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CAVA DE’ TIRRENI (SA). INFORMACITTÀ COVID-19: aggiornamento del sindaco Vincenzo Servalli di sabato 6 giugno

 

CAVA DE’ TIRRENI (SA). La scomparsa di Ugo Mughini, già Dirigente Agesci e Mani Amiche, scout della Vita e partigiano della solidarietà

Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce: così recita il vecchio, amaro e realistico adagio.

Vi si intonano pienamente la figura e la persona di Ugo Mughini, scomparso all’età non avanzatissima di settantacinque anni, presso l’Ospedale San Leonardo di Salerno, dopo una lacerante odissea post operatoria di circa due mesi, tristemente solitaria, come purtroppo in questi dolorosi tempi di pandemia succede anche a chi col Covid non ha niente a che fare.

Ugo non faceva rumore, ma costruiva “foreste” solide, ora seminando ora facendosene albero dalle radici “armate”. Le costruiva con la forza di una personalità granitica e con l’energia di un’identità etica a prova di piccone, plasmatasi alla luce dei valori più alti del Cristianesimo militante e cementata da un senso del dovere “kantiano”, il tutto iniettato dalla crescita in Seminario, dagli studi classici presso il Liceo “Marco Galdi” di Cava de’ Tirreni, da una formazione culturale rigorosa e di ampio respiro, che traspariva già dal suo linguaggio, colto, raffinato, a volte altisonante, ma sempre preciso ed efficace. E, nel suo retroterra, come dimenticare la vicinanza ad una generazione ruggente, paladina della Cultura e sognatrice di un Mondo Nuovo? Quella stessa generazione di cui suo fratello Achille, storico leader politico di sinistra, è stato protagonista e anche “giardiniere”, nel territorio e non solo …

Già in gioventù Ugo Mughini nella “sua” Cava de’ Tirreni cominciò a piantare “semi di foresta”, come militante, come dirigente, come “testimone”, nell’ambito dell’Azione Cattolica, dell’attività Diocesana e in particolare dell’Agesci dei boy scout e delle guide.

Proprio la divisa dei baldi giovani di Baden Powell ha tracciato per tutta la vita solchi profondi su di lui e gli ha permesso di tracciarne di altrettanto profondi.

Non a caso nel corso della cerimonia funebre don Francesco Della Monica ha delineato la sua figura umana e sociale proprio attraverso la Legge degli Scout. Come è noto, essa chiede di: porre l’onore nel meritare fiducia, rendersi utile agli altri, amare e rispettare la natura, comportarsi con cortesia verso il prossimo, comportarsi con amicizia e cortesia verso tutti e spirito di fratellanza verso i commilitoni, saper sorridere e cantare anche di fronte alle difficoltà, saper rispettare i ruoli gerarchici, essere laborioso, economi, puri di pensieri, parole e azioni.

Un ritratto del tutto congruente. Chi ha conosciuto Ugo ha visto in lui uno “scout della vita”, spinto dalla convinzione che i valori scout fossero quelli giusti nella vita.

Perciò è sempre stato scout, dalla prima giovinezza alla pensione, e oltre. Ma intanto aveva costruito un’altra foresta solida nel suo lavoro di ragionieristica precisione amministrativa, svolto prima come funzionario IRI. e poi in privato, fondando la Società Italgenio e offrendo prestazioni sempre affidabili relative alla gestione di condomini, contratti assicurativi, contabilità varie, e via dicendo.

Questo comunque era un lavoro tecnico individuale, ma Ugo Mughini non rinunciava, non ha mai rinunciato alla sua proiezione nel sociale. Ci piace ricordarlo, come un protagonista della meritoria azione quasi trantennale di Mani Amiche, vale a dire uno dei fiori più profumati del volontariato civile, impegnato nel supporto al trasporto dei malati e nel sostegno materiale verso cittadini in emergenza fisica. Ricordo con piacere la passione e la competenza con cui coordinò, in occasione del ventennale, il Concorso poetico, letterario e artistico legato alla figura dell’indimenticabile presidentissimo Antonio Lodato. Ricordo con emozione la gioia con cui donarono un’autoambulanza ad un paese gemellato africano, arricchita dalla soddisfazione di essersi procurati un’altra macchina supero moderna.

