesa nei giorni a venire, Ce n’è tanto bisogno, di quel germoglio, e non solo per il ricordo della Shoah, ma anche per rafforzare uno dei picconi necessari per abbattere i muri tuttora presenti e predisporre praterie di giustizia per quello strano e tuttora misterioso mondo del dopoCovid che si prospetta davanti alla nostra umanità smarrita.

A quel fuoco, sotto quella caldaia, non sono chiamate solo le istituzioni, ma ognuno di noi… Insomma, commuoviamoci pure, ma poi muoviamoci…

Cava de’ Tirreni (SA). Conferenza stampa sulle vaccinazioni: nella prossima settimana esaurimento della fascia over 80, inizio degli over 70, apertura di una postazione dei medici di base

Ci voleva proprio, una conferenza stampa congiunta per fare il punto sulle vaccinazioni a Cava de’ Tirreni. Ci voleva, dopo tanto parlare, tante perplessità, tante disinformazioni ma anche tanto limitate chiarificazioni, tanto disagio reale ma anche tante polemiche forzate e ben poco costruttive.

Si è tenuta stamattina, 2 aprile 2021, presso l’Aula del Consiglio Comunale del Palazzo di Città, con la partecipazione della trimurti istituzionale preposta all’emergenza Covid: il Sindaco Vincenzo Servalli, il Direttore del Distretto Sanitario 63 (Cava de’ Tirreni – Costa d’Amalfi) Pio Vecchione, l’Assessore alle Politiche per la Tutela della Salute, Armando Lamberti.

Ha aperto l’incontro il Sindaco porgendo i saluti e ringraziando ufficialmente l’Ass. Lamberti per la dedizione con cui sta svolgendo il suo compito: un elogio significativo perché proprio il prof. Lamberti è stato recentemente sottoposto ad un accanito fuoco di fila da parte delle opposizioni e dei social, con toni da rischioso e poco produttivo ”populismo sanitario”, diretti del resto con lo stessa virulenza anche contro lo stesso Direttore Vecchione.

L’Assessore, ringraziato il Sindaco, ha confermato l’impegno personale, ha puntualizzato con forza la consapevolezza della responsabilità di tutela della salute dei nostri concittadini, non ha negato le difficoltà, ma ha lamentato fortemente anche lui gli eccessi polemici e le pericolose fake news sui social, che corrono il rischio di remare contro l’intera operazione.

In sintonia con il Sindaco ha quindi indicato gli obiettivi più qualificanti finora raggiunti: il secondo centro vaccinale a San Francesco, già operativo accanto a quello di Santa Lucia; il completamento delle vaccinazioni per il personale scolastico, delle forze di Polizia, delle associazioni di volontariato più esposte al contagio; l’esaurimento in vista delle vaccinazioni degli over 80; inizio della somministrazione della seconda dose, l’effettuazione di oltre diecimila tamponi, l’apertura delle vaccinazioni a domicilio, in particolare per disabili e care giver. La novità più importante è l’accordo raggiunto con i medici di base, di cui hanno firmato tutti, tranne due, e per giustificati motivi.

Da martedì prossimo, nel convento di San Francesco sarà assegnato a turno ai singoli medici uno spazio con infermiere in un terzo reparto del Centro Vaccinale e nel tempo a loro assegnato potranno effettuare personalmente le vaccinazioni (Pfeiser e Moderna) ai loro pazienti, scelti in base alle situazioni particolari che nessuno meglio di loro può conoscere. Inoltre, dato che entro la prossima settimana è prevista il completamento della vaccinazione relativa agli over 80, si sta dando inizio alla vaccinazione degli over 70 nel sito di Santa Lucia, con vaccino Astrazeneka e avviso via e mail secondo gli indirizzi indicati nella prenotazione.

C’è anche un’altra novità molto significativa: dalla prossima settimana sarà utilizzata nell’Ospedale di Scafati anche per cittadini cavesi la terapia a base di anticorpi monoclonali.

