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VALLE DELL’IRNO (Salerno). FestAmbiente Natura 2019, “Forum Parchi – aree protette, green community e bioeconomia in Campania”

L’allarme di Legambiente Onlus: a rischio la Biodiversità e le 10 proposte al governo regionale per il rilancio delle aree protette.


 «C’è ancora bisogno di parchi?»: è l’interrogativo posto durante il “Forum sui Parchi – aree protette, green community e bioeconomia in Campania”, durante il quale Legambiente Campania ha lanciato l’allarme sul rischio della perdita della biodiversitàcon relativo documento in 10 punti da sottoporre al governo campano per il cambiamento delle aree protette regionali  e l’innovazione sostanziale dei Parchi che, in termini economici, rappresentano il 7% del PIL mondiale.

I presidenti degli 11 parchi della Campania si sono confrontati nel corso del focus promosso in occasione di “Festambiente Natura 2019  – Parchi e aree protette”, il primo ecofestival della Valle dell’Irno, promosso da Legambiente Campania  in sinergia con Legambiente Valle dell’Irno, circolo che quest’anno compie 30 anni di attività.

“Dove stiamo andando nella conservazione della biodiversità? Cosa significa perdere la biodiversità? E’ un allarme fondamentale – spiega Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette Legambiente – La conservazione delle  diversità bio racconta di un clima che sta condizionando gli habitat, con specie che si adattano ed altre che scompaiono. Si pensi alle api che sono degli impollinatori fondamentali. I Parchi nella conservazione hanno avuto un ruolo determinante, attori protagonisti della salvaguardia, necessitano però di innovazione e miglioramento, realizzando la connessione con i luoghi e le comunità. I parchi, se non sono player territoriali, diventano una zavorra. Le aree protette sono la banca del bene comune, le strutture della bioeconomy, dell’ecoturismo e della bioagricolutura (circa 250mila imprese agricole registrate da UnionCamere nelle aree protette)”. E in riferimento alla Campania aggiunge: È necessaria una riflessione corale. Il testo della Regione che intende accorpare i parchi regionali in un unico grande parco è fuori da ogni logica. Anzi come Legambiente ci stiamo muovendo per creare nuovi parchi, come quello del Matese, allargare le aree del cilentano e prevedere un’area protetta per la penisola sorrentina-amalfitana”. 

Lancia un grido d’allarme per il riscatto delle aree interne anche il presidente di Legambiente Valle dell’Irno, Antonio D’Auria“Cosa possiamo fare di diverso?”, incalza, evidenziando le continua attività di salvaguardia e di denuncia svolta dai volontari dal circolo che quest’anno festeggia 30 anni dalla fondazione, in particolare rispetto all’Oasi Naturalistica di Frassineto.

Sulla percezione dei parchi e sulla diffusione della consapevolezza nei cittadini insiste il presidente di Legambiente Campania, Mariateresa Imparato, che sottolinea la storia e l’impegno del circolo della Valle dell’Irno  e di tutte le esperienze campane che moltiplicano il senso di appartenenza alle aree protette: “Prima i parchi era uno scrigno chiuso, oggi sono fruibili. Partecipano alla lotta alle emergenze mondiali e ai cambiamenti climatici. C’è bisogno di sostenerli per la manutenzione. Stiamo provando a sostenere il dialogo tra i presidenti delle riserve, Legambiente  e le comunità. Si continua a parlare di urgenza plastica, una risposta sarebbe non erogare fondi a sovvenzioni alle sagre che la utilizzano. Nelle prossime settimane ci saranno le barche a vela nella penisola sorrentina e in Cilento per l’avvistamento plastica, per l’antincendio. Nei parchi si fa innovazione, agricoltura biologica, comunità energetica e a breve usciremo con il dossier comuni rinnovabili. Occorre tracciare nuove strade. Il 7% del Pil mondiale fa riferimento alla biodiversità: dobbiamo fare occupazione attraverso la protezione dei territori”. 

Presenti tutti i presidenti dei parchi, in dialogo con i vertici di Legambiente Campania e il presidente Mariateresa Imparato: Antonio Briscione, presidente della Riserve Naturali “Foce Sele – Tanagro”; Gregorio Romano, direttore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e aree marine protette di santa Maria di Castellabate e Baia degli Infreschi e della Masseta; Giovanni Sabatino, presidente della riserva naturale Foce Volturno – Costa di Licola, Lago Falciano; il capitano Alberto Mandrillo della Capitaneria di Porto di Salerno; Fabio Guerriero, presidente del parco dei Monti Picentini; Pasquale Raia, responsabile regionale aree protette, Francesco Iovino, presidente del Parco regionale del Partenio;Antonio Crescenzo, presidente del Parco del Fiume Sarno; Luigi Maria Verrengia, presidente parco Roccamonfina – Foce Garigliano.

Tanti i temi discussi, dalla mobilità sostenibile, alla gestione diretta , alla desertificazione post agricoltura intensiva, la necessità di rendere le aree protette fruibili e l’attività legislativa da rilanciare, la necessità di un Piano del Parco  e l’incidenza Plastic Free come azione propulsiva. E ancora know how e centro di raccolta dati nel tentativo di contrasto all’abusivismo e alle attività illegali, come nel caso delle capitanerie di porto.

