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CAVA DE’ TIRRENI (SA). Coronavirus e canzoni di giovinezza: la musica di una vita

Su You Tube, un canale con le canzoni di Marco Criscuolo, docente in Piemonte e cavese doc.


Marco Criscuolo, docente di lettere in Piemonte, quarantenne o giù di lì, cantautore e poeta, fresco protagonista con la sua chitarra e le sue canzoni di un canale tutto suo, una finestra aperta su You Tube nei giorni della quarantena.

È stato un piacere, una bella emozione, rivederlo, riascoltarlo, ritornare col pensiero fino a vent’anni fa e oltre, tra i banchi di scuola e non solo, sorridere a sentirlo ripescare nel passato per alleggerire il presente e occhieggiare al futuro.

Marco oggi è piemontese di adozione,ma è cavese doc e, prima che collega, mi è stato “compagno di scuola” come alunno, in una solare terza, quarta, quinta A del Liceo Scientifico “Genoino”. Di fine secolo scorso. Ed è da lì che partono, come flash, le note dei ricordi.

Marco con la chitarra, con la musica e la poesia ci è cresciuto, alimentando per di più la sua creatività in una classe talentuosa multitasking, dove, solo per citare il “suo” campo, si sono formati, tra gli altri: Valeria Monetti, poi attrice e cantante, esplosa a venti anni nel primo Amici di Maria De Filippi (allora chiamato Saranno famosi) e subito dopo protagonista al Teatro Brancaccio di Roma nel musical Sette spose per sette fratelli; Roberto Senatore, che proprio nei giorni della maturità arrivò in finale come avatar di Vasco Rossi nello show Momenti di gloria di Maike Bongiorno. E aggiungiamo anche Giovanna Rispoli, che a più riprese ha coltivato la sua passione per la poesia con riconoscimenti significativi ben oltre i confini della nostra città.

Marco già allora amava cantare e comporre, tanto è vero che alcune delle canzoni da lui presentate su You Tube sono state battezzate proprio in quegli anni ruggenti. Già allora con le sue performance si faceva apprezzare dai compagni e qualche volta è venuto in classe proprio con la sua chitarra.

Con quella chitarra si è presentato addirittura all’esame di maturità, introducendo il suo colloquio con Ehi uomo!, uno dei quattro assi (e più) del fresco poker-scala reale su You Tube.

Con quella chitarra qualche volta ci ha accompagnati nei gruppi di ascolto, dove era protagonista con le sue storie e le sue esperienze a battito di cuore… e di cuori, in linea sia con la sua dimensione di ragazzo i cui ormoni ballavano l’aerobica e che lasciava le ragazze “sotto la botta impressionate”, sia anche con la sua interiorità lirica e sognante, sensibile verso le problematiche e le contraddizioni della società e del mondo di allora.

Come dimenticare la sua “chitarrata” in una lezione-gruppo di ascolto svolta addirittura in riva al mare di Vietri in un solare primo pomeriggio di primavera? E come dimenticare che in quella stessa aula dove si era formato e aveva sognato e fatto sognare, in quella stessa aula dove aveva trasformato il fuoco distruttivo di Cecco Angiolieri in una poetica carezza bionda, proprio in quell’aula trascorse il suo primo giorno di tirocinio all’insegnamento, sviluppando un filo rosso tra le canzoni medievali e l’animo moderno e poi facendosi ammirare come aspirante prof cantautore alla Vecchioni?

Con quelle canzoni e con la sua band partecipò alle rassegne giovanili, tra cui, sempre con Ehi uomo!, a Mille chitarre contro la guerra. Era forte, ed è tornato forte il suo grido contro l’autolesionistica tendenza dell’uomo, per l’avidità di bigliettoni fatti vendendo fumo nero e discariche di grande quantità, ad uccidere se stesso e la natura macchiando così la miracolosa bellezza della vita che è a sua piena disposizione. Questa polemica, estesa alle ingiustizie sociali, poi è proseguita più virulenta in un’altra aggressiva canzone riproposta ora su You Tube, Merda e sangue, con un titolo che buca l’orecchio ed un testo rock rombante che esprime tutto il disagio dei giovani per il mondo corrotto di imbrogli e infamità, di mani sporche e vaccinate, di luride anime che producono merda e sangue nei nostri cuori, luce nera tra i colori.