Insomma, hanno concluso all’unisono il Sindaco e l’Assessore, sta avvenendo il tanto auspicato cambio di passo, che finora è stato ostacolato, oltre che quella dei vaccini ben nota in campo nazionale, anche dall’indisponibilità del nostro Ospedale, che, è bene ricordarlo, è sotto la gestione diretta non della nostra ASL, ma dell’Ospedale “Ruggi d’Aragona”.

Per quanto riguarda poi le accelerazioni che si stanno ipotizzando ed anche per il superamento delle difficoltà che giorno dopo giorno fanno muro, il Sindaco e l’Assessore hanno manifestato la loro profonda gratitudine per il sostegno e la vicinanza assidui e fattivi del Direttore Sanitario del Distretto.

Il dott. Vecchione, nel suo intervento, ha confermato le specificità del cambio di passo in atto, ma ha anche tenuto a ribadire due punti fermi. Innanzitutto, le critiche scatenatesi contro la gestione della vaccinazione a Cava sono secondo lui forzate e ingiuste, perché può affermare con i fatti e con l’esperienza personale che all’interno del Distretto la situazione di Cava è tra le migliori, se non la migliore e che in certi casi alcuni comuni hanno ricevuto elogi e mentre per analoghe disposizioni le istituzioni di Cava sono state subissate di critiche.

Inoltre ha tenuto a precisare che lo spostamento di over 80 cavesi all’Ospedale di Nocera è stato il risultato di una forzatura burocratica, che ha portato all’anomalia degli ultimi giorni, per cui i vaccinandi inserite negli elenchi di Nocera sono stati disinseriti dagli elenchi di Cava. Sono circa cinquecento e a loro sarà somministrato il vaccino nel corso della prossima settimana, permettendo così a Cava di arrivare al cento per cento di quella fascia.

Per finire, il Sindaco e l’Assessore Lamberti hanno anche annunciato una svolta nella comunicazione.

Il Sindaco, oltre all’appuntamento del venerdì con Quarta Rete RTC, cercherà di moltiplicare le sue comunicazioni dirette, quelle che lo avevano fatto sentire tanto vicino alla popolazione nella scorsa primavera. L’Assessore Lamberti da martedì, in una ben precisa fascia oraria, si metterà quotidianamente a disposizione della stampa, via piattaforma zoom, per fare il punto quotidiano della situazione.

Come si vede, sono rose ancora non prive di spine. Speriamo che possa verificarsi l’auspicio annunciato alla fine: entro l’estate, tutta la popolazione cavese potrebbe essere immunizzata. Sarebbe la tanto sognata Pasqua della comunità. Intanto, godiamoci questa Pasqua: e che sia veramente di Resurrezione… e di Misericordia…

Cava de’ Tirreni (SA). Tre sorelle, due libri, un autostop e una sfida, la Grande Bellezza, la Vita

In uscita “Anche gli angeli fanno l’autostop”, di Rosanna Rotolo, e “La Vita, una sfida da vincere”, di Teresa, e Gina, Rotolo.


Due libri simili e diversi, uno ricco di consigli pratici colorati d’amore, l’altro ricco d’amore colorato di meditazioni.

Angolazioni e reazioni distinte, ma lo stesso spirito di passionale energia, con la consapevolezza che, anche se le spine sono tante, la Vita è pur sempre una rosa, ricca di un profumo che rimane fino all’ultimo respiro…

Non a caso sono sorelle, Rosanna, Teresa e Gina Rotolo, tutte e tre cavesi doc, dalle radici pugliesi altrettanto doc.

Non a caso hanno pubblicato contemporaneamente, con le Edizioni “Il Quaderno”, due “libri fratelli” (Anche gli angeli fanno l’autostop, di Rosanna; Una sfida da vincere, di Teresa, con un contributo in appendice di Gina), che tracciano ambedue un cammino per ritrovare se stessi, uno per via spirituale, l’altro con la forza d’animo e d’azione della vita quotidiana.

Le loro due opere trasudano di colori e di luci e, ora che sono finalmente presentate in stampa (finora erano state congelate in casa dall’inverno della pandemia), riescono già a prima vista a “bucare la scena” con le ammiccanti figure della prima di copertina e le emozionanti parole chiave della quarta.