Ugo era così: quando prendeva un impegno, lo faceva “suo” e nello stesso tempo si scioglieva generosamente nel collettivo, con un profondo senso della comunità.

Nel definire la sua navigazione sociale, però, non bisogna mai prescindere dalla sicurezza, dal calore e dall’affidabilità che gli derivava dal porto di partenza, cioè dalla dimensione familiare, che era l’altare della sua anima, la sua “foresta” più cara. Una foresta carica di frutti, seminata e rafforzata insieme con la carissima moglie Marisa Avagliano (docente di lettere, anche lei portatrice sana e formatrice di spina dorsale …) , la densa e colorata “Luna curiosa” degli scout, conosciuta e amata già ai primi tempi da esploratori e poi diventata la sua carissima compagna della vita, sinergica alleata nella costruzione di una famiglia basata su valori e ruoli che vengono da lontano e nello stesso tempo capace di guardare e lanciare lontano. E ne sanno qualcosa i figli, Rolando, Manuel e la stessa Miriam … ne sanno qualcosa gli altri familiari … ne sapranno qualcosa anche i dolci e cinguettanti nipotini, oggi Passerotto, Usignolo e Chicco di caffè, ma domani aspiranti aquile, grazie anche ai lanci dei nonni seminatori.

La forza della famiglia rende ancora più lacerante e “senza parole” il dolore del lungo distacco “senza parole”. E sono proprio quelle non dette le parole che pesano di più, come ha affettuosamente osservato la figlia Miriam alla fine del rito funebre. Un vuoto paradossale in rapporto ad un uomo che “di parole ne aveva sempre avute tante” e di tutti i tipi …

Forse, sarà proprio questo silenzio forzato il terreno su cui fiorirà in futuro la presenza di Ugo. Forse, accadrà quanto evocato dalle emozionanti e liriche parole del poeta Rugolo:

L’amore, negato, offeso,
fuggì senza allontanarsi,
ritornò senza essere partito,
perché la memoria potesse ricordare
e le parole avessero un senso
e i gesti una vita
e i fiori un profumo
e la luna una magia. Così, mentre il tempo moriva,
restava l’amore…

Nulla potrà cancellare il dolore della mancanza, così lacerante e quasi repentina, ma il valore e i valori e l’eredità d’affetti che Ugo ha lasciato sono stati tanto forti che la sua presenza in vita non potrà mai trasformarsi in assenza dopo la vita.

Passi pure il tempo, poi il dolore di oggi sarà il segno della felicità di ieri … e il cuore ricomincerà a respirare … e comunque resterà l’Amore, a creare nuove foreste …

CAVA DE’ TIRRENI (SA). INFORMACITTÀ COVID-19: aggiornamento del sindaco Vincenzo Servalli di venerdì 29 maggio

CAVA DE’ TIRRENI (SA). INFORMACITTÀ COVID-19: aggiornamento del sindaco Vincenzo Servalli di sabato 23 maggio

CAVA DE’ TIRRENI (SA). Coronavirus e canzoni di giovinezza: la musica di una vita

Su You Tube, un canale con le canzoni di Marco Criscuolo, docente in Piemonte e cavese doc.


Marco Criscuolo, docente di lettere in Piemonte, quarantenne o giù di lì, cantautore e poeta, fresco protagonista con la sua chitarra e le sue canzoni di un canale tutto suo, una finestra aperta su You Tube nei giorni della quarantena.

È stato un piacere, una bella emozione, rivederlo, riascoltarlo, ritornare col pensiero fino a vent’anni fa e oltre, tra i banchi di scuola e non solo, sorridere a sentirlo ripescare nel passato per alleggerire il presente e occhieggiare al futuro.