Musica di protesta, perché egli era fermamente convinto della forza ideale insita nei giovani pronti a cambiare il mondo. Lo conferma in Quale libertà?, canzone non ancora edita sul web: Tra fucili e canzoni noi combattiamo con le nostre canzoni… Non puoi credere nella libertà, se pensi che nel mondo qualcosa cambierà e se qualcuno… resta là!

Come si vede, i brani da lui presentati oggi su You Tube vengono da lontano. E li ha riportati alla luce perché guardano lontano e lui stesso vuole guardare lontano, sia rimettendosi in pista personalmente sia per creare il ponte di conoscenza verso suo figlio che ora sta crescendo che vorrà, dovrà conoscere il padre come persona che ha una storia, e vorrà, potrà capire che cosa sta veramente succedendo in questi mesi di pandemia e di rivoluzione del mondo e dei cuori.

Lo spunto primario dell’affacciata di Marco su You Tube è stato infatto offerto proprio dal Coronavirus e dai tempi del Covid. Infatti al figlio dedica il suo video più attuale, composto nei primi tempi della quarantena, quando lo slogan era Tutto andrà bene, ma intanto la paura di non farcela, le colonne di camion pieni di bare e i numeri in salita ci svangavano il cuore e già tra i letti d’ospedale svolazzavano quegli angeli in corsia pur sempre troppo umani a sostenere il volo dei malati, sia verso la guarigione che verso la solitaria chiusura degli occhi per l’abbraccio della morte. Nonostante tutto, non si indebolisce il grido di speranza di Marco. Tutto andrà bene! Un grido lanciato non a caso all’aperto, in mezzo ad un verde giardino. un grido cantato con il suo caratteristico stile: ritmo intenso e incalzante, chitarra battente, voce squillante con semitoni alla Battisti.

La summa del Marco di ieri e di quello di oggi la si ritrova in una quarta canzone, cioè Solitudine, scritta da lui vent’anni, cantata, ottimamente, dall’amico Guglielmo Sansonna. Vi si sentono la sensibilità musicale e il ricamo lirico del giovane che, dopo un’adolescenza rombante, ricca di luci ed ombre emozionali ed esistenziali, gravida di socialità e di protezioni affettive, si trova ad affrontare il grande salto verso una vita nuova, fuori dal porto. E non può evitare dubbi, striscianti malinconie, speranze e timori, la necessità di fare i conti con se stesso. Del resto la stessa riproposizione oggi è la voglia di un primo bilancio dopo quelle vaghe nebbie giovanili…

Di me che sono nessuno adesso, resterà almeno il riflesso? … Questi mondi,il verde, le case e poi… chissà se un giorno le rivedrò mai… e lei starà con me?… mi perdeò nel vento? Dalla finestra del mondo non si vede fino in fondo… La vita continua a ridere… ma… un attimo e poi il silenzio c’è dentro te: Solitudine”. Belle parole di ieri, in un video ben montato oggi, tutto da assaporare, emozionato ed emozionante, arricchito da immagini di silhouette in contro luce, di famiglie felici e di un Marco meditabondo, di nostalgiche immagini della “sua” Cava, della “sua” famiglia”, della “ua” classe, del “suo mondo”.

Parole poetiche, di un animo che non vuole rinunciare alle vibrazioni del verso puro, che mostra dita aperte alla luna ancora lontana, che sente l’ispirazione anche grazie ai grandi della letteratura, i morti amici che da pagine bianche parlano, con le loro illustri parole che lo spingono lontano dalla giovinezza, a contemplare l’infinito tra terra e cielo.

Un animo che non ha rinunciato a sognare e far sognare ed ha riaperto un ponte tra il suo mondo di oggi e quello di ieri, con la speranza forse di aprirsi praterie verso il mondo di domani. Un mondo, quello “d.C.” (non “dopo Cristo”, ma “dopo Corona”) che purtroppo è ancora pieno di incognite, ma che ci auguriamo sia meno pieno di “merda e sangue” e che in esso si possa gridare “Ehi uomo!” per sorridere ed abbracciare il fratello e non per urlare al fratello che uccide il fratello. ..