L’immagine del saggio di Rosanna Rotolo, nata su un’idea di Franco D’Auria, è incentrata su una strada lunghissima, larga e fascinosa, che porta verso un orizzonte lontano carico di luce: il segno e il sogno dell’anima personale che ritrova la sua “Itaca” nell’oltre universale, ad indicare, come recita il sottotitolo, meditazioni di luce sul cammino dell’uomo verso l’uomo.

La strada è deserta, perché il cammino è tutto nostro, è in noi. Su questo percorso, in primo piano sul ciglio della strada, l’ombra di un angelo con le ali spiegate. È il nostro angelo guida, perché in ognuno di noi c’è un angelo per natura tendente alla luce dell’Infinito ed all’Amore divino, da dove viene e dove punta. Ma quell’angelo non è solo una guida, è anche uno che chiede l’autostop, è la parte di noi stessa che si è smarrita e chiede sostegno. Come non fermarsi, allora, e offrirgli l’autostop? Chi meglio di noi stessi è in grado di offrirlo?

Da qui, per indicare l’incontro di noi con il nostro angelo, parte uno zibaldone ragionato ricco di prose appassionate, evocative poesie, stimolanti citazioni degli autori che più caratterizzano gli studi su un percorso del genere, in primis il grande Bernardino Del Boca, il geniale teorico del Continuo Infinito Presente, che per la nostra Rosanna rappresenta un irrinunciabile stella polare.

Ciliegina sulla torta, che si fa torta essa stessa, l’elaborazione grafica curata da Stefania Spisto: un’affascinante esplosione di immagini “parlanti” che impregnano le pagine e si fanno parte integrante del testo. Contribuiscono ad illuminare il cammino tracciato dalla Rotolo, che parte dal buio di un trauma fisico e interiore e arriva ad intravedere nel Sé quella luce interiore che allontana dalla rabbia e dal dolore, stimola ad amare, permette di essere amati e rappresenta lo strumento per continuare ad affrontare l’al di qua e la base di lancio verso la misteriosa luce dell’al di là.

Un libro che si sfoglia, si contempla e si legge con piacere, quindi. È pur vero che l’argomento base non può prescindere da un interesse personale e settoriale verso il mondo dell’anima ed il corollario della dimensione angelica… ma chi di noi non ama, o non amerebbe un viaggio verso se stessi? Chi di noi, se pure non è credente, non ha almeno il senso della religiosità? Ergo…

Lo stesso connubio di testo, poesie, citazioni e immagini spettacolari si ritrova anche nel “libro fratello” della sorella di Rosanna, Teresa Rotolo. Con una diversità di fondo, però. Quanto Rosanna nel suo viaggio in autostop naviga nei meandri dell’anima e punta alla purificazione spirituale, tanto Teresa parte dall’interiorità per arrivare alla gestione quotidiana del rapporto con gli altri e, ovviamente, con se stessi, con la Grande Bellezza tutta da riconoscere e da conquistare con la Grande Sfida, perché la Vita è la più grande opera d’arte e il pennello in mano lo teniamo noi.

Vetrina ideale e allettante di questo viaggio è la sedia vuota in copertina davanti al fiorito miracolo dell’esistenza: quella sedia aspetta proprio ognuno di noi ma per poterci sedere su di essa, se vogliamo goderci tutto il noi che c’è in ognuno di noi, prima dobbiamo proprio affrontare la Grande Sfida.

La forza del libro è nella chiave iniziale, in quel rivolgersi “a caminetto amico”: Cari amici, cari lettori, cara me. Teresa Rotolo non parla ai lettori, ma coi lettori, perché rinuncia alla cattedra e, con colloquiale razionalità, coinvolgente chiarezza e con lo slancio emozionale di una felice “maturità adolescenziale”, veste i panni della condivisione di un’esperienza progressiva di scoperte ed emozioni di cui lei stessa è tuttora parte attiva.