Immagina una “destinazione specifica di area protetta per l’Oasi di Frassineto da portare avanti”, il consigliere regionale Tommaso Amabile, che si sofferma sugli interventi messi in campo dal governo della Campania e quelli da incentivare. Si sofferma sull’attività di sensibilizzazione e di sostegno svolta dal comune di Fisciano il sindaco Vincenzo Sessa, ricordando che “il Frassineto appartiene a tutta la Valle dell’Irno”. 

IL DOCUMENTO LEGAMBIENTE ONLUS (estratto):

“La rete dei parchi e della aree protette è nata dalla duplice necessità di arrestare i vasti processi di degradazione in atto e partire dall’uso sostenibile del territorio, dalla risorse più preziose quali biodiversità, acqua, suolo – si legge nel documento elaborato –  Parchi come infrastrutture della green economy, come esempi virtuosi di un modello di governo del territorio che potrebbe e dovrebbe allargarsi a tutto il territorio, bel oltre i confini delle aree protette. Riportare quindi le aree protette della Campania  dall’oblio, complice l’inadeguatezza legislativa, alla rinascita. Perché negli ultimi anni la riduzione dei finanziamenti pubblici, la precarizzazione della governance e l’uso disinvolto dei commissariamenti hanno messo a rischio lo stesso funzionamento ordinario delle aree protette regionali. Più volte disattesi gli adempimenti fissati dalle direttive comunitarie per il completamento della rete natura 2000, danneggiando il sistema delle aree protette anziché sostenerlo con azioni coerenti per la tutela della biodiversità.

LE 10 PROPOSTE:

«Chiediamo che la Regione Campania assuma coerenti e concreti impegni, a cominciare da quelli di bilancio per un settore che è invece fondamentale per l’economia. In particolare la Regione deve:

  1. Rilanciare e razionalizzare il sistema regionale integrandolo maggiormente con la rete Natura 2000, trasferendo la gestione e le risorse delle aree natura 2000 alle aree protette;
  2. Introdurre opportune modifiche alla legge regionale sulle aree protette;
  3. Creare un capitolo di bilancio dedicato alle aree protette regionali con risorse adeguate per strutturare gli enti parco attraverso piante organiche stabili e governance coerenti, e assegnare alle aree protette fondi straordinari attraverso misure specifiche della Programmazione comunitaria e migliorando le esperienze fatte attraverso i PIRAP;
  4. Creare un Osservatorio regionale per la biodiversità, le aree naturali e le aree Unesco per una gestione integrata del capitale naturale della Campania, e rivedere la composizione e la struttura degli attuali strumenti conoscitivi e di governance di livello regionale  (Comitati, osservatori faunistisci, etc..);
  5. Implementare le dotazione di personale dell’Ufficio regionale Parchi e Riserve;
  6. Finanziare il Piano triennale di educazione ambientale, e finanziare gli orti botanici, i Centri di Educazione Ambientali ed i CRAS riconosciuti;
  7. Valorizzare le strategie ed i progetti di rete tra le aree protette, nazionali o regionali e le comunità locali;
  8. Valorizzare le esperienze e il contributo delle associazioni ambientaliste nella gestione diretta del capitale naturale, nella sua prevenzione e valorizzazione;
  9. Promuovere azioni per la bioeconomia e la green economy valorizzando le produzioni biologiche e di qualità;
  10. Rafforzare il ruolo delle comunità locali sostenendo la nascita delle green community e puntando sullo sviluppo delle aree interne e delle economie locali».

Il mare più bello 2019, Pollica (Sa) e il Cilento Antico al top della classifica delle 5 vele

È il Tirreno il mare più premiato con ben sette comprensori a Cinque Vele, mentre la classifica delle Regioni vede la Sardegna al primo posto con la bandiera a Cinque Vele che sventola su cinque litorali dell’isola, seguita da Sicilia, Puglia, Campania e Toscana.


Le località più belle d’Italia si affacciano sul Tirreno. Lo dice la guida di Legambiente e Touring Club Italiano, Il mare più bello 2019, che quest’anno assegna il riconoscimento delle 5 vele a ben sette comprensori turistici bagnati da quelle acque. In testa alla classifica c’è il Cilento Antico guidato da Pollica (Sa), la perla del Cilento e comune capofila tra quelli del comprensorio campano. A seguire il litorale della Maremma Toscana guidato da Castiglione della Pescaia (Gr), quindi la Baronia di Posada (Nu) e il Parco di Tepilora, il Litorale di Chiacon Domus De Maria (Sud Sardegna), Baunei (Nu), l’Alto Salento Jonico guidato da Nardò(Le), la Planargia con Bosa (Or), la Costa d’Argento e l’Isola del Giglio (Gr), le Cinque Terre guidate da Vernazza (Sp), l’isola di Pantelleria (Tp), la Gallura Costiera e l’area marina protetta di Capo Testa Punta Falcone guidata da Santa Teresa di Gallura (Ss), laCosta del Mito e l’area marina protetta Coste degli Infreschi e della Masseta guidata daSan Giovanni a Piro (Sa), l’Alto Salento Adriatico guidato da Melendugno (Le), la costa delParco agrario degli Ulivi secolari guidata da Polignano a Mare (Ba), il Litorale Trapanese Nord guidato da San Vito lo Capo (Tp) e l’isola di Ustica (Pa). E nella guida entra un nuovo simbolo: quello dei comuni “plastic free”.