Intanto il nostro Marco il suo tassello di poesia, musica della vita, di rinnovamento sociale e personale lo sta mettendo. E viene naturale un abbraccio. Non virtuale, ma reale. Un abbraccio forte, che dia slancio a lui… e anche a noi…

Grazie, Marco… e buon viaggio nella tua vecchia vita nova!

CAVA DE’ TIRRENI (SA). In attesa di tempi migliori, le poesie della “Giara” pubblicate sul sito del Comune e inserite in un Videolibro dalla Biblioteca Comunale

Se è vero, come è vero, che le biblioteche sono i granai dell’anima, come diceva Marguérite Yourcenar, la nostra Biblioteca Comunale di Cava de’ Tirreni, sempre viva nonostante i diffusi boccheggiamenti del Libro e della Cultura, si sta esercitando a creare un suggestivo e stimolante silo. Anzi, un sito. O meglio, un silo in un sito…

Oltre alla sua funzione quotidiana, purtroppo sospesa per l’emergenza corona virus ma pronta a “ri-scattare” ed a “riscattarsi” appena possibile, si è attrezzata per iniziative che tengano viva l’attenzione sulla produzione culturale in generale e su quella creativa legata al territorio. Tra queste, per mantenere vivo e pieno il “granaio”, la nostra Biblioteca, su idea di Annamaria Armenante e con supporto pieno dell’Amministrazione Comunale, due anni fa ha creato “La Giara – Raccolta e antologia di poeti metelliana”.

Una giara vera, di quelle che contenevano alimenti solidi e liquidi da conservare. Nella Giara metelliana, l’olio e il grano della mente, cioè le poesie.

Il contenitore è stato messo nella Sala del Consiglio di Palazzo di Città, predisposto per accogliere a bocca aperta i versi prodotti a Cava e dintorni. Ed è stato subito un bel successo. Circa centocinquanta le opere raccolte il primo anno da una gamma di autori di tutte le età e formazione sociale: settanta di queste sono poi state pubblicate in un gradevole opuscolo presentato a Palazzo di Città il 21 marzo 2019, per celebrare nel modo migliore la Giornata Mondiale della Poesia. E fu una manifestazione ricca di presenza, di emozioni, per un’iniziativa che, per dirla con il Sindaco Vincenzo Servalli, è un’ulteriore dimostrazione di come il Palazzo di Città possa e debba essere la Casa Comune, non solo per la burocrazia ma anche per cementare l’identità collettiva e stabilire un ponte tra le generazioni. Una Casa Comune che ha sempre bisogno di un’anima: e la nostra poetica e originale Giara è tutta energia sul vento di quest’anima.

Dovevano rinnovarsi la pubblicazione e la presentazione anche quest’anno, ma il virus ci ha messo lo zampone…

Ma… perché scoraggiarsi? La Biblioéquipe, composta operativamente da Mena Ugliano, Federica Clarizia e Gaetano Guida e con la collaborazione del sottoscritto scrivente, in attesa della primavera autunnale, quando si spera tornino a fiorire gli incontri pubblici, non solo non ha rinunciato alla pubblicazione, ma l’ha fatta doppia!

In un primo tempo, l’opuscolo in attesa di stampa è stato pubblicato sul sito comunale https://www.sfogliami.it/fl/194516/gns4rk6qucj1yy2q2d863v74s62vbpbz, invitando alla lettura con un sensuale “Sfogliami…”, poi sul sito Face Book della Biblioteca Comunale si è aperta la gestione di un Bibliovideo, con la possibilità, per i poeti inseriti nell’opuscolo ed anche per qualche gradito “ospite”, di inserire un filmato con la propria poesia inclusa nel libro e la lettura personale, oppure con il supporto di un occasionale “prestafaccia e prestavoce”. Gli inserimenti sono graduali, ma intanto la Videogiara comincia felicemente a riempirsi. Per ora, vi troviamo i versi di Lucia Antico, Lucia Criscuolo, Guglielmo Cirillo, Teresa D’Amico, Antonio Di Riso, Paolo Gravagnuolo, Mariano Mastuccino, Silvana Salsano, Stefania Siani, Pina Sozio,… ma tanti altri sono in arrivo e saranno inseriti nelle prossime settimane.