Il cammino prospettato da Teresa Rotolo (e dai contributi della sorella Gina, riguardanti le dipendenze dal computer e la resistenza morale alla pandemia) non è e non può essere facile, ma è necessario, in vista del succoso traguardo prospettabile: consapevolezza, autostima, autonomia, sconfitta degli autoinganni e delle auto frustrazioni, trionfo delle emozioni a raggio di sole.

Potremmo definirla “l’autostrada del sole dentro”… e le parole di questo libro ne sono la mappa, fatta di varie “uscite”, che giustamente la Rotolo chiama sfide.

E che sfide! Amare prima di tutto noi stessi, se vogliamo amare gli altri ed esserne amati. Non drammatizzare gli errori, ma impararne la lezione e capire che avere sbagliato non significa “essere sbagliati”. Capire che l’ansia non è la soluzione dei problemi, ma la complicazione dei problemi. Imparare a viaggiare verso il centro di noi stessi, illuminandoci col pensiero e liberando in volo le emozioni. Superare le difficoltà sapendo di averne la forza, senza paura dell’ignoto: e scoprire così la nostra personale America. Diventare indipendenti nei pensieri e nell’azione, per poter gestire le esperienze e non esserne solo gestiti.

Alla fine del tragitto, sarà finalmente possibile, se non conquistare del tutto (la meta si sposta sempre in avanti), almeno aprire lo scrigno del tesoro e prelevare i gioielli che la Vita ci sa offrire.

Quello prospettato dai due lavori è un cammino che viene da lontano, da quando l’uomo ha cominciato ad avere coscienza di un Sé, del Sé, della prospettiva dell’oltre. E in tanti hanno dato il loro contributo, come la famosa goccia che forma l’oceano teorizzata da Madre Teresa.

In tal senso anche l’Autostop che la Sfida sono due gocce… ma in ogni goccia c’è il sapore dell’Oceano. E, come ci ricordano Rosanna e Teresa Rotolo, è comunque un sapore di luce, di sole, di vita.

Bisogna prima trovare la forza di tuffarsi, però. E l’Autostop e la Sfida ne sono due fascinosi trampolini….

Salerno. Lo scarto di carta diventa arte: le Arti Grafiche Boccia verso un Museo della Carta

Affidati a Vincenzo Vavuso uno spettacolare restyling dell’Azienda ed un laboratorio di Creatività.


Un’azienda di livello nazionale e internazionale, le Arti Grafiche Boccia, che festeggia i suoi primi sessant’anni…

L’idea geniale di un grande condottiero d’azienda, Vincenzo Boccia, già Presidente di Confindustria nazionale, che decide di sposare gli scarti industriali con l’arte e di rendere bello ciò che per convenzione è solo utile…

Un artista eclettico dalla vulcanica inventività come Vincenzo Vavuso, che da tempo ci ha abituati alle “provocazioni”, sa dare del tu alla materia e ricavarne forme suggestive e “parlanti”…

Un collante potente come la passione comune per la Bellezza creativa della Comunicazione a mezzo stampa… e il sogno di eternarla…

Ed ecco il botto: “Dallo scarto all’Arte”, un’iniziativa che, appena annunciata, ha fatto il giro dei media nazionali ed ha avuto anche l’onore di un ampio servizio del TG 2.

Per celebrare il compleanno dell’azienda, nata nel 1961 grazie al dinamismo di Papà Orazio Boccia, che ancora oggi si gode il suo regno dall’ufficio a lui riservato, le Arti Grafiche Boccia di Salerno hanno infatti deciso di colorare su più fronti il pur grigio panorama sociale di questi tempi di pandemia.

Primo fronte: andare oltre l’economia circolare sublimando in arte gli scarti ed riutilizzando la carta dei giornali e delle riviste destinati al macero per farne nuovi oggetti in grado di abbellire gli ambienti della fabbrica e gli uffici della direzione. Il compito è stato affidato all’opera ed alla Direzione dell’artista salernitano Vincenzo Vavuso, cioè della persona che si è guadagnata sul campo finora il diritto di far risorgere gli scarti.