La guida sul “meglio del mare e dei laghi italiani” – dove trascorrere una vacanza attenta all’ambiente, all’insegna di natura e acqua pulita ma anche di eccellenze enogastronomiche e luoghi d’arte – è stata presentata questa mattina a Roma a villa Celimontana nell’ambito del workshop conclusivo del progetto MedSeaLitter. All’appuntamento – che si è concluso con la premiazione dei sindaci dei comprensori turistici che si aggiudicano quest’anno le “5 vele” ed è stato coordinato dal responsabile mare e turismo di Legambiente, Sebastiano Venneri – sono intervenuti, tra gli altri, il Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Salvatore Micillo, Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente e Franco Iseppi, presidente del Touring Club Italiano.

“Anche quest’anno raccontiamo quanto di buono fanno le amministrazioni locali costiere lungo la nostra penisola – ha dichiarato Sebastiano Venneri, responsabile Mare e Turismo Legambiente -. Il mondo del mare, infatti, si trova a dover dare risposte all’altezza delle sfide imposte dalla crisi ambientale planetaria e ha messo su un bel ventaglio di proposte e iniziative: enti locali, imprenditori privati, associazioni e regioni si sono impegnati a proporre soluzioni avanzate per una vacanza amica dell’ambiente. Tante pratiche concrete sulle quali, ne siamo più che mai convinti, cominciare a cambiare le sorti del pianeta”.

“La guida, frutto della storica collaborazione tra Touring Club Italiano e Legambiente, è un periplo lungo i 7500 chilometri di coste italiane che stimola la nostra voglia di viaggio e vacanze, ma è anche, anzi soprattutto, un vaglio rigoroso dello stato di salute dei nostri mari – ha affermato Franco Iseppi, Presidente del Touring Club Italiano -. La rigorosa selezione proposta dalla guida rappresenta bene la nostra missione: valorizzare il paesaggio, il patrimonio artistico culturale e le economie produttive dei territori. Ne risulta non una classifica, ma una mappatura geografica che fotografa le straordinarie ricchezze dei nostri mari e dei nostri laghi e segnala le buone pratiche ambientali, amministrative, turistiche che contribuiscono a conservarle e a farle conoscere. Un contributo, speriamo, all’anima attiva e green che sempre più spazio sta conquistando nella nostra società. Il tema delle coste ripropone una grande opportunità di sviluppo turistico, laddove si può trovare un rapporto virtuoso tra coste ed entroterra, perché è la condizione ideale per uno sviluppo sostenibile dell’intero territorio e per una pratica turistica che sia esperienziale, personale e sostenibile”.

Sono in tutto 97 i comprensori turistici individuati sulla base dei dati raccolti da Legambiente sulle caratteristiche ambientali e sulla qualità dell’ospitalità. I dati sono stati integrati dalle valutazioni espresse dai Circoli locali e dall’equipaggio della Goletta Verde.

Il giudizio attribuito a ciascun comprensorio, dalle 5 vele assegnate ai migliori fino a 1 vela, è frutto di valutazioni approfondite. I parametri sono divisi in due principali categorie: qualità ambientale e qualità dei servizi ricettivi. Così, vi saranno zone naturalisticamente più significative dei premiati con le 5 vele, ma con servizi turistici non eccellenti. Altri comprensori possono contare su località con strutture ricettive impeccabili in aree dove però mare e coste sono state più compromesse. 

Comprensori a Cinque vele

La Sardegna è la regione più premiata con 5 comprensori a 5 vele: dalle terre della Baronia di Posada, poco sotto Olbia, all’area, più a nord, che comprende la Gallura costiera; a sud le Cinque vele sventolano invece sul litorale di Baunei e su quello di Chia, la famosa spiaggia del Comune di Domus De Maria. Cinque vele anche sulla costa nord occidentale, lungo il litorale della Planargia, che comprende il Comune di Bosa.

Importanti anche i riconoscimenti ottenuti da Sicilia, Puglia, Campania e Toscana. Nel primo caso la vacanza a Cinque vele è assicurata in ben tre comprensori fra i primi classificati: ilLitorale Nord di Trapani, le coste dell’isola di Pantelleria, sempre in provincia di Trapani, e quelle dell’isola di Ustica, in provincia di Palermo. In Puglia è possibile godere di una vacanza a Cinque Vele lungo la costa del Parco Agrario degli Ulivi secolari, tra le provincie di Bari e Brindisi e, poco più sotto, nell’Alto Salento Adriatico e nell’Alto Salento Jonico, entrambi in provincia di Lecce. La Campania piazza due comprensori al top: il Cilento Antico, vincitore di quest’anno e la Costa del Mito entrambi in provincia di Salerno. Due comprensori a Cinque vele anche per la Toscana, i comuni della Maremma Toscana e, poco più a sud, quelli della Costa d’Argento e dell’isola del Giglio, tutti in provincia di Grosseto, mentre in Liguria le Cinque vele sventolano sui tre Comuni delle Cinque Terre.