È una piccola, ma significativa parte dell’intera pubblicazione, forte anche questa di circa settanta poesie in lingua italiana e napoletana. È l’apertura di una finestra ribollente di colorate emozioni sull’anima metelliana.

È una proposta innovativa, che fa circolare cultura e comunicazione letteraria e umana, getta semi di condivisione e nello stesso tempo tiene caldo il fuoco sotto la cenere, per evitare che il distacco sociale si traduca in un distacco del sempre illuminante filo della luce poetica.

E l’insieme, per dirla con il Vicesindaco Armando Lamberti, è anche un ulteriore passo in avanti nella crescita collettiva e nel rafforzamento della nostra identità, un’iniezione di forza interiore, perché la poesia ci rende più comunicativi, più forti… e più sorridenti. Perciò con questa iniziativa ci auguriamo di non dimenticare il sorriso, anche di fronte alle tante avversità che stanno incombendo sul nostro mondo. E possa essere, questo sorriso della poesia, un piccolo, ma intenso raggio di sole per noi tutti”…

Per tali motivi, quando, nella già auspicata primavera autunnale, presenteremo anche il cartaceo, il nuovo opuscolo non sarà un “neonato” appena privato del cordone ombelicale, ma un bel “ragazzone” con un cordone ombelicale lungo cinque mesi ed ancora fremente di fermenti vitali.

E sarà il giorno del bilancio, ma anche del rilancio verso l’edizione 2021, che ci auguriamo di cuore che si possa svolgere regolarmente il 21 marzo e dintorni, quindi in una primavera non più autunnale, ma finalmente primaverile…

Oltre ad aver citato i promotori, ci sembra giusto anche dare almeno un nome agli “attori” dell’iniziativa, cioè ai poeti che hanno offerto il loro contributo. Eccoli, divisi nelle tre sezioni di ripartizione del libretto.

In lingua italiana: Maria Alfonsina Accarino, Giovanna Alfano, Giovanna Alfano Silvestri, Marisa Annunziata, Lucia Antico, Annamaria Apicella, Annamaria Armenante, Francesco Coppola, Lucia Criscuolo, Teresa D’Amico, Antonio Di Marino, Franziska Dura, Vincenzo Ferrara, Mariano Mastuccino, Antonietta Memoli, Matteo Monetta, Antonio Monte, Manuela Montefusco, Biagio Napolano, Anna Nunziante, Emanuele Occhipinti, Oriana Palumbo, Angela Pappalardo, Luisa Pianese, Rita Pepe, Anna Pisapia, Prisco Pepe, Rosanna Rotolo, Mariarosaria Salsano, Silvana Salsano, Annamaria Santoriello, Mario Senatore, Stefania Siani, L.V., Cesareo Vitale.

In lingua napoletana: Alfonso Apicella, Alessandro Bruno, Guglielmo Cirillo, Lucia De Santis, Pinuccio Pisapia, Ciro Longobardi, Maria Pia Lorenzo, Carla Pappalardo, Michele Porfido, Pasquale Senatore, Francesco Senatore, Franco Bruno Vitolo.

Sezione giovanissimi: Nicola Di Falco, A. Celano, Roberto Cosimato, G.Lamberti, F. Sorrentino, Ciro Sarno, Giuditta Lamberti, Benedetta Bisogno, Paqualina Fariello, Martina Apostolico, Ilaria Basile, Giulia Califano, Martina Mammato.

CAVA DE’ TIRRENI (SA). La scomparsa di Aldo Masullo, un grande della Cultura nazionale, carissimo concittadino onorario dei cavesi

Tra le tante care persone che in questo sconvolgente tempo del coronavirus ci hanno lasciato ed alle quali non abbiamo potuto dare il giusto saluto, si è aggiunto nei giorni scorsi uno degli intellettuali più importanti della cultura italiana della seconda metà del Novecento, cioè il filosofo napoletano Aldo Masullo.