Sei anni fa, infatti, dopo un percorso legato all’informale, egli è riuscito a bucare la scena con un’arte concettuale che attraverso materia pura, oggetti-simbolo, immagini aggressive e provocatorie, scarti di varia natura lanciava messaggi forti collocando in primo piano l’esigenza sociale di disarmare l’indifferenza, l’insensibilità, l’incultura, l’ignoranza.

Fu naturale allora il connubio con il materiale industriale, soprattutto la carta di giornale. Fu formidabile la sua mostra nel Centro Storico di Salerno, L’oro de La Città, promossa dal Direttore de “La Città”, in cui blocchi interi di copie del giornale venivano manipolati, cristallizzati e trasformati in forme suggestive e cariche di contenuto. Fu allora che avvenne l’incontro con Vincenzo Boccia, che cominciò a concepire l’idea di trasferire questo discorso nella sua azienda.

Ed è quello che sta facendo da oramai tre mesi, tanto è vero che il servizio televisivo del TG 2 ha avuto modo di mostrare i primi lavori compiuti dal maestro Vavuso già magnificamente inseriti negli ambienti della fabbrica. Ha aperto così degli squarci sorprendenti e fascinosi di opere che sanno sposare tradizione e innovazione, passato e futuro, e raccontare l’anima e la storia di un’azienda che sforna il meglio dell’editoria nazionale, a cominciare da tutti quelli legati alla GEDI ed al Gruppo di Repubblica.

La fontana dell’ingresso, carica di rami intrecciati alle pagine di giornale, il gran sole nelle scale fatto tutto di copie di Guida TV, la deliziosa lumaca simbolo di avanzata lenta ma tenace e inesorabile, le rivoluzionarie manipolazioni delle lastre di stampa, i deliziosi ingranaggi che danzano nuove figure, le voluttuose cromatiche volute de “L’essere” (opera questa di Monica De Maio), le onde avvolgenti di quotidiani cristallizzati, a decoro dei corridoi e perfino dell’elegante e funzionale Sala delle Riunioni… e tanti altri lavori che balzano davanti agli occhi oppure si mimetizzano a valorizzare angolini riposti….

Tutto questo è già uno spettacolo nello spettacolo dell’azienda intesa come struttura produttiva.

Ma è solo l’inizio, nel geniale progetto di Vincenzo Boccia. È il preludio ad un’apertura piena al territorio ed al mondo della creatività in generale.

L’Azienda infatti ha aperto un laboratorio artistico di rielaborazione degli scarti a disposizione di tutti i creativi di buona volontà, a cominciare, naturalmente, dai pittori e dagli scultori. Spazi e materiale gratuiti, ma non “anarchici”. La realizzazione di queste opere sarà affidata alla Direzione ed al controllo del Maestro Vavuso, che ha già favorito un approccio con alcuni artisti e farà il pieno quando arriveranno le risposte all’appello e all’offerta delle Arti Grafiche Boccia.

Ma questo, che sarebbe già un risultato di grande portata, è solo l’inizio, perché la meta finale, da raggiungere, se tutto va bene, entro la fine dell’anno, è ambiziosa, splendida e soprattutto raggiungibile. Si prevedono non solo sculture e istallazioni a decorare gli ambienti iterni, ma anche un restyling integrale, comprese pitture sulle pareti interne ed esterne. Dove sta scritto che un’industria deve essere per forza un ambiente anonimo?

Come se non bastasse, il tutto dovrebbe assumere alla fine la dimensione di un vero e proprio Museo della Carta, visitabile come qualsiasi museo una volta terminata questa asfissiante guerra contro la pandemia. Ma sarebbe, sarà, un museo veramente speciale.

Come si vede, è un Progetto Grande, dalle mille elettriche e colorate sfaccettature: il riciclo creativo della materia, il trionfo della carta, ricchezza reale nonostante gli attacchi della realtà virtuale, la messa in primo piano della cultura e della lettura, la fusione tra aristocrazia industriale e arte popolare, l’attrazione turistica. Insomma, per dirla con Mario Draghi, il rinnovato gusto del futuro, nel nostro caso lanciato dalla pedana del passato ma con il supporto superbo della tecnologia più avanzata.