Comprensori a Quattro vele

Anche i comprensori premiati con le Quattro vele si possono considerare luoghi di grande eccellenza, in grado di coniugare un territorio di qualità con gestione dei servizi di buon livello. Le Quattro vele sventolano in Sardegna su ben 10 comprensori turistici: sul litorale di Pula a sud dell’isola, nel Golfo degli Angeli, lungo la costa sud occidentale e le isole sulcitane, sulla Costa Verde, nel Golfo di Oristano, in quello dell’Asinara, nell’arcipelago de la Maddalena, nel Golfo di Olbia che comprende l’area marina protetta di Tavolara e ancora nel Golfo di Orosei e, poco più a sud, lungo il litorale dell’Ogliastra. Per quanto riguarda la Toscana, le Quattro vele vanno all’isoletta di Capraia, nell’Arcipelago Toscano. Quattro Vele in Puglia al versante Sud del Gargano, alle Isole Tremiti e al Basso Salento Adriatico. In Sicilia a due arcipelaghi, quello delle Egadi e quello delle Pelagie, all’isola di Salina e al Golfo di Noto. Le Quattro vele sventolano anche sul Golfo dei Poeti e lungo la Baia di Levante, in Liguria. In Lazio lungo le coste delle isole Ponziane, la Riviera di Ulisse e la Maremma Laziale; sui comuni della Costiera Amalfitana e l’Isola di Capri e nella Penisola Sorrentina, in Campania, e poi in Basilicata lungo la Costa di Maratea e sulla Costa dei Gelsomini, il tratto meridionale jonico della Calabria. Risalendo il mar Adriatico Quattro vele sono state assegnate quest’anno alla costa dell’Area Marina Protetta del Cerrano in Abruzzo e alla Riviera del Conero, nelle Marche.

Laghi

La guida dedica anche una sezione alle località del turismo lacustre. In questo caso è ilTrentino-Alto Adige la regione al top per numero di comprensori tra i primi classificati, con ben tre laghi dei sette a Cinque vele: il lago di Molveno, quello di Fiè e quello di Monticolo. Cinque vele anche per il lago dell’Accesa, in Toscana, quello di Avigliana Grande, inPiemonte, il lago del Mis in Veneto e la riva Occidentale del Lago di Garda.

Tra le azioni messe in campo per migliorare la sostenibilità ambientale delle nostre località turistiche, sono state le isole Tremiti le prime, un anno fa, ad adottare un provvedimento per bandire la plastica monouso sul proprio territorio, seguite poi dai comuni plastic free a cominciare proprio dai Comuni presenti sulla Guida di Legambiente e Touring Club Italiano e premiati con le 5 Vele. Ma negli ultimi mesi, c’è stata anche la bandiera Tartalove per gli stabilimenti che adottano per la propria attività sull’arenile criteri rispettosi di eventuali siti di nidificazione di tartarughe marine. E l’etichetta Ecospiagge per tutti, il marchio coniato da Legambiente e Village for All per gli stabilimenti che abbiano saputo mettere in atto misure di sostenibilità e di inclusività che consentano un accesso al mare anche ai meno abili. Infine la decisione di alcuni comuni adriatici di vietare il fumo di sigaretta sulle loro spiagge e l’iniziativa della Regione Puglia che bandisce la plastica monouso su tutti suoi lidi.

Quest’anno entra nella guida un nuovo simbolo: è quello dei comuni “plastic free”, cioè che hanno adottato misure per ridurre la plastica monouso sul proprio territorio.

Sono 32 quelli presenti nella guida Il mare più bello 2019: San Vito Chietino (Ch), Maratea (Pz), Castellabate (Sa), Pollica (Sa), Capri (Na), Ischia (Na), Sperlonga (Lt), Riomaggiore (Sp), Vernazza (Sp), Bordighera (Im), Otranto (Le), Isole Tremiti (Fg), Carloforte (Sud Sardegna), Domus de Maria (Sud Sardegna), Realmonte (Ag), Capo d’Orlando (Me), Taormina (Me), Favignana (Tp), Noto (Sr), Malfa (Me), Santa Marina Salina (Me), Lampedusa e Linosa (Ag), San Vito lo Capo (Tp), Pantelleria (Tp), Campo nell’Elba(Li), Capoliveri(Li), Marciana Marina (Li), Porto Azzurro (Li), Castiglione della Pescaia (Gr), Follonica(Gr), Scarlino (Gr), Chioggia (Ve).