La sua scomparsa, avvenuta alla veneranda età di novantasette anni, riguarda direttamente noi cavesi, perché, non dimentichiamolo, sei anni fa abbiamo avuto l’onore di proclamarlo nostro concittadino onorario. E ne avevamo ben donde, perché Masullo tante volte negli ultimi anni è stato a Cava, ad illuminarci con la luce del suo pensiero, sempre lucidissimo, e col calore della sua amicizia.

A fare da gancio, il nostro Paolo Gravagnuolo, una delle luci più vivide della nostra Città, che da quando ha fondato il Centro Studi “G.Filangieri”, feconda fucina di pensiero e ricerca, ha stabilito con Masullo un ponte di comunicazione costante e ne ha fatto una delle sue stelle polari. Ma il rapporto veniva da lontano, da un’amicizia di famiglia radicata negli anni. E allora, in ringraziamento a Paolo per avercelo “donato” ed in omaggio a Masullo per essersi “donato” a noi, ci sembra cosa buona e giusta riportare qui un estratto delle dichiarazioni di Gravagnuolo, fatte a cuore caldo nelle ore immediatamente successive alla notizia della sua scomparsa e in parte già pubblicate sulla stampa locale.

Ecco il testo della dedica redatta di suo pugno da Aldo Masullo sul Libro d’oro del Centro Studi “Gaetano Filangieri” di Cava de’ Tirreni:

La cultura è la condizione di ogni speranza di rinascita. L’incontro con gli amici del Centro Studi “Filangieri” è un momento promettente di questa riapertura alla speranza. Sicuro della sua creazione, lascio il mio fervido augurio, Aldo Masullo.”

Era la prima di numerose volte in cui ci saremmo incontrati a Cava, anche se l’avevo conosciuto negli anni indimenticabili trascorsi a Napoli: oltre alle conferenze ascoltate spesso in prima fila in vari contesti di cultura, avevo trascorso un paio di mattinate nel soggiorno della sua luminosa casa in viale Michelangelo al Vomero.

Avevamo quasi l’identica distanza di età che mi separava da mio padre Alfredo, suo amico ed estimatore da lui a sua volta stimato. Anche con mio padre il rapporto era giocato sul duplice piano del Maestro-allievo, insieme a quello dell’amico.

Per la formazione di mio fratello Luigi, laureatosi in
Filosofia, era stato un punto di riferimento ineludibile.

Ha raggiunto la luce un grande uomo a poche ore dal 25 Aprile, che lui interpretava come una Festa non divisiva.

Forse avrà sorriso di questa coincidenza e avrebbe detto: “Non temete, non avevo intenzione di assumere su di me tutte le luci dei riflettori. Pensate piuttosto a resistere per dare di nuovo spazio alla fiducia nella vita e nei contatti umani”.

Arrivederci, mio carissimo amico.

Carissimo amico, certo, ma anche grande figura di riferimento dell’intera cultura nazionale. Oltre a numerosi scritti filosofici, oltre all’attività fecondissima come Direttore del Dipartimento di Studi Filosifici dell’Università di Napoli, è stato verso la fine del secolo scorso più volte senatore della repubblica e anche parlamentare europeo. E aggiungiamoci i suoi innumerevoli interventi su questioni filosofiche, etiche e di stretta attualità sia sui giornali e sulle riviste che in televisione e in pubbliche conferenze…

Insomma, un grande della Cultura e della comunicazione, che noi abbiamo avuto la fortuna di “goderci da vicino” in quegli anni di ponte fecondo con il Centro Filangieri.

Ogni volta che avevamo piacere di ascoltarlo, rimanevamo sempre tutti incantati ed ammirati dalla lineare chiarezza con cui egli infiorava concetti ed idee ad alto tasso di profondità, dalla passione con la quale difendeva e propugnava i più alti valori collegati alla dignità, alla fratellanza, alla democrazia ed all’intelligenza umana. Nonostante l’età particolarmente avanzata, parlava in piedi, dritto come il suo intelletto, a volte anche per quasi un’ora e senza mai perdere né far perdere il filo del discorso. Come dimenticare, ad esempio, quando venne al Social Tennis Club, sempre invitato dal Centro “Filangieri”, a parlare di Giordano Bruno, maestro di anarchia, in rapporto al suo ultimo libro, incentrato su quel filosofo nolano che era una delle stelle polari del suo pensiero ed uno dei simboli più alti della dignità umana violata? Come dimenticare la “bellezza” del ragionamento di attualizzazione che egli ci fece in quell’occasione?