Sono idee originali di assoluta brillantezza, che hanno bisogno di gambe forti e di menti agili. Per ora, e non crediamo di sbagliare, il binomio Boccia-Vavuso ha messo il Progetto in pole position per arrivare alla meta, e senza fiatone. Ma attenti a distrarsi, attenti a non mollare…

Intanto, rombino i motori … e gustiamoci la speranza …

Cava de’ Tirreni (SA). I versi della Giara: on line i libri e i video della terza Edizione

Rimandata al DopoCovid la pubblicazione cartacea.


Meno male che la Poesia c’è ancora, nonostante questi nostri tempi così terribilmente spoetizzanti. E meno male che c’è la Biblioteca Comunale, qui a Cava. Non per ospitare cittadini (da quasi un anno è pura utopia…), ma almeno per organizzare iniziative di apertura come anticorpi alla chiusura. Palliativi, piccoli raggi di sole nell’acqua gelida, ma proprio per questo è ancora più bello sapere che ci sono.

Uno di questi raggi, tra quelli con maggiore riserva di calore, è la Giara – Raccolta e antologia di poeti metelliani (e non solo), giunta ormai alla sua terza edizione.
Per rinfrescare la memoria, ricordiamo che tre anni fa la nostra Biblioteca, su idea di
Annamaria Armenante e con il supporto pieno dell’Amministrazione Comunale, collocò nella Sala del Consiglio Comunale del Palazzo di Città una giara vera, predisposta per accogliere ad imboccatura aperta i versi prodotti a Cava e dintorni. Un oggetto fortemente simbolico, in piena linea con la splendida metafora di Marguérite Yourcenar, che ne “Le memorie di Adriano” definì le Biblioteche “i granai dell’anima”.

E fu subito un bel successo. Oltre cento le opere raccolte il primo anno da oltre cinquanta autori di tutte le età e formazione, quasi tutti cavesi o di città limitrofe.

Settanta di queste, max un’opera per poeta, furono poi pubblicate in un gradevole opuscolo presentato a Palazzo di Città il 21 marzo 2019, per celebrare nel modo migliore la Giornata Mondiale della Poesia. E fu una manifestazione ricca di presenza, di emozioni, per un’iniziativa che, come disse il Sindaco Vincenzo Servalli e come abbiamo già a suo tempo ricordato, è un’ulteriore dimostrazione di come il Palazzo di Città possa e debba essere la Casa Comune, non solo per la burocrazia ma anche per cementare l’identità collettiva e stabilire un ponte tra le generazioni. Una Casa Comune che ha sempre bisogno di un’anima: e la nostra poetica e originale Giara è tutta energia sul vento di quest’anima.

La pubblicazione e la presentazione dovevano fare il bis anche nel 2020, ma il virus ci ha messo lo zampone… Il 21 marzo scorso cadde nei primi giorni del superlockdown di primavera e della svangante processione di camion mortuari di Bergamo. Come potevamo noi cantare?, direbbe il buon Quasimodo. Le cetre dei poeti, almeno nella dimensione pubblica, furono appese all’arco delle attese.

E la presentazione in Comune non ci fu.

Ma intanto le poesie erano state consegnate e qualcosa bisognava pur fare

La Biblioéquipe, composta operativamente da Mena Ugliano, Federica Clarizia e Gaetano Guida e con la collaborazione del sottoscritto scrivente, non solo non ha rinunciato alla pubblicazione, ma l’ha fatta tripla: prima un’edizione sfogliabile on line sul sito Facebook della Biblioteca Comunale; poi un Bibliovideo, con recitazione delle proprie poesie da parte degli autori e di qualche “ospite d’onore”; infine, ad inizio 2021, la distribuzione dell’edizione cartacea.

E la Giara fu. Anzi, continuò ad essere.