Queste realtà all’avanguardia nella lotta alla plastica dimostrano come sia tanto urgente quanto possibile vietare l’uso delle stoviglie di plastica, stimolando all’utilizzo del riutilizzabile sui propri territori e anticipando e anticipando i tempi prevista dalla direttiva europea sul monouso approvata a fine marzo.

La presentazione della guida ha visto anche l’intervento dell’artista delle Cinque Terre Margot Bertonati, che ha consegnato a Legambiente il suo “pesce spazzino”, dal ventre squarciato e carico di bottiglie di plastica, affinché faccia il giro della Penisola a bordo della Goletta Verde, per sensibilizzare i cittadini sui danni dell’inquinamento da plastica nei nostri mari e sottolineare l’importanza di ogni buona pratica.

Non a caso la presentazione di Il mare più bello 2019 e la premiazione dei comuni dei comprensori a 5 vele hanno chiuso il workshop conclusivo di MedSeaLitter, un progetto cofinanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Interreg Med) e guidato dal Parco Nazionale delle Cinque Terre, per sviluppare e validare all’interno del bacino del Mediterraneo un protocollo per il monitoraggio dei macro rifiuti galleggianti e dei rifiuti ingeriti nel biota, valutando anche il rischio di esposizione delle specie marine inserite nelle direttive europee.

L’incontro è stato, inoltre, l’occasione per aprire il bando per le candidature di quest’anno al
Premio Angelo Vassallo, promosso da ANCI e Legambiente – insieme a Libera, Slowfood e Federparchi e al Comune di Pollica – per premiare ogni anno la realtà amministrativa che meglio ha saputo cogliere l’eredità morale e politica del Sindaco pescatore, barbaramente ucciso nel settembre del 2010.

Classifica dei laghi

Posizione Regione Comune PR Lago Vele 2019
1 Trentino Alto Adige MOLVENO Tn Lago di Molveno 5
2 Veneto SOSPIROLO Bl Lago del Mis 5
3 Lombardia GARDONE RIVIERA Bs Lago di Garda – Riva occidentale 5
3 Lombardia GARGNANO Bs
3 Lombardia LIMONE SUL GARDA Bs
3 Trentino Alto Adige RIVA DEL GARDA Tn
3 Lombardia TIGNALE Bs
4 Trentino Alto Adige FIE’ ALLO SCILIAR Bz Lago di Fiè 5
5 Trentino Alto Adige APPIANO SULLA STRADA DEL VINO Bz Lago di Monticolo 5
6 Toscana MASSA MARITTIMA Gr Lago dell’Accesa 5
7 Piemonte AVIGLIANA To Lago di Avigliana Grande 5

 

Classifica dei comprensori 5 Vele

1 Cilento Antico (Sa) 5 Pollica, Acciaroli e Pioppi – Castellabate – San Mauro Cilento – Montecorice
2 Maremma Toscana (Gr) 5 Castiglione della Pescaia – Scarlino – Marina di grosseto – Follonica
3 Baronia di Posada e Parco di Tepilora (Nu) 5 Posada – Siniscola
4 Litorale di Chia (Sud Sardegna) 5 Domus de Maria
5 Baunei (Nu) 5 Baunei
6 Alto Salento Jonico (Le) 5 Nardò – Gallipoli – Porto Cesareo – Racale
7 Planargia (Or) 5 Bosa
8 Costa d’Argento e Isola del Giglio (Gr) 5 Isola del Giglio – Capalbio – Orbetello – Magliano in Toscana – Monte Argentario
9 Cinqueterre (Sp) 5 Vernazza – Riomaggiore – Monterosso al mare
10 Pantelleria (Tp) 5 Pantelleria
11 Gallura costiera e AMP Capo Testa (Ss) 5 Santa Teresa di Gallura – Palau – Arzachena
12 Costa del Mito e AMP Costa degli Infreschi e Masseta (Sa) 5 San Giovanni a Piro –Camerota – Palinuro – Pisciotta
13 Alto Salento Adriatico (Le) 5 Melendugno – Otranto – Vernole
14 Parco agrario degli Ulivi secolari (Ba e Br) 5 Polignano a mare – Ostuni – Monopoli – Fasano – Carovigno
15 Litorale Trapanese Nord (Tp) 5 San Vito lo Capo – Custonaci – Erice
16 Ustica (Pa) 5 Ustica

 

Classifica delle regioni

1) Sardegna

2) Sicilia

3) Puglia

4) Campania

5) Toscana

6) Liguria

SALERNO. FestAmbiente Natura 2019, Parchi e Aree Protette

Il primo ecofestival della Valle dell’Irno, tra bioeconomy, green community, aree protette e biodiversità, workshop, musica, food plastic free.


Tre giorni per immergersi nella natura incontaminata e per valorizzare l’identità dei territori e delle proprie vocazioni: è “FestAmbiente Natura – Parchi e Aree Protette”, l’ecofestival itinerante promosso da Legambiente Campania con la collaborazione del circolo Legambiente Valle dell’Irno e dell’Area Naturalistica di Frassineto, in cartellone per la prima volta nel territorio irnino dal 14 al 16 giugno 2019, con il patrocinio dei Comuni di Baronissi, Fisciano, Pellezzano, Calvanico e Mercato San Severino.