Per capire Bruno, ci disse, dobbiamo capire il suo tempo così come egli lo pensa e lo descrive, ma dobbiamo renderci conto che comunque nell’incontrare i pensieri del tempo di Bruno noi ragioniamo secondo i pensieri del nostro tempo e quindi l’esercizio di comprensione deve risultare coscientemente dal confronto tra i suoi pensieri del suo tempo e i nostri pensieri del nostro tempo. La chiave di volta che ci prospettò fu il concetto di crisi radicale: quella del tempo di Bruno, in cui stava nascendo la modernità, e quella del nostro tempo, in cui la modernità sta estinguendo la sua spinta in avanti. Nei momenti di crisi il pensare autonomamente, non conformisticamente e neppure in modo politicamente corretto, anche a forte rischio personale, è una chiave culturale vitale. Bruno lo ha fatto, noi stiamo nelle condizioni di farlo, perciò Bruno è compagno di tutti noi. Ma lo è anche nella sua esaltazione della dignità del singolo attraverso l’intelletto, di cui ognuno di noi è portatore sano. Per questo siamo tutti potenzialmente liberi, ma la nostra libertà non avrebbe senso se non nella Comunicazione e nelle irrinunciabili Relazioni sociale, in cui è necessario che continuiamo ad essere liberi, pur all’interno dei ponti che ci legano a tutti gli altri. Valga al riguardo la regola delle Tre C: Convitto, Communione, Concordia.

Chiare, in questi concetti, le profetiche anticipazioni delle dottrine illuministiche, coinvolgente soprattutto il legame, nel nostro pensiero del nostro tempo, con la necessità dei diritti umani…

Bellissimo! E, di fronte a lui mentre parlava, noi, a bocca e a mente aperta…

Ha parlato fino alla fine, il nostro Masullo. Ha parlato anche di questi svanganti tempi del coronavirus, in un’intervista telematica del 26 marzo scorso su “Napoli notte”, in cui, oltre ad esprimere il disorientamento di tutti ed a denunciare i tentennamenti di chi ci guida, preannunciò il dramma economico sociale che oggi stiamo cominciando a vivere in tutta la sua sconvolgente pericolosità: La preoccupazione è forte…. Le tempeste economiche possono essere più distruttive della guerra stessa, rendere feroci le vite dei popoli… Il contagio irrompe su una situazione già critica. Gli ultimi anni hanno segnato una rottura, sono venuti meno vecchi capisaldi sociali, anche rapporti politici. Soprattutto l’Occidente è da tempo in una crisi dove alla rottura dei vecchi modi di essere non corrisponde neanche un controllo del nuovo: fra il “come eravamo” e il “come saremo” è una navigazione a vista. Dobbiamo pensare a come riprenderci, ma una prefigurazione attendibile non si può fare. Ecco perché si parla di “cigno nero” o tempesta perfetta. Il virus rischia di trasformare le rotture col passato in una unica grande mazzata per l’umanità.”…

Erano già una mazzata quelle parole, che ci facevano ancora più male perché si aggiungevano alle ferite taglienti di ogni giorno inferte dal virus. Sono ancor più una mazzata oggi. E sta a noi ammortizzare le mazzate ricevute e renderle meno dolorose.

A contribuire in tal senso, non più la parola diretta, ma certamente il pensiero e i valori del nostro grande filosofo.

Caro Aldo, cercheremo di essere degni delle tue parole. Grazie di tutto… e che ti sia lieve la terra …

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Coronavirus: una Messa dal Castello, benzina di speranza, ricordando la peste del 1656

Un segno forte di identità e di speranza, carico di evocazioni storiche e sociali, l’evento che ha aperto la Settimana Pasquale a Cava de’ Tirreni.