Contestualmente all’uscita del cartaceo 2020, è stata lanciata la Giara 2021. A tambur battente sono state raccolte le poesie di oltre cinquanta autori ed a tamburo altrettanto battente la nuova edizione sfogliabile on line, sul sito I versi della giara 2021, è stata pubblicata proprio il 20-21 marzo, in concomitanza assoluta con la Giornata Mondiale della Poesia. Contemporanemente, è stato aperto lo spazio della VideoGiara, dove i poeti stanno cominciando a far affluire le interpretazioni delle loro opere.

Pertanto, il materiale per il cartaceo è già pronto e il lirico libretto uscirà appena possibile, quando saranno proclamati l’avvenuta Fine della Nottata Covid e l’inizio dell’era DC (Dopoguerra Covid). Se sarà possibile stabilire un canale dinamico con le scuole, saranno anche inserite le poesie degli studenti, per quest’anno sganciate da quelle degli adulti per comprensibili motivi di dislocazione pandemica.

E la Giara c’è… e ci sarà ancora.

Per rispetto dei singoli e dello spirito di totale e democratica accoglienza delle opere presentate non staremo qui a commentare le singole poesie presenti nella Giara 2021, ma ci sembra cosa buonissima e giustissima evidenziare due particolari molto significativi.

Innanzitutto, l’elastico dell’età dei partecipanti: andiamo dai (quasi) novant’anni agli undici anni! È proprio vero che la poesia non ha età!

E poi, per la prima volta la Giara si è extraregionalizzata. Anche se si tratta di persone in qualche modo collegate alla nostra città o al territorio, sono arrivate poesie dalla Lombardia (la prof. Luisa Mazzanti e, alla memoria, il “professore delle poesie” Natalino Sala), dal Piemonte (Marianna Siani, quindici anni), dal Veneto (la prof. Anna Volpe), dal Lazio (il poeta scultore Fiorello Doglia), dagli Abruzzi (Paolo Degli Esposti, cantautore e scrittore), dalla Calabria (Domenico Staltari, Presidente dell’Associazione Nazionale Poeti e Scrittori Dialettali). Insomma, tanti colori diversi… non quelli dei contagi, ma quelli dei contagiati dalla voglia di “cantare” le vibrazioni della vita.

Anticorpi, anticorpi dell’anima per abbracci futuri.

E in quegli abbracci ci sarà anche un po’ di Giara… E così sia…

Oltre ad aver citato i promotori, ci sembra giusto anche elencare tutti gli “attori” dell’iniziativa, cioè i poeti che hanno offerto il loro contributo:

In lingua italiana: Maria Alfonsina Accarino, Giovanna Alfano, Marisa Annunziata, Lucia Antico, Annamaria Apicella, Annamaria Armenante, Morena Avella, Bivio, Lucia Criscuolo, Teresa D’Amico, Antonio Di Riso, Alfonso Maria Di Somma, Fiorello Doglia, Pasqualina Fariello, Chiara Ferrara, Rosalba Fieramosca, Serena Luciano, Mariano Mastuccino, Luisa Mazzanti, Antonietta Memoli, Laura Mirra, Matteo Monetta, Antonio Monte, Biagio Napolano, Emanuele Occhipinti, Elena Ostrica, Oriana Palumbo, Anna Pisapia, Prisco Pepe, Vittorio Pesca, Pinuccio Galdo Porpora, Giovanna Rispoli, Luigia Rotolo, Rosanna Rotolo, Teresa Rotolo, Natalino Sala, Marianna Santoro, Marianna Siani, Mariarosaria Salsano, Silvana Salsano, Annamaria Santoriello, Stefania Siani, Antonino Tamigi, Elvira Venosi, Cesareo Vitale.

In lingua napoletana: Maria Alfonsina Accarino, Alfonso Apicella, Alessandro Bruno, Guglielmo Cirillo, Giuseppe Capone, Mirella Costabile, Carmen Cuomo, Paolo Degli Esposti, Ciro Longobardi, Mario Mastrangelo, Michele Porfido, Mariarosaria Salsano Marianna Santoro, Francesco Senatore, Pina Sozio, Anna Volpe, Franco Bruno Vitolo.

In lingua della Locride: Domenico Staltari.