Marco oggi è piemontese di adozione,ma è cavese doc e, prima che collega, mi è stato “compagno di scuola” come alunno, in una solare terza, quarta, quinta A del Liceo Scientifico “Genoino”. Di fine secolo scorso. Ed è da lì che partono, come flash, le note dei ricordi.

Marco con la chitarra, con la musica e la poesia ci è cresciuto, alimentando per di più la sua creatività in una classe talentuosa multitasking, dove, solo per citare il “suo” campo, si sono formati, tra gli altri: Valeria Monetti, poi attrice e cantante, esplosa a venti anni nel primo Amici di Maria De Filippi (allora chiamato Saranno famosi) e subito dopo protagonista al Teatro Brancaccio di Roma nel musical Sette spose per sette fratelli; Roberto Senatore, che proprio nei giorni della maturità arrivò in finale come avatar di Vasco Rossi nello show Momenti di gloria di Maike Bongiorno. E aggiungiamo anche Giovanna Rispoli, che a più riprese ha coltivato la sua passione per la poesia con riconoscimenti significativi ben oltre i confini della nostra città.

Marco già allora amava cantare e comporre, tanto è vero che alcune delle canzoni da lui presentate su You Tube sono state battezzate proprio in quegli anni ruggenti. Già allora con le sue performance si faceva apprezzare dai compagni e qualche volta è venuto in classe proprio con la sua chitarra.

Con quella chitarra si è presentato addirittura all’esame di maturità, introducendo il suo colloquio con Ehi uomo!, uno dei quattro assi (e più) del fresco poker-scala reale su You Tube.

Con quella chitarra qualche volta ci ha accompagnati nei gruppi di ascolto, dove era protagonista con le sue storie e le sue esperienze a battito di cuore… e di cuori, in linea sia con la sua dimensione di ragazzo i cui ormoni ballavano l’aerobica e che lasciava le ragazze “sotto la botta impressionate”, sia anche con la sua interiorità lirica e sognante, sensibile verso le problematiche e le contraddizioni della società e del mondo di allora.

Come dimenticare la sua “chitarrata” in una lezione-gruppo di ascolto svolta addirittura in riva al mare di Vietri in un solare primo pomeriggio di primavera? E come dimenticare che in quella stessa aula dove si era formato e aveva sognato e fatto sognare, in quella stessa aula dove aveva trasformato il fuoco distruttivo di Cecco Angiolieri in una poetica carezza bionda, proprio in quell’aula trascorse il suo primo giorno di tirocinio all’insegnamento, sviluppando un filo rosso tra le canzoni medievali e l’animo moderno e poi facendosi ammirare come aspirante prof cantautore alla Vecchioni?

Con quelle canzoni e con la sua band partecipò alle rassegne giovanili, tra cui, sempre con Ehi uomo!, a Mille chitarre contro la guerra. Era forte, ed è tornato forte il suo grido contro l’autolesionistica tendenza dell’uomo, per l’avidità di bigliettoni fatti vendendo fumo nero e discariche di grande quantità, ad uccidere se stesso e la natura macchiando così la miracolosa bellezza della vita che è a sua piena disposizione. Questa polemica, estesa alle ingiustizie sociali, poi è proseguita più virulenta in un’altra aggressiva canzone riproposta ora su You Tube, Merda e sangue, con un titolo che buca l’orecchio ed un testo rock rombante che esprime tutto il disagio dei giovani per il mondo corrotto di imbrogli e infamità, di mani sporche e vaccinate, di luride anime che producono merda e sangue nei nostri cuori, luce nera tra i colori.

Musica di protesta, perché egli era fermamente convinto della forza ideale insita nei giovani pronti a cambiare il mondo. Lo conferma in Quale libertà?, canzone non ancora edita sul web: Tra fucili e canzoni noi combattiamo con le nostre canzoni… Non puoi credere nella libertà, se pensi che nel mondo qualcosa cambierà e se qualcuno… resta là!