Un week end per raccontare l’ambiente naturale e la montagna, per sensibilizzare alla sua salvaguardia e alla corretta gestione del patrimonio paesaggistico. Tra storia e cultura, tra alberi secolari e laboratori ludo-didattici, muovendosi tra location differenti attraverso i Comuni della Valle dell’Irno.

Bioeconomy, green community, aree protette e biodiversità saranno alcuni dei focus sviluppati dai vari workshop che si alterneranno tra venerdì e sabato, accompagnati da musicafiabe  e food, per concludersi nel pranzo domenicale all’aria aperta per riscoprire la convivialità dei cibi consumati insieme, ma rigorosamente plastic free, in un viaggio esperenziale attraverso l’Oasi di Frassineto.

“Tra tutti i problemi che l’uomo si trova a dover risolvere, quello della conservazione dell’ambiente è il più urgente, per la salvezza e la sopravvivenza della stessa umanità – sottolinea Antonio D’Auria, presidente di Legambiente Valle dell’Irno – I maggiori pericoli che oggi minacciano la natura discendono dal disboscamento, dall’erosione del suolo, dall’abuso degli insetticidi, dagli inquinamenti, dalla sostituzione degli habitat edificati a quelli naturali. In una parola, dall’egoismo sfrenato e rapinatore dell’uomo”.

A fronte della progressiva distruzione della fauna, della flora e delle bellezze naturali, si contrappone la promozione di iniziative rivolte alla conservazione di zone protette e di riserva, come i Parchi, veri “Santuari della natura conservata nella sua integrità”. 

“Un vero e proprio museo vivente offerto ai nostri figli e alle generazioni future – insiste il presidente D’Auria – per un autentico contatto con la natura, per la distensione, il riposo, l’elevazione spirituale e l’attività fisica in un ambiente sano e di incomparabile valore educativo e culturale. Questo è oggi il Parco del Frassineto, un’oasi naturalistica, nel trentennale della gestione a cura del circolo Legambiente Valle dell’Irno. Lo scopo è sensibilizzare le amministrazioni e i cittadini ad un miglior approccio al tema naturalistico. Saranno presenti  tutti i direttori dei Parchi campani per un confronto, per migliorarsi in sinergia con la politica. Abbiamo diverse realtà nella Valle: Frassineto, fiore all’occhiello per gestione, a fronte di situazioni critiche  come il  Parco Urbano dell’Irno che ha usufruito di fondi pubblici non indifferenti e allo stato attuale versa in condizioni pietose. Questo è quello da far emergere: la politica non può acquisire fondi pubblici, investirli e poi dimenticarsene: noi denunceremo. Altra realtà è il castello di San Severino, che potrebbe essere una risorsa per il territorio. La guardia deve essere sempre alta”. 

A sostenere la necessità della sinergia tra volontari e istituzioni interviene il sindaco di Fisciano, Vincenzo Sessa: “Dobbiamo smuovere le coscienze. E’ importantissima la gestione che Legambiente opera nella nostra Oasi di Frassineto. Come ente siamo vicini anche con un contributo economico. Vorrei sottolineare, però,  che l’oasi di Frassineto non è solo del comune di Fisciano, ma di tutta la Valle dell’Irno. Chiedo a tutte le amministrazioni di fare squadra, di creare sinergie. Ormai questo è il passo in più che la politica deve fare. Dobbiamo metterci insieme e creare delle opportunità. L’oasi può essere un volano turistico e non solo”. 

“FestAmbiente mette a sistema il lavoro svolto in 30 anni dal circolo Legambiente sul territorio e in particolare sull’oasi del Frassineto– spiega il direttore Legambiente Campania, Francesca Ferro – L’ha valorizzata, sistemata, per poter essere fruita da tutti. È l’avvio di una valorizzazione di tipo diverso, verso la sostenibilità ambientale ed economica di queste aree, che entra in sinergia con l’economia civile e circolare. Festambiente associa inoltre focus politici e di approfondimento a momenti in cui si vive la comunità, si sta insieme secondo le regole della sostenibilità, tutti plastic free. L’obiettivo è incentivare la socializzazione e l’aggregazione”.

PROGRAMMA FESTAMBIENTE NATURA 2019

VENERDÌ 14 GIUGNO

PRESSO I GIARDINI ROCCO NAPOLI, PENTA DI FISCIANO (SA)

  • ore 16.30

Convegno ” I luoghi e le persone: l’impegno di Legambiente per la natura in Campania “.

Coordina Francesca Ferro, Direttrice Legambiente Campania.

  • ore 19.00

Presentazione libro “Frassineto: un bosco da vivere (1989/2019)”.

Coordina Michele Buonomo, Segretario Nazionale Legambiente.

  • ore 21.00

Serata Musicale con i gruppi “Algoritmo” e “Cosmorama”.

Area food plastic free a cura del Circolo culturale Gerardo Pecoraro.

SABATO 15 GIUGNO

  • ore9.30 PRESSO LA SALA GAETANO SESSA -COMUNE DI FISCIANO

Forum Parchi: aree protette, green community e bioeconomia in Campania. Le proposte e le iniziative per la tutela del capitale naturale.

Partecipano i Presidenti e i Dirigenti dei Parchi e delle Aree protette presenti in Campania.

Introduce Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità Legambiente.

Coordina Mariateresa Imparato, Presidente Legambiente Campania.

  • ore18.00 PRESSO GAIANO DI FISCIANO

Trekking urbano a cura dell’associazione ViviFisciano

  • ore20.00 PRESSO L’AREA NATURALISTICA “FRASSINETO” (GAIANO)

“Fiaba nel Bosco” a cura dell’associazione Montagna Amica 

DOMENICA 16 GIUGNO

GIORNATA PRESSO L’AREA NATURALISTICA “FRASSINETO”:

  • Apicultura
  • Liberazione rapaci
  • Citizien Scienze: Bioblitz Volontari per Natura
  • Visite Guidate
  • Nozioni di Meteorologia di base a cura di CHE TEMPO FA
  • Pranzo a sacco, ma solo plastic free!

Caccia, Legambiente denuncia minaccia imminente di danno ambientale

legambiente-vivimediaNAPOLI. Una minaccia imminente di danno ambientale, irrimediabile e concreta, a causa di attività venatoria. È quanto denuncia Legambiente, tramite un esposto alle Prefetture Salerno, Napoli e Caserta , al Ministro dell’Ambiente, cui chiede informazioni sui provvedimenti assunti dallo Stato a tutela dell’ambiente.Ad agosto, l’associazione ha inviato al governo una richiesta urgente di posticipo della stagione venatoria, sottolineando l’eccezionalità della situazione determinata dall’assenza prolungata di precipitazioni, da temperature sopra la media e da numerosi incendi boschivi in vaste aree del nostro Paese, che hanno messo e mettono fortemente a rischio la conservazione della fauna.

Non avendo ricevuto alcun cenno di riscontro, Legambiente ribadisce che l’esercizio dell’attività venatoria è consentito purché non contrasti con l’esigenza di conservazione della fauna selvatica, patrimonio indisponibile dello Stato. E denuncia nuovamente come le conseguenze della grave siccità protrattasi per molti mesi e degli eccezionali incendi di vegetazione abbiano riguardato alcune delle fasi biologiche più delicate per la sopravvivenza delle specie selvatiche: la migrazione prenuziale, per l’avifauna, e la riproduzione e lo svezzamento della prole, per tutte le specie.

In particolare, i dati meteoclimatici indicano che il 2017 è stato caratterizzato, già dall’inizio dell’anno, da una situazione meteorologica decisamente critica, caratterizzata da temperature massime assai elevate e prolungati periodi di siccità, che ha determinato in tutta Italia una situazione accentuata di stress in molti ecosistemi.

Questa situazione è stata ulteriormente aggravata da una drammatica espansione del numero degli incendi e della superficie percorsa dal fuoco: in Campania tra maggio e luglio sono andati in fumo 13.037 ettari di superfici boschive, quattro volte la superficie bruciata in tutto il 2016. La provincia più colpita risulta quella di Salerno con 6.007 ettari distrutti dal fuoco pari al 46% della superficie totale regionale bruciata; segue la Provincia di Napoli con 3.143 ettari bruciati, dove si registra il disastro ambientale più grave del Vesuvio . Maggiormente colpite le aree protette, dai Parchi Nazionali, Vesuvio in primis, a quelli regionali. In particolare gli incendi nel 2017 hanno coinvolto in Campania 24 Siti di Importanza Comunitaria, 6 Zone di Protezione Speciale e 13 Parchi e Aree protette, intaccando per molti mesi o, nel caso di habitat forestali, per anni, alcuni degli ambienti naturali e degli habitat protetti più preziosi per soddisfare le esigenze essenziali di rifugio, trofiche e riproduttive delle popolazioni di fauna selvatica presenti nella nostra regione.

“Già in condizioni ordinarie- commenta Pasquale Raia, responsabile Aree Protette Legambiente Campania- per poter essere autorizzata, la caccia ha l’obbligo di essere supportata da dati oggettivi, puntuali e aggiornati. La Regione Campania  l’ha autorizzata senza che sia stato fatto il monitoraggio a scala regionale delle specie cacciabili, né la lettura e l’analisi dei tesserini venatori per valutare l’impatto dei carnieri realizzati. Senza alcuna banca dati regionale regolarmente implementata che supporti scientificamente le autorizzazioni annualmente rilasciate. Senza valutazione di incidenza relativamente ai siti Natura 2000 percorsi dal fuoco nel 2017. A fronte di ciò e delle condizioni di rischio non ordinarie per la conservazione della fauna appena illustrate, Legambiente denuncia quindi che la caccia – il cui obiettivo è l’uccisione diretta di specie di fauna selvatica – rende irrimediabile e concreta la minaccia imminente di danno ambientale.”

Referendum del 17 aprile: l’invito al voto di Legambiente

CAVA DE’ TIRRENI (SA). «Gli economisti hanno costruito un modello di sviluppo sulla falsariga della meccanica di Newton»: questo uno dei lievmotiv della battaglia contro un sistema ancora fortemente incentrato sullo sfruttamento delle risorse fossili. Un mondo in cui nulla si crea e nulla si distrugge ma in cui ci s’imbatte nel paradosso della pretesa di una crescita infinita su un pianeta con tutti i limiti del “finito”. Per cui, ferma restando l’esistenza del suddetto principio di conservazione, è anche vero che la seconda legge della termodinamica ci dice che un’energia, una volta consumata, non si può trasformarla nella sua forma originaria. Il che, empiricamente, equivale ad affermare che, quando un litro di benzina viene bruciata in un’auto, questa energia è andata via per sempre e che, per ritrovarla, bisogna consumarne dell’altra. Generando quella corsa al petrolio che si sta rivelando un tentativo piuttosto malmostoso di restare abbarbicati a schemi di sviluppo involutivi sotto ogni punto di vista.

Questo il messaggio di cui si fa foriera Legambiente Cava de’ Tirreni che da oltre un mese è attivamente impegnata, con stand e campagne di comunicazione, nel palesare alla cittadinanza le potenzialità di una politica energetica non più dipendente dal petrolio ma improntata alle risorse rinnovabili. Tutto ciò per evitare il collasso energetico quando le risorse non rinnovabili saranno ormai esaurite. Occasione per ribadire al Governo italiano l’esigenza di un modello di sviluppo più pulito, rinnovabile, finalmente legato alla vocazione territoriale che fanno del patrimonio artistico e paesaggistico, del turismo, della pesca, dell’agricoltura, della produzione alimentare di qualità, dell’innovazione industriale e delle energie innovative, il nostro vero oro nero sarà il referendum del 17 aprile. In questo giorno, infatti, gli Italiani saranno chiamati a pronunciarsi sulla loro volontà di abrogare l’art.6, comma 17, del decreto lgs n.152 del 2006, limitatamente alla possibilità di prorogare la concessione alle società petrolifere che attualmente estraggono gas e petrolio entro le 12 miglia dalle coste italiane, fino alla durata naturale del giacimento. Votare SI comporterà la cancellazione di tale norma, imponendo un limite alle politiche petrolifere del Governo e la fine delle attività a queste connesse che coinciderà con la scadenza fissata al momento del rilascio delle concessioni. «Fermare le trivellazioni in mare è di capillare importanza – dichiara Attilio Palumbo, presidente di Legambiente Cava – sia per tutelare le nostre coste, sia per mandare un messaggio al governo, sollecitandolo a puntare su energie pulite che portano maggiori posti di lavoro e non creano danni all’ambiente e alla salute umana. Attualmente il Governo non ha messo in piedi un serio programma volto ad allontanarsi dalle fonti fossili (come petrolio e gas). Questo ci penalizza perché, se da un lato trivelliamo per svincolarci, inutilmente, dalle importazioni, dall’altra parte ci troviamo ad adagiarci sul falso mito di risorse molto esigue a fronte di danni potenzialmente irreversibili. L’attività di estrazione, infatti, è estremamente dannosa per l’ecosistema marino fin dalla fase della ricerca e questo lo si fa per beneficiare di risorse assolutamente insoddisfacenti per il nostro fabbisogno e impattanti per i nostri territori. Anche quello dei presunti benefici economici dello sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio è solo una falsa chimera. Il petrolio, infatti, appartiene allo Stato italiano che, però, attraverso le concessioni, lo cede alle società petrolifere, in cambio di royalties irrisorie. Parliamo del 10% per il petrolio estratto su terraferma e del 7% per quello in mare. In base alle leggi italiane, inoltre, sono esenti dal pagamento di aliquote le prime 20 mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma, le prime 50 mila tonnellate di petrolio prodotte in mare, i primi 25 milioni di metri cubi di gas estratti in terra e i primi 80 milioni di metri cubi in mare. Addirittura gratis le produzioni in regime di permesso di ricerca. Il cavallo vincente su cui puntare è quelle del potenziamento del rinnovabile, cosa che porterebbe a solidi riscontri non solo ambientali, ma anche economici ed occupazionali. L’Italia, compiendo il 10% degli investimenti per «energia pulita» su scala globale, è balzata al secondo posto tra i produttori di energia da fonte rinnovabile: oggi abbiamo oltre 850mila impianti da fonti rinnovabili, che danno lavoro ad oltre 60mila persone, con una ricaduta economica pari a 6 miliardi di euro». La vera sfida, ora, è potenziare queste tecnologie, cosa che permetterebbe un aumento di posti di lavoro stimato a 800mila unità. E che permetterebbe alla nostra nazione di prestare fede all’impegno, sottoscritto con altri 194 paesi durante la Conferenza ONU sul Clima tenutasi a Parigi lo scorso dicembre, di contenere la febbre della Terra entro 1,5 gradi centigradi, perseguendo l’abbandono delle fonti fossili. (Stefania Villani)