Alle 9,30 del 5 aprile, Domenica delle Palme, Monsignor Orazio Soricelli, Arcivescovo dell’Arcidiocesi Amalfi-Cava de’ Tirreni, ha celebrato la Messa nella Cappella di Monte Castello. Una Cappella quasi vuota, come si addice a questi tempi, alla presenza di pochi addetti, come il concelebrante don Rosario Sessa, il cerimoniere don Pasquale Pagano, il Vicesindaco Armando Lamberti, Mario Sparano Presidente dell’Ente Montecastello, promotore dell’iniziativa, il Coordinatore della Protezione Civile Francesco Loffredo,

Vuota la Cappella, ma piena e attenta tutta la Valle Metelliana, grazie al microfono che ha espanso parole e suoni tra Borgo e casali, e grazie al collegamento in diretta con le antenne di Quarta Rete RTC, che hanno idealmente aperto a tutti le porte del Castello. Soprattutto, pieni i cuori, perché quella benedizione che ha concluso il rito ricorda la benedizione analoga avvenuta al tempo della pestilenza che dimezzò quasi la popolazione cavese nel 1656. Allora, il parroco dell’Annunziata, don Angelo Franco, salì in processione sulla montagna per benedire il popolo e scongiurare il diffondersi del contagio e della strage.

Nell’ìmmaginario popolare, la processione ci fu durante la peste e frenò il disastro, facendo gridare al miracolo e aprendo la strada alla rievocazione che da allora ogni anno si effettua durante la Festa del Santissimo Sacramento, nell’Ottava del Corpus Domini. In realtà, come attestano alcuni autorevoli storici, Salvatore Milano in testa, pare che la processione reale ci sia stata l’anno successivo, per ringraziare dello scampato pericolo e chiedere di essere preservati in futuro da flagelli del genere.

La discussione è ancora aperta, ma sinceramente possiamo dire che questo non cambia nulla rispetto al significato e alla portata della Celebrazione di domenica 5 aprile. Tutti i cavesi, al diffondersi della benedizione ed al suono delle campane (di recente recuperate, anche grazie all’iniziativa del benemerito don Peppino Di Maio, che da poco ci ha lasciati), si sono sentiti uniti da questo filo di dolore e di speranza che li lega ai loro antenati e soprattutto al filo di dolore e di speranza che li lega tra loro oggi, sotto la tempesta del Coronavirus.

E l’attesa, come pure l’emozione dell’evento, sono state forti. Forse, non ci si aspettano miracoli, così come giorni fa in fondo non era il miracolo, ma il “sostegno” di fede e di speranza che si richiedeva nella preghiera “cosmica” e nella benedizione urbi et orbi di Papa Francesco nella Piazza San Pietro vuota. Ma episodi così significativi non possono che essere carezze di speranza, benzina di quell’energia interiore e di quel consolatorio tenersi per mano di cui tanto abbiamo bisogno in questi giorni.

Non sono segni di potere, ma è il potere dei segni che agisce. E lo stesso Mons. Soricelli, oltre al naturale slancio di fede che anima il credente, ha parlato e operato in tal senso. Ha condiviso umanamente il dubbio e le incertezze e le paure di tutti, ha evocato religiosamente la forza d’animo di Gesù Cristo nell’Orto degli Ulivi e nel corso di tutta la Sua Passione, ha auspicato l’uscita dalla tempesta, ha invitato universalmente alla reazione personale improntata all’Amore e alla Misericordia, unici palliativi possibili rispetto al pericoloso virus della rabbia e della chiusura interiore.

E in quei momenti non poteva non venirci in mente che una settimana dopo la Benedizione a San Pietro anche Papa Francesco, nel suo energetico appello di venerdì 3 aprile alla televisione, si è mosso in tale direzione, aggiungendo, come è suo solito, il richiamo alla Tenerezza e stimolando, con un’espressione “elettrica”, la creatività dell’amore.

Alla fine della cerimonia, tra suono di campane e inno nazionale, l’antidoto energetico è rimasto nell’aria. Speriamo che ci aiuti il più possibile la reattività di ognuno di noi, credente o non credente che sia.

Intanto ci apprestiamo tutti alla Settimana Pasquale, una Pasqua che nessuno dimenticherà. Domenica 12 aprile suoneranno di nuovo le campane per la Resurrezione del Cristo. Ma purtroppo sappiamo bene che non potrà ancora essere la “nostra” Pasqua, cioè il tempo in cui questa pesantissima corona ci cadrà finalmente dalla testa.

Ma, anche se più tardi, la nostra Pasqua verrà… Contiamoci e intanto non dimentichiamo di offrire il nostro contributo.

Verrà questa benedetta Pasqua. Adda sulo passà ‘a nuttata … e così sia.

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La continuazione liturgica della Settimana Pasquale prevede, in ambiente chiuso e con trasmissioni mediatiche:

Venerdì 10 aprile la celebrazione della Passione di Cristo, alle ore 16,30;

la Veglia Paquale alle 22,30 di sabato 11 aprile;

la Santa Messa alle 9,30 di Domenica 12 aprile.

Musica e fumetti ai tempi del Coronavirus. I Puzzle arrivano sul web con le loro cover a colori

C’è chi si annoia, chi si attacca alla tv, chi ancora decide di fare attività fisica. E poi ci sono loro, che fanno di questa quarantena un’occasione per mettere in gioco il proprio talento e la propria passione per la musica. I Puzzle arrivano sul web con cover e vignette simpatiche.

Da soli due giorni sul web ma la voglia di continuare a cantare e a creare è sempre più. Raffaele e Andrea Scocozza sono fratelli, due giovani ebolitani, amanti della musica. Voce e piano divengono il passatempo giusto per affrontare queste giornate. Cantano, suonano, rivisitano canzoni, ma non solo. Grazie alle capacità creative, i ragazzi decidono di mettere nero su bianco quanto vivono in questa quarantena con vignette simpatiche. Un esempio per i tanti giovani? Si, l’obiettivo dei ragazzi è quello di far tesoro di questo momento particolare della vita di ognuno per mettere in gioco il proprio talento e non annoiarsi. Un mix perfetto tra i fumetti di Topolino e il movimento artistico degli anni 50/60, giochi di colori e disegni che catturano l’attenzione di chi ha come passatempo la home di Facebook.

“Ci siamo sempre chiusi nel nostro studio di casa per registrare – commentano i Puzzle – In queste ultime due settimane le ore passate al pianoforte sono aumentate e abbiamo deciso di trasformare la noia da coronavirus in produttività. Cantiamo, suoniamo e condividiamo. E’ il momento di comunicare al mondo positività. Siamo giovani e vediamo il futuro davanti a noi. Siamo convinti andrà tutto bene”.

La prima cover dei Puzzle è Mondo di Cesare Cremonini. Un messaggio perfetto di speranza che vuole vedere un mondo, quel pianeta che tanto amiamo e che ci piace, brillare ancor di più quanto prima. Le mani di Andrea toccano i tasti del pianoforte e la voce di Raffaele accompagnano i tre minuti di video. I due artisti hanno deciso di non “metterci la faccia” con la decisione di voler comunicare solo la propria musica e l’ironia con il disegno e i colori.

“Avete presente i pezzi di un puzzle? – racconta Raffaele – Si devono incastrare perfettamente affinché nasca la meraviglia di un’immagine limpida e ben dettagliata. Abbiamo deciso di dare questo nome al gruppo proprio perché ci sentiamo due pezzi di un enorme Puzzle chiamato musica”.

Un cantante – Raffaele – e un pianista – Andrea. Insieme, in uno studio arredato da pianoforte a coda e microfono shure amord, vinili e giradischi, danno vita alla musica. Si può dire che sono nati con le note musicali.

“Papà che strimpellava la chitarra per farci addormentare e la voce di nostra madre che cantava la ninna nanna – continua Andrea – Siamo cresciuti e quella semplice passione, dopo anni di formazione è divenuta il nostro pane quotidiano”.

I Puzzle rivisitano cover, rendendole loro, per poi approcciarsi a qualcosa di ancora più personale, la loro musica, i loro testi, le loro melodie. Compongono, creano, tra note, risate e riflessioni.