Come si vede, i brani da lui presentati oggi su You Tube vengono da lontano. E li ha riportati alla luce perché guardano lontano e lui stesso vuole guardare lontano, sia rimettendosi in pista personalmente sia per creare il ponte di conoscenza verso suo figlio che ora sta crescendo che vorrà, dovrà conoscere il padre come persona che ha una storia, e vorrà, potrà capire che cosa sta veramente succedendo in questi mesi di pandemia e di rivoluzione del mondo e dei cuori.

Lo spunto primario dell’affacciata di Marco su You Tube è stato infatto offerto proprio dal Coronavirus e dai tempi del Covid. Infatti al figlio dedica il suo video più attuale, composto nei primi tempi della quarantena, quando lo slogan era Tutto andrà bene, ma intanto la paura di non farcela, le colonne di camion pieni di bare e i numeri in salita ci svangavano il cuore e già tra i letti d’ospedale svolazzavano quegli angeli in corsia pur sempre troppo umani a sostenere il volo dei malati, sia verso la guarigione che verso la solitaria chiusura degli occhi per l’abbraccio della morte. Nonostante tutto, non si indebolisce il grido di speranza di Marco. Tutto andrà bene! Un grido lanciato non a caso all’aperto, in mezzo ad un verde giardino. un grido cantato con il suo caratteristico stile: ritmo intenso e incalzante, chitarra battente, voce squillante con semitoni alla Battisti.

La summa del Marco di ieri e di quello di oggi la si ritrova in una quarta canzone, cioè Solitudine, scritta da lui vent’anni, cantata, ottimamente, dall’amico Guglielmo Sansonna. Vi si sentono la sensibilità musicale e il ricamo lirico del giovane che, dopo un’adolescenza rombante, ricca di luci ed ombre emozionali ed esistenziali, gravida di socialità e di protezioni affettive, si trova ad affrontare il grande salto verso una vita nuova, fuori dal porto. E non può evitare dubbi, striscianti malinconie, speranze e timori, la necessità di fare i conti con se stesso. Del resto la stessa riproposizione oggi è la voglia di un primo bilancio dopo quelle vaghe nebbie giovanili…

Di me che sono nessuno adesso, resterà almeno il riflesso? … Questi mondi,il verde, le case e poi… chissà se un giorno le rivedrò mai… e lei starà con me?… mi perdeò nel vento? Dalla finestra del mondo non si vede fino in fondo… La vita continua a ridere… ma… un attimo e poi il silenzio c’è dentro te: Solitudine”. Belle parole di ieri, in un video ben montato oggi, tutto da assaporare, emozionato ed emozionante, arricchito da immagini di silhouette in contro luce, di famiglie felici e di un Marco meditabondo, di nostalgiche immagini della “sua” Cava, della “sua” famiglia”, della “ua” classe, del “suo mondo”.

Parole poetiche, di un animo che non vuole rinunciare alle vibrazioni del verso puro, che mostra dita aperte alla luna ancora lontana, che sente l’ispirazione anche grazie ai grandi della letteratura, i morti amici che da pagine bianche parlano, con le loro illustri parole che lo spingono lontano dalla giovinezza, a contemplare l’infinito tra terra e cielo.

Un animo che non ha rinunciato a sognare e far sognare ed ha riaperto un ponte tra il suo mondo di oggi e quello di ieri, con la speranza forse di aprirsi praterie verso il mondo di domani. Un mondo, quello “d.C.” (non “dopo Cristo”, ma “dopo Corona”) che purtroppo è ancora pieno di incognite, ma che ci auguriamo sia meno pieno di “merda e sangue” e che in esso si possa gridare “Ehi uomo!” per sorridere ed abbracciare il fratello e non per urlare al fratello che uccide il fratello. ..

Intanto il nostro Marco il suo tassello di poesia, musica della vita, di rinnovamento sociale e personale lo sta mettendo. E viene naturale un abbraccio. Non virtuale, ma reale. Un abbraccio forte, che dia slancio a lui… e anche a noi…

Grazie, Marco… e buon viaggio nella tua vecchia vita